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Things that Death Cannot Destroy



TEATRO VALLE OCCUPATO 23 Aprile 2013
Linda Fregni Nagler, “Things that Death Cannot Destroy” (Part 6)

Nell’arco di tre mesi A Theatre Cycle riflette sulle reciproche influenze, somiglianze e differenze tra arti visive e teatro, attraverso il lavoro di una selezione di artisti la cui ricerca si focalizza sulla specificità del linguaggio teatrale nelle sue diverse sfumature.
Drammaturgia, coreografia, composizione, rappresentazione, pantomima, dialogo, intermezzo, voce, corpo sono alcuni dei temi articolati dagli interventi degli artisti; ciascuno, nella sua specificità, sottolinea il rapporto con il palcoscenico come spazio espositivo, la relazione con il pubblico, e l’esperienza del lavoro dal vivo. A Theatre Cycle è un progetto sviluppato in collaborazione con Nomas Foundation, e rappresenta sia il luogo fisico in cui le performance hanno luogo, sia un contesto specifico come spazio culturale restituito alla cittadinanza attraverso l’occupazione e l’impegno di una comunità di lavoratori dello spettacolo. A Theatre Cycle vuole essere una riflessione sul dialogo tra vocabolari e linguaggi diversi, un’indagine sul rapporto e sulla condivisione tra campi e ricerche, e la testimonianza di uno scambio autentico tra figure, voci e professioni. Il progetto è stato interamente costruito come una piattaforma partecipata e nasce dalla collaborazione tra Nomas Foundation, gli artisti, e tutto il collettivo del Teatro Valle Occupato.

link: www.nomasfoundation.com
7.5.13
 

Hansel e Gretel



Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica

Teatro Vascello 18-19-20 MARZO 2013 La fabbrica in collaborazione con TSI la Fabbrica dell’Attore e il patrocinio del Goethe Institut “HANSEL E GRETEL. Il giorno dopo 3°capitolo della Trilogia dell’attesa” drammaturgia scenica a cura di Francisco Espejo, regia: Fabiana Iacozzilli, con: Elisa Bongiovanni, Marta Meneghetti e Giada Parlanti, scene di: Matteo Zenardi, costumi: Gianmaria Sposito, effetti speciali: Riccardo Morucci, disegno luci: Davood Kheradmand, vocal coach: Valeria Benedetti Michelangeli, regista assistente: Ramona Nardò, assistente alla regia: Andrea Standardi, organizzazione: Flaminia Salvemini, ufficio stampa e promozione: 369 gradi, distribuzione: offrome. Il progetto parte dal desiderio di reinterpretare alcune delle più importanti favole di tutti i tempi mettendo al centro dell’analisi il mondo infantile come luogo di solitudine e di mancanza di risposte. In scena ci sono Hansel e Gretel adulti; sono talmente grassi da aver piegato sotto il loro peso le piccole sedie sulle quali siedono. Hanno mangiato quasi tutta la casa di marzapane e ignorano il grido di una strega che chiede aiuto senza ricevere alcuna risposta. I celebri fratelli protagonisti della storia sono adulti che non riescono ad emanciparsi, incapaci di sollevarsi dallo stallo dell’attesa, mangiano e aspettano, condizione che li accomuna ai personaggi di tutta la trilogia. Il lavoro che la compagnia porta avanti è un’indagine sugli inetti, gli incapaci, su chi non vive una volontà di crescita o un desiderio di evoluzione. L’attesa, condizione che permette di rimanere immobili è il leit motiv del percorso drammaturgico e di ricerca, è l’alibi che permette di non affrontare, è il rifugio sicuro di chi teme il cambiamento ma accetta la trasformazione, inesorabile ed in questo caso degenerante, che l’obesità causa. L’allestimento è essenziale, con pochi elementi scenici e estro nei costumi; la regia pone l’accento sulla drammaturgia scenica e dosa con sapienza il comico e il drammatico creando un’immagine grottesca dal forte impatto visivo da cui emergono irriconoscibili le tre attrici al pieno delle loro possibilità espressive.
6.5.13
 

L'importanza di Donatella



Teatro Tordinona 23 – 24aprile 2013 “L’importanza di Donatella”di e con Donatella Mei, voci di Francesco La Scala, Pietro Faiella e Alimberto Torri. Spettacolo che racconta Donatella Colasanti, vittima, con Rosaria Lopez, del massacro del Circeo del 1975. Il testo è stato scritto nel 2010 ed ha debuttato nel 2011. L’ultima battuta recita: “dedicato a Donatella, a Rosaria, Mariacarmela, Valentina e a tutte le donne vittime di violenza che nel 2010 in Italia sono state 127”. Ad aprile 2013 le donne vittime di violenza sono aumentate e con esse le campagne di sensibilizzazione, le manifestazioni di piazza, le donne che hanno deciso di esporsi in prima persona per far crescere la sensibilità e la consapevolezza su questa piaga sociale. Donatella Mei da due anni porta il monologo nei teatri, nelle scuole, nei centri antiviolenza, nelle case famiglia, nei centri sociali, in ogni sala che si rende disponibile ad ascoltare un grido forte e una denuncia necessaria. Immaginare quello che Donatella Colasanti non ha detto e ricordare quello che ci ha lasciato, dai versi poetici alla fondamentale legge contro lo stupro, che dal 1996 e grazie al suo processo viene considerato un reato contro la persona e non contro la morale. Un viaggio introspettivo, nell’anima della protagonista in cui ogni tappa è documentata dalla storia giudiziaria, dalle udienze, dal paradossale destino dei tre colpevoli, dal continuo confronto con la realtà e la sua metabolizzazione. Ad accompagnare la sua vita ci sono il dolore e una costante ricerca di giustizia. L’importanza di Donatella è uno spettacolo di denuncia, ma anche di riflessione e di introspezione, sui meccanismi relazionali fra uomini e donne. Uno spettacolo di sorprendente attualità, che smaschera l’ipocrisia della parità: non bastano le leggi, le opportunità e i progressi fatti dalle donne in tutti i settori della vita pubblica ed economica. Di violenza maschile si muore ancora.
6.5.13
 

Cenerentola



Spazio Tertulliano Dal 3 al 14 aprile 2013 “CENERENTOLA” di Joël Pommerat, traduzione di Caterina Gozzi. Uno spettacolo di Sandro Mabellini. Con Donatella Bartoli, Sebastiano Bottari, Valentina Cardinali, Luca Stano, Irene Valota. Voce della Narratrice Silvia Giulia Mendola. Musiche originali Antonia Gozzi. Organizzazione Lisa Momenté. Produzione esecutiva Beat 72. Una bambina comprende con difficoltà le ultime parole della madre morente, ma non osa fargliele ripetere. Ciò nonostante Cenerentola rimane legata a quella frase: “Fino a quando penserai a me, senza mai dimenticarmi per più di cinque minuti, non morirò del tutto”. Le grandi fiabe sono iniziatiche. Rituali, quindi, ma rituali di apertura alla libertà, le fiabe sono fatte per essere costantemente reinventate dai loro narratori e i loro eroi non si lasceranno mai rinchiudere una volta per tutte dentro un testo – le loro avventure non smetteranno mai di trasformarsi, da un libro all’altro o da una sera all’altra. Per avvicinarsi ad un destino come quello di Cenerentola non bisogna assolutamente partire da risposte o da certezze ma da domande e intuizioni, bisogna lasciar crescere dei cespugli di storie più o meno spinosi senza preoccuparsi troppo presto di sfrondarli. Non bisogna quindi assolutamente – ci sono ragioni profonde per questo – voler fare previsioni sul volto di questa futura Cenerentola.
6.5.13
 

Mio



Teatro Tordinona 26 – 28 Aprile 2013 “Mio” di Matteo Cannito con Matteo Cannito, Marco Schiazza, Alessio Bondì, Valeria Palma, Simone Tessa. Secondo dopoguerra. Una tranquilla e monotona estate in un’isola non identificata del Tirreno. La crescita di un ragazzo alla soglia dei diciotto anni diventa una vera e propria avventura alla scoperta del mondo e della vita stessa attraverso i silenzi e i segreti di Nicola, un pescatore reduce di guerra e viene sconvolta dall’arrivo sull’isola di una ragazza più grande venuta dall’Est, dal nome e dal passato misteriosi: Caia. I trascorsi da soldato di Nicola e questa giovane donna dal nome particolare, trasmetteranno al ragazzo la febbre del sapere e dell’esserci in qualsiasi momento, ponendolo inevitabilmente di fronte a delle scelte che segneranno la fine della spensierata adolescenza e l’inizio della dura maturità.
6.5.13
 

ME



Castel Nuovo di Porto, Rocca Colonna, 28 aprile 2013 "ME"di Marica Zannettino, con: Marica Zannettino ed Enrica Felici. Gioco di scomposizione e frammentazione del corpo e delle sue parti, sfasamento dell’immagine di sé attraverso l’altro, specchio che riflette e fa riflettere.
6.5.13
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Animali



Recensione e approfondimenti dello spettacolo su TeatroeCritica.net

 Teatro Tordinona 16 Aprile 2013 “ANIMALI” uno spettacolo di Andreoli, Linari, Porcu e Vaccarella, con: Gabriele Linari, Enrica Nizi, Alessandro Porcu, Andrea Vaccarella, Cristiana Vaccaro. Voce narrante: Alvaro Vatri, aiuto regia: Matteo Quinzi, Lorenzo Collalti costumi: Ottavia Nigris, fonica e luci: Flavio Tamburrini, foto: Ciro Meggiolaro. Una pulce caffeinomane, una lumaca fedifraga, una mantide sotto accusa. Animali, immobili esistenze dall'istinto smarrito. Animali chiusi nelle gabbie, nelle case, nelle fessure dei muri. Un bestiario, senz'altro imprevedibile, per giocare un istante di più col teatro e con chi, di volta in volta, viene ad invaderlo. Un'etologia imprudente, una zoologia folleggiante, un comico salto nel vuoto di chi può finalmente barrire sbattendo le ali.
30.4.13
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Le Témoin



TEATRO VALLE OCCUPATO 23 Aprile 2013
Karina Bisch, “Le Témoin”

Nell’arco di tre mesi A Theatre Cycle riflette sulle reciproche influenze, somiglianze e differenze tra arti visive e teatro, attraverso il lavoro di una selezione di artisti la cui ricerca si focalizza sulla specificità del linguaggio teatrale nelle sue diverse sfumature. Drammaturgia, coreografia, composizione, rappresentazione, pantomima, dialogo, intermezzo, voce, corpo sono alcuni dei temi articolati dagli interventi degli artisti; ciascuno, nella sua specificità, sottolinea il rapporto con il palcoscenico come spazio espositivo, la relazione con il pubblico, e l’esperienza del lavoro dal vivo. A Theatre Cycle è un progetto sviluppato in collaborazione con Nomas Foundation, e rappresenta sia il luogo fisico in cui le performance hanno luogo, sia un contesto specifico come spazio culturale restituito alla cittadinanza attraverso l’occupazione e l’impegno di una comunità di lavoratori dello spettacolo. A Theatre Cycle vuole essere una riflessione sul dialogo tra vocabolari e linguaggi diversi, un’indagine sul rapporto e sulla condivisione tra campi e ricerche, e la testimonianza di uno scambio autentico tra figure, voci e professioni. Il progetto è stato interamente costruito come una piattaforma partecipata e nasce dalla collaborazione tra Nomas Foundation, gli artisti, e tutto il collettivo del Teatro Valle Occupato.

link: www.nomasfoundation.com
30.4.13
 

Umana cosa è l’aver compassione agli afflitti

Teatro Argentina dal 23 gennaio al 22 maggio 2013 “Giuseppe Gioachino Belli a 150 anni dalla morte” coordinamento e cura Marcello Teodonio Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli. Nel centocinquantesimo della morte di Giuseppe Gioachino Belli (1791-1863), il Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli propone un ciclo di letture/spettacolo. Il ciclo ripropone quella schema di evento (di cui il teatro Argentina è stato iniziatore) che tanto successo ha ottenuto nelle precedenti stagioni teatrali, e cioè la presentazione, affidata ai massimi studiosi e ai migliori interpreti, dei sonetti in dialetto, e in generale della produzione letteraria, di Belli. Gli incontri costituiscono l’occasione per una conoscenza corretta e non pedante, e al tempo stesso di sicuro impatto spettacolare, dei testi, delle opere e della personalità di un poeta affascinante e complesso come Belli, il quale doveva fare i conti con la modernità e i nuovi protagonisti della cultura e della storia.
 

24 aprile, ore 17.00 “Umana cosa è l’aver compassione agli afflitti”. Giovanni Boccaccio e Giuseppe Gioachino Belli a cura di Rino Caputo e Marcello Teodonio con Anna Lisa Di Nola e Stefano Messina
30.4.13
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Rumours



TEATRO VALLE OCCUPATO 23 Aprile 2013
Marcella Vanzo, “Rumours”

Nell’arco di tre mesi A Theatre Cycle riflette sulle reciproche influenze, somiglianze e differenze tra arti visive e teatro, attraverso il lavoro di una selezione di artisti la cui ricerca si focalizza sulla specificità del linguaggio teatrale nelle sue diverse sfumature. Drammaturgia, coreografia, composizione, rappresentazione, pantomima, dialogo, intermezzo, voce, corpo sono alcuni dei temi articolati dagli interventi degli artisti; ciascuno, nella sua specificità, sottolinea il rapporto con il palcoscenico come spazio espositivo, la relazione con il pubblico, e l’esperienza del lavoro dal vivo. A Theatre Cycle è un progetto sviluppato in collaborazione con Nomas Foundation, e rappresenta sia il luogo fisico in cui le performance hanno luogo, sia un contesto specifico come spazio culturale restituito alla cittadinanza attraverso l’occupazione e l’impegno di una comunità di lavoratori dello spettacolo. A Theatre Cycle vuole essere una riflessione sul dialogo tra vocabolari e linguaggi diversi, un’indagine sul rapporto e sulla condivisione tra campi e ricerche, e la testimonianza di uno scambio autentico tra figure, voci e professioni. Il progetto è stato interamente costruito come una piattaforma partecipata e nasce dalla collaborazione tra Nomas Foundation, gli artisti, e tutto il collettivo del Teatro Valle Occupato.

link: www.nomasfoundation.com
30.4.13
 

Sein



Teatri di vetro 24 Aprile 2013 “Sein” musica: K-Conjog, immagini: Francesco Lettieri. K-Conjog e Francesco Lettieri presentano il nuovo live Sein. Il centro di Sein è la storia, la memoria in suoni e immagini che si fondono continuamente senza una linea guida prestabilita. È un flusso di immagini televisive di diverse ere tecnologiche. Spezzoni di documentari, trasmissioni sportive, talk show si svincolano dalla loro banale mediaticità per trasformarsi piuttosto in un ricordo, all’interno del quale riuscire a percepire il sein in tutta la sua interezza, il cosmo.
30.4.13
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Alfabeto



Teatri di vetro 24 Aprile 2013 “Alfabeto” una performance di musica e poesia di: Christiane Hommelsheim e Irene Mattioli, dal poema omonimo di Inger Christensen, traduzione dal danese: Inge Lise Rasmussen Pin e Daniela Curti, adattamento: Irene Mattioli, performance: Christiane Hommelsheim, voce registrata: Daniele Fior. Il poema Alfabeto è una sorta di meravigliosa enciclopedia botanica in cui sono raccolte innumerevoli cose: alcune comuni, altre rare e misteriose. Per comporre Alfabeto l’autrice Inger Christensen usa come schema formale la sequenza di Fibonacci: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13 etc... seguendo la quale il numero di versi di ogni paragrafo si moltiplica progressivamente. L’infittirsi inarrestabile del poema simula la crescita di un organismo vivente ed evoca l’espandersi infinito dell’universo. L’uso dell’ordine alfabetico fa sì che le cose nominate appaiano le une accanto alle altre al di fuori di una logica associativa consueta. Ascoltando il poema ci si trova davanti all’esistenza di una moltitudine di cose, “cose che uno aveva del tutto dimenticato, cose che non conosce nemmeno. All’improvviso uno si sorprende di quante cose realmente esistono”.
30.4.13
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