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Disponibili i risultati definitivi di Nassa Teatrale 2015

ACTARUS

Teatro Biblioteca Quarticciolo 16 maggio 2015
IL MONDO È MIO!
con Elvira Frosini e Daniele Timpano
Workshop di creazione teatrale sull’immaginario legato agli Anime

ACTARUS. La vera storia di un pilota di robot
di DoppioSenso Unico e Claudio Morici
con Luca Ruocco e Ivan Talarico
reading galattico di DoppioSenso Unico dal romanzo di Claudio Morici in anteprima mondiale. Con la loro recitazione forzata ed innaturale Luca Ruocco ed Ivan Talarico danno voce ad Actarus e agli altri personaggi del romanzo di Morici (Meridiano Zero edizioni, 2007), che reinterpreta il mito originale giapponese in chiave decadente e sarcastica. Intervallati dalle musiche originali del cartone animato Ruocco e Talarico distruggeranno il male senza muoversi dai loro leggii.
28.5.15
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Ecce Robot!

Teatro Biblioteca Quarticciolo 15 maggio 2015
ECCE ROBOT!
di e con Daniele Timpano
Cronaca di un’invasione – ritorna a Roma lo spettacolo Cult sulla Goldrake Generation scritto, diretto interpretato da Daniele Timpano nel 2007. Ispirato liberamente all’opera di Go Nagai (Jeeg Robot, Mazinga, Goldrake) lo spettacolo ripercorre per frammenti l’immaginario eroico di una generazione cresciuta davanti alla TV nell’Italia delle stragi, del rapimento di Aldo Moro, delle Brigate Rosse, dell’ascesa di Silvio Berlusconi e delle sue televisioni. Tra resoconto delle trame dei singoli episodi dei cartoni giapponesi (con particolare attenzione per la trama di Mazinga Z) e ricostruzione storica di un’invasione (quella dei serial nipponici nei palinsesti pubblici e privati, ma anche quella della televisione dentro le nostre teste), lo spettacolo è il divertito e autocritico racconto di una generazione che, ignara di vivere negli anni di piombo, cresceva tra robot d’acciaio.

un progetto di Daniele Timpano e DoppioSenso Unico
Una piccola rassegna che si propone di investigare, attraverso l’esplorazione di alcune produzioni artistiche originali (letterarie, teatrali, musicali) l’influenza su alcune generazioni di italiani, cresciuti tra gli anni 70 e gli anni 80, di questo ampio corpus insieme mitico e mass-mediatico costituito dall’animazione giapponese. Un corpus mitologico contemporaneo che ha nutrito l’immaginario di quella che oggi è la generazione dei più o meno quarantenni, la generazione dei precari, dei “lavoretti”, dei “mille euro al mese” (quando sono fortunati). Era questo il mondo che ci avevano promesso da bambini? Era questa l’Italia a cui andavamo incontro? Goldrake age addio, addio happy days.
26.5.15
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Se cadere imprigionare amo

Teatro dell'Orologio 21 maggio 2015 Festival "Inventaria"
SE CADERE IMPRIGIONARE AMO
scritto e diretto da Andrea Cramarossa
Interpreti: Isabella Careccia, Silvia Cuccovillo, Federico Gobbi, Patrizia Labianca, Domenico Piscopo.
Teatro delle Bambole
Spettacolo teatrale di ricerca con reminiscenze kafkiane racconta, in maniera originale e toccante, di sentimenti, relazioni sociali, meccanismi e dinamiche che ci uniscono, per nostra volontà o contro il nostro volere, tenendoci “legati”. La drammaturgia, che tesse le trame fitte di quella tela che è “Se cadere imprigionare amo”, risulta un misto di dichiarata poesia e narrazione dissonante. La storia prende avvio dal sogno di un bruco addormentato nel suo bozzolo. Seguiamo la sua metamorfosi da un vivere ripugnante e strisciante ad un vivere saltellante e svolazzante.
Protagonista una madre che decide di lasciare i propri quattro figli per sempre. L’abbandono precede la caduta, l’omicidio, la perdita. Di queste persone rimane solo la menzione in un articolo sgrammaticato di un quotidiano di provincia, nella pagina della cronaca nera.
In scena quindi farfalle e blatte intrappolate nella tela di un ragno che tesse parole incomprensibili, metafora di una grande società composta dagli stessi protagonisti. Questi cercano di ribellarsi, ma non riescono ad uscire, volare, accettare il cambiamento della trasformazione. Spesso sono vittime del proprio racconto. A volte riescono a vincere grazie alla loro bellezza, altre a dispetto della bruttezza di chi si professa innocente e viene ingiustamente condannato per atti che non ha commesso. Tutti però rimangono imprigionati nel tentativo estenuante di trovare un’identità possibile. La “quarta parete” viene continuamente abbattuta e ricostruita: gli spettatori entrano così direttamente nel gioco della metamorfosi, talvolta condotto attraverso atti demenziali, talvolta con drammaticità, sfociando spesso nel senso di un vivere grottesco. Ne risulta una pièce al limite dell’assurdo, a tratti comica, ferale e sempre dinamica.
Dall'incesto alla pedofilia, dall'innamoramento alla schiavitù, dall'antropofagia alla solitudine, ciascun personaggio vive la propria realtà portando con sé un segreto che solo il pubblico potrà svelare. Qualcosa, però, può anche andare storto e ciò che consideriamo bello (farfalle) può anche esser letale a differenza di ciò che comunemente viene preso per brutto e repellente (blatte e scarafaggi).
NOTE DELL’AUTORE
Lo spettacolo nasce dal progetto di ricerca “La lingua degli insetti // Cofanetto 3: La Caduta”. L’approccio al mondo immenso e misterioso degli Insetti, mi ha permesso, con stupore, di lasciarmi suggestionare dagli stimoli sensibili dei loro micro movimenti, del loro esistere, del loro “sentire”, aprendo lo sguardo su possibili connessioni con il mondo altrettanto misterioso degli esseri umani. Così, da sempre alla scoperta dell’arte coerente con la percezione sensoriale dell’umano sentire, ho potuto avvicinarmi, non senza difficoltà ma con enorme fascinazione, a quello che amiamo definire “sesto senso”, il senso impalpabile di molti animali – forse anche delle piante – insetti compresi. Del progetto di ricerca “La lingua degli insetti”, fanno parte il “Cofanetto 1: L’Urlo” (Imenotteri - Vincitore del FAP, Festival delle Arti Performative) e il “Cofanetto 2: Lo Strappo” (Coleotteri). Il “sesto senso” ha guidato l’intero gruppo di ricerca verso un approdo più strutturato, il mondo dei Lepidotteri e dei Blattidi (farfalle, blatte e scarafaggi), per osservare, assaporare, innamorarsi della trasformazione e della metamorfosi.
26.5.15
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Petimus Rogamus

Teatro Tordinona 29 Aprile 2015
PETIMUS ROGAMUS
scritto da Marco Bilanzone e diretto da Lorenzo Montanini.
Con Carlotta Piraino, Daniel Plat, Mersia Valente, Diego Venditti
Semifinalista Roma Fringe Festival 2014 (nomination miglior regia)
Commedia grottesca su una società sempre più strutturata per preconcetti e pregiudizi. Istantanea di un uomo e una donna intrappolati nei loro sorrisi, in gesti ripetuti all’infinito, come burattini di un incantato carillon, maschere grottesche racchiuse nel caleidoscopio colorato di un gioco per bambini. La loro esistenza è condizionata dal Tempo scandito dal potere ancestrale di una papessa nana, chiamata ad oliare il sistema perché continui a girare senza sosta. Accanto a lei un uomo solo, maggiordomo del potere, un po’ schiavo, un po’ pazzo che grida e canta gioia e disperazione della sua solitudine, prima di tornare anche lui a farsi ingranaggio di quel motore che trita tutto, amore, felicità e ragione. Due linguaggi teatrali diversi, due viaggi distanti e paralleli, attraverso la solitudine dell’uomo.
25.5.15
 

Rapsodia in Gershwin

Teatro di Villa Torlonia 16 maggio 2015
Rapsodia in Gershwin – frammenti di blu
atto unico di Cinzia Villari e Gisa Ottaviani
da un’idea di Gisa Ottaviani
con Cristina Aubry e Gisa Ottaviani
M° Riccardo Biseo pianoforte
La Bilancia
E’ un atto unico, fusione tra parola e jazz, nato come omaggio a George Gershwin: sensazioni, ricordi, frammenti di vita dell’autore, attraverso le varie tappe della sua carriera. Sono parole in musica che si alternano a melodie celeberrime dell’autore, il tutto concepito e proposto in una inusuale dimensione intima ed introspettiva.
25.5.15
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La strega

Teatro dell’Orologio 17 Maggio 2015 Teatro Cargo di Genova
LA STREGA
di Laura Sicignano (dal romanzo "La chimera" di Sebastiano Vassalli)
regia Laura Sicignano
con Fiammetta Bellone
musiche Paolo Vivaldi
luci Enzo Monteverde
Antonia si trova davanti all'Inquisitore, una fila di testimoni depone contro di lei, ma le vere ragioni della condanna stanno altrove.
Siamo forse in una stalla. Ovunque delle rosse mele profumate. Una misteriosa narratrice, (una strega?) a lume di candela ci racconta la storia di Antonia.
In una notte di gennaio del 1590, una bambina viene abbandonata davanti all'ingresso della Casa di Carità di Novara. Antonia Spagnolini, così battezzata per via degli occhi e dei capelli nerissimi, cresce in Istituto per orfani. Siamo nell'epoca della Controriforma in un villaggio della Bassa.
Un paesaggio popolato da figure dimenticate: camminanti, risaroli, banditi, mercenari, dementi, boia, pittori di edicole, falsi preti e predicatori fanatici, comari pettegole e litigiose… Sul conto di Antonia iniziano a circolare voci orribili: la si accusa di essere una strega; quando Antonia, per amore, inizia a scomparire nel bosco tutte le notti, la gente del paese si convince che partecipi al Sabba. Da qui il processo. Antonia si trova davanti all'Inquisitore, una fila di testimoni depone contro di lei, ma le vere ragioni della condanna stanno altrove. Nel settembre del 1610, tra festeggiamenti ed esplosioni gratuite di odio, Antonia viene condannata al rogo. Attraverso la storia di una strega - un po’ vera e un po’ inventata come erano le storie delle streghe - lo spettacolo rievoca le persecuzioni che hanno travagliato la nostra storia, ma anche la vicenda umana di una donna che, a causa delle sue particolari virtù, viene condannata dalla collettività.
25.5.15
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Io ti so

Teatro dell’Orologio 17 Maggio 2015
Rassegna INVENTARIA
IO TI SO
scritto e diretto da Andrea Panichi
con Camillo Marcello Ciorciaro e Andrea Panichi
In uno spogliatoio vuoto di una squadra di rugby due amici giocheranno l'ultima ora del loro rapporto.
Andrea e Camillo sanno di indossare delle maschere sociali e hanno la consapevolezza che questa sia ben nota al compagno, quello che fanno finta di nascondere a se stessi è ciò che si cela dietro la maschera dell'altro e nel momento in cui queste cadranno saranno tenuti ad accettare, nonostante le "messe in scena" per nasconderlo, chi sia davvero la persona che hanno di fronte. Questo li porterà dunque a prendere la loro ultima decisione.
Ho deciso di utilizzare, come metafora, il gioco del rugby perché credo sia uno sport valido a veicolare la dicotomia che intercorre tra Andrea e Camillo, ambasciatori di tutta la società, fatta di scontro, lotte e prevaricazione che li vede al contempo vittima e carnefice.
L'azione si svolge nello spogliatoio di un campo da rugby; la scena è scarna, con due sole panche, perché non mi interessava ricreare uno spogliatoio vero, così come le dinamiche che intercorreranno tra i due, grottesche a volte, sono usate per estremizzare e riproporre scenicamente una realtà quotidiana.
Il testo ha vinto il Bando Nuove Drammaturgie promosso dal Teatro Biblioteca Quarticciolo ed è stato finalista nel Premio DARTS Sezione Drammaturgia.
25.5.15
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Letterature Partigiane

Casetta Rossa 11 maggio 2015
Letterature Partigiane
Si è svolto a “Casetta Rossa” alla Garbatella, l’incontro “Letterature Partigiane”, con il famoso attivista e scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II, con Paloma Saiz, Erri De Luca, Gianni Minà , Pino Cacucci e Federico Mastrogiovanni.
A Città del Messico la "Brigada para leer en libertad" svolge da anni il suo impegno per garantire a tutti i cittadini l’accesso alla lettura, alla cultura, alla libertà.
La Brigada ha compiuto i suoi cinque anni dalla costituzione e promuove cultura e letteratura attraverso l'edizione e la pubblicazione, e la distribuzione gratuita di libri, e con svariate forme di diffusione.
In questi 5 anni, 500mila libri sono stati donati; oltre 4 milioni sono stati posti in circolazione attraverso tianguis (bancarelle); sono state organizzate un migliaio di conferenze, e creata l’iniziativa di mettere a disposizione libri da leggere durante i viaggi in metropolitana.
L’intento di questo incontro a Casetta Rossa, che già da tempo è su questa strada, è di costruire anche qui in Italia le Brigate per leggere in libertà.
La verve di Paco e la partecipazione di Erri De Luca, la passione per l’America Latina che accomuna grandi scrittori e giornalisti quali Pino Cacucci, Gianni Minà e Federico Mastrogiovanni, hanno reso l’incontro indimenticabile.
Sono stati presentati i libri di Pino Cacucci, ”Quelli del San Patricio” , e “Ni vivos, ni muertos” di Federico Mastrogiovanni.

www.casettarossa.org
www.brigadaparaleerenlibertadcom
25.5.15

Uomini terra terra

TEATRO DUE 12 MAGGIO 2015
UOMINI TERRA TERRA
di Giorgio Cardinali
regia Sara Greco Valerio
con Giorgio Cardinali
musiche composte ed eseguite da Piero Larotonda
supervisione di Giancarlo Fares
Ass. Teatro Azione – L’Aquila
6 aprile 2009, un terremoto di magnitudo 6.3 distrugge L’Aquila e uccide 309 persone.
Lo spettacolo affonda la sua azione di denuncia civile in una modalità di racconto a due voci piuttosto atipica, giullaresca, vicina al lavoro del cantastorie che si accompagna con musica dal vivo. Oltre la giostra vorticosa della mancata ricostruzione e dei protagonisti legati al potere politico e scientifico, il racconto, simile alle narrazioni dei nonni, getta luce su una storia che pochi conoscono, quella taciuta dal caos mediatico.
25.5.15
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Absolute beginners

TEATRO DUE 14 MAGGIO 2015
ABSOLUTE BEGINNERS
itinerari scenici Gesualdi / Trono
itinerari drammaturgici Loretta Mesiti
con Giovanni Trono, Alessia Mete, Marzia Macedonio e Anna Gesualdi
Ass. ARTEGRADO / Compagnia TEATRINGESTAZIONE – NapolI
Progetto DE.MO./MOVIN’UP a cura di Mibac e GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani Una meditazione filosofico-visionaria sui confini identitari, politici, fisici, linguistici, in tensione verso la loro dissoluzione, affinché estraneo e familiare possano poi rimarginarsi in una nuova traccia, che porti in sé l’orizzonte che si prospetta di fronte al cammino di una nuova comunità da fondare. La struttura scenica si sviluppa come un’opera di costruzione, un unico paesaggio in cui gli attori, come operai della visione, dischiudono inattesi panorami poetici… Il nucleo narrativo è affidato al testo La Radice, opera di Loretta Mesiti e alle suggestioni della poetessa Ingeborg Bachmann
25.5.15
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Oltremare

Carrozzerie_n.o.t 8 Maggio 2015
OLTREMARE
Testo Giorgio Serafini Prosperi
Regia Giles Devere Smith
Con Caterina Casini e Alessandro Marmorini
Scene Maria Inferrera
Tecnica Mattia Barni
Grafica Stefania Lucioli
“Oltremare” è un spettacolo sulla memoria che si affievolisce e sull'inaffidabilità degli ideali politici.
Anna fa fatica a ricordare il suo passato, mentre il suo compagno Slobo vacilla per la stanza come una bussola oscura, snodata, rigida, senza una direzione. Sono una coppia di Lear infuriati, rannicchiati insieme nella loro stanza dimenticata, galleggianti, alla deriva, mentre nuotano tra passato e presente, tra la rabbia e la stanchezza. Il loro mondo è freddo, compatto e aggrovigliato. Occhi come lampadine che sbiadiscono, sputando intimi scambi –
"Non ho mai detto a mio figlio " "che?"
"Non ho mai detto a mio figlio che lo amavo" "Non sono cose si dicono ai figli" Meraviglia la loro vivace capacità di vivere nel passato mentre i loro corpi decadono, conservando appena appena abbastanza energia per sviscerare la storia.
Non volevo dirigere un spettacolo storico, documentaristico, ma piuttosto una commedia contemporanea sui conflitti irrisolti. Se il nostro passato non è in discussione, se la crudeltà e le ingiustizie che ci sono inflitte rimangono inespresse, dove siamo noi come persone? I protagonisti non sono italiani, non sono croati, sono ormai lontani da questa storia brutale. Così ho scelto di ricercare la loro umanità ora, nel presente, dopo che la tirannia è stata lasciata alle spalle. Che cosa rimane? Fragilità, rabbia, paura e solitudine. Questo è ciò che rimane, quando siamo privati dell'umanità, quando siamo trattati e quando trattiamo le persone come animali.
Il grande regista italiano, Giorgio Strehler, una volta disse: "sopra di tutto, ci sono tutti". Se solo potessimo imparare a ricordarlo!
18.5.15
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Francesca Sana Subito

Nuovo Cinema Palazzo 7 Maggio 2015
Francesca Sana Subito
Scritto e interpretato da Claudio Morici
con Ivan Talarico alla chitarra onomatopeica
Sei del mattino. Un infermiere psichiatrico riempie il quaderno “delle consegne” con la speranza di far chiudere un occhio al suo capo, che arriverà di lì a poche ore, su una notte davvero turbolenta. Giorni prima Francesca, la “paziente più buona del mondo”, ha tentato il suicidio e gli altri pazienti hanno reagito in modo imprevedibile. L’infermiere, scrivendo, si troverà costretto a giustificare più di una verità su cosa succede ed è successo in clinica. Come le bottiglie di vino a terra, lo striscione con su scritto “Francesca sana subito” e addirittura il fatto che lui non sia un vero infermiere…
Claudio Morici racconta la paura di impazzire e la disattenzione della normalità attraverso una storia tenera, comica e drammatica. Con una modalità narrativa inusuale, a metà tra il reading e il teatro.
18.5.15
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NaMolletta

Teatro Biblioteca Quarticciolo 9 maggio 2015
NaMolletta
di Emiliano Valente e Antonella Bovino
con Emiliano Valente
Associazione culturale TiConZero
La vera storia della nascita della molletta come nessuno ve l’ha mai raccontata, e come nessun altro avrà mai il coraggio di farlo. Protagonista della storia David M. Smith, inventore della prima molletta. Immaginatelo nel 1852 alle prese con due legni e una molla, immaginatelo mentre costruiva l’oggetto più usato al mondo e poi provate a immaginare tutto quello che oggi viene costruito e inglobato nell’era della rivoluzione tecnologica. Immaginatelo. Adesso che l’avete immaginato dimenticatelo, perché tanto non vi servirà. Immaginate ora Smith catapultato nel 2014 per creare l’oggetto che stravolgerà la vita di tutti gli umani nei prossimi due secoli: una usb da narice? Gli occhiali smartphone? I condizionatori da ascella? Scarpe a motore? Immaginatelo e trovate voi una risposta.
NaMolletta è la storia incivile dell’uomo alle prese con la sua voracità, con la sua nuova necessità di avere e distruggere nello stesso istante, è la storia senza impegno dell’uomo che insegue la verità, crede di raggiungerla ma non riesce a tenerla ferma sul suo filo. La molletta è metafora del complottismo, è presa di coscienza di un’umanità alla deriva, è la nostra incapacità di prendere, è il simbolo del nostro restare appesi come una maglietta bagnata aspettando il sole, aspettando il vento, aspettando…semplicemente che si asciughi. Per fare un albero ci vuole un seme, ma per fare il seme dipende da che albero è.
18.5.15
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Generazione disagio

Teatro India 10 maggio 2015
lo spettacolo vincitore del PLAYFESTIVAL 1.0
GENERAZIONE DISAGIO
Dopodiché stasera mi butto
di e con Enrico Pittaluga, Graziano Sirressi, Luca Mammoli, Alessandro Bruni Ocaña
regia Riccardo Pippa (anche co-autore)
Proxima Res
Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea
in collaborazione con Teatro di Roma
ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili
Domenica 10 maggio (ore 21) al Teatro India debutta GENERAZIONE DISAGIO – Dopodiché stasera mi butto, lo spettacolo vincitore della prima edizione del Playfestival 1.0 di Roma, concorso dedicato alle compagnie under 40.
Una generazione di eterni giovani, studenti e coinquilini, che la compagnia Proxima Res porta sulla scena per esplorare e raccontare con ironia e grande divertimento una nuova classe sociale: una generazione di disagiati, precari non solo nel lavoro, ma anche nei sentimenti e nelle relazioni. Dalla resilienza agli stage, dal precariato alla decrescita felice, si disegna l’agognato disinteresse alla vita, attraverso un gioco al massacro in cui anche il pubblico diventa carnefice.
Così lo spettacolo – di e con Enrico Pittaluga, Graziano Sirressi, Alessandro Bruni Ocaña, Luca Mammoli, per la regia Riccardo Pippa (anche co-autore) – si presenta come un cinico e spassoso gioco dell’oca che mira all’annullamento. Gli attori sono i promotori e i profeti del disagio-pensiero, ovvero sono i rappresentanti di questa nuova classe nell’era dell’annullamento delle classi sociali: proletari senza prole, non più figli, ma non ancora padri, non hanno più la paghetta, ma non hanno ancora lo stipendio, sono bulimici di informazioni e avari di pensiero, e pertanto corrotti e segnati dalle nuove dipendenze, quelle da smartphone, da social network, da shopping on-line.
«Lo spettacolo nasce da una drammaturgia collettiva: gli attori scrivono per il proprio personaggio e per gli altri – come si legge nelle note di regia – Si parte da tematiche condivise, titoli, spunti, situazioni che ognuno sviluppa. I testi sono poi modificati da tutti, messi alla prova in improvvisazione e scambiati tra i vari attori/autori. È la prima drammaturgia del gruppo, che si cimenta anche nella scrittura, dopo aver maturato un’esperienza fino ad oggi prettamente attoriale. Lo spettacolo entra in contatto col pubblico, nelle cui mani la storia viene completamente consegnata». Disagio, crisi e voglia di cambiamento vengono trattate con un gioco di ribaltamento paradossale, invece di risolvere i problemi o lottare per un mondo migliore il pubblico viene invitato a scaricare tutti i suoi problemi su un attore che è un giocatore-pedina e che si contenderà con gli altri la possibilità di arrivare per primo alla casella finale: quella del suicidio. Varie prove e imprevisti faranno avanzare o indietreggiare i personaggi su un tabellone, anche grazie all’aiuto del pubblico.
18.5.15
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Déjà vu 0 . 0

Teatro Tordinona 6 Maggio 2015
Overground Studio e Ensemble Edizioni presentano
“Déjà vu 0 . 0"
Diario di bordo di uno sconosciuto
Scritto, diretto ed interpretato da Alessio Rizzitiello
Voce Narrante Clemente Pernarella
Musiche originali Endre Vazul Mandli
Scenografia Martyna Modzlewska
Disegni Jody Gorla
Video Overground Studio e Roberta Soru
Responsabile Organizzazione Alessio Rizzitiello
Un ringraziamento speciale a Francesco Rossini
Sulla scena prende vita, all’interno del flusso di coscienza di uno sgangherato personaggio immerso nel tentativo di recuperare la memoria, l’immancabile e persistente ripresentarsi di situazioni mai risolte.
Tutto ciò che gli resta dopo la caduta, dopo aver perso la memoria, è una serie di immagini, parole, appunti e sensazioni; sulla base dei quali si fonderà la possibilità di una differente presa di posizione, di una svolta individuale.
Parole, poesie, immagini, fumetti graffiati e istantanee in bianco e nero cercano di mettersi a fuoco e ricomporsi, per mezzo dell’analisi di quella che, prima della caduta, è stata “una vita passata”.
Il susseguirsi di istanti nei quali il vero e il sogno giocano a rincorrersi, dà vita ad un universo in costruzione, seguendo il percorso di rinascita di un antieroe dei giorni nostri alle prese con sé stesso.
18.5.15
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Trovata una sega!

Teatro Tordinona 10 Maggio 2015
TROVATA UNA SEGA!
Racconto su Livorno, Modigliani e “lo scherzo del Secolo” dell’estate 1984
di e con ANTONELLO TAURINO
Protagonista assoluto dello spettacolo è il Caso, che mise insieme in quell’estate una successione di eventi fortuiti talmente meravigliosa da rendere questa storia un “regalo del cielo”. La drammaturgia è perfetta, c’è solo da raccontare, e alcune coincidenze sono così incredibili che si stenta a crederci: può capitare, assistendo a questo spettacolo, di ascoltare qualche spettatore sussurrare al suo vicino frasi come “No.. non ci credo!” “Incredibile!”.. “No dai, questa se l’è inventata..”. L’intenzione era quella di fare uno spettacolo mettendo al centro proprio questa storia, quasi a voler far dimenticare al pubblico i consueti aspetti collaterali dell’evento teatrale: che è uno spettacolo, che c’è un attore di fronte, che si è in un teatro, e via discorrendo. La forma è quella della narrazione per “monologo e proiettore”, perché se la narrazione consiste nell’ evocare con la voce ciò che lo spettatore poi visualizzerà nella sua immaginazione, beh, la straordinaria bruttezza delle teste prese per autenticamente modiglianesche.. no, quella no, non c’è attore in grado di evocarla: bisognava farle vedere, il pubblico doveva goderne lo spettacolo. Da qui l’idea di proiettare, oltre alle foto dei “capolavori”, alcune immagini d’epoca, perché fungessero anche da testimonianza di ciò che lo spettatore altrimenti avrebbe difficoltà a credere. Dal punto di vista attorale il lavoro si è indirizzato verso un divertito mimetismo della galleria dei personaggi che popolano la storia, a partire innanzitutto dalla riproposta della parlata livornese. E in quella Livorno abbiamo veramente una gamma completa di tipi umani, dal comico al drammatico, dalla farsa alla tragedia: quasi come in Romeo e Giulietta, questa storia è anche una specie di guerra tra vecchi e giovani: Jeanne Modigliani (figlia del pittore, un’arcana sacerdotessa della verità la cui misteriosa morte apporta note thriller da “Ustica del mondo dell’Arte”) opposta alla vitale disperazione di Angelo Froglia (autore di due delle tre teste ritrovate, che col suo estremismo artistico pare uscito diretto da un romanzo di Dostoevskij); sapientissimi “dottori” sbertucciati (Vera Durbé e i critici d’arte) contro allegre brigate d’arlecchini burloni (i tre ragazzi che realizzarono per scherzo una delle tre teste). E troppi assessori “Brighella” e politici “Pantaloni” a completare il canovaccio da Commedia dell’Arte. Ha una presa straordinariamente accattivante questa ridicola sconfitta senza appelli dei grandi critici, perché ha significato una batosta clamorosa per un certo tipo di cultura altezzosa, occhialuta, accademica. I cattedratici tirati giù dal loro sacro scranno non solo ci ha fatto sbellicare, ma hanno fornito davvero spunti di riflessioni sul senso dell’arte e della cultura nella società mediatica. Questa vicenda, per tutta la critica d’arte mondiale, è davvero un punto di non ritorno. Da autore del testo, ho ovviamente dovuto consultare molti libri e documenti vari che trattavano la questione, tra cui citerei “La beffa di Modigliani” di Giovanni Morandi, una puntata di “Mixer” di Giovanni Minoli e il documentario “Le vere false teste di Modigliani”, di Giovanni Donfrancesco; il tutto corredato da interviste ai “tre ragazzi” e a Massimo Froglia, fratello dello scomparso Angelo. Infine, questa storia è anche una sintesi meravigliosa dell’italianità con tutti i suoi “tipi”, nonché uno spaccato quasi sociologicamente completo di quegli anni. Erano i goderecci e rampanti anni ’80, ma in quel decisionismo cialtrone ci sono i segni dell’attuale deriva. Sono passati trent’anni, ma sembra ieri, e il mix di superficialità ed urgenza di questi anni arruffoni, renderebbe possibile che ciò possa risuccedere anche oggi.
18.5.15
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