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Las Vegas



Teatro Palladium 23 Aprile 2013 “Las Vegas” testo di: Tobia Rossi lettura scenica a cura di: Biancofango con: Andrea Trapani e Paolo Leccisotto regia di: Francesca Macrì Hi-kari produzioni. Las Vegas di Tobia Rossi è il testo vincitore del Bando Urgenze V edizione. Attraverso un percorso di residenze creative, cinque autori emergenti, selezionati su base nazionale, hanno prodotto altrettanti testi inediti, scritti sotto la sapiente guida di uno dei più conosciuti e stimati autori italiani: Giuseppe Manfridi. «Las Vegas è un testo dolente e leggero che coinvolge, diverte e strazia cavando il meglio da una trama essenziale da cui fioriscono due personaggi accesi da un’abbagliante vitalità. Un uomo e un ragazzo (così definiti nella didascalia di apertura). Il primo, addestrato ai meandri a cielo aperto di un cascame urbano ridotto a terra di nessuno… L’altro, il ragazzo, è in realtà un vagabondo che va alla ricerca del padre, e nell’immolarsi alla sua impresa esprime un senso di innocenza assoluta… Il dialogo che si sviluppa rappresenta l’avvenire di una comunicazione autentica e di un affetto che commuove.» Giuseppe Manfridi NdN-Network drammaturgia nuova, rete composta da Residenza IDRA, triangolo scaleno teatro/Teatri di Vetro e Campo Teatrale, prendendo le mosse dal Bando Urgenze promosso da residenza IDRA, persegue la finalità di creare uno spazio protetto di creazione e di interscambio per gli autori emergenti italiani in modo da valorizzare il processo di elaborazione delle idee e trovare nuove forme produttive capaci di superare l’attuale stagnazione produttiva. In collaborazione con Campo Teatrale, Residenze Idra, Teatro inverso, Titivillus Edizioni.
maggio 22, 2013
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La bicicletta rossa



Teatro ValleOccupato 11 Maggio 2013 Principio Attivo Teatro “LA BICICLETTA ROSSA” di Giuseppe Semeraro con Dario Cadei, Silvia Lodi, Otto Marco Mercante, Cristina Mileti, Giuseppe Semerano. regia di GIUSEPPE SEMERARO. “La bicicletta rossa” nasce da una forte necessità di raccontare e tradurre per la scena la storia di una famiglia capace di parlare dell’oggi.A tenere il filo della narrazione c’è Marta che come se sfogliasse un album fotografico ci racconta le strampalate ed eroiche avventure della sua famiglia.Le vicende di cui Marta ci parla appartengono al nostro tempo pur essendo incastonate in un’epoca indefinita e lontana rendendo quasi fantastiche e surreali le azioni.La famiglia di Marta per vivere mette le sorprese negli ovetti di cioccolato ma a complicare la sua vita, come la vita di un intero paese, c’è BanKomat il personaggio negativo, proprietario di tutto, della fabbrica degli ovetti, della casa ma anche della luna e delle stelle e nulla può essere fatto senza pagare qualcosa a BanKomat.
maggio 22, 2013
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Primo Sguardo



Un monologo multimediale di e con Mario Migliucci

SINOSSI
Il giovane Francis Doublier, impiegato delle Officine Lumiére, viene spedito in giro per mezza Europa a far conoscere la nuova straordinaria macchina per le immagini in movimento. Impressionare su pellicola frammenti di realtà e allestire in loco regolari proiezioni cinematografiche, questo il suo delicato incarico. Da Lione fino a Mosca, dal nuovo zar, dove la sua macchina diventa sgradita testimone di un’assurda mattanza.
La morte cambia per sempre il suo sguardo, lo prepara alla bellezza dell’amore.

NOTE DI PRESENTAZIONE
“L’impressione che ci danno i primi film di Lumiére è di farci vedere il mondo con occhi diversi e ammirare, come dice Pascal, cose di cui non sapevamo ammirare l’originale.
Gente che passa per la strada, bambini che giocano, treni che corrono: null’altro che cose banali.
Per me è questa la cosa più importante: questo primo stupore.”
Un bel giorno ho letto queste parole di Eric Rohmer e mi ci sono ritrovato dentro.
Ho pensato alla mia sensazione quando esco da un cinema, dopo aver visto un bel film, e tutto mi sembra più nitido. Più il film è stato bello, più i contorni del mondo esterno si fanno chiari e attraenti.
È come se tutto dicesse: guardami.
Prima di entrare a comprare il biglietto era tutto più confuso, tutto più affastellato.
Ora anche il disordine mostra tutta la sua armonia.
Un bravo lavavetri per qualche soldo ha pulito la visuale.

Un bel giorno ho letto queste parole di Rohmer e ho pensato ai suoi film, quelli che ho visto.
Ho sentito come ogni millimetro di immagine fosse pieno di quel primo stupore. Pieno e leggero.
Uno sguardo aperto e accogliente.
C’è questo per me dentro la storia di Francis Doublier, operaio delle Officine Lumiére, inviato in giro per l’Europa a far conoscere la nuova sensazionale invenzione, il cinematografo.
C’è stato per davvero questo inizio, c’è sempre per davvero un inizio, un primo sguardo sulle persone e le cose. Da una vicenda biografica sommariamente conosciuta si può partire allora a immaginare una storia con paesaggi e figure. Non certo un resoconto tecnicamente dettagliato della missione pionieristica dell’operatore Doublier, ma un racconto romanzato del suo viaggio di conoscenza.
Da Lione in giro per mezza Europa a far conoscere la nuova portentosa macchina da presa e allestire in loco regolari proiezioni cinematografiche. Fino a finire sul Baltico, dove non c’è altro da fare che filmare bagnanti. Per fortuna che ci sono due simpatici ragazzi, lì a Sopot, sul Baltico. E Margit, la loro dolce sorella.
Prima però c’era stata Mosca, l’incoronazione dello Zar e una grande festa diventata un’orrenda mattanza. Erano stati testimoni sgraditi, Francis e la sua macchina in quell’occasione.

Gira per il mondo Francis Doublier, lui che il mondo se l’era solo sognato.
Gira con la sua straordinaria macchina, quella che cattura il mondo e lo copia su pellicola.
Vede tutto Francis Doublier, vede tutto come non l’aveva mai visto.
Vede bambini giocare, ragazze sorridere, uomini morire.
Vede altro Francis, vede altro come non l’aveva mai visto.
Con la sua straordinaria macchina, quella che fa le immagini.

Francis Doublier perde la sua innocenza, la verginità del suo essere.
È la forza della morte a prendersela, a cambiare per sempre il suo sguardo.
La vita attorno a lui diventa un’immagine impressa su pellicola.
Un doppio che regala un senso, che prepara all’incontro con la bellezza.

Si vuole qui raccontare la storia di Francis, dunque.
Sarà egli stesso a dar corpo e voce all’uomo dietro la macchina da presa.
Qui e ora.
Come il treno che arriva in stazione, come l’uomo in bicicletta, come i ragazzi che giocano a palle di neve.
Come un immagine muta in movimento.
Come il nostro essere spettatori del mondo.
In questo capannone fino a qualche anno fa depositavano legname, grazie ai Lumiére adesso si depositano emozioni.
Ingombrano di meno però, e se le devi trasportare da un posto all’altro non ti spezzano la schiena.
Mario Migliucci
maggio 21, 2013
 

Mielina Mon Amour



Centrale Preneste Teatro 11 Maggio 2013 Arti Illesi “MIELINA MON AMOUR / Io e il mio sistema nervoso” (Danza) progetto Daniele Sterpetti, coreografia Daniele Sterpetti & Azzurra De Zuanni, sonorità, costumi e ambientazione Arti Illesi, interprete Azzurra De Zuanni. Un viaggio nella relazione tra il sé e il proprio sistema nervoso, un'investigazione giocosa e scientifica del proprio sentire fisico e della relazione con il pensiero. Prendere possesso del proprio corpo necessita un funzionamento effettivo, profondo; innescare la consapevolezza del sentire fisico è una delle imprese più ardue se si pensa che le nostre articolazioni sono in uno stato di vibrazione continua, che i nostri organi interni, funzionando, compiono dei movimenti. Sentirsi vuol dire ascoltare dei concerti maestosi di cui siamo i direttori d'orchestra, i musicisti, gli strumenti e il pubblico.
maggio 20, 2013
 

SanTarantella




Città dell’Altra Economia – CAE, Ex Mattatoio Testaccio 12 Maggio 2013, VII Meeting Internazionale del Tamburello - “DANZA SAN TARANTELLA” della Compagnia Sudanzare, di Tullia Conte. Musiche del Canzoniere Grecanico Salentino,  Progetto di ricerca, concettuale ed estetico sulla tarantella come danza rituale.
maggio 20, 2013
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Roma Tribal Show



Colosseo Nuovo Teatro 3 maggio 2013 “ROMA TRIBAL SHOW” Gli artisti: DANZA: Afsana (Rep. Ceca), Alice Giampieri (Italia), Bex (Regno Unito), Carovana Tribale (Italia), Devadasi Caravan (Germania/Francia), Ilhaam (Spagna), Lamia Barbara (Italia), Les Soeurs Tribales (Italia), Moirai Tribal (Regno Unito), Patrizia Pin (Italia), Violet Scrap (Italia). MUSICA DAL VIVO: Simone Pulvano & Takadum Orchestra (Italia). Partecipazione speciale: Simone D'Eusanio. Programma della serata:
1 Takadum Orchestra
2 Moirai Tribal/(Inghilterra) /& Takadum Orchestra
3 Afsana/(Repubblica Ceca)/ & Takadum Orchestra
4 Les Soeurs Tribales & Takadum Orchestra
5 Carovana Tribale
6 Violet Scrap
7 Les Soeurs Tribales
8 Alice Giampieri
9 Devadasi Caravan /(Francia/Germania)
10 Lamia Barbara
11 Bex /(Inghilterra)
12 Patrizia Pin & Simone d'Eusanio
13 Ilhaam Tribe /(Spagna) /& Takadum Orchestra
14 Takadum Orchestra
15 Violet Scrap, Lamia Barbara & Takadum Orchestra
16 Carovana Tribale, Devadasi Caravan, Ilhaam Tribe, Moirai Tribal & Takadum Orchestra
17 Tutti gli artisti
ROMA TRIBAL SHOW è lo spettacolo di apertura del /Roma Tribal Meeting/ 2013, che arriva alla sua Terza Edizione come il principale evento volto alla Tribal Bellydance in Italia. Al ROMA TRIBAL SHOW si sono esibiti tutti gli insegnanti nazionali e internazionali di questa edizione del /Meeting/, nei diversi stili e tendenze che compongono la Tribal Bellydance: Tribal Fusion, Dark Gothic Fusion, American Tribal Style, Improvisational Tribal Style... Tra le performance, assoli inediti e collaborazioni sorprendenti, create appositamente per l'occasione. Tutto con la partecipazione speciale della fantastica Takadum Orchestra (www.takadumorchestra.com), che ha appena esordito con il secondo album "Suoni al Confine".

link: www.romatribal.com

facebook: www.facebook.com/romatribal
maggio 18, 2013
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Kizuna = Bonds = Legami



Rocca Colonna Castelnuovo di Porto 11 maggio 2013 “KIZUNA = BONDS= LEGAMI” Burst estratto da The Mathematics of resonant (prima parte), coreografie Benedetta Capanna con Benedetta Capanna e Stefano Fardelli. Musiche: Strauss, Musica tradizionale Giapponese, Sciarrino. Kizuna è la parola giapponese che significa Legami, e il suo ideogramma è stato preso come simbolo del 2011. Kizuna è la celebrazione di quei legami senza un perché, senza un fine e senza fine, che si nutrono del silenzio e dell’assenza, quei legami che continuano a farci crescere accompagnandoci nel viaggio verso l’essenza più pura di noi stessi. Sono quei legami che legano alla libertà, i cordoni ombelicali dello spirito… . Rosari di immagini, suggestioni, emozioni da sgranare e in cui ripararsi. Passato, presente, futuro ed eternità … I due danzatori si ritrovano così a ricreare col loro corpo questo simbolo sigillando questi legami senza tempo, nell’apparente labirinto della vita. Kizuna è unaproduzione excursus in collaborazione con 369gradi e CORE

link: www.benedettacapanna.it
maggio 17, 2013
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L’aiutante di Brušek



FORTE FANFULLA 9 - 11 Maggio 2013 Rassegna PARABOLE FRA I SANPIETRINI “C’è bisogno” Festival di teatro da Roma in fuori II Edizione “L’aiutante di Brušek” Progetto In Cuniculum. Autore-musicista-regista: Carlo Cenini. Attore-regista-tecnica: Stefano Pietro Detassis. Co-prodotto da Spazio Off (Tn) spettacolo facente parte del progetto In Cuniculum, prima tappa di un percorso in continua crescita: lo spettacolo nasce come progetto di ricerca intorno al testo Felidae di Akif Pirinçci e a In cuniculum, testo originale, di Carlo Cenini. Il protagonista di questo monologo si chiama Giorgio Valmarana ed è l’aiutante di uno scienziato, il Brušek del titolo. Brušek non è mai presente in scena ed è impegnato nella ricerca di una pomata in grado di cicatrizzare e riparare qualsiasi tipo di ferita o amputazione da arma da taglio. Valmarana riceve da Brušek dei pacchi postali contenenti le cavie e varie confezioni di pomate non riuscite. Le pomate non riuscite hanno altri effetti rispetto a quello cicatrizzante, giudicati comunque commerciabili. A un certo punto Valmarana scoprirà che Brušek è morto da tempo. Lo spettatore potrà essere colto dal dubbio che Valmarana sia impazzito a furia di testare pomate e che Brušek sia solo una delle sue allucinazioni, ma questo dubbio non verrà mai risolto. Come l’aiutante rimane relegato, per troppo tempo, tra quattro mura, così tutto accade sul palco: si ricerca la possibilità di evocare ciò che sta intorno alla vera e propria storia, facendo intuire al pubblico elementi che potrà montare personalmente creandosi la sua storia privata. Cavie come il protagonista, Valmarana.
maggio 17, 2013
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L'arma - How long is now



Recensione e approfondimenti dello spettacolo su TeatroeCritica.net

Teatro Vascello dal 30 aprile al 12 maggio 2013 Motoproduzioni Srl - TSI La fabbrica dell'Attore – La Casa dei Racconti “L'ARMA - HOW LONG IS NOW” di Duccio Camerini con Giorgio Colangeli, Andrea Bosca e Mariachiara Di Mitri. Regia di Aureliano Amadei. Scenografia Tommaso Garavini e Fabiana Di Marco, Costumi Daniela Ciancio, Aiuto regia Vanessa Bollar Maqueira, Casting Flaminia Lizzani, Disegno luci Vittorio Omodei Zorini. Una favola cattiva sul mondo invisibile di oggi, che tratta di padri e figli, appartenenza ed esclusione, "sistema" ed individuo. Libertà, diremmo, se non fosse una parola ambigua. Centro dell'azione è un uomo che ha fallito i propri obbiettivi, ha tagliato i ponti col mondo. Dopo aver rubato una neonata in modo incidentale, si ritira in cima ad una montagna. Il suo vero figlio viene a cercarlo, ma sbaglierà tempo.Sulla montagna è rimasta solo la figlia adottata/rapita e quasi prigioniera, che ormai è una ragazzina. Lei non conosce niente delle leggi del vivere, conosce solo i precetti ossessivi che le ha lasciato il padre. Precetti per difendersi dall'aggressività del mondo. I tre personaggi si rincorrono nel testo attraverso i diversi tempi in cui cade il momento decisivo dell’esistenza di ciascuno. Per ognuno di loro, in un verso o nell’altro, il confronto con le violente attese dell’esterno, è o sarà determinante. Titolo originale del testo finalista al 50° Premio Riccione per il Teatro “How Long Is Now”. L’ARMA è un montaggio di primi piani che si muovono nel tempo e nello spazio. Ognuno dei tre personaggi compie un viaggio di andata e ritorno nelle proprie illusioni, mostrandoci esclusivamente un punto di vista privato, un tassello, un sottoquadro, un fotogramma: un primo piano. L'esigenza di stabilire un piano, un'inquadratura, deriva, forse, dal duplice impegno teatrale/cinematografico che il progetto prevede nella sua dimensione più ampia. Infatti, immediatamente dopo la rappresentazione teatrale, lo stesso cast sarà impiegato nell'adattamento cinematografico del testo. In questo modo si intende inquinare i due media, cercando di sfruttare reciprocamente i vantaggi di uno, nell'altro. E' per questo che la messa in scena avrà dunque degli aspetti cinematografici. Lo spazio vitale dei personaggi, è sempre impenetrabile, limitato e claustrofobico. Anche quando, dalla cima di una montagna, a turno, i personaggi credono di dominare il mondo, non percepiscono la bolla di vetro che li rinchiude. Si illudono segretamente che la bolla di qualcun altro possa essere più ricca, ma hanno paura di riconoscere che l'unico modo di arricchire la propria bolla è di invitare qualcun altro a farne parte.
maggio 17, 2013
 

Cleopatra - diario di una ex prostituta



Teatro Antigone dal 7 al 12/05/2013 "Cleopatra - diario di una ex prostituta" di Giovanni Spagnoli, la regia di Federico Doria. Con Elisabetta Fusari. L'opera è prodotta da Bleecker Produzioni. Lo spettacolo "Cleopatra - diario di una ex prostituta" è un'opera reale, dura e sorprendente per la descrizione della sua esperienza di vita. Un viaggio all'interno dei percorsi duri e oscuri della prostituzione, dove una donna non è considerata un essere umano ma un semplice articolo di consumo, di baratto. La lotta per la sopravvivenza è impietosa e mette a dura il carattere, la dignità e la fede della protagonista rappresentata dall'attrice Elisabetta Fusari che ha avuto una formazione teatrale alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano diretto da Luca Ronconi. Il racconto illustra, con forti implicazioni sociali, un mondo parallelo in cui una donna è sola e senza via d'uscita. Vuole far conoscere la realtà di corpi che si spogliano per denaro, e insieme le loro paure, sogni, desideri, la difficile sfida per mantenere un equilibrio quando le necessità vanno contro i propri valori e credenze.
maggio 16, 2013
 

Senso Comune



FORTE FANFULLA 9 - 11 Maggio 2013 Rassegna PARABOLE FRA I SANPIETRINI “C’è bisogno” Festival di teatro da Roma in fuori II Edizione “Senso Comune” Una produzione Teatro dei Venti. Regia Stefano Tè, Drammaturgia Giulio Costa. Musiche Matteo Valenzi e Igino L. Caselgrandi. Con Igino L. Caselgrandi, Francesca Figini, Antonio Santangelo, Stefano Tè. Voce fuori campo Ernesto Mahieux. Spettacolo finalista Premio Scenario 2011. Spettacolo finalista al Premio Scenario 2011, un’opera onirica forte, fatta di suggestioni ed esperienze di vita vissuta. Lo spettacolo nasce dal lavoro che la compagnia svolge da anni in strutture carcerarie e in collaborazione con centri di salute mentale. Un lavoro che indaga sulla sottile linea di separazione tra norma e devianza, e che prova a restituire le atmosfere e le storie di una zona franca che il “buon senso” rifugge, come una telecamera accesa su frammenti di vita comune, incubi quotidiani e sogni segreti. La periferia è la dimensione spazio: Scampia, quartiere all’estrema periferia Nord di Napoli, l’enorme sottoscala di uno dei tanti palazzoni; una zona di buco, al riparo dalle guardie, dove arriva solo l’eco storpiato del neomelodico. Zona franca usata una volta come deposito. Detersivi, saponi, vernici, carburanti, prodotti lucidanti, diluenti per cosmetici a riposo in taniche perfettamente impilate. L’odore del ragù si mischia di rimbalzo al puzzo di solvente. La vita è la dimensione fisica: incastonati in questo spazio tre corpi con le loro storie e la loro esistenza al margine. Ci si addentra in vite inquinate, in storie lontane dal comune senso del bello, del ben fatto, del vivere secondo principi sani. L’attesa è la dimensione tempo: le vite in questo spazio sono ferme. Si muovono a ritroso, non procedono nel tempo. Incastrate in un luogo reale, gonfie di storie vere, ma senza un futuro immaginabile, un passo che conceda aria. “È un lavoro che parla dell’essenza stessa del nostro fare teatro – dice il regista Stefano Tè – la ricerca delle storie dei margini, di un universo che tende ad essere rimosso. Quello che la società rimuove è nutrimento per il Teatro perché al Teatro pone domande scomode.” Stefano Tè
maggio 16, 2013
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Adamo & Eva



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Teatro Studio Uno dal 7 al 19 maggio 2013 “ADAMO & EVA” scritto e diretto da Laura Rovetti, spettacolo è liberamente ispirato a Il diario di Adamo ed Eva di Mark Twain con Leonardo Maddalena E Anna Terio. Costumi: Virginia Gentili. Luci: Massimo Polo Lo spettacolo è liberamente ispirato a Il diario di Adamo ed Eva di Mark Twain, composto nei primi del ‘900. E’ il racconto dell’uomo e della donna, di tutto le loro differenze e diversità, ne narra i cliché, gli stereotipi ma anche le piccole verità senza mai riuscire però a svelare il mistero assoluto dell’attrazione tra i sessi. Adamo &Eva ci racconta di un Eden perduto che Adamo ed Eva lasciano per trovare qualcosa di più, ma cos’è questo qualcosa? Cosa trova chi riesce a condividere la propria vita insieme a un altro? Cosa acquista chi, pur perdendosi, riesce sempre a ritrovarsi? E soprattutto cosa lascia di se? Attraverso questa favola dai toni leggeri e delicati, Adamo ed Eva si incontrano e scontrano, si conoscono, imparano ad accettarsi e scoprono finalmente di amarsi… amarsi per tutta la vita.
maggio 15, 2013
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