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Alla ricerca del tempo perduto



Off/Off Theatre, 12 aprile 2019
Alla ricerca del tempo perduto
Di Marcel Proust, testo e interpretazione Duccio Camerini, regia Pino Di Buduo Spazio scenico, disegno luci e video Stefano Di Buduo. Teatro Potlach – La Casa dei Racconti
Duccio Camerini presenta per la prima volta l’adattamento teatrale dell’intera opera di Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto (À la recherche du temps perdu), vestendo gli abiti dell’autore e dei personaggi che gli ruotano intorno, immerso in scenografie digitali firmate dal video designer Stefano Di Buduo e diretto da Pino Di Buduo. Duccio Camerini e Pino di Buduo prendono il più lungo libro mai scritto (composto da 7 libri: La strada di Swann, All’ombra delle fanciulle in fiore, I Guermantes, Sodoma e Gomorra, La prigioniera, La fuggitiva, Il tempo ritrovato) e ne traggono un racconto fulminante, un viaggio dell’io, una storia che è anche un’enciclopedia di storie, un punto di vista su com’è fatto – e come dovrebbe essere fatto - il mondo. L’educazione esistenziale, sentimentale e sessuale di un ragazzo che si scoprirà scrittore, resa in un racconto sugli uomini e sul tempo, che poi è la malattia che li perseguita. Uno dei più grandi esperimenti letterari di sempre viene così messo in scena non come un bozzetto della “belle epoque”, lussi ed eccessi, bensì come il percorso di un’anima, la cui ironia, violenza, tenerezza, ci riguardano profondamente. Perché la “Recherche” è un grande romanzo-provocazione di fine millennio, che affonda in un’epoca di transizione, sfuggente e inafferrabile proprio come la nostra, adesso.
Nota di regia
La ricerca del Teatro Potlach sulla “memoria”, partito con "Le città invisibili" di Italo Calvino, va avanti da tanti anni. Quando Duccio Camerini mi ha chiesto di lavorare insieme su “Alla ricerca del tempo perduto”, ho detto subito istintivamente sì. Perché si? Con Proust si affronta un lavoro pieno di stimoli profondi, che spinge oltre i propri limiti e fa abbattere margini che il tempo aveva scrupolosamente edificati. A me interessa quando un autore, un'opera letteraria, un pensiero ci entra così dentro, ci trascina nella tempesta, distruggendo e costringendo a ricostruire, facendoci scoprire nuovi approdi. Di conseguenza ho scelto un setup digitale per creare un ambiente visivo con il quale Proust può dialogare, un partner virtuale che crea resistenze, associazioni, equivalenze, contrazioni e dilatazioni, spazi temporali, e che permetta allo spettatore di immergersi nella situazione dove ogni quadro è spazio e ricordo che riemerge. Marcel/Proust entra ed esce dalla sua stanza, non trova pace, vive in una specie di dormiveglia esistenziale, sente la fine avvicinarsi e vuole scrivere, scrivere, scrivere. Un viaggio nella memoria e nell’immaginazione, nel tempo e nello spazio e nel nostro futuro.
16.4.19
 

OPHELEIA

Teatro Palladium 6 Aprile 2019
OPHELEIA
Ofelia aiuta Ofelia danza e coreografia Alessandra Cristiani azione Sabrina Cristiani musica Iva Bittova, Claudio Moneta luci Gianni Staropoli produzione Lios Non c’è la pretesa di ricostruire il personaggio shakespeariano, di addentrarsi nella nota trama della tragedia. La figura di Ofelia è un ingresso al vertiginoso silenzio dell’umano. Non si tratta dell’ofelico, non si espone alla maniera di Ofelia. Non è una presa di posizione, quanto un cedere all’evidenza di una natura data universalmente, che si aggrappa alla percezione di sé come unica realtà con la quale dialogare. Ofelia è la creatura invisibile, circondata da occhi che non sono disposti a “vederla”. Lei stessa è “cieca” e impropria per un acuto dolore del mondo. È una debolezza. È una sospensione temporale, oppure un ingorgo emotivo. È un corpo rubato. Non sono attratta dal cliché che la celebra, ma forse la nasconde, quanto da quel deposito umano che dal fondo inesorabilmente la invoca. Opheleia è una visione, un’iniziazione al sacrificio. Quell’eco fa riemergere un accordo antico. Opheleia è uno specchio in cui riflettersi. È Ofelia che aiuta Ofelia; è un luogo carnale in cui abitarsi. Si insinua sotto pelle l’enormità di un destino o di un destinarsi a…
9.4.19
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WOP

Teatro Lo Spazio 31 MARZO 2019
WOP
Quando gli italiani erano WithOutPassport
Spettacolo scritto diretto e interpretato da: Oriana Fiumicino
Musiche di: Roberto Pentassuglia
Percussioni e Sand artist Donatello Pentassuglia
Genere: Teatro di narrazione

Sinossi: Il testo si ispira alla vera storia di Maria Petrucci, emigrata da un generico sud d’Italia in America, nei primi anni del ‘900. Lo spettacolo racconta del viaggio stremante che milioni di italiani hanno affrontato per raggiungere l'America. La voce narrante è quella di Maria, che guida lo spettatore prima su una nave carica di povera gente ricca solo di sogni e aspettative per un futuro migliore, poi a New York terra di transito per chi come lei ha già un biglietto e un posto di lavoro in Colorado. Maria infatti, insieme al marito Tommaso, si trasferiscono a Ludlow, dove l’uomo lavora come minatore per la Colorado Fuel and Iron di proprietà di Rockefeller Jr. La protagonista racconta la dura vita nelle miniere, le difficili condizioni economiche e lo sfruttamento degli emigranti. Gli italiani sono letteralmente taglieggiati dalla società mineraria che impone loro bassi salari, nessun risarcimento in caso di infortunio o di morte, nessuna assistenza sanitaria in caso di malattia provocata dallo stesso lavoro in miniera. In particolare la voce narrante racconta quello che viene comunemente definito “il massacro di Ludlow” e di cui Maria Petrucci è stata tragicamente protagonista. Nell’aprile del 1914, a seguito di un grande sciopero durato nove mesi e che aveva l’obiettivo di migliorare le precarie condizioni di oltre 11.000 lavoratori in tutto lo stato del Colorado, le guardie, assoldate dal magnate americano Rockfeller Jr., aprono il fuoco nella tendopoli di Ludlow dove vivevano centinaia di minatori con le loro famiglie. Nel massacro persero la vita 26 persone di cui 11 erano bambini, tra quest'ultimi anche i tre figli di Maria a e Tommaso Petrucci, rimasti soffocati in una buca in cui avevano trovato rifugio. Informazioni: La durata è di circa 50'. La narrazione si avvale delle musiche originali eseguite dal vivo dal chitarrista Roberto Pentassuglia.
7.4.19
 

Settimo cielo

Teatro India, 27 marzo 2019
SETTIMO CIELO
di Caryl Churchill
traduzione Riccardo Duranti
regia Giorgina Pi
con Michele Baronio, Marco Cavalcoli, Sylvia De Fanti, Tania Garribba
Aurora Peres, Xhulio Petushi, Marco Spiga
scene Giorgina Pi
costumi Gianluca Falaschi
musica, ambiente sonoro Collettivo Angelo Mai
luci Andrea Gallo
un progetto di Bluemotion
produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale, 369gradi, in collaborazione con Angelo Mai

Un esempio di teatro felicemente “resistente”, con alle spalle un Premio Ubu, la realtà romana dell’Angelo Mai ritorna in scena, reduce dal grande successo di critica e pubblico della scorsa stagione, con Settimo cielo, capolavoro del 1979 della drammaturga inglese Caryl Churchill, per la regia di Giorgia Pi, Un viaggio tra le politiche del sesso vissuto da un gruppo familiare, prima catapultato nell’Africa coloniale di fine Ottocento, poi nella Londra swinging della rivoluzione sessuale in piena ribellione punk anni Settanta (una traversata temporale di solo 25 anni). Mai rappresentata prima in Italia, la commedia conserva il sapore di certe ambientazioni di Derek Jarman; l’impeto del movimento delle donne e degli omosessuali di quegli anni in Inghilterra, con Margaret Tatcher che proprio nel 1979 diventa Primo Ministro; il fervore della ricerca di nuove forme in sostituzione dell’immagine stereotipa della coppia e della famiglia, per rappresentarne le istanze più aggiornate. Infatti, i personaggi vivono un tentativo di ridefinizione delle proprie identità, provano a superare i ruoli che gli sono stati assegnati, in un continuo parallelo tra oppressione coloniale e sessuale. Immerso in una dimensione queer e punk, Settimo Cielo deborda tra continenti e secoli: «essere quello che si vuole essere, non quello che si può. È il divenire postumano che modifica luoghi e relazioni», riflette la regista Giorgina Pi.
7.4.19
 

Messico e nuvole

Teatro Lo Spazio 22 MARZO 2019
MESSICO E NUVOLE
Con Caterina Casini
Musiche a cura di Sonia Maurer
Questo è il racconto di un Messico passionale, generoso, sensuale e drammatico, surreale e inquieto, narrato dopo aver conosciuto i suoi artisti, pittrici e pittori, poeti, fotografe e cineasti, seguendo il filo costruito dai meravigliosi scatti fotografici realizzati negli anni ‘30 e ‘60 da Henri Cartier Bresson.
Diceva Cartier Bresson: “Non è la mera fotografia che mi interessa. Quel che voglio è catturare quel minuto, parte della realtà”. Seguendo questa metodologia , e attraversando gli autori messicani, il realismo magico sudamericano ma anche la crudezza de “Las Muertas”, racconto di Jorge Ibargüengoitia, da cui nasce la parte più dura dello spettacolo (il personaggio di una prostituta che vive tra Messico e Texas) si costruisce questo pazzle, che è immagine d’insieme e nel contempo attimo per attimo, particolare storia, particolare emozione, per dare al pubblico una sensazione profonda di una terra altra e così immaginifica.
La forza che il Messico esprime, la libertà dei suoi personaggi, e in primo piano delle donne tra cui Frida Khalo e Tina Modotti, di vivere in pieno la propria umanità nell’ironia nello splendore e nel dolore, la creatività che sa innalzarsi a grandissima arte senza perdere la sua radice fantastica e popolare, sono i segni fondamentali del dipinto che Caterina Casini realizza evocando per il pubblico memorie e fantasie.
Narrazione nata per la mostra su Cartier Bresson “Mexican notebooks” a Sansepolcro nel 2008, presso Palazzo Pichi Sforza, poi presentato per il ciclo “Letteratura del delirio” al Teatro Alla Misericordia di Sansepolcro (2014-2016), al Teatro Cometa Off di Roma, al Fringe Festival di Roma. A marzo 2019 a Teatri d’Imbarco di Firenze, e dal 20 al 23 marzo a Teatro Lo Spazio di Roma.
3.4.19
 

Truman Capote

Off/Off Theatre 17 marzo 2019
Florian Metateatro Centro di Produzione Teatrale
TRUMAN CAPOTE
di Massimo Sgorbani
con
Gianluca Ferrato
regia
Emanuele Gamba
Il lato oscuro di un’America che altri – prima, insieme e dopo di lui – hanno esplorato.
La paura dello sconosciuto che minaccia la tua famiglia e la tua proprietà. La paura (e insieme l’attrazione) che suscita il “diverso”, ma anche la paura che lo stesso diverso prova sentendosi tale e tentando di essere accettato, salvo scoprirsi in extremis “tollerato” (come diceva Pasolini) solo ipocritamente, e riappropriandosi dell’unica identità che, a ben vedere, gli è stata realmente concessa: quella di intruso, di presenza minacciosa.
3.4.19
 

Il figlio della tempesta

TEATRO BIBLIOTECA QUARTICCIOLO 28 febbraio 2019 Prosa, Concerto
Il FIGLIO DELLA TEMPESTA
Musiche, parole e immagini dalla Fortezza
concerto spettacolo per i trent’anni della Compagnia della Fortezza
di e con Andrea Salvadori e Armando Punzo | regia Armando Punzo
produzione Studio Funambulo | Carte Blanche/Compagnia della Fortezza | con il sostegno di Idealcoop Coperativa Sociale e Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra

“…se si vuole comprendere i segreti dell’Universo bisogna pensare in termini di Energia, Vibrazioni e Frequenze…” Nikola Tesla “Il Figlio della Tempesta” non un semplice concerto, ma un progetto musicale-performativo che rielabora l’intero universo iconografico, sonoro ed emozionale della Compagnia della Fortezza. Attraverso uno studio sui caratteri dell’energia e delle frequenze della creazione, Andrea Salvadori, drammaturgo musicale della compagnia, intesse una drammaturgia composita e suggestiva, fatta di musica e immagini insieme con Armando Punzo, regista Architetto dell’Impossibile ed alcuni degli attori della Fortezza. Per la prima volta insieme in questa rete fatta di parole, presenze e musica Punzo, Salvadori e gli attori detenuti vanno al cuore della ricerca musicale e performativa, creando un concerto spettacolo che celebra i 30 anni della Fortezza
“Il Figlio della Tempesta” è dunque un progetto molto speciale, che, proprio in occasione dei trent’anni della Compagnia della Fortezza, porterà in scena l’indissolubile rapporto tra parole e suono che si crea ogni volta che uno dei più eclettici compositori per la scena italiani e uno dei registi più visionari lavorano insieme, dentro il carcere di Volterra, quando le note della musica riempiono lo spazio, entrano nelle vene e nel cuore, riverberano con le parole e le visioni artistiche si concretizzano nei corpi degli attori. “Il Figlio della Tempesta” è un susseguirsi incalzante di musiche, parole e immagini per un allestimento speciale, pensato come un affascinante viaggio nella storia della Compagnia della Fortezza e che qui attinge.
Andrea Salvadori è compositore, musicista, sound designer e produttore discografico. Concepisce il lavoro in termini di opera d’arte totale, innestando e inscrivendo la sua ricerca sul suono e sulla musica all’interno della drammaturgia di opere complesse, intervenendo così nel disegno dello spazio e della testualità, oltre che in quello sonoro, con l’obiettivo di costruire delle vere e proprie atmosfere, mondi sonori e visivi dal segno fortemente immaginifico. L’inclinazione all’autorialità e all’eclettismo e la sua propensione alla scrittura per immagini lo hanno condotto quasi “naturalmente” al teatro – in particolar modo a quello di Armando Punzo .
19.3.19
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Dialago tra Prometeo e Sisifou...

Teatro Tordinona 10 Marzo 2019

DIALOGO TRA PROMETHEU E SISIFOU INTORNO AL FEGATO CON LE CIPOLLE
di Gianluca Riggi
con Riccardo Cananiello Gianluca Riggi Lorenzo Affronti

Prometheu e Sisifou in questa messa in scena teatrale divengono due maschere di Commedia dell'Arte. I due personaggi della mitologia greca che osarono sfidare il padre Zeus si incontrano una volta all'anno, ognuno dei due è alle prese con la pena immortale che gli è stata assegnata per espiare la propria colpa, e se Sisifou è condannato a spingere il masso, che nel frattempo è stato sostituito dalla Terra stessa, per via delle vene varicose di Atlantide, Prometheu è alle prese con il proprio fegato da cucinare, tutti vogliono che venga preparato con le cipolle,“il fegato è mio e lo cucino come dico io”, il corvo dovrà cibarsene, quindi, ma senza cipolla. Prometheu e Sisifou aprono una disquisizione ironica, al limite del filosofico sulla differenza tra aglio e cipolla, Prometheu difende il primo, Sisifou preferisce la seconda probabilmente. Prometheu, con l'aiuto di Sisifou, oltre al fegato, che però non saranno loro a mangiare, cucina un'allettante cenetta che verrà, poi, offerta al pubblico. L'azione dello spettacolo è scandita dalla preparazione in tempo reale di una pasta alla carbonara. Una terza maschera di Commedia dell'Arte si affaccia di tanto in tanto ad interrompere il loro continuo parlare apparentemente senza senso, è Momo, il corvo, che porta con sé le cipolle nella speranza che Prometheu le aggiunga al fegato; con l'entrata di Momo la conversazione a tre diviene ancora più surreale e grottesca. I tre personaggi si interrogano continuamente sul senso della vita, l'esistenza di Dio, la felicità del vivere umano, ma ogni volta non potendo e non sapendo rispondere tornano al cibo, alla sfida perpetua ed eterna tra l'aglio e la cipolla, l'unico vero argomento che sembra tenerli vivi.
Giochi di parole, gag, piccole acrobazie, e lazzi, gli elementi fondanti di questa piece in chiave di Commedia dell'Arte. L'azione scenica si svolge su di una pedana dove verrà allestita una piccola cucina, con un tavolo e due sedie, una sfera da equilibrismo (la Terra) su cui si sposta Sisifou, invece di spingerla, questi i semplici elementi tra i quali i due protagonisti si muovono. Le entrate di Momo, anche cambiando di aspetto, creano disturbo nella routine dei due condannati all'immortalità della pena. una produzione SemiVolanti
19.3.19
 

Storia di un'amicizia - Il nuovo cognome

Teatro Torlonia, 21 febbraio 2019
STORIA DI UNA AMICIZIA
tratto dalla tetralogia L’amica geniale di Elena Ferrante (Edizioni e/o)
ideazione Chiara Lagani e Luigi De Angelis
con Chiara Lagani e Fiorenza Menni
drammaturgia Chiara Lagani
sound design Tempo Reale/Damiano Meacci
video Sara Fgaier
lyrics Emanuele Wiltsch Barberio
percussioni Cristiano De Fabritiis
ricerca e allenamento coreografico Fiorenza Menni
regia, light design, spazio scenico, progetto sonoro Luigi De Angelis
supervisione tecnica e cura del suono Vincenzo Scorza
collaborazione al video Alessandra Beltrame, Davide Minotti e Stefano P. Testa
materiali di archivio Associazione Home Movies - Archivio Nazionale del Film di Famiglia
ringraziamenti Lorenzo Gleijeses, Giorgia Sangineto, Sofia Di Leva, Andrea Argentieri
testi Elena Ferrante (brani da L’amica geniale)
Chiara Lagani (brani liberamente ispirati a Frank Lyman Baum, Toti Scialoja, Wislawa Szymborska)
lo spettacolo è diviso in 3 parti:
mercoledì 20 e venerdì 22 ore 20,00 - I parte
Storia di un’amicizia / Le due bambole (durata 55 minuti)
giovedì 21 e sabato 23 ore 20,00 - II e III parte
Storia di un’amicizia / Il nuovo cognome (durata 65 minuti) + Storia di un’amicizia / La bambina perduta (durata 45 minuti) intervallo di 10 minuti
domenica 24 ore 17,00 - I, II e III parte
I parte Storia di un’amicizia / Le due bambole (durata 55 minuti)
intervallo di 15 minuti
II parte Storia di un’amicizia / Il nuovo cognome (durata 65 minuti)
intervallo di 10 minuti
III parte Storia di un’amicizia / La bambina perduta (durata 45 minuti)
mercoledì 20 febbraio a fine spettacolo
Incontro con la Compagnia
Chiara Lagani – Fiorenza Menni e Luigi De Angelis
modera Sarah Perruccio, Società Italiana delle Letterate
coproduzione Napoli Teatro Festival, Ravenna Festival, E-production
in collaborazione con Ateliersi
Lo spettacolo, diviso in tre capitoli (Le due bambole, Il nuovo cognome e La bambina perduta), si basa sulla storia dell'amicizia tra due donne, seguendo passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i sentimenti, le condizioni di distanza e prossimità che nutrono nei decenni il loro rapporto. Sullo sfondo la coralità di una città/mondo dilaniata dalle contraddizioni del passato, del presente e di un futuro i cui confini feroci faticano ancora a delinearsi con nettezza. Il rapporto tra le biografie delle due donne con la storia particolare della loro amicizia e la Storia di un Paese travagliato dalle sue metamorfosi si intreccia in una sorta di agone narrativo che procede per squarci subitanei ed epifanie improvvise attraverso il racconto delle due protagoniste.
Nel romanzo in quattro parti della Ferrante, Un’amicizia era il titolo del libro che raccontava, a posteriori, la vicenda del rapporto tra due donne; Storia di un’amicizia diviene qui, invece, il titolo del racconto, in forma di spettacolo, che Elena Greco (Chiara Lagani) compone a partire dalle vicende di una vita che la legano a Lina Cerullo (Fiorenza Menni), la sua amica geniale. Nel primo tempo, dedicato all’infanzia, le due amiche, bambine, gettano per reciproca sfida le loro bambole nelle profondità di uno scantinato nero. Quando vanno a cercarle, le bambole non ci sono più. Le due bambine, convinte che Don Achille, l’orco della loro infanzia, le abbia rubate, un giorno trovano il coraggio di andare a reclamarle. Le due attrici si fanno fisicamente attraversare dal testo di Elena Ferrante, la storia è “detta” dai loro corpi e lascerà su di loro un’impronta indelebile fino a trasformarle in una strana doppia ibrida identità, che porta su di sé l’impronta della bambina, della donna e della bambola al contempo. Nel secondo tempo, diviso in due parti, succedono molte cose: Lila si sposa, acquistando un nuovo cognome che la separa irreparabilmente da una intera fase della sua vita. I signori del rione, i fratelli Solara, vogliono adoperare l’immagine di Lila in abito da sposa per realizzare un grande manifesto da appendere nel negozio di scarpe, un tempo Cerullo, ora Solara. Lila, nel disperato tentativo di riaffermare il proprio controllo su quell’immagine, e così sulla sua vita, accetta di esporla, ma solo a patto di poterla modificare. La seconda parte dello spettacolo inizia proprio con la storia di quest’immagine, che sarà spezzata, incisa, violentemente trasformata dalle amiche, divenendo uno strano, evocativo emblema della loro storia.
La terza parte, infine, è dedicata alla maternità. Anche Elena, nel frattempo, si è sposata e ha avuto due figlie con Pietro Airota, un brillante compagno di Università. Si è allontanata dal rione per studiare e poi scrivere. Si è allontanata anche da Lila. Lila, dopo la fine del suo matrimonio, e dopo una burrascosa storia con Nino, l’antico amore di Elena, va a vivere con Enzo, compagno di scuola di un tempo. Quando Lila rimane incinta di Enzo, anche Elena è incinta, ma di Nino, ora suo amante. È forse questa maternità parallela che riattiva il legame, mai interrotto, tra le amiche. Le due bambine (Tina, la figlia di Lila, e Imma, la figlia di Elena) crescono insieme, specchio dell’amicizia tormentata delle madri. Finché un giorno, all’improvviso, Tina scompare…
19.3.19
 

Storia di un'amicizia - Bambina perduta

Teatro Torlonia, 21 febbraio 2019
STORIA DI UNA AMICIZIA
tratto dalla tetralogia L’amica geniale di Elena Ferrante (Edizioni e/o)
ideazione Chiara Lagani e Luigi De Angelis
con Chiara Lagani e Fiorenza Menni
drammaturgia Chiara Lagani
sound design Tempo Reale/Damiano Meacci
video Sara Fgaier
lyrics Emanuele Wiltsch Barberio
percussioni Cristiano De Fabritiis
ricerca e allenamento coreografico Fiorenza Menni
regia, light design, spazio scenico, progetto sonoro Luigi De Angelis
supervisione tecnica e cura del suono Vincenzo Scorza
collaborazione al video Alessandra Beltrame, Davide Minotti e Stefano P. Testa
materiali di archivio Associazione Home Movies - Archivio Nazionale del Film di Famiglia
ringraziamenti Lorenzo Gleijeses, Giorgia Sangineto, Sofia Di Leva, Andrea Argentieri
testi Elena Ferrante (brani da L’amica geniale)
Chiara Lagani (brani liberamente ispirati a Frank Lyman Baum, Toti Scialoja, Wislawa Szymborska)
lo spettacolo è diviso in 3 parti:
mercoledì 20 e venerdì 22 ore 20,00 - I parte
Storia di un’amicizia / Le due bambole (durata 55 minuti)
giovedì 21 e sabato 23 ore 20,00 - II e III parte
Storia di un’amicizia / Il nuovo cognome (durata 65 minuti) + Storia di un’amicizia / La bambina perduta (durata 45 minuti) intervallo di 10 minuti
domenica 24 ore 17,00 - I, II e III parte
I parte Storia di un’amicizia / Le due bambole (durata 55 minuti)
intervallo di 15 minuti
II parte Storia di un’amicizia / Il nuovo cognome (durata 65 minuti)
intervallo di 10 minuti
III parte Storia di un’amicizia / La bambina perduta (durata 45 minuti)
mercoledì 20 febbraio a fine spettacolo
Incontro con la Compagnia
Chiara Lagani – Fiorenza Menni e Luigi De Angelis
modera Sarah Perruccio, Società Italiana delle Letterate
coproduzione Napoli Teatro Festival, Ravenna Festival, E-production
in collaborazione con Ateliersi
Lo spettacolo, diviso in tre capitoli (Le due bambole, Il nuovo cognome e La bambina perduta), si basa sulla storia dell'amicizia tra due donne, seguendo passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i sentimenti, le condizioni di distanza e prossimità che nutrono nei decenni il loro rapporto. Sullo sfondo la coralità di una città/mondo dilaniata dalle contraddizioni del passato, del presente e di un futuro i cui confini feroci faticano ancora a delinearsi con nettezza. Il rapporto tra le biografie delle due donne con la storia particolare della loro amicizia e la Storia di un Paese travagliato dalle sue metamorfosi si intreccia in una sorta di agone narrativo che procede per squarci subitanei ed epifanie improvvise attraverso il racconto delle due protagoniste.
Nel romanzo in quattro parti della Ferrante, Un’amicizia era il titolo del libro che raccontava, a posteriori, la vicenda del rapporto tra due donne; Storia di un’amicizia diviene qui, invece, il titolo del racconto, in forma di spettacolo, che Elena Greco (Chiara Lagani) compone a partire dalle vicende di una vita che la legano a Lina Cerullo (Fiorenza Menni), la sua amica geniale. Nel primo tempo, dedicato all’infanzia, le due amiche, bambine, gettano per reciproca sfida le loro bambole nelle profondità di uno scantinato nero. Quando vanno a cercarle, le bambole non ci sono più. Le due bambine, convinte che Don Achille, l’orco della loro infanzia, le abbia rubate, un giorno trovano il coraggio di andare a reclamarle. Le due attrici si fanno fisicamente attraversare dal testo di Elena Ferrante, la storia è “detta” dai loro corpi e lascerà su di loro un’impronta indelebile fino a trasformarle in una strana doppia ibrida identità, che porta su di sé l’impronta della bambina, della donna e della bambola al contempo. Nel secondo tempo, diviso in due parti, succedono molte cose: Lila si sposa, acquistando un nuovo cognome che la separa irreparabilmente da una intera fase della sua vita. I signori del rione, i fratelli Solara, vogliono adoperare l’immagine di Lila in abito da sposa per realizzare un grande manifesto da appendere nel negozio di scarpe, un tempo Cerullo, ora Solara. Lila, nel disperato tentativo di riaffermare il proprio controllo su quell’immagine, e così sulla sua vita, accetta di esporla, ma solo a patto di poterla modificare. La seconda parte dello spettacolo inizia proprio con la storia di quest’immagine, che sarà spezzata, incisa, violentemente trasformata dalle amiche, divenendo uno strano, evocativo emblema della loro storia.
La terza parte, infine, è dedicata alla maternità. Anche Elena, nel frattempo, si è sposata e ha avuto due figlie con Pietro Airota, un brillante compagno di Università. Si è allontanata dal rione per studiare e poi scrivere. Si è allontanata anche da Lila. Lila, dopo la fine del suo matrimonio, e dopo una burrascosa storia con Nino, l’antico amore di Elena, va a vivere con Enzo, compagno di scuola di un tempo. Quando Lila rimane incinta di Enzo, anche Elena è incinta, ma di Nino, ora suo amante. È forse questa maternità parallela che riattiva il legame, mai interrotto, tra le amiche. Le due bambine (Tina, la figlia di Lila, e Imma, la figlia di Elena) crescono insieme, specchio dell’amicizia tormentata delle madri. Finché un giorno, all’improvviso, Tina scompare…
19.3.19
 

Immacolata concezione

Teatro India 20 febbraio 2019
IMMACOLATA CONCEZIONE
drammaturgia e regia Joele Anastasi
da un’idea di Federica Carruba Toscano
con Federica Carruba Toscano, Alessandro Lui
Enrico Sortino, Joele Anastasi, Ivano Picciallo
scene e costumi Giulio Villaggio
light designer Martin Palma
musica originale scurannu agghiurnannu Davide Paciolla
testo musica originale Federica Carruba Toscano
contributo drammaturgico Alessandro Lui
video e graphic designer Giuseppe Cardaci
produzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini, Vucciria Teatro
Vincitore dei Teatri del Sacro V
Immacolata Concezione ci conduce in un microcosmo siciliano dominato dall’omertà, dalla violenza e dalla presunzione, ma anche di quella spontaneità tipica dell’isola. Protagonista è Concetta, ragazza timida e innocente, venduta dal padre caduto in disgrazia per una capra, a Donna Anna, tenutaria di un bordello del paese. Concetta non oppone resistenza e ben presto diviene la più ricercata, grazie alla sua fama di nuova arrivata. Eppure la ragazza è vergine, nessuno in quella stanza l’ha mai sfiorata, poiché ha il dono di “sentire” l’anima dei suoi clienti, rendendo possibile la loro fragilità nascosta. Gli offre quello che nessuno sa dargli e crede che fare l’amore significhi fare la barba o giocare a un due tre stella o offrire il petto per le lacrime del “signorotto” del paese. Immacolata Concezione è la storia di una moderna Santa, di una figura emblematica, che come un’antica vestale, appare sacra, ma le sue attenzioni carnali sono di pubblico dominio. Concetta si trasforma nell’oracolo, nell’altare divino, nell’immaginetta da venerare, su cui piangere, pregare e ridere. Al tempo stesso la sua verginale sensualità la protegge dal mondo esterno, isolandola da tutto il resto. Uno spettacolo che dimostra che quando si ha il coraggio di mostrare le crepe dell’animo, tutte le cicatrici diventano l’opera d’arte più bella.
6.3.19
 

Cantigola

Teatro Tordinona 7 Febbraio 2019
CANTIGOLA
di e con Rossana Colace
regia Patrizio Cigliano
aiuto regia Rebecca Natalini

Siamo in paesino della Calabria a metà degli anni Novanta e nonostante sia sud il sole uscirà a tratti in questa storia. Al centro una ragazzina di 14 anni che ha una sola colpa: quella di sognare. Il suo più grande desiderio è quello di mettere in scena uno spettacolo teatrale: adolescenza, spensieratezza ma anche criminalità e disagio faranno da sfondo alla protagonista che darà voce a tutti i personaggi della vicenda.
Una storia fatta di sogni, ambizioni, determinazione e coraggio.
6.3.19
 

Miracoli del magico fascicolo

Teatro Tordinona 24 Febbraio 2019
MIRACOLI DEL MAGICO FASCICOLO
scritto, diretto e interpretato da Luca Milesi
Assistente alla regia Maria Concetta Liotta, contributi video di Francesco Sotgiu
L'Uomo, la Notte e un Fascicolo. Un triangolo che sa di magia...
Il casuale rinvenimento di un carteggio ingiallito nel tempo fa rivivere oggetti di figure care ormai scomparse dai giorni. Il nostro Uomo non è solo al mondo, è vero, ma continua ad attraversare la vita con una valigia di domande che attendevano ancora risposte da chi è "andato avanti". Succede. A tutti. Ma talvolta cadono quei punti interrogativi, magari con un Miracolo, con un paio di scarpe da ginnastica che di notte si muovono da sole dentro casa servendo il caffè ad una vecchia vestaglia blu accomodata su una sedia accanto al tavolo del soggiorno... Basta tornare bambini, giusto per un pò, abbassare le palpebre degli occhi e spalancare quelle del cuore, come anche gli anziani sanno fare...
6.3.19
 

Love's Kamikaze

Teatro Marconi 14 Febbraio 2019
LOVE'S KAMIKAZE
Di Mario Moretti
Regia Claudio Boccaccini
Compagnia Golden Show srl – Impresa Sociale di Alessandro Gilleri
Con Marco Rossetti e Giulia Fiume

A Tel Aviv, oggi. Due giovani rappresentanti di due popoli, Naomi, ebrea e Abdul, palestinese, si amano cercando di dimenticare la sporca guerra e, nello stesso tempo, confrontano e discutono le due civiltà e le diverse motivazioni che animano le due parti. Una conclusione tanto inaspettata quanto dotata di tragica verosimiglianza e di emblematica forza dimostrativa sugella lo spettacolo, condotto da Claudio Boccaccini e interpretato da Marco Rossetti e Giula Fiume. “Love’s Kamikaze” si innesta naturalmente nel fertile ceppo dell’attualità e dell’impegno civile, a dimostrazione che il teatro non racconta solo favole, ma può essere anche carne, viscere, sangue della nostra impietosa esistenza. E soprattutto, può portare un mattone, una pietra, un granello di sabbia per la costruzione dell’edificio della pace. Un discorso utopistico? Senza dubbio. Ma le utopie dei deboli sono le paure dei forti. Perché l’utopia è l’anticipazione di una ricerca che deve solo superare le strettoie del presente. MARIO MORETTI

Note di regia
Quando 10 anni fa portammo in scena per la prima volta “Love’s Kamikaze”, pensammo che quello fosse il periodo più giusto per raccontare una storia d’amore che avesse come scenario il conflitto arabo-israeliano. A dieci anni di distanza la questione arabo-israeliana è purtroppo ancora al centro delle tragedie mondiali e, anzi, lontana dal mostrare anche solo lievi segni di pacificazione – complice probabilmente una miope e sciagurata politica internazionale che ha portato ulteriore destabilizzazione in un contesto estremamente critico – si tinge quotidianamente di nuovi inquietanti sviluppi.
“Love’s kamikaze”, nella nuova edizione stavolta affidata alle interpretazioni di Marco Rossetti e Giulia Fiume, continua quindi a mostrare la sua tragica attualità e rappresenta oggi, da parte nostra, la disperata volontà di continuare a contrapporci alle barbarie e alle ingiustizie con le uniche armi a nostra disposizione: il teatro e la poesia. CLAUDIO BOCCACCINI
4.3.19
 

Da parte loro nessuna domanda imbarazzante

Teatro Angelo Mai Altrove 9 Marzo 2018
DA PARTE LORO NESSUNA DOMANDA IMBARAZZANTE
progetto ispirato a “L’amica geniale”
liberamente tratto dalla quadrilogia di Elena Ferrante pubblicata da Edizioni E/O
con Chiara Lagani e Fiorenza Menni
ideazione Luigi De Angelis, Chiara Lagani e Fiorenza Menni
drammaturgia Chiara Lagani
regia e progetto sonoro Luigi De Angelis
cura del suono Vincenzo Scorza
costumi Midinette
produzione E/Fanny & Alexander, in coproduzione con Ateliersi
organizzazione e promozione Ilenia Carrone e Tihana Maravic
amministrazione Stefano Toma e Elisa Marchese
Si ringraziano Andrea Argentieri, Enrico Fedrigoli, Francesca Pizzo, Giorgia Sanguineto e Sofia Di Leva
testi della prima parte: brani da L’amica geniale di Elena Ferrante
testi della seconda parte: di Chiara Lagani (liberamente ispirati a Lyman Frank Baum, Toti Scialoja, Wislawa Szymborska) Da parte loro nessuna domanda imbarazzante
e tu allora che cosa gli rispondi, invece di tacere con prudenza?
O di cambiare evasivamente il tema del sogno?
O di svegliarti al momento giusto?
(W. Szymborska)
1. L’Amica geniale, una lettura
Nel primo dei quattro romanzi del ciclo L’Amica geniale di Elena Ferrante, due bambine gettano per reciproca sfida le loro bambole nelle profondità di uno scantinato nero. Quando vanno a cercarle, le bambole non ci sono più. Le due bambine, convinte che Don Achille, l’orco della loro infanzia, le abbia rubate, un giorno trovano il coraggio di andare a reclamarle. Le due attrici, in questa lettura, si fanno fisicamente attraversare dal testo di Elena Ferrante, la storia è “detta” dai loro corpi e lascerà su di loro un’impronta indelebile.
2. Storia di due bambole, fotoromanzo animato
Qui ci sono solo due bambole. Sono forse le due bambole perdute? Nello spazio scuro e altamente simbolico in cui sono state abbandonate, le due figure si muovono e raccontano, quasi senza parole, la loro storia. Che eventi si consumano nel recesso misterioso e non scritto (della storia, del romanzo) che le ha prima accolte e poi fatte scomparire? Quelle bambole non hanno voce per rispondere a questa domanda, ma nemmeno per farne di nuove.
27.2.19
 

Simple Love

Spazio Diamante 15 Febbraio 2019
Equilibrio Dinamico DANCE Company
SIMPLE LOVE
Spettacolo vincitore Premio InDivenire 2018 – sez. Danza
Coreography and set concept Roberta Ferrara
music advicer Vito Causarano
performers Tonia Laterza & Nicola de Pascale
production by Equilibrio Dinamico Dance Company

Un duetto sulle relazioni di coppia, nel quale l’intento coreografico di Roberta Ferrara si sviluppa con coerenza attraverso molteplici livelli di senso, abbracciando un’ampia gamma di sfumature.
I danzatori, senza mai perdere forza espressiva, declinano le mille sfaccettature dell’amore in una danza fluida ed energica. Il movimento si dipana nello spazio come il filo di un gomitolo che sembra snodarsi dal cappotto rosso di lei per rigenerarsi e nutrirsi dei sentimenti che evoca.
Il pezzo è sostenuto da un ottimo lavoro di drammaturgia, da due interpreti molto convincenti, Tonia Laterza e Nicola De Pascale, e dalla bella base sonora a cura di Vito Causarano.

“Simple Love” è una storia semplice, dove le sovrastrutture, verbali e non verbali, non servono.
La gestualità, utilizzata in modo sacro e decifrato a mo di rito, prenderà il posto del verbo per raccontare, attraverso corpi che si snodano, si confrontano, si osservano in silenzio, il tema dell’Amore e dell’Arte di essere fragili. E’ un quadro nudo di sentimenti e sensazioni.
Un vortice, una sfida di equilibri e compromessi da trovare, visivamente con il corpo, concettualmente con il cuore e con la mente. L’onestà fa da sfondo ad un lavoro che innesca momenti di silenzi, ricordi, odori; una necessità di trovare una pace interiore, un momento dove spazio-tempo si fermano e donano un amore semplice, il suono del silenzio.
Grazie a Jarvis Cocker e Chilly Gonzales.
L’album Room 29 è un “tappeto sonoro” per Simple Love, che fornisce alla creazione un punto di forza e responsabilità, giocando su memorie che oscillano tra reale e fantasia.
25.2.19
 
 
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