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Losers



Teatro La Pelanda, Roma 12 settembre 2013 teatro 2 Tony Clifton Circus “Losers”
di Tony Clifton Circus
con Iacopo Fulgi, Nicola Danesi de Luca, Federica Santoro
e con Silvia Giacomini, Elettra Mallaby, Alice Palazzi, Monica Piseddu
organizzazione e promozione Francesca Corona per PAV | Diagonale artistica
una produzione Tony Clifton Circus
progetto nato nell’ambito di Perdutamente Teatro India – Teatro di Roma
- Perché fai il pugile?
- Non so raccontare una storia, non so scrivere una poesia.
intervista a Joe Louis, campione del Mondo Pesi Massimi dal 1937 al 1949
Due attori, due clown, pubblicamente annunciano il loro fallimento, tolgono il naso rosso e fanno outing. Si mettono nella scomoda e a tratti patetica condizione di chi cerca disperatamente la realtà. E la realtà quando arriva è più forte del previsto e ti intrappola senza grosse vie di uscita.
Da sempre la ricerca artistica del T.C.C. è legata all’interesse di studiare il limite, il limite del bene e del male, del comico e del tragico, dell’idiozia e della verità. E in Losers i limiti sono tutti lì, a portata di mano. Si parte dal teatro, si prova a sfuggirne la finzione, si passa per la realtà, forse si sfiora il reale per poi ritornare al teatro con una nuova energia, giusto il tempo che cali il sipario e ci liberi da questa tortura.
Il circo e il ring sfruttano la stessa materia poetica, la sofferenza: il pubblico la trova sempre irresistibile. Installare un ring su un palcoscenico è una contraddizione insanabile. Perché tutta la realtà può esser convocata nel quadrato del teatro, ma a patto che nessun reale vi entri mai in gioco (Attilio Scarpellini)

link: www.tonycliftoncircus.com
settembre 20, 2013
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Giallo



Recensione dello spettacolo su TeatroeCritca

Teatro La Pelanda, Roma 11 settembre 2013 foyer 1 Fanny & Alexander “Giallo” radiodramma dal vivo produzione E / Fanny & Alexander coproduzione AREA06 – Short Theatre in collaborazione con Solares delle Arti – Teatro delle Briciole ideazione Luigi De Angelis e Chiara Lagani drammaturgia Chiara Lagani regia Luigi De Angelis con Chiara Lagani e le voci di Alfonso Cafaro, Bassirou Fall, Anna Benini, Francesca Benini, Noemi Cicchetti Ferrante, Erik Cicchetti Ferrante, Nell Danesi, Nicolò Montanari, Pietro Lorenzo Spurio, Annagiulia Valgiusti, Federica Valzania, Sara Vernocchi, e gli altri bambini dei laboratori "Pianeta Giallo" (Parma e Ravenna) plastico e maschera Nicola Fagnani progetto sonoro The Mad Stork registrazioni Marco Parollo e Sergio Policicchio sound editing Sergio Policicchio organizzazione Serena Terranova e Filomena Volpe promozione Paola Granato logistica Fabio Sbaraglia amministrazione Marco Cavalcoli e Debora Pazienza Si ringraziano Beatrice Baruffini, Selina Bassini, Alessandra Belledi, Anna Maria Bollettieri, Roberta Colombo, Marilena Palmieri, Francesca Proia, Anna Zavatta. “Questa farfalla, lo credereste? ha un’ala gialla, l’altra celeste.” (T. S.) GIALLO è un dialogo radiofonico, misterioso e fantasmatico tra una mutevole figura maestra e la sua classe invisibile. GIALLO è una domanda sulla natura e la forma di quella parte bambina, rimossa, buia, lucente, furiosa, incandescente, remota o sepolta che vive in ognuno di noi. www.fannyalexander.org www.e-production.org
settembre 20, 2013
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Qui, ora



La Pelanda, Roma 8 settembre 2013 meeting room Claudia Catarzi “Qui, ora”
di e con Claudia Catarzi
produzione Company Blu
con il sostegno di Inteatro/ Polverigi, Fondazione Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Centro Artistico il Grattacielo vincitore del premio “Emergenze!/ Fabbrica Europa 2013” e del concorso “Corto in Danza 2013”
Ho tolto tutto, messo tutto da parte. Non ho chiesto sostegno ad idee creative e fantasiose di realtà altre da quelle esistenti. Ho cercato di riportare tutto all'essenziale, al minimo indispensabile necessario per partire. Ho trovato un corpo, il mio, il mezzo che mi ritrovo, e di fondo il più adatto per questo viaggio. La voglia di parlare delle mie idee certo, del mio modo di essere, ma non di quello che risiede negli scomparti consci del mio cervello, quotidianamente interrogati e razionalmente preposti a catalogare verità più o meno valide. La voglia di parlare con una parte alla quale si ha accesso troppo di rado, che esiste in ciascuno di noi ma che ha pochi spazi dove poter essere chiamata in causa. Mi troverei ora a doverla definire "istinto", "natura primordiale", ma non credo esista una parola che raccolga in sé il senso di cui parlo. Forse "risposta di adattamento" in un senso propositivo, "dialogo naturale" con le informazioni recepite dall'ambiente. Mi sono proposta di interrogare quella parte animale del nostro essere che si accende con gli stimoli. Mi sono immersa in una condizione che si lega direi solo a quell'intelligenza istintiva -mia compagna di viaggio da sempre- e quasi per niente alla razionalità. In sostanza mi sono fatta carta bianca e ho lasciato che il movente nascesse da fuori, in particolare dalla musica, nonché dai suoni, dai rumori, per arrivare al silenzio - con la concessione di chiamare tale una parvenza di questo. Mi sono chiesta di non fare ma di reagire, di lasciare emergere, di inibirmi dall'azione intenzionale, e così in tutto il pezzo mi sono ritrovata solo a pensare di procedere in avanti, come in un percorso già assegnato del quale però è stata scritta solo la sua forma apparente, il suo involucro, la sua particolare connotazione. E' toccato al tentativo di farne esperienza poi, trovare il proprio modo di intraprenderlo, per ogni diverso tipo di strada scoprire quale modalità prende forma per affrontarla. Davanti all'evenienza, trovarsi a interpretare il "momento", un po' come un conquistatore. (Oppure al contrario sapersi far lasciare in disordine). Voglio che tutto ciò che è stimolo sonoro sia la mia suggestione per danzare, e voglio che le orecchie di un pubblico ascoltino indisturbate la stessa cosa, perfino la storia raccontata da Johnny Cash, con le sue parole che conducono altrove, mentre, "dalla stessa stanza", gli occhi guardano una danza che di esplicito in sé non porta niente. Solo alla fine, guardando indietro, riconosco la mia esperienza.
settembre 19, 2013
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P.S. Stefano Cipiciani



Teatro La Pelanda, Roma 11 settembre 2013 teatro 1 DÉJÀ DONNÉ
“P.S. Stefano Cipiciani”
regia e coreografia Simone Sandroni
creazione ed interpretazione Stefano Cipiciani
scenografia e costumi Lenka Flory
tecnica e luci Cesare Lavezzoli
produzione Déjà Donné/Fontemaggiore
con il sostegno di MIBAC e Regione Umbria
P.S. Stefano Cipiciani è un ritratto che si sviluppa a partire dall’esigenza iniziale del coreografo di confrontarsi con una persona al di fuori del mondo della danza, ma profondamente inserito in quello del teatro, soprattutto in quello invisibile ma fondamentale del “dietro le quinte”. Nasce anche dall’esigenza di Stefano, che non sa danzare, ma danza, di sfidare così il proprio corpo e la propria mente arrivando a citare addirittura Isadora Duncan. Stefano dice: “Io sono qui per assicurarvi che in questo luogo i vostri sogni esistono e le visioni sono giuste”.

link: www.dejadonne.com
settembre 19, 2013
 

Impression d'Afrique



Teatro La Pelanda, Roma 12 settembre 2013 teatro 1 mk “Impressions d'Afrique”
con Philippe Barbut, Biagio Caravano, Saverio Cavaliere, Marta Ciappina, Eugenia Coscarella, Andrea Sassoli, Elisa Dal Corso, Alice Palazzi, Laura Scarpini.
coreografia Michele Di Stefano
organizzazione Anna Damiani
promozione PAV/Diagonale artistica
produzione mk 2013, Regione Lazio Assessorato alla Cultura Arte e Sport
in collaborazione con Routes Agency e Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini Roma con il contributo MiBAC
L’Africa prefigurata da Raymond Roussel nel suo romanzo Impressions d’Afrique (1910) è un paesaggio irreale, che non ha altro scopo che quello di servire da sfondo ad un procedimento combinatorio, basato su continue reazioni a catena di parole e accostamenti arbitrari di mondi differenti.
Illeggibile e selvaggia - non in senso pittoresco ma perché furiosamente incline ad assorbire tutte le informazioni suggerite dai regimi culturali occidentali e a risputarle in un ibrido imprevedibile – anche la nostra Africa non ha più a che fare con una ricerca delle origini ma con la scoperta di nuove destinazioni.
Questo progetto cerca di conferire alla dinamica e alla postura corporea altri statuti – configurazioni coreografiche inedite ed in questo senso la ricerca sul movimento ne costituisce l’aspetto fondante. Ancora una volta dopo Il giro del mondo, la performance presenta i personaggi di un romanzo d’avventure che non c’è e li colloca in successione nello stesso luogo “qualsiasi” per analizzarne il comportamento. Vedremo una donna destinata al sacrificio, una pattuglia di marines in avanscoperta, dei guerrieri esperti di tecniche di ipnosi… ma sono corpi che non sanno più che farsene di una storia. Il loro scopo è individuare e far emergere la postura di un corpo nuovo nel momento esatto in cui decide di presentarsi davanti al reale. Il prologo a Impressions d’Afrique è stato presentato nel novembre 2012 al Festival APERTO di Reggio Emilia. La performance ha debuttato nel maggio 2013 presso il Museo Etnografico Pigorini di Roma accompagnata da un talk a tematica postcoloniale, che ha confermato il suo carattere di report antropologico su tradizioni coreografiche inesistenti. Nel giugno 2013 è stata presentata alla BiennalDanza di Venezia in una versione aperta alla partecipazione di performer esterni.

info: org@mkonline.it
link: www.mkonline.it
settembre 19, 2013
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To play or to die This is the question ... today



Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica

La Pelanda, Roma 8 settembre 2013 teatro 1 Babel / Giuseppe Provinzano
“To play or to die This is the question ... today”
scritto e diretto da Giuseppe Provinzano
con Chiara Muscato e Giuseppe Provinzano
sound&light designer Gabriele Gugliara
chitarre elettriche Roberto Cammarata
scene e costumi Vito Bartucca
realizzazione burattini e marionette Elena Bosco
workshop burattini e marionette Vito Bartucca
voce off Andrea Capaldi
un ringraziamento a/ thanks to Heiner Müller Geselschaft of Berlin Franco Quadri Compagnia InBalìa Phoebe Zeitgeist
Compagnia Quartiatri Valentina Greco Petra Trombini Alessandro Riva
una co-produzione /coproduction Babel crew, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
in collaborazione con Teatro Garibaldi Aperto di Palermo
Anche il teatro in questi tempi di crisi non se la passa bene.
Eppure, da qualche parte Rosenkrantz e Guildestern, non sono ancora morti. Agonizzano ma resistono: si aggrappano alle immagini e alla poesia di Shakespeare, si fanno scudo con il pensiero lucido e non rassegnato di Heiner Müller. Come fanno i due attori di To play or to die, pronti a tutto pur di andare in scena.
Con questo spettacolo, l’attore e autore siciliano Giuseppe Provinzano immette nuovi sensi alla saga famigliare di Amleto, con divertenti incursioni nella cultura pop contemporanea, costumi appesi come marionette in scena, una recitazione senza orpelli e uno sguardo sulla cultura e la bellezza che suona sincero e urgente.
settembre 19, 2013
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In società



La Pelanda, Roma 8 settembre 2013 teatro 2 Federica Santoro / Fattore K
“In societa’”
scritto e diretto da Federica Santoro
in collaborazione con Luca Tilli (violoncello) e Sebi Tramontana (trombone)
prodotto da Fattore K
La Sorella - Federica Santoro
Il Fratello – Sebi Tramontana
Lui – Luca Tilli
Comportamenti. Trialogo. Una storia. Tutti rincorrono tutti.
Quello che succede tra i tre, Fratello, Sorella e Lui è il risultato di un lungo logorante rapporto: siamo alla fine di una lunga sordità. È come l’Arte che in fondo non è arte là dove è utile: essa è se non nell’incanto o nell’irritazione di chi è lì. Tutto è dettato da una logica spostata dal tragico e dal comico, si sospende quasi l’azione orizzontale e si entra in una logica altra, verticale, logica delle sensazioni, il passaggio di sensazione in sensazione.
settembre 19, 2013
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Pinocchio



Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica

La Pelanda, Roma 5 settembre 2013 teatro1 Babilonia Teatri “Pinocchio”
 di Valeria Raimondi ed Enrico Castellani con Enrico Castellani, Paolo Facchini, Luigi Ferrarini, Riccardo Sielli e Luca Scotton, collaborazione artistica Stefano Masotti e Vincenzo Todesco, scene, costumi, luci e audio Babilonia Teatri
organizzazione Babilonia Teatri e BaGS Entertainment
grafiche Franciu, produzione Babilonia Teatri
collaborazione Operaestate Festival Veneto
con il contributo di Comune di Bologna e Regione Emilia Romagna
patrocinio Emilia Romagna Teatro Fondazione
promozione BaGS Entertainment www.bagsentertainment.com
residenza artistica Babilonia Teatri e La Corte Ospitale
Pinocchio è un progetto di Babilonia Teatri e Gli amici di Luca laboratorio teatrale presso la Casa dei Risvegli Luca De Nigris realizzato col contributo della Fondazione Alta Mane-Italia, ringraziamo Laura Bissoli, Cristiana Bortolotti, Cristina Fermani, Fulvio De Nigris, Eloisa Gatto, Irene Giardini, Nicola Granata, Giovanna Grosso, Marco Macciantelli, Francesca Maraventano, Juri Mozzanti, Cristian Sacchetti, Davide Sacchetti
Perchè Pinocchio? Perchè farlo con persone uscite dal coma?
Ci è stato dato un indirizzo. Via Altura, 3 – 40139 Bologna. Siamo arrivati. Davanti a noi un ospedale. Abbiamo chiesto se era lì la sede della compagnia “Gli amici di Luca”. In fondo al corridoio sulla sinistra: Sala del Durante. Domanda nostra: perchè fare teatro? Risposta loro: La società ci ha respinti, accantonati, isolati, fare teatro è l'unica possibilità per tornare a mettere un piede dentro la società. Il teatro ci permette di tornare a realizzarci, ad affermarci, a riconoscerci. C permette di gridare il nostro malessere, di rivendicare il nostro ruolo, di esprimere la nostra umanità.
Ci siamo innamorati di loro. Della loro autenticità. Della loro imperfezione. Della loro sporcizia. Abbiamo trovato in loro uno specchio della società reale. Persone lontane da noi. Con vissuti, esperienze e modi di pensare che non ci appartengono, che non appartengono alle persone che frequentiamo. Abbiamo incontrato quel mondo che sempre vogliamo fotografare, raccontare e restituire. Un'umanità da ascoltare e amplificare senza pietismo, paternalismo nè razzismo. Pinocchio è la loro umanità. Le loro e le nostre debolezze e incoerenze. L'eterno contrasto tra innocenza e consapevolezza: assunzione o fuga dalle responsabilità. Pinocchio è una scelta di campo. Ascoltare il grillo parlante o il gatto e la volpe, andare a scuola o entrare nel teatro di mangiafuoco, seguire lucignolo o chiedere consiglio alla fata, ubbidire al padre o fare di testa propria. Pinocchio è le nostre tentazioni. Le nostre contraddizioni. Le nostre bugie. Pinocchio corrisponde al nostro bisogno di fare un teatro necessario. Un teatro dove la vita irrompe sulla scena con tutta la sua forza senza essere mediata dalla finzione. Dove l'attore non attore mette in gioco il suo vissuto, la sua inconsapevolezza, la sua sincerità. Dove ad essere determinanti non sono la perizia e la tecnica ma la verità di corpi e vite che parlano da soli. È questo il paese dei balocchi?
Link:
www.babiloniateatri.it
www.amicidiluca.it
settembre 19, 2013
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Quaderni: incontro con Graziano Graziani e Attilio Scarpellini



Teatro La Pelanda, Roma 6 settembre 2013 “Cosa possono non fare le parole. Un futuro senza intellettuali?”
incontro con Graziano Graziani e Attilio Scarpellini.
A cura di Quaderni del Teatro di Roma.
Mentre i lavori che hanno a che fare con la conoscenza, dall'arte alla ricerca, perdono ogni tipo di tutela, riconoscimento e considerazione, anche il ruolo degli intellettuali nella nostra società sembra profondamente in crisi, non più in grado di scuotere né di orientare. Ci aspetta un mondo senza intellettuali? E che mondo sarebbe?
settembre 19, 2013
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Quaderni: incontro con Walter Siti.



Teatro La Pelanda, Roma 11 settembre 2013 “Cosa possono non fare le parole. Un futuro senza intellettuali?”
Incontro con Walter Siti.
A cura di Quaderni del Teatro di Roma.
Mentre i lavori che hanno a che fare con la conoscenza, dall'arte alla ricerca, perdono ogni tipo di tutela, riconoscimento e considerazione, anche il ruolo degli intellettuali nella nostra società sembra profondamente in crisi, non più in grado di scuotere né di orientare. Ci aspetta un mondo senza intellettuali? E che mondo sarebbe?
settembre 19, 2013
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Quaderni: incontro con Francesco Ravarelli



Teatro La Pelanda, Roma 12 settembre 2013 “Cosa possono non fare le parole. Un futuro senza intellettuali?”
Incontro con Francesco Ravarelli.
A cura di Quaderni del Teatro di Roma. Mentre i lavori che hanno a che fare con la conoscenza, dall'arte alla ricerca, perdono ogni tipo di tutela, riconoscimento e considerazione, anche il ruolo degli intellettuali nella nostra società sembra profondamente in crisi, non più in grado di scuotere né di orientare. Ci aspetta un mondo senza intellettuali? E che mondo sarebbe?
settembre 19, 2013
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Assenza



“ASSENZA” Compagnia Aleph, Coreografia Paola Scoppettuolo
Riprese e Montaggio Video VIDEODANZA di Martine Nourrissat
Liberamente ispirato ad alcune poesie di Borges, lo spettacolo intende analizzare, nello spazio evocativo della danza, le molteplici sfaccettature proprie della problematica relativa all’uso dello specchio e delle procedure della riflessione così come esse si articolano nell’ambito di quel processo della “pietrificazione” che caratterizza, in modo saliente, il mondo poetico di De Chirico e Magritte.Da Caravaggio e Rubens per giungere, infine, a Borges e a Bacon, il tema dello specchio e della sua frantumazione rappresenta uno dei temi centrali della riflessione filosofica e dell'arte europea (e non solo). E’ esattamente a partire da una analisi in profondità di tale problematica che, nel corso del '900, sono venuti a precisarsi temi essenziali quali quelli rappresentati dalla disamina dell’assenza e della divisione “interna” dell'Io. Colui che è circondato dalla assenza, che si riflette in uno specchio di pietra che brilla spietato e che tutto inghiotte, colui che è ben consapevole del fatto che: siamo il nostro ricordo, un museo immaginario di mutevoli forme, mucchio di specchi rotti (Jorge Luis Borges), colui che deve frantumare lo specchio con le sue stesse mani e che non ha luoghi in cui nascondersi per non vedere l'assenza e non essere divorato da essa, è esattamente colui che, come De Chirico dinanzi a Melancholia, viene a sentirsi chiuso in una immobilità che vive, è colui che tramonta nella morte senza sapere cosa significhi tramontare, senza la possibilità di vedere, secondo e parole del poeta, tramonti-occasi.Narciso è pietra e riflesso, replica eterna ed eterna solitudine, pietra per la quale non vi è possibilità alcuna di ritrovamento possibile né di risurrezione nella carne in quanto confinato nella eternità ciclica di un fiore.In Borges (ed in Bacon), la perdita dell'amato è anche bisogno ossessivo di ripetizione di gesti, compulsione nevrotica di movimenti e di parole per tentare di ricostruire in sé stesso i riferimenti di una vita che appare perduta. Da qui la necessità di una ricomposizione continua a partire dalla frantumazione dello specchio interiore che giunge a chiudere necessariamente il poeta nei territori dell'assenza. Nel caso di Borges tale assenza adombra la sua stessa cecità fisica. Terribile, tuttavia, non è la cecità in sé, ma l'Io diviso che non permette di vedere pur con gli occhi spalancati; terribile è la frantumazione inarrestabile dell’Io e delle sue certezze che debilita la visione stessa della vita. L'assenza toglie aria e respiro "come la corda alla gola", riempie di pianto ogni anfratto dell’ anima, risucchia verso il fondo come” il mare a chi sprofonda “. Essa soffoca come sabbia mobile che toglie ogni possibilità di ritornare alla superficie delle cose,che paralizza il corpo e lo spinge a compiere solo rituali senza contenuto privandolo dell'arma del pensiero.Un finale sembra,così, già scritto: vi è, forse, tuttavia, la possibilità di scegliere di togliersi il cappio, di cambiare traiettoria, di disegnare un percorso nuovo ad ogni passo, di riassemblare i pezzi sino a costruire un nuovo “ puzzle “. L'immobilità propria della Musa può, forse, venire a sciogliersi lungo i passi di una danza in grado di configurare nuove prospettive del pensiero.In effetti, l’Assenza di cui lo spettacolo parla, è l'assenza che si dà quando il corpo non è più in grado di porsi come testimone di verità a se stesso, è ciò si realizza quando i movimenti della danza, così come le forme della vita, finiscono per apparire, in accordo ai versi di S.Plath, come “parole senza cavaliere”. Per uscire dall'Assenza, occorre, allora, riannodare i fili di una trama, ascoltare nuovamente in sé il dettato di un eros, entrare come De Chirico negli occhi di un manichino per rintracciare al loro interno il senso profondo del suo pensiero unitamente alla emozione segreta che li abita. PAOLA SCOPPETTUOLO Lo spettacolo sarà preceduto da una coreografia di P. Scoppettuolo corso avanzato professionale della Piroetta Dance School dal titolo " SISYPHUS "
settembre 15, 2013
 
 
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