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Love date

 Recensione dello spettacolo su Guffeto.it

Teatro Lo Spazio 20 Marzo 2014 “Love Date” di Luca Zilovich con Luca Zilovich e Francesca Pasino regia Gianluca Ghno'. Ad andare in scena sono i disastrosi primi appuntamenti di gente che si è conosciuta in chat. Su ogni coppia, però, si proietta l'ombra dell'enigmatico Theo, che con la sua non presenza ossessiona i personaggi, quasi fosse lui la causa della loro incapacità di parlarsi e conoscersi. Si delinea così un ironico dipinto di un mondo fatto di individui che non riescono a comprendersi, che si fanno scudo di ossessioni e paure rinunciando a vivere nella realtà, preferendo il tranquillo anonimato di un mondo virtuale, in cui i rapporti possono essere recisi con la velocità di un click del mouse, ad una realtà fatta di rapporti impegnativi e duraturi. Terzo classificato rassegna “Autori nel cassetto attori sul comò” edizione del 2013
6.5.14
 

Amplesso nel suo riflesso

Teatro Tordinona 26 Marzo 2014 AMPLESSO NEL SUO RIFLESSO di e con Luca Terranova e Luisanna Vespa
Compagnia degli Assi
Vi siete mai catapultati in una dimensione surreale?
Dove tutto è possibile?
Questo è il momento.. immaginate di conoscere un universo parallelo dove in due ambienti separati, una strana superficie pittorica non permette ai nostri protagonisti di toccarsi ne di guardarsi, per uno strano motivo a noi sconosciuto sono li in uno spazio senza tempo e forma, alla ricerca di un qualcosa che forse non arriverà, tra immagini di colori e fantasie si ritroveranno alla scoperta di se stessi.. Un vortice di emozioni li travolgerà... insieme a voi....
6.5.14
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Robinson

Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica
Recension dello spettacolo su Pensieri di Cartapesta

Teatro Argentina 8 Febbraio 2014 la compagnia di danza MK presenta “ROBINSON”
coreografia Michele Di Stefano
musica Lorenzo Bianchi Hoesch
con Philippe Barbut, Biagio Caravano
Francesco Saverio Cavaliere, Marta Ciappina
Andrea Dionisi, Laura Scarpini
musica Lorenzo Bianchi Hoesch
set Luca Trevisani
disegno luci Roberto Cafaggini
assistenza scenica Davide Clementi
organizzazione generale Anna Damiani con Giulia Basaglia
promozione PAV/Diagonale artistica
foto di Michela Leo, Luca Trevisani
Il nuovo lavoro di Michele Di Stefano, Robinson, ha come punto di partenza letterario, non il più conosciuto testo di Defoe da cui prende il nome, bensì il libro di Michel Tournier, Venerdì o il limbo del Pacifico. Il testo dello scrittore francese analizza le avventure di Crousoe da un punta di vista differente: il perdersi nel paesaggio dell’eroe di Defoe altro non sarebbe che un allontanarsi da se stessi a cui solo l’incontro con l’altro diverso da sé pone rimedio. La relazione con un altro individuo lo spingerebbe così a reinventarsi, a ritrovarsi nella sua originaria innocenza.
Un campo altamente concettuale e psicologico che forse soltanto la danza è in grado di esprimere con efficacia. Lo spunto testuale quindi non è altro che un pretesto per Di Stefano, per indagare la relazione tra i corpi, il movimento puro e le necessità istintuali.
In una scena minimale – curata da Luca Trevisani – aleggia una zattera gonfiabile, che diventa subito una vela in grado di trasportare il nostro eroe in luoghi altri del mondo e dell’inconscio. Un moderno Robinson Crusoe in calzoncini, maglietta e calzini prende confidenza con il luogo, scopre le insidie e si prepara ad affrontarle. L’incontro con l’indigeno, un danzatore truccato in viso di nero e nel corpo di giallo, fa scattare quella particolare condizione che corrisponde al nome di confronto, relazione.
E così entrano in scena altri quattro danzatori, altri Robinson e altri Venerdì, che riempiono la scena in un crescendo di danza e di gestuale. Un infinito lavoro di dettagli corporei e di relazioni che ha il perno effettivo in pochi movimenti, un disegno coreografico scarno che si ripete per i primi 30 minuti di spettacolo. Un’indagine sul movimento a tratti maniacale e di difficile comprensione. Nello spettacolo si riscontra il fulcro altamente sperimentale delle sequenze e delle micro e macro azioni che generano incontri e scontri. Il tutto è accompagnato dalle musiche minimali create da Lorenzo Bianchi Hoesch.
6.5.14
 

YarEnsemble

Worldmusic Arts 21 Febbraio 2014 Yar ensemble (Iran, India, Italia) in concerto India Iran e Italia fonderanno le loro culture millenarie attraverso le melodie di tre grandi musicisti: l’iraniano Pejman Tadayon, reduce dalla tournée Polvere di Bagdad (con Massimo Ranieri e musiche di Mauro Pagani), l’indiano Sanjay Kansa Banik, che ha collaborato con L’Orchestra di Piazza Vittorio e con gli Agricantus e l’italiano Andrea Piccioni, uno dei massimi esponenti dei tamburi a cornice e direttore artistico del Frame Drums Italia. La raffinata estetica di tre grandi culture millenarie si fonde attraverso i suoni di tre grandi interpreti; dal potente battito dei tamburi a cornice del mediterraneo al sinuoso svolgersi delle trame melodiche prodotte dal tar, dall’oud e dal setar e robab fino alle complesse geometrie ritmiche delle tabla, tipiche della musica indiana. La musica qui prodotta è come un incontro che diventa gioia e condivisione, i complessi ritmi ed i virtuosismi si snodano come un dialogo in cui nessuno prevarica ma dove tutti contribuiscono, in cui il pubblico vive e partecipa al dialogo ed alla gioia dell'incontro.
6.5.14
 

Cleopatras

Incontro con Arianna Scommegna



Teatro Biblioteca Quarticciolo 22 marzo 2014 rassegna Anima Mia - La Trilogia Prosa “Cleopatràs”
Produzione compagnia ATIR
di Giovanni Testori, regia di Gigi Dall’Aglio, con Arianna Scommegna
violoncello Antony Montanari
scene Maria Spazzi, luci Pietro Paroletti
E’ un canto antico, primitivo in cui la poesia di Giovanni Testori scolpisce nel corpo della regina il suo regno lombardo, la sua terra, compiendone infine un sacrificio d’amore.
Oh Cleopatra Oh povera gaina Cleopatràs, anch’io voglio potermi addossare tutto il monte di una felicità negata e, con l’autore, voglio pure avere la forza visionaria di portare questo peso con un corpo che si dilata, si radica e si specchia nella dimensione di una coscienza grande come tutto il mio mondo conosciuto. Da Como a Lecco, preso nella cerchia delle acque del lago Segrino, si estende poi da un passato di ricordi, di suoni, di musiche, di cibo, di vino, di tramonti, di parole, di lingua a un futuro di vuoto, di assenza, di nichil, di niente vive in un presente che si consuma qui in questo teatro, davanti a questo pubblico mentre mi arrabatto con i turbamenti di una sessualità prepotente e frustrata ed il senso “delle cose della natura” che ci abbandonano nella morte, ci riempiono la bocca di parole nate col nostro corpo, con la nostra terra e che si disperdono nei nostri teatri.
6.5.14
 

La Molli

Incontro con Arianna Scommegna



Teatro Biblioteca Quarticciolo 3 maggio 2014 Spettacoli al tramonto “La Molli” con Arianna Scommegna, regia Gabriele Vacis. Sono confidenze sussurrate, confessioni bisbigliate quelle della Molli. Il monologo di Molly Bloom che conclude l’Ulisse di Joyce dal quale Gabriele Vacis – che ne è anche regista – e Arianna Scommegna prendono le mosse, del quale colgono le suggestioni e con il quale continuano a dialogare per tutto lo spettacolo, calando il personaggio in una quotidianità dalle sonorità milanesi e traslando il testo in una trama di riferimenti culturali, storie e canzoni, che hanno il sapore del nostro tempo. Arianna Scommegna è sola sul palcoscenico, seduta al centro della scena; il suo monologo intenso, irrefrenabile, senza punteggiatura, senza fiato, è stretto tra una sedia, un bicchiere poggiato a terra e una manciata di fazzoletti ad assorbire i liquidi tutti, sacri e profani, di un vita di solitudine e insoddisfazione, come una partitura incompiuta. Il fiume di parole è lo stesso flusso di coscienza del personaggio di Joyce che riempie una notte insonne di pensieri e bugie, mentre aspetta il ritorno a casa del marito, Leopold, come la Molli aspetta Poldi. L’attrice, in bilico tra il romanzo e la vita, ripercorre la propria esistenza di poco amore, infinite attese, occasioni mancate, dal primo bacio a un rosario di amanti da sgranare per mettere a tacere il vuoto, dal dolore di un figlio perduto fino a un finale ‘sì’ pronunciato comunque in favore della vita, dell’amore da una donna mai piegata alla rassegnazione.
6.5.14
 

Resistenza corale

Casa della Memoria e della Storia 21 marzo 2014 Il Circolo Gianni Bosio con Bosiocinema presentano RESISTENZA CORALE diretto da Xavier Rebut. Resistenza corale: Adelaide Valenti, Anna Borghi, Antonella Devescovi, Camilla Pagani, Cristina Burani, Francesca Miano, Maria Miceli, Maria Cristina Picchio, Roberta Santacesaria, Vittoria Gallo.
"APPUNTI PER LA MEMORIA"
Suite cantata per le immagini di VITTORIO DE SETA
A 10 anni dalla creazione il gruppo vocale Resistenza Corale diretto da Xavier Rebut rende omaggio a Vittorio De Seta, un grande del cinema italiano che fu testimone di un mondo e di una cultura legati ai riti e agli avvenimenti della vita: l‘Altra Italia. L‘Italia della campagna, della cultura orale, un paese non ufficiale cantato dai cantastorie, un‘Italia per lo più scomparsa nei lavori e riti quotidiani, ma viva ancora nei canti di tradizione orale, nei canti sociali, nei canti sacri e profani da Nord a Sud, e in tutte le musiche inventate e condivise per raccontare il proprio vivere. In una suite cantata le voci accompagnano le immagini di De Seta, dialogano con frammenti-citazioni tratti dai cortometraggi degli anni 1954-59. La doppia partitura, sonora e visiva, vuole essere occasione di evocazione, riflessione e spunto per andare a incontrare chi ancora oggi canta, dalle campagne alle città. E così poter aggiungere la propria voce alle loro. I canti scelti ripercorrono, oltre ad alcuni dei tanti mondi tradizionali, anche 10 anni di studio e ricerca, 10 anni di resistenza corale e culturale del gruppo.
Resistenza Corale nasce nel 2003 all’interno del CNR Istc, su iniziativa di Maria Miceli e con il sostegno dell’allora direttore Cristiano Castelfranchi. Aperto a chiunque abbia voglia di cantare e di incontrare gli altri attraverso la pratica vocale, il laboratorio proposto da Xavier Rebut ha esplorato in primo luogo vari repertori, dalla musica di tradizione orale ai canti di lotta, ai madrigali medioevali, alle canzoni e ai repertori corali di vari orizzonti. Pian piano la ricerca si è incentrata sul canto di tradizione orale, sulla vocalità e il linguaggio musicale di questa cultura non scritta dove ogni cantore ha il proprio modo di cantare, unico. In questa ricerca affiancano il repertorio popolare brani composti per il gruppo da Xavier Rebut e canti sociali e politici come i canti anarchici e di cantastorie. Nel corso degli anni il gruppo è diventato di sole voci femminili ed è composto di 10 voci dove ognuna è solista.
6.5.14
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Ricordi di un sognatore - Le notti bianche

Casa delle Culture 25 Marzo 2014 Sipariodrammaflucù “RICORDI DI UN SOGNATORE … Le notti bianche” da Fedor Dostoevskij Regia Claudio Capecelatro Con Xhilda Lapardhaja - Claudio Capecelatro “…Sognando creo interi romanzi.” Un eroe solitario vaga per le vie della città e vive i suoi giorni immerso nella dimensione onirica, chiuso in un mondo di fantasticherie, nel regno dell’ideale e dell’utopia. In una notte bianca irrompe nella sua esistenza la giovane Nasten’ka – simbolo della vita reale, del pulsare delle emozioni – che risveglia in lui il sentimento dell’amore. Abbandona, perciò, la sua esistenza chiusa, aprendosi alla vita vera. Ma quando la ragazza gli rivela di un altro amore, la sua speranza svanisce, riportandolo al suo destino di illusioni. “…un minuto intero di beatitudine! E’ forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?...”
6.5.14
 

Fedra

Forte Fanfulla sabato 29 marzo 2014 “FEDRA”
 di Marina Cvetaeva
traduzione di Marilena Rea
regia di Matteo Lolli
con Edda Gaber e Marco Solari
musiche originali di Francesca Ferri
voci di Francesca Ferri e Xavier Rebut
costumi di Metissage
disegno luci di Gianni Melis
post produzione audio di Ruzkut
Meudon, 1927: sulla sinistra Euripide, sulla destra Racine, Marina Cvetaeva al suo “tavolo di libertà” riscrive la Fedra. Mito dell’amore impossibile di una matrigna per un figlio, amore non corrisposto, uno dei dolori più terribili, dolore da morirne.Tragedia in quattro quadri e in versi. Degli otto attori pensati dalla poetessa russa, nella regia di Matteo Lolli, ne restano solo due a dividersi le passioni sia di Fedra e Ippolito - irriducibili antieroi il cui assolutismo porterà a una morte precoce - che di servi, messaggeri e cori.
PRELUDIO PER FEDRA
Messa da parte ogni “nec
essità espressiva” di produrmi in una ulteriore presunta operina da camera, ennesima occasione mancata per svuotarmi da me stesso, fare “infinito” in un quadratino angustissimo di spazio, appunto in quel quadratino mi restano ora due viventi, immaginanti creature. Dico due farfalle, se è vero che la vita è una farfalla senza polvere colorata (basta sfiorarla con le dita!) e il sogno, polvere colorata senza farfalla. E allora cos’è una farfalla con la polvere colorata? Deve essere qualcosa di diverso, una sorta di sogno incarnato o di vita divenuta sogno. Ma ammesso che questo esista, non qui, non sulla terra!
Matteo Lolli
6.5.14
 

I Shakespeare - I Cinna

Teatro Biblioteca Quarticciolo 28 marzo 2014
 I Shakespeare - I Cinna
di Tim Crouch
traduzione di Pieraldo Girotto
regia di Fabrizio Arcuri
con Gabriele Benedetti
I SHAKESPEARE è un dispositivo di indagine sulle forme del racconto teatrale: 3 spettacoli che sono occasione per 3 personaggi shakespeariani di raccontare, e rivivere, 3 opere del drammaturgo inglese, realizzando 3 spettacoli ulteriori, imprevedibili e dirompenti.
- le mie parole come coltelli.
Cinna è un poeta perchè scrive poesie? O solo perchè dichiara di esserlo? O semplicemente perchè il suo autore decide di definirlo così, Shakespeare prima e Crouch dopo? (sciogliendo così, didascalicamente, l’ambiguità dell’identità di Cinna: congiurante di Cesare o solo vittima di uno scambio di persona?). In Shakespeare c’è Cinna il console congiurante e Cinna il poeta. Ma il nome vale di più della persona. Il nome vale una morte ingiusta. Crouch riconsegna un Giulio Cesare rivisto con gli occhi, e riscritto con le parole, di un ciondolante poeta che fa brutti sogni, e che non smette di trovarsi sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Come la Storia segna la vita di chi vi prende parte, anche malgrado lui?
Una scrittura continua della propria storia a cui gli spettatori possono partecipare. Questa è la vendetta di Cinna il poeta contro se stesso, e contro le parole e contro il popolo che lo ha ucciso: imparare nuovamente la propria storia e costruirne una nuova rappresentazione. Un racconto che non passa solo attraverso il media verbale ma anche quello delle immagini, specchi che moltiplicano una verità politica e sociale, dolorosamente irriducibile.
6.5.14
 

Tre terrieri

Teatro Lo Spazio 23 Marzo 2014 “Tre terrieri”
 Scritto, diretto e interpretato da Angelo Sateriale, Fulvio Maura, Roberto Di Marco
Primi classificati al concorso "Autori nel cassetto, attori sul comò" 2012/2013
La storia si muove intorno alle gesta di tre fratelli che, avendo vissuto vite parallele attraverso esperienze diverse, si ritrovano, dopo la morte dei genitori, a gestire per la prima volta insieme la fattoria di famiglia. Da qui litigi, fraintendimenti, trame oscure, risate e prese in giro si alternano in un testo serrato e pungente.
La suggestione che plasma e attraversa l’intero spettacolo è ispirata alla stessa suggestione che utilizza George Orwell ne “La Fattoria degli animali”. Il testo, facendo propria l’orwelliana metafora della fattoria come microcosmo che rappresenta il macrocosmo della società, vuole trasporre in scena l’attuale situazione politica italiana, disperata, grottesca e surreale proprio come lo spettacolo.
Il tutto viene raccontato attraverso un dialetto inventato, nuovo, unico, ispirato alle sonorità del meridione, che nella bocca del più colto dei tre fratelli si fonde insieme ad un latino maccheronico e divertente. Un dialetto che se pur distante da quello parlato dal popolo riesce a coglierne l’essenza. Esattamente come fa la politica oggi: solo apparentemente distante dall’uomo della strada, ma in realtà intimamente vicina ai valori di tanti, troppi italiani. TRE TERRIERI : uno sguardo diverso e allegorico sulla stretta attualità!
6.5.14
 

Il topo nel cortile

Teatro Belli 27 Marzo 2014 “IL TOPO NEL CORTILE”
 scritto e diretto da Daniele Falleri
con Emanuele Salce, Elena Russo, Laura Adriani e Andrea Standardi
Costumi: Alexandra Toesca
Musiche: Marco Schiavoni
Aiuto Regia: Antonella Ricchiuti
Organizzazione: Fabrizio Perrone Its Italia Spettacoli
Dopo la tournée di Ti ho sposato per allegria, Emanuele Salce è il protagonista de Il Topo nel Cortile lo spettacolo scritto e diretto da Daniele Falleri in scena al Teatro Belli di Roma dal 20 al 30 marzo.
Una famiglia è sconvolta dalla notizia che Samantha, la secondogenita, di soli sedici anni, è incinta. La ragazza, muta in seguito ad un incidente in tenera età, ha tenuto nascosto il suo segreto per cinque lunghi mesi.
In netto contrasto col marito e il figlio maggiore, Gianna, la madre, pretende di risolvere la questione a modo suo inchiodando il fidanzatino della figlia alle proprie responsabilità.
Ma la cieca determinazione della donna subirà un drastico ribaltamento di prospettive nel momento in cui scoprirà l’identità del vero padre del bambino che sta per nascere.
“La famiglia. La famiglia come intreccio inestricabile di cause e effetti in cui sono annodati indissolubilmente i destini di tutti i suoi componenti.
Questo è il terreno eternamente fertile in cui il seme de IL TOPO NEL CORTILE allunga silenziosamente le sue radici e sboccia violento. Una storia delle infinite storie che implodono fra le quattro mura di un appartamento di provincia dove si tira avanti con lo sguardo perennemente basso su ciò che si può o che non si può dire, su ciò che si può o che non si può fare. Fino al momento in cui procedere è impossibile e guardarsi l’un l’altro negli occhi è inevitabile.
Ne IL TOPO NEL CORTILE tutto si disintegra e si ricompone nel tempo reale di una famiglia qualunque all’ora di cena. Alla fine il pasto sarà servito anche questa volta a finestre rigorosamente chiuse per impedire che il male di fuori scombini il falso equilibrio di sempre”. Daniele Falleri
6.5.14
 
 
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