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La mia poetica - 6 Aprile 2011 - Angela Demattà


Teatro India Martedì 6 Aprile ore 10:00 â€" 13:30LA MIA POETICA sulla drammaturgia Italiana Contemporanea “drammaturghiâ€? con: Franco Cordelli, Angela Demattè, critico testimone Marco Palladini. Drammaturgia: lingue, corpi, narrazioni. Tre giorni dedicati alla drammaturgia per indagare le strade attraverso le quali la scrittura â€" da segno grafico â€" si fa scrittura scenica â€" suono e azione â€" secondo processi di volta in volta diversi, in cui il punto di partenza non è necessariamente la pagina ma â€" rovesciando la logica che individua l’origine dell’atto performativo nell’atto letterario â€" corpi, voci, spazi. Per cercare di orientarsi in questo giardino dai sentieri biforcati, il convegno è suddiviso in sezioni che sottolineano la molteplicità delle pratiche e dei percorsi tracciati dai ventisette artisti invitati, quasi a ricostruire una mappa che nella sua parzialità delinea distanze geografiche, anagrafiche e stilistiche ma anche linee tematiche comuni. C’è chi parte dal corpo e chi da lingue antiche. C’è chi è spinto dall’impulso a narrare una storia e chi dalla narrazione si allontana come da una via non più praticabile. C’è chi rivendica la solitudine della scrittura e chi nella scrittura individua il punto di arrivo di un processo condiviso con fidati compagni di viaggio. Da tutte queste voci emerge una scena ricca, scandita da punti di tangenza e derive inconciliabili, una scena che declina il presente nella sua varia, e spesso dolente, umanità. Franco Cordelli/Debora Pietrobono. Http://www.atcllazio.it
novembre 07, 2008
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SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE - Factory Teatro


"SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE di William Shakespeare adattamento e regia: Tonio De Nitto con:Angela De Gaetano, Chiara De Pascalis, Enrico Di Giambattista, Nikola Krneta, Milivoje Lakic, Ana Mulanovic, Luca Pastore, Andrea Simonetti, Fabio Tinella luci: Davide Arsenio costumi: Stefania Miscuglio elementi di scena: Francesca Carallo tecnico di compagnia: Marco Oliani regia: Tonio De Nitto cura della produzione: Paola Leone organizzazione: Anna Miccolis, Tonio De Nitto un ringraziamento a: Milos Andjelkovic, Nicola Di Chio, Giorgio Martano, Danijela Stojkovic, Paola Tripoli, Cantieri Teatrali Koreja, Teatro Pubblico Pugliese. una produzione Factory compagnia transadriatica con il sostegno di Terrammare Teatro Teatri Abitati Unione Europea - PO FESR IV 4.3.2. Regione Puglia Teatro Pubblico Pugliese"
novembre 07, 2008
 

CACCIA AI TOPI


spettacolo con testo di Peter Turrini, con Maria A. Monti, Gigio Alberti, regia di Gianpaolo Solari Teatro Colosseo - Roma, 1997
novembre 07, 2008
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CASA D'ALTRI


Radiodramma teatrale dal racconto di Silvio D'Arzo Progetto e interpretazione di Silvio Castiglioni Regia di Giovanni Guerrieri
novembre 07, 2008
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Teatro Valle Occupato - Primavera dell'Anno uno


Teatro Valle 14 Settembre 2011 - alfabeta - e Teatro Valle Occupato invitano al dibattito Primavera dell'Anno uno. L'occupazione del Teatro Valle e la riappropriazione dell' Ex Cinema Palazzo a Roma, il nuovo impegno del movimento TQ, la ripresa delle lotte in Val di Susa - Vicende diverse, tutte però nel segno di un'azione (finalmente) collettiva. Il dibattito prende spunto dalla copertina del numero 12 di Alfabeta. Interventi di: gli occupanti del Teatro Valle, Stefano Zarlenga (Ex Cinema Palazzo), Marco Mongelli, Vincenzo Ostuni, Christian Raimo e Caterina Venturini (Generazione TQ). Coordina: Andrea Cortellessa
novembre 07, 2008
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Questa immensa notte pt3


"QUESTA IMMENSA NOTTE (THIS WIDE NIGHT) di Chloè Moss traduzione di Eliana Amadio e Laura Sicignano regia di Laura SICIGNANO scene di Laura BENZI / luci Sandro SUSSI / costumi Maria Grazia BISIO con Orietta NOTARI e Lisa GALANTINI / Raffaella TAGLIABUE Produzione TEATRO CARGO / PRIMA ITALIANA debutto BORGIO VEREZZI 16 e 17 luglio 2011 INIZIATIVA ORGANIZZATA IN COLLABORAZIONE CON LA FONDAZIONE EDOARDO GARRONE Se si passa del tempo nelle carceri femminili e si ascoltano le storie delle detenute, come ho fatto io, si vive un impatto estremamente forte con questo mondo. Circa il 70% di carcerate sono in prigione per crimini non violenti. Circa il 90% ha figli. E i motivi per cui sono recluse sono la povertà  e la droga. Questi problemi dovrebbero avere un trattamento diverso e il denaro speso per mantenerle in carcere potrebbe essere investito per prevenire la loro vulnerabilità. Così Chloè Moss, autrice di THIS WIDE NIGHT, ne racconta la genesi. 'Si può avere lo stesso rapporto con qualcuno con cui si è stati rinchiusi per venti ore al giorno? Cosa significa essere liberi? Quando Lorraine e Marie, le protagoniste dello spettacolo, escono, il mondo esterno non le può aiutare, ma le soffoca. Tutto quello che prima evitavano - come l'alcool, altre persone o la vita stessa - ora esplode e non c'è nulla che si può arrestare-. THIS WIDE NIGHT è un delicato ritratto di due donne che provano a ricominciare. Le protagoniste sono Marie, trent'anni e Lorraine, cinquanta. Tutto inizia quando Lorraine è rilasciata dal carcere e si reca a casa di Marie. Se le due donne in prigione condividevano ogni cosa, ora la loro amicizia, che un tempo le proteggeva, rischia di soffocare quella fragile libertà  che hanno ritrovato. THIS WIDE NIGHT esplora l'importanza e l'unicità  delle relazioni create all'interno delle carceri: come possono o non possono esistere in un altro contesto e come la libertà  riconquistata rischi di sfociare in una prospettiva preoccupante e deprimente. Note di regia Il carcere nella testa. Anche quando sei fuori, sei marchiata: hai il carcere nella testa. Queste due donne hanno storie comuni alla maggior parte delle carcerate. Sono vittime assassine, madri tossicomani o alcoliste; hanno storie infantili di abbandono. Dentro, in prigione, gli è scivolata via la femminilità: sono diventate fantocci asessuati. Nonostante ciò non hanno perso dignità. Quando escono il mondo le respinge. Allora per loro il carcere assume una dimensione uterina, protettiva: è un richiamo, una possibilità  di fuga dal mondo. Non sanno affrontare il mondo perchè per loro è un incomprensibile, monolitico meccanismo che le stritola. Un mondo insopportabile perchè è pieno di McDonald, dove ci sono vecchiette con mani incartapecorite come zampe di passeri che mangiano un hamburger da sole. E viene voglia di morire. Il monolocale nella periferia della grande città  senza nome dove le due donne si sono rifugiate, uscite di prigione, in realtà  non ha pareti. Ma lì dentro loro non sanno far altro che rivivere le relazioni e le dinamiche carcerarie. Sono amiche, madre e figlia, amanti, sorelle, nemiche... il carcere lo hanno nella testa. I loro ritratti non sono realistici, sono iper-realistici. Sotto una spietata lente di ingrandimento appaiono squadernate le loro fragilità. Quelle fragilità  che sono l'origine delle loro colpe. Storie di abbandoni infantili che si ripetono di madre in figlia. Come un fato tragico, ineluttabile, insensato. Unghie tinte da smalto sbrecciato che grattano contro i muri. Muri mentali. Eppure dentro a queste vite slabbrate, inesorabilmente sbandate, sconce e disperatamente perdenti, c'è ancora ironia. La capacità  di vedersi dall'esterno, di comprendere il proprio fallimento."
novembre 07, 2008
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Black longhair's trip


c.Danza Flux
novembre 07, 2008
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K-NOW 2010 (Showcase/laboratorio del teatro pugliese" III edizione)


"INDUMA TEATRO propone la terza edizione di ""K-now"": cinque giornate dedicate interamente al teatro, alla performance dal vivo, alla drammaturgia contemporanea, alla musica. Da lunedì 24 a venerdì 28 maggio 2010 si è svolto lo showcase/laboratorio del teatro pugliese, realizzato da Induma Teatro in collaborazione con le Manifatture Knos, giunto alla terza edizione: cinque giornate dedicate interamente al teatro, alla performance dal vivo, alla drammaturgia contemporanea, alla musica. Le precedenti edizioni (2008 e 2009) hanno rappresentato un primo momento di riflessione, di scambio e di lavoro tra le realtà  teatrali pugliesi invitate a interagire e confrontarsi tra di loro e con gli spazi delle Manifatture Knos (nel 2008) e con i testi selezionati del premio di drammaturgia 'Il centro del discorso' (nel 2009). Il progetto ha permesso di attivare una ricognizione delle nuove realtà  teatrali a livello regionale e di promuovere un'importante occasione di dibattito e confronto tra gli artisti e tra gli artisti e il pubblico, nonchè di offrire un momento di visibilità  sul territorio attraverso l'apertura quotidiana dei lavori al pubblico e una serata conclusiva di spettacolo dal vivo. Hanno partecipato alla III edizione: Mariano Dammacco Valentino Ligorio, Roberta Mele - Centrostudi Mu.Vi.T, Fabio Tinella, Otto Marco Mercante, Giuseppe Semeraro, Dario Cadei, Leone Marcobartolo - Principio Attivo Teatro, Somnia Theatri, Simone Franco, : Anna Lisa Gaudino Sabino Tamborra, Ketty Volpe, Francesco Santoro, Dario Rizzello, Francesca Montanaro, Roberto Corradino - Reggimento Carri, Onofrio Fortunato, Dario U. Lacitignola - Folletti e Folli, Tina Aretano, Elena Giove, Chiara Piliego, Giorgio Colopi, Annika Storm e Saba Salvemini - Areta esemble, Popolous, Antonio Candido jr, Tobia Lamare, Cecilia Maffei, Lea Barletti, Werner Waas, Salvatore Patera, Fiamma Benvignati. Organizzazione: Margherita Capodiferro - cell. 338 3479431 http://www.myspace.com/indumateatro http://www.manifattureknos.org/ teatri@manifattureknos.org"
novembre 07, 2008
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OTHELLO


Colosseo Nuovo Teatro 6 Maggio 2007 "Othello" di William Shakespeare regia Veronica Gentili e Roberto Pappalardo. Il Moro condottiero della repubblica marinara di Venezia sposa Desdemona e si trasferisce a Cipro come Comandante della roccaforte. Il suo alfiere Iago, per eliminare il rivale Cassio e prenderne il posto come Luogotenente, insinua in Otello il sospetto del tradimento della moglie, dando il via agli eventi del dramma Shakespeariano della gelosia. La storia nasce da due visioni del mondo. Otello, l'eroe romantico, soldato e uomo d'azione, valoroso e leale, di una gentilezza tenera timida, e Iago, prototipo dell'uomo moderno, incapace di agire se non nell'ombra, abile nell'arte del ragionamento, giocano una partita a scacchi, si scontrano con strategie diverse sul comune terreno dell'inadeguatezza. All'ordine dei bianchi, si contrappone il disordine dei neri; l'equilibrio scientifico d Iago si scontra con il caotico squilibrio di Otello. Un Clarion si accende in scena, per l'incipit di quest'Otello fuori dalle righe della tradizione. Otto burattini prendono vita, manipolati dal maestro immortale di un anticipato romanticismo inglese, e occupano definitivamente una scena che somiglia alla cantina di un giocattolaio, dove ogni scatola magica libera e nasconde gli eventi di una storia narrata pi√π volte, ma che non esaurisce il suo fascino dirompente. Il primo atto √® l'esaltazione di Iago, e Roberto Pappalardo, coregista e interprete, cattura in pochissimi minuti l'attenzione degli spettatori, imponendo un ritmo serrato e un timbro virtuoso d'altri tempi; occupa dinamicamente lo spazio scenico, calibra i movimenti e dialoga col pubblico, affinch√® tutto il torbido evolversi dell'anima nera del personaggio sia gradualmente, ma inesorabilmente liberato. 'Io non sono quel che sono' confessa Iago, paventando dall'inizio l'alibi che sostiene e giustifica la cattiveria umana, ed esalta l'egoismo lucido dei propri meschini obiettivi contro l'Amore eroico e limpido di Otello e Desdemona, i personaggi forse meno attuali del patrimonio teatrale Shakespeariano. Iago diviene in breve il Capitano del vascello di scena, dai cubi della scenografia minimalista, trasformati in gavoni di un'imbarcazione, trae i suoi incantesimi maligni rivestiti di ironica seduzione, intrappola Otello nel sospetto del tradimento di Desdemona e fa ridere il pubblico, supportato dai degni compari Cassio e Montano, artefici di un originale quartetto musicale sulle note della chitarra pizzicata da Roderigo. La scena si ripopola in modo repentino e sul palco si alternano feroci duelli e intimi accenni d'amplessi, i registi di tanto in tanto ricaricano la chiave e la musica del Clarion d√†¬† il la alla sequenza successiva. Nel secondo atto il ritmo cede all'assenza di tensione, complice un Otello ormai ridicolizzato dalla scelta registica della supremazia di Iago, (e tuttavia potrebbe oggigiorno essere rappresentato diversamente?) e una Desdemona che sacrifica l'illibatezza verginea, che l'Autore le impose quando scrisse del suo straniamento dinanzi all'improvviso furore di Otello, a un ben pi√π gratificante girl power a cui le donne, ormai, sembrano non riuscire a rinunciare. E così Desdemona, Veronica Gentili, protagonista e coregista, 'non riesce a piangere' per la tempesta ormonale che agita Otello, salvo rivalersi in punto di morte, quando Shakespeare la guida in un finale bellissimo che chiude la giostra, spezza i fili ai burattini, lascia liberi gli Uomini. Riprese video Ulisse Benedetti per l'archivio storico dell'Ass. Cult. Beat 72
novembre 07, 2008
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La ballata di Bonnie e Clyde


"Teatro Colosseo 15/10 - 3/11/2002 ""LA BALLATA DI BONNIE E CLYDE"" Scritto e diretto da Imogen Kusch, con: Francesca Olivi, Giorgio Santangelo, Gianantonio Martinoni. Musiche originali: Sergio Ferrari e Andrea Mieli. Scene: Luca De Pascalis. Luci: Edoardo Sabelli. 'La ballata di Bonnie e Clyde' non è solo un altro tentativo di rappresentare due icone degli anni'30, già  ampiamente discusse e analizzate, ma soprattutto è la storia di due individui, che vivono una vita eccitante, sempre su di giri alimentata da un amore totalizzante. Non si vuole esprimere un giudizio morale dove la moralità  stessa viene messa in discussione, bensì rappresentare l'uomo dietro l'icona, il personaggio oltre il suo ruolo, per immaginare le debolezze, le paure, i desideri nascosti di un uomo e una donna che hanno fatto una ""scelta"". Buoni? Cattivi? Giusti? Sbagliati?, comunque insieme fino all'ultimo respiro chiusi in un rapporto unico e indissolubile e allo stesso tempo ambiguo e impenetrabile che è impresso nelle foto che ci hanno lasciato; nei vestiti, nelle pistole e in tutti gli oggetti che li hanno sentiti ridere, parlare, litigare e anche piangere e stare male e che sono il punto di partenza della nostra immaginazione. Una storia che rivive nel sogno. Il ricordo si fa parola, sensazione di una precarietà  che dalla morte si alimenta. Tutto inizia quando la paura del non essere più ricordati, del non-esistere, si avvicina al timore di una morte capace di dividere. Due corpi, quello esile e passionale di Bonnie e quello, forte ed inibito nell'amore, di Clyde. Si incontrano per poi amarsi, innamorarsi del ricordo di se stessi insieme. Nella vita, nella morte.Tutto inizia forse proprio quando la domanda eterna ed universale dell'uomo prende piede. Quando le risposte si ritrovano incise nell'azione, pericolosa e oltraggiosa, nella ricerca del pericolo che si faccia beffardo della Fine. Cos'è l'uomo senza la memoria? Allora rincorrere la morte, fronteggiarla, prendersi cura e cullare quell'attesa, immaginarsi senza il respiro l'uno accanto all'altra, sognare l'amore che vince l'Ignoto. Voler vivere la morte. Amarla forse nella sua peculiarità  di rendere l'uomo libero, non più sbarre per Clyde, non più distante dalla sua Bonnie. Una macchina, loro letto di amore e morte. Un ragazzo, CW, guardare la loro storia, viverla. Come un figlio che osserva ed ascolta crescere i propri genitori. Non è come loro CW, non ha ancora deciso quella vita. Si fa amante dell'amore dei due amanti, si fa forte della forza dei due criminali. Una storia, quella della vita che ospita la morte. Riprese e regia video Ulisse Benedetti"
novembre 07, 2008
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PERFORMANCE DI POESIA -Tomaso Binga


performance durante 'Poesia Totale' c/o ESC di via dei Volsci - Roma,20 dic.09
novembre 07, 2008
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L'uomo della sabbia


Teatro della Cometa 19 Settembre 2012 "L'uomo della sabbia"Ispirato al racconto di E.T.A. Hoffmann, testo e regia Luca De Bei, con Mauro Conte, Riccardo Francia, Fabio Maffei, Giselle Martino. Costumi Lucia Mariani, Elementi scenici Valeria Mangiò, Luci Marco Laudando, Grafica Paolo Camilli, Foto di scena Pietro Pesce, Produzione I Magi s.r.l. L'uomo della sabbia è uno dei racconti più potenti e inquietanti della narrativa del fantastico di inizio '800. Non per niente Freud lo citerà nel suo saggio sull'arte "Il Perturbante". Racconto sulla forza dell'irreale, sul potere prevaricante dello sguardo, sull'ambiguità della visione quotidiana, "L'uomo della sabbia" si presta perfettamente ad un'elaborazione drammaturgica. Elaborazione in cui l'inconscio, il mistero, la pulsione di morte, il delirio distruttivo ma anche l'aspirazione al sublime si possono tradurre in azioni sceniche proposte allo spettatore come esperienza non solo voyeuristica ma anche sensoriale. Tutto ciò per dimostrare come nell'uomo di oggi alberghino gli stessi fantasmi, la stessa inquietudine del vivere, la stessa pericolosa immaginazione che si sviluppano e crescono nell'animo del protagonista Nathaniel.
novembre 07, 2008
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