Ultimi Video

Nessuno


Teatro Tordinona 13 Novembre 2019
NESSUNO
spettacolo scritto da Massimiliano Bruno. Questo nuovo progetto artistico vedrà protagonisti sul palco tanti giovani ed esperti attori: Sara Baccarini, Francesca Romana Biscardi, Luca Bray, Alessio D’amico, Andrea Di Persio, Elena Fiorenza, Lisa Giovannini, Daniele Locci, Nicolo’ Mililli, Maya Quattrini, Gioele Rotini e Daniele Trombetti, che cura anche la regia. Ad accompagnare la rappresentazione le musiche dal vivo realizzate da Sabrina Rotondi.
E se la guerra non fosse poi così lontana? E se domani Roma venisse bombardata? Cosa accadrebbe? Ma soprattutto, in guerra, chi saremmo? Nessuno cerca scenograficamente di immergersi in questi enigmi dell’animo umano raccontando la storia di 12 personaggi costretti a mettere in gioco se stessi. Fino a quando ogni certezza crolla, strappando via speranze e sogni e rivelando un nuovo io. Cosa si intravedrà?
La rappresentazione vuole parlare così di Esseri Umani, con i loro pregi e i loro difetti, tra consolidamenti caratteriali e cambiamenti dovuti alle circostanze. Una condivisione di risate e riflessioni, ma senza pregiudizi. In attesa di scoprire tutti i 12 personaggi con le loro intense storie, abbiamo scelto alcuni aforismi che verranno interpretati dagli attori nel corso dello spettacolo.
18.11.19
 

MBIRA


Teatro Biblioteca Quarticciolo 4 Novembre 2019
Mbira
concerto di musica, danza e parole per piazze e teatri
musiche MARCO ZANOTTI, ZAM MOUSTAPHA DEMBÉLÉ, testi RENATO SARTI, ROBERTO CASTELLO con la preziosa collaborazione di ANDREA COSENTINO
Interpreti SUSANNAH IHEME, GISELDA RANIERI, SUSANNAH HIEME (danza/voce), MARCO ZANOTTI (percussioni, limba) ZAM MOUSTAPHA DEMBÉLÉ (kora, tamanì, voce, balafon), ROBERTO CASTELLO
Quanto ha contribuito l’Africa a renderci quelli che siamo?
Per molti secoli europei e arabi hanno esplorato, colonizzato e convertito ogni angolo del pianeta.
Oggi tante culture sono perdute e quella occidentale è diventata per molti versi il riferimento universale.
Impossibile dire se sia un bene o un male o sapere se i colonizzati prima della colonizzazione fossero più o meno felici.
Sta di fatto che il mondo è sempre più piccolo e meno vario, pieno di televisioni che trasmettono gli stessi programmi e di negozi identici che vendono prodotti identici dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco, dalla California, a Madrid, a Riyad a Tokio.
Ma spesso nel processo di colonizzazione capita che il conquistatore cambi irreversibilmente entrando in contatto con la cultura dei conquistati.
Di questo prova a parlare Mbira, un concerto per due danzatrici, due musicisti e un regista che – utilizzando musica, danza e parola – tenta di fare il punto sul complesso rapporto fra la nostra cultura e quella africana. Mbira è il nome di uno strumento musicale dello Zimbabwe ma anche il nome della musica tradizionale che con questo strumento si produce.
“Bira” è anche il nome di una importante festa della tradizione del popolo Shona, la principale etnia dello Zimbabwe, in cui si canta e balla al suono della Mbira.
Mbira è però anche il titolo di una composizione musicale del 1981 intorno alla quale è nata una controversia che ben rappresenta l’estrema problematicità e complessità dell’intrico culturale e morale che caratterizza i rapporti fra Africa ed Europa. Mbira è insomma una parola intorno a cui si intreccia una sorprendente quantità di storie, teatro, musiche, balli, feste e riflessioni su arte e cultura.
Fanno da trama ad uno spettacolo che, combinando stili e forme, partiture minuziose e improvvisazioni, scrittura e oralità, contemplazione e gioco, ha come inevitabile epilogo una festa.
Mbira è insomma una parola che offre un pretesto ideale per parlare di Africa e per mettere in evidenza quanto poco, colpevolmente, se ne sappia.
Convinzione che il gesto più sovversivo oggi sia quello di ricordare che, prima di affermare certezze, in generale sarebbe saggio conoscere l’argomento di cui si parla.
Il teatro borghese nasce per i teatri, la musica pop per gli stadi.
Progetti come Mbira nascono invece per tutti quei posti in cui c’è voglia e bisogno di distrarsi, divertirsi e stare bene senza necessariamente smettere di pensare o di porsi domande sul proprio ruolo e sul proprio rapporto con gli altri. Produzione ALDES – Teatro della Cooperativa con il sostegno di MIBAC, Direzione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA Sistema Regionale dello Spettacolo, Romaeuropa Festival, media partner NIGRIZIA ALDES sostiene l’opera di informazione critica della rivista Nigrizia, cui vanno i proventi della vendita delle t-shirt dello spettacolo, un ringraziamento a Cooperativa Sociale Odissea
18.11.19
  , ,

1.9.8.9. OVVERO L’ULTIMO NASTRO DER FIJO DE MIMÌ


Teatro Tordinona 10 Novembre 2019
1.9.8.9. OVVERO L’ULTIMO NASTRO DER FIJO DE MIMÌ
Scritto, diretto e interpretato da Luca Milesi
Aiuto regia, Maria Concetta Liotta
Videomaker, Francesco Sotgiu
Assistente alla regia, Domizia D’Amico
Il 1989 trent'anni dopo…
Il protagonista di chiusura per la Trilogia della Compagnia Enter dedicata alla Memoria e alla Famiglia è. un "anno"! E che anno...
Sulla scena per l'ultima volta (?) il nostro amico ora ha come unica compagnia un registratore ed una bobina... "L'ultimo nastro der fijo de Mimì" diffonderà la musica di un anno straordinario, che ha cambiato per sempre le vite di quelli che c'erano e di coloro che son venuti dopo. Questa volta il nostro amico tornerà indietro all'età più bella - i quindici anni - e rivivrà tutto. L'esordio al liceo giusto un anno prima e il tema d'italiano dedicato allo Zambia, che alle Olimpiadi di Seul agli azzurri gliene fece quattro poco prima delle "notti magiche". Poi l'uomo con la busta della spesa che in piazza Tienanmen prova a fermare il carro armato, le suggestioni di Roma come era e quell'interrogazione in Geografia politica programmata per il 10 di novembre. Quando tutto sembrava pronto, con la cartina dell'Europa Centrale ingoiata a memoria e gli ordinamenti letti e ripetuti, la sera prima venne giù un Muro a Berlino! Cartina da buttare... Aria rinnovata… E interrogazione... rinviata! Sigh!
12.11.19
 

DoNnA


Teatro Spazio 18b 27 ottobre 2019
DNA-Dramma Verticale Studio N 3
di e con DUSKA BISCONTI
opere visive di ELENA NONNIS
Voce fuori campo MARIA LIBERA RANAUDO
Uno studio- spettacolo che prende spunto dalle scoperte scientifiche sul DNA mitocondriale (parte del DNA umano ereditato esclusivamente dal DNA materno preposto ad accumulare memoria/energia che sarà utilizzata nel corso della vita di ognuno). L’autrice ha condotto una piccola indagine sulla memoria trasmessa dalle madri ai figli e alle figlie in particolare. La domanda è: “quale è la prima immagine/frase che è rimasta scolpita nella tua memoria pensando a tua madre?” I risultati di questa prima escursione, forse fantasiosa e incompleta, nel mondo della memoria genetica riportano alla paura nelle sue più diverse declinazioni, contrapposta in automatico all’energia creativa della vita. Paura scandita nel tempo che diventa un corrimano intriso di avvenimenti precisi, interpretati dall’autrice, e si estende come una retta infinita nelle vicende del patriarcato. Lo studio-spettacolo ha il suo prologo visivo nelle opere di Elena Nonnis, che scrive la sua storia intrecciando fili e segni accompagnatori del tempo nello spazio della memoria.
8.11.19
 

Emigranti, una lettura


Spin OFF 29 ottobre 2019
“Emigranti, una lettura”
da Emigranti di Slawomir Mrozek
di Lino Musella e Francesco Villano
drammaturgia sonora di Marco Vidino
a seguire conversazione con Sergio Lo Gatto attorno agli Emigranti di Mrozek
L'immagine "Un posto seduto" è gentilmente concessa da Luisa Terminiello
La lettura scenica ci è sembrata la forma adeguata per restituire una distanza e un pudore critico a un materiale verbale apparentemente chiuso: una struttura dialogica ineluttabile, fortemente condizionata da tesi economiche ed entomologiche. Il testo affronta con disperata comicità il tema dello sradicamento del desiderio, inconsapevolmente messo in atto da due creature anonime, connotate solo dal loro essere stranieri e socialmente individuabili in intellettuale AA e operaio XX. In questo caso, quindi, emigranti non solo dal punto di vista geo-politico, ma prototipi di uno stato elementare di estraneità alla vita. In un luogo basso, un sotterraneo o uno scantinato, negli scarti di un presente indefinito, una notte di capodanno, questi due esemplari di “straniero” si definiscono attraverso una logora partitura di piccole azioni che scimmiottano un’ideale quotidianità. Uno analizza l’altro cercando di completare la sua importante tesi sulla schiavitù dell’uomo, l’altro si rifugia nell’accumulo, nell’inesausta attesa di un simbolico ritorno al paese. Sono i ruoli fissi e complementari di una marginalità che sopravvive, dove niente cambia se non la coscienza di questa stasi, e il procrastinare rimane l’ultimo segno, l’ultima prova di un’esistenza senza tracce.
Presto non mi è rimasto più nulla cui pensare, mi restavano solamente cose alle quali non volevo pensare. Avrei desiderato piangere un poco, ma non potevo perché non avevo alcun motivo per farlo. da "Ieri" di Agota Kristof
8.11.19
 

MANIACO FOLLIE


Teatro Tordinona 27 Ottobre 2019
MANIACO FOLLIE
Regia di Ester Annetta
con Ester Annetta Fernanda Candrilli Claudio Cartoni Paolo Di Francesco Tommaso Fefè Raffaella Ficara Marina Malsano
Sei bizzarri personaggi si trovano riuniti nella sala d'aspetto di uno psichiatra. Il dottore è in ritardo, e l'attesa finisce, perciò, per essere un momento e un "luogo" in cui si incontrano anche le loro personalità ed i loro drammi individuali: ciascuno è affetto da un disturbo ossessivo-compulsivo che ne ha fortemente condizionato l'esistenza e lo stile di vita.
29.10.19
 

La scomparsa delle lucciole


Teatro Palladium 17 Ottobre 2019
La scomparsa delle lucciole
Regia e testo Gianfranco Pedullà
Testi televisivi Manuela Critelli
Con Marco Natalucci, Rosanna Gentili, Gianfranco Quero, Roberto Caccavo, Gaia Nanni, Matteo Zoppi, Fausto Berti, Eleonora Venturi, Isabella Giustina, Francesco Giorgi e Vincenzo Infantino
Scene Claudio Pini; musiche Francesco Giorgi; movimenti di scena Paolo Mereu; costumi Rosanna Gentili; luci Gianni Pollini e Marco Falai; maschere Margherita Citran; aiuto regia Gabriele Bonafoni; foto di scena Alessandro Botticelli
Produzione Teatro Popolare d’Arte In coproduzione con Compagnia Simona Bucci con il sostegno di MIBAC, Regione Toscana
Sotto osservazione quel tempo di passaggio dalla deriva violenta della contestazione all’individualismo edonista dei consumi e dei media trash. Scritto da Gianfranco Pedullà con Manuela Critelli, portato in scena da un fitto cast d’attori, è la terza tappa della trilogia teatrale “Dopo Salò”, pensata dalla Compagnia del Teatro Popolare d’Arte come il tracciato biografico dell’Italia dalla caduta del fascismo alla fine del Novecento. Il titolo prende spunto dal famoso intervento di Pasolini su “La scomparsa delle lucciole”, nel quale il grande poeta segnala la fine di un mondo, quel cambiamento epocale avvenuto dopo il boom economico e con la successiva affermazione di una cultura consumistica. I momenti salienti dei due decenni attraversano il palco in due atti, diversi tra loro come il periodo storico che rappresentano: il primo – con un andamento epico e lirico - è dedicato agli anni Settanta; il secondo agli anni Ottanta fino all’inizio degli anni Novanta.
Immagini, memorie e canzoni caratterizzano il primo atto, centrato sulla figura di Pier Paolo Pasolini. Un intellettuale che ha avuto il coraggio di denunciare le anomalie dell’Italia di quegli anni (stragi, corruzioni, tentativi fascisti di colpi di Stato) e che ha pagato con la vita la sua libertà di pensiero. I pensieri, le analisi, le profezie di Pasolini si intrecciano con alcuni episodi degli anni di piombo, nei quali si richiamano alla memoria vicende come la morte di Walter Alasia, la violenta esperienza di Valerio Fioravanti, il difficile tentativo di dialogo fra i terroristi pentiti e i parenti delle vittime. Dopo la sbornia ideologica degli anni Settanta, il secondo atto apre una pagina nuova nell’Italia dopo gli anni di piombo: si impone l’ottica individuale, si parla di un secondo boom economico, il consumismo entra nella vita quotidiana. Domina un sapore inevitabilmente grottesco e l’ambiente è una scalcinata televisione di provincia, pare ispiratrice dei futuri investimenti di Berlusconi nel campo delle televisioni private.Davanti alle telecamere arriva l’Italiano medio, che si mette a nudo senza alcun pudore. La cultura del consumo e l’individualismo sfrenato, di cui il Cavaliere è stato un tragicomico interprete, sono i protagonisti di questa nuova era, preconizzata da Pasolini.
24.10.19
 

LA DOLCE GUERRA


Teatro Biblioteca Quarticciolo 12 ottobre 2019
LA DOLCE GUERRA
di e con Elena Ferrari e Mariano Arenella
disegno luci Davide Rigodanza
costumi Norma Uglietti
musiche Giulia Barba
foto di scena Paolo Migliavacca
video Simone Felici
management e distribuzione Theatron 2.0
Olmo è un pioniere del cinema, Ada è una maestra elementare. Vivono in una brillante Torino, in piena Belle Epoque. Ogni giorno lui si affanna per girare una scena del proprio film, usando lei come attrice improvvisata. Ada, seguendo alla lettera le direttive ministeriali, insegna ai bambini le parole di D’Annunzio mentre sullo sfondo avanzano le prime lotte per l’emancipazione femminile. Il periodo storico in cui vivono è carico di entusiasmo, la fiducia nel futuro è alta, e la possibilità di realizzare i propri sogni pure. Fino a quando non sono costretti entrambi a partire per le zone di guerra e lì si accorgono che il loro entusiasmo è stato l’inizio della loro fine.
I tempi che stiamo vivendo assomigliano incredibilmente a quelli che hanno condotto l’Europa nel baratro della Prima Guerra Mondiale. L’entusiasmo per i social network assomiglia a quello scatenato per il cinema di allora e la possibilità di arrivare a tutti rende questi strumenti tanto potenti quanto pericolosi. Il “popolo” affollava le sale e si emozionava, rideva, piangeva, lottava e vinceva contro gli austriaci dipinti come pericolosi invasori come oggi il “popolo” affolla i social network e si emoziona, ride, piange, lotta e vince contro coloro che vengono definiti gli invasori di adesso. Colpisce anche un’altra analogia: l’estrema facilità con cui si potevano creare i contenuti dei film di allora corrisponde all’ estrema facilità con cui si può fare un post oggi perfettamente credibile. Per questo abbiamo deciso di girare anche noi un film, durante lo spettacolo, per scardinare da dentro la macchina mitopoietica del film e mostrare la facilità con cui si può confondere la realtà con la narrazione della stessa. Ma se è così facile, perché non siamo in grado di creare contronarrazioni che limitino “le belve” della comunicazione? Perché il male attrae, e non tutti riescono a salvarsi, e questa attrazione sarà fatale anche per uno dei due protagonisti della nostra storia.
23.10.19
 

CAFFÈ UTOPIA


TEATRO TORDINONA 13 OTTOBRE 2019
CAFFÈ UTOPIA
Con Emma Accardi, Lorenzo Colarusso, Annalisa Consolo, Maria Consolo, Gabriele Custo, Luna Deferrari, Nicola Di Foggia, Fiorenza Panke, Laura Pinzani, Giulia Rossini, Paolo Tommasi. Con la speciale partecipazione di Matilde Accardi
Regia Paolo Tommasi
Un uomo solitario, taciturno, è seduto al Caffè Utopia.
Una cameriera procace e stuzzicante gli serve un bicchiere di thè freddo.
Alcune anime inquiete iniziano a popolare i tavolini del bar: cosa si nasconde dietro alle loro storie?
Che cosa vogliono da quell’uomo dall’apparenza così mite?
E lui cosa vuole da loro?
Una discesa verso la parte più intima e misteriosa di noi stessi, una giostra di esistenze che si intersecano l’una con l’altra, senza mai toccarsi veramente.
15.10.19
 

IN OCCASIONE...


Teatro Spin OFF 28 settembre 2019
IN OCCASIONE...
di Pierre Byland, Mareike Schnitker con Andrea Borgogno, Alessio Negro
Produzione Teatro del Fiasco
Sabato sera due agenti si sono aggirati per il palazzo di SPIN TIME LABS. Grazie a Teatro del Fiasco per l'incredibile spettacolo!
6.10.19
  ,

CONFUSION


Teatro Spin OFF 27 settembre 2019
CONFUSION
regia di Jacques Lecoq e Pierre Byland con Pierre Byland e Mareike Schnitker
Spin OFF w/ Teatro del Fiasco
“Un giorno chiesi agli allievi di mettersi in circolo - ricordo della pista del circo - e di farci ridere. Uno dopo l’altro si impegnarono in pagliacciate, in capriole, in giochi di parole uno più fantasioso dell’altro, ma invano. Il risultato fu catastrofico. Avevamo in nodo in gola, una sensazione di angoscia. Quando loro si resero conto del fallimento, interruppero l’improvvisazione e andarono a sedersi indispettiti, confusi, imbarazzati. Allora, vedendoli in questo stato di abbattimento, si misero tutti a ridere. Non del personaggio che pretendevano di presentarci, ma dell’attore stesso, messo a nudo. Avevamo la risposta. Il clown non esiste al di fuori dell’attore che lo recita: siamo tutti dei clown, crediamo tutti di essere belli, intelligenti e forti, mentre ognuno di noi ha le sue debolezze, i lati ridicoli che, rivelandosi, provocano il riso”. Il corpo poetico - Jacques Lecoq
4.10.19
  ,

CONTROCANTO VOCE


TEATRO TORDINONA 24 Settembre 2019
CONTROCANTO VOCE
testo e regia di Rossella Or
con Rossella Or, Paola Sebastiani, Fabio Collepiccolo, Roberto Zorzut
Un dramma in 9 quadri.
I protagonisti emergono sullo sfondo di una scena all'aperto come fantasmi di una fine del secolo, archetipi, fantasmi familiari si sospendono nel vuoto di un'enciclopedia della vita al suo tramonto, si rincorrono, riecheggiano per poi disperdersi di nuovo nella grandiosità del paesaggio. Marie, il Lettore, Georges, Sabine, gli interpreti di una famiglia riunita intorno la scomparsa di uno di loro. Il silenzio della stessa natura, che li circonda, la sua eco fa risuonare nel vuoto le domande, fino al momento in cui la storia rende possibile l'ascolto delle risposte. Le risposte, cioè la necessità dei loro legami. I protagonisti superstiti alla fine di una guerra, in un appeal lirico, che in se si dipana fino a determinare un recinto all'interno del quale, la morte come verità, si sospende al di là di una vera e propria minaccia, si sospende al suo confine. E in questo, con la pretesa ancora di un'ultima parola, oppure la speranza di una parola ancora da pronunciare.
25.9.19
 

Motus


Teatro La pelanda 12 Settembre 2019 – Short Theatre 2019
Motus
Chroma Keys
di Enrico Casagrande, Daniela Nicolò e Silvia Calderoni
con Silvia Calderoni
video design Paride Donatelli e Simona Gallo
direzione tecnica Simona Gallo
produzione Elisa Bartolucci logistica Shaila Chenet comunicazione Marta Lovato e Mariagloria Posani progetto grafico e ufficio stampa comunicattive.it distribuzione internazionale Lisa Gilardino una produzione Motus con Santarcangelo Festival residenza creativa L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino si ringrazia Matteo Marelli per la collaborazione con il sostegno di MiBACT, Regione Emilia Romagna

Chroma Keys è una incursione dentro al cinema, nella meraviglia della finzione e dei suoi vecchi “trucchi” stereoscopici. Già da tempo la compagnia si è interessata alla possibilità della comparsa e sparizione repentina di un corpo “alieno” nella scena di un film – alla base degli artifici di tanto cinema delle origini – ma con Chroma Keys si arriva a un sabotaggio sfrontato del frame. In Chroma viene utilizzato il Green Screen, il semplice fondale fotografico verde/infinito, per accelerare il potere liberatorio e visionario che questa antica tecnica cinematografica presuppone, svelando il meccanismo in maniera performantica e ironica. Silvia Calderoni precipita in un viaggio-trip allucinato dal clima apocalittico, immerso in quella luce da disastro imminente che tanto ricorre nella filmografia di Bela Tarr… Un movimento/immobile che potrebbe continuare all’infinito, attraversando “citazioni” di film che in qualche modo rimandano/trattano/riflettono la sparizione, il senso dell’andare o dell’andarsene, dell’abbandono, ma anche della scoperta. L’atmosfera futuristica e distopica resta ambigua e sospesa: si presuppone un “mondo a venire” o piuttosto, “un mondo a venire senza mondo”, con il profilarsi di un evento che “la fa finita con tutti gli eventi” come in Melancholia di Lars Von Trier? Sta al pubblico completare la sceneggiatura. La compagnia Motus, fondata nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò esplode negli anni 90 con spettacoli di grande impatto emotivo e fisico, riuscendo a prevedere e raccontare alcune tra le più aspre contraddizioni del presente. Dalla sua fondazione, affianca la creazione artistica – spettacoli teatrali, performance e installazioni – con un’intensa attività culturale, conducendo seminari, incontri, dibattiti e partecipando a festival interdisciplinari nazionali e internazionali. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui tre premi UBU e prestigiosi premi speciali per il suo lavoro. Nel 2020 i registi della compagnia saranno direttori artistici della cinquantesima edizione del Santarcangelo Festival.
www.motusonline.com
18.9.19
  ,

Lancelot Hamelin


Teatro La pelanda 12 Settembre 2019 – Short Theatre 2019
Lancelot Hamelin / The Light House Project
Italian Dreams - People of Tor Sapienza
prima nazionale

ideazione, regia, scrittura Lancelot Hamelin foto Cynthia Charpentreau ricerca e traduzione Carlo Gori, Carmine Fabbricatore, Ariana Ninchi, Martin Selze attrici Maria Vittoria Argenti, Consuelo Bartolucci collaborazione artistica Martin Selze Italian dreams è presentato nell’ambito di Fabulamundi Playwriting Europe, in collaborazione con la Francia in Scena, stagione artistica dell’Institut français Italia / Ambasciata di Francia in Italia e con il sostegno di i-Portunus

The Light House Project è stato sviluppato da Lancelot Hamelin negli ultimi anni, in cui ha collezionato i sogni e gli incubi di diverse comunità e di città internazionali come il Cairo, Parigi, New York, Nanterre, New Orleans, i quartieri popolari della Francia e di Roma, per documentare una versione contemporanea della condizione psicologica collettiva. Questa proposta offre una prospettiva su diverse società, ognuna delle quali possiede uno specifico punto di vista politico, tanto quanto i rispettivi membri un loro proprio modo di guarirsi reciprocamente. Il progetto è stato sviluppato in residenze artistiche nella regione di Île-de-France, il Teatro Nanterre-Amandiers, l’Accademia di Francia a Roma.
SOGNI ITALIANI – People of Tor Sapienza, è una performance composta di sogni e incubi che sono stati assemblati a Roma durante la residenza di Lancelot Hamelin a Villa Medici nel biennio 2016-2017. Le interviste che raccolgono i sogni sono state fatte agli abitanti di diversi quartieri, in particolare nell’area periferica e popolare di Tor Sapienza e anche ad alcuni migranti di Galiano, un villaggio in Puglia durante il festival di Capo d’Arte. Nel luglio del 2019 attraverso un workshop sono state trascritte le registrazioni fatte nel 2017, per comporne una versione scritta. Uno slideshow dell’artista visuale Cynthia Charpentreau verrà usato come scenario e sfondo. Le fotografie mostreranno le location relative ai sogni e al romanzo del primo rinascimento, Hypnerotomachia Poliphili: e cioé il giardino di Villa Medici, i Musei Capitolini e il Maam (Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz). Lancelot Hamelin è uno scrittore. Già autore di romanzi e opere teatrali, ha recentemente cominciato un percorso giornalistico e saggistico. I suoi romanzi sono stati pubblicati da L’Arpenteur-Gallimard e le sue opere teatrali dal Théâtre Ouvert, Quartett and Espace 34. Ha lavorato in collaborazione con numerosi registi: Duncan Evennou, Mathieu Bauer, Éric Massé and Christophe Perton ed è stato invitato al “Director’s Lab” presso il Lincoln Center in New York. Dal maggio del 2014 al giugno del 2019 ha raccolto sogni, tra Nanterre, New York, Roma, il Cairo e in altre città. Lancelot Hamelin è stato invitato a sviluppare un altro progetto riguardante i sogni e i sognatori, all’Accademia di Francia di Roma presso Villa Medici in cui è stato residente per un anno nel 2016.
www.fabulamundi/lancelot-hamelin
18.9.19
  ,

Sirna/Pol


Teatro La pelanda 10 Settembre 2019 – Short Theatre 2019
Sirna/Pol
I Giardini di Kensington. Il litigio | il rifugio | il trasloco
uno spettacolo di e con Elisa Pol e Valerio Sirna
disegno luci Mattia Bagnoli
elaborazione del suono Flavio Innocenti e Valerio Sirna
scultura di Mattia Cleri Polidori e Giulia Costanza Lanza
collaborazione tecnica Nikki Rodgerson / Mutoids
con il sostegno di Armunia Residenze Artistiche Castiglioncello, Nerval Teatro, Santarcangelo Festival, Atto Due – Laboratorio Nove, Spazio ZUT! Progetto Cura, Florian Espace Progetto OIKOS
un ringraziamento a Barbara Bessi
progetto finalista premio Scenario 2017

Un soggiorno. Pochi elementi delineano un interno. Un oggetto non identificato aleggia sulla stanza. Due figure gettate nello spazio, con le loro presenze annoiate, sottili, tese, eleganti, dolci e litigiose, vicine e distanti, nell’intimità di non aver nulla da dirsi, fanno i conti con le consuetudini dello starsi accanto. Lo scorrere di un tempo imprecisato – un giorno, un anno, una vita – apre delle smagliature nella quotidianità; le pose più ovvie del vivere domestico si caricano di elementi inspiegabili e inaspettati. La stanza si trasforma allora in un insieme di angoli, di miniature intime e riparate; talvolta in una distesa desertica, in cui svaniscono misure e coordinate. La percezione di uno spazio alterato consente l’emergere di un altrove, mentre il modello sociale – binario e normativo – a cui si pensava di aderire traballa ed esplode silenziosamente. Elisa Pol e Valerio Sirna sono due artist_ indipendenti attiv_ nel campo delle arti performative. Entrambi affiancano al lavoro da interpreti un percorso autoriale all’interno delle rispettive compagnie, Nerval e DOM-. Il loro incontro è avvenuto nel 2011 durante il biennio di studi Scritture per la danza contemporanea diretto da Raffaella Giordano. La loro collaborazione è proseguita attraverso la costituzione, insieme ad altri artisti ed artiste, del collettivo Agostino Bontà, la cui attività è stata incentrata nella creazione di installazioni performative all’interno di case private e ambienti domestici. La loro prima creazione è stata Hiroshima mon amour. Si sono costituiti come coppia artistica nel 2017 per il progetto I giardini di kensington, con il desiderio di approfondire il rapporto tra scrittura scenica e gesto coreografico, indagando le dinamiche di coabitazione e di prossimità all’interno di uno spazio domestico.
18.9.19
  ,

Alex Cecchetti


Teatro La pelanda 7 Settembre 2019 – Short Theatre 2019
Alex Cecchetti
Love Bar
di e con Alex Cecchetti e con Claudia Gambino e Valentina Montuori
grazie a Xilef Welner per la raccolta delle piante e erbe
in collaborazione con la Francia in Scena, stagione artistica dell’Institut français Italia / Ambasciata di Francia in Italia, è realizzata su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, con il sostegno dell’Institut français e della Fondazione Nuovi Mecenati

Il Love Bar esiste dal 2012 come collezione di “storie che possono essere bevute”. Si presenta come un’apparizione, un miraggio selvaggio di metamorfosi erotiche tra piante e esseri umani. Lo scambio di storie e drink (a base di erbe e piante locali raccolte dall’artista) avvengono al bancone del bar, una sorta di palco proto-teatrale sul quale il ruolo dello spettatore si confonde con quello del performer. Tra dimensione agreste e allure rinascimentale, Cecchetti prepara un luogo in cui il bere e il parlare avvengono in bocca nello stesso momento. Per ogni storia d’amore o emozione raccontata, si riceve in cambio un cocktail, un elisir, una pozione, o un’altra storia d’amore. Achillea Millefoglie, Edera terrestre, Artemisia, Ruta selvatica, Stellaria, tante le erbe e le piante di questi cocktail, ognuna con le sue qualità di cui Cecchetti e i suoi assistenti conoscono i segreti e le narrazioni che ci legano a loro come radici sotterranee. Si dice che ogni pozione sia allo stesso tempo una storia, un rimedio o una domanda, allora bevete Amore o Giustizia? Alex Cecchetti è un artista, poeta, pittore e performer italiano con sede a Parigi. Le sue performance e mostre sono state presentate nei musei di tutta Europa, tra cui il Centre Pompidou, il Jeu de Paume e il Palais de Tokyo a Parigi, le Serpentine Galleries di Londra, il MAXXI di Roma e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino. Nel 2017 due mostre personali al CCA Ujazdowski di Varsavia e alla Ferme du Buisson in Francia hanno presentato il suo ultimo lavoro “post mortem” Tamam Shud, che è diventato un romanzo omonimo. Nel 2018, Spike Island a Bristol (UK) e Void a Derry (IR) hanno ospitato mostre incentrate sulla sua ricerca sulle sculture musicali, At the gate of the music palace. Le Serpentine Galleries di Londra e la Triennale Teatro Milano presenteranno quest’anno Walking Backwards, un incantesimo di metamorfosi in un giardino.
www.alexcecchetti.com
18.9.19
  ,
 
Support : MarXoB
Copyright © 2011. e-performance.tv - All Rights Reserved
Template Created by MarXoB | Published by e-performance.tv
powered by Blogger