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Cantico dei cantici

Carrozzerie not 22 Maggio 2022

CANTICO DEI CANTICI

adattamento e regia Roberto Latini

musiche e suoni Gianluca Misiti (Premio Ubu 2017 'Miglior progetto sonoro o musiche originali')

luci e tecnica Max Mugnai

 

con Roberto Latini (Premio Ubu 2017  'Miglior attore o performer')

 

organizzazione Nicole Arbelli

produzione Fortebraccio Teatro

con il sostegno di Armunia Festival Costa degli Etruschi

con il contributo di MiBACT e Regione Emilia-Romagna

Il Cantico dei Cantici è uno dei testi più antichi di tutte le letterature.

Pervaso di dolcezza e accudimento, di profumi e immaginazioni, è uno dei più importanti, forse uno dei più misteriosi; un inno alla bellezza, insieme timida e reclamante, un bolero tra ascolto e relazione, astrazioni e concretezza, un balsamo per corpo e spirito.

 

Se lo si legge senza riferimenti religiosi e interpretativi, smettendo possibili altre chiavi di lettura, rinunciando a parallelismi, quasi incoscientemente, se lo si dice senza pretesa di cercare altri significati, se si prova a non far caso a chi è che parla, ma solo a quel che dice, senza badare a quale sia la divisione dei capitoli, le parti, se si prova a stare nel suo movimento interno, nella sua sospensione, può apparirci all’improvviso, col suo profumo, come in una dimensione onirica, non di sogno, ma di quel mondo, forse parallelo, forse precedente, dove i sogni e le parole ci scelgono e accompagnano.

 

Non ho tradotto alla lettera le parole, sebbene abbia cercato di rimanervi il più fedele possibile.

Ho tradotto alla lettera la sensazione, il sentimento, che mi ha da sempre procurato leggere queste pagine. Ho cercato di assecondarne il tempo, tempo del respiro, della voce e le sue temperature.

Ho cercato di non trattenere le parole, per poterle dire, di andarle poi a cercare in giro per il corpo, di averle lì nei pressi, addosso, intorno; ho provato a camminarci accanto, a prendergli la mano, ho chiuso gli occhi e, senza peso, a dormirci insieme.

 

“vi prego, non svegliate il mio amore che dorme” R. L.

2.6.22
 

3 VOCI PER AMLETO

Teatro Tordinona 29 Maggio 2022

3 VOCI PER AMLETO


Scrittura e regia Stefano Villani

 Con 

Stefano Villani

Fiammetta Michetti

Marco Marta

2.6.22
 

L'HO VISTA PRIMA IO

Teatro Tordinona 19 Maggio 2022

L'HO VISTA PRIMA IO

Regia di Simone Fabiani e Alessandro Giorgi

Supervisione artistica Sabrina Pellegrino

Con Simone Fabiani, Irene de Gaetano Alessandro Giorgi 

23.5.22
 

MUSICARELLO SHOCK

Teatro Lo Spazio 14 Maggio 2022

MUSICARELLO SHOCK

di Matilde D’accardi

con Valentina De Giovanni

“Farai come ti pare quando ti sposerai!”. Italia 1960. In una piccola cittadina di provincia, una ragazza prigioniera delle rigide regole paterne sogna di essere salvata dall’amore, quello meraviglioso e senza fine di cui parlano le canzoni. Ma solo una volta sposata scoprirà chi è e cosa vuole davvero, e imparerà a lottare per la sua realizzazione. Liberamente ispirato alla vera storia della prima divorziata d’Italia e di molte altre delle nostre madri, questo monologo musicale racconta le vicende, i pensieri e le emozioni di molte ragazze del Boom, che suonano ancora tremendamente attuali. Attraverso brani che hanno reso immortale la musica leggera italiana negli anni ‘50, ‘60 e dei primi ‘70, Musicarello shock ricostruirà con ironia e nostalgia la battaglia per la legalizzazione del divorzio nel Bel Paese – che nel 2020 ha compiuto il suo settantesimo anniversario – e la trasformazione di mentalità che ha aperto la strada all’emancipazione delle italiane e al riconoscimento dei loro diritti.

Note sullo spettacolo

Musicarello shock racconta di una voce di donna che si libera. All’inizio è interiore, casalinga, inconsapevole, ma poi si esteriorizza, diventa pubblica, politica. La vicenda di Nora, restituita da Valentina De Giovanni, ripercorre indirettamente gli eventi sociali, culturali e istituzionali che hanno caratterizzato la storia della modernizzazione italiana e che, secondo quanto scrive Fiamma Lussana nel saggio L’Italia del divorzio, hanno portato l’opinione pubblica ad abbandonare formalmente il principio di indissolubilità del matrimonio. Oltre a ciò, lo spettacolo prova a fare luce su uno scarto di pensiero fondamentale per l’emancipazione femminile, ossia la messa in dubbio del mito dell’amore monogamico romantico come unico destino degno nella vita di una donna: un mito che in quegli anni veniva rinnovato, modellato e immortalato proprio dalla musica leggera nostrana. Infatti, in Musicarello shock le canzoni pop, proprio come nel genere cinematografico cui fa riferimento il titolo, costituiscono il vero fulcro drammaturgico e spettacolare. Non fanno solo da contraltare agli eventi della trama ma aprono, conducono e portano a compimento la narrazione, inscenando una storia parallela e facendo suonare i sentimenti della collettività. Cantando, De Giovanni ci invita a ricordare le parole d’amore con cui sono cresciute le nostre madri e a riflettere su questa eredità, oltre che a divertirci ed emozionarci di nuovo insieme, nella vicinanza fisica. Perché, e questo è un messaggio fondamentale dello spettacolo, la musica è un mezzo espressivo e comunicativo straordinario, che anche nei momenti di più grande repressione e sofferenza può aiutarci a veicolare all’esterno le nostre emozioni e a sentirci gli uni con gli altri.

18.5.22
 

IN EXITU

Teatro Vascello 4 Maggio 2022

IN EXITU

dall’omonimo romanzo di Giovanni Testori nell’adattamento, interpretazione e regia di Roberto Latini musiche e suono Gianluca Misiti luci e direzione tecnica Max Mugnai collaborazione tecnica Riccardo Gargiulo, Marco Mencacci, Gianluca Tomasella produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi con la collaborazione di Armunia Festival Costa degli Etruschi Associazione Giovanni Testori, Napoli Teatro Festival Italia con il contributo di Regione Toscana e MiBAC

Roberto Latini dà vita alle parole dell’omonimo romanzo di Giovanni Testori (1988). Il testo racconta l’uscita di scena di una vita consumata in evasione, in eversione. La vita di Gino Riboldi, un giovane tossico ridotto alla prostituzione, in una Milano intrisa di dolore e solitudine. La narrazione cede il passo alla forma e si sostanzia su un piano raffinatamente linguistico.

Il corpo-testo testoriano pulsa parole che sono sangue. La lingua è ferita dalla sintassi, diventa linguaggio. Il corpo-testo è le sue articolazioni, un movimento incessante, irrefrenabile, inesorabile. Lo si potrebbe percepire come indipendente. Non posso contrastarlo, organizzarlo, prevederlo. Devo permettere la sua intrattenibilità, lasciarlo andare via dal suo stesso corpo. Constatare lo strappo metrico delle sillabe, di ogni frase, del pensiero. Le parole abbandonano il testo, continuamente. Non attraverso di me, ma attraversandomi. Ho bisogno di non difendermi. E non potrei, non posso. Respiro. E non è l’attore ad agire la scena. Respira. L’attore in scena reagisce alla scena. Non posso recitare la provvisorietà di ogni passo, il disequilibrio. Non posso impararlo. Devo permettere il fluire. La sconfitta. Cadere. E non disturbare.

15.5.22
 

LINGUA MATRIGNA

Teatro Tordinona 28 Aprile 2022

LINGUA MATRIGNA

Da L’analfabeta di Agota Kristof

con Patrizia Labianca

Progetto e regia Marinella Anaclerio

Organizzazione Tiziana Laurenza

Comunicazione Antonella Carone Daniele Pratolini


E’ notte, Agota è sola nella sua casa con un registratore e, come Krapp o come un medico legale

durante un’autopsia, passa a setaccio la sua vita…o meglio la misura…nelle sue perdite e nelle sue

conquiste. Assistiamo al suo tirar le somme sulla sua vita, la vita di una profuga che mai è riuscita a

smettere di pensare di essere fuori luogo, fuori dal suo luogo.

Agota Kristof, una tra le più importanti ed amate scrittrici di lingua francese è nata in Ungheria nel

1935. Il padre è un insegnante, l’unico insegnante del suo piccolo paese. A 14 anni entra in collegio.

Nel 1956 lascia clandestinamente l’Ungheria, costretta ad abbandonare la sua terra natale insieme

al marito e figlia neonata, quando l’Armata rossa interviene in Ungheria per sedare le rivolte

popolari. Nella fuga porta con sé solo due borse: una di pannolini e biberon e l’altra per i suoi

vocabolari. Con la perdita della Madre Patria, si diventa orfani della Madre Lingua. “ come

spiegargli, senza offenderlo, e con le poche parole che so di francese, che il suo bel paese non è altro

che un Deserto, per noi rifugiati, un deserto che dobbiamo attraversare per giungere a quella che

chiamiamo “ integrazione”, “assimilazione”?.

In questa autobiografia scarna ma precisa, com’è il suo stile, la Kristof analizza e racconta la natura

del suo disagio più grande nella condizione di profuga: la perdita di identità intellettuale. Incapace di

esprimersi e di capire cosa le succede attorno, non conoscendo la lingua francese, si definisce muta

e sorda. Ed è questo che la messa in scena vuole urlare in silenzio allo spettatore…. Qual è lo stato

d’animo di urgenza comunicativa non sorretta da mezzi espressivi adeguati, l’inquietudine che prova

chi approda da profugo in terra straniera, chi da anziano non è messo nelle condizioni di capire i

nuovi mezzi di comunicazione pur costretto ad usarli, o ancora più semplicemente l’incomunicabilità

tra generazioni differenti, come tra lei e sua madre….

Questa esperienza, dalla Kristof, raccontata con tanta semplicità e profondità, è stata vissuta anche

da scrittori come Samuel Beckett, Irene Nemirovskij, Joseph Conrad, autori che nel ‘900 hanno alla

fine conquistato un posto di rilievo nella letteratura della loro… lingua Matrigna.

La Nostra Analfabeta, oramai tradotta in 18 lingue, considerata una delle maggiori autrici

contemporanee di lingua francese, parla al pubblico per ricordarsi quanta strada ha percorso prima

di avere la gratificazione di vedere le proprie opere tradotte da altri in tutto il mondo. Lo fa per per

ricordare ed incoraggiare quanti come lei, orfani di Terra e di Lingua devono ricominciare in età

adulta con l’alfabeto della Lingua Matrigna. Ogni parola ha una radice e questa germoglia in noi sin

 

dalla vita intrauterina, ascoltando il mondo che ci circonda… strappati da quel mondo si cerca di

restare a galla in acque sconosciute. Come sopravvivere senza disintegrarsi ma integrandosi? Ed

proprio lo Scrivere che, in esilio, diventa il suo mezzo per navigare nelle acque sconosciute di una

nuova cultura, il suo modo per sopportare gli anni tanto odiati, quelli in una fabbrica di orologi dove

sente soltanto il ritmo delle macchine e a quel ritmo deve adeguarsi. E decide di farlo proprio nella

lingua francese, che così tanto prima aveva detestato: leggere e scrivere è, per lei, “una malattia”,

un bisogno impellente.

“[…] questa lingua, il francese, non l’ho scelta io. Mi è stata imposta dal caso, dalle circostanze. So

che non riuscirò mai a scrivere come scrivono gli scrittori francesi di nascita. Ma scriverò come

meglio potrò. È una sfida. La sfida di un Analfabeta.”

 

Patrizia Labianca- Marinella Anaclerio
2.5.22
 

KREUZBERG

Teatro Tordinona 20 Aprile 2022

KREUZBERG


con Sofia Ferrero, Leonardo D'Attilio, Giovanni Cipolletta, Ruben Mulet Porena, Clarissa Curulli 


aiuto regia Daniele Di Martino coreografie Federica Bianconi vocal coach canto Beatrice Valentini foto Barbara Gravelli produzione Laboratorio di Arti Sceniche diretto da Massimiliano Bruno  

24.4.22
 

ENRICO IV

Teatro Tordinona 2 Aprile 2022

ENRICO IV

di Luigi Pirandello


Con Camilla Corsi

         Alessandro Lori


Regia di Tony Contartese

 

 Il tema dominante di Enrico IV è la scoperta del grigiore, dell’invecchiamento delle cose e di sé stessi. È questa la scoperta che convince Enrico, nel momento in cui rinsavisce, a non tornare più alla sua vita autentica. Il dramma “storico” diventa il dramma della storia, del tempo che non si può recuperare, neppure nello spazio della fantasia. La rottura non è più soltanto orizzontale, con la propria contemporaneità, ma anche verticale, col passato e col futuro. Non è un caso che il tema dominante sia la pazzia, e cioè il morbo senza tempo. Enrico IV è il personaggio più disperato, più tragico di Pirandello perché il processo di disgregazione dell’individualità e della socialità viene condotto fino al limite estremo.


24.4.22
 

Non domandarmi di me, Marta mia

Teatro Palladium 27 Marzo 2022

Non domandarmi di me, Marta mia
intorno al carteggio Luigi Pirandello – Marta Abba

nell’ambito della rassegna
Sei personaggi in cerca d’autore. Un viaggio lungo un secolo

di Katia Ippaso
con Elena Arvigo
regia Arturo Armone Caruso 
musiche originali MariaFausta,
scene Francesco Ghisu,
disegno luci Giuseppe Filipponio, image designer Elio Castellana,
produzione Nidodiragno/CMC
prima romana

Un notturno dedicato alla relazione tra Luigi Pirandello e Marta Abba, la sua Musa, attraverso una rilettura dell’appassionato carteggio che i due si scambiarono nell’arco di dieci anni.
Non domandarmi di me, Marta mia… è lo spettacolo scritto da Katia Ippaso, diretto da Arturo Armone Caruso e interpretato da Elena Arvigo, in scena in prima romana al Teatro Palladium il 26 e 27 marzo nell’ambito della collaborazione con l’Istituto di Studi Pirandelliani per il centenario della prima rappresentazione dell’opera di Pirandello Sei personaggi in cerca d’autore.

Non domandarmi di me, Marta mia… si sviluppa in un preciso momento nel tempo, 10 dicembre del 1936, data della morte di Luigi Pirandello, e in un preciso punto dello spazio, New York, dove Marta Abba stava recitando al Plymouth Theatre di Broadway. Quella sera, dopo aver annunciato al pubblico l’improvvisa scomparsa di Pirandello, alla fine dello spettacolo, Marta si trova da sola nella sua camera di Manhattan, non molto distante dalla Fifth Avenue, di fronte alla cattedrale di St.Patrick. Nella calma allucinata di quella notte, si trova a dover fare i conti con il suo passato.

Descritta come una donna dal forte temperamento (a soli 29 anni divenne capocomica), Marta Abba ripercorre la corrispondenza avuta con il Maestro scoprendosi all’improvviso vulnerabile, e sola. L’irruzione improvvisa della morte non può non influenzare l’interpretazione del passato facendo vacillare le certezze e portando la protagonista a farsi delle domande mai fatte prima. É una notte di veglia, in cui si fa vivo non solo il fantasma di Pirandello ma vengono chiamate a raccolta anche le immagini fantasmatiche di tutte le eroine pirandelliane (dalla Tuda di “Diana e la Tuda” alla Donata Genzi di “Trovarsi”, fino alla contessa Ilse de “I Giganti della montagna”) che il grande scrittore aveva inventato per lei, per la sua Marta.

 

9.4.22
 

ELETTRA, tanta famiglia e così poco simili

Teatro Vascello 31 Marzo 2022

ELETTRA, tanta famiglia e così poco simili

di Hugo Von Hofmannsthal
con Manuela Kustermann, Flaminia Cuzzoli, Carlotta Gamba, Alessandro Pezzali

adattamento e regia Andrea Baracco

scene Luca Brinchi e Daniele Spanò – costumi Marta Crisolini Malatesta 

disegno luci   Javier Delle Monache   musiche originali Giacomo Vezzani

datore luci Giuseppe Incurvati   macchinista Danilo Rosati    aiuto regia Sofia Balossino
con il patrocinio di Forum Austriaco di Cultura

produzione La Fabbrica dell’Attore – teatro Vascello

ph Manuela Giusto

Al teatro Vascello di Roma in prima nazionale il 25 marzo 2022 fino al 3 aprile va in scena Elettra. Il dramma mostra tre personaggi femminili spezzati, che vivono nel desiderio di essere altro da ciò che sono: chi madre ed è figlia (Crisotemi), chi figlia ed è orfana (Elettra), chi vittima ed è carnefice (Clitennestra). E non è affatto semplice riuscire a trovare le parole per narrare la zona di confine, l’ibrido, la soglia, il doppio, la complessità; spesso si entra nella balbuzie, nell’inciampo linguistico, nell’incapacità di far proseguire la frase: “Le parole astratte, a cui la lingua, secondo natura, deve pur ricorrere per esprimere un qualsiasi giudizio, mi si sfacevano nella bocca come funghi ammuffiti”.

“Servirsi dell’antichità come uno specchio magico in cui speriamo di ricevere il nostro proprio volto”. Parte da questo impulso intellettuale Hofmannsthal, accingendosi alla riscrittura del classico sofocleo. Spoglia l’immagine dei miti da ogni possibile dimensione storica, culturale e antropologica, restituendo corpi secchi, minimali, fuori da qualsiasi retorica e pathos. Rovescia sopra le pagine del mito una bottiglia di whisky e lascia vivere i personaggi in un’ebrezza feroce, senza tregua, in una sorta di spazio onirico in cui si è più ombra che figura. Elettra, così ci appare, come una grande messa in scena della psiche, con i protagonisti alla ricerca delle parole con cui raccontarsi; quelle parole, quella lingua, che non hanno accesso agli abissi della vita.

Lo spazio è un delirio di ombre/fantasmi che, ben in vista, si nascondono, rendendo il luogo lugubre e pieno di insidie. Le tre donne, immerse nella più assoluta solitudine, non sono, in verità, mai sole. Uomini, per lo più mezzi uomini, spiano da ogni angolo, e giudicano le azioni delle loro madri, figlie, sorelle, amanti. I legami sono spezzati, per sempre.

 “Tanta famiglia, e così poco simili” risponde Amleto allo zio Claudio che lo sollecita sul tema.  Mi piace pensare che Hofmannsthal, grande amante di Shakespeare e ossessionato dal Principe, sia partito proprio da qui, da questa battuta, per la sua Elettra. C’è molta, troppa famiglia, dentro le teste delle tre donne. C’è molta, troppa memoria del maschio/padre. Bisogna liberarsene, eliminarlo, se necessario ucciderlo e subito dopo abbandonarsi al silenzio. Andrea Baracco

 

9.4.22
 

INCENDIES

Teatro Tordinona 30 marzo 2022

INCENDIES

 regia di Massimiliano Vado.

Aiuto regia: Alessandra Lucidi

Assistente alla regia: Tommaso Caboni

con

Elisabetta Anella nei ruoli di Nazira e Sawda.

Niccolò Felici nei ruoli di Wahab, Simon Marwan e Nihad.

Ester Gugliotta nei ruoli di Antoinette Ducharme, Abdessamad Darazia e la guida di Kfar Rayat.

Asja Mascarini nel ruolo di Hermille Lebell (notaio)

Ugo Caprarella nei ruoli di Ralph, soldato, fotografo, medico dell’orfanotrofio.

Sofia Pasquali nei ruoli di Nawal Marwan e Jeanne Marwan

 

Canada, 2002. Una donna, Nawal Marwan, ex rivoluzionaria della guerra civile in Libano, è

appena deceduta lasciando ai suoi due figli gemelli, Jeanne e Simon, un testamento. Con il

testamento, però, la madre chiede ai due figli di ritrovare il loro padre e il loro fratello, due persone

delle quali i gemelli non avevano mai sentito parlare fino a quel momento. Solo così i figli

aiuteranno la madre a mantenere le sue promesse, promesse che le permetteranno di ricevere

una sepoltura dignitosa.

Si può negare il passato oppure pedinarne le tracce a prezzo di dolorose scoperte, ma non si può

crescere senza fare i conti con la memoria. Con l’aiuto del notaio Hermile Lebel, i due gemelli

inizieranno un viaggio alle radici della rabbia degli sconfitti attraverso il dispiegamento della vita di

una donna proveniente da una terra senza pace.

2.4.22
 

NON EROGA METANO

Teatro Tordinona 24 Marzo 2022

NON EROGA METANO

Scritto da: Andrea Giovalè 

Interpretato da: Sara Mafodda, Mersila Sokoli, Michele Eburnea 

Non eroga metano è la storia di una generazione, cristallizzata in tre punti di vista. 

Sara, 24 anni, che vuole un futuro al più presto. 

Michele, il suo ragazzo, che a 24 anni dal futuro vuole solo fuggire. 

Mersila, 28 anni, che il futuro se lo ritrova dentro, senza preavviso. 

È notte fonda, una macchina si ferma alla Stazione di servizio Colle Tasso Nord. Al settimo mese di gravidanza, Mersila scende dalla macchina ed entra nell’autogrill. 

Dentro, incontra Sara. 

Mersila non sembra a suo agio, qualcosa la turba. Sara cerca di confortarla: lei sa un sacco di cose sulla gravidanza. Tra le due si instaura un legame. 

Sara la invidia: un figlio è un dono che lei non riesce, forse non può ricevere. Mersila invidia Sara: ancora in grado di decidere cosa fare della sua vita senza dipendere da qualcos’altro. 

La ragazza incinta non sembra in grado di rimettersi alla guida, ma non vuole chiamare un’ambulanza. L’impasse si sblocca solo con l’arrivo di Michele. 

27.3.22
 
 
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