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Qualcosa a cui pensare

Teatro India 14 giugno 2017
Qualcosa a cui pensare
distorsione di un frammento amoroso
di Emanuele Aldrovandi
regia Vittorio Borsari
con Roberta Lidia De Stefano, Tomas Leardini
con la collaborazione di Manuel Renga
scene Tommaso Osnaghi
video editing Francesco Lampieri
disegno luci Mirco Segatto
produzione CHRONOS 3
spettacolo vincitore del bando Giovani Direzioni 2015 / Centro Teatrale Mamimò / fUnder 35
si ringrazia Festival IT e Artecomustibile per il sostegno al progetto
Malgrado le difficoltà della mia vicenda, malgrado i disagi, i dubbi, le
angosce, malgrado il desiderio di uscirne fuori, dentro di me non smetto di
affermare l’amore come un valore.
Frammenti di un discorso amoroso, Roland Barthes
Commedia romantica che vede sulla scena Jeer e Plinn (Giacomo e Paola) coinquilini quasi trentenni, specchio di una generazione spudorata, illusa e ironicamente incosciente, costretti a confrontarsi con le gioie e le difficoltà che questo momento cruciale della loro vita comporta oggi in Italia. Qualcosa a cui pensare è però anche un gioco raffinato di seduzione che inserisce i due giovani all’interno delle più tradizionali dinamiche di coppia e che produce immediata empatia tra i personaggi e il pubblico. Un’opera ironica e appassionata, più simile ad un ricordo o ad un sogno: il piccolo ritratto di una generazione che vuole cambiare pelle e trovare una propria identità da proiettare nel futuro.
Qualcosa a cui pensare è un appuntamento con se stessi, con la generazione degli anni Novanta cresciuta a pane e Super Mario Bros, con la necessità di cambiare, consapevoli che non si può rimanere uguali e indifferenti dinanzi ai disastri, ai mutamenti del mondo e alla propria età che cambia, senza riuscire a capire, però, cosa essere, cosa diventare.
23.6.17
 

Qualcosa di politico

Teatro India 8 GIUGNO 2017
QUALCOSA DI POLITICO
spettacolo 2017 di KataLAB
Scuola di Formazione — Frosini/Timpano
con: Dario Alberti, Silvia Andreussi, Maria Anna Baro, Stefano Cangiano, Camilla Fraticelli, Elisa Liberati, Alessandro Marino, Daria Mariotti, Francesco Maria Salimbeni
regia: Elvira Frosini
in collaborazione con Daniele Timpano
assistenza alla regia Elisa Liberati
Realizzato da Kataklisma Lab — KataLAB per il 2017, è un lavoro sulla immobilità odierna, sul non riuscire a pensare e parlare di politica e sulla questione di genere sottostante a qualunque rapporto esistente.
Gli attori sono là, sulla scena, efficienti precisi ordinati arrabbiati ma educati, con la sensazione e il peso di tutti quelli dietro le spalle, «quelli prima di noi», e tutto quel che dicono e fanno non può prescindere da questa presenza dietro di loro. Non riuscire a parlare di politica. Ma che cos'è la politica? Una parola abusata, una parolaccia, un senso di disgusto, delusione e rabbia. L'inclusione, la condivisione, la democrazia, l'eguaglianza, valori assunti a baluardo, sbattuti e sbandierati come vecchi stracci. E intanto gli attori intrecciano discorsi sulle donne. Sempre dietro agli uomini? Sempre in secondo piano? Chi decide come si devono vestire? Chi decide cosa fanno? Perché in fondo sono un arredo, un peso naturale. Il discorso sulle donne come questione non risolta.
E nessuna rivoluzione alle porte? Niente, ma proprio niente? Non ce n'è bisogno?
Dimmi qualcosa di politico.
17.6.17
 

L'era del granchio

Teatro Tordinona 10 GIUGNO 2017
LA COMPAGNIA ENTER PRESENTA

“L’ERA DEL GRANCHIO”
Di Camilla Migliori
Regia Di Luca Milesi
con: Paolo Ricci, Serena Renzi, Alberto Albertino e Francesco Sotgiu

Al Teatro Tordinona dall’8 all’11 giugno 2017 la compagnia Enter presenta un week end interamente dedicato alla drammaturgia di Camilla Migliori. Scrittrice, autrice drammatica e regista di prosa, attiva sulla scena romana dai “ruggenti anni ‘70”, quelli che battezzarono il teatro Off e la ricerca sui linguaggi che tante novità ha portato alla ribalta. La Compagnia Enter esplora in questa sede due diversi spaccati della scrittura della Migliori, ambientati in epoche lontane fra loro, eppure così simili. La regia è di Luca Milesi.
“L’era del granchio” – che vede in scena un cast formato da Paolo Ricci, Serena Renzi, Alberto Albertino e Francesco Sotgiu – è un ritratto graffiante della società contemporanea, delle sue deviazioni e delle sue perversioni emotive. Il ritmo incalzante e la scrittura ad alto contenuto satirico raccontano una coppia annoiata che esige di festeggiare l’anniversario di matrimonio in uno scenario capace di garantire le emozioni più forti: l’aspettativa non sarà affatto tradita grazie alla fantasia di uno spregiudicato agente turistico che li trasporterà, bagagli alla mano, sul fronte di una delle più sanguinose guerre mediorientali.

17.6.17
 

Il ritorno di Giesu

1 Giugno ore 21
Il ritorno di Giesù
di e con Michele Palmiero
14.6.17
 

The monster

2 Giugno ore 21
The Monster
di Mara Venuto
con Francesca Passantino, Vladimir Voccoli e Emanuela D’Addario
14.6.17
 

Vento da sud est

Teatro India, 7 giugno 2017
Vento da Sud-Est
di Angelo Campolo e Simone Corso
regia Angelo Campolo
con Luca D'Arrigo, Michele Falica, Patrizia Ajello, Claudia Laganà
Antonio Vitarelli, GloryGlory Aibgedion, Mamoudou Camara
Moussa Yaya Diawara, Ousmane Dembele, Jean Goita
e l’aiuto amichevole di Fasasi Sunday
movimenti scenici Sarah Lanza
musiche Giovanni Puliafito
scene e costumi Giulia Drogo
assistente alla regia Simone Corso
produzione compagnia DAF - Teatro dell'Esatta Fantasia
Un ospite indesiderato ed inaspettato bussa alla porta della casa di una famiglia borghese. Il suo arrivo sconvolge completamente il nucleo familiare. Traendo spunto da Teorema, romanzo di Pier Paolo Pasolini, il progetto teatrale ad esso ispirato, guidato da Angelo Campolo, metterà in scena, lo spettacolo Vento da Sud-Est, prodotto da DAF – Teatro dell’Esatta Fantasia di Giuseppe Ministeri.
Vento da Sud-Est trasforma l’aitante e affascinante ospite pasoliniano in uno straniero, venuto spinto da un vento che proviene da sud est, fuggito dalla guerra, che ha attraversato il mare aperto rischiando la vita. Sull’uscio della casa della tranquilla e sicura famiglia borghese chiede di essere accolto. Così il romanzo di Pasolini diventa occasione per raccontare e discutere di un tema centrale: l’immigrazione.
Prima un laboratorio teatrale e poi uno spettacolo con un cast formato da attori italiani e da giovani migranti
14.6.17
 

Il cappotto

Teatro Hamlet 31 Maggio 2017
IL CAPPOTTO
Il Cappotto è un corto teatrale scritto, diretto e interpretato da Oriana Fiumicino. 
Musiche eseguite da vivo da Peppe Millanta. 
La storia è quella di Nicola Azoti sindacalista ucciso nel 1946 in Sicilia, una Sicilia che vive il suo dopoguerra come bivio: tornare alle dinamiche feudali dove esistono padroni e sudditi o sperare in un futuro basato sui diritti dei lavoratori? Il protagonista del racconto rivendica terre e contratti per i contadini alla luce della riforma agraria voluta dall'allora ministro dell'agricoltura Fausto Gullo. Per tale motivo Nicola Azoti troverà diversi ostacoli sulla sua strada, tra questi latifondisti e gabellotti mafiosi che decideranno, il 21 dicembre del 1946, di toglierli la parola uccidendolo. A raccontare la vita di Nicola Azoti, in scena, è la figlia Antonina che al momento dell'assassinio del padre ha quattro anni. La bambina, seduta su una sedia, racconta l'attesa del Natale, dei regali che spera di ricevere dalla Vecchia Natala, la Befana di cui scopre la vera identità spiando la madre che in segreto in cucina cuce un cappotto di lana rosso per la figlia. E' un segreto grande quello di cui viene a conoscenza. Quella stessa notte però Antonina dovrà affrontare una verità ancora più grande, più tragica, la morte del padre per mano della mafia.
9.6.17
 

Lo inferno

Teatro Tordinona 3 Giugno 2017
Lo Inferno
Di e con Nathalie Bernardi e Claudio Sportelli
Testo e Regia Claudio Sportelli
Aiuto regia e Testi Nathalie Bernardi
Costumi Francesca Puopolo
Luci Pietro Striano
"Mai ti farò entrare nel mio Inferno privato, ne sono troppo geloso" Lo spettacolo nasce da un'intima riflessione sul tema dell'inferno, quello privato e quello condiviso. Diceva Gibran "Mai ti farò entrare nel mio Inferno privato, ne sono troppo geloso". Ma che cosa rende "infernale "l'Inferno? Non la pena in sé ma la consapevolezza del ripetersi della suddetta una eternità senza via d'uscita come quella che imprigiona i due anziani protagonisti, condannati a riprodurre gli stessi gesti e a nutrirsi di ricordi per tollerare il presente La possibilità di cambiare esiste sempre, per quanto sofferta e coraggiosa. La pièce prende spunto da atmosfere volutamente beckettiane: due grotteschi personaggi, un uomo e una donna, marito e moglie, gravitano in un tempo/spazio sospesi, in cui la sola certezza è la reiterazione. Gioia, noia, disperazione, ribellione si dipanano attraverso flash back che rivelano una vita trascorsa insieme, forse felice, forse fallita. E' una domanda ricorrente "Chi ci ha rubato il tempo?".
9.6.17
 

Sotto i girasoli

Teatro Tordinona 4 Giugno 2017
SOTTO I GIRASOLI
di Davide del Grosso
con Davide del Grosso, Francesco Errico e Andrea Lietti
regia Isabella Perego
Augusto, Carmine e Federico sono tre ragazzi costretti da Chi-Sta-In-Alto a partire per la guerra. Insieme alla divisa e alle armi in dotazione scelgono di portare con sé, in gran segreto, tutta la loro vitalità, la loro gioia di stare al mondo, la loro amicizia e l’emozione di chi vuole credere che la vita sia un dono troppo grande per essere sacrificato.
Una favola vera di dolore, vuoto e rinascita, nata dalla testimonianza di Augusto Tognetti, nato nel 1922 a Milano, sopravvissuto ancora ventenne alla ritirata di Russia, deportato dai nazisti nel campo di concentramento di Buchenwald in Germania e poi di nuovo salvo e tornato alla vita. Le registrazioni originali di Augusto accompagnano l’incessante procedere degli eventi vorticosi che andranno dritti al cuore del racconto: la fragilità umana che si rialza e trova il senso, una poesia nata, nonostante tutto, dall’incontro tra un ragazzino e la guerra
9.6.17
 

Telè

Teatro Tordinona 27 Maggio 2017
Telè
regia Lorenza Sorino
testo di Lorenza Sorino e Arturo Scognamiglio
con Arturo Scognamiglio
disegno luci Ettore Nigro
scenografia Armando Alovisi

Telè è la storia di Telemaco D’Amore, ragazzino dei quartieri problematici di Napoli, ennesimo figlio di una famiglia numerosa dove tutti fanno “lavoretti” per portare qualcosa a casa. Il padre di Telemaco è sparito da due mesi per cercare fortuna all’estero e Telè decide all’insaputa di tutti di mettersi sulle sue tracce e affronta un viaggio che lo porta fino in Svizzera, luogo dove spera di trovare il padre. Al suo arrivo scoprirà che la meta è meno importante del viaggio fatto e imparerà a diventare uomo e padre.
1.6.17
 

Fino al cielo risuona

Teatro Tordinona 28 Maggio 2017
Fino al cielo risuona
Di Giselda Palombi
Con Alessia De Bortoli e Giselda Palombi

“Fino al cielo risuona” è uno spettacolo composto da due monologhi. In questo momento di crisi economica, stanno diventando sempre più frequenti i casi di suicidio per debiti, i suicidi tra disoccupati e imprenditori in collasso finanziario. Le statistiche preoccupanti parlavano di un morto “ogni due giorni e mezzo”. L'impressione che dietro queste morti non ci sia solo la difficoltà economica ma anche e soprattutto la sensazione di abbandono e di isolamento vissuta quotidianamente è alla base di questo testo che intende, da una parte, portare a conoscenza delle persone questi fatti, dall’altra offrire una via per una soluzione. In due diverse cornici si muovono due monologhi, con un significato e genere opposti: il primo drammatico, spietato quadro del dramma e dell'immoralità politico-economica e sociale che permette il fenomeno dei suicidi che sta attraversando da anni  il nostro Paese, raccontato da una immaginaria first lady. Il percorso della protagonista per la comprensione del suo vissuto si snoda lungo tutto lo spettacolo con un modo specialmente emotivo, viscerale. Dalla fiducia “spensierata” sull’operato di suo marito, presidente del consiglio dei ministri, sulla propria vita e sul castello di vetro in cui si snoda, fino all’incontro con una vedova per crisi, che la porta pian piano alla consapevolezza delle menzogne, delle false speranze, dei soprusi reiterati con dolo. Il secondo monologo, giocoso e carico di ironia, propone invece una soluzione/reazione paradossale da parte del popolo, con il rovesciamento e capovolgimento delle volontà, finalizzate non più ad un personale tornaconto, come nelle economie criminali e ciniche, ma ad una coesione sociale, ad un rapporto umano che torna ad essere fraterno, perché la speranza di soluzione è strettamente legata al senso di umanità e socialità riportate al loro significato più puro e semplice. Qui vediamo infatti una donna -portata in tribunale poiché ha gridato in strada “governo ladro!”- raccontare l’Italia di oggi, la nostra classe politica, gli atteggiamenti degli italiani. Denuncia e reazione insieme.
1.6.17
 

Ti Maledico


Teatro Tordinona 28 Maggio 2017
Ti Maledico
Scritto diretto e interpretato da Paola Tarantino

Due sconosciuti si trovano, di notte, dentro un magazzino di cemento vivo. Si annusano, si osservano, si chiedono se è meglio vivere o morire, fare un figlio oppure no. Sono un uomo e una donna che senza volerlo si sono salvati la vita a vicenda. Ma quest’isola buia di salvezza murata, lontana dal tempo e dagli altri, in cui i due scoprono di possedere entrambi un paio di pantaloni argento (simbolo di un sentire se stessi unici e irripetibili, in un mondo sempre più diretto verso l’annullamento dell’identità), si rivela essere una trappola. Lei si nutre di un’ossessione omicida che prima o poi esploderà. Lui aspetta in silenzio che il loro destino si compia. Intanto… L’amore? E se così fosse, potrebbe accadere che la fine di due solitudini sancisca l’inizio di una nuova vita? Ti Maledico è un monologo per donna che cerca gli occhi di un uomo. Da amare e poi uccidere.
1.6.17
 

Tutto a suo nome

Teatro Tordinona 26 Maggio 2017
Tutto a suo nome
scritto e diretto da Alessandra Schiavoni
con Andrea Zanacchi

Un uomo sta seduto su una poltrona e consuma la sua colazione da un’enorme tazza di latte, interrotto da continue telefonate di inopportuni ed insistenti venditori. Tutto quello che lo circonda, compresa la casa nella quale vive, è a nome di sua madre, “il suo unico ammortizzatore sociale”, come la definisce lui stesso.
E' un ingegnere di 37 anni, disoccupato da due, dalla mente brillante ma privato di qualunque aspettativa sul futuro, che si ritrova a vivere una situazione paradossale e di lucida follia pur di sopravvivere. Il progetto del suicidio, disturbato dalle incursioni telefoniche di una vicina sospettosa e invadente, la rivelazione che la madre, in realtà morta da tre giorni, giace nella cella frigorifera, sono gli appuntamenti tragicomici della pièce teatrale.
 Un testo adrenalinico che tra situazioni paradossali, momenti comici e attimi di follia, disegna il periodo storico che stiamo vivendo, avvicinando lo spettatore con leggerezza al disagio e alla crisi personale a cui può condurre la perdita di lavoro. Cosa o chi salverà il nostro protagonista dal disperato progetto di farla finita con la vita?
Lo spettacolo porta in se’ un messaggio di speranza, ovvero che al di là di qualunque crisi, la risorsa principale per superare questa impasse, è sempre e comunque la collettività. Usando le parole del nostro protagonista: “Il valore di un uomo è dato da come esso influisce sui destini di altri uomini e non c'è Dio in tutto l'intero, stramaledetto e meraviglioso universo in grado di fare una tale differenza!”
29.5.17
 

Da soli non si è cattivi

Teatro Vascello 22 maggio 2017
DA SOLI NON SI È CATTIVI
dedicato a Matteo Latino
di Tiziana Tomasulo
regia Fabiana Iacozzilli
con Simone Barraco, Francesca Farcomeni, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Ramona Nardò, Francesco Zecca
aiuto regia Francesco Meloni
assistenti alla regia Federico Spinelli, Silvia Corona, Gianmarco Vettori, Francesca Sansone
scene Fiammetta Mandich
costumi Gian Maria Sposito, Davide Zanotti
trucco Simona Ruggeri, Laura Alessandri
disegno luci Davood Kheradmand
collaborazione artistica Riccardo Morucci, Alberto Bellandi, Giada Parlanti
Una produzione Lafabbrica e La Fabbrica dell'Attore – Teatro Vascello
in collaborazione con Centro Artistico Internazionale Il Girasole, Associazione Ex lavanderia,  Centro Internazionale La Cometa, Sycamore T Company
con il sostegno di Kollatino Underground, Teatro Biblioteca Quarticciolo e Clossa Lab

Forse è questo l'amore?
Questo mio amarmi attraverso gli altri?
 Solo attraverso gli altri?
Questo mio bisogno degli altri per amarmi?
Tiziana Tomasulo

Con "Da soli non si è cattivi" portiamo in scena tre storie, tre squarci tratti dalle drammaturgie e dai racconti di Tiziana Tomasulo.  L'amante ci racconta la spensierata vita di Barbara e Riccardo, una coppia. I nostri protagonisti stanno insieme da sedici anni e, come spesso accade alle coppie che convivono da tanti anni, fanno le stesse cose, hanno gli stessi gusti, le stesse movenze, gli stessi pensieri, gli stessi desideri, gli stessi tratti fisici...
Questa coppia che dunque è molto felice, vive la relazione unicamente come occasione per dimostrare all'altro di poter essere il migliore tra i due.  La competizione e la voglia di primeggiare sull'altro li porteranno ad innamorarsi dello stesso uomo, Nancy, e ad essere pronti a tutto pur di conquistare l'amore del povero malcapitato.
Nella Telefonata la protagonista è una donna innamorata di un'altra donna che purtroppo si fa una semplice domanda: «la chiamo o non la chiamo?». Questa semplice domanda la porta a perdersi non solo nei meandri della sua mente ma anche nell'immobilità del proprio divano. Nel Bagno vediamo invece un uomo che stura un cesso ed una donna che lo osserva, seduta su un bidet. Questi due esseri umani sono i resti/carcasse di una favola felice, sono ciò che resta del tempo che fu. L'uomo stura il cesso come se cercasse di sturare qualcos'altro, di stappare qualcosa che ha a che vedere con gli inceppi e le cadute di una relazione, di una storia d'amore, della fine di una storia d'amore; un qualcos'altro che ha a che vedere con quel momento in cui tutte le parole che si dicono "partono dal vuoto e vanno verso il vuoto". Unica salvezza? Forse lasciare che il cesso ci risucchi.
I personaggi di "Da soli non si è cattivi" sono dei poveretti incapaci di amare. Vorrebbero farlo, hanno bisogno di farlo ma, al tempo stesso, hanno paura dell'incontro con l'altro perché si vergognano profondamente di quello che sono. Non si sentono all'altezza e per questo sono rigonfi di rabbia e condannati alla solitudine.
I testi di Tiziana Tomasulo attraverso un'ironia raggelante ci imprigionano all'interno di un mondo claustrofobico fatto di ossessioni, manie di grandezza e desideri di vendetta. L'altro è visto come la possibilità di avere una conferma su quello che siamo ma anche, e soprattutto, un'occasione per scoprire che non siamo quello che immaginiamo di essere. (Fabiana Iacozzilli)
28.5.17
 

Tumore

Teatro India, 20 maggio 2017
Tumore
Uno spettacolo desolato
scritto e diretto da Lucia Calamaro
con Benedetta Cesqui, Monika Mariotti
luci Andrea Berselli
produzione Teatro Stabile dell'Umbria,
in collaborazione con Compagnia Malebolge, Rialto Sant’Ambrogio
con il sostegno del Teatro di Roma

Tumore è uno spettacolo desolato eppure ricco di humor. Lucia Calamaro racconta l’itinerario di un malato terminale, attraverso l’accompagnamento, le cure e la degenza presso un ospedale X, un posto strano in cui vivono la Madre della Paziente e la Dottoressa. In questa culla di nature ibride, ingrossa e cresce il vuoto. È un non-luogo, non assomiglia a niente e alimenta con parole buie il mistero e la paura. Ci si affida a miracoli, preghiere e poi a un’ultima operazione impossibile, appiglio risolutivo che la medicina tende allo spirito. Definito da Franco Cordelli sulle pagine del Corriere della Sera come “il più bel testo di drammaturgia in lingua italiana degli ultimi anni”, Tumore è un rito vitalistico, un percorso interiore in cui il tragico si trasforma in qualcosa che lo è sempre di meno, pervaso di una forte ironia che nasce dalla privazione.
28.5.17
 

Requiem for Medea

Teatro Tordinona 19 Maggio 2017
Requiem for Medea
con Daria Contento
Ideazione, Drammaturgia e Regia: Gianluca Paolisso
Costumi: Pamela Fornari
Foto di scena: Teresa Rotondo
Video: Silvia Carotti
Progetto grafico: Elisabetta Girodo Angelin
prodotto da C. T. Genesi Poetiche.
In “Requiem for Medea” le vicende personali si intrecciano ad una più profonda analisi della società, delle sue sozzure e ipocrisie. Gli stessi personaggi del mito si trasformano in figure a noi molto vicine. Non ci sono più eroi, ma solo uomini e donne in un mondo che decade pian piano, nel quale i valori unici sembrano essere la prevaricazione e l’arrivismo, anche a dispetto della propria coscienza, anche a dispetto degli altri.
Sono molteplici i temi sottesi alla narrazione primaria: la considerazione della donna come oggetto, la sete di potere o la ricerca ossessiva di ricchezze, ma soprattutto il mercato di esseri umani, chiaramente espressa nel monologo finale contro Giasone, non più eroe del Vello d’Oro ma brutale scafista di immigrati.
“Requiem for Medea” rappresenta l’Anno 0 della C.T. Genesi Poetiche, il primo passo di uno studio sulla Tragedia Greca che nei prossimi anni porterà alla realizzazione di nuovi progetti e spettacoli, alla costante ricerca del Mito e della sua contemporaneità. L’ombra di Medea non trova pace. I misfatti commessi in vita continuano a tormentarla, nessun regno al di là del mondo sembra volerla accogliere. Eppure qualcuno ha deciso che quell’anima torni a parlare: racconterà un’ultima volta la sua storia di donna, madre ed assassina, ripercorrerà il mito tanto conosciuto ballando sulle rovine di un mondo che tanto somiglia al nostro.
Un estremo atto di denuncia, l’ultima preghiera prima del silenzio.

In una scenografia minimale, composta da manichini destrutturati, corone di spine macchiate di sangue e pezzi di stoffa bruciata, il mito euripideo viene ripercorso con rispetto ma arricchito da nuove immagini e ricordi, quali l’infanzia di Medea, il primo incontro d’amore con Giasone o il ricordo del parto.
L’intero arco narrativo è esplicato con la consapevolezza del già accaduto: l’anima della protagonista sa che oramai è impossibile tornare indietro, eppure non conosce sentimento di perdono nei confronti dei suoi aguzzini. Il suo unico pentimento è non poter ritrovare i figli nel buio, o dovunque si troverà ad essere per l’eternità.
L’intero spettacolo può essere simbolicamente visto al pari di una lunga, straziante preghiera.
C. T. Genesi Poetiche viene fondata il 1 gennaio 2016 da Gianluca Paolisso e Daria Contento. L’obiettivo ultimo di questa nuova realtà è tutto espresso nel suo nome: una ricerca costante volta alla sperimentazione teatrale, un percorso di conoscenza che permetta al pubblico di avvicinarsi a nuove possibilità di messa in scena, un racconto onesto e critico della società e delle sue più acerbe contraddizioni. C. T. Genesi Poetiche pone le sue radici nel corpo dell’Attore, primo motore di narrazione emotiva, e nel suo dispiegarsi a contatto con la musica, con gli oggetti di scena, con la scenografia.
Un gruppo di giovani professionisti alla ricerca di una strada alternativa, allergica al conformismo e amante della rivolta. Generazione perduta? Poetica, semmai…
C. T. Genesi Poetiche si muove su due binari: da un lato è attenta alla nuova Drammaturgia, con la ferma intenzione di darle il più ampio respiro possibile all’interno dei suoi progetti, dall’altro crea Drammaturgia tramite il lavoro in sala prove, attraverso un autentico dialogo tra le varie figure professionali.

Tramite un accurato studio dei temi e di testi che possano costituire un punto di partenza, uno spunto creativo necessario, Drammaturgia e Regia si fondono in un unico corpo narrante: il testo diviene pre-testo, per dirla alla Grotowskji, un embrione in costante trasformazione. L’Attore diviene quindi non banale esecutore, una sorta di strana marionetta nelle mani del Regista, ma una fonte di creatività e proposte indispensabili alla buona riuscita del lavoro. Il suo corpo si modella sulle proposte musicali offerte, i muscoli tesi ascoltano l’induzione emotiva esterna e rispondono raccontando una storia improvvisa, alle volte fugace, alle volte necessaria. Da questo primo processo di improvvisazione nasce la consapevolezza di sé e di ciò che si andrà ad interpretare.
Una collaborazione onesta di idee e intenti, un abbraccio sincero che contempli un solo comandamento: la necessità di dire.
27.5.17
 
 
Support : MarXoB
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