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Pisa-Roma 1 a 2

Centro Culturale Elsa Morante 16 Ottobre 2014 “Pisa-Roma 1 a 2” di e con Giuseppe Manfridi. Uno spettacolo dedicato alla fede calcistica capitolina e alla partita che decretò l’inizio della cavalcata che portò lo scudetto dell’83 alla squadra giallorossa. Un commosso omaggio al giocatore che di quella Roma destinata a diventare campione d’Italia fu il magnifico capitano: Agostino Di Bartolomei.
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La battaglia di Roma

CC Elsa Morante, 17 Ottobre 2014 Storia della capitale ne “La battaglia di Roma” di e con Pierpaolo Palladino: una narrazione in versi liberi, ispirati dalla struttura stessa del romanesco, con le musiche originali e suonate dal vivo di Pino Cangialosi. La rievocazione di una giornata emblematica, il 10 settembre 1943, due giorni dopo l’armistizio, quando fu combattuta a Roma la più grossa battaglia sul suolo nazionale tra l’esercito regolare italiano e le armate tedesche. Una galleria di volti del popolo e dei soldati, di volta in volta smarriti o coraggiosi, in un vortice di vita e morte come solo in guerra, in questa come in qualsiasi altra, si è costretti ad affrontare.
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Roma, la città e il mondo – Uno sguardo incrociato

CC Aldo Fabrizi, 18 Ottobre 2014 “Roma, la città e il mondo – Uno sguardo incrociato”, Un reading con musiche originali ed eseguite dal vivo di sei autori italiani di nascita e di elezione per raccontare, ciascuno dalla propria angolazione il rapporto con la città di Roma. Fabio Bussotti, Alessandra Costanzo, Andrea Murchio e Cristina Aubry leggeranno i testi: “Finestre Romane” dell’equadorena Katia Tola Olivares, “Documenti Prego” e “Nuovo Mondo” della congo-egiziana e romana di nascita Ingy Mubiayi, alternati a “San Pietro” del meranese Roberto Cavosi, “Un condominio adeguato” del napoletano Pierpaolo Palladino e “Torino-Bucarest-Roma” del torinese Antonio Tarantino.
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Shakespeare / Venere e Adone in concerto

Teatro Argot Studio 16 Ottobre 2014
 SHAKESPEARE / VENERE E ADONE in concerto
uno spettacolo di e con Valter Malosti
suono G.U.P Alcaro
luci Francesco Dell’Elba
traduzione e ricerca musicale Valter Malosti
produzione Teatro di Dioniso – Fondazione Teatro Stabile di Torino – Residenza Multidisciplinare Di Asti
con il sostegno del Sistema Teatro Torino
“Shakespeare / Venere e Adone in concerto” è la versione disidratata dello spettacolo che ha debuttato nel dicembre 2007, facendo ottenere a Malosti nel 2009 (insieme a Quattro Atti Profani di Tarantino) il premio della associazione Nazionale Critici di Teatro (ANCT) per la regia.
L’alta densità musicale dello spettacolo ci ha convinto a tentare di proporne una versione senza scena, se non quella, ricchissima, sonora.
Londra, 1593. La peste sta devastando la città, i teatri sono chiusi. Shakespeare trova l’ispirazione, e un patrono, e scrive un piccolo capolavoro in versi: il poemetto erotico-mitologico Venere e Adone. Sarà, per l’epoca, un grandissimo successo, con numerose ristampe fino alla metà del secolo successivo, immancabile nei bordelli, quanto sotto il cuscino delle grandi signore aristocratiche e degli amatori. Venere e Adone sfugge a qualsiasi definizione: “comico oppure tragico, leggero oppure profondo, un inno alla Carne oppure un ammonimento contro la Lussuria: il poemetto è un mixtum in cui tutti i termini di queste antitesi sono simultaneamente veri. Introducendo nella sua storia un conflitto erotico che nelle Metamorfosi di Ovidio non era presente, Shakespeare ha fatto qualcosa di più che produrre un sicuro effetto comico — anche se questo “di più” passa precisamente e innanzitutto attraverso la comicità. “
Note di regia
Venere è una dea/macchina, dea ex machina ma anche sex machine, macchina barocca che tritura suoni e sputa parole. Una macchina di baci, una macchina schizofrenica di travestimento, una macchina di morte per l’oggetto del suo amore: Adone.
Adone ricorda il giovane dei Sonetti – il che implica, naturalmente, che Venere ricordi Shakespeare. Shakespeare scrive su commissione, durante la peste del 1593, per il suo giovanissimo patrono, l’efebico diciannovenne Henry Wriothesley conte di Southampton, di cui è stato ritrovato, un paio di anni fa, un ritratto in abiti femminili. Il gioco delle identità entra così in un labirinto di specchi e si scivola in una progressiva promiscuità delle individualità. In scena, la dea/macchina/attore en travesti, diventa anche Narratore e voce di Adone, divorando tutte le identità narranti.
Al di là del gioco degli specchi, del travestimento, dell’amaro umorismo, il poemetto è un vertiginoso punto di partenza per una ricerca sulle variazioni, le declinazioni e le contraddizioni del tema “amore”.
Ma Venere e Adone è anche una sorta di operina musicale: “il montaggio fonico attinge alle fonti acustiche più disparate, ai suoni della quotidianità sovrapposti a frequenze elettroniche e distorsioni, filtrando il tutto con musica elisabettiana e contemporanea. Musica come camera d’eco dei personaggi, come cartina di tornasole del loro spirito, musica che penetra dentro il testo, talvolta lo accarezza, più spesso entra in conflitto con esso per far schizzare scintille che ustionano ma anche illuminano.” Valter Malosti
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Serata finale di premiazione

Teatro Tordinona 12 Ottobre 2014 “Schegge D’Autore” Festival della Drammaturgia Italiana XIV Edizione. “Serata finale di premiazione”
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Del sesso della donna come campo di battaglia

Accademia di Romania La rotonda 28 giugno 2014, teatROmania festival Del sesso della donna come campo di battaglia – prima nazionale di Matei Vișniec, con Irina Bodea Radu e Bianca Holobuț, regia Muriel Manea, produzione Teatrul “I.D. Sîrbu”, Petroșani Lo spettacolo presenta il destino di due donne durante e dopo la guerra in Bosnia. Kate è una psichiatra americana che arriva in Bosnia per aprire fosse comuni. Poiché non resiste, è trasferita in un centro per la cura delle donne violentate e rimaste incinte durante la guerra. Qui incontra Dorra, una delle vittime. Passo dopo passo, gradualmente, le due imparano a conciliarsi con la propria condizione. Per il loro spirito e la loro personalità, le donne sono due sopravvissute. Alla fine, il loro dialogo – inizialmente impossibile – si trasforma in comunione. I due personaggi cercano di attirare l’attenzione su quella non-soluzione che è la guerra, con le sue conseguenze disastrose. La pièce potrebbe avere come motto una delle battute di Dorra: “Il tempo non può guarire tutto”. - Avviene ancora, e non troppo di rado, che sotto l’involucro apparentemente verificato, formalmente garantito, della civiltà, si nasconda l’abisso. Un abisso ben illustrato dalla messa in scena di Petroșani. Una pièce attuale, di un’attualità spaventosa per il semplice fatto di parlare, in fondo, dell’incapacità dell’umanità di fermare, in qualsiasi momento della sua storia, la proliferazione delle fosse comuni. Fosse - intese nella loro duplice realtà, fisica e psicologica. In realtà, ci dice il testo di Vișniec e ce lo ricorda in modo marcato questo spettacolo raffinato, nella regia - non aggressiva ma ottimamente centrata sulla sostanza – di Muriel Manea e nell’ispirata scenografia di Eliza Labancz, è molto più semplice redigere fogli di osservazione clinica, offrire assistenza psichiatrica, fornire consigli e sapienza da manuale, anziché far sì che la sapienza armonizzi i ritmi della vita reale.
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Ti lascerò a macchiare di rosso la neve

Teatro Tordinona 30 Settembre 2014 “Schegge D’Autore” Festival della Drammaturgia Italiana XIV Edizione
TI LASCERO’ QUI A MACCHIARE DI ROSSO LA NEVE
di Daria D. con Luca Di Martino.
Due omicidi, raccontati con spavalderia e folle arroganza da un giovane venuto dall’Est Europa. Un personaggio dostoevskiano, dall’intelligenza non comune ma tarata da una vita di povertà e di stenti, si aggira per le strade di una città benestante del Nord d’Italia, innevata e silenziosa, in cerca di una vittima casuale. E’ la storia breve ma intensa, nello spazio di un monologo teatrale, di una lucida follia che dalla rabbia interiore si allenta in una calma quasi divina, o meglio, diabolica.
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Enrico IV (ma forse no)

Teatro Argot 7 OTTOBRE 2014 Arte e Spettacolo Domovoj
 in collaborazione con Teatro Argot Studio
ENRICO IV (ma forse no)
da Luigi Pirandello
drammaturgia e regia Matteo Tarasco
con Sidy Diop, Federico Le Pera, Tiziano Panici, Brenno Placido
spazio scenico e luci Matteo Tarasco
costumi Chiara Aversano
assistente alla regia Katia di Carlo
foto di scena Pino Le Pera
comunicazione Danilo Chiarello
produzione esecutiva Marilia Chimenti
Enrico IV (ma forse no) è un excursus drammaturgico all’interno di uno dei capolavori del novecento, Enrico IV di Luigi Pirandello. Immaginiamo di raccontare la famosa storia dell’uomo che si crede Re Enrico IV in seguito ad una caduta da cavallo durante una festa in maschera, dal punto di vista dei finti consiglieri segreti, Arialdo, Ordulfo e Landolfo.
La nostra storia si svolge nel presente e si ambienta nel garage della grande villa dove vive l’uomo che si crede Enrico IV. In una sorta di thriller grottesco si dipanerà un gioco delle parti ove nulla è come appare.
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Duras mon Amour

Teatro Piccolo Eliseo 8 Ottobre 2014 Chai Teatro presenta
 Anna Clemente Silvera e Vincenzo Bocciarelli
In DURAS MON AMOUR
di Gennaro Colangelo
con Maurizio Palladino nel ruolo di Robert Antelme
Massimiliano Mastroeni e Francesco Tozzi
regia di Maurizio Palladino
La più famosa scrittrice del Novecento francese, Marguerite Duras, è in scena a Roma dall'8 al 12 ottobre al Teatro Piccolo Eliseo “Patroni Griffi”. L’associazione Chai Teatro produce lo spettacolo Duras Mon Amour, drammaturgia originale che ricostruisce gli ultimi mesi di vita della scrittrice. Sullo sfondo di mezzo secolo di storia francese, Duras racconta se stessa, la politica, i mariti, gli amici e il suo ultimo amore, Yann, diventando ella stessa personaggio da romanzo. Tenera e violenta, capace di grande generosità e incontenibili furori, l’autrice de "Il dolore", "L’amante" e tante altre opere di successo, dialoga con i propri fantasmi in un serrato incontro/scontro con gli uomini della sua vita, convinta che la solitudine dell’intellettuale sia la condizione della sua libertà creativa ma anche il duro prezzo da pagare al pubblico e al sistema mediatico famelico e invasivo, portato a divorare i propri idoli. La lotta contro le ingiustizie sociali e la capacità di battersi per preservare le proprie idee, caratterizzano l’ultima fase di una donna che mantiene la sua lucidità e il suo disprezzo per i mediocri fino alla fine.
Nelle note di regia di India Song, Marguerite Duras ha scritto che il lavoro “si costruirà a partire dal suono, poi dalla luce”. Così avviene per Duras Mon Amour, dove elementi elusivi ed allusivi si combinano e si confondono, inquadrando i quadri scenici come tranches de vie degli ultimi mesi di vita della grande scrittrice francese. Nell'appartamento parigino al n. 5 di Rue Saint-Benoit, divenuto negli anni sempre più claustrale, si sviluppa una dialettica notturna frutto di una tortura reciproca, attraverso la lenta discesa agli inferi di due sopravvissuti, in cui il testo dialogo col Cielo mentre la scrittura scenica commercia con l'Inferno. Al centro del gioco si colloca una figura femminile infelice e vampiresca, adorata da schiere di lettori in tutto il mondo, ma ancora oscillante tra il desiderio di successo e l'indifferenza verso la vita, in equilibrio tra un passato ancora denso di misteri o ambiguità e un presente in cui respinge e insieme ricerca l'attenzione di tutti. Non pretendiamo che la donna al centro del dramma sia la vera Duras, non esigiamo che venga riconosciuta come la nostra Duras, ma se questo nome famoso include le interpretazioni e i significati che un grande amore ingloba nel suo orizzonte di senso, allora la protagonista in qualche misura è comunque Duras. Eternamente in bilico tra verità e menzogna e quindi perfettamente adeguata al teatro: strumento ineffabile di illusione, menzogna che dice sempre la verità.
info: www.chaiteatro.it
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Aspettando Alice

Accademia di Romania La rotonda 29 giugno 2014, teatROmania
 festival
Aspettando Alice ¬– prima nazionale
di e con Oana Mardare, regia Doru Taloș, Produzione Compagnia Atelier45, Cluj Una rappresentazione glaciale per impianto teorico e devastante per restituzione emotiva, nonché fisicamente in grado di provocare una paralizzante e paradossale partecipazione esistenziale, attraverso un crescendo di consapevolezza. In omaggio alla citazione del celebre romanzo di Lewis Carroll e alla famosa opera di Samuel Beckett, lo spettacolo è un diamante da non sgrezzare, mutevole secondo propria passione e poliedrico per i piani di interpretazione offerti a ogni singolo partecipante. La regia di Doru Taloș non è certamente esente da sbavature, così come Oana Mardare è apparsa tutt’altro che impeccabile. Ovvero, straordinariamente lontana dall’etimologia del termine (persona incapace di peccato, dunque aliena all’umanità), perché interprete di quanto di più umano possa esistere. Una vita struggente le cui ambiziose credenze sono fatalmente destinate (non usiamo a caso il termine) allo scacco e al fallimento.
Espressione forse non carnale, ma assolutamente credibile della vita, in Oana Mardare riconosciamo concretizzarsi suggestioni filosofiche di straordinaria potenza. Dalla inarrestabile e autodistruttiva volontà di vivere (individuata oltre l’illusorio Velo di Maya dal filosofo Schopenhauer) al conflitto tra Eros e Thanatos (collocato dallo psicanalista Freud Al di là del principio di piacere). Dalla celebre massima pindarica «diventa ciò che sei» (ribadita dall’inattuale Nietzsche) a quell’essere per la morte che, secondo Martin Heidegger, caratterizzerebbe l’esistenza autentica (ancora più incredibile visto il soggetto in scena). Riferimenti culturali che, anche se non espliciti alla cultura media, agiscono in maniera sotterranea e – proprio per questo – lontani da ogni pedanteria. Riuscendo, così, a fomentare tra gli astanti un senso di inadeguatezza e disagio di fronte all’angoscia e alla disperazione provata dalla povera protagonista in perenne attesa dell’arrivo di Alice.
Alcune affermazioni sono poi pietre scagliate dritte al cuore che mandano in frantumi l’anima di chi le ascolta e se le vede colpevolmente addossate. «Perché non giocate, non ridete con me? Ecco, adesso non potete più giocare perché vi ho ucciso!», dirà Oana, stremanta di fronte all’impassibilità di un pubblico adulto e maturo che non può essere realmente coinvolto nel suo mondo.
Un mondo decadente di scatole, tazze di tè rotte, nécessaire de beautè, ma anche di sentimenti e relazioni spezzate, dove la protagonista si aggira con fare quasi da folletto. Un mondo, quello di questa meravigliosa e geniale attrice e autrice, che ci auguriamo il pubblico italiano possa avere nuovamente occasione di incontrare.
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Ombre nel bosco

Accademia di Romania Sala mostre 29 giugno 2014, teatROmania
 Ombre nel bosco – prima romana – spettacolo per famiglie
liberamente ispirato alle fiabe dell’Europa Orientale
di e con Tazio Torrini, burattini realizzati da Umberto Fabi e i bambini dell'Atelier della fiaba, immagini e regia Letteria Giuffrè, produzione Telluris Associati
C’era una volta come mai più dopo … e se così non fosse stato non saremmo qui a raccontarlo, una fiaba è una storia che nel tempo ha perso i riferimenti a luoghi, fatti e persone particolari e diventa un racconto senza tempo e senza luogo, dove quello che rimane è il “succo” degli eventi originari. Questo spettacolo è tratto da un universo fiabesco molto antico, racconta un percorso di iniziazione alla vita reso possibile dalla scoperta del potere arcaico dell’intuito. L’intuito, l’istinto, ciò che serve per strappare la verità alle cose, per essere custodi del fuoco creativo e avere una conoscenza intima dei cicli vita, morte, e rinascita della natura.
Nate in epoca preistorica, in contesti magici e rituali legati ai riti di passaggio dall’infanzia alla vita autonoma di un “adulto”, le fiabe continuano a conservare tutt’oggi questo ruolo iniziatico per i bambini, nonostante l’allontanamento progressivo della società moderna da quell’universo tradizionale che le aveva generate, custodite e trasmesse. È vero, le fiabe circolano da alcuni secoli in forma cartacea, come tanti altri libri stampati, e da alcuni anni in ambienti “virtuali” come internet; eppure, a differenza di altri testi che vengono letti per sé, in silenzio, le fiabe di oggi continuano ad essere narrate a voce, soprattutto ai bambini. Così, il carattere orale delle fiabe viene conservato anche in una società come quella contemporanea, culturalmente dominata dai mezzi di comunicazione di massa. Le fiabe rappresentano così uno dei filoni della tradizione popolare sopravvissuti alla massificazione e all’omologazione della modernità recente. Nella cultura dell’Europa orientale, in particolare, il folclore ha continuato ad avere un peso notevole fino ai nostri giorni. Inoltre, la vicinanza geografica dei popoli medio-orientali (arabi, persiani ecc.) ha fatto sì che il folclore dell’Europa orientale costituisse un ponte culturale, una mediazione tra l’Occidente e l’Asia. Così, le fiabe e le favole, i racconti mitici e le epopee storiche, i canti e i rituali hanno rappresentato per secoli non solo una consolazione e un rifugio davanti alle vicende storiche sfavorevoli, ma anche un patrimonio culturale e spirituale fondamentale per l’identità e per l’esistenza storica dei popoli europei.
Ombre nel Bosco spettacolo per un attore-capocomico (Tazio Torrini) e quattro burattini che si avvicenderanno nella narrazione di una fiaba esotica, intrisa di mistero, magia e buio, per imparare a vincere le paure dell'inconscio e dominare le forze misteriose. Uno spettacolo originale e poetico per la scarna semplicità dei mezzi e le inquietanti scenografie proiettate.
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La favola di un’altra giovinezza

Accademia di Romania 27 giugno 2014, teatROmania festival
La favola di un’altra giovinezza – prima romana
Liberamente ispirato a “Un’altra giovinezza” di Mircea Eliade
Spettacolo vincitore del Premio Kilowatt Festival Visionari 2013
di e con Eliana Cantone, drammaturgia Giordano Amato, musica dal vivo Elisa Fighera, produzione Il Mutamento Zona Castalia, in collaborazione con Salone Internazionale del Libro Off, Circoscrizione 7, Circuito Teatrale del Piemonte
La favola di un’altra giovinezza propone un intreccio tra letteratura, filosofia e teatro a partire dal romanzo di Mircea Eliade “Un’altra giovinezza”, il mito dell’eterno ritorno e l’occasione di una seconda possibilità.
La storia narra le esperienze della protagonista italo-rumena Maria Piarulli, figlia di immigrati italiani in Romania alla fine dell’800. All’età di 65 anni Maria viene colpita da un fulmine che, anziché ucciderla, le dona una nuova possibilità, una seconda giovinezza. Si tratta un viaggio onirico, sospeso e sottile, verso la ricerca e la possibile scoperta della propria essenza. Una fiaba dell’eterno ritorno alla rovescia, epica e metafisica, dalla struttura circolare; una riflessione sul tempo e sull'eternità.
Lo spettacolo è arricchito da giochi e virtuosismi polifonici e linguistici, dall’originale musica di archi resa dal vivo, elementi che lo rendono a tratti surreale, dove le tematiche più astratte, dalla metempsicosi all’esoterismo indiano, all’eterna giovinezza, incontrano i temi dell’immigrazione e dell’integrazione culturale.
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Giovinezza senza vecchiezza e vita senza morte

Accademia di Romania 27 giugno 2014, teatROmania festival
 Giovinezza senza vecchiezza e vita senza morte – prima assoluta
con Vlad Scolari e Alice Protto, musiche dal vivo di Federico Branca Bonelli, testo e regia di Vlad Scolari, produzione Wasabi, Milano
in collaborazione con festival teatROmania_emersioni sceniche
Un feto che non vuole nascere, che non vuole venire al mondo senza prima sapere il perché. Un bel principe alla ricerca dell’ immortalità, dell’ oblio esistenziale, del perenne e poi sconfitto dalla necessità indomabile del ricordo, dall’ insopportabilità del privilegio conquistato.
Una fiaba unica della cultura romena, presentata qui nella forma di un primo studio - un reading con musica e voci tale da consentirci di esplorare il racconto, di comprenderne il senso e di immergerci in un nuovo immaginario fantastico. Così Wasabi continua il suo viaggio in quello spazio di mediazione culturale tra Oriente e Occidente che è la cultura romena, con una produzione in collaborazione col Festival.
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The Club

Teatro Furio Camillo 11 ottobre 2014
THE CLUB
drammaturgia e regia
Paolo Alessandri
con
Emma Aquino
Giulia Balbi
Alessio Binetti
Alberto Falcioni
Pierluigi Indellicati
Filippo Mantoni
Nicolò Matricardi
Jordi Montenegro
Michele Nardi
Beatrice Pellegrino
Donatello Tagliente
Maria Teresa Taratufolo
costumi
MONICA RAPONI
selezione musicale
MAURIZIO ‘OLMO’ GIUCA
“…Si avvertono i Signori Soci del CLUB che la Nuova Amministrazione porterà con sè una ventata d’aria altamente innovativa. I Vecchi Soci del CLUB sono invitati pertanto, vivamente, ad aderire alla Nuova Linea del CLUB, o a riconsegnare la propria Tessera. Sarà premura della Nuova Amministrazione del CLUB assicurarsi, con ogni mezzo, che tutti i Soci aderiscano pertanto alle Linee Guida della NUOVA AMMINISTRAZIONE.
PENA L’ESTINZIONE DEL SOCIO INADEMPIENTE“
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Dora, la femme pleure de Picasso

Teatro Tordinona 9 Ottobre 2014 “Schegge D’Autore” Festival della Drammaturgia Italiana XIV Edizione DORA, LA FEMME PLEURE DE PICASSO di e con Luisa Sanfilippo musiche di Agustin Barrios elementi scenici e regia di Vincenzo Sanfilippo Dora Maar ha saputo trasformare la propria enigmatica sofferenza esistenziale in un evento positivo, come momento catartico che l’ha liberata dalle emozioni negative. Dora, ormai anziana, immersa in un ritiro volontario, mostra un ritratto di donna piangente che Picasso dipinse ispirato al suo volto. Ciò diventa pretesto per delle riflessioni umoristiche; ma anche per ricordare qualche evento importante della sua vita, o le afflizioni deliranti dopo la fine della relazione con Picasso.
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Trecce

Teatro Tordinona 9 Ottobre 2014 “Schegge D’Autore” Festival della Drammaturgia Italiana XIV Edizione TRECCE di Carlotta Piraino con Marta Nuti e Diego Valentino Venditti. Costumi di Valentina Cardinali e Serena Furiassi. Un lampo, una confessione, una seduta terapeutica, uno specchio. ll luogo è un parrucchiere, un luogo “da donne” pieno di riviste femminili, un luogo frivolo, ma anche ultima tappa di una crisi, in cui si decide di dare un “taglio” partendo dai capelli. Una giovane donna che non sa dove mettersi e un parrucchiere simpatico ma molto saggio, si incontrano.
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