Mercurial George - (29/09/17)


CANALE:
La Pelanda 16 Settembre 2017 - Short Theatre
DANA MICHEL | Mercurial George
ideazione e performance | Dana Michel
direzione tecnica e disegno luci | Karine Gauthier
ispiratori e consulenti artistici |  Martin Bélanger, Peter James, Mathieu Léger, Roscoe Michel, Yoan Sorin
assistente al suono | David Drury
organizzazione | Dana Michel
produzione esecutiva | Marie-Andrée Gougeon + Daniel Léveillé Danse
coproduzione | Festival TransAmériques (Montréal), Tanz im August (Berlin), CDC Atelier de Paris-Carolyn Carlson (Paris), ImPulsTanz (Vienna), Chapter (Cardiff)
con il supporto di | OF Conseil des  Arts et des Lettres du Québec, Canada Arts Council
con il sostegno dell’Ambasciata del Canada in Italia
residenze artistiche Usine C (Montréal), Dancemakers (Toronto), ImPulsTanz (Vienna), Actoral/La Friche Belle de Mai (Marseille), WOOP (Douarnenez), CDC Atelier de Paris- Carolyn Carlson (Paris), M.A.I. (Montréal)
Dana Michel riceve supporto amministrativo/sviluppo dalla compagnia Daniel Léveillé Danse (Montréal, Canada) come parte del progetto di sponsorship.

danielleveilledanse.org/en-mercurial-george

In stretto dialogo con Yellow Towel, suo precedente lavoro, con Mercurial George Dana Michel prosegue l’esplorazione dell’identità contemporanea e la messa in discussione degli stereotipi che pervadono la cultura occidentale, in particolar modo quella americana. Il  suo è un pot-pourri performativo, nel quale l’attitudine ludica e una cifra stilistica estremamente personale attraversano la danza, il canto, l’utilizzo degli oggetti e dei materiali, costruendo un discorso fatto di situazioni e immagini eterogenee che dialogano empaticamente con lo spettatore. Se in Yellow Towel tutto, dal fondale agli oggetti di scena, era di un bianco ossessivo, rotto soltanto dal colore della pelle di Dana stessa e dal giallo dei suoi collant, in Mercurial George è invece il nero a dominare. Dana Michel si fa carico del proprio collocarsi nel mondo in quanto donna occidentale e persona di colore, provocando i luoghi comuni in cui restano impigliate le identità di chi vive ai margini della società: i poveri, le donne nere, i senza tetto, ecc. Dana Michel gioca con gli elementi della scena, in una solitudine giocosa: si traveste, indossa parrucche, si sporca con la farina, pronuncia versi incomprensibili, poi canta brani di Aretha Franklin, sposta oggetti. Dana Michel con una fisicità nervosa, a tratti ossessiva e grottesca, abita diverse identità,  trasformandosi continuamente nell’una e poi nell’altra seguente, lasciandone emergere i tratti  stereotipici.  Un’ironia crudele con cui maneggiare un caleidoscopio di immagini e sensazioni attraverso il quale godere del gioco fluido delle trasformazioni,  sperimentando uno stato di claustrofobia e compressione, assistendo al gioco delle trappole culturali, lasciandoci intrappolare noi stessi. 
La Pelanda 16 Settembre 2017 - Short Theatre
DANA MICHEL | Mercurial George
ideazione e performance | Dana Michel
direzione tecnica e disegno luci | Karine Gauthier
ispiratori e consulenti artistici |  Martin Bélanger, Peter James, Mathieu Léger, Roscoe Michel, Yoan Sorin
assistente al suono | David Drury
organizzazione | Dana Michel
produzione esecutiva | Marie-Andrée Gougeon + Daniel Léveillé Danse
coproduzione | Festival TransAmériques (Montréal), Tanz im August (Berlin), CDC Atelier de Paris-Carolyn Carlson (Paris), ImPulsTanz (Vienna), Chapter (Cardiff)
con il supporto di | OF Conseil des  Arts et des Lettres du Québec, Canada Arts Council
con il sostegno dell’Ambasciata del Canada in Italia
residenze artistiche Usine C (Montréal), Dancemakers (Toronto), ImPulsTanz (Vienna), Actoral/La Friche Belle de Mai (Marseille), WOOP (Douarnenez), CDC Atelier de Paris- Carolyn Carlson (Paris), M.A.I. (Montréal)
Dana Michel riceve supporto amministrativo/sviluppo dalla compagnia Daniel Léveillé Danse (Montréal, Canada) come parte del progetto di sponsorship.

danielleveilledanse.org/en-mercurial-george

In stretto dialogo con Yellow Towel, suo precedente lavoro, con Mercurial George Dana Michel prosegue l’esplorazione dell’identità contemporanea e la messa in discussione degli stereotipi che pervadono la cultura occidentale, in particolar modo quella americana. Il  suo è un pot-pourri performativo, nel quale l’attitudine ludica e una cifra stilistica estremamente personale attraversano la danza, il canto, l’utilizzo degli oggetti e dei materiali, costruendo un discorso fatto di situazioni e immagini eterogenee che dialogano empaticamente con lo spettatore. Se in Yellow Towel tutto, dal fondale agli oggetti di scena, era di un bianco ossessivo, rotto soltanto dal colore della pelle di Dana stessa e dal giallo dei suoi collant, in Mercurial George è invece il nero a dominare. Dana Michel si fa carico del proprio collocarsi nel mondo in quanto donna occidentale e persona di colore, provocando i luoghi comuni in cui restano impigliate le identità di chi vive ai margini della società: i poveri, le donne nere, i senza tetto, ecc. Dana Michel gioca con gli elementi della scena, in una solitudine giocosa: si traveste, indossa parrucche, si sporca con la farina, pronuncia versi incomprensibili, poi canta brani di Aretha Franklin, sposta oggetti. Dana Michel con una fisicità nervosa, a tratti ossessiva e grottesca, abita diverse identità,  trasformandosi continuamente nell’una e poi nell’altra seguente, lasciandone emergere i tratti  stereotipici.  Un’ironia crudele con cui maneggiare un caleidoscopio di immagini e sensazioni attraverso il quale godere del gioco fluido delle trasformazioni,  sperimentando uno stato di claustrofobia e compressione, assistendo al gioco delle trappole culturali, lasciandoci intrappolare noi stessi. 
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