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Nothing to declare

Centrale Preneste Teatro 28 Ottobre 2016
performance | danza | ’15 |
NOTHING TO DECLARE
di e con / by and with Yoris Petrillo
musiche originali / original music Alessandro D’Alessio
produzione / production Cie Twain_Nuovi Autori 2016
Con il sostegno del / With the support of the MiBACT e Regione Lazio

    “Nothing to declare”. Niente da dichiarare.
Frase simbolo di una generazione, quella degli anni 2000, che vive nella costante rincorsa di ciò che è smart, low cost, last minute; quasi un’inno all’improvvisazione, ad esser sempre pronti, ma mai preparati. Grazie alle nuove tecnologie, smartphone, voli lowcost, car sharing, tutto è più vicino, più stressante, H24, 7 su 7. Sempre online, sempre connessi, sempre controllati; vediamo costantemente la posizione di tutti coloro che utilizzano i social network. I nostri bagagli vengono ispezionati, controllati misurati: altezza, peso, circonferenza. Una generazione costantemente sotto controllo abituata a commentare, twittare, ma mai a prendersi la responsabilità delle proprie idee… semplicemente: Niente da dichiarare!
novembre 06, 2016
 

Alcool

Teatro Tordinona 22 Ottobre 2016
Alcool
di e con Francesco Eleuteri
Dopo sei anni di assenza dalla scena l’attore, regista e scrittore Francesco Eleuteri presenta al Teatro Tordinona dal 18 al 23 ottobre, Alcool uno spettacolo che attraverso la satira guarda a tutte le relazioni che gli uomini possono avere con la bevanda. L’artista, autore dello spettacolo teatrale Ostaggi che indaga le dipendenze, si era ritirato dalla scena per dedicarsi alla scrittura a Montegallo. Da Montegallo, il comune ascolano devastato dal terremoto del 24 agosto, arriva a Roma con lo spettacolo teatrale “Alcool”, un assolo più che un monologo, in cui unico protagonista Francesco Eleuteri costringe gli spettatori a un delirio riflessivo, dalle traiettorie apparentemente casuali, nel quale l’unico punto di riferimento sono le bevande alcoliche. Attraverso la chiave dell’ironia e della comicità l’attore racconta alcune delle infinite sfumature che da sempre colorano il rapporto tra l’uomo e l’alcool.
L’approccio creativo con cui il testo, di cui è autore lo stesso Eleuteri, è stato concepito, non è soltanto celebrativo nei confronti delle bevande alcoliche; al contrario ne racconta le diverse sfaccettature con le relative implicazioni in altrettante manifestazioni dell’umana esistenza: filosofia, arte, medicina, storia, religione, costume, poesia, scienza, economia… il tutto sostenuto dall’energia della satira.
Una galleria di personaggi, deformati dalla lente della parodia, si avvicendano sulla scena; interpretati dal tormentato protagonista, in preda all’angoscia di non poter più bere alcolici, sono i testimoni di una bizzarra umanità che per mille ragioni da sempre consuma alcool.
novembre 01, 2016
 

Radio P - 1° Puntata



Prima parte



Seconda parte


Torna il 26 ottobre alle 18,30 Radio P - Coming Back/Nostalgia
sempre in diretta video su e-performance.tv o dal vivo (con prenotazione obbligatoria - ingresso gratuito) al Teatro Tordinona
Segnatevelo, ricordatevelo!
ottobre 25, 2016
 

To be or not to be Roger Bernat

CENTRALE PRENESTE 6 Ottobre 2016
TO BE OR NOT TO BE ROGER BERNAT 
(Prima Nazionale)
produzione E / Fanny & Alexander
ideazione Luigi de Angelis e Chiara Lagani
drammaturgia Chiara Lagani
regia Luigi de Angelis
con Marco Cavalcoli
organizzazione Ilenia Carrone
amministrazione Marco Cavalcoli e Debora Pazienza
una conferenza spettacolo Fanny & Alexander
Chi sei tu che usurpi quest’ora della notte e insieme questa forma bella e guerriera con cui la maestà del defunto re di Danimarca a volte marciava? (Amleto: scena I, atto I)
Essere o non essere, questo è il problema. (Amleto: scena I, atto III)
Un artista contemporaneo tiene al pubblico una conferenza sull’Amleto di Shakespeare. Coerentemente alla questione che espone (l’identità e la trasmigrazione dell’identità nel lavoro dell’attore) da irredimibile camaleonte il relatore usurpa fin dal principio l’identità di un altro artista contemporaneo, Roger Bernat. Nel tentativo di illustrare la sua teoria, il nostro viene coinvolto in una serie di sprofondamenti sempre maggiori nella storia di Amleto, e al contempo nell’identità del suo avatar, tanto da esserne modificato profondamente nelle attitudini, nei gesti, nella voce e nell’essenza. In una parossistica e paradossale galleria di esemplificazioni di Amleti che hanno abitato la storia, il protagonista propone a se stesso e all’uditorio il tema di un’identità infedele e in costante metamorfosi, quello dell’usurpazione e dell’essenza, ma anche una riflessione incessante sul teatro e la sua funzione nella vita umana.
Primo studio per un progetto più ampio dedicato ad Amleto, la performance nasce da un giocoso incontro tra l’artista Roger Bernat e Fanny & Alexander nel corso di una residenza/workshop condivisa in Polonia. È una riflessione sulla presenza e sull’essenza dell’attore, sulla sua ombra e la sua luce, sull’attività e la passività, ma al contempo è un divertissement sull’arte, e in definitiva un paradossale omaggio agli artisti di tutti i tempi.
Parte del testo deriva dal rimaneggiamento di una serie di interviste fatte a Roger Bernat che qui si ringrazia per la generosa collaborazione
ottobre 20, 2016
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Socialmente

CENTRALE PRENESTE 5 Ottobre 2016 Festival Teatri di Vetro
FRIGOPRODUZIONI
SOCIALMENTE
ideazione e regia Francesco Alberici e Claudia Marsicano
drammaturgia Francesco Alberici
assistente alla regia Daniele Turconi
interpreti Francesco Alberici e Claudia Marsicano
produzione FRIGOPRODUZIONI e Borsa Anna Pancirolli
Un giorno o un anno di vita (la dimensione atemporale impedisce ogni cronologia esatta) di due giovani totalmente alienati. In un’allucinazione continua scorrono i sogni di successo e gli incubi di fallimento di due soggetti desiderosi di essere, ma incapaci di farlo.
La nostra poetica è volta a esplorare il grado zero delle dinamiche di relazione interpersonale. Gli elementi caratterizzanti sono da una parte la compressione del testo, o meglio del linguaggio utilizzato, che implode e si disintegra: la forma privilegiata di comunicazione non è né il dialogo, né il monologo, ma lo sproloquio, verbale e fisico, che si muove tra lunghi silenzi e improvvise esplosioni. Dall’altra, la scelta di lavorare nelle coordinate dello spazio mentale dei personaggi, spazio nel quale non è possibile stabilire una linea netta di demarcazione tra un’azione ed un pensiero del personaggio.
ottobre 20, 2016
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Scarabocchi

Centrale Preneste Teatro 5 Ottobre 2016
Festival Teatri di Vetro
Teatro Rebis e Maicol & Mirco presentano:
SCARABOCCHI
da Gli Scarabocchi di Maicol&Mirco
con Meri Bracalente, Sergio Licatalosi, Fernando Micucci
scenografie Cifone
musiche Maestro MAT64
drammaturgia e regia Andrea Fazzini
Qui è possibile acquistare stampe e CAVALLI E SLALOM il libro
de Gli Scarabocchi uscito esclusivamente per il circuito teatrale.
Due parole sullo spettacolo:
Gli Scarabocchi di maicol&mirco sono un vestito stracciato. Un sassolino nelle scarpe. Il sale nel caffè, il dente da latte sputato in terra. L'incendio di una biblioteca. Il sorriso di un decapitato.
Sono una guerra persa.
Profondi e vuoti. Come un burrone.
Scarabocchi in teatro, nasce dalla collaborazione del Teatro Rebis con maicol&mirco, ed è la metamorfosi scenica dei loro fumetti, caratterizzati dalla feroce comicità dei testi e dall'immediatezza folgorante del segno grafico.
Lo spettacolo non si limita a riportarne in scena gli sketch, ma vuole entrare nei silenzi che dividono i personaggi, nell’intimità scabrosa che evocano, nell’azzeramento del discorso che disperatamente denunciano, attraverso una riscrittura drammaturgica che attraversa tutto il materiale, edito e inedito, messo a disposizione dagli autori.
ottobre 20, 2016
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Io che volevo Virginia Woolf

Teatro Tordinona 15 ottobre 2016
“Io che volevo Virginia Woolf”
Scritto e interpretato da Francesca Romana Miceli Picardi
Regia Donatella Corrado
Aiuto Regia Lara Panizzi
Tecnica luci video e audio Lara Panizzi
Un atto unico irriverente, ironico e completamente autobiografico. Una donna di 40 anni che ripercorre il suo “cammino”: da etero sedicenne convinta fino alla sua vera essenza: lesbica, libera e viva. Una storia che abbraccia dilemmi sessuali, dicotomie erotico sentimentali, per poi arrivare al suo cuore pulsante: l’amore.
Quello vero. Quello che ti fa sognare una casa con il giardino e un triciclo giallo. L’amore dei diritti riconosciuti (?) a stralci. A brandelli. L’amore che altro non è che normalità ed evoluzione. Una storia come tante, semplice, diretta, nata per sottolineare una cosa soltanto: la fatica e la felicità di riuscire ad essere sé stessi.
Lo spettacolo si muove attraverso lo stilema del monologo, il ‘per voce sola’. Ma in questo caso, il racconto autobiografico della protagonista e la sua scoperta dell’universo omosessuale femminile, si frammenta in una pluralità di voci, coincidenti non solo con le differenti fasi di crescita ed evoluzione emotiva e sessuale della stessa, ma con quelle di tante altre donne come lei. Che probabilmente albergano in lei. Ed escono alla luce come evocate da quel buco nero che è la memoria. Non più fagocitate dall’oblio, le Donne emergono, raccontano, fanno pazzie di cui non sempre si pentono. Per poi tornare a vivere, docili e risolte, nel corpo di colei che ha il coraggio di compiere quello sforzo che spesso ostacola la crescita personale e i rapporti umani: la scelta consapevole. Volevo Virginia Woolf, è un inno alla Consapevolezza. E alla consapevolezza dell’Amore, come conquista del sé, del proprio corpo e delle proprie pulsioni. Ma per raggiungere tale grado di evoluzione, ci si addentra per forza di cose in percorsi non sempre ben illuminati. Il palcoscenico è una tabula rasa. E lo sforzo della protagonista sarà quello di scegliere, ogni volta, di emergere dal buio dell’inconsapevolezza per fissare nuove conquiste di luce.
I coni di luce rendono il palcoscenico una gruviera di emozioni. Attraversando il buio, tra una fase di crescita ad un’altra, la protagonista accoglie in sé la responsabilità del racconto.
Ogni cono di luce rappresenta una tappa. Ma nel buio fitto che pervade tutto il resto, altri elementi concorrono ad alimentare e sostenere i ricordi e il percorso: proiezioni, musica accompagnata da movimenti del corpo non sempre controllati, suoni provenienti da ‘altrove’. La natura ironica del testo, offre la possibilità di giocare con le proiezioni come fossero talvolta delle piccole, scomode protuberanze del racconto. La protagonista ha un imaginario fervido e la surrealità di ciò che viene proiettato ne è la prova tangibile: come spesso accade, la memoria lascia emergere elementi distorti, ricordi talvolta sbiaditi. Così che, la prima donna che ci ha fatto battere il cuore, da Divina Creatura viene invece ‘risputata fuori’ come una sorta di maschera grottesca. La caricatura di una donna ‘che ci ha fatto battere il cuore’. Eppure, quei ricordi distorti, quelle immagini/proiezioni grottesche, incredibilmente coincidono con la verità. Con una realtà nella quale di già siamo immersi e che, solo evolvendoci, avremmo potuto guardare senza spaventarcene troppo.
Anzi, accogliendola.
Volevo Virginia Woolf diventa quindi a questo punto e per paradosso l’antitesi del ‘per voce sola’: quando i coni di luce collezionati nell’arco di un’esistenza diventano una miriade, allora inevitabilmente tutto intorno si illumina.
E la scelta può compiersi.
La scelta dei coni di luce.
L’occhio di bue è da sempre utilizzato a teatro per estremizzare l’attenzione sul soggetto.
Ma cosa accade se il soggetto in questione non è più quello era all’inizio?
I coni di luce sono giudicanti, ma possono essere facilmente aggirati e costretti a ‘riprodursi’ anziché scomparire. La protagonista in un primo momento è a disagio sotto questo riflettore impertinente, poi però riuscirà a muoversi con nonchalance attraverso i vari fasci di luce che si saranno via via generati dal suo racconto. Come in una foresta di notte rischiarata solo dalla luce della luna. La scelta delle proiezioni.
Non tutto può essere raccontato a voce.
Non tutto può essere descritto minuziosamente con le parole.
Per questo la funzione delle proiezioni diventa catartica se, quando compaiono, è la stessa protagonista ad esserne colpita per prima. Come quando si guarda una vecchia fotografia e ci si sorprende nel fare fatica a riconoscere la compagna di banco delle elementari. Eppure siamo state fianco a fianco, per anni.
Ogni proiezione sancisce la scoperta di qualcosa di nuovo, una tappa raggiunta.
Un ricordo che non fa più male e che ormai è diventato una figurina in una collezione senza doppioni.
La scelta della musica, dei suoni e dei movimenti del corpo.
Quand’è che abbiamo incominciato a non vergognarci più del nostro corpo, di come siamo fatti, della nostra amabile ‘non perfezione’? La protagonista lo scoprirà mano a mano che la sua consapevolezza aumenta. Quando incomincerà a prendere confidenza con le sue cicatrici, con l’accettazione delle sue pulsioni amorose. E da Essere indefinito, privo di ritmo e grazia, si trasformerà in qualcosa che è Bello per il sol fatto di essere compiuto.
Volevo Virginia Woolf è un’incursione agrodolce nell’universo femminile e nell’ancora poco conosciuto mondo lesbo. E’ un racconto ironico costellato da fallimenti e risalite.
E’ un inno all’Amore. E a tutto ciò che bisogna attraversare senza paracadute, per conquistarlo.
ottobre 20, 2016
 

Le difettose

Biblioteca Quarticciolo 13 ottobre 2016
EMANUELA GRIMALDA
in
LE DIFETTOSE
impianto registico Serena Sinigaglia
un progetto di Emanuela Grimalda
liberamente ispirato al romanzo Le difettose di Eleonora Mazzoni
drammaturgia Eleonora Mazzoni,Emanuela Grimalda, Serena Sinigaglia
aiuto regia Gianluca Di Lauro
scene Stefano Zullo
disegno luci Anna Merlo
aiuti alle scene Serena Ferrari, Elena Giannangeli
assistente alla produzione Valeria Iaquinto
consulente organizzativo Gianluca Balestra
Pierfrancesco Pisani, OffRome, Emanuela Grimalda con il sostegno de La Corte Ospitale
Le difettose, monologo per sette personaggi e un’attrice, è uno spettacolo, allegro, disperato, trasversale e vitalissimo esattamente come il microcosmo sotterraneo, apparentemente marginale ma assai popoloso che racconta. Tratto dal romanzo di grande successo Le Difettose di Eleonora Mazzoni.
“Ho letto il romanzo Le Difettose di Eleonora Mazzoni e ho pensato che la storia che raccontava mi riguardasse non solo come donna, ma come cittadina, come individuo che fa i conti con le trasformazioni in atto nella società in cui vive, con i sui conflitti, coi suoi costanti interrogativi. Mi interessava soprattutto approfondire il concetto del tempo nella società contemporanea, di come si spostato in avanti. Un tempo paradossale che ha allungato la durata della vita ma non l’età fertile. Il nostro tempo, in cui non è facile distinguere   i desideri dai diritti e in in cui la scienza apre continuamente nuovi orizzonti etici. Mi piaceva del romanzo, il parlare della fecondazione assistita nei termini di sentimenti e persone e non di leggi o ideologie. L’adattamento che ne abbiamo fatto per il teatro mi permette di dare voce e corpo, lacrime e risate a sette personaggi diversi per inseguire, attraverso la storia di Carla, la protagonista e del suo percorso di fecondazione assistita una metafora più grande della vita. Volevo raccontare il desiderio di Infinito di cui il desiderio di un figlio è parte, ma che appartiene a tutti. Donne e uomini. Ho proposto a Serena Sinigaglia la regia di questo spettacolo per   stima e perché mi piaceva l’idea di come le nostre sensibilità si sarebbero incontrate attorno a un tema così difficile. È una scommessa intellettuale che ha reso ancora più appassionante questo lavoro”. (Emanuela Grimalda)
ottobre 20, 2016
 

Caffè Trilussa

Teatro Tordinona 6 ottobre 2016
CAFFE’ TRILUSSA
Pierfrancesco Ambrogio – voce e clarinetto
Salvatore Zambataro – fisarmonica e clarinetto
Spettacolo musicale con testi del grande poeta romanesco e musiche per clarinetto, voce e fisarmonica.

“Caffè Trilussa” vuole essere un luogo di ritrovo evocato da tende rosse al sapore di tabacco e di colonia francese delle ballerine pronte a entrare in scena… Dove una canzonetta licenziosa fa da sfondo a l’ultimo pettegolezzo del momento, si beve un bicchierino e si va via…
Il nostro spettacolo lo pensiamo li, in quei locali fumosi dove all’inizio del ‘900 si esibivano artisti e starlette di calibro internazionale, nel migliore dei casi, ma anche compagnie a volte scalcinate con i loro personaggi improbabili e sopra le righe. Ce l’ha suggerito lo stesso Trilussa sollevando un lembo di sipario del Caffè concerto e mostrandoci il retro palco animato da sciantose disilluse e pagliacci dal sorriso triste.
Il nostro autore lo immaginiamo insieme a noi, seduto ad un tavolino che tutto scruta e ascolta, con la luce che piove bassa sui fogli sparsi, a rigirare una rima intorno a un pensiero divertito, immaginando un mondo di favole animato da voci diverse e versi di voci. È partita proprio da quelle voci, da quei versi l’ispirazione a creare un lavoro musicale intorno alle sue favole. Oltre a Caffè concerto che apre la serata, il resto dello spettacolo prevede, infatti, la teatralizzazione delle sue poesie dedicate agli animali: L’elezione del presidente, Il cane moralista, Er sorcio de città e er sorcio de campagna, L’uguaglianza, La viola e la farfalla e tante altre. Perché sono tantissimi i personaggi animaleschi in esse rappresentati e tanta la varietà timbrica da trovare a quelle voci per esaltarne al meglio i caratteri. Allegorie di un’umanità che ammicca e poltrisce nelle sue abitudini morali, quelle voci rappresentano una giostra umana di tipi a volte divertenti, a volte patetici. Uno specchio che riflette ancora limpido i nostri vizi e le nostre poche virtù.
Abbiamo selezionato i brani musicali, li abbiamo provati, ne abbiamo accompagnati i versi e trovato i migliori che potessero enfatizzare il senso di ogni poesia. Per questo abbiamo pescato sia dalla tradizione musicale italiana che dalle composizioni di un bravissimo autore contemporaneo, Marco Turriziani.
Pezzo per pezzo abbiamo realizzato così questo montaggio teatrale e il risultato è stato sorprendente. Abbiamo messo in campo tutto quello che avevamo a disposizione: una fisarmonica, due clarinetti, una voce, la nostra presenza sul palcoscenico e, ovviamente, Trilussa.
ottobre 11, 2016
 

Dalle ceneri

Teatro Vascello 1 ottobre 2016 - Le Vie dei Festival
DALLE CENERI 
di Tahar Ben Jelloun
elaborazione drammaturgica, regia e scena Massimo Luconi
con Ibrahima Diouf, Mamadou Seye, Ndiawr Diagne
Marie Madeleine Mendy, Jean Guillaume Tekagne
costumi Aurora Damanti, musiche Mirio Cosottini, Salif Keità
un progetto di Massimo Luconi
con la collaborazione di
Centro Culturale francese di St. Louis (Senegal)
Comunità senegalese di Prato, Associazione APPI
Teatro Metastasio Stabile della Toscana
prodotto da Terzopiano Teatro
spettacolo in francese, wolof e italiano
con sovratitoli in italiano
durata 70’
“… Una volta che si è stesa una coperta di sabbia e di cenere su migliaia di corpi anonimi, si coltiva l’oblio. E’ allora che la poesia si solleva. Per necessità. Diventa parola urgente nel disordine in cui la dignità dell’essere viene calpestata.”
Tahar Ben Jelloun affronta tramite la scrittura un nodo dolorosissimo, un atto d’accusa contro l’ottusa stupidità della guerra (di ogni guerra) dove la poesia e estremo baluardo, ultima speranza per il genere umano. La guerra non lascia solo rovine, ma anche migliaia di corpi insepolti che errano senza dimora, e Ben Jelloun decide di dare parola a quei fantasmi, ai tanti dispersi sepolti dalla sabbia o dalla neve o sommersi dall’acqua, che vagano fra cielo e terra e che attraverso la poesia possono diventare la voce di tutti i morti e di tutti i dispersi di tutte le guerre, vicine a noi, lontane ed esotiche, arcaiche o ipertecnologiche, ma non certo diverse fra loro nella loro scia di morte e distruzione. Autore marcatamente simbolico e allo stesso tempo realista, in questo poemetto poetico scritto dopo la guerra del golfo del 1990, Ben Jelloun riesce a fondere questi due diversi aspetti con una perfetta armonia, in cui il ritmo narrativo dal piano reale slitta in una dimensione onirica e poetica.
La scelta di lavorare con un gruppo di attori senegalesi è il proseguo di un percorso di ricerca, realizzato nel corso di tre anni in Senegal sul mito di Antigone che ha portato alla realizzazione di Antigone una storia africana andato in scena in Senegal e poi in tournée in Italia nel 2014 e 2015.
La sensibilità e la forte spiritualità dei senegalesi, il loro naturale misticismo e la capacità di essere direttamente in contatto con i rituali della tradizione, sono elementi che permettono una comunicazione poetica e onirica, delicata e forte, e possono dare corpo alle voci di tanti uomini che in nome del progresso e delle guerre giuste, sono ancor sospesi nel limbo fra cielo e terra e che, hanno almeno diritto alla poesia. Massimo Luconi
ottobre 08, 2016
 

Ritornanti

Teatro Vascello 2 ottobre 2016 – Le Vie dei Festival
RITORNANTI
recital da Spiritilli, Rondò, Cartesiana
di e con Enzo Moscato
e con Giuseppe Affinito
produzione Compagnia Teatrale di Enzo Moscato
Casa del Contemporaneo
durata 60’
Ri-tornare, ri-percorrere, ri-sentire, ri-montare sono modalità ricorrenti nel lavoro di Enzo Moscato, affermato autore e interprete del nostro teatro. Anche i testi che vanno a comporre Ritornanti sono stati parte di altri suoi spettacoli qui accostati in maniera diversa. Ciò non significa certo riproporli così come sono o come sono stati ma, al contrario, farli agire, respirare, dibattersi, accanto o dentro uno spirito cambiato, nuovo; accanto o dentro un differente modo di capirli o percepirli. Quindi permearli di “altri” sentimenti, che li nutrono, danno loro una nuova vita, una nuove forma, che li fa percepire come diversi anche al pubblico. Dice l’autore: “…..nessuna parola già detta andrebbe abbandonata mai, in teatro. Nessun movimento, nessun gesto, nessun respiro, già vissuti, dovrebbero venir considerati finiti, de-finiti, esautorati. Morti. Il nomadismo della ricerca, lo spostamento continuo del limite attraverso i suoi territori, non dovrebbe esser disgiunto mai dal rassicurante, naturale, portarsi appresso sempre le proprie cose, il proprio passato, le proprie masserizie, ideologiche o grammaticali.”
ottobre 08, 2016
 

Tutto scorre

Teatro Tordinona 5 Ottobre 2016
TUTTO SCORRE
La favola nera
di Massimo Sgorbani
con Rosanna Gentili e Gilberto Colla
regia di Gianfranco Pedullà e Massimo Sgorbani
scene Claudio Pini - musiche Jonathan Faralli
costumi Rosanna Gentili
Tra i nomi più apprezzati della nuova drammaturgia italiana, Massimo Sgorbani firma, con la regia di Gianfranco Pedullà, lo spettacolo “Tutto scorre”, da lunedi 3 a domenica 9 ottobre al Teatro Tordinona. Il “tutto scorre” del titolo è quello de bagni degli autogrill, di cui la protagonista/narratrice è la guardiana: una favola nera in cui, a suon di cantilene, si narra il dolore, la vendetta e, infine, la morte. Con Rosanna Gentili e Gilberto Colla.
Al centro della scena una donna che fin da bambina ha avuto problemi di linguaggio e che - bollata da un padre ottuso e autoritario come “mezza muta e mezza scema” - vince la sua afasia “pisciando fuori le parole”. Lasciarsi scorrere la pipì tra le gambe è l’unico modo che la donna conosce per rifiutare un mondo ostile e crearne un altro, accogliente e intriso del ricordo di una madre scomparsa lasciando di sé l’eco delle favole sussurrate all’orecchio della figlia. I personaggi diventano creature di una favola “nera” che getta una luce grottesca su una certa provincia del Nord Italia; una provincia dove i rapporti umani appaiono falsati dai luoghi comuni, dalle frasi fatte, dalla disperazione di una sottocultura fondata sui soldi, sull'idea ossessiva del lavoro, su un maschilismo banale e violento. E così in scena si confondono continuamente la vita della guardiana con il riattraversamento dei fatti salienti della sua vita passata.
ottobre 08, 2016
 
 
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