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Zio Vanj

TEATRO ARGOT STUDIO 6 APRILE 2016
ARGOT PRODUZIONI / UFFICI TEATRALI
SISTEMA CECHOV
ZIO VANJA
di Anton Cechov
un progetto di Uffici Teatrali
regia Filippo Gili
con
Ermanno De Biagi Aleksandr Serebrjakov
Alessandro Federico Michail L'voviè Astrov,
Paolo Giovannucci, Ivan Petroviè Vojnickij
Matteo Quinzi, Il'ja Il'iè Telegin
Emanuela Rimoldi, Sof'ja Aleksandrovna (Sonja)
Chiara Tomarelli, Elena Andreevna
aiuto regia Pietro Marone
scene Francesco Ghisu
costumi Daria Calvelli
si ringrazia il C.I.A.P.A. Roma
e Acting School di Gisella Burinato
Zio Vania è la storia di donne e uomini, anche qui come in Tre sorelle, fatti evadere da un’epoca, senza gli strumenti per attraversarne un’altra. La storia di un appellativo che di contorno può essere importante, centralizzato, come non può che esserlo se ‘titolo’, diventa ridicolo: zio. La storia di uno zio: della sua viltà, del suo errore, del suo rancore, dalla sua tardiva megalomania. Tutto così di oggi, a pensare quanti di noi, per paura di vivere, affidano alle tasche di un idolo - spesso poi crollato -, il portafoglio della propria gloria.
13.4.16
 

RADIO P - 2° Puntata - Venerdì 15 Aprile


Venerdì 15 Aprile ore 17.30

RADIO P

tramontata è la luna

di e con

Giovanni Greco, Gianluca Riggi, Maria Cristina Zerbino

e la partecipazione straordinaria di

Flavio Ciancio 
____________________________
Mille miglia di pensieri
che s'attorcigliano
inghiottono
agitano scaldano ghiacciano,
infine amano
l'attorcigliarsi dei pensieri tuoi
sollevano
tutto il peso del mondo
senza schiacciare
non sarebbe pena altrimenti,
un premio alfine
per tanta sofferenza,
morire come cani
in fondo





Sono le 17.30 e va in onda l'ennesima puntata di RadioP - Tramontata è la Luna, storico programma condotto da Vainamonen, ZorbaG, e HonzaC. Da Venerdì 8 Aprile in via sperimentale on line connettendosi al seguente link : htpp://www.e-performance.tv/p/live.html o sul canale you tube di e-performancetv. Potete anche venirci a trovare dal vivo al Teatro Tordinona - Sala Strasberg (la prenotazione è obbligatoria) Il numero per intervenire in diretta è il 0039 328.2783807 (attivo solo il venerdì dalle 17.00 alle 19.00)

Torna dopo tre anni “RadioP”, la Radio della Poesia e della Pazzia, la Radio della Passione e della Paura. Sono trascorsi tre anni di silenzio, tre anni in cui il mondo, l’Europa, l’Italia, sono cambiati, si sono succeduti nuovi presidenti e nuovi ministri, nuovi arrivi e nuove partenze, ma tutto è rimasto tremendamente uguale, anzi quella realtà profeticamente annunciata dai tre conduttori radiofonici è ora sempre più attuale e vicina. Questa è l’ultima ora: allo scoccare della mezzanotte, insieme con la chiusura del programma, chiuderà per sempre anche la radio. Gli spettatori spiano i tre conduttori sempre più inquieti che, come tutte le notti da più di dieci anni, portano avanti il programma con le sue rubriche, i suoi approfondimenti, i suoi giochi e non sanno, o forse sì, di essere visti, loro che sono abituati ad essere sempre e soltanto ascoltati e ad ignorare gli inquietanti segnali che giungono dall’esterno.

La messa in scena ripropone dal vivo uno studio radiofonico dove i tre conduttori giocano, vivono, si vedono morire lentamente, in una società che non li vuole, che non sa che farsene della Poesia e che riesce ad alimentare solo ed esclusivamente Paura. Un viaggio all’interno della poesia classica e contemporanea, un viaggio all’interno del mito, attraverso il gioco, e la leggerezza iniziale, i tre protagonisti conducono gli spettatori e/o radioascoltatori nella violenza non dichiarata e non vista del nostro presente.

Il mondo esterno sta per irrompere violentemente nello storico studio da un momento all’altro. Fino a qui tutto bene!
13.4.16
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Le due zittelle

Teatro Due Roma 2 Aprile 2016
Marioletta Bideri per BIS TREMILA presenta
RACCONTI ITALIANI
Da Alberto Savino, Dino Buzzati, Tommaso Landolfi, Ennio Flaiano
A cura di Maria Paiato
Che cos’hanno in comune una poltrona, un avvocato, due zittelle e un disco volante? L’imprevedibilità delle loro vicende, la contemporaneità degli autori, la voce che li interpreta: una delle più importanti attrici del panorama teatrale alle prese con la lettura di quattro brillanti autori italiani del ’900.
 Ecco come Maria Paiato descrive RACCONTI ITALIANI: "La fase che mi diverte di più del mio lavoro di attrice è il momento delle prove a tavolino. Tutti in cerchio o a rettangolo, chini sui fogli, a volte con la luce di poche lampade... per chi guarda da fuori l'impressione è del complotto, di qualcosa di carbonaro quasi stregonesco; di sicuro, per me, di profondamente INTIMO. E anche poco faticoso! Le prove sono una fatica bestiale quando si tratta di riempire lo spazio vuoto del palcoscenico di paesaggi, di oggetti, di personaggi che vanno 'in piedi' e che quindi si muoveranno, ma come? Vivranno, ma come? LEGGERE invece anche da seduti, per me e su di me, ha avuto sempre un enorme potere evocativo. Mi piace il teatro che mi fa fare la nutriente fatica di immaginare o di chiedermi il perché di una certa scelta scenografica, espressiva, musicale... la lettura mi sembra assolva molte di queste prerogative. Ora, con questo ciclo di letture mi sembra si possano mettere insieme molti motivi di piacere. Il mio piacere certamente, ma il teatro mi ha insegnato che se una cosa piace molto a me quasi certamente piacerà o convincerà il pubblico. I motivi di piacere sono quindi LEGGERE ad un pubblico, in un rapporto INTIMO, alcuni degli autori italiani del '900 che amo di più e che, in questo momento storico così obeso di nuovi scrittori, così ubriaco di nuove scritture, ritengo valga la pena far riscoprire. Cominceremo con Savinio Poltrondamore, è un racconto 'edificante'. Si conclude con una morale, vero senso della storia del povero commendator Candido Bove che per non aver saputo davvero ascoltare e vedere le cose della vita intorno a lui (come la maggior parte di noi fa - così ci sgrida Savinio) scopre di aver vissuto una vita di inganni. Di Dino Buzzati leggerò Sette piani, l'angosciante viaggio 'all'ingiù' di Giuseppe Corte, in una Casa di cura dalle atmosfere Kafkiane e Non aspettavano altro, denuncia del mostruoso che si nasconde appena appena sotto la pelle di noi cittadini buoni e perbene. Poi sarà la volta di Tommaso Landolfi con Le due zittelle ovvero, indagine sulle creature di Dio, e chiuderemo con Ennio Flaiano con Una e una notte, l'avventura di Graziano fatuo 'vitellone' felicemente irrisolto nell'Italia degli anni '60 così identica all'Italia di oggi".
13.4.16
 

RADIO P - 1° Puntata - Venerdì 8 Aprile


Venerdì 8 Aprile ore 17.30

RADIO P

tramontata è la luna

di e con

Giovanni Greco, Gianluca Riggi, Maria Cristina Zerbino

e la partecipazione straordinaria di

Flavio Ciancio




Sono le 17.30 e va in onda l'ennesima puntata di RadioP - Tramontata è la Luna, storico programma condotto da Vainamonen, ZorbaG, e HonzaC. Da Venerdì 8 Aprile in via sperimentale on line connettendosi al seguente link : htpp://www.e-performance.tv/p/live.html o sul canale you tube di e-performancetv. Potete anche venirci a trovare dal vivo al Teatro Tordinona - Sala Strasberg (la prenotazione è obbligatoria) Il numero per intervenire in diretta è il 0039 328.2783807 (attivo solo il venerdì dalle 17.00 alle 19.00)

Torna dopo tre anni “RadioP”, la Radio della Poesia e della Pazzia, la Radio della Passione e della Paura. Sono trascorsi tre anni di silenzio, tre anni in cui il mondo, l’Europa, l’Italia, sono cambiati, si sono succeduti nuovi presidenti e nuovi ministri, nuovi arrivi e nuove partenze, ma tutto è rimasto tremendamente uguale, anzi quella realtà profeticamente annunciata dai tre conduttori radiofonici è ora sempre più attuale e vicina. Questa è l’ultima ora: allo scoccare della mezzanotte, insieme con la chiusura del programma, chiuderà per sempre anche la radio. Gli spettatori spiano i tre conduttori sempre più inquieti che, come tutte le notti da più di dieci anni, portano avanti il programma con le sue rubriche, i suoi approfondimenti, i suoi giochi e non sanno, o forse sì, di essere visti, loro che sono abituati ad essere sempre e soltanto ascoltati e ad ignorare gli inquietanti segnali che giungono dall’esterno.

La messa in scena ripropone dal vivo uno studio radiofonico dove i tre conduttori giocano, vivono, si vedono morire lentamente, in una società che non li vuole, che non sa che farsene della Poesia e che riesce ad alimentare solo ed esclusivamente Paura. Un viaggio all’interno della poesia classica e contemporanea, un viaggio all’interno del mito, attraverso il gioco, e la leggerezza iniziale, i tre protagonisti conducono gli spettatori e/o radioascoltatori nella violenza non dichiarata e non vista del nostro presente.

Il mondo esterno sta per irrompere violentemente nello storico studio da un momento all’altro. Fino a qui tutto bene!

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7.4.16
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Le belle notti

Teatro della Cometa 30 Marzo 2016
Le belle notti
di Gianni Clementi 
regia Claudio Boccaccini
con Grace Ambrose, Sergio Andrei, Lucia Clementi, Federica Di Lodovico, Mariachiara Di Mitri, Benedetta Fasano, Leonardo Ghini, Eugenia Iorio, Filippo Laganà, Federico Lepera, Luca Paniconi, Paolo Roca Rey, FrancescoSarmiento, Tiziano Scrocca, Camilla Tedeschi, Filippo Tirabassi, DianaZagarella
Il 12 dicembre 1969, in pieno fermento ‘sessantottino’, diciassette giovani studenti occupano un noto liceo romano.  Un reparto della celere, prontamente allertato dal preside, circonda l’istituto dove i ragazzi si sono barricati. Le ansie, le paure, gli innamoramenti, uniti all’eccitazione crescente per l’atto di ribellione che li vede protagonisti, a mano a mano cementano il gruppo. Nonostante le evidenti differenze di carattere e di estrazione sociale, i giovani occupanti matureranno con il passare delle ore un senso di unità e di appartenenza, che sfocerà in una vera e propria presa di coscienza collettiva che regalerà loro l’emozione indelebile di essersi sentiti – per una volta nella vita - artefici e protagonisti di un momento storico.
5.4.16
 

Little is left to tell

Martedì 7 aprile 2015 a Roma, nella Sala Crociera del Museo di Archeologia e Storia dell’Arte, alle ore 19, Vita Accardi debutta con il nuovo lavoro teatrale, da lei diretto e interpretato, che si articola in due momenti di spettacolo accompagnati dalle installazioni visive di Nunzio e Giuseppe Salvatori e dalle musiche originali di Alvin Curran.
Lo stesso giorno si inaugura l’esposizione “In scena con gli artisti” realizzata con materiali ed installazioni provenienti dagli spettacoli messi in scena da Vita Accardi tra il 1979 e il 2015, in collaborazione con Carla Accardi, Alighiero Boetti, Nunzio, Luigi Ontani, Jorge Peris, Giuseppe Salvatori, Riccardo Caporossi, corredata da diverse testimonianze fotografiche tra cui quelle di Claudio Abate e Rodolfo Fiorenza.
Little is left to tell è tratto da Ohio Impromptu: le figure di un Lettore e un Ascoltatore, che nella pièce originale sono visivamente uguali, componendo l’immagine di uno sdoppiamento simbolico, in questa versione vengono rappresentate in un contrappunto linguistico dei testi, inglese e italiano. L’interprete in scena, con un alter ego di sola voce, racconta la storia di un mistero notturno e lo smarrimento per la mancanza di un altro essere umano, compagno di un lungo tempo trascorso insieme. Nel teatro della mente, identità e linguaggio sono implicati in una dinamica interiore diretta a raggiungere una meta ‘inesprimibile’.
Alla pièce beckettiana segue Endimione di Claudio Damiani, sempre per la regia di Vita Accardi. Per Damiani quello di Endimione è un rapporto a distanza, sorta di amore via radio, scoperta e ascolto di una presenza dietro le presenze, di un respiro segreto nel cuore del silenzio. È ricerca, desiderio reciproco tra umano e divino, come se la caducità riguardasse entrambi, e così l’eternità. E questo amore ipnotico e senza corpi, forte però e capace di scardinare tempo e spazio, come nell’Entanglement quantistico, si articola nel rincorrersi di un canto a due voci, vive nella forma dell’arte, è l’arte.
5.4.16
 

Radio P

Teatro Tordinona 19 marzo 2016
RADIO P
fino a qui tutto bene
di e con
Giovanni Greco, Gianluca Riggi, Maria Cristina Zerbino
e la partecipazione straordinaria di
Flavio Ciancio
Sono le 23.00 e va in onda la 3525° puntatadi RadioP, storico programma condotto da Vainamonen, ZorbaG, e HonzaC. Torna dopo tre anni “RadioP”, la Radio della Poesia e della Pazzia, la Radio della Passione e della Paura. Sono trascorsi tre anni di silenzio, tre anni in cui il mondo, l’Europa, l’Italia, sono cambiati, si sono succeduti nuovi presidenti e nuovi ministri, nuovi arrivi e nuove partenze, ma tutto è rimasto tremendamente uguale, anzi quella realtà profeticamente annunciata dai tre conduttori radiofonici è ora sempre più attuale e vicina. Questa è l’ultima ora: allo scoccare della mezzanotte, insieme con la chiusura del programma, chiuderà per sempre anche la radio. Gli spettatori spiano i tre conduttori sempre più inquieti che, come tutte le notti da più di dieci anni, portano avanti il programma con le sue rubriche, i suoi approfondimenti, i suoi giochi e non sanno, o forse sì, di essere visti, loro che sono abituati ad essere sempre e soltanto ascoltati e ad ignorare gli inquietanti segnali che giungono dall’esterno. La messa in scena ripropone dal vivo uno studio radiofonico dove i tre conduttori giocano, vivono, si vedono morire lentamente, in una società che non li vuole, che non sa che farsene della Poesia e che riesce ad alimentare solo ed esclusivamente Paura.
Un viaggio all’interno della poesia classica e contemporanea, un viaggio all’interno del mito, attraverso il gioco e la leggerezza iniziale i tre protagonisti conducono gli spettatori e/o radioascoltatori nella violenza non dichiarata e non vista del nostro presente.
Il mondo esterno sta per irrompere violentemente nello storico studio da un momento all’altro. Fino a qui tutto bene!
30.3.16
 

Le mille e una notte

Teatro Vascello 23 marzo 2016
il Teatro del Carretto
LE MILLE E UNA NOTTE
drammaturgia e regia Maria Grazia Cipriani
scene e costumi Graziano Gregori
Con Elsa Bossi, Fabio Pappacena, Giacomo Vezzani
Suono Luca Contini
Luci Fabio Giommarelli
Raccontate le storie della vostra vita, riversateci sopra il vostro sangue
e le vostre lacrime e il vostro riso, finché non fioriranno
" In quella che è una delle più straordinarie raccolte di storie di tutta la letteratura, il sultano Shahriyar, per vendicarsi dell'infedeltà della prima moglie, uccide sistematicamente le spose al termine della prima notte di nozze. Shahrazad, figlia del Visir, decide di porre fine alla strage. Si offre così come sposa al sultano, e riesce a scampare alla morte e a salvare la vita di chissà quante altre donne, grazie alla sua intelligenza ed al suo fascino: racconta una serie interminabile di storie incastonate l'una nell'altra in un sapientissimo gioco di scatole cinesi…Per mille e una notte il crudele sultano ascolta rapito…e, al termine della narrazione, le rende salva la vita e rinuncia alla sua legge disumana."
La narrazione de Le mille e una notte risale ad un millennio fa e pur il suo tema appare più attuale e moderno che mai: in boscaglie intricate, o nel bagagliaio di un'automobile, o in un sinistro vigilare di porte segrete e serrature che custodiscono scempi e orrori, tale disumana efferatezza permane e rischia di crescere ovunque. La nostra protagonista vive nell'oggi.
Il tema delle Mille e una notte e solo il pretesto, il filo conduttore, la cornice che si fa elemento di raccordo tra visioni e frammenti di racconti felici o tragici tratti dalla mitologia, dalla fiaba, dalla letteratura e dalla drammaturgia … fino a quelli tratti dalla cronaca dei nostri giorni: un universo onirico e visionario che il teatro puo offrire e che poi ci viene incontro ogni giorno dai titoli dei giornali.
La struttura dello spettacolo e quella di un labirinto in cui si passa attraverso una storia e ci si ritrova in altre storie, incatenate l'una all'altra come anelli di una catena in un espediente narrativo che e del "teatro nel teatro" ed e presentato a volte in forma continua, a volte rapsodica, costellato di poesie e canti, a costituire un unico arazzo che vuole essere un fiducioso canto alla vita.
30.3.16
 

PACCOTTIGLIA!

LO SPETTACOLO: PACCOTTIGLIA!
"Dicono sia un pacco! Ma è solo semplice Paccottiglia di circo non-contemporaneo."
Uno spettacolo clownesco in cui il mondo del Circo rivive in chiave parodistica grazie e a due autentici cialtroni: Frank Duro e Gustavo Leumann. Rifiutati dal “Nouveau Cirque” e radiati dal circo classico, ai due eccentrici figuri non resta che creare il proprio circo: il Circo Pacco.
Nel tentativo di allestire il loro spettacolo cercano con ogni mezzo di guadagnarsi il centro della scena e accattivarsi il pubblico. A costo di prevaricarsi l’uno con l’altro si sfidano a colpi di numeri al limite della cialtroneria tra piogge di pop-corn, magia comica, sequenze di giocoleria e acrobatica eccentrica. Ogni tentativo di stupire il pubblico cade nel fallimento e in un continuo gioco clown.

LA COMPAGNIA
La compagnia Circo Pacco è formata da Alessandro Galletti e Francesco Garuti.
I due giovani artisti si diplomano alla Performing Art University di Torino, presso l’Atelier di Teatro Fisico di Philip Radice. La visual comedy, il non verbale e il teatro fisico, tipici dell’approccio lecoquiano, caratterizzano il linguaggio espressivo della compagnia che fa rivivere le figure clownesche archetipe del Bianco e dell’Augusto con giochi e conflitti conditi da magia comica, slap-stick, improvvisazione, giocoleria e acrobatica eccentrica.
Con lo spettacolo Paccottiglia hanno girato le maggiori piazze italiane, i festival internazionali di teatro di strada e partecipato al progetto Zelig Street.

"MILANO CLOWN FESTIVAL Premio del Pubblico."
"PREMIO MAGNOBERTA Premio Compagnia Emergente."
18.3.16
 

Signorinette

Teatro Tordinona 16 marzo 2016
SIGNORINETTE
Le donne si guardino dal lasciar tracce di rossetto sulle schede
di e con: TIZIANA AVARISTA
CARMEN GIARDINA
ANNA MARIA LOLIVA
FEDERICA MARCHETTINI
regia: NUCCIO SIANO
L' AVVENTURA DEL PRIMO VOTO ALLE DONNE IN ITALIA
“Stringiamo le schede come biglietti d’amore. Nelle lunghe file davanti ai seggi, le conversazioni che nascono tra uomo e donna hanno un tono diverso, alla pari”
È il 2 giugno del '46. Il popolo italiano è chiamato alle urne per scegliere fra Monarchia e Repubblica ed eleggere i membri dell’Assemblea costituente: per la prima volta, 12 milioni di donne italiane possono votare e essere elette. Su 556 deputati eletti, 21 sono donne. Quattro di loro entrano nella Commissione incaricata di scrivere la Carta Costituzionale: la democristiana Maria Federici, la socialista Lina Merlin e le comuniste Teresa Noce e Nilde Jotti.
Uno spettacolo coinvolgente e appassionato, con testimonianze, foto, canzoni e film dell’epoca, che raccontano cosa accadde nel momento del fatidico primo voto alle donne. Signorinette è un viaggio nella memoria personale e collettiva. La loro avventura. La nostra storia.
18.3.16
 

Dionysus


Teatro Vascello 6 marzo 2016
DIONYSUS
il Dio nato due volte
da Le Baccanti di Euripide
regia Daniele Salvo
Dioniso Daniele Salvo
Agave Manuela Kustermann
Cadmo Paolo Bessegato
Tiresia Paolo Lorimer
Penteo Ivan Alovisio
Una guardia / Primo Messaggero Simone Ciampi
Secondo Messaggero Melania Giglio
Le Baccanti (o.a.)
Elena Aimone, Giulia Galiani, Annamaria Ghirardelli, Melania Giglio, Elena Polic Greco, Francesca Mària, Silvia Pietta, Alessandra Salamida
scene Michele Ciacciofera
costumi e maschere Daniele Gelsi
Musiche Marco Podda – Light designer Valerio Geroldi
Riproduzione anatomica Crea Fx effetti speciali di trucco
videoproiezioni Aqua-micans group
assistente alla regia Alessandro Gorgoni
prodotto da:
Centro di Produzione Teatrale La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello - Roma
Centro di Produzione Teatrale TIEFFE teatro - Teatro Menotti - Milano
Teatrul de Stat Constanta (Romania)
si ringrazia:
Lorella Borrelli
Ruggero Cecchi
Accademia Belle Arti di Roma
"Le Baccanti" rappresentano una finestra sull'irrazionale, su un mondo antico di reale libertà espressiva, di possessione dionisiaca, una riflessione sul senso del divino nelle nostre vite e su ciò che, nella nostra quotidianità, viene rimosso. La parola antica è un grido proveniente da un altro tempo, un appello alla riflessione, al risveglio dei sensi,un'esortazione a guardarci dentro in altri modi.
Nel frenetico vivere odierno noi affidiamo gli ultimi scampoli di irrazionalità e presenza fisica ai momenti dell'eros, della malattia, del sonno. Le Baccanti, invece, agiscono in stato di automatismo mentale, di sonno perenne, sono in qualche modo "agite" dal Dio, Dioniso opera attraverso di loro, attraverso i loro corpi e le loro voci, li trasforma e ne fa strumento di ebbrezza, sensualità, stordimento, morte, dolcezza infinita, ambiguità demoniaca.
Il Dio in qualche modo si fa corpo e plasma le loro voci. La febbre del nostro tempo ci porta a vivere in una realtà anestetizzata, un mondo fittizio in cui l'emozione è bandita, al servizio di un intellettualismo sterile e desolante. I nostri occhi sono quotidianamente accecati da immagini provenienti dai media. La legge del mercato non perdona: si vendono cadaveri, posizioni sociali, incarichi pubblici, armi, sesso, infanzia, organi. Restiamo indifferenti. La dimensione borghese soffoca i nostri migliori istinti, la nostra sensibilità (che brutta parola oggi, considerata quasi scandalosa), la nostra sincerità e si porta via ogni forma di creatività, ogni volo. La nostra dimensione irrazionale viene completamente annientata.
Il senso dell'affermazione dell'Io divora i nostri giorni. L'arte è svuotata della sua dimensione spirituale. I media, persuasori occulti, agiscono sui nostri cuori e sulle nostre menti addomesticando anche gli spiriti più ribelli, sigillando gli occhi più attenti. La dimensione spirituale è irrimediabilmente perduta. Il senso del tragico è ormai sconosciuto. Il corpo viene cancellato. Siamo ormai definitivamente trasformati in consumatori e, nel medesimo istante, in prodotti, sconvolti da una guerra mediatica senza precedenti nella storia. Illusi della nostra unicità, della nostra peculiarità, in realtà pensiamo tutti nello stesso modo, pronunciamo le stesse parole, abbiamo tutti le stesse esigenze, le stesse speranze, le stesse ansie, la stessa quotidianità fabbricata in serie. Ci illudiamo di essere liberi.
"Abbiamo bisogno di invocare ancora Dionysus
dagli alti clamori, che grida evoé, Protogono, dalla duplice natura,
generato tre volte, signore Bacchico,
selvaggio, indicibile, arcano, con due corna, due forme,
coperto di edera, dall'aspetto di toro, marziale, Evio, santo,
che mangia carne cruda, Trieterico,che produce grappoli,
dal manto di germogli, Eubuleo, dai molti consigli,
generato dalle unioni indicibili di Zeus e Persefone,
demone immortale"
Note di regia
Abbiamo deciso di creare uno spettacolo che indaghi nel profondo il mistero di Dioniso,
assaporandone l'essenza più pura, abbandonandoci alla vertigine delle Baccanti di Euripide, lasciandoci ipnotizzare dal dio dell' Irrazionale, dal dio del Mistero, dal dio del Teatro.
La prima domanda: dov'è Dioniso oggi? Dove si cela?
Da circa 25 anni continuo il lavoro sulla vocalità e sul suono nelle sue più diverse forme, in stretta collaborazione con il Dottor Marco Podda, medico foniatra e compositore.
Questo lavoro passa da tecniche foniatriche sofisticate, dall'analisi e riproduzione di canti etnici del mondo, dalle tecniche riabilitative e rieducative del linguaggio, dallo studio dell'espressione sonora nel periodo prenatale, nel parto e nei primi anni di vita, dall'analisi dei suoni prodotti nelle sedute di trance regressiva e nelle danze tribali, dall'indagine sugli effetti delle frequenze sonore sul cervello umano (Psicoacustica).
Nel Dionysus si è mirato ad un lavoro sul suono estremo, perturbante, utilizzando suoni privatissimi, poco utilizzati nel quotidiano ed altamente significanti, suoni di false corde, falsetti estremi, stimbrati, sgranati e vocalità ipercinetiche non usuali.  Si tenta quindi di utilizzare il mezzo vocale in modo non convenzionale, non solamente al servizio del linguaggio (soprattutto nei cori).
Ma attenzione però: penso ad una recitazione non stilistica, senza elementi esibiti o innaturali. Questo lavoro sul suono non è fine a stesso, non ha intenti dimostrativi, anzi è celato all'interno della struttura linguistica.  Penso ad una recitazione senza tracce di elementi borghesi: le parole di Euripide sono radicate nel corpo e celate nella "macchina attoriale" più antica. Gli stati emotivi sono soprattutto stati vocali e fisici. Il coro, qui,  agisce in stato di trance perenne, come i protagonisti di "Cuore di vetro" di Werner Herzogh. Le Baccanti non comunicano solo attraverso il linguaggio ed i suoi significanti, ma attraverso un lavoro teso alla ricerca di una vocalità antica e di una fortissima emotività. L'emotività: ecco il punto focale di questo lavoro. Dal mio punto di vista, è proprio la tanto vituperata emotività il veicolo che rende possibile ancora oggi la fruizione del tragico e della catarsi. E' profondamente necessario per un interprete della tragedia greca, lavorare al raggiungimento di temperature emotive elevatissime, compromettere la voce ed il corpo per raggiungere degli stati davvero perturbanti. Non troverete quindi in questo lavoro elementi spettacolari esibiti, soluzioni visive bizzarre o avanguardistiche tese a stupire l'uditorio.
Credo fermamente che l'elemento della "ricerca" teatrale contemporanea sia da celare  all'interno di una struttura apparentemente lineare dello spettacolo, senza compiacimenti o citazioni visive e sonore del teatro di ricerca anni '70 - '80.  Nel mio lavoro, seguendo l'esempio di molti artisti europei contemporanei,  miro invece a ricostruire una possibile via ad un teatro di interpretazione, ad un teatro di attori/interpreti, che sappiano avvicinarsi con umiltà ad un testo, che lo possano decodificare e che possano indagare e ricostruire i meccanismi compositivi e di scrittura di quel testo, senza sovrapporre soluzioni gratuite od arbitrarie a buon mercato e soprattutto senza mettersi in competizione con l'autore.
Tutto ciò che vedrete dunque, parte dal testo e ritorna al testo, passando per una percezione visiva e sonora contemporanea. Non troverete sovrapposizioni intellettualistiche, esibizioni tecnologiche o meravigliose "idee del regista". Abbiamo deciso di creare uno spettacolo complesso, perturbante ed emozionante partendo da Euripide e ritornando ad Euripide.
Spero saremo in grado di raggiungere i nostri obiettivi.
Daniele  Salvo

 Trama
Dioniso, dio del vino, del teatro e del piacere fisico e mentale, era nato dall'unione tra Zeus e Semele, donna mortale. Tuttavia le sorelle della donna e il nipote Penteo (re di Tebe) per invidia sparsero la voce che Dioniso in realtà non era nato da Zeus, ma da una relazione tra Semele e un uomo mortale, e che la storia del rapporto con Zeus era solo uno stratagemma per mascherare la "scappatella". In sostanza, quindi, essi negavano la natura divina di Dioniso, considerandolo un comune mortale. Nel prologo della tragedia, Dioniso afferma di essere sceso tra gli uomini per convincere tutta Tebe di essere un dio e non un uomo. A tale scopo per prima cosa ha indotto un germe di follia in tutte le donne tebane, che sono dunque fuggite sul monte Citerone a celebrare riti in onore di Dioniso stesso (diventando quindi Baccanti, ossia donne che celebrano i riti di Bacco, altro nome di Dioniso). Questo fatto però non convince Penteo: egli rifiuta strenuamente di riconoscere un dio in Dioniso, e lo considera solo una sorta di demone che ha ideato una trappola per adescare le donne. Invano Cadmo (nonno di Penteo) e Tiresia (indovino cieco) tentano di dissuaderlo e di fargli riconoscere Dioniso come un dio. Il re di Tebe fa allora arrestare lo stesso Dioniso (che si lascia catturare volutamente) per imprigionarlo, il dio però scatena un terremoto che gli permette di liberarsi immediatamente. Nel frattempo dal monte Citerone giungono notizie inquietanti: le donne che compiono i riti sono in grado di far sgorgare vino, latte e miele dalla roccia, e in un momento di furore dionisiaco si sono avventate su una mandria di mucche, squartandole vive con forza sovrumana. Hanno poi invaso alcuni villaggi, devastando tutto, rapendo bambini e mettendo in fuga la popolazione. Dioniso, parlando con Penteo, riesce allora a convincerlo a mascherarsi da donna per poter spiare di nascosto le Baccanti. Una volta che i due sono giunti sul Citerone, però, il dio aizza le Baccanti contro Penteo. Esse sradicano l'albero sul quale il re si era nascosto, si avventano su di lui e lo fanno letteralmente a pezzi. Non solo, ma la prima ad infierire su Penteo, spezzandogli un braccio, è sua madre Agave. Questi fatti vengono narrati a Cadmo da un messaggero che è tornato a Tebe dopo aver assistito alla scena. Poco dopo arriva anche Agave, munita di un bastone sulla cui sommità è attaccata la testa di Penteo che lei, nel suo delirio di Baccante, crede essere una testa di leone. Cadmo, sconvolto di fronte a quello spettacolo, riesce pian piano a far rinsavire Agave, che infine si accorge con orrore di ciò che ha fatto. A quel punto riappare Dioniso ex machina, che spiega di aver architettato questo piano per punire chi non credeva nella sua natura divina, e condanna Cadmo e Agave a essere esiliati in terre lontane. Con l'immagine di Cadmo e Agave che, commossi, si dicono addio, si conclude la vicenda.
14.3.16
 

L'ultima volta che mi sono suicidato

Nuovo Cinema Palazzo 5 Marzo 2016
L'ULTIMA VOLTA CHE MI SONO SUICIDATO
un reading di Claudio Morici
Roma, 2089. Un anziano rimpiange i vecchi tempi, quando bastava poco per divertirsi: "ce davi uno smartphone, un social network... Oggi questi che c'hanno?". Suo nipote Robertino, infatti, è il tipico adolescente del 2089 ossessionato dalla telepatia, che si teletrasporta anche a tavola. Quando gli chiede un consiglio su come sedurre una penta-sessuale, il nonno non lascia speranze: "I giovani d'oggi c'hanno avuto troppo, per questo so' così strani".
L'ultima volta che mi sono suicidato è un reading corale. Attraverso messaggi in segreteria telepatica, outing di sessualità 3.0 e obsoleti video su Youtube, scopriamo un assurdo mondo futuro, non poi così lontano dal nostro. Dove l'amore è diverso, ma sempre drammaticamente incomprensibile.


CLAUDIO MORICI
Scrittore, ha pubblicato 5 romanzi tra cui "La terra vista dalla Luna" (Bompiani, 2009), "L’uomo d’argento" (E/O, 2012) e "Confessioni di uno spammer" (E/O, 2015).
Nel 2015 è andato in scena con il suo primo monologo "Francesca Sana Subito".
Servizio su RAI5: https://m.youtube.com/watch?v=4eamRWAxsIM
Da tre anni scrive e performa reading come "La prima volta che non ti ho amato".
Trailer: https://m.youtube.com/watch?v=1TtcheOVlGQ
Ha pubblicato racconti su Il Manifesto, Nuovi Argomenti, Internazionale, MinimaetMoralia
14.3.16
 
 
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