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Amare è silenzio

Teatro Tordinona 15 gennaio 2017
“Amare è silenzio”
Di Andrés Suriano
Regia di
Annalisa Malizia e Andrés Suriano
Con
Andrés Suriano - Aureliano Potenti
Marco Palange - Giordano Potenti
Antonello Toti - Hein Moran
Martina Zuccarello - Martina De Dominicis
Marco Lo Chiatto - Lorenzo Carminati
David Mastinu - Kai Krissel
Assistente alla regia e foto di scena Dario Ariosto

Lo spettacolo è incentrato sul rapporto fra due fratelli, fra i quali c'è un MURO, che vuole essere il simbolo della storia; motivo per cui è ambientato a BERLINO. Uno dei fratelli è omosessuale, l'altro eterosessuale. Giordano, che viene lasciato dalla sua fidanzata, si trasferisce a Berlino ospite da suo fratello Aureliano, con l'intento di svagarsi e trascorrere un po' di tempo insieme al suo migliore amico Lorenzo, trasferitosi a Berlino anche lui. Giordano, molto abbattuto dopo la sua separazione cerca invano di trovare conforto nel fratello, il quale dimostra un certo disinteresse rispondendo con delle provocazioni alle sue continue richieste di aiuto. Lo stato emotivo di Giordano peggiora nel momento in cui Lorenzo e Aureliano diventano amici, uniti da una grande passione in comune: LA POESIA.
Giordano si sente trascurato e tradito da Lorenzo, e a sua volta incompreso da Aureliano il quale si mostra ostile e distaccato.
Questa situazione crea un TRIANGOLO emotivo fra i tre personaggi principali.
Lo spettacolo affronta come tematica l'ambiguità e si muove su tre livelli che ad un certo punto si sovrappongono: L'eterosessualità, la bisessualità, e l'omosessualità. Queste definizioni scompaiono nel momento in cui l'amore vero, al di sopra di tutto, si impone su un muro che crolla in frantumi, quel MURO è il SILENZIO.
22.1.17
 

Rita Atria

Teatro Lo Spazio 15 GENNAIO 2017
RITA ATRIA UN' ADOLESCENTE CONTRO LA MAFIA
Scritto da Francesco Rallo
Rielaborazione drammaturgica e regia
di Caterina Venturini
In scena
Maurizio Palladino
Maurizia Grossi
Francesco Rallo
Gregorio Valenti
e gli attori della Horti Lamiani Teatro:
Paola Pirri
Valeria Trellini
Irene Pietracci
Rita Atria, 17 anni, si ribella al sistema mafioso. Paolo Borsellino la sostiene e la protegge. Alla morte del magistrato, Rita sente che è finita anche per lei. Muore a 18 anni, gettandosi dal settimo piano del condominio in cui viveva in segregazione.
Nella messa in scena di Caterina Venturini, la valorizzazione del dramma ‘al femminile’: una giovanissima donna, coraggiosa e indomabile, pronta a immolare la vita pur di ribellarsi a un sistema costruito sulla paura e l’omertà; una madre ‘d’onore’ capace di difendere quel sistema fino al ripudio della propria figlia; un coro di donne a sostegno ora dell’uno ora dell’altro percorso di vita.
In una messinscena lucida e serrata, tra cronaca e poesia, la storia di un dramma umano che ha i colori e la potenza della tragedia greca.
Una storia vera. Una storia da non dimenticare.
21.1.17
 

Se sapessi

Teatro Lo Spazio 18 Dicembre 2016
SE SAPESSI TANGO SILENZIOSO
di Francesco Randazzo
Con Mimma Mercurio e Salvo Piro
“Il segreto del tango sta in quell’istante di improvvisazione che si crea tra passo e passo. Rendere l’impossibile una cosa possibile: ballare il silenzio”. Carlos Eduardo Gavito Un uomo e una donna in una grande sala abbandonata, rivivono memorie delle loro vite, s’incrociano senza mai incontrarsi, quasi ad evitare il ripetersi dell’attrazione che li travolse. Il tango, complice e motore della loro storia, a passi scanditi, oltre il tempo, li porterà all’inevitabile riaffiorare della verità, rendendo di nuovo reale, per un attimo prezioso, il loro sogno perduto.
9.1.17
 

Hikikomori

Teatro dell’Orologio 15 dicembre 2016
HIKIKOMORI
drammaturgia Katia Ippaso e Marco Andreoli
regia Arturo Armone Caruso
con Luisa Marzotto, Giulio Pranno, Aldo De Martino
scenografia Fabio Vitale
costumi Roberto Conforti

produzione Ariel Produzioni
in collaborazione con Officinema
www.officinema.com

L'Hikikomori del titolo è Il Figlio, un adolescente problematico che vive con dolore il sistema autoritario e repressivo messo in piedi dal Padre. La Madre è l'unica persona che entra in contatto con lui. Tra di loro, un combattimento feroce e struggente, in cui si alternano momenti di autentica violenza e momenti di abbandono radioso. Il Nonno, infine, è un fantasma che viene a far visita al Figlio. In quella stanza tanti anni fa anche lui fu rinchiuso.

SINOSSI  Un uomo. Una donna. Una coppia. Una stanza. Un mese. Dicembre. Una notte. Quella di Natale.
La neve che tutto ricopre e tutto cancella. L'alba che coglie d'anticipo il buio, svela i desideri osceni, consuma i pensieri, stravolge gli animi, conduce al logoramento. Eccoli. Gli sposi ribelli. Gli amanti stremati. Eccoli. Il superstite e il boia. L'incontro degli opposti. Nulla li soddisfa. Nulla li sazia.
Ma dove si scappa mentre ci si viene incontro?

BIOGRAFIA
Arturo Armone Caruso, regista e attore napoletano che da una trentina d'anni traghetta a Parigi voci, testi e autori della scena italiana (ha messo in scena Moscato e Ruccello) incontra innanzitutto due autori, Katia Ippaso e Marco Andreoli, e un'interprete Luisa Marzotto. Ed è subito un ritrovarsi.

NOTE DI REGIA
Hikikomori è il nome che si dà ad un fenomeno diffuso nel Giappone contemporaneo: la volontaria autoreclusione degli adolescenti che smettono di andare a scuola e si ritirano nelle loro stanze, dialogando solo con il video e a volte neanche con quello. Molti si lasciano morire. Rivisitazione contemporanea della Metamorfosi di Franz Kafka, Hikikomori di Marco Andreoli e Katia Ippaso è un dramma a porte chiuse che racconta la pressione di una società, la nostra, in cui i figli esprimono in forma drammatica, estrema, il loro disagio.
Di cosa sono fatte realmente le pareti sottili, come la carta di riso delle case giapponesi, dietro le quali si è rinchiuso il Figlio? E la camera, il luogo stesso in cui egli vive recluso che cos'è? Un luogo di confinamento, di internamento, un sacrario che custodisce un terribile segreto di famiglia, un'isola del possibile, un luogo di gestazione, un laboratorio dell'oltreumano? Oppure semplicemente una tana, un rifugio, un ventre materno, meta impossibile di un ritorno allo stato prenatale?
Dagli arredi, dagli oggetti, dalle pareti della stanza del Figlio scaturisce uno scintillio. Lampi, fiotti, rivoli di luce e di parole rivelano in trasparenza la piaga pulsante, la patologia della famiglia e del tessuto sociale che la contiene. "Le parole bruciano" dice Il Figlio Hikikomori. Le parole fanno male, scottano. Le parole si dissolvono in cenere. Tutte le parole. Le parole che scherniscono, che comandano, che separano, che abbandonano, anche quelle che amano.
Nello spettacolo, così come nel testo, non c'è un giudizio né sulla famiglia, né sulla scuola, né tanto meno sulle scelte drammatiche dell'adolescente ma solo l'urgenza di formulare delle domande. Paure, desideri, affetti negati, figure genitoriali sfocate illuminano semplicemente un possibile cammino che consenta di districarsi, di uscire dalla palude dei fraintendimenti affettivi e sociali per attingere a un modo di raccontarsi capace di ricreare i presupposti dell'incontro.
Il nostro intento è di interrogare la figura del Figlio Hikikomori per formulare delle domande, condividerle. Per arrivare a pensare, a immaginare, a sentire la nostra condizione "adulta" solo come una forma ancora incompiuta, adolescenziale, di umanità rinchiusa in una gabbia impalpabile di pregiudizio, alle soglie dell'oltreumano. 
20.12.16
 

PORCOMONDO

Teatro dell’Orologio 9 dicembre 2016
PORCOMONDO
Un uomo. Una donna. Una coppia. Una stanza. Un mese. Dicembre. Una notte. Quella di Natale.
La neve che tutto ricopre e tutto cancella. L'alba che coglie d'anticipo il buio, svela i desideri osceni, consuma i pensieri, stravolge gli animi, conduce al logoramento. Eccoli. Gli sposi ribelli. Gli amanti stremati. Eccoli. Il superstite e il boia. L'incontro degli opposti. Nulla li soddisfa. Nulla li sazia.
Ma dove si scappa mentre ci si viene incontro?
drammaturgia Francesca Macrì e Andrea Trapani
regia Francesca Macrì
con Aida Talliente e Andrea Trapani
luci Luigi Biondi
produzione Biancofango, La Corte Ospitale, OFFicINA1011
www.biancofango.it
SINOSSI
Un uomo. Una donna. Una coppia. Una stanza. Un mese. Dicembre. Una notte. Quella di Natale.
La neve che tutto ricopre e tutto cancella. L'alba che coglie d'anticipo il buio, svela i desideri osceni, consuma i pensieri, stravolge gli animi, conduce al logoramento. Eccoli. Gli sposi ribelli. Gli amanti stremati. Eccoli. Il superstite e il boia. L'incontro degli opposti. Nulla li soddisfa. Nulla li sazia. Ma dove si scappa mentre ci si viene incontro?
20.12.16
 

Io. Cassandra

Teatro Tordinona 18 Dicembre 2016
Io. Cassandra
Spettacolo di di Francesca Romana Di Santo e Andrea Chianelli
con Francesca Romana Di Santo
regia Andrea Chianelli

Lo spettacolo nasce dall'esigenza di restituire a Cassandra un volto e un corpo più umano che mitologico, di raccontare come sono andati i fatti. Francesca Romana Di Santo, autrice ed interprete, parte dai suoi fantasmi, dal suo senso di prigionia che la costringe in una bottiglia "dalla quale si fa fatica addirittura a respirare" e dentro la quale vive circondata di libri e storie. Spiata dai suoi stessi fantasmi. In questa metaforica prigione incontra Christa Wolf, che le presenta Cassandra, chiusa in una cella dove aspetta la sua ultima ora, e prega e sogna di poter raccontare la sua vera storia. Così, attraverso il corpo e la voce dell'unica attrice in scena, lentamente riprendono vita i momenti più significativi della sua esistenza: la fine di Troia, l'amore per Enea, il tradimento dei greci e dei suoi troiani.
Ritrovarsi dolorosamente avviluppata da una figura così maestosa. Sentirsi così vicine da non capire di chi sia il dolore che stai provando. Lasciarsi deridere da un pubblico stolto, per il solo fatto di conoscere la verità. "Cassandra è un fantasma che impone di essere narrato".
Cassandra, come femmina come fuoco sacro che rinnega gli eroi e si china alla vita.
Cassandra non può sapere né vedere nulla in più degli altri, ma può vagare nella verità sperando di trovare qualcuno altrettanto coraggioso da guardarla con lei. Cassandra come maledizione per chi le vuole sedere troppo vicino, per chi vorrebbe scoprire cosa nasconde.
Cassandra può solo entrare e non lasciarti più.
20.12.16
 

Carne

LA PELANDA 8 settembre 2016
Carne
testo Fabio Massimo Franceschelli
regia e interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano
disegno sonoro e musiche Ivan Talarico
collaborazione artistica Alessandra Di Lernia
assistente alla regia Sonia Fiorentini
progetto grafico Davide Abbati
produzione Frosini Timpano – Kataklisma
www.frosinitimpano.it
Carne, muscoli e tessuto molle dell’uomo e degli animali. Carne, trasformazione terrena del Verbo divino. Carne al sangue, carne ben cotta, i piaceri della carne, carne viva e carne morta. In una tranquilla quotidianità casalinga, Lei e Lui discutono e litigano sulla carne, partendo dalla questione animalista per esplorare territori limitrofi ma meno battuti, la sacralità della carne come forma inalienabile dell’esistenza, i limiti etici della mercificazione della carne, la morte che trasforma la carne in oggetto, lo sfruttamento della carne come base di tutte le forme di sfruttamento apparse nella storia. Carne è anche un incontro tra due autorialità, quella scenica di Timpano/Frosini, e quella drammaturgica di Franceschelli.
20.12.16
 

Città inferno

TEATRO DELL'OROLOGIO 14 dicembre 2016
Città inferno
di nO(Dance first. Think Later)
Con: Rachele Canella, Melania Genna, Elena Gigliotti, Carolina Leporatti, Demi Licata, Elisabetta Mazzullo, Daniela Vitale.
E con Maurizio Lombardi nel ruolo delle Suore (voce off).
Scene: Carlo De Marino .
Costumi: Carlo De Marino, Giovanna Stinga.
Luci: Giovanna Bellini.
Editing audio: Claudio Corona Belgrave.
Progetto video: Daniele Salaris.
Strutture ferrose: Anelo 97.
Foto: Miriam Di Cola.
Grafica : Domenico Caracciolo.
Regista assistente: Dario Aita.
Regia e partiture fisiche: Elena Gigliotti.
Una produzione di: Cardellino srl/ Fondazione Luzzati Teatro Della Tosse/ nO(Dance first. Think Later)
CITTA'INFERNO è vincitore della Menzione Speciale al Festival Scintille 2015
Si ringraziano Annalisa Martinisi per la gentile concessione dell'arrangiamento di "Maruzzella", Melissa Bartolini e Flavio Furno per il loro supporto artistico e tecnico.
 
 All'interno di una prigione vivono le protagoniste di questa storia, liberamente ispirata al film: "Nella Città, l'inferno" di Pietro Castellani, con Anna Magnani e Giulietta Masina. Assassine, fattucchiere, adultere e ladre seriali provenienti da tutta Italia e realmente esistite nelle pagine di cronaca nera dagli anni 40 a oggi sono costrette a occupare un ristrettissimo spazio vitale: una cella di 2m x2m. Quando una ragazza innocente verrà sbattuta dentro per uno sbaglio, le detenute - come delle voci interiori -la condurranno a poco a poco verso la vita disperata della galera, segnando così a vita il suo destino, non potendo capire la possibilità stessa dell'innocenza. Eccetto che: sono donne. Sono donne anche loro. Hanno amato, e ameranno. Hanno un corpo, o l'hanno avuto. Questa è una storia che ha il sapore della realtà, e il suo compito è quello di indagarne strettamente la causa: il debito d'amore, la nostra più grande ferita. Indelebile e senza tempo.
17.12.16
 

Stella Black

Teatro Tordinona 11 Novembre 2016
Stella Back 

di e con
Paola Casale

Regia di
Silvia Giorgi

Musiche
Federico Briccarello
Costumi
L'Emporio dei tessuti

Stella Black è rock e naïf ma non solo. Si innamora platonicamente di tutti senza capirne il perché. Ma poi è sempre sola e in fondo, come tutti gli aspetti della sua vita, pensa ingenuamente che prima o poi la “svolta” metterà tutto apposto. Coraggiosa e allo stesso tempo incontenibile rischia di fallire in ogni suo proposito. Lo sforzo ripetuto di tenere testa al mondo, un mondo nei cui standard fa fatica a riconoscersi, la fa vivere nel limine tra finzione e realtà alterando gli accadimenti e dipingendone contorni immaginari. Ma è la sua musica e il suo indomito e ostinato impulso creativo che la porteranno a liberare il suo sogno più profondo. Stella Black nasce come riscatto di una vita in cui le tavole del palcoscenico erano perdute. Sono tante le tappe, gli incontri, gli stimoli, le lotte che hanno sostenuto il lento e faticoso percorso di realizzazione. Si racconta di una cantante fallita che sogna il successo ma che invece rimane ancorata alla sua comune quotidianità. Il toccare il fondo e la sua creatività la spingono in una direzione imprevista. Un tuffo nel sogno, il Teatro, dove la vita per magia si rigenera.
17.12.16
 

Risorgi

Teatro Piccolo Eliseo 10 Dicembre 2016
RISORGI
scritto e diretto da Duccio Camerini
con Simone Bobini, Barnaba Bonafaccia, Duccio Camerini, Marika De Chiara, Ciro Carlo Fico, Dario Guidi, Igor Mattei, Marco Damiano
Minandri, Cristina Pedetta
musiche dal vivo Matteo Colasanti
scene e costumi Nika Campisi
combattimenti scenici a cura di Massimiliano Cutrera
una produzione La Contrada - Stabile di Trieste/ La Casa dei Racconti

Brecht incontra Shakespeare in una corte dei miracoli nella periferia marginale di Roma in cui ciascuno, a modo suo, cerca il riscatto, una resurrezione. Nove corpi o anime malati per raccontare una storia priva di morale - come la vita.
  
Ripresa dello spettacolo che ha debuttato l'anno scorso al Teatro Lo Spazio, "Risorgi" combina la visione brechtiana (più che pasoliniana) di quella che potrebbe essere un'odierna Corte dei Miracoli nella periferia romana a una storia che ha il tono epico e la struttura narrativa estremamente classica che potrebbe avere un'opera shakespeariana, con tanto di monologhi introduttivi o esplicatori praticamente per ciascun personaggio e finale tragico in cui tutti perdono qualcosa.
A capo di questa Corte dei Miracoli troviamo Marika, un travestito cinquantenne che sfrutta i "cionchi", storpi da lui addestrati a chiedere l'elemosina. Sulle sue tracce c'è un poliziotto, del quale ha visto una foto. Nel frattempo, la Corte è scossa da una rivolta, capeggiata da Latodestro (così chiamato perché di quello sinistro ha perso l'uso in seguito a un incidente) che, in combutta con altri gruppi di emarginati estremamente pericolosi (nigeriani e fascisti) riesce a privare Marika della sua forza lavoro, rapendo tutti i cionchi. Marika chiede aiuto a Sergetto, un giovane marchettaro che ha accolto e allevato sin da piccolo e dal quale pretende amore ma soprattutto obbedienza. Sergetto si vede costretto ad assecondare il suo padre-padrone-amante, ma giura a se stesso che sarà l'ultima volta. Questo il nucleo fondamentale della storia, che vede incrociare con i destini di questi personaggi anche quelli di Bacio, lacché di Marika; Traiano, figlio - non si sa bene se naturale o adottivo - di Marika che, a un certo punto, cerca di soppiantare; Semmi, un combattente che si dopa prima di partecipare agli incontri clandestini; Rosa, la sua ex, un tempo assistente sociale adesso anche lei tossicodipendente; Nadia, una madre che non si fa problemi a vendere il figlio e Mongo, un ragazzo con un ritardo mentale ma che tutto osserva.
Ciascuna di queste vite si trova sospesa di fronte a un passo che può decretarne la morte o la resurrezione cui fa riferimento il titolo - il riscatto, una virata improvvisa per il meglio. Latodestro, novello Spartaco, desidera liberarsi dal giogo sfruttatore di Marika; a lui si allea, alla fine, Traiano, nella speranza di soppiantare il padre, il quale da non si sa quanto rimanda l'operazione per il cambio di sesso, che lo aprirebbe a una nuova vita. Anche Sergetto cerca la propria autonomia e crede di trovarla in Semmi, di cui s'innamora. Semmi a poco a poco si accorge di ricambiare e questo è un duro colpo per Rosa, che non riesce a staccarsi dal suo ex. La musica dal vivo di Matteo Colasanti accompagna e commenta il frenetico svolgersi della vicenda di questa guerra tra emarginati in cui la pugnalata alle spalle assurge quasi a quotidiana moneta di scambio e le tenerezze sono soffocate da false promesse. C'è, quasi in ogni dialogo, quasi in ogni monologo, un tacito richiamo alla filosofia dell'homo homini lupus, mentre tutt'intorno il mondo imputridisce fisicamente e spiritualmente. Soltanto il tenero amore tra Sergetto e Semmi sembra portare il tema della speranza, ma anche quello, per motivi che qui non sveleremo, viene troncato recisamente. Un barlume di speranza - incupita dalla spada di Damocle della malattia e di una autonomia fortemente voluta ma che è un territorio ancora tutto da esplorare - rimane quando infine Sergetto riesce a staccarsi dal suo patrigno-pappone.
Forse l'allestimento soffre di una lunghezza leggermente eccessiva, ma dall'insistito e inconsueto sfruttamento degli spazi della sala del Piccolo Eliseo si intuisce come lo spettacolo sia nato (o sia più adatto) per altri spazi e per una fruizione non meramente frontale. Una discrasia in gran parte superata anche grazie alla buona prova degli interpreti tutti.  
17.12.16
 

The crime of the twenty

Teatro Belli 24 novembre 2016
THE CRIME OF THE TWENTY-FIRST CENTURY
di Edward Bond
traduzione Elettra Capuano
con Silvia Benvenuto, Cristina Cappelli, Desy Gialuz, Ottavia Leoni, Gianluca Merolli, Angela Monaco, Antonio Orlando, Valentina Pastore, Silvia Quondam, Morena Rastelli, Massimo Sconci, Diego Valentino Venditti
collaborazione alla regia Simone Giustinelli
scene Francesco Ghisu
costumi Annapaola Brancia D’Apricena
foto Simone Galli
regia di Pierpaolo Sepe

"Il mondo de Il Crimine del Ventunesimo Secolo è impensabile. Ma la storia dimostra che l'impensabile accade sempre - che l'impensabile diventa inevitabile."
- Edward Bond

Ne Il Crimine del Ventunesimo Secolo, Edward Bond dipinge un possibile futuro per l'umanità. Un futuro in cui non esiste passato, nè società, e la topografia - persino il cielo - è irrimediabilmente trasformata. Gli esseri umani vivono segregati in ghetti o prigioni. L'Esercito è onnipresente: non ne vediamo mai il volto, ma sentiamo il rumore dei suoi elicotteri.
Una donna, Hoxton, vive sola tra le rovine di una città rasa al suolo.
Tre individui solitari bussano alla porta della sua cella in cerca di acqua.
Grig - un uomo "stanco e impolverato" che ha abbandonato la moglie malata di cancro, Sweden - un giovane ragazzo scappato di prigione, e Grace – una ragazzina piena di rabbia in cerca della propria madre.
Tutti e tre promettono di andarsene. Tutti e tre rimangono.
La richiesta di acqua e riparo diventa il pretesto per una richiesta più urgente, più disperata, che ha a che fare con l'umano, con il suo bisogno di consolazione e di giustizia.

L'operazione di Bond è semplice. Ci presenta una società ridotta ai suoi caratteri essenziali – una donna e un rubinetto d'acqua – e poi ci mostra la sua feroce distruzione.
Nel farlo però il drammaturgo ha un merito precipuo, ed è quello di portare alla luce il paradosso che ci abita, conducendolo al suo limite parossistico.
I personaggi bondiani sono agiti da una logica spietata, in cui il desiderio di umanità non riesce ad essere espresso se non per mezzo della ferinità più disumana, e in cui la responsabilità per la propria innocenza sfocia nella perversità del crimine.
Nel teatro di Edward Bond i paradossi non vanno sciolti, ma capiti. Se una soluzione esiste per sottrarsi a questi meccanismi di violenza, non è una soluzione che va trovata, ma immaginata.
13.12.16
 

O come Otello

Teatro dell’Orologio 12 Novembre 2016
O come Otello
libero tradimento a William Shakespeare
con
Rossana Bellizzi
Carlo di Maio
Francesco Iaia
Gianluca Pantosti
al pianoforte Davide Di Lecce
regia Alessio Pizzech
regista collaboratore Antonio Ligas

"Un viaggio nel mito di Otello tra il mondo dell'Avanspettacolo e la Scrittura Contemporanea, costantemente calibrato fra il mondo della Farsa e quello della Tragedia. Lo spettacolo racconta il progredire di un pensiero omicida che diventa la lente di ingrandimento - il cattivo pensiero - di un mondo che vive tra la magia della scena e la concretezza dell'esistenza."
Alessio Pizzech
13.12.16
 

Killing Desdemona

Angelo Mai 17 novembre 2016
Balletto Civile
Killing Desdemona
liberamente tratto da Otello di W. Shakespeare
ideazione Michela Lucenti e Maurizio Camilli
regia e coreografia Michela Lucenti
assistente alla regia Enrico Casale
musica originale eseguita dal vivo Jochen Arbeit (Einstürzende Neubauten)
interpretato e creato da Fabio Bergalio, Maurizio Camilli, Andrea Capaldi, Ambra Chiarello, Michela Lucenti, Demian Troiano, Natalia Vallebona
scene Alessandro Ratti
costumi Chiara Defant
disegno luci Stefano Mazzanti
suono Tiziano Scali
acting coach Francesco Origo
organizzazione Andrea Cerri
una produzione Balletto Civile
coprodotto da Festival delle Colline Torinesi, Ravello Festival, Neukoellner Oper Berlin, Compagnia Gli Scarti con il sostegno di Mare Culturale Urbano, CTB Centro Teatrale Bresciano, Festival Resistere e Creare, Centro Dialma Ruggiero-FuoriLuogo
Io lavoro tra le crepe, dove la voce inizia a danzare, dove il corpo inizia a cantare, dove il teatro diventa cinema  (Meredith Monk)
Uccidendo il mistero. La poesia dell’amore è fragilissima, per noi è canto, gesto.
Il discorso non c’entra e quando arriva distrugge il mistero, cerca di spiegarlo di dipanare i suoi rivoli più profondi.
Cerchiamo di razionalizzare ciò che per essenza è irrazionale, quello che lega due persone, ciò che per definizione è intangibile. E che cosa ci definisce puri se non l’essere incorruttibili sul nostro profondo sentire. Quando lo spazio privato, intimo diventa pubblico, lì il nostro io profondo deve essere difeso preservato. Otello sente con forza ed è questo che lo rende affascinante, ma è troppo fragile nel difendere quello che ama, che sente, ha paura di essere ingannato soprattutto da se stesso, vive in pieno l’insicurezza occidentale, che destruttura ogni antica certezza.
Jago è un conquistatore, entra a gamba tesa sul terreno fragile, entra per distruggere per disilludere. È un one man show senza quarta parete, il suo spazio ė il proscenio (dove tra l’altro lo colloca da libretto anche Boito nella versione Verdiana), dialoga con il pubblico, è il tramite, il veicolo che cerca di far intendere, è lui che crea la possibilità della storia.
Jago distrugge il mistero, prepara con lunga gettata la parabola di uccisione di Desdemona, malgrado le menzogne, rimane sempre se stesso, nascondendosi dietro la maschera della normalità e della correttezza, solo negli a parte gli spettatori vedono la sua vera natura, in un work in progress simile a quello di un artista, dove si trasformerà con disinvoltura in uno straordinario, intelligente improvvisatore, portando alle estreme conseguenze il suo individualismo, fino a trasformare l’etica in estetica del male.
Desdemona è appunto il mistero, l’intangibilità del corpo di Desdemona che corrisponde alla sua purezza è l’unica risposta che il dramma può offrire di fronte all’incalzare del caos.
Tutti i personaggi maschili, anche Roderigo, lo stesso Cassio, vogliono esercitare il loro potere su Desdemona e sul suo corpo. Niente di più attuale direi.
Solo una solidarietà femminile nei gesti quotidiani, il semplice accudire come contenitore di senso al di là delle parole, questo le donne lo sanno fare. Questa come unica sapienza antica nostro malgrado. La nostra Venezia avrà pochi elementi a segnare uno spazio metafisico, tutto è aperto, condiviso, non ci sono altro che corpi in relazione che non possono difendersi né nascondersi, poi ci sarà il proscenio come una ribalta da commedia dell’arte, che sarà percorso da un veneto vero e proprio che saprà parlare senza mezzi termini di quello che tiene in piedi questo nostro paese, i soldi, e lo farà solo attraverso le parole di Shakespeare.
Il ritmo non si allenterà non importa se si ride o si piange, tutto deve continuare alla luce del sole.
Per noi non è mettere in scena il dramma della gelosia, ma l’interruzione di una sensibilità altra, poetica, fisica, musicale, femminile.
Una sensibilità che è difficile spiegare, che sta all’origine del mistero e dell’atto vero e proprio del creare, che produrrà sempre azioni di distruzione da parte del mondo maschile che lotta per comprenderla, per possederla, che quando non può averla la annienta.
Un cast per lo più al maschile intorno ad una fragilissima donna, che con la forza di un usignolo, una simil Edith Piaf, è forte nel difendere sino in fondo la sua purezza di senso, solo con un canto che urla al mondo il suo diritto di esistere.
Un manifesto di libertà creativa femminile a partire dall’esistere. Una partitura musicale tutta dal vivo scritta ed eseguita dal compositore Berlinese Jochen Arbeit (chitarrista e compositore degli Einstürzende Neubauten e degli Automat) maestro del noise elettronico contemporaneo, che tenderà un filo dall’inizio alla fine, per portare lo spettatore dal sogno alla rottura.
13.12.16
 

Orlando

Teatro Vascello 19 novembre 2016 DANZA
ORLANDO
suggestioni coreografiche sull'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto
ideazione, coreografia e interprete Raphael Bianco
assistente alla coreografia Elena Rolla
musiche Monteverdi, Caccini, Carissimi
adattamento e orchestrazione Ivan Bert
musicisti Ivan Bert, Enrico Degani, Adriano De Micco
canta Raphael Bianco
luci Enzo Galia
danzatori Elisa Bertoli, Maela Boltri, Vanessa Franke, Vincenzo Criniti, Vincenzo Galano, Cristian Magurano e Raphael Bianco
Costumi Melissa Boltri
produzione Fondazione Egri per la danza
con il sostegno di MIBACT, Regione Piemonte, Fondazione CRT
Compagnia di San Paolo

Raphael Bianco ha tratto lo spunto dal grande poema cavalleresco per realizzare uno spettacolo che ne riprende i criteri compositivi: un racconto interrotto a più riprese, parallelismi, simmetrie e asimmetrie, non certo con la pretesa di una ricostruzione storica, ma per parlare di oggi, con surreale incanto. Perché il messaggio delle azioni che si intrecciano e si sovrappongono, fra contrasti sociali, amori, soprusi e continue guerre, riflettono, nella loro apparenza spesso insignificante, il perenne mistero della vita, che si ripresenta di epoca in epoca nella comunità umana.
Raphael Bianco, oltre ad esserne l'artefice, si è assunto bravamente il rischio di rappresentare lui stesso in scena la sintesi delle varie discipline, mentre i suoi danzatori raffigurano una molteplicità di ruoli, oltre a paladini, fate, guerrieri rappresentano i personaggi canonici Orlando: Vincenzo Criniti, Ippogrifo / Atlante: Vincenzo Galano, Bradamante: Vanessa Franke, Angelica: Elisa Bertoli, Astolfo/Ruggero: Cristian Magurano, Alcina: Maela Boltri, Ariosto: Raphael Bianco.
Altrettanto versatili i musicisti che si alternano a percussioni, chitarra, flicorno e tromba.
13.12.16
 

Soliloquio 2023

Teatro Tordinona 6 Dicembre 2016
Soliloquio 2023
di Paola Scoppettuolo
regia Paola Scoppettuolo
con Denise Donniacuo, Marianna Volpe , Giulia Catania , Linda D'Alimonte , Daniela Preziosa , Agnese Gerbasi
Regia e Coreografia: Paola Scoppettuolo
Danzatori: Compagnia Aleph
Musiche Originali: Francesco Paniccia
Set Concept: Paola Scoppettuolo
Light designer: Daniele Martongelli lieve sussurro rivolto a se stessi.

Una donna, 4 volti tratteggiati da sentimenti duali e sguardi allo specchio, solitudini oscillanti tra manie e nevrosi racchiuse tra mura della prigionia manicomiale delle nostre ossessioni . Ricordi di paure che si susseguono tra un suono di battipanni ed un comando da addestratore. Parole dell’anima che ripetiamo guardandoci nell’ Altro. Voci e verità che intervengono negli intervalli delle nostre brevi prese di coscienza . Un terrazzo può esser la fine o il confine di un nuovo inizio nei luoghi dell’ immaginazione dove i soliloqui non son altro che un lieve sussurro rivolto a se stessi.



PROMO | Soliloquio2023  Regia e coreografia di Paola Scoppettuolo Danzatori
Performer : Compagnia Aleph Musiche originali : Francesco Paniccia

www.lapiroettaaleph.it
8.12.16
 

Il re dei boschi

Teatro Tordinona 4 dicembre 2016
IL RE DEI BOSCHI
scritto e diretto da
Adriano Sconocchia
scene di Cristina Ramadori
con Adriano Sconocchia, Biagio Tomassi, David Mastinu, Federico Sconocchia Pisoni, Filippo Velardi, Lucia Lanzolla, Maria Giordano, Mauro Lorenzini, Paolo Ziccardi, Pietro Marone e con la straordinaria e gentile partecipazione della voce di Claudio Sorrentino

 La pièce è liberamente ispirata al romanzo Il mastro di Mesa di Adriano Sconocchia, edito da Edilet. Nei primissimi anni del ‘900 l’ex ufficiale pontificio Bartolini, ormai vecchio, ritorna nei luoghi dove ha passato gli anni decisivi della sua carriera militare. Alloggia in quella che fu la stazione di posta di Mesa nelle Paludi pontine. Seduti a un tavolo dell’osteria di quella locanda, Bartolini inizia una lunga chiacchierata con l’ex “mastro” della stazione, Angelo, al quale racconta i momenti da lui vissuti durante un anno terribile e indimenticabile, il 1867, passato a inseguire briganti e garibaldini. I ricordi di Bartolini si materializzano sulla scena attraverso i personaggi evocati nel suo racconto: lui stesso, quando era un giovane militare, il suo superiore maggiore Lauri, il delegato apostolico Pericoli, il brigante Orsini e i suoi familiari, Lucia, l’ex donna di Orsini e un giovane garibaldino, Angelo. Alla fine di questa lunga chiacchierata Bartolini scoprirà di avere davanti a sé proprio Angelo Colacicchi, il giovane rivoluzionario cui aveva dato la caccia durante i mesi dell’invasione dello Stato pontificio da parte dei garibaldini. La ricostruzione degli ambienti e dei costumi, il linguaggio dei personaggi ci fanno rivivere l’atmosfera di quelli che furono gli ultimi agitati anni dello Stato pontificio.
8.12.16
 
 
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