Hamlet in purple
Tra parola poetica,
teatro di figura e drammaturgia sonora, firmato da Valentino Mannias, che cura
traduzione, regia e drammaturgia di una riduzione dell’Amleto di William
Shakespeare.
Un’indagine radicale
sulla funzione del teatro oggi, sulla crisi e sulla sua possibile rinascita,
attraverso una nuova traduzione in endecasillabi che restituisce alla parola
shakespeariana una tensione ritmica e politica insieme.
Mannias, insignito del
Premio Hystrio alla Vocazione nel 2015, del Premio Franco Enriquez nel 2018 e
del Premio Ubu nel 2024, costruisce uno spettacolo che assume Amleto come
metafora dell’attore e, più in profondità, del teatro stesso: una figura sospesa
tra dovere e desiderio, tra rappresentazione e realtà, chiamata a parlare
dentro un sistema che sembra non avere più ascolto. In questa prospettiva, il
testo shakespeariano diventa un dispositivo critico attraverso cui interrogare
il ruolo dell’arte come strumento di resistenza al potere e come spazio fragile
ma necessario di pensiero collettivo.
Il teatro di figura
non è qui un semplice elemento estetico, ma una vera e propria struttura
concettuale: marionetta e burattini incarnano una dimensione ambigua, in bilico
tra morte e immortalità, tra corpo animato e oggetto inerte, restituendo al
gesto scenico una qualità rituale che mette in crisi l’idea stessa di presenza.
La presunta follia di Amleto, in questa rilettura, non è solo un tema
narrativo, ma una condizione del linguaggio teatrale, un territorio instabile
in cui realtà e finzione si contaminano fino a diventare indistinguibili.
Il viola che dà titolo
allo spettacolo non è un dettaglio cromatico ma un dispositivo rituale. Colore
del lutto e del vino, della terra e della mescita, il viola esiste solo nella
percezione umana, come il teatro. Chiedere al pubblico di vestirsi di viola
significa costruire un funerale collettivo, un rito condiviso affinché il
teatro possa morire per rinascere come spazio vivo di comunità. Una possibilità
di rinascita, come rito che tenta di restituire al teatro una funzione
politica, non nel senso ideologico del termine, ma come spazio in cui una
comunità può ancora riconoscere le proprie contraddizioni.
Fondamentale, in
questo dispositivo, è la presenza della musica dal vivo, pensata come “attore
invisibile” da Luca Spanu, che attraversa la scena, dialoga con i corpi e con
le figure, e costruisce una partitura emotiva capace di agire sotto la soglia
della parola. La musica non accompagna, ma interroga, amplifica, talvolta
contraddice, diventando parte integrante della drammaturgia.
Hamlet in Purple si
presenta così come un atto insieme di lutto, resistenza e speranza. Forse il
teatro deve prendere coscienza della propria morte per ricominciare a vivere.
Dunque la domanda non riguarda più soltanto Amleto, ma chi ascolta: che cosa può
essere il teatro, oggi?
di Antonello Toti
regia di Christian Angeli
con Alessia Filiberti e Andrea Lami
e la voce di Enrico Catani
Il testo di Antonello Toti è ispirato alla grande stagione cinematografica e letteraria del noir statunitense degli anni quaranta. Due attori in scena: un’attrice che interpreta due ruoli, un attore che ne interpreta cinque.
L A STORIA
Una donna, cinque uomini e un brutale omicidio. Il tempo scorre inesorabile, se lei si arrende, il suo amato muore. Nella disperata ricerca della verità, lei deve porre le giuste domande e accettare le terribili risposte.
NOTE D’AUTORE
“Per amore si fanno le più grandi follie”, è la frase che si ripete Alessia, la protagonista di “Into The Black”, mentre affronta pericoli mortali nel tentativo di salvare l’amato. “Into the Black” è un noir con la struttura narrativa tipica del giallo: si parte da un omicidio, da cui scaturisce un’indagine che porta alla risoluzione finale. È il modo in cui si snoda l’intreccio, però, a essere anti convenzionale. La storia si apre con una rassicurante linearità a cui fa immediatamente seguito un improvviso e spiazzante vortice di eventi, in cui convivono realtà e sogno, solennità e goliardia, violenza e tenerezza.
Alessia, anima bianca di un mondo oscuro che vuole comprometterla, per amore deve affrontare questo turbinio di emozioni, nella ricerca della risposta alla domanda “noir” per eccellenza: in un mondo di colpevoli, chi è il più colpevole?
“Le Interviste
impossibili – Dalla Radio al Palcoscenico”
curata da Laura De Luca e Renato Giordano.
La serata è tutta
dedicata agli eroi di carta del mondo del Fumetto. Occasione per conoscere
meglio due protagonisti della stagione d’oro delle “nuvole parlanti” e forse
per mettere a nudo alcuni meccanismi che portarono al loro successo.
Renato Giordano intervista Olivia (Arianna
Ninchi), la fidanzata di Popeye/Braccio di Ferro. Da un’idea di Giovanni
Federico. Luca Raffaelli intervista Mandrake (Gaetano
Lizzio).
Olivia si presenta in
una veste nuova. Non più la fragile, urlante donzella sempre in cerca della
protezione del rozzo marinaio Braccio di Ferro avido di spinaci, ma donna
pronta ad offrire una lettura totalmente alternativa della sua femminilità,
nonché consapevole del ruolo storico che le spericolate avventure di tutta la
sua banda svolsero in anni difficili sia l’America sia per il mondo intero.
Il “divo” Mandrake è pronto a svelare
aneddoti poco noti della sua storia di mago – come ad esempio la vicenda dei
suoi due padri – o particolari che coinvolgono nomi importanti del cinema
italiano e non solo. Oltre a mostrarsi particolarmente critico nei confronti di
alcuni ambigui “superpoteri” contemporanei…
In
una serata ancor più surreale del solito, si moltiplica l’effetto straniante
dell’intervista immaginaria, i cui interlocutori/interlocutrici stavolta non sono
persone in carne ed ossa, bensì creature di fantasia. Nati nella prima metà del
Novecento, Olivia e Mandrake raggiunsero eccezionali vette di popolarità non
solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo, in particolar modo alla vigilia
della Seconda guerra mondiale. Conosciuti ed amati ancora oggi come simboli
rispettivamente di una solo apparente fragilità femminile e di illimitate
capacità magiche, testimoniano l’inesauribile vitalità e la trasversale
seduzione dell’universo del fumetto.
Gli interpreti
Arianna Ninchi, figlia e nipote
d’arte, segue presto le orme di famiglia. Studia recitazione presso il DAMS di
Bologna e nel 2000 debutta al Teatro di Leo con lo spettacolo di teatro-danza Le stanze di
Penelope di Anna Redi, con la quale, nel corso degli anni,
continua a collaborare. A teatro è diretta, fra gli altri, dal padre Arnaldo
Ninchi, da Piero Maccarinelli, Antonio Calenda, Ennio Coltorti, Luca Archibugi,
Gianfranco Calligarich, Monica Nappo. Al cinema ha lavorato per Francesco
Falaschi, Gianfranco Pannone, Daniele Misischia, Filippo Bologna, Leonardo
Pieraccioni, Stefano Mordini. In collaborazione con la Cineteca Nazionale ha
curato le rassegne Un vizio di famiglia: i Ninchi e il cinema e Ave Ninchi, la
più amata dagli italiani. Ha adattato e tradotto per il
teatro, e pubblicato testi sulla tradizione attoriale della sua famiglia. Ha
inoltre curato – assieme a Silvia Siravo – l’antologia al femminile Musa e getta –
Sedici scrittrici per sedici donne indimenticabili (ma a volte
dimenticate) (Pontealle Grazie, Milano 2021). Nel dicembre
2024 le è stato assegnato il Premio per il Teatro Franco Cuomo International
Award X edizione.
Gaetano Lizzio (Catania,
1966), formatosi presso la scuola dello Stabile di Catania, debutta nel 1989 al
Teatro Musco in Il cappello di paglia di Firenze di Labiche; ha lavorato
presso vari gruppi teatrali, per poi passare attraverso l’esperienza della
fondazione di una propria compagnia, con cui ha messo in scena una
rivisitazione del Macbeth, con le musiche di Paolo
Buonvino, e Interrogatorio
a Maria di Giovanni Testori. Ha lavorato con Turi Ferro,
Giulio Brogi, Valeria Moriconi, Giorgio Albertazzi, Remo Girone, Massimo
Popolizio, Anna Bonaiuto. E’ stato diretto da Dario Fo, Krystoff Zanussi,
Giancarlo Cobelli, Lorenzo Salveti.
Gli autori
Giovanni
Federico (Napoli, 1957). Narratore, ha firmato varie raccolte di
racconti, la più recente per Edizioni Armando: (De)Relitti, dedicata agli ultimi della
nostra società. Per il teatro ha scritto L’abbraccio di Giuseppe (Roma,
Teatro Ennio Flaiano, 2015), Matilde, la donna che non vorrei essere,
(Sovana in Arte, 2015), Belle di carta (Festival della
Piana del Cavaliere, 2018), Poetando tango (Sovana in Arte,
2021). Collabora con il blog di attualità e politica “Il Domani d’Italia”.
Luca Raffaelli (Roma, 1959),
giornalista, saggista e scrittore, ha cominciato come critico di fumetto a meno
di vent’anni, curando poi serie di interviste televisive con vari autori e
scrivendo a tutt’oggi di animazione e fumetti su «la Repubblica». Vicedirettore
del Salone di Lucca nel 1986, è stato anche direttore artistico di Castelli
Animati, il festival internazionale del cinema d’animazione di Genzano (RM), e,
dal 2001 al 2011 di Romics, il festival romano da lui fondato. Curatore di
varie mostre, ha firmato numerosi saggi e romanzi, sia per ragazzi sia per
adulti. Dal 2024 è direttore artistico del Palazzo del Fumetto di Pordenone.
La quinta serata della rassegna “Le
Interviste impossibili – Dalla Radio al Palcoscenico” si svolgerà al Teatro
Tordinona domenica 15 febbraio 2026.
Partiamo dal titolo
Scritto e diretto da Carolina Eminente, con: Alessandra
Rossi, Matilde Brini, Lucrezia Lai, Paolo Rossi, Beatrice Chiapelli, Diletta
Maria D’Ascanio, Eleonora Zavaglia, Raffaele Filipponi