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FOTOGRAFIA E TEATRO

Visiva - La città dell'immagine 5 aprile 2014 "FOTOGRAFIA E TEATRO"
 "L'inquadratura è il palcoscenico, la gente vi entra e vi esce come da una quinta teatrale. E dentro l'inquadratura accadono pezzi di vita, come sul palcoscenico". Maurizio Buscarino
Special Guest Tommaso Le Pera
Mostre fotografiche di: Giovanni Giannetti, Marco Pasqua, Davide Giannetti, Manuel Molinu, Maurizio Caschera, Enzo Maniccia, Carlo Taccari, Simone Gregori, Simone Pichierri e Jessica Barresi, Angelo del Sette, Silvia Cancellieri, Paolo Vona, Francesco Spinella, Antonio Mattei, Lucio Artioli, Aldo Frezza
in mostra la preziosissima collezione privata di PAOLO PERUGINI con anche le foto di scena del maestro delle fotografia: Tommaso Le Pera in mostra le collezioni private di locandine teatrali e oggetti teatrali vintage
ore 19,30: presentazione dei preziosi volumi rari sul fotografo di scena internazionale Maurizio Buscarino. I volumi saranno consultabili per l'intera durata della mostra nel museo dell'ONEBOOK che colleziona libri rari ed introvabili.
ore 19,45: pillole di fotografia teatrale con Enzo Maniccia e Massimo Ciampa. Il primo, fotografo teatrale di lunga data spiegherà ai presenti tecniche, filosofia e segreti del suo mestiere. Chi vorrà potrà portare la propria macchina fotografica e mettere in pratica la lezione nello spettacolo a seguire.
ore 20,15: spettacoli teatrali 'A livella con Paolo d'isanto, Cristinao Cecchetti e Mario Rinaldoni 21: "work in progress di un futuro spettacolo" su testi di Paola Moretti a cura di Beatrice Simonetti In scena anche @Maria Laura Moraci, @Sara Pompili e Stella Saccà
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BINARIO 2: sotto la panca la capra crepa

Teatro Tordinona 28 Marzo 2014 "BINARIO 2: sotto la panca la capra crepa”
 di Pasquale Passaretti e Luigi Morra
con Luigi Morra
Un insolito capostazione, appassionato di scioglilingua, sceglie la solitudine di una piccola stazione ferroviaria di provincia, un luogo lontano dal caos, dove i treni che passano sembrano essere l'unico esempio di "mondo che corre", e dove vive e racconta il suo quotidiano fatto di compagnie discontinue, ricordi, silenzi e situazioni che si ripetono in orari e giorni prestabiliti.
La messa in scena è essenziale e priva di artifici scenografici, e il gioco teatrale, dalle atmosfere clown e malinconiche, è affidato soltanto alla difficoltà di inseguire un racconto che vive sul filo dell'immaginazione.
Il testo si sofferma sui temi del ricordo, della velocità e sulla possibilità di afferrare e percepire quello che accade nelle suggestioni che spesso ci passano davanti troppo rapidamente, su quegli eventi, cioè, che pur non avendo una concretezza tangibile, condizionano l'individuo nelle sue azioni, negli affetti e nelle scelte.
Il racconto e la messa in scena si fondono, "costringendo" l'attore a subire lo spazio vuoto, i silenzi, gli occhi del pubblico, la storia e persino le stesse scelte registiche.
Una performance delicata, proprio come una piccola stazione, dove di tanto in tanto un treno si ferma, lascia qualcuno o qualcosa, e poi riparte. Intanto tre tigri lottano contro tre tigri, e l'arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizza inevitabilmente.
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I BANQUO

Teatro Biblioteca del Quarticciolo 29 marzo 2014 “I BANQUO” di Tim Crouch traduzione Pieraldo Girotto regia Fabrizio Arcuri con Enrico Campanati e Matteo Selis Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse_2013 BANQUO è il generale dell’esercito scozzese di Re Duncan che Macbeth, nell’omonima tragedia shakesperiana, fa uccidere come avversario della sua corsa al trono. IO BANQUO, - che faresti al posto mio? Testimone inutile, prima perché ucciso e messo a tacere e ora nella sua forma di fantasma, Banquo prova a ricomporre i segni di una violenza di cui è stato vittima, insieme al suo Re e al suo stesso intero Paese. Ma a riviverle le cose non sembrano poter prendere un altro corso. Tutto è quello che è già stato. Resta solo la struggente sensazione che a fare le stesse cose potesse essere qualcun altro – pur dovendosi così sporcare le mani di sangue, passando dal ruolo di vittima a quella di carnefice. Macbeth e la sua Signora sono solo i corpi passeggeri di una voglia di potere che attraversa il tempo senza mai trovare soddisfazione, rivoltando lo stato delle cose, con l’unica conseguenza di lasciarlo sempre uguale a se stesso: territorio di conquiste, reali e effimere, ma pur sempre tragiche. Il sangue è il segno di questa storia. Un sangue capace di sporcare anche i fantasmi (e gli spettatori, certo). Un sangue che poi si lava via, solo per lasciare spazio ad altro sangue. Banquo è il fautore di una visione. O ne è il protagonista. O forse solo un personaggio in mezzo ad altri. Resta da capire ognuno al posto di un altro come si comporterebbe. Banquo al posto di Macbeth. Uno spettatore al posto di Banquo. E ognuno, al suo posto o in quello di un altro, potrà rispondere alla domanda: il potere chi logora veramente?
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M.E.D.E.A. BIG OIL

Teatro Brancaccino 28 Marzo 2014 “M.E.D.E.A. BIG OIL”
testo e regia: Terry Paternoster - interpreti: Maria Vittoria Argenti, Teresa Campus, Ramona Fiorini, Chiara Lombardo, Terry Paternoster, Mauro F. Cardinali, Gianni D’Addario, Donato Paternoster, Alessandro Vichi - produzione: Internoenki - disegno luci: Giuseppe Pesce - assistente tecnico: Ezio Spezzacatena - organizzazione: Anca Enache
Spettacolo vincitore del Premio Scenario per Ustica 2013: "M.E.D.E.A. BIG OIL" progetto nato proprio in Basilicata: una vibrante denuncia sul devastante dominio monopolistico delle multinazionali del petrolio.
Il Collettivo è composto da ragazzi e ragazze che lavorano coraggiosamente e incessantemente alla costituzione di un teatro dissacrante e politico, civile e di ricerca, alla riscoperta di un linguaggio in grado di comunicare l'oggi e di trasformare la scena in uno strumento d'arte e controinformazione.
9 attori in scena, con la forza di un coro tragico contemporaneo, per una rielaborazione piuttosto anticonvenzionale, ma attuale del mito di Medea: siamo nella Basilicata di oggi, sventrata dalle trivellazioni. L'eroina barbara diventa allora una donna lucana disattesa nelle promesse e tradita da Big Oil-Giasone, ruolo simbolico affidato a una compagnia petrolifera, sullo sfondo del dissesto ambientale della Val d'Agri. La promessa d'amore dello straniero in questo caso coincide con la crescita economica e di progresso di un paese che regala ricchezza in cambio di povertà, mentre Medea è metafora di una chiusura mentale che la fa vittima e carnefice insieme. A riverberare la sua stoltezza, il mormorio animalesco di un popolo-branco, un Coro che è evocazione di un'umanità divisa fra miseri e potenti.
Il tragico che si racconta è quello del Sud dei nuovi sottoproletari, secondo un filtro politico: il contrasto fra cultura barbara e primitiva con la cultura moderna e neocapitalistica. Si tratta di "realtà del tragico" annichilenti: in Val d'Agri l'incidenza tumorale supera largamente la media nazionale. La documentazione concernente la crisi geo-politica lucana è stata raccolta in un archivio di testimonianze che i cittadini lucani hanno messo a disposizione del progetto, a raccontare una realtà in cui oggi M.E.D.E.A. è il nome di un Master organizzato e gestito dalla Scuola Enrico Mattei e fortemente voluto da Eni. Fatalità.
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Vertov Muto In Musica

Teatro Tordinona 24 Marzo 2014
 Corvini Bros. Estemporaneo Band
Vertov Muto In Musica
Mario Corvini, trombonista e fondatore di diverse orchestre tra le quali la PMJO (Parco della Musica Jazz Orchestra), e che ha già entusiasmato pubblico e critica con la direzione del concerto di Fresu e Caine, PMJO, tratto dall’opera “Schetches of Spain” (Davis-Evans), assieme a suo fratello, il trombettista di fama internazionale Claudio Corvini, dirigerà questa volta il gruppo di musicisti con l’innovativa tecnica del “conducting”, ossia la creazione estemporanea dell’arrangiamento e delle parti compositive della colonna sonora appositamente scritta. La musica così interpretata, e non in modo puramente didadascalico, andrà a impreziosire e ad accompagnare le immagini del film di Dziga Vertov, “L’uomo con la macchina da presa”.
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Piantando chiodi nel pavimento con la fronte

Teatro Tordinona 19 Marzo 2014 “Piantando chiodi nel pavimento con la fronte”
Sei personaggi esplosivi, un girone infernale di comica alienazione umana
di Eric Bogosian
con STEFANO SKALKOTOS
e la partecipazione di MICHELA RONCI nel ruolo di “Betty”
regia ROBERTO NEGRI
scene Mariangela Caggiani
costumi Sara Barsotti
progetto audio – luci Martino Fiorentini
ufficio stampa Francesca Molari
organizzazione Flavia Ferranti
Uno Spettacolo che vuole essere ad un tempo prova d'attore, testimonianza dei tempi e divertimento spudorato. Bogosian è un Autore/Attore che porta la parola scritta oltre la pagina, rischiando in prima persona nel confronto diretto (e spietato...) con il pubblico. Abbiamo voluto rispettare non solo i suoi testi, ma lo spirito che li ha generati; la voglia e la necessità di esprimere senza filtri una visione della realtà così lucida, da sembrare grottesca, surreale. Qui il paradosso non è mai cercato, ma svelato nella sua disarmante evidenza e la risata scaturisce immediata e viscerale.
Dissacrante, corrosiva, caustica addirittura non è l'ironia dell'Autore, ma la vita stessa. Personaggi del nostro quotidiano, fatti “della stessa materia dei sogni” o degli incubi...
dipende dai punti di vista. Dal posto che occupiamo sul treno della vita.
Sei monologhi, sei storie diverse, anelli della stessa catena.
Sei personaggi coinvolti dalle stesse miserie e prigionie, meschinità e illusioni per una narrazione di taglio cinematografico e circolare, come un viaggio a un tempo dentro e intorno alla città. “Questo è il treno dell'anima e fermerà in tutte le stazioni: paura, pazzia, carcere e morte … ops, scusate...mi sono appena cagato addosso!!”. Roberto Negri
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Urlare urlando

Teatro Kopò 30 Marzo 2014 “URLARE URLANDO” Di Angelo Sateriale con: Alessandra Sani, Fulvio Maura.
 Donatella è una donna sola, che da dieci anni vive la maggior parte del suo tempo sulla panchina di un parco, dalla quale osserva il mondo e le persone cosiddette "normali".
Agguerrita e battagliera, porta avanti la sua battaglia personale contro le ingiustizie urlando il suo disappunto, ma consapevole di essere sola, perché, come lei stessa afferma "più urli, più perdi la voce, più perdi la voce, più stai sola su questa panchina".
Sua unica amica è la panchina, con la quale dialoga, si confida ogni giorno.
A interrompere la monotonia ci pensa Umberto, giovane disoccupato, che non si fa intimorire dalle urla di Donatella, ma inizia a parlare con lei e a interessarsi ai suoi originali punti di vista.
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MILK

Forte Fanfulla 2 Aprile 2014 Le Sembianze di Marion Ilievski “MILK” di e con Mirko Feliziani. Studio per un Musical tascabile, solare quanto un’alba vista alla TV. Un Requiem in memoria di qualcosa che O. intrecciò alla ciocca di capelli tagliata e incellofanata nel ’65; qualcosa che C. indossò nel ’71 sull’abito da sposa, macchiandolo di Cynar; qualcosa che negli ’80 e ’90 fece ballare M. insieme agli altri, per coprire il frastuono delle truppe Bianche e Nere; qualcosa che adesso balugina nei concerti di Madonna, nelle nuances dei cosmetici L’Oréal, nel nitore di un porno in HD. Qualcosa come il Benessere, che ancora ci seda come un bicchiere di latte caldo la sera prima di andare a dormire.
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I PEASEBLOSSOM

Teatro Biblioteca del Quarticciolo 29 marzo 2014 I PEASEBLOSSOM di Tim Crouch
 traduzione Pieraldo Girotto
regia Fabrizio Arcuri
con Matteo Angius e
Fabrizio Arcuri
FIORDIPISELLO è un folletto di Sogno di una notte di mezza estate. Appare due volte nel testo di Shakespeare, che gli affida una sola battuta: ‘Sono pronto’.
IO FIORDIPISELLO,
- la mia ribellione silenziosa.
‘Avevo qualcosa da dirvi di importante…ecco adesso l’ho dimenticata…tornerà.’
Un personaggio non può dire quello che vuole. E se l’autore non gli fa dire niente, anche se lui avrebbe un sacco di cose da dire? Tim Crouch da un’altra, unica e ultima, possibilità a Fiordipisello, rimettendo in gioco il rapporto tra quest’ultimo e Shakespeare.
Ecco allora i sogni dell’ultimo dei folletti per raccontare la storia di un sogno. Quello di una notte di mezza estate. Il tormento e il divertimento di una condizione fantastica, ma anche così tanto reale, di chi forse avrebbe qualcosa da dire, se qualcuno gli dicesse cosa. Questa volta a Fiordipisello non mancano le parole (se non proprio quelle che lo hanno reso il personaggio che è, eche Fiordipisello prova a ricordare con una nostalgia irriducibile): gli mancano gli attori della storia di cui è autore ulteriore. Non resta che coinvolgere gli spettatori in un gioco moltiplicato di legittimità rappresentativa: chi può dire cosa e come? Gli spettatori, invitati inconsapevoli di un Sogno, diventano ora protagonisti della sua rappresentazione. Tutto è quello che era, ma è già qualcos’altro di cui non sappiamo ancora nulla.
Quel che resta di una festa (maschere e coriandoli ovunque, cibo, vino e vomito sul pavimento, echi di musiche lontane) e amori, consumati o inconsumabili, disegnano la vertigine in cui cade Fiordipisello, nel tentativo ultimo di essere se stesso (o quello che lui crede di essere). Un tentativo che è quello di tutti, testimoni silenziati di una storia a cui non possiamo rinunciare di partecipare.
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Il topo nel cortile

Teatro Belli 27 Marzo 2014 “IL TOPO NEL CORTILE”
 scritto e diretto da Daniele Falleri
con Emanuele Salce, Elena Russo, Laura Adriani e Andrea Standardi
Costumi: Alexandra Toesca
Musiche: Marco Schiavoni
Aiuto Regia: Antonella Ricchiuti
Organizzazione: Fabrizio Perrone Its Italia Spettacoli
Dopo la tournée di Ti ho sposato per allegria, Emanuele Salce è il protagonista de Il Topo nel Cortile lo spettacolo scritto e diretto da Daniele Falleri in scena al Teatro Belli di Roma dal 20 al 30 marzo.
Una famiglia è sconvolta dalla notizia che Samantha, la secondogenita, di soli sedici anni, è incinta. La ragazza, muta in seguito ad un incidente in tenera età, ha tenuto nascosto il suo segreto per cinque lunghi mesi.
In netto contrasto col marito e il figlio maggiore, Gianna, la madre, pretende di risolvere la questione a modo suo inchiodando il fidanzatino della figlia alle proprie responsabilità.
Ma la cieca determinazione della donna subirà un drastico ribaltamento di prospettive nel momento in cui scoprirà l’identità del vero padre del bambino che sta per nascere.
“La famiglia. La famiglia come intreccio inestricabile di cause e effetti in cui sono annodati indissolubilmente i destini di tutti i suoi componenti.
Questo è il terreno eternamente fertile in cui il seme de IL TOPO NEL CORTILE allunga silenziosamente le sue radici e sboccia violento. Una storia delle infinite storie che implodono fra le quattro mura di un appartamento di provincia dove si tira avanti con lo sguardo perennemente basso su ciò che si può o che non si può dire, su ciò che si può o che non si può fare. Fino al momento in cui procedere è impossibile e guardarsi l’un l’altro negli occhi è inevitabile.
Ne IL TOPO NEL CORTILE tutto si disintegra e si ricompone nel tempo reale di una famiglia qualunque all’ora di cena. Alla fine il pasto sarà servito anche questa volta a finestre rigorosamente chiuse per impedire che il male di fuori scombini il falso equilibrio di sempre”. Daniele Falleri
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gU.F.O.

Teatro dell'Orologio 23 Gennaio 2014 DoppioSenso Unico in “gU.F.O.”
 uno spettacolo di e con Luca Ruocco e Ivan Talarico
Maschere dei gufi: Tiziana Tassinari
Scene: Fiammetta Mandich e Stefania Onofrio
Luci ed oggetti di scena: Stefania Onofrio
Continuando a giocare con gli stili e le variazioni. DoppioSenso Unico fa incontrare Gufi e Alieni: chiusi nel loro piccolo spazio vitale i primi, dominatori dell’universo i secondi. I Gufi nicchiano, non essendo predisposti al dialogo. Gli Alieni incalzano, con atteggiamento gerarchico. Riusciranno nel contempo Hitler, Marx e Darwin a sviluppare idee autonome? L’attesa è snervante. E se i gufi non esistessero? E se gli alieni fossero dio? E se noi fossimo alienati?

link: http://www.doppiosensouni.com/
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Tre terrieri

Teatro Lo Spazio 23 Marzo 2014 “Tre terrieri”
 Scritto, diretto e interpretato da Angelo Sateriale, Fulvio Maura, Roberto Di Marco
Primi classificati al concorso "Autori nel cassetto, attori sul comò" 2012/2013
La storia si muove intorno alle gesta di tre fratelli che, avendo vissuto vite parallele attraverso esperienze diverse, si ritrovano, dopo la morte dei genitori, a gestire per la prima volta insieme la fattoria di famiglia. Da qui litigi, fraintendimenti, trame oscure, risate e prese in giro si alternano in un testo serrato e pungente.
La suggestione che plasma e attraversa l’intero spettacolo è ispirata alla stessa suggestione che utilizza George Orwell ne “La Fattoria degli animali”. Il testo, facendo propria l’orwelliana metafora della fattoria come microcosmo che rappresenta il macrocosmo della società, vuole trasporre in scena l’attuale situazione politica italiana, disperata, grottesca e surreale proprio come lo spettacolo.
Il tutto viene raccontato attraverso un dialetto inventato, nuovo, unico, ispirato alle sonorità del meridione, che nella bocca del più colto dei tre fratelli si fonde insieme ad un latino maccheronico e divertente. Un dialetto che se pur distante da quello parlato dal popolo riesce a coglierne l’essenza. Esattamente come fa la politica oggi: solo apparentemente distante dall’uomo della strada, ma in realtà intimamente vicina ai valori di tanti, troppi italiani. TRE TERRIERI : uno sguardo diverso e allegorico sulla stretta attualità!
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I Shakespeare - I Cinna

Teatro Biblioteca Quarticciolo 28 marzo 2014
 I Shakespeare - I Cinna
di Tim Crouch
traduzione di Pieraldo Girotto
regia di Fabrizio Arcuri
con Gabriele Benedetti
I SHAKESPEARE è un dispositivo di indagine sulle forme del racconto teatrale: 3 spettacoli che sono occasione per 3 personaggi shakespeariani di raccontare, e rivivere, 3 opere del drammaturgo inglese, realizzando 3 spettacoli ulteriori, imprevedibili e dirompenti.
- le mie parole come coltelli.
Cinna è un poeta perchè scrive poesie? O solo perchè dichiara di esserlo? O semplicemente perchè il suo autore decide di definirlo così, Shakespeare prima e Crouch dopo? (sciogliendo così, didascalicamente, l’ambiguità dell’identità di Cinna: congiurante di Cesare o solo vittima di uno scambio di persona?). In Shakespeare c’è Cinna il console congiurante e Cinna il poeta. Ma il nome vale di più della persona. Il nome vale una morte ingiusta. Crouch riconsegna un Giulio Cesare rivisto con gli occhi, e riscritto con le parole, di un ciondolante poeta che fa brutti sogni, e che non smette di trovarsi sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Come la Storia segna la vita di chi vi prende parte, anche malgrado lui?
Una scrittura continua della propria storia a cui gli spettatori possono partecipare. Questa è la vendetta di Cinna il poeta contro se stesso, e contro le parole e contro il popolo che lo ha ucciso: imparare nuovamente la propria storia e costruirne una nuova rappresentazione. Un racconto che non passa solo attraverso il media verbale ma anche quello delle immagini, specchi che moltiplicano una verità politica e sociale, dolorosamente irriducibile.
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Fedra

Forte Fanfulla sabato 29 marzo 2014 “FEDRA”
 di Marina Cvetaeva
traduzione di Marilena Rea
regia di Matteo Lolli
con Edda Gaber e Marco Solari
musiche originali di Francesca Ferri
voci di Francesca Ferri e Xavier Rebut
costumi di Metissage
disegno luci di Gianni Melis
post produzione audio di Ruzkut
Meudon, 1927: sulla sinistra Euripide, sulla destra Racine, Marina Cvetaeva al suo “tavolo di libertà” riscrive la Fedra. Mito dell’amore impossibile di una matrigna per un figlio, amore non corrisposto, uno dei dolori più terribili, dolore da morirne.Tragedia in quattro quadri e in versi. Degli otto attori pensati dalla poetessa russa, nella regia di Matteo Lolli, ne restano solo due a dividersi le passioni sia di Fedra e Ippolito - irriducibili antieroi il cui assolutismo porterà a una morte precoce - che di servi, messaggeri e cori.
PRELUDIO PER FEDRA
Messa da parte ogni “nec
essità espressiva” di produrmi in una ulteriore presunta operina da camera, ennesima occasione mancata per svuotarmi da me stesso, fare “infinito” in un quadratino angustissimo di spazio, appunto in quel quadratino mi restano ora due viventi, immaginanti creature. Dico due farfalle, se è vero che la vita è una farfalla senza polvere colorata (basta sfiorarla con le dita!) e il sogno, polvere colorata senza farfalla. E allora cos’è una farfalla con la polvere colorata? Deve essere qualcosa di diverso, una sorta di sogno incarnato o di vita divenuta sogno. Ma ammesso che questo esista, non qui, non sulla terra!
Matteo Lolli
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Rivelazioni di un Clown

Teatro Furio Camillo 21 Marzo 2014 “Rivelazioni di un Clown” Un retro della maschera parafrasando Böll con Paolo D'Isanto e Mario Rinaldoni testi di Paolo D'Isanto e Heinrich Böll - voce narrante di Cecilia Garbagnati fotografie di Pierpaolo Redondo e Luciano Calvani - adattamento e regia Mario Rinaldoni. In una camera d’albergo un clown attende una telefonata.
Un nuovo lavoro e una nuova partenza lontani dall’ennesimo fallimento d’amore. Una attesa che si trasforma in viaggio all’interno della propria vita fino ad allora solo sfiorata. Una confessione breve ed intensa, sospesa tra comico e tragico, che diventa atto d’accusa e redenzione
In questo adattamento convivono testi profondamente diversi ma uniti da un forte legame: la verità.
Nel testo di Böll (Opinioni di un clown) l’analisi del rapporto tra artista e circostante (critici, famiglia, amore, amici) è costante ed evidenzia un legame in teoria impossibile perché macchiato da un vizio: il clown ama ciò che tenta continuamente di distruggerlo: il pubblico.
Ecco che allora le giornate passate in camere d’albergo di quarto ordine, gli stenti della fame, la ricerca i pochi spiccioli per procurarsi qualche attimo di finzione del riposo serale diventano evidenze dell’inesplicabile movimento di una scelta. Nei testi di Paolo Disanto l’impegno sociale, l’urlo incondizionato rispetto alle storture, al perbenismo dannoso, la difesa a oltranza del bambino e dei suoi diritti al gioco, alla famiglia, alla vita serena si accompagnano alle considerazioni sulla stanchezza dell’affrontare ogni giorno, nel quotidiano, la tentazione delle mediazioni, del compromesso. I due testi trovano così un punto d’incontro, necessario per analizzare il percorso che può condurre un clown a decidere di realizzare sé stesso incontrando la vera sofferenza, non mediata, all’interno degli ospedali. Mettendo a disposizione la sua arte, i suoi sorrisi e la sua anima all’interno di stanze bianche piuttosto che su palcoscenici e indossando mascherine al posto di nasi di spugna.
In fondo una storia d’amore in bilico tra comico e tragico che svolge in pochi minuti davanti al pubblico una vita intera e la offre catarticamente all’occhio del pubblico tanto amato.
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Mahour Ensemble

Sala Accademica del Conservatorio “Santa Cecilia” 27 Marzo 2014 omaggio ai musicisti iraniani, con il concerto “Mahour Ensemble” gruppo di musica tradizionale persiana Mahour, che in occasione del Capodanno iraniano si esibirà in un concerto dedicato alle musiche popolari iraniane con l’utilizzo degli strumenti tradizionali. Prima del programma dell’Ensemble, il Conservatorio “Santa Cecilia” omaggerà gli ospiti con l’esibizione del tenore Aleandro Mariani accompagnato al pianoforte dal M° Remo Zucchi e Camellia Fatthai.
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