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Play Duett

Teatro Tordinona 7 Ottobre 2017 - Le vie dei Festival

PLAY DUETT da Basile a Moscato, da Viviani a Iacobelli

con Tonino Taiuti e Lino Musella
accompagnati dalla musica dal vivo eseguita da Marco Vidino

Play duett, è un gioco per due tra i migliori interpreti del teatro napoletano, vincitori del Premio Le Maschere 2014, un gioco divertente e godibile ma anche interessante e istruttivo. Lo spettacolo ha come suo elemento dominante, secondo una consolidata tradizione teatrale partenopea, l’improvvisazione, una costruzione giocosa, che si arricchisce però di sfaccettature e sfumature molteplici. Vi trovano spazio tutti gli elementi fondamentali del teatro e della messa in scena: la recitazione e il reading, la musica e il canto, la regia, il travestimento, il gioco di luci, la meta teatralità, il rapporto con lo spazio e con il pubblico, l’alternanza di tempi e luoghi, l’antropologia e soprattutto i testi, teatrali e poetici.
Due attori, due volti, due voci, due figure diversamente coetanee si cercano tra le macerie dove si mescolano vecchio e nuovo. Si parlano attraverso un concerto improvvisato non di note ma di lingue, dove i frammenti di classici del teatro napoletano dialogano con i contemporanei. Si apre con una fiaba tratta da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile che si intreccia con Trianon di Enzo Moscato, passando per il Don Fausto di Petito e i versi di Viviani fino ad arrivare ai Sonetti di Shakespeare tradotti in napoletano da Dario Iacobelli, cari a Musella, che a questo autore ancora poco conosciuto ha dedicato un suo formidabile spettacolo.
Tonino Taiuti ha ricevuto quest’anno il premio Le Maschere del Teatro Italiano di Migliore attore non protagonista per lo spettacolo American Buffalo con la regia di Marco D’Amore
10.10.17
 

La famiglia campione

Teatro Tordinona 8 Ottobre 2017 - Le vie dei Festival
LA FAMIGLIA CAMPIONE
di e con Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Luca Zacchini e Giulia Zacchini
produzione Gli Omini residenza artistica Associazione Teatrale Pistoiese con il sostegno Regione Toscana
Questa è l’ora di una famiglia come tante. Lo sguardo su un corridoio come tanti, che dà su una porta chiusa. I nonni aspettano di morire, i genitori sono troppi, i figli continuano a girare a vuoto. Ma uno di loro domani parte, abbandona il posto di combattimento. Un altro invece ha scelto un viaggio diverso, si è chiuso nel bagno, dietro quella porta. E’ da una settimana che non esce, e non parla. Ma mangia, state tranquilli che mangia. Dieci sono i personaggi. Tre le generazioni a confronto. Tre gli attori visibili in tutto. Così che il gioco si sveli pian piano e che ognuno sia nonno, padre e figlio di se’ stesso. Così che il ritratto dell’oggi, delle piccole province, della gente di valle, della famiglia campione, si astragga dalla realtà, rimanendo sospesa nel tempo. La famiglia Campione ha alle spalle un percorso fatto di indagini e laboratori, un progetto che ha coinvolto cinque comuni della provincia fiorentina e più di ottanta giovani. Così i personaggi sono dieci, ma assumono i modi, le parole, le storie di centinaia di persone conosciute per strada. BABBO- Inizio a preoccuparmi. FIGLIO- E’ un po’ tardi per iniziare.
10.10.17
 

La locandiera

Teatro Tordinona 24 settembre 2017
LA LOCANDIERA
Di Carlo Goldoni
Regia Nella Russo
Con: Alice Bertini, Federico Gatti, Chiara Lorusso, Francesco Massaro, Emanuele Di Genova, Alessandro Seccia.
9.10.17
 

In Salvo!

Teatro Tordinona 27 Settembre 2017

In Salvo!

Regia Danny Lemmo, con Alessandro Arcodia, Anika Schluderbacher
Liberamente tratto da una delle prime opere di Lanford Wilson “Home Free”, storia inquietante del drammaturgo americano.
Crudo, duro, così semplicemente folle da lasciare senza fiato.
Non può accadere davvero come vivono e quello che lasciano intendere.
Due fratelli, due amanti, una vita in grembo, l’agoraphobia, i giochi incestuosi, i teneri riti di due soli al mondo mai cresciuti, le patologie fisiche e mentali... tutto ciò si accumula in questo unico rifugio, che li mette in salvo dal giudizio che il mondo farebbe di loro e dalla condanna certa che li aspetterebbe fuori.

Resta da capire fino a quando, in questo modo, saranno in salvo per davvero...
30.9.17
 

Cresci bene. Cresci forte

Teatro Tordinona 28 Settembre 2017

"Cresci bene. Cresci forte."

Di Francesca Romana Miceli Picardi
Con
Valentina Ghiglia
Francesca Romana Miceli Picardi
Alessandra Muccioli

Sinossi

Quattro famiglie.
Quattro coppie di sorelle.
Quattro madri.
Quattro contesti completamente diversi l'uno dall'altro.
Destini che sembrano non avere via di scampo. Storie sottili, piccole, ironiche e dolorose: come tutto cio' che accade nelle famiglie. 
Note sullo spettacolo
Fare il genitore è un po’ come essere trapezisti che soffrono di vertigini, scommettere al buio con la speranza che le carte in tavola siano buone. Gli errori sono certi, indubbiamente, ma in buona fede... O no? Non esiste ragione che giustifichi una donna a non essere una buona madre. Specialmente una madre nei confronti delle figlie.
Eppure capita.
Un dolore silenzioso, malerba nel giardino dell’infanzia, macchie sul telo bianco dei ricordi, lacrime che scorrono in profondità, dentro al solco della buona educazione o dell’inadempienza.
Un aspetto inconsueto della violenza sulle donne.
Quattro atti separati, un solo tema.
Cresci bene. Cresci forte raccoglie tre storie. Storie crudeli e commoventi, sul confronto tra madri e sorelle. Sopravvivere alle violenze psicologiche e fisiche che diventano abusi scegliendo strade opposte. La famiglia come bene comune da sostenere a discapito della libertà individuale. La catatonia di rapporti distratti, di chi si dà per scontato. La nostra è un’epoca codificata per immagini. Le foto che  postiamo sui social network, quelle che vediamo ovunque. Loghi che diventano icone.

Cresci bene. Cresci forte cerca di scalfiggere la pieta', restituendo un’immagine atipica della maternità. Non più marmo, ma carne viva.
29.9.17
 

Contrattazioni


Teatro India 15 Settembre 2017 - Short Theatre
ÉCOLE DES MAÎTRES / TRANSQUINQUENNAL | Contrattazioni

cssudine.it

Dimostrazione finale della XXVI edizione dell’Ecole Des Maîtres – Corso internazionale itinerante di perfezionamento teatrale maître 2017 Il collettivo Transquinquennal
con gli allievi attori : Angelo Campolo, Desy Gialuz, Elena Gigliotti, Francesco Napoli (Italia); Assiya El Mhaier, Emilie Marechal, Patrick Michel, Mathilde Rault(Belgio); Benjamin Tholozan, Lola Felouzis, Sophie Lebrun, Tom Politano (Francia); Oscar Silva, Catarina Campos Costa, Márcia Antónia Gomes (Portogallo)
partner di progetto e direzione artistica | CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia (Italia), CREPA – Centre de Recherche et d’Expérimentation en Pédagogie Artistique (CFWB/Belgio), TAGV – Teatro Académico de Gil Vicente, Colectivo 84 (Portogallo), La Comédie de Reims, Centre Dramatique National, Comédie de Caen – Centre Dramatique National de Normandie (Francia) con il sostegno  di MiBACT – Direzione Generale Spettacolo dal vivo (Italia), Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Direzione centrale cultura, sport e solidarietà (Italia)
con la partecipazione di Comune di Udine, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, Short Theatre, Teatro di Roma (Italia); Théâtre de Liège – Centre européen de création théâtrale et chorégraphique, Centre des Arts scéniques, Ministère de la Communauté française – Service général des Arts de la scène, Wallonie Bruxelles International (CFWB/Belgio); Ministère de la Culture et de la Communication, Fonds d’Assurance Formation des Activités du Spectacle (Francia); Universidade de Coimbra, DGArtes – Governo de Portugal / Secretário de Estado da Cultura 
L’Ecole des Maîtres è un progetto di formazione teatrale avanzata ideato da Franco Quadri nel 1990 e che giunge quest’anno alla ventiseiesima edizione. Obiettivo formativo dell’Ecole des Maîtres è innescare una relazione fra giovani attori, formatisi nelle accademie d’arte drammatica e nelle scuole di teatro d’Europa già attivi come professionisti, e rinomati registi della scena internazionale. L’edizione 2017 dell’Ecole des Maîtres sarà diretta da Transquinquennal, collettivo teatrale fondato a Bruxelles nel 1989. Dal 2018 al 2022, il collettivo svilupperà il suo ultimo piano quinquennale, decidendo di programmare e fissare nel 2020 la sua fine. Per essere in sintonia con questa eutanasia volontaria, questi cinque anni s’ispireranno alle osservazioni di Elisabeth Kübler-Ross (1926-2004), psichiatra svizzero-americana, pioniera dell’approccio alle cure palliative. Secondo le sue teorie, dopo la diagnosi di un esito fatale, si osservano cinque fasi di lutto. Transquinquennal iscrive il lavoro dell’Ecole des Maîtres nella terza tappa del lutto: la Contrattazione. La riflessione e il lavoro prenderanno ispirazione dalla considerazione di come una pratica economica divida e al tempo stesso unisca la società. A guidare la pratica di creazione collettiva saranno due interrogativi: in che modo ognuno di noi è, nel contesto che lo circonda, un bene di consumo? E che valore si attribuisce agli altri consumandoli? 
29.9.17
 

Discorso Grigio 

La Pelanda 16 Settembre 2017 - Short Theatre
FANNY&ALEXANDER | Discorso Grigio 
ideazione | Luigi De Angelis e Chiara Lagani
drammaturgia | Chiara Lagani
progetto sonoro | The Mad Stork
regia | Luigi De Angelis
con | Marco Cavalcoli
annunciatrice | Chiara Lagani
registrazioni | Marco Parollo
abito di scena | Tagiuri Abbigliamento
oggetti di scena | Simonetta Venturini
maschera | Nicola Fagnani
organizazzione e comunicazione | Ilenia Carrone
amministrazione | Stefano Toma
produzione | E / Fanny & Alexander

fannyalexander.e-production.org

Secondo l’agenzia di stampa ufficiale il Presidente si rivolgerà alla Nazione. Non è certo la prima volta, nella Storia, che un Presidente parla a un Paese. Ecco. Il Presidente parlerà. Cosa c’è di strano? Che accadrà? Chi saprà riconoscere la sua voce capirà. Terza tappa, dopo il radiodramma “Alla Nazione” andato in onda su Rai Radio3, di un lungo progetto teatrale di Fanny&Alexander dedicato ai discorsi rivolti alle comunità, Discorso Grigio esplora le forme e le retoriche degli interventi politici ufficiali. Giocando con i luoghi comuni dell’oratoria politica ed esaltando le potenzialità di una parola calata in una drammaturgia sempre complessa, Marco Cavalcoli, già interprete del ventriloquo Mago di Oz, incarna qui in chiave concertistica un misterioso Presidente alle prese, tra i tanti riverberi passati e presenti di una memoria storica incancellabile, con un importante discorso inaugurale da pronunciare alla Nazione. A cinque anni dal debutto, Discorso Grigio viene presentato a Short Theatre, con piccole inedite irruzioni dell’oggi a gettar nuove luci (e ombre) nella partitura scenica originaria. 
29.9.17
 

Mercurial George

La Pelanda 16 Settembre 2017 - Short Theatre
DANA MICHEL | Mercurial George
ideazione e performance | Dana Michel
direzione tecnica e disegno luci | Karine Gauthier
ispiratori e consulenti artistici |  Martin Bélanger, Peter James, Mathieu Léger, Roscoe Michel, Yoan Sorin
assistente al suono | David Drury
organizzazione | Dana Michel
produzione esecutiva | Marie-Andrée Gougeon + Daniel Léveillé Danse
coproduzione | Festival TransAmériques (Montréal), Tanz im August (Berlin), CDC Atelier de Paris-Carolyn Carlson (Paris), ImPulsTanz (Vienna), Chapter (Cardiff)
con il supporto di | OF Conseil des  Arts et des Lettres du Québec, Canada Arts Council
con il sostegno dell’Ambasciata del Canada in Italia
residenze artistiche Usine C (Montréal), Dancemakers (Toronto), ImPulsTanz (Vienna), Actoral/La Friche Belle de Mai (Marseille), WOOP (Douarnenez), CDC Atelier de Paris- Carolyn Carlson (Paris), M.A.I. (Montréal)
Dana Michel riceve supporto amministrativo/sviluppo dalla compagnia Daniel Léveillé Danse (Montréal, Canada) come parte del progetto di sponsorship.

danielleveilledanse.org/en-mercurial-george

In stretto dialogo con Yellow Towel, suo precedente lavoro, con Mercurial George Dana Michel prosegue l’esplorazione dell’identità contemporanea e la messa in discussione degli stereotipi che pervadono la cultura occidentale, in particolar modo quella americana. Il  suo è un pot-pourri performativo, nel quale l’attitudine ludica e una cifra stilistica estremamente personale attraversano la danza, il canto, l’utilizzo degli oggetti e dei materiali, costruendo un discorso fatto di situazioni e immagini eterogenee che dialogano empaticamente con lo spettatore. Se in Yellow Towel tutto, dal fondale agli oggetti di scena, era di un bianco ossessivo, rotto soltanto dal colore della pelle di Dana stessa e dal giallo dei suoi collant, in Mercurial George è invece il nero a dominare. Dana Michel si fa carico del proprio collocarsi nel mondo in quanto donna occidentale e persona di colore, provocando i luoghi comuni in cui restano impigliate le identità di chi vive ai margini della società: i poveri, le donne nere, i senza tetto, ecc. Dana Michel gioca con gli elementi della scena, in una solitudine giocosa: si traveste, indossa parrucche, si sporca con la farina, pronuncia versi incomprensibili, poi canta brani di Aretha Franklin, sposta oggetti. Dana Michel con una fisicità nervosa, a tratti ossessiva e grottesca, abita diverse identità,  trasformandosi continuamente nell’una e poi nell’altra seguente, lasciandone emergere i tratti  stereotipici.  Un’ironia crudele con cui maneggiare un caleidoscopio di immagini e sensazioni attraverso il quale godere del gioco fluido delle trasformazioni,  sperimentando uno stato di claustrofobia e compressione, assistendo al gioco delle trappole culturali, lasciandoci intrappolare noi stessi. 
29.9.17
 

Anarchy

La Pelanda 16 Settembre 2017 - Short Theatre
SOCIETAT DOCTOR ALONSO | Anarchy
regia | Sofia Asencio
drammaturgia | Tomàs Aragay
coreografia | Sofia Asencio
creazione e interpretazione | Semolina Tomic
luci e spazio scenico | CUBE
tecnico del suono | Marc Navarro
tecnica | Alfonso Ferri
produzione |  Imma Bové
comunicazione e distribuzione |  Tomàs Aragay 
coproduzione |  TNT - Terrassa Noves Tendències festival
in collaborazione con Ajuntament de Bàscara e Antic Theatre
con il sostegno dell’Instituto Cervantes Roma
doctoralonso.org 
Anarchy  di Societat Doctor Alonso è un esperimento tra caos e ordine, un esperimento da praticare con il pubblico: gli spettatori suonano chitarre elettriche, mentre la performer Semolina Tomic esplora il movimento, tutti coinvolti in un gioco e in una ricerca tra possibilità di controllo, libertà e confusione. “Se desideri il silenzio devi lavorare per averlo”, “fai ciò che vuoi”: con queste affermazioni la compagnia riassume le intenzioni possibili per chi partecipa alla performance. Fin dalla nascita ognuno di noi è legato a circostanze esterne e dipende da altri per ottenere cose essenziali, come cibo o calore. E così gli artisti dipendono dai teatri e dalle politiche governative per portare avanti o meno i loro progetti. Un’interdipendenza sociale, esistenziale, essenziale. Ma allora chi è il padrone dell’azione artistica, chi ne decide davvero il senso e le possibilità? Per la Societat Doctor Alonso l’arte è uno spazio organico per sperimentare e giocare con le condizioni e le contraddizioni del fare arte, e Anarchy pone una semplice domanda: “Chi possiede l’arte?”.  I diversi linguaggi si mescolano creando un esperimento vicino alla Live Art, in cui tutto è in movimento, tutto è uno slittamento di gesti e di temi. Il pubblico ha diritto e dovere di parola, di rumore e di silenzio. Ognuno è responsabile. Ognuno può scegliere di non fare.  Anarchy lancia uno slogan: ”Rumore e silenzio: il governo non ci possiede!”
29.9.17
 

MOTUS | Über Raffiche (nude expanded version)

La Pelanda 13 Settembre 2017 - Short Theatre
MOTUS | Über Raffiche (nude expanded version)
motusonline.com
dedicato a Splendid’s di Jean Genet
regia | Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
con | Silvia Calderoni (Jean), Ilenia Caleo (Rafale), Sylvia De Fanti (Bravo), Federica Fracassi (il Poliziotto), Ondina Quadri (Pierrot), Alexia Sarantopoulou (Riton), Emanuela Villagrossi (Scott), I-Chen Zuffellato (Bob)
la voce della radio | Luca Scarlini e Daniela Nicolò
testi | Magdalena Barile e Luca Scarlini
fonica | Paolo Panella
progettazione scenica | Andrea Nicolini
scenotecnica | Damiano Bagli
produzione | Motus con Santarcangelo Festival
con il sostegno di MiBACT, Regione Emilia Romagna
grazie a Ert, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Biennale Teatro 2016, L’arboreto – Teatro Dimora Mondaino, Teatro Petrella Longiano, Comune di Bologna
Foto ©DIANE_ilariascarpa_lucatelleschi
Nel 2016 Motus torna sulle tracce di Splendid’s di Jean Genet per riallestirlo con un cast interamente femminile, intenzione negata dalle regole stesse del copyright: da questa impossibilità nasce Raffiche, una riscrittura originale di Magdalena Barile e Luca Scarlini, con una volontà ancor più decisa di lavorare sui temi dell’identità e della rivolta. Una gang di attiviste, una “banda” di attrici che percorre generazioni della scena italiana, e non, è assediata in un albergo; donne dai nomi maschili, refrattarie a ogni tentativo di definizione, in resistenza armata contro la lobby farmaceutica. Motus presenta ora Über Raffiche, una “nude (expanded version)” della performance, non più in un sontuoso hotel ma in spazi nudi, in un formato a loop in cui il pubblico è libero di andare e venire. Un estenuato ripetersi di raffiche di parole (e ironiche micro-danze) per non arrendersi, proprio come Rafale che, anziché tentare il suicidio e rinunciare alla lotta – così avviene nel testo di Genet – nella versione dei Motus non getta le armi e…“continua a sparare. A sparare ancora (…) perché le raffiche in arte non hanno niente a che spartire col terrorismo e col terrore del mondo. Semmai sono un modo per attaccarlo, per farlo smottare, per smascherarne il fondo grottesco e vigliacco, per liberarci dalla paura” (da “Motus, Per Farla Finita Con La Dittatura Del Genere, Alfabeta2, 28 ottobre 2016, di Annalisa Sacchi).
27.9.17
 

Erodiàs

La Pelanda 14 Settembre 2017 - Short Theatre
Erodiàs
testo | Giovanni Testori
con | Federica Fracassi
regia | Renzo Martinelli
dramaturg | Francesca Garolla
assistente alla regia | Irene Petra Zani
suono | Fabio Cinicola
luci | Mattia De Pace
consulenza artistica | Sandro Lombardi
creazione costume d’epoca | Cesare Moriggi
consulenza e reallizzazione oggetti di scena | Laura Claus
produzione | Teatro i – con il contributo di Regione Lombardia / NEXT
teatroi.org
“Jokanaan!”
Erodiàs, il più violento dei Tre Lai, inizia così, con un urlo reiterato che si fa gioco di parole, musica che parte dal nome ebraico del Battista e che giunge a poco a poco a conficcarsi nella carne lombarda dilaniata. Giovanni Testori ha dedicato a Erodiade più di un testo.
Renzo Martinelli e Federica Fracassi scelgono Erodiàs, l’Erodiade spodestata, posseduta, ossessiva, che balbetta. Erodiàs incarna un tempo in cui la ragione non è ancora arrivata: una zona d’ombra non illuminata dalla luce dello spirito, un eterno purgatorio in cui la conoscenza/coscienza non trova spazio. Un personaggio “sottovuoto”, una figura bidimensionale che vive dietro un vetro. Sulla scena un quadro che prende vita e, al contempo, un negozio o uno schermo: l’unica dimensione in cui Eròdias può ancora sopravvivere, seppur confusa da quel conzerto e conzertino di dubbi e domande che il profeta ha in lei provocato. Non è abbastanza averlo messo a tacere con un atto cruento e blasfemo: la testa di Giovanni, separata da corpo, continua a parlarle, la provoca, le impone interrogativi a cui non trova risposta. Erodiàs non è più l’Erodiàs che era, ormai è il Battista stesso. Di lui prende le fattezze, una maschera nella maschera, da lui prende parole che non conosce, che non stanno ancora nella sua bocca, di lui cerca segni in ogni dove. Da lui, dall’amore per lui, nasce il suo tormento: che fare? Come andare avanti? Questa domanda risuona anche oggi. Che fare di un Dio che è diventato uomo e che, come ogni uomo, può anche sbagliare? Che fare di un amore che si sapeva di carne eppure ha l’odore dell’anima? Lo spettatore assiste. Guarda e aspetta, non può fare altro. Attende. Come se non ci fosse altra possibilità che questa. Ma è così? Oggi, è davvero così? 
27.9.17
 

ALMA SÖDERBERG | Cosas

La Pelanda 13 Settembre 2017 - Short Theatre
ALMA SÖDERBERG | Cosas
prima nazionale
coreografia e performance | Alma Söderberg
consulenza | Igor Dorbricic, Rodrigo Sobrazo
light design | Ellen Knops
grazie a Jeanine Durning and Hendrik Willekens.
La scena e una performer da sola, un collage di suoni, movimenti, gesti, parole che scorrono sfumando l’uno nell’altro, disegnando nuovi scenari. In Cosas Alma Söderberg canta mentre parla, parla mentre danza e danza mentre canta. Un’unica azione continuata concatena tra loro elementi espressivi diversi in un gioco inesauribile tra la performer in scena e il pubblico che la osserva. Alma Söderberg fa appello all’immaginario degli spettatori, richiamando situazioni, cliché, immagini, oggetti, versi di animali, suoni del paesaggio. Porzioni di linguaggio e di realtà costruiscono un discorso che va al di là delle parole, facendo intuire derive da percorrere, trasformando ogni cosa nella seguente. Cosas esamina gli aspetti fisici del linguaggio, e lo fa liberando le parole dal loro significato. In un flusso continuo di canzoni, parole, piedi che battono sul pavimento, e gesti verbalmente segnati, il suono e il movimento diventano così un’unica cosa. Alma Söderberg allude alla ricerca culturale ma poi se ne allontana, immergendosi e immergendoci in uno stato di trance in cui la sensibilità si acuisce e la confusione si fa codice linguistico. Cosas è una performance che fa dell’immediatezza lo strumento per condurci oltre l’immediato. 
27.9.17
 

(Untitled) Humpty Dumpty

La Pelanda 14 settembre 2017 – Short Theatre
CRISTINA KRISTAL RIZZO + SIR ALICE | (Untitled) Humpty Dumpty
prima nazionale
ideazione e interpretazione | Sir Alice e Cristina Kristal Rizzo
produzione | CAB008, Short Theatre Festival nell’ambito del progetto SOURCE
co-produzione | SACD, Festival di Avignone
in collaborazione con L’Officina atelier marseillais de production
residenza creativa | L’Arboreto – Teatro Dimora di Mondain

cristinarizzo.it
siralice.com
In collaborazione con il Festival d’Avignon e nell’ambito del progetto europeo SOURCE, Short Theatre 12 ospita due Sujet à vif, storica sezione del festival avignonese in cui artisti appartenenti ad ambiti diversi vengono invitati a sperimentare in duo la possibilità – e il rischio – di un lavoro comune. (Untitled) Humpty Dumpty è l’incontro tra la coreografa Cristina Kristal Rizzo e la musicista Sir Alice.
L’ellisse del mondo ci invita a scivolare nel cerchio e nelle sue modulazioni continue, tra il volgersi e lo svolgersi dei corpi. La scelta di una postura o di una attitudine non sono che delle illusioni. Possiamo generare una vibrazione senza imporla? Possiamo produrre un sistema che non abbia frontiere spaziali e temporali? Possiamo costruire un oggetto senza essere presi nelle maglie della relazione? La danza non è un linguaggio, è danza. Il suono non è un linguaggio, è suono. È in questo spazio di pensiero e di visione che Cristina Kristal Rizzo e Sir Alice attivano la loro connessione artistica. La creazione è generata come un dispositivo in cui degli elementi improvvisativi di suono e movimento si articolano intorno a 6 megafoni, simbolo attuale di allerta e di rivolta che trasforma i loro corpi e le loro voci in un breve ma intenso rituale di condivisione. Le due interpreti si appropriano di questi oggetti, li rendono sonori, ne trasfigurano l’immagine per generare una vibrazione e un ritmo comune in cui seguire unicamente l’istinto del corpo, attirarsi ed influenzarsi a vicenda in un cristallo di tempo in cui lo sguardo reciproco si attiva come luogo del possibile e dell’affezione.
26.9.17
 

ALMA SÖDEBERG | Travail

La Pelanda 12 Settembre 2017 - Short Theatre
ALMA SÖDEBERG | Travail
coreografia, musica, performance | Alma Söderberg
set design | Rodrigo Sobarzo de Larraechea
disegno luci | Katinka Marca
drammaturgia | Igor Dobričić
consulenza | Hendrik Willekens
produzione |Het Veem Theater.
coproduzione | Het Veem Theater, workspacebrussels, MDT/Danstationen/Atalante, Sweden
col supporto di | Statens kulturråd Sweden.
grazie a |  Hendrik Willekens
Tutto il tempo dall’inizio delle prove al giorno della prima Alma Soderberg ha continuato a raccogliere materiali facendo della sua pratica performativa la forma e il contenuto stesso del suo lavoro. E così la musica, la parola, il gesto, il ritmo, i testi di riferimento e i movimenti lavorati diventano strumenti di ricerca e di composizione.
Alma Söderberg colleziona materiali espressivi disparati, coniugandoli tra loro attraverso una scrittura coreografica e gestuale. Quello che prende vita in Travail, così come negli altri suoi lavori, è una traccia di significanti che è agita e praticata, più che pronunciata, suonata o danzata. Un flusso che destabilizza la provenienza di questi stessi materiali e li ricontestualizza, regalando loro una possibilità inedita di produrre significati.  Travail è una performance che mescola suono, corpo, voce e canto, gesto e movimento. Un’esperienza coreografica che sperimenta la pratica di raccogliere frammenti di qualunque cosa possa catturare l’attenzione durante la lettura di un giornale e della realtà, ricomponendo il tutto in un originale collage fatto di suoni e movimenti. Alma Söderberg performer unica in scena, insieme alla sua drum-machine, disegna un nuovo spazio di significato che non censuri o reprima alcuna possibilità espressiva, e che sappia riportare la storia di una ricerca aritstica e linguistica. 
22.9.17
 

I SACCHI DI SABBIA | Dialoghi degli dei

La Pelanda 8 Settembre 2017 - Short Theatre
I SACCHI DI SABBIA | Dialoghi degli dei
sacchidisabbia.com/dialoghidei
uno spettacolo de I Sacchi di Sabbia e Massimiliano Civica
con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano, Giulia Solano
produzione | Compagnia Lombardi-Tiezzi
co-produzione | I sacchi di sabbia
sostegno | Regione Toscana
Dialoghi Degli Dei nasce all’incontro tra Massimiliano Civica e I Sacchi di Sabbia. Scritti da Luciano di Samosata nel II secolo dopo Cristo, questi Dialoghi si presentano come una raccolta di aneddoti e indiscrezioni su vizi e trasgressioni degli abitanti dell’Olimpo: gli scontri “familiari” tra Zeus e Era, le continue lagnanze per le malefatte di Eros, i pettegolezzi tra Dioniso, Ermes ed Apollo. In questo allestimento gli Dei sono atterrati in una classe di un ginnasio, diventando oggetto concreto delle spietate interrogazioni con cui un’austera insegnante tormenta due suoi allievi. Seduti ai loro banchi di scuola e con i calzoni corti, i due maturi studenti, interrogati su tresche e malefatte degli immortali sperimentano sulla propria pelle le ingiustizie della scuola, preludio alle future ingiustizie della vita. Insieme per la prima volta I Sacchi di Sabbia e Massimiliano Civica si interrogano sul senso profondo della parola “intrattenimento”, alla divertita ricerca di forme desuete per “passare il tempo”, per vivere l’ozio e interrogare la Storia. 
Massimiliano Civica, classe 1974, nel 2007 vince il Premio Lo Straniero e il Premio Hystrio/Associazione Nazionale Critici Teatrali per l’insieme della sua attività teatrale. Sempre nel 2007 diventa Direttore Artistico del Teatro della Tosse di Genova e vince il Premio ETI Nuove Creatività. Nel 2014 dirige Alcesti messo in scena nell’ex carcere delle Murate a Firenze e vince il Premio UBU 2015 per la miglior regia.
La compagnia I sacchi di Sabbia nasce a Pisa nel 1995 e si distingue per la capacità di far incontrare tradizione popolare e ricerca spingendosi di volta in volta nell’esplorazione creativa di terreni diversi, dalla letteratura al cinema, dal fumetto all’opera. La Compagnia ha ricevuto un Premio UBU Speciale nel 2008 e il Premio Nazionale della Critica nel 2011. Nel 2016 I Sacchi di Sabbia vincono il Premio Lo Straniero per la loro attività. 
22.9.17
 

GWENDOLINE ROBIN | Cratère N°6899

La Pelanda 9 Settembre 2017 - Short Theatre
GWENDOLINE ROBIN | Cratère N°6899
gwendolinerobin.be
ideazione e realizzazione | Gwendoline Robin
assistenza coreografica | Ida De Vos
luci | Simon Siegmann
produzione associata | Entropie Production
co -prodotto da | KUnstenfestivaldesarts, BRASS
con l’accompagnamento di | Grandstudio
grazie a | Teatro di Liegi, A Day in Caveland di Philippe Quesne, l’astronomo Yael Naze e gli oceanologhi Bruno Delille e Jean-Louis Tison
foto | Jorge De la Torre Castro
Una cometa cade sulla terra. Si forma un cratere. Ne derivano effetti di trasformazione. Il paesaggio muta. Il paesaggio si forma. In Cratère N°6899 la Robin si avvicina all’elemento acqua, permettendosi e permettendoci così uno sguardo sul Pianeta Terra e sull’Universo. Con l’aiuto del pensiero scientifico, in particolare quello astronomico e geologico, con la possibilità di guardare ai confini dell’universo e nelle pieghe della terra, possiamo stabilire un contatto con la costellazione celeste e con la superficie terrestre. Manipolando elementi fisici e chimici come terra, acqua dinamite, vento, polveri colorate, vetro, Gwendoline Robin, si mette direttamente in relazione alla materia, agendo su di essa e con essa. Una performance che si compone di azioni che sanno tanto di immaginifico che di artigianale e che disegnano un’atmosfera primordiale fatta di magma, terra e materia stellare, in cui l’esperimento scientifico si confonde con l’operazione alchemica, con la pozione magica. Cratère N°6899 ricrea artificialmente tutto il mistero potente e fragile dell’origine della terra e della vita, accompagnando lo spettatore in un viaggio nel tempo e nello spazio, che in fondo è anche un viaggio dentro la nostra stessa natura. Ricostruire piccoli paesaggi che raccontino la disposizione di storie visive e acustiche che raccontano e insieme modificano il paesaggio stesso: questo è l’esperimento della Robin, che ha immaginato e costruito la performance a partire da un primo incontro nel febbraio del 2016 con l’astronomo Yael Naze e lo scienziato marino Bruno Delille. 
22.9.17
 
 
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