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EVE

Teatro Tordinona 25 Novembre 2016
L’Associazione Culturale “ENTER” presenta
“EVE”
di Serena Renzi
Regia di Luca Milesi
Con Valentina Tramontana, Serena Renzi e Gianluca delle Fontane
"certe volte mi domando, mi interrogo, mi chiedo, mi inquisisco direttamente. Sempre mi rispondo, mi argomento, mi spiego, mi motivo obliquamente "
Due, due amiche, due rivali, due confidenti, due facce della stessa medaglia, ma soprattutto due donne, in una commedia brillante, naïf e perfida allo stesso tempo. E una sola notte in cui, in un vortice di parole dette e subite, si tace la chiave di ogni relazione: la verità. La voglia estrema di mantenere intatto un equilibrio delicato porta ad azioni disperate, a vendette infide… L'una desidera l'opportunità insita nell'altra senza però ottenerla. Il silenzio diventa culla di tutto quello che fa male e che va nascosto come un'onta e lentamente l'immagine riflessa nello specchio non somiglia più all'originale. Un flusso di coscienza bugiardo in mano a due donne. Sembra si sia giunti alla catastrofe e invece, come solo le donne sanno fare, ci si ride su, si balla sopra il cadavere di un'amicizia forse improbabile, raccontandosi ironicamente, ma soprattutto... mentendosi. Il tono è ilare e brillante, contornato di femminea perfidia. Lo spettatore rappresenta la finestra della stanza in cui si svolge l'azione scenica, come se spiasse il susseguirsi degli eventi.
2.12.16
 

Il vangelo secondo antonio

Teatro dell'Orologio 11 novembre 2016
Il Vangelo secondo Antonio
scritto e diretto da Dario De Luca
con Matilde Piana, Dario De Luca, Davide Fasano
musiche originali Gianfranco De Franco
disegno luci Dario De Luca
scene Aldo Zucco
realizzazione scultura Cristo Sergio Gambino
realizzazione scene Gianluca Salomone
organizzazione Settimio Pisano
produzione Scena Verticale
coproduzione Festival Primavera dei Teatri, Festival Città delle 100 Scale
Don Antonio, un parroco di una piccola comunità, vicario generale del vescovo, si ammala di Alzheimer. Al suo fianco la sorella, devota perpetua dal carattere rude e un giovane e candido diacono. La malattia colpirà la mente brillante di questo sacerdote e nulla sarà più come prima: i congiunti si muoveranno a tentoni in un terreno per loro sconosciuto, con rabbia, insofferenza e shock. Don Antonio, entrato nella nebbia, inizierà a perdere tutti i riferimenti della sua vita ma allaccerà un rapporto nuovo e singolare con Cristo che porterà avanti anche quando, alla fine, si sarà dimenticato della malattia stessa.
25.11.16
 

Acque Sporche

Teatro Sala Uno 10 novembre 2016
ACQUE SPORCHE
di Hossein Taheri e Paolo Zuccari - regia Paolo Zuccari
liberamente tratto da “Il nemico del popolo” di Ibsen
con Hossein Taheri,
Paolo Zuccari,
Elodie Treccani,
Raffaele Gangale,
Dario Iubatti,
Chiara Scalise,
Francesca Ceci
assistente alla regia Marco Canuto
scene Marco Guarrera - costumi Francesca Rizzello
creazioni video Tiziana Tomasulo - progetto video Michele Bevilacqua
In una città, per tanti anni vittima di difficoltà economiche, finalmente si sta per aprire un importante stabilimento di acque termali che attirerà turisti e investimenti e darà lavoro agli abitanti dell’intera zona. A pochi giorni dall’inaugurazione il fratello del sindaco, dottore responsabile delle strutture sanitarie, scopre che in quelle acque ci sono infiltrazioni di sostanze inquinanti e sostiene che dovrà essere rifatto tutto daccapo. Il sindaco, che nel frattempo si è di nuovo candidato alle elezioni con grande favore dei pronostici, non è disposto a tenere chiuso lo stabilimento. Si aprirà lo stesso e il danno, meno grave di quanto si dice, sarà riparato in corso senza problemi. La città si spacca, i mezzi di comunicazione si mobilitano e il duello si spettacolarizza. Gli schieramenti velocemente si spostano da una parte all’altra. Salute o lavoro? C’è una salute senza il lavoro? Intanto il potere più oscuro si muove indisturbato e invisibile. Dentro la televisione e dietro le persone più insospettabili.
Ispirata a "Il nemico del popolo" di Ibsen, una storia italiana di oggi in cui la situazione politica, giornalistica e di rapporti familiari di una comunità cittadina si trova in una situazione esplosiva dove i personaggi devono velocemente prendere decisioni importanti. E comunicarle, chiarirle, diffonderle. Con la televisione, con internet, a volte con l’inganno.
Sala Uno Teatro
25.11.16
 

Viva Maria

Teatro Antigone 6 Novembre 2016
“Viva Maria!”
uno spettacolo di Laura Jacobbi con Lucianna De Falco
Maria Senese parlava solo il dialetto e solo quello di Forio d’Ischia, aveva studiato poco, solo fino alla quarta elementare perché ” la storia la imparo dalla vita e la geografia dai racconti della gente”, eppure conosceva i più grandi protagonisti del mondo.
Erano gli anni ’50, il mondo si riprendeva dagli orrori della guerra, Ischia ritornava ad essere luogo ameno di vacanze per tanti personaggi famosi e tutti, in qualche maniera, erano passati per il “Bar Internazionale”, il bar di Maria, poi ricordato solo come “Bar Maria”.
E lei, donna di origini umili, ma forte e volitiva, capace di incantare e ammaliare, dai modi schietti e sinceri, riusciva a catalizzare l’attenzione di tutti a partire dal poeta Auden che le dedicò la poesia “Viva Maria” che dà il titolo alla piéce, a Pasolini, Elsa Morante, Jacqueline Kennedy che “‘n capa teneva na scolapasta e se vuleva accattà tutti i quadri miei”. Perché a Maria ognuno donava un po’ di se e un po’ alla volta il suo bar divenne un vero e proprio cenacolo culturale.
“Era una donna forte e libera- aveva raccontato la protagonista, la splendida Lucianna De Falco, nel corso di un’intervista – e tutti la ricordano ancora anche se nessuno ne ha mai narrato la sfera privata”.
Oltre trenta ore di registrazioni di interviste a chi l’aveva conosciuta hanno fatto nascere l’idea di una narrazione parallela che in qualche modo raccontasse l’anima di Maria.
“Ho immaginato che Maria si confidasse ad una nipote che insistentemente le chiedeva del suo passato – racconta la regista Laura Jacobbi che è anche autrice del testo – ed è nata questa drammaturgia che intreccia storie in un accavallarsi cronologico che rincorre ricordi”.
24.11.16
 

Papà sei di troppo

Teatro Tordinona - Dal 5 al 20 novembre 2016
PAPA' SEI DI TROPPO
di Yannis Hott
Regia
Mario Mattia Giorgetti
Con:
Vincenzo Bocciarelli
Mario Mattia Giorgetti
L'opera di Yannis Hott, in chiave grottesco-allegorica, affronta un tema di grande attualità: l'occupazione al lavoro che per volere di un probabile Governo del Capitale Totale, obbliga i figli a sopprimere i padri settantenni non più produttivi per avere un posto assicurato. Condotto con un linguaggio ironico-grottesco, il testo solleva molti interrogativi sulla nostra vita a partire dalla nascita del Cattolicesimo, originato dagli Apostoli di Cristo, al futuro di nuove generazioni.
I due interpreti sono di provata esperienza: Bocciarelli già nel 1999 fu protagonista con Marisa Fabbri in "Processo agli innocenti" di Carlo Terron, andato in scena al Teatro Manzoni di Milano, regia dello stesso Giorgetti, il quale vanta oltre cinquant'anni di attività come attore.
Di Yannis Hott poco sappiamo, essendo un tipo un po' schivo; vive in Italia, appartato, ma ben sei opere hanno partecipato recentemente al "Sipario Reading Festival" che gli ha dedicato una rassegna monografica curata dagli attori della Compagnia "La Contemporanea".
24.11.16
 

Vecchi tempi

Teatro Palladium 3 Novembre 2016
VECCHI TEMPI
di Harold Pinter
Regia di Pippo Di Marca
Con Fabrizio Croci, Francesca Fava, Anna Paola Vellaccio
Scene e costumi Laboratorio Florian Metateatro
Assistente alla regia Diletta Buschi
Direttrice di scena Marilisa D’Amico
Produzione Giulia Basel, Massimo Vellaccio
Florian Metateatro-Centro di produzione teatrale
In Vecchi Tempi ci sono tre personaggi: una coppia londinese sui quarant’anni, Deeley e Kate; e una vecchia amica di quest’ultima, Anna, anche lei sui quaranta, rimasta lontana per oltre vent’anni dall’amica di gioventù e dall’Inghilterra, e che ora viene a far visita a Kate e al di lei marito. All’apparenza una commedia: un vacuo e “nostalgico” incontro durante il quale “ricordare” i Vecchi Tempi. Ma Pinter è un autore non facile, ambiguo, anche “astuto”: utilizza il linguaggio corrente caricandolo di ambiguità, di pause, di silenzi, con cui spesso crea effetti di surrealtà. Viene dopo Beckett e il teatro dell’assurdo e ne subisce in parte l’influenza. Si muove, dunque, solo in apparenza, su un terreno naturalistico, realistico (anche se, beninteso, c’è pure questo). Qui, in Vecchi Tempi, mi pare che questo climax sia presente forse più che in altri testi. È pieno di pause, di lunghi silenzi, di lapsus, in un’altalena di scene “al presente” montate a ridosso di scene “al passato”, come fossero flash-back da sceneggiatura cinematografica. Nessuno dei personaggi ha una “memoria” oggettiva del proprio passato; ciò che ciascuno di essi ricorda è molto soggettivo e diverso dal ricordo degli altri. Niente, o quasi, coincide. Sono loro ad esser gravemente smemorati, malati o disturbati nel ricordo? Oppure è il tempo che è in sé bugiardo, inaffidabile? Oppure la nevrosi dell’uomo contemporaneo rappresentata incapace di esprimere una qualsivoglia certezza, irretita com’è in una dimensione sentimentale falsa, una sorta di ipocrisia atavica? Oppure, ancora – e questo sembra l’interrogativo più intrinseco al testo – è proprio il linguaggio che è inadeguato a raccontarci la realtà, il tempo, le ragioni profonde di qualunque storia, persino della Storia? (Dalle note di regia di Pippo Di Marca)
24.11.16
 

LUI E LEILA


Teatro Biblioteca Quarticciolo 4 Novembre 2016
Territorio Narrante presenta
LUI E LEILA
di Claudio Morici e Daniele Parisi
con Claudio Morici
Una storia d’amore nell’era globale. Si evolvono gli strumenti di comunicazione, maturano gli esseri umani, ma i sentimenti restano sempre drammaticamente incomprensibili.
Diego ama Leila. Leila non lo sa. C’è chi dice che l’amore a nove anni è una materia difficile da comprendere. Non certo per Diego, come dimostrano le note sul registro e i piccoli, ma eroici, gesti di vandalismo per dimostrare il suo sentimento. Siamo negli anni ’80 e si parla d’amore su bigliettini lanciati tra i banchi. I due si incontrano nuovamente a liceo. Diego ama Leila. E Leila non lo sa. Il finto braccio ingessato e la mitomania di Diego non sembrano essere lo strumento migliore per conquistare il suo cuore. Negli anni Novanta lunghe telefonate, scritte sui muri e messaggi nei bagni di scuola. Passano ancora gli anni, i due andranno all’università (dove si scambiano email), poi entreranno nel mondo del lavoro (e delle chat), diventeranno adulti con Facebook, invecchieranno. Cambia la società ma non cambia l’amore di Diego. E l’incertezza di Leila. Questa è una storia d’amore nell’era globale. Dove si evolvono gli strumenti di comunicazione, maturano gli esseri umani, ma i sentimenti restano sempre drammaticamente incomprensibili. Attraverso crisi anni ottanta, tradimenti 2.0, litigi multitasking, riappacificazioni postmoderne e romanticismo new age, Diego e Leila si accompagneranno per tutta una vita e anche di più. Non smetteranno di corteggiarsi neanche in un futuro ipotetico dove le persone si leggono nel pensiero e quello di Leila resta sempre molto, molto, incerto.
24.11.16
 

CANI (primo studio)


Teatro Vascello 5 novembre 2016
CANI (primo studio)
regia Vincenzo Manna
con Federico Brugnone, Aram Kian, Zoe Zolferino
disegno luci Javier Delle Monache
costumi e oggetti di scena Cassepipe Compagnia
service Esylight
una produzione 369gradi
con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio, Florian Metateatro, CapoTrave/Kilowatt
direzione di produzione Alessia Esposito
comunicazione Benedetta Boggio
Una postazione di alta montagna al confine tra due paesi differenti per etnia e religione. Due soldati a guardia di un passaggio di frontiera. Dopo due anni di isolamento K., il più anziano dei due, si imbatte in un uomo e, convinto che sia una spia, lo imprigiona. Subito dopo, anche una ragazzina raggiunge la postazione. Dice di essere la figlia dell'uomo, c'è stato uno scambio di persona, suo padre è solamente un pastore. Ma K. non le crede e imprigiona anche lei. Cani, testo inserito nell'antologia New Writing Italia. Dieci pezzi non facili di teatro (Editoria&Spettacolo), finalista al Premio Borrello 2010, vincitore del CassinOff 2014, viene allestito per la prima volta in forma di studio: un lento scivolare nella follia, una progressiva degenerazione della mente e del corpo, un disperato tentativo di sopravvivenza al cospetto di una natura maestosa che, nella sua immutabilità, può essere solo spettatrice dell'incredibile violenza umana. 
24.11.16
 

Buio


Padiglione Teatro Outdoor Festival
da stasera e tutti i sabati di ottobre dalle 21:00 all'01:00 Illoco Teatro cura il Padiglione Teatro prodotto dal Teatro Tor bella monaca con due performance che si alterneranno ogni sabato.

BUIO
Quando ciò che ci fa più paura si trasforma in tenero ricordo e lascia il posto a una paura ancor più grande, l'unico rifugio è un letto di memorie. Un viaggio condiviso con il pubblico all' interno dei pensieri più intimi di una donna prima di dormire.
testo di Daniela Dellavalle
con Annarita Colucci
Pamela Vicari
Ideazione e regia Illoco Teatro
15 ott- 29 ott- 31 ott dalle 21:00 all' 1:00
Paiglione Teatro (negli spazi Outdoor Project)
8.11.16
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Pensieri su ciò che è mio

Padiglione Teatro Outdoor Festival
 da stasera e tutti i sabati di ottobre dalle 21:00 all'01:00 Illoco Teatro cura il Padiglione Teatro prodotto dal Teatro Tor bella monaca con due performance che si alterneranno ogni sabato.

PENSIERI SU CIO' CHE E' MIO
da un testo di Rosalinda Conti
con Roberto Andolfi
Dario carbone
Tiziano Scrocca
voce Tiziano Scrocca
Ideazione e regia Illoco Teatro
Una riflessione sulla perdita, il desiderio di salvare ciò che si ama fino al punto di farlo in pezzi e non poterlo più riparare. Un uomo cerca di capire i propri errori all'interno di un rapporto finito male. Testo di Rosalinda Conti "Riflessioni su ciò che è mio e solo mio"
8 ott , 22 ott, 31 ott dalle 21:00 all' 1:00
Padiglione Teatro
8.11.16
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Solo Show

Centrale Preneste Teatro 29 Ottobre 2016
performance | musica | ’20 |
Solo Show
di e con / written and played by Francesco Leineri (pianoforte, loop station, toy piano, vibrafono, tamburi, fisarmonica, suoni dall’oltretomba e strumenti giocattolo)
(piano, loop station, toy piano, vibraphone, percussions, accordion, sounds from the netherworld and toy instruments)    
SOLO SHOW è una scatola di suoni all’interno della quale Francesco Leineri ricerca da anni un linguaggio musicale innovativo, variopinto e visionario. Il concerto – pensato e creato all’interno di un set di oltre dieci strumenti funzionanti, malfunzionanti o totalmente rotti – è un insieme di canti freak, loop ossessivi, brillanti improvvisazioni fluviali e atmosfere circensi proprie delle tipiche esibizioni one-man-band. Senza tralasciare la serietà e l’eleganza proprie della pratica musicale, SOLO SHOW è dunque un modo originale e divertente di far musica self-made, con sincerità e originalità; reinventando la propria pelle nonostante il mondo grottesco, frenetico e caotico nel quale siamo stati inconsapevolmente catapultati.
7.11.16
 

Chi ama brucia discorsi

Centrale Preneste Teatro 28 ottobre 2016
teatro | ’75 |
Chi ama brucia. Discorsi al limite della Frontiera
ideazione e regia / director Alice Conti
testo / text Chiara Zingariello
disegno luci / lighting design Alice Colla
costumi / costume design Eleonora Duse
assistenza produzione / production assistant Valeria Zecchinato
uno spettacolo di / show by ORTIKA
una produzione / produced by Trento Spettacoli
con il patrocinio di / supported by Amnesty International
selezione / selected Premio Dante Cappelletti 2013, Roma
vincitore / award winner Anteprima 2014, (PI)
vincitore / award winner Festival Direction Under30 2014, (RE)
vincitore / award winner Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro – Giuria Giornalisti 2014, (UD)
vincitore / award winner Festival 20 30 bando 2015, (BO)
  
L’indigeno è l’essere chiuso in un recinto_ F. Fanon
Dalla città fantasma dentro la città reale. Dal CIE – Centro di Identificazione ed Espulsione per stranieri; in Italia mezzo milione di persone vi sono passibili di internamento fino a 18mesi. I clandestini, una categoria che questo luogo serve a creare. Il Campo rinomina attraverso le sbarre i corpi delle persone che confina.
La Crocerossina in uniforme d’accoglienza ci guida dentro il suo campo da gioco, dalla radio le voci dei prigionieri. Un viaggio dentro il Campo, le sue regole e il suo linguaggio orwelliano, dentro uno sguardo ravvicinato e miope sull’altro. Il Campo introduce nello spazio civile della città un’eccezione inquietante e antica: le persone vi sono recluse non per qualcosa che hanno fatto ma per qualcosa che sono.
7.11.16
 

Alice Drugstore

Teatro Argot Studio 27 Ottobre 2016
ALICE DRAGSTORE
con Matteo Svolacchia, Samuel Salamone, Daniele Aureli,
Amedeo Carlo Capitanelli e Stefano Cristofani
scene di Francesco “SKY” Marchetti
luci di Gianni Staropoli
drammaturgia di Daniele Aureli e Massimiliano Burini
regia di Massimiliano Burini
“Questo lavoro nasce da un incontro con il mondo delle Drag Queen. Un incontro di qualche anno fa che ha suscitato la nostra curiosità. Siamo stati portati dietro le quinte, dove la Drag ancora non è che un’idea. Siamo stati osservatori di momenti intimi, di situazioni surreali. Questo vaso di pandora cosi pieno di mistero, ci ha rapiti. Abbiamo aperto il coperchio e percorso la vita di alcune di loro, uomini la mattina, e Divine la sera, li abbiamo seguiti, intervistati, abbiamo ascoltato le loro storie, i loro racconti e quello che ci ha colpito è stato l'universo che sta nel mezzo. Un incredibile radiografia dell'uomo contemporaneo, visto nella sua fragilità, tra le sue paure, in lotta con se stesso e con la solitudine. Un enorme viaggio poetico dentro l'animo umano, che tuttavia rimane celato agli occhi, nascosto in un camerino, dove tutto, anche il tempo, rimane sospeso.”
7.11.16
 

Beast without Beauty

Centrale Preneste Teatro 28 Ottobre 2016
danza | sala teatro | primo studio | ’20 |
Beast without Beauty #primo studio
di / by C&C
con / performed by Francesca Lombardo, Carlo Massari, Stefano Roveda, Chiara Taviani
con il supporto di / with the support of TCVI Vicenza e Konzert Theatre di Berna (Ch)

La performance Beast without Beauty #primo studio
viene presentata in versione urbana
Domenica 30 ottobre a Largo Spartaco h. 17

“Un spaccato della società si cimenta in un cabaret di danze eroiche. Bob Fosse per salvare gli animi ed arrestare le domande grazie alla profonda bellezza, al ritmo, alle occasioni ritrovate ed alle grandi speranze. Un tentativo di grande ottimismo spaccato da riflessioni umane ovattate da identità in cerca di risposte, in cerca di amori, di soluzioni.”
6.11.16
 

Pillole di Cuoro

Centrale Preneste Teatro 29 ottobre 2016 
spettacolo | teatro | ’60 |
Pillole di Cuoro
di e con / written and performed by Gioia Salvatori
regia / direction Giuseppe Roselli
costumi / costumes Francesca Di Giuliano
light / design Javier delle Monache
foto / photo Manuela Giusto
organizzazione / organization Le due Murene
   
Cuoro è un blog e anche uno spettacolo.
In questa occasione, Cuoro si manifesta, ad hoc, in formato “pillole”: un dispenser di elucubrazioni contro i mali moderni, un assaggio per combattere la disagevole condizione dello stare al mondo, l’alternativa sexy alla pulsione di morte.
Qualche riflessione sul futuro, un’incursione nel presente e una gita nel giammai.
Pillole per il Cuoro, Cuoro in pillole.
6.11.16
 

Al palo della morte

Centrale Preneste Teatro 28 ottobre 2016
Al palo della morte
liberamente tratto dal libro / freely adapted from the book “Al Palo della morte – storia di un omicidio in una periferia meticcia”
di Giuliano Santoro (ed. Alegre 2016)
ideazione/ concept Alessandra Ferraro e Pako Graziani
drammaturgia e regia / dramaturgy and direction Pako Graziani
con / with Tiziano Panici e Aleksandros Memetaj
musiche / music Dario Salvagnini
light designer Valerio Maggi
produzione / production Margine Operativo
in collaborazione con / in collaboration with Kollatino Underground, Argot Studio, Attraversamenti Multipli
   
Lo spettacolo, liberamente tratto dal libro di Giuliano Santoro, racconta una storia successa nel quartiere multietnico di Tor Pignattara a Roma. È qui che nel 2014 viene ucciso Shahzad, un pakistano di 28 anni. Lo ammazza a calci e pugni un minorenne romano. Pochi giorni dopo viene arrestato il padre del ragazzo: è accusato di concorso e istigazione all’omicidio.
In scena due giovani attori raccontano la storia di Shahzad intrecciandola con altre storie, dando corpo alle tante voci che il libro contiene.
Lo spettacolo riallaccia i fili che collegano l’uccisione di Shahzad al suo contesto e alle radici del rapporto fra la città di Roma e i migranti.
L’uccisione di Shahzad è lo spunto per raccontare i fili di una tela complessa in cui Roma diventa lo specchio delle contraddizioni del nostro tempo. Da un caso di cronaca si allarga un vortice che trascina nello spettacolo migranti, giovani precari, un’opinione pubblica ossessionata dal “diverso”, ma anche formidabili esperienze di meticciato e di solidarietà.
6.11.16
 
 
Support : MarXoB
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