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TA-PUM, TA-PUM


SCHEGGE D’AUTORE XVIII dal 18 al 25 NOVEMBRE 2019, TORDINONA
“TA-PUM, TA-PUM”
Confessione antieroica di un soldato della Prima Guerra Mondiale di Anna Cantagallo Con Matteo Lombardi e Luigi Giovanrosa
dicembre 04, 2019
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PER SCIENZA O PER MAGIA


SCHEGGE D’AUTORE XVIII dal 18 al 25 NOVEMBRE 2019, TORDINONA
“PER SCIENZA O PER MAGIA”
di Luciano Arfè con Alessandro Stabellini, Alba Grazioli, Viviana Polic e Fabrizio Battistini. Regia di Luciano Arfè
dicembre 04, 2019
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OZ


Mattatoio - Teatro 1 , 17 Novembre 2019
OZ
Uno spettacolo di Fanny & Alexander
ideazione: Chiara Lagani e Luigi De Angelis
con: Consuelo Battiston e Chiara Lagani
drammaturgia: Chiara Lagani
illustrazioni: Mara Cerri
musiche: Mirto Baliani
regia scene e luci: Luigi De Angelis
Una produzione Accademia Perduta, Teatro delle Briciole/Solares Fondazione delle Arti, E production
Fanny & Alexander si cimenta nel racconto de Il meraviglioso mago di Oz e delle storie che ne seguirono con Dorothy e i nuovi simpatici protagonisti. Il piccolo pubblico incontrerà i personaggi più bizzarri di questa saga in uno spettacolo abitato dalle due attrici Chiara Lagani e Consuelo Battiston e dalle animazioni create dall’illustratrice Mara Cerri. Nasce così un gioco avventuroso che ha la forma di un viaggio in cui grandi e bambini si troveranno a dover scegliere in prima persona le strade da percorrere, i personaggi da incontrare e quelli da evitare, riscrivendo ogni volta una fine diversa per questa famosa storia.

La compagnia Fanny & Alexander nell’arco di venticinque anni di attività ha realizzato oltre una settantina di eventi, tra spettacoli teatrali e musicali, produzioni video e cinematografiche, installazioni, azioni performative, mostre fotografiche, convegni e seminari di studi, festival e rassegne. Tra i suoi lavori si ricordano il ciclo dedicato al romanzo di Nabokov Ada o ardore e vincitore di due premi Ubu; il progetto pluriennale dedicato a Il Mago di Oz (2007-2010) e l’affondo dedicato alla retorica pubblica con le serie dei Discorsi per indagare il rapporto tra singolo e comunità. Nel 2018 debutta I libri di Oz, conferenza spettacolo tratta dalla omonima pubblicazione uscita del 2017 per I Millenni di Einaudi che Chiara Lagani ha tradotto e curato a partire dai testi originali e inediti in Italia di Frank Lyman Baum. Nell’ambito di oltre venticinque anni di carriera, Fanny & Alexander ha ricevuto importanti riconoscimenti tra cui: Premio Giuseppe Bartolucci 1997, Premio Coppola Prati 1997, Premio speciale Ubu 2000, Premio di Produzione TTV 2002, Premio Lo Straniero 2002, Premio Speciale 36mo Festival BITEF di Belgrado 2002, Premio Sfera Opera di Ricerca Cortopotere Anno Tre 2003, Premio Speciale Ubu 2005, Premio dello Spettatore 2010/11 Teatri di Vita. Nel 2017, inoltre, la drammaturga Chiara Lagani si è aggiudicata il Premio Speciale dedicato all’Innovazione Drammaturgica assegnato nell’ambito del Premio Riccione.
dicembre 04, 2019
 

Il ringhio della via lattea


Teatro Biblioteca Quarticciolo 17 Novembre 2019
Il ringhio della via lattea
di Bonn Park un progetto di e con Lea Barletti e Werner Waas traduzione Lea Barletti e Werner Waas| interventi sonori dal vivo Marco Della Rocca| con il sostegno del Goethe-Institut | co-produzione ItzBerlin e.V. in collaborazione con Fabulamundi Playwriting Europe – Beyond Borders? Direzione artistica Veronica Cruciani
Al Teatro Biblioteca Quarticciolo Waas/Barletti presentano il dittico a firma dell’autore Bonn Park, Tristezza & Malinconia e Il ringhio della via lattea. Tristezza & Malinconia, o il solo solissimo George di tutti i tempi. C’era questa tartaruga delle Galapagos chiamata Lonesome George. Era l’ultimo esemplare della sua specie. Non aveva più nulla da fare. Non in senso biologico, perché non c’era nessuno con cui riprodursi, né in senso politico, né in qualsiasi altro senso. Appena due settimane dopo che Bonn Park ha iniziato la scrittura di questo testo, nella vita reale Lonesome George è morto. Nel testo, invece, George vorrebbe tanto morire, ma ciò non è possibile: così almeno gli dice la sua compagna di scena, nonché narratrice e demiurga. Un ritratto della nostra tutta contemporanea apatia, del disincanto di noi animali umani, svagati e filosofici perché coscienti, fin troppo, della nostra innata precarietà. Una vera e propria specie in estinzione.
Il ringhio della via lattea
È ancora possibile salvare il mondo? Il piccolo alieno non lo sa. Davvero. Kim Jong Un intraprende finalmente un tentativo. Vorrebbe riunificare le due Coree. Alle brutte anche con una bomba atomica. Un disilluso Donald Trump, licenziatosi, vorrebbe tanto fondere tutte le armi raccolte e disfarsi del proprio denaro. Veramente! E che dire dei buoni propositi di Heidi Klum? O della donna che vuole salvare la Socialdemocrazia? Cosa va cercando una giraffa fumatrice sulla scena?
E chi diavolo è questo Bonn Park, che si è infilato nel proprio stesso testo? Anche gli spettatori troveranno di sicuro il proprio posto, in questa strabordante disposizione sperimentale. E, nel migliore dei casi, alla fine si sentiranno più vicini ai propri vicini di poltrona. Una dichiarazione d‘amore agli ultimi esseri umani. Una serata per persone pronte ad assumere su di sé l‘eccessivo peso del mondo, e a smettere di camminare sui cadaveri.
Barletti/Waas in collaborazione con Fabulamundi Playwriting Europe – Beyond Borders?
Tristezza & Malinconia
o il più solo solissimo George di tutti i tempi di Bonn Park un progetto di e con Lea Barlettie Werner Waas e con Simona Senzacqua traduzione Lea Barlettie Werner Waas con il sostegno del Goethe-Institut | con la coproduzione di AREA 06 e ItzBerlin e.V.
dicembre 03, 2019
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Nessuno


Teatro Tordinona 13 Novembre 2019
NESSUNO
spettacolo scritto da Massimiliano Bruno. Questo nuovo progetto artistico vedrà protagonisti sul palco tanti giovani ed esperti attori: Sara Baccarini, Francesca Romana Biscardi, Luca Bray, Alessio D’amico, Andrea Di Persio, Elena Fiorenza, Lisa Giovannini, Daniele Locci, Nicolo’ Mililli, Maya Quattrini, Gioele Rotini e Daniele Trombetti, che cura anche la regia. Ad accompagnare la rappresentazione le musiche dal vivo realizzate da Sabrina Rotondi.
E se la guerra non fosse poi così lontana? E se domani Roma venisse bombardata? Cosa accadrebbe? Ma soprattutto, in guerra, chi saremmo? Nessuno cerca scenograficamente di immergersi in questi enigmi dell’animo umano raccontando la storia di 12 personaggi costretti a mettere in gioco se stessi. Fino a quando ogni certezza crolla, strappando via speranze e sogni e rivelando un nuovo io. Cosa si intravedrà?
La rappresentazione vuole parlare così di Esseri Umani, con i loro pregi e i loro difetti, tra consolidamenti caratteriali e cambiamenti dovuti alle circostanze. Una condivisione di risate e riflessioni, ma senza pregiudizi. In attesa di scoprire tutti i 12 personaggi con le loro intense storie, abbiamo scelto alcuni aforismi che verranno interpretati dagli attori nel corso dello spettacolo.
novembre 18, 2019
 

MBIRA


Teatro Biblioteca Quarticciolo 4 Novembre 2019
Mbira
concerto di musica, danza e parole per piazze e teatri
musiche MARCO ZANOTTI, ZAM MOUSTAPHA DEMBÉLÉ, testi RENATO SARTI, ROBERTO CASTELLO con la preziosa collaborazione di ANDREA COSENTINO
Interpreti SUSANNAH IHEME, GISELDA RANIERI, SUSANNAH HIEME (danza/voce), MARCO ZANOTTI (percussioni, limba) ZAM MOUSTAPHA DEMBÉLÉ (kora, tamanì, voce, balafon), ROBERTO CASTELLO
Quanto ha contribuito l’Africa a renderci quelli che siamo?
Per molti secoli europei e arabi hanno esplorato, colonizzato e convertito ogni angolo del pianeta.
Oggi tante culture sono perdute e quella occidentale è diventata per molti versi il riferimento universale.
Impossibile dire se sia un bene o un male o sapere se i colonizzati prima della colonizzazione fossero più o meno felici.
Sta di fatto che il mondo è sempre più piccolo e meno vario, pieno di televisioni che trasmettono gli stessi programmi e di negozi identici che vendono prodotti identici dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco, dalla California, a Madrid, a Riyad a Tokio.
Ma spesso nel processo di colonizzazione capita che il conquistatore cambi irreversibilmente entrando in contatto con la cultura dei conquistati.
Di questo prova a parlare Mbira, un concerto per due danzatrici, due musicisti e un regista che – utilizzando musica, danza e parola – tenta di fare il punto sul complesso rapporto fra la nostra cultura e quella africana. Mbira è il nome di uno strumento musicale dello Zimbabwe ma anche il nome della musica tradizionale che con questo strumento si produce.
“Bira” è anche il nome di una importante festa della tradizione del popolo Shona, la principale etnia dello Zimbabwe, in cui si canta e balla al suono della Mbira.
Mbira è però anche il titolo di una composizione musicale del 1981 intorno alla quale è nata una controversia che ben rappresenta l’estrema problematicità e complessità dell’intrico culturale e morale che caratterizza i rapporti fra Africa ed Europa. Mbira è insomma una parola intorno a cui si intreccia una sorprendente quantità di storie, teatro, musiche, balli, feste e riflessioni su arte e cultura.
Fanno da trama ad uno spettacolo che, combinando stili e forme, partiture minuziose e improvvisazioni, scrittura e oralità, contemplazione e gioco, ha come inevitabile epilogo una festa.
Mbira è insomma una parola che offre un pretesto ideale per parlare di Africa e per mettere in evidenza quanto poco, colpevolmente, se ne sappia.
Convinzione che il gesto più sovversivo oggi sia quello di ricordare che, prima di affermare certezze, in generale sarebbe saggio conoscere l’argomento di cui si parla.
Il teatro borghese nasce per i teatri, la musica pop per gli stadi.
Progetti come Mbira nascono invece per tutti quei posti in cui c’è voglia e bisogno di distrarsi, divertirsi e stare bene senza necessariamente smettere di pensare o di porsi domande sul proprio ruolo e sul proprio rapporto con gli altri. Produzione ALDES – Teatro della Cooperativa con il sostegno di MIBAC, Direzione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA Sistema Regionale dello Spettacolo, Romaeuropa Festival, media partner NIGRIZIA ALDES sostiene l’opera di informazione critica della rivista Nigrizia, cui vanno i proventi della vendita delle t-shirt dello spettacolo, un ringraziamento a Cooperativa Sociale Odissea
novembre 18, 2019
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1.9.8.9. OVVERO L’ULTIMO NASTRO DER FIJO DE MIMÌ


Teatro Tordinona 10 Novembre 2019
1.9.8.9. OVVERO L’ULTIMO NASTRO DER FIJO DE MIMÌ
Scritto, diretto e interpretato da Luca Milesi
Aiuto regia, Maria Concetta Liotta
Videomaker, Francesco Sotgiu
Assistente alla regia, Domizia D’Amico
Il 1989 trent'anni dopo…
Il protagonista di chiusura per la Trilogia della Compagnia Enter dedicata alla Memoria e alla Famiglia è. un "anno"! E che anno...
Sulla scena per l'ultima volta (?) il nostro amico ora ha come unica compagnia un registratore ed una bobina... "L'ultimo nastro der fijo de Mimì" diffonderà la musica di un anno straordinario, che ha cambiato per sempre le vite di quelli che c'erano e di coloro che son venuti dopo. Questa volta il nostro amico tornerà indietro all'età più bella - i quindici anni - e rivivrà tutto. L'esordio al liceo giusto un anno prima e il tema d'italiano dedicato allo Zambia, che alle Olimpiadi di Seul agli azzurri gliene fece quattro poco prima delle "notti magiche". Poi l'uomo con la busta della spesa che in piazza Tienanmen prova a fermare il carro armato, le suggestioni di Roma come era e quell'interrogazione in Geografia politica programmata per il 10 di novembre. Quando tutto sembrava pronto, con la cartina dell'Europa Centrale ingoiata a memoria e gli ordinamenti letti e ripetuti, la sera prima venne giù un Muro a Berlino! Cartina da buttare... Aria rinnovata… E interrogazione... rinviata! Sigh!
novembre 12, 2019
 

DoNnA


Teatro Spazio 18b 27 ottobre 2019
DNA-Dramma Verticale Studio N 3
di e con DUSKA BISCONTI
opere visive di ELENA NONNIS
Voce fuori campo MARIA LIBERA RANAUDO
Uno studio- spettacolo che prende spunto dalle scoperte scientifiche sul DNA mitocondriale (parte del DNA umano ereditato esclusivamente dal DNA materno preposto ad accumulare memoria/energia che sarà utilizzata nel corso della vita di ognuno). L’autrice ha condotto una piccola indagine sulla memoria trasmessa dalle madri ai figli e alle figlie in particolare. La domanda è: “quale è la prima immagine/frase che è rimasta scolpita nella tua memoria pensando a tua madre?” I risultati di questa prima escursione, forse fantasiosa e incompleta, nel mondo della memoria genetica riportano alla paura nelle sue più diverse declinazioni, contrapposta in automatico all’energia creativa della vita. Paura scandita nel tempo che diventa un corrimano intriso di avvenimenti precisi, interpretati dall’autrice, e si estende come una retta infinita nelle vicende del patriarcato. Lo studio-spettacolo ha il suo prologo visivo nelle opere di Elena Nonnis, che scrive la sua storia intrecciando fili e segni accompagnatori del tempo nello spazio della memoria.
novembre 08, 2019
 

Emigranti, una lettura


Spin OFF 29 ottobre 2019
“Emigranti, una lettura”
da Emigranti di Slawomir Mrozek
di Lino Musella e Francesco Villano
drammaturgia sonora di Marco Vidino
a seguire conversazione con Sergio Lo Gatto attorno agli Emigranti di Mrozek
L'immagine "Un posto seduto" è gentilmente concessa da Luisa Terminiello
La lettura scenica ci è sembrata la forma adeguata per restituire una distanza e un pudore critico a un materiale verbale apparentemente chiuso: una struttura dialogica ineluttabile, fortemente condizionata da tesi economiche ed entomologiche. Il testo affronta con disperata comicità il tema dello sradicamento del desiderio, inconsapevolmente messo in atto da due creature anonime, connotate solo dal loro essere stranieri e socialmente individuabili in intellettuale AA e operaio XX. In questo caso, quindi, emigranti non solo dal punto di vista geo-politico, ma prototipi di uno stato elementare di estraneità alla vita. In un luogo basso, un sotterraneo o uno scantinato, negli scarti di un presente indefinito, una notte di capodanno, questi due esemplari di “straniero” si definiscono attraverso una logora partitura di piccole azioni che scimmiottano un’ideale quotidianità. Uno analizza l’altro cercando di completare la sua importante tesi sulla schiavitù dell’uomo, l’altro si rifugia nell’accumulo, nell’inesausta attesa di un simbolico ritorno al paese. Sono i ruoli fissi e complementari di una marginalità che sopravvive, dove niente cambia se non la coscienza di questa stasi, e il procrastinare rimane l’ultimo segno, l’ultima prova di un’esistenza senza tracce.
Presto non mi è rimasto più nulla cui pensare, mi restavano solamente cose alle quali non volevo pensare. Avrei desiderato piangere un poco, ma non potevo perché non avevo alcun motivo per farlo. da "Ieri" di Agota Kristof
novembre 08, 2019
 

MANIACO FOLLIE


Teatro Tordinona 27 Ottobre 2019
MANIACO FOLLIE
Regia di Ester Annetta
con Ester Annetta Fernanda Candrilli Claudio Cartoni Paolo Di Francesco Tommaso Fefè Raffaella Ficara Marina Malsano
Sei bizzarri personaggi si trovano riuniti nella sala d'aspetto di uno psichiatra. Il dottore è in ritardo, e l'attesa finisce, perciò, per essere un momento e un "luogo" in cui si incontrano anche le loro personalità ed i loro drammi individuali: ciascuno è affetto da un disturbo ossessivo-compulsivo che ne ha fortemente condizionato l'esistenza e lo stile di vita.
ottobre 29, 2019
 

La scomparsa delle lucciole


Teatro Palladium 17 Ottobre 2019
La scomparsa delle lucciole
Regia e testo Gianfranco Pedullà
Testi televisivi Manuela Critelli
Con Marco Natalucci, Rosanna Gentili, Gianfranco Quero, Roberto Caccavo, Gaia Nanni, Matteo Zoppi, Fausto Berti, Eleonora Venturi, Isabella Giustina, Francesco Giorgi e Vincenzo Infantino
Scene Claudio Pini; musiche Francesco Giorgi; movimenti di scena Paolo Mereu; costumi Rosanna Gentili; luci Gianni Pollini e Marco Falai; maschere Margherita Citran; aiuto regia Gabriele Bonafoni; foto di scena Alessandro Botticelli
Produzione Teatro Popolare d’Arte In coproduzione con Compagnia Simona Bucci con il sostegno di MIBAC, Regione Toscana
Sotto osservazione quel tempo di passaggio dalla deriva violenta della contestazione all’individualismo edonista dei consumi e dei media trash. Scritto da Gianfranco Pedullà con Manuela Critelli, portato in scena da un fitto cast d’attori, è la terza tappa della trilogia teatrale “Dopo Salò”, pensata dalla Compagnia del Teatro Popolare d’Arte come il tracciato biografico dell’Italia dalla caduta del fascismo alla fine del Novecento. Il titolo prende spunto dal famoso intervento di Pasolini su “La scomparsa delle lucciole”, nel quale il grande poeta segnala la fine di un mondo, quel cambiamento epocale avvenuto dopo il boom economico e con la successiva affermazione di una cultura consumistica. I momenti salienti dei due decenni attraversano il palco in due atti, diversi tra loro come il periodo storico che rappresentano: il primo – con un andamento epico e lirico - è dedicato agli anni Settanta; il secondo agli anni Ottanta fino all’inizio degli anni Novanta.
Immagini, memorie e canzoni caratterizzano il primo atto, centrato sulla figura di Pier Paolo Pasolini. Un intellettuale che ha avuto il coraggio di denunciare le anomalie dell’Italia di quegli anni (stragi, corruzioni, tentativi fascisti di colpi di Stato) e che ha pagato con la vita la sua libertà di pensiero. I pensieri, le analisi, le profezie di Pasolini si intrecciano con alcuni episodi degli anni di piombo, nei quali si richiamano alla memoria vicende come la morte di Walter Alasia, la violenta esperienza di Valerio Fioravanti, il difficile tentativo di dialogo fra i terroristi pentiti e i parenti delle vittime. Dopo la sbornia ideologica degli anni Settanta, il secondo atto apre una pagina nuova nell’Italia dopo gli anni di piombo: si impone l’ottica individuale, si parla di un secondo boom economico, il consumismo entra nella vita quotidiana. Domina un sapore inevitabilmente grottesco e l’ambiente è una scalcinata televisione di provincia, pare ispiratrice dei futuri investimenti di Berlusconi nel campo delle televisioni private.Davanti alle telecamere arriva l’Italiano medio, che si mette a nudo senza alcun pudore. La cultura del consumo e l’individualismo sfrenato, di cui il Cavaliere è stato un tragicomico interprete, sono i protagonisti di questa nuova era, preconizzata da Pasolini.
ottobre 24, 2019
 

LA DOLCE GUERRA


Teatro Biblioteca Quarticciolo 12 ottobre 2019
LA DOLCE GUERRA
di e con Elena Ferrari e Mariano Arenella
disegno luci Davide Rigodanza
costumi Norma Uglietti
musiche Giulia Barba
foto di scena Paolo Migliavacca
video Simone Felici
management e distribuzione Theatron 2.0
Olmo è un pioniere del cinema, Ada è una maestra elementare. Vivono in una brillante Torino, in piena Belle Epoque. Ogni giorno lui si affanna per girare una scena del proprio film, usando lei come attrice improvvisata. Ada, seguendo alla lettera le direttive ministeriali, insegna ai bambini le parole di D’Annunzio mentre sullo sfondo avanzano le prime lotte per l’emancipazione femminile. Il periodo storico in cui vivono è carico di entusiasmo, la fiducia nel futuro è alta, e la possibilità di realizzare i propri sogni pure. Fino a quando non sono costretti entrambi a partire per le zone di guerra e lì si accorgono che il loro entusiasmo è stato l’inizio della loro fine.
I tempi che stiamo vivendo assomigliano incredibilmente a quelli che hanno condotto l’Europa nel baratro della Prima Guerra Mondiale. L’entusiasmo per i social network assomiglia a quello scatenato per il cinema di allora e la possibilità di arrivare a tutti rende questi strumenti tanto potenti quanto pericolosi. Il “popolo” affollava le sale e si emozionava, rideva, piangeva, lottava e vinceva contro gli austriaci dipinti come pericolosi invasori come oggi il “popolo” affolla i social network e si emoziona, ride, piange, lotta e vince contro coloro che vengono definiti gli invasori di adesso. Colpisce anche un’altra analogia: l’estrema facilità con cui si potevano creare i contenuti dei film di allora corrisponde all’ estrema facilità con cui si può fare un post oggi perfettamente credibile. Per questo abbiamo deciso di girare anche noi un film, durante lo spettacolo, per scardinare da dentro la macchina mitopoietica del film e mostrare la facilità con cui si può confondere la realtà con la narrazione della stessa. Ma se è così facile, perché non siamo in grado di creare contronarrazioni che limitino “le belve” della comunicazione? Perché il male attrae, e non tutti riescono a salvarsi, e questa attrazione sarà fatale anche per uno dei due protagonisti della nostra storia.
ottobre 23, 2019
 
 
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