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Saved

Teatro Vascello 3 dicembre 2017
La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello
Saved
di Edward Bond
traduzione di Tommaso Spinelli
con Francesco Biscione, Manuela Kustermann, Lucia Lavia,
Gianluca Merolli, Marco Rossetti
e con Antonio Bandiera, Carolina Cametti, Michele Costabile,
Marco Rizzo e Giovanni Serratore
Movimenti Marco Angelilli
scene Paola Castrignanò
costumi Domitilla Giuliano
luci Valerio Geroldi
consulenza musicale Fabio Antonelli
scenografo collaboratore Paolo Ferrari
aiuto regia Maddalena Serratore e Antonio Bandiera
foto Pino Le Pera
regia di Gianluca Merolli
progetto sostenuto e finanziato da acea

Saved (Salvati) è una denuncia contro quel capitalismo che ha generato una politica colpevole di aver consapevolmente diseducato una società ormai vittima e carnefice di se stessa. La storia narra le vicende di una famiglia e parallelamente di un gruppo di giovani, tutti in qualche modo colpevoli della morte di un neonato, tutti alle prese con la loro desolata vita quotidiana. Una vita ai margini, in un mondo alienato. Nel 1965 Bond ritrae uno spaccato della periferia londinese, che non sembra distante dalle dinamiche presenti tra le strade e i vicoli delle nostre città, dove non ci sono buoni o cattivi, ma uomini e donne che non hanno ereditato gli strumenti per attuare una scelta positiva. Si è smarrita l’innocenza e l’unico mezzo che si conosce per trovare un posto nel mondo è la crudeltà. L’innocenza potrebbe ricordarci ciò che siamo stati da bambini e, dunque, non ci rimane che lapidarla. Saved è quel momento preciso in cui ti accorgi che “la pietra” scagliata è passata per le tue mani.
12.12.17
 

B E R M U D A S

Angelo Mai 22 Novembre 2017
Mk
B E R M U D A S
con Philippe Barbut, Biagio Caravano, Marta Ciappina, Sebastiano Geronimo, Luciano Ariel Lanza, Laura Scarpini, Loredana Tarnovschi
ideazione e coreografia Michele Di Stefano
musica Kaytlin Aurelia Smith, Juan Atkins/Moritz Von Oswald, Underworld
direzione tecnica Giulia Broggi
organizzazione Carlotta Garlanda con Francesca Pingitore
produzione mk in collaborazione con AMAT, Residance/Dance Haus Milano, Dialoghi - residenze delle arti performative a Villa Manin Udine, Una diversa geografia/Villa Pravernara Valenza
con il contributo Mibact e Regione Lazio
Bermudas è un lavoro coreografico pensato per un numero variabile di interpreti (da tre a tredici), intercambiabili tra loro. E’ dunque un sistema di movimento basato su regole semplici e rigorose che producono un moto perpetuo, adottabile da ogni performer come una condizione per esistere accanto agli altri e costruire un mondo ritmicamente condiviso.
Il lavoro è ispirato dalle teorie del caos, dalla generazione di insiemi complessi a partire da condizioni semplici, dai sistemi evolutivi della fisica e della meteorologia. Il risultato finale tende alla costruzione di un luogo carico di tensione relazionale, un campo energetico molto intenso (a cui il nome Bermudas ironicamente fa riferimento)attraversato da una spinta alla comunicazione immediata, necessaria per generare uno spazio sempre accessibile a qualunque nuovo ingresso.
Lo spettacolo è costruito per essere un sistema inclusivo e permeabile; ogni apertura al pubblico è dunque una finestra aperta su uno dei possibili cast ma anche sull’unico obiettivo del lavoro: la costruzione di una danza che permetta continuamente alla danza di qualcun altro di trovare spazio.
L’impianto coreografico dipende in maniera cruciale dalle caratteristiche singolari dei performer: immettere punti di vista differenti sull’uso dello spazio, la prossemica tra i corpi o il modo in cui viene percepita l’attività di danza in un rituale collettivo, trasforma immediatamente la coreografia in un progetto di incontro e mediazione tra individui che possono essere i più disparati e i più lontani tra loro per attitudine, organizzazione gestuale e intensità espressiva. E per gestione del malinteso.
8.12.17
 

MACBETH

Teatro Tordinona 1 Dicembre 2017
MACBETH

Traduzione di Andrea Maffei
Regia Pierpaolo Sepe
con
Federico Antonello
Marco Celli
Giulia De Luca
Paolo Faroni
Vincenzo Paolicelli
Noemi Francesca
Biagio Musella
Marco Trotta
3.12.17
 

EL

Teatro Tordinona 19 Novembre 2017
EL
Che Guevara, l'uomo dietro la leggenda
Testo di Edgardo De Habich
Traduzione di Naila Marganella
Adattamento e Regia di Luca Milesi
con Antonio Nobili nel ruolo del Che, Maria Concetta Liotta, Serena Renzi, Alberto Albertino, Francesco Sotgiu, Ilario Crudetti, Stefano Di Giulio ed Eleonora Zepponi.
Crediti Scene e Costumi: Compagnia Enter - Ufficio Stampa: Monica Brizzi in collaborazione con MF Press - Foto di Locandina: Massimo Lupo Turris

EL Che Guevara, l’uomo dietro la leggenda
A cinquant’anni dalla tragica scomparsa del più giovane Cavaliere della Rivoluzione, Luca Milesi e Antonio Nobili tornano insieme per far parlare l’uomo Che Guevara, l’essere umano nascosto dietro la leggenda.
Con la collaborazione artistica di TeatroSenzaTempo, la Compagnia Enter salpa di nuovo sul Gramna, l’imbarcazione che nel 1956 partì dal Messico per portare la Rivoluzione dei Barbudos nell’isola di Cuba. Torna dunque sulla scena lo spettacolo del peruviano Edgardo De Habich, già rappresentato con successo dagli stessi organizzatori nel 2012 e nel 2013.
Accade tutto in una notte di tempesta. Un piccolo sacerdote di montagna (Maria Concetta Liotta) ha dato rifugio ad un ranger dell’esercito regolare boliviano (Serena Renzi), colto di sorpresa dalla pioggia. Il giovane prete si dimostra un grande ammiratore del coraggio umano del Cristo di Vallegrande, come venne soprannominato il Che nei luoghi in cui trovò la morte. L’intervento del giovane nipote del prelato rompe l’equilibrio: senza indugi, riconosce in quello del ranger il volto dell’assassino di “EL”. Ha inizio così una straordinaria “confessione reciproca” fra il prete e il soldato, alle spalle dei quali irrompono con la stessa carica rivoluzionaria che avevano in vita gli uomini protagonisti della Rivoluzione più vicini ad “EL”, interpretato da uno straordinario Antonio Nobili. La storia di “EL” procede per flash in appassionanti azioni collettive che coinvolgono l’intero cast di interpreti. Il piccolo prete conduce la macchina da presa attraverso il reciproco specchiarsi delle vite di Cristo e del Che e il mutuo osservarsi fra due delle coppie più famose dell’immaginario ispanoamericano, Don Chisciotte-Sancho & Castro-Che Guevara.
Se la Rivoluzione è Dulcinea del Toboso chi degli ultimi due ha più diritto a giacere di nuovo nel suo letto?
26.11.17
 

Sophie del cabaret Dada

Teatro Tordinona 18 Novembre 2017
SOPHIE DEL CABARET DADA
(Versi e musica tra Dadaismo e tradizione pugliese)
di Enrico Bernard
con Virginia Barrett e Teodora Nadoleanu ( attrice, danzatrice, performer)
Coreografie ispirate alle creazioni di Sophie Taeuber Arp a cura di Teodora Nadoleanu
Costumi di Sofia Viehover
Realizzazione video: Kaspar Mann
I quadri delle proiezioni sono di Monia Romanelli
Regia di Enrico Bernard

Nota dell'Autore.
Il testo si ispira alla vita e all'avventura artistica di Sophie Taeuber Arp, compagna di Hans Arp tra i fondatori del movimento DADA, il cui Manifesto compie cento anni. Musa ispiratrice e animatrice dei giovani artisti che nel periodo a cavallo della Prima guerra mondiale realizzarono a Zurigo il sogno di una rivoluzione totale nel campo della creatività aprendo le porte alle moderne concezioni del surrealismo e del teatro dell'Assurdo fino a Andy Wahrol e alla concezione della "leggerezza" di Italo Calvino - la figura di Sophie è sempre passata in secondo piano perché offuscata dalle grandi personalità maschili che animavano il gruppo Dada. Oltretutto il suo carattere di donna portata all'attività artistica concreta (fu sarta, coreografa, costumista e pittrice) non hanno finora permesso una valutazione complessiva del suo apporto all'idea dadaista. La funzione determinante di Sophie fu infatti quella di spingere la ricerca dadaista sul campo della realizzazione pratica delle formulazioni teoriche stimulando così la creatività su un piano di concretezza non solo dello spirito, ma anche della produzione manuale di perfomance e oggetti artistici.
Nel testo vengono messe in luce le influenze che il modo rivoluzionario dada di concepire la realtà ebbe sia in chiave politica (le frequentazioni con Lenin a Zurigo) sia in chiave di pensiero scientifico: poco infatti si è finora indagato sulle correlazioni tra la "relatività" di Einstein (presente a Zurigo nel periodo in questione) e il relativismo antiformalistico dei dadaisti. Nel testo si azzarda anche l'ipotesi di un incontro dal vivo tra Einstein, i dadaisti e Lenin. Un incontro storicamente non dimostrato ma culturalmente possibile data la presenza contemporanea a Zurigo di questi personaggi intorno al mitico Cabaret Voltaire, luogo di riunione dei giovani dada.
In un momento culturale in cui imperversa il piatto realismo, il documentarismo, il testo intende distinguersi da una semplice forma documentaria e narrativa; per questo si è adottata una dimensione "poetica" in modo da riferirsi a fatti storici e eventi personali nella forma del pensiero interiore ed onirico che solo il ritmo del "rap" può tradurre in un esperimento di "scrittura immediata". Ciò al fine di realizzare quella "poetizzazione del mondo" che i dadaisti, prosecutori e critici del futurismo e anticipatori delle tecniche surrealiste, intesero realizzare anche con rime da filastrocca o onomatopeiche.
Il Dadaismo del Cabaret Voltaire di Zurigo riceve una spinta dal futurismo italiano del primo ‘900 e, attraverso Petrolini, torna come un boomerang ad influenzare, nella seconda metà del ‘900, l’avanguardia italiana ed, in particolare, il pugliese Carmelo Bene. Carmelo costruisce la marionetta umana sulla falsariga delle esperienze dadaiste in cui emerge il tema della marionetta vivente.
Il testo punta i riflettori sul tema della marionetta come rientro centrale dell’esperienza dell’avanguardia, dal manifesto dadaista ad oggi. In Puglia essa trova epigoni non solo in Carmelo Bene, ma nella struttura del cabaret che si sviluppa a Bari e provincia dalla fine degli anni ’60 e di cui Lino Banfi è un altro esempio. Se poi pensiamo che molti movimenti delle coreografie surrealiste vengono a ritrovarsi nella pizzica o viceversa la danza tradizionale pugliese influenza l’estetica dadaista, si viene così a mostrare un inatteso legame tra il circolo dadaista del 1916 e la tradizione pugliese.
23.11.17
 

Chi ha paura della solitudine

TEATRO TORDINONA 9 Novembre 2017
CHI HA PAURA DELLA SOLITUDINE?
di Orlando Placato
Regia di Anna Maria Loliva
Con Cristina Aubry e Oreste D’Ippolito.
Costumi di Piergiorgio Forgione
Assistente Benedetta Cassio
Non si è soli unicamente quando si è da soli. La solitudine si manifesta più marcatamente quando la gente ti circonda, ma tu parli a te stesso. Questi dieci personaggi sono ritratti grotteschi dell’isolamento di uomini e donne in una realtà fatta di emozioni e vissuti dopati dalla virtualità internettiana e falsi miti. Un sottile filo conduttore si dipana attraverso queste singole vicende semiserie con finale inaspettato. Uno spettacolo per sorridere e riflettere.
14.11.17
 

Pugni di Zolfo

Piccolo Eliseo 11 Novembre 2017
Pugni di Zolfo
scritto, diretto e interpretato da Maurizio Lombardi, coproduzione Zocotoco Srl
"Pugni di Zolfo" è la storia di due bambini che immaginano il mare e le acciughe, tirano i pugni, sognano l'amore che non hanno mai vissuto: una fiaba che porta dentro di sé la rabbia di un'infanzia negata.
Ispirato da una poesia di Ignazio Buttitta poeta di Bagheria,Pugni di zolfo scritto, diretto e recitato in un siciliano comprensibilissimo da Maurizio Lombardi, è la storia di Vincenzo Barrisi, un pugile che ha appena finito un match durissimo contro l’americano. Nel silenzio del suo spogliatoio fischietta una canzone, la ninna nanna di sua madre e ricorda, ritorna a quando era bambino nella sua Sicilia, un pugno di terra strappato al sole. La nonna, seduta sotto la veranda con lo sguardo lontano, fisso, verso le miniere di zolfo; la sua fuga da Picciriddu aiutato dalla mamma per sottrarsi alla discesa nell’inferno della zolfara dove i “carusi”, bambini di sette-otto anni, si spezzavano la schiena per portare in superficie lo zolfo, la nuova “ricchezza” della Sicilia di fine 800.
Pugni di Zolfo è semplicemente una storia che porta dentro di séla rabbia di un’infanzia negata e diventa una fiaba quando racconta di due bambini che immaginano il mare, le acciughe, tirano i pugni e sognano l’amore che non hanno mai vissuto. Nello spettacolo il corpo viene usato come come strumento narrativo e la parola si fa vera, sanguigna, viscerale. La scena, scarna, viene riempita dall’attore, il quale interpreta più personaggi che trascinano lo spettatore in un viaggio all’interno di un budello di terra fatto di sangue e fatica.
14.11.17
 

Infamiglia

TEATRO TORDINONA 3 NOVEMBRE 2017
INFAMIGLIA
Versione italiana de “La de Vicente Lopèz” di Julio Chávez
Traduzione e adattamento di Fabiana Pagani
Con: Fabiana Pagani, Vissia Catena, Roberto Oliveri, Pierluigi Gigante, Alessia Capua, Ignacio Paurici
Regia di Francesco Marchesi
Infamiglia è l’adattamento italiano dell’opera “La de Vicente Lòpez” di Julio Chávez. Argentino, drammaturgo, attore pluripremiato in ambito internazionale, artista eclettico, creatore di mondi poetici unici con un particolare sguardo critico sulla società contemporanea. La sua drammaturgia ha una costante poetica di base: il minimalismo realista con forte presenza di humor, come strumento di riflessione e autocoscienza individuale e sociale. Attraverso l’umorismo Chávez affronta i conflitti umani e traumi sociali, rendendoli più sopportabili. Quest’opera in particolare è una violenta parodia che esprime una visione cinica di rapporti famigliari disintegrati, metafora quanto mai attuale. L’opera è stata rappresentata per quattro anni consecutivi con uno straordinario successo di pubblico e critica.

L’azione si svolge nella casa di Beatrice, dove la ricca Alice e il suo toyboy rumeno sono stati invitati per passare la notte di Capodanno insieme alla sorella e ai suoi figli, a loro si unisce casualmente un imbianchino sardo. I personaggi hanno tutti origini differenti, poche affinità e anche i pochi legami affettivi ormai sono logori. All’interno del tipico contesto del Capodanno in famiglia le loro interazioni, rotte da incomunicabilità e intolleranza, passano da divertenti frecciate a feroci vendette e maltrattamenti. L’umorismo costante, dato dalle situazioni paradossali e dal linguaggio a tratti scurrile di alcuni personaggi, colloca lo spettatore in una posizione scomoda: non può smettere di ridere ma sta ridendo del cinismo, della brutalità e dell’animosità di personaggi politicamente scorretti.

Sinossi
La storia si svolge in un’unica notte e in un unico luogo: il salone della povera casa di Beatrice nei bassifondi di Roma tra la mezzanotte del 31 dicembre e le prime ore del 1° gennaio. La padrona di casa invita Alice, la ricca sorella, e il suo compagno Roman, un giovane rumeno, a passare con lei e i suoi due figli Alessandro e Elisabetta la notte di Capodanno. Al termine della cena la cortesia di circostanza viene sempre meno e i famigliari si spogliano di ogni falsa gentilezza confrontandosi in maniera sempre più accesa, mentre un imbianchino bloccato lì per caso diventa testimone involontario di questa farsa. La cordialità e la convivialità lasciano inesorabilmente spazio al rancore e alla rabbia mantenendo una suspence narrativa enorme, che tra il grottesco e il drammatico crea un clima opprimente, dando un senso di scoppio imminente.
11.11.17
 

Genitori perfetti

TEATRO TORDINONA 27 Ottobre 2017
il Collettivo Internazionale "gli Eredi” in
GENITORI PERFETTI
con Ettore Nicoletti e Mara Di Maio
regia di Henry Miller
Una produzione: gli Eredi e Theatro Cesena
GENITORI PERFETTI
UNA BLACK STORY FOLLE E TAGLIENTE
sulle conseguenze della collisione tra il mondo immaginario
e quello reale.
Una pièce intensa, tragicamente divertente, che indaga le dinamiche dell’eredità educativa famigliare.

Si può rimanere bambini per sempre? Ci si può creare un mondo illusorio e “perfetto” per difendersi dal vero mondo esterno?
Un mondo fatto di amore morboso, di relazioni costruite attraverso il gioco, con tutte le regole sottosopra quanto può durare?

Così vivono Giovanna e Lorenzo il loro rapporto di fratelli, amanti e futuri genitori. Ma quando la realtà si introdurrà, squarciando la tela idilliaca delle illusioni, le conseguenze non avranno pietà della loro innocenza e del loro amore.

Genitori perfetti narra con ironia e tagliente crudezza “le Fatali Conseguenze di genitori tutt’altro che perfetti” attraverso un'ora di vita di Giovanna e Lorenzo.

L’ironia, il gioco, la surreale follia, la crudezza e la fragilità emotiva di questa irresistibile e feroce black story, avvicinano il pubblico a tematiche forti ed attuali.

Si ringrazia per la collaborazione: L’Attoscuro Teatro e Mulino d’Amleto

GLI EREDI:
"Noi guardiamo senza sorrisi ne tristezza il passato.
Facciamo teatro per ospitare al meglio il futuro.
Noi giochiamo con il tempo perché crediamo che sia una cosa viva.
Abbiamo creato il collettivo internazionale in questo stato d'animo e con la voglia di condividere la nostra dolce follia. La follia di chi crede ancora che il teatro possa cambiare la vita.” - gli Eredi.
3.11.17
 

La voce umana

Teatro Tordinona 26 Ottobre 2017
LA VOCE UMANA
riadattamento dal testo di Jean Cocteau
di e con Lavinia Grizi

La voce umana di Jean Cocteau è un’opera del 1930 , un monologo di una donna molto innamorata che riceve l’ultima telefonata dal proprio amante che l’ha abbandonata .Lavinia Grizi recita il difficile monologo della donna avvalendosi di tecniche di immedesimazione , costruendo e dando vita ad un immaginario, drammatico dialogo telefonico, tra lei e l’uomo amante, personaggio inudito e invisibile dall’altro capo del filo. La ‘voce umana’ di un dramma comune , la fine di una storia d’amore .
Una scena composta da una poltrona , un tavolo , uno sgabello e un telefono , una scena basilare con pochi ma significativi elementi .
Lavinia Grizi attrice di cinema , teatro e tv, è sulla scena dagli anni 90, si è formata internazionalmente ed è anche stata selezionata con borsa di studio per un corso per attori professionisti tenuto da docenti dell’Actor Studio di New York .Ha lavorato anche a Parigi e Londra e con Roberto Benigni , Giorgio Albertazzi , Valeria Moriconi , Donald Pleasant , Damiano Damiani , Maurizio Avallone , Pippo Di Marca ecc.

Ha nel gennaio 2017 rappresentato con successo a Montecitorio un suo spettacolo “ Straordinarie donne “ , per un evento tenuto dalla Presidente Laura Boldrini , che rappresenterà di nuovo in data unica il 04/12/2017 al teatro Off / Off di Roma .
3.11.17
 

L'Imbroglietto-Variazioni sul tema

Teatro San Genesio 11 Ottobre 2017
"Compagnia Habitas" ne:
L'Imbroglietto-Variazioni sul tema.
Testo e Regia: Niccolò Matcovich
Con Livia Antonelli e Valerio Puppo.

“Ispirati dal genio di Karl Valentin e Liesl Karlstadt, Karl e Stadt prendono vita come due “buffi” con sembianze di clown. Il loro obiettivo? Entrare a Teatro, chi per vedere uno spettacolo, chi per mangiarsi una poltrona. Ma per farlo bisogna superare un grande ostacolo: la bigliettaia sotto mentite spoglie di un MacBook.

L’imbroglietto è un divertissement che strizza l’occhio al Kabarett del primo ‘900 e guarda oltre: reinventa una lingua, crea una precisa partitura di movimenti e azioni, parte da uno sketch iniziale per dar vita al fantasmagorico turbinio di variazioni. Viaggerete dunque all’indietro, poi a velocità supersonica; ascolterete canzoni tedesche del secondo dopoguerra per poi catapultarvi in un giappone rivisitato che strizza l’occhio al Teatro Kabuki; da qui, una capriola nei secoli passati, al Medioevo monicelliano dell’armata Brancaleone per poi, con un triplo salto mortale, volare nell’iperspazio di Star wars a suon di duelli con le spade laser. Alla fine di tutto, traccerete una linea del tempo, che dalle amebe del protozoico vi porterà fino all’ultimo tassello dell’evoluzione: il clown. Passando prima per i dinosauri, le scimmie e l’homo sapiens.
Riuscirete a chiudere il cerchio consigliando alla malefica bigliettaia sotto mentite spoglie di un MacBook altre variazioni possibili? Noi siamo pronti a leggerle e lavorarle per le repliche future!”
28.10.17
 

Terra Matta - 2°parte

TEATRO TORDINONA 21 Ottobre 2017
TERRA MATTA
SECONDA PARTE
di Vincenzo Rabito
- un reading di: Rosario Lisma
- alla chitarra: Gipo Gurrado
una produzione Jacovacci e Busacca in collaborazione con Le vie dei Festival

“Terra Matta” è una straordinaria autobiografia. Vincenzo Rabito, un ragazzo del’99, l’ha scritta in sette anni, tra il 1968 e il 1975 su una vecchia Olivetti. Si tratta di un’opera monumentale, forse la più straordinaria tra le scritture popolari mai apparse in Italia: 1027 pagine a interlinea zero, senza un centimetro di margine superiore, né inferiore, nè laterale. Un’opera che si caratterizza per una lingua orale, dura, grezza, infarcita di “sicilianismi”, con il punto e virgola a dividere ogni parola dalla successiva.
“Terra Matta”, affascina chiunque abbia la pazienza di resistere allo shock del lessico e della grammatica strana, all’inizio quasi incomprensibile; coinvolge come un diario personale e al contempo come un grande documentario, restituendo la sensazione di vivere il “dietro le quinte“ di avvenimenti che segnano con la loro importanza la nostra storia. Vincenzo non solo ti cattura con la bellezza della sua storia, ma arriva a sfidarti con le sue parole e la sua “presenza”, con una lingua a volte, almeno per un lombardo-veneto come me, che diventa gramelot, e con racconti straordinariamente avvincenti in cui si ride e ci si commuove; Vincenzo ti regala immagini vive e già teatrali sulla carta e ti mostra, con franca saggezza popolare, l’essenza dell’italiano, il suo rapporto con lo Stato e con il bene comune, quel misto di eroismo e menefreghismo che ci contraddistingue spesso ancora come popolo.
Narrare in prima persona la vita di Vincenzo e le sue avventure (un personaggio a metà tra un Don Chisciotte e uno Zanni) mi sembra interessante, oltre che come approfondimento didattico (lo spettacolo è pensato per un pubblico anche scolastico) e come occasione per celebrare la ricorrenza dello scoppio del primo conflitto mondiale, anche perché i primi anni della vita di Vincenzo sono quelli più freschi, più esuberanti e perché dipingono una realtà che per certi versi non è lontana dalla nostra di oggi: penso alla silenziosa incombenza di un conflitto bellico internazionale, alla crisi, alla necessità sempre più impellente di trovare nuovi mezzi di sostentamento. Inoltre, quando propongo questo lavoro nelle scuole, mi piace l’idea che sia un ragazzo del ’99 a raccontare la sua vita e la Storia ad un altro ragazzo del’99 (o quasi), facendo con le parole, le Sue parole, un balzo lungo un secolo.
28.10.17
 

Play Duett

Teatro Tordinona 7 Ottobre 2017 - Le vie dei Festival

PLAY DUETT da Basile a Moscato, da Viviani a Iacobelli

con Tonino Taiuti e Lino Musella
accompagnati dalla musica dal vivo eseguita da Marco Vidino

Play duett, è un gioco per due tra i migliori interpreti del teatro napoletano, vincitori del Premio Le Maschere 2014, un gioco divertente e godibile ma anche interessante e istruttivo. Lo spettacolo ha come suo elemento dominante, secondo una consolidata tradizione teatrale partenopea, l’improvvisazione, una costruzione giocosa, che si arricchisce però di sfaccettature e sfumature molteplici. Vi trovano spazio tutti gli elementi fondamentali del teatro e della messa in scena: la recitazione e il reading, la musica e il canto, la regia, il travestimento, il gioco di luci, la meta teatralità, il rapporto con lo spazio e con il pubblico, l’alternanza di tempi e luoghi, l’antropologia e soprattutto i testi, teatrali e poetici.
Due attori, due volti, due voci, due figure diversamente coetanee si cercano tra le macerie dove si mescolano vecchio e nuovo. Si parlano attraverso un concerto improvvisato non di note ma di lingue, dove i frammenti di classici del teatro napoletano dialogano con i contemporanei. Si apre con una fiaba tratta da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile che si intreccia con Trianon di Enzo Moscato, passando per il Don Fausto di Petito e i versi di Viviani fino ad arrivare ai Sonetti di Shakespeare tradotti in napoletano da Dario Iacobelli, cari a Musella, che a questo autore ancora poco conosciuto ha dedicato un suo formidabile spettacolo.
Tonino Taiuti ha ricevuto quest’anno il premio Le Maschere del Teatro Italiano di Migliore attore non protagonista per lo spettacolo American Buffalo con la regia di Marco D’Amore
10.10.17
 

La famiglia campione

Teatro Tordinona 8 Ottobre 2017 - Le vie dei Festival
LA FAMIGLIA CAMPIONE
di e con Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Luca Zacchini e Giulia Zacchini
produzione Gli Omini residenza artistica Associazione Teatrale Pistoiese con il sostegno Regione Toscana
Questa è l’ora di una famiglia come tante. Lo sguardo su un corridoio come tanti, che dà su una porta chiusa. I nonni aspettano di morire, i genitori sono troppi, i figli continuano a girare a vuoto. Ma uno di loro domani parte, abbandona il posto di combattimento. Un altro invece ha scelto un viaggio diverso, si è chiuso nel bagno, dietro quella porta. E’ da una settimana che non esce, e non parla. Ma mangia, state tranquilli che mangia. Dieci sono i personaggi. Tre le generazioni a confronto. Tre gli attori visibili in tutto. Così che il gioco si sveli pian piano e che ognuno sia nonno, padre e figlio di se’ stesso. Così che il ritratto dell’oggi, delle piccole province, della gente di valle, della famiglia campione, si astragga dalla realtà, rimanendo sospesa nel tempo. La famiglia Campione ha alle spalle un percorso fatto di indagini e laboratori, un progetto che ha coinvolto cinque comuni della provincia fiorentina e più di ottanta giovani. Così i personaggi sono dieci, ma assumono i modi, le parole, le storie di centinaia di persone conosciute per strada. BABBO- Inizio a preoccuparmi. FIGLIO- E’ un po’ tardi per iniziare.
10.10.17
 

La locandiera

Teatro Tordinona 24 settembre 2017
LA LOCANDIERA
Di Carlo Goldoni
Regia Nella Russo
Con: Alice Bertini, Federico Gatti, Chiara Lorusso, Francesco Massaro, Emanuele Di Genova, Alessandro Seccia.
9.10.17
 

In Salvo!

Teatro Tordinona 27 Settembre 2017

In Salvo!

Regia Danny Lemmo, con Alessandro Arcodia, Anika Schluderbacher
Liberamente tratto da una delle prime opere di Lanford Wilson “Home Free”, storia inquietante del drammaturgo americano.
Crudo, duro, così semplicemente folle da lasciare senza fiato.
Non può accadere davvero come vivono e quello che lasciano intendere.
Due fratelli, due amanti, una vita in grembo, l’agoraphobia, i giochi incestuosi, i teneri riti di due soli al mondo mai cresciuti, le patologie fisiche e mentali... tutto ciò si accumula in questo unico rifugio, che li mette in salvo dal giudizio che il mondo farebbe di loro e dalla condanna certa che li aspetterebbe fuori.

Resta da capire fino a quando, in questo modo, saranno in salvo per davvero...
30.9.17
 
 
Support : MarXoB
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