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Viaggio InVerso

di Rosi Giordano - Mixage da “Il Marinaio” di Fernando Pessoa e del racconto poetico “Il colore di Bianca” di Maria Enrica Prignani Interpreti Giulia Bornacin Enrico Epifani Maria Enrica Prignani Percussioni e voce Michele Albini Costumi a cura di Giulia Bornacin Luci di Michele Favorito Regia e Spazio di Rosi Giordano Spettacolarizzazione di un viaggio nella nebbia Viaggio inVerso è frutto della rivisitazione e rielaborazione di parole, pensieri e suggestioni di due testi,“Il Marinaio” di Fernando Pessoa e “Il colore di Bianca”, di Maria Enrica Prignani “Il Marinaio” di Fernando Pessoa è un'opera di particolare contenuto poetico in cui tre donne si confrontano smarrite con un passato probabilmente mai vissuto, i loro dialoghi, mentre vegliano una quarta donna defunta, appaiono come un intreccio senza fine di realtà, sogni e ricordi. Il racconto “Il colore di Bianca”, di Maria Enrica Prignani estrae dal testo di Pessoa la defunta che le tre sorelle vegliano, proponendola come rediviva, essenza del sogno e del ricordo, Bianca apre e traccia strade alle suggestioni. Vera è frutto della riscrittura testuale, cerca di razionalizzare il percorso che attraversa desiderosa di non essere conseguenza di un'idea, di un bisogno, di un sogno ma semplice realtà...Il terzo personaggio è la personificazione del marinaio del testo di Pessoa di cui raccontano le tre sorelle, il naufrago che desideroso di riprendersi i ricordi primigeni, dopo averne inventati di nuovi per non soffrire della perdita del proprio mondo, si rende conto di non essere in grado di ricordarli e sparisce... ed è allora che lo immaginiamo come Ruah, nell'intento di riproporre ancora e ancora, in un altro luogo e in uno spazio altro, il suo immaginifico racconto. Nella riscrittura viene tratteggiato come intento a cercare . Egli è vento e scopre lo spazio attraverso il movimento, una sorta di preparazione “pico-fisica” per rivivere il suo viaggio nell'immaginazione, efficace e unico antidoto alla sofferenza per la perdita del suo mondo. Tutti e tre i personaggi vivono come in un territorio invaso da nebbia, si incontrano e si confrontano, rimanendo strettamente legati alla loro identità e percezioni nonostante i diversi momenti di condivisione ...il luogo in cui vivono è un non luogo dove ognuno di loro formalizza la propria essenza attraverso la diversità dagli altri due personaggi. Sarà la concreta Vera a dare un limite al viaggio inverso nel sogno e nell'immaginazione in cui l'hanno trascinata l'inconsistenza di Bianca e la leggerezza di Ruah e utilizza proprio le parole del testo di Pessoa per concludere con ..No, non ci credo! La traccia sonora, vocale e percussiva, una sorta di quarta voce, immerge nel percorso con un contenuto asciutto ma ricco in ritmi rafforzando l'aspetto del percepire, la vogliamo immaginare come un fluido che tutto attraversa, conquista e riassetta. Lo spettacolo è andato in scena al Teatro Keiros di Roma nella stagione Teatrale 2013/2014 a Marzo.
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I'm not a saint

con Anna Sala Sara Gobbini Vincenzo Paladino Non siamo dei santi. Siamo esseri umani. Vittime sacrificali del destino o semplicemente delle azioni che compiamo? Siamo esseri umani affannati che corrono e si rincorrono; volano e precipitano. Siamo alla ricerca della bellezza. Crediamo in ciò che di diverso c’è all’infuori della nostra routine quotidiana. Certi che saremo esseri umani diversi. Scopriamo la verità: non è così. Cosa rimane? Rimane l’arte. Rimangono gli incontri: di donne e di uomini. Rimangono le passioni. Rimangono i tentativi di farsi strada nel mondo. Rimane la freschezza di un bicchiere d’acqua. Rimangono le parole di consolazione e di sostegno. Rimangono le canzoni struggenti. Rimane il calore luminoso di una candela. Questo è l’essere umani.. Non siamo dei santi. Non cerchiamo il paradiso in terra. Siamo esseri umani alla ricerca di piccole istantanee di umanità che saremo riusciti a strappare alla vita
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Il posto delle patate

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Duo d'autore

‘La coreografia è quello che ci rappresenta, è il nostro linguaggio per poterci esprimere; non importa in quale direzione vada o che contaminazioni prenda, l’unico scopo che ha, è di raccontare qualcosa a delle persone, di fargli svuotare la mente in quel frangente di tempo in cui si materializza, lasciando alla fine una scia di sensazioni che ti rimangono dentro’. “Duo D’Autore” parte da questo punto, presentando “Unico Atto” ed “Equilibrio Instabile”, due pièce in cui la prima usa un linguaggio più contaminato, partendo dalla danza sino ad arrivare alla recitazione, nella seconda la danza né fa sempre da padrona, ma la carica di espressività che viene usata è fondamentale per delineare ciò che si vuole raccontare. “UNICO ATTO” Pensare, agire, creare, sperimentare, osare, porsi di fronte ai propri limiti, alle proprie debolezze o farci scudo delle nostre certezze che in qualsiasi momento possono cadere. Il lavoro di chi usa lo studio nel movimento del corpo come proprio modo di raccontare una storia, è quello di doverlo far combaciare con la mente, facendoli viaggiare sulla stessa linea, cercando di esprimere a pieno le emozioni che si vogliono far arrivare al pubblico. La particolarità di questa tipologia di ricerca è il non avere limiti, sia mentali che fisici; la fortuna di poter usufruire di ogni parte del nostro corpo creando movimenti che possono intrecciarsi con altri o di altri, impiegando anche la dimensionalità che ci avvolge; ci può far capire di quanti contesti si formano davanti ai nostri occhi, complessi di elementi della realtà in cui si trovano una o più persone che fanno nascere dal nulla una rappresentazione che ha il compito di colpire, meraviglare l'osservatore. Ed eccoci qui, in una stanza con uno specchio che ci riflette con tutti i nostri pregi ed i nostri difetti, che ci aiuta a perfezionare o a distruggere le nostre fantasie, le nostre idee, ma che ci propone sempre la parte superficiale di noi; e qui entra in gioco la nostra parte emozionale derivante dal nostro cuore, dalla nosra anima, dalla nostra voglia di esprimere un "qualcosa" che possa diventera "qualcosa d'importante", racchiuso in un UNICO ATTO. “EQUILIBRIO INSTABILE” Rumori, voci, mille parole, è quello che un giorno ho iniziato a sentire e così camminando lungo la mia “strada” ho iniziato a percepire facce, immagini e di conseguenza ne sono seguiti incontri casuali....o forse no. Ho iniziato ad avvicinarmi a una persona piuttosto che ad un'altra , per caso o forse per necessità; quella necessità inconscia di raggiungere il mio EQUILIBRIO e così mi sono reso conto che ogni persona che entrava ed usciva dal mio cammino portava con sé il suo passato, la sua storia che andava ad intersecarsi con la mia ed era capace di rassicurarmi, sconvolgermi ed alcune volte di rendermi INSTABILE. Adesso tutto mi sfreccia accanto, mi passa attraverso, mi scuote la vita ; sogni, desideri, realtà passioni e sentimenti. Tutto quello che c’è stato, c’è ancora, ma in un modo diverso, tutto stava assumendo colori diversi, forme nuove. Tutto sembra, o forse, è diverso. Ho trovato il mio equilibrio utopico, la mia instabile realtà o forse solamente un rassicurante disequilibrio. L’idea prende spunto dalla vita reale, dagli incontri che si possono creare tra le persone nel quotidiano, dalle interazioni che nascono tra di esse e dagli equilibri e disequilibri che inevitabilmente si creano. Come la vita, anche la coreografia ti propone varie strade da percorrere ed è da questo concetto che i coreografi hanno sviluppato la loro regia.
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L'ultimo brindisi

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DAILY MIRROR

CONCEPT: Uno dei topos fondamentali dell'esistenza umana è il dolore: nascita, vita, amore, morte, sono costantemente accompagnati dalla sofferenza, condimento crudele ed essenziale. L’uomo, per cercare di difendersi, la anestetizza confrontandola e dissacrandola con quella degli altri. Per secoli, fino alla rivoluzione industriale, la diffusione delle notizie era basata sulla tradizione orale del pettegolezzo, voci indiscrete e sussurrate catturavano attenzione e stupore, raccontando i "fatti" degli altri. Con l'avvento dell'industrializzazione e delle tecnologie, dalla carta stampata in poi, il pettegolezzo ha assunto dimensioni sempre maggiori fino a superare i confini delle nazioni e dei continenti. I mass media oltre a dare informazioni, per garantirsi tiratura, audience o visualizzazioni, hanno istituito una sorta di gara alla ricerca di ciò che fa "più notizia", del dolore più grande, della sofferenza più crudele, fino alla spettacolarizzazione del dolore che, se da un lato enfatizza per attirare l'attenzione, dall'altro, inflaziona la società di immagini crudeli e cruente, abituando il fruitore a convivere e a sminuire la gravità della sofferenza. Daily Mirror nasce dall’esigenza di raccontare questa realtà, mettendo in scena la totale assenza di pudore della società odierna nel mercificare le peggiori forme di crudeltà. Ogni danzatore ha un suo linguaggio, un suo movimento e una sua individualità. Come l’essere umano viene modificato dal potere della comunicazione, così il danzatore modifica se stesso e gli altri a causa di un sistema esterno che lo condiziona e lo plasma, rappresentando, nell'intensità dei gesti, la violenza, l’abbandono, la discriminazione, il bullismo, la volgarità e la pornografia dei sentimenti. Nell'epilogo, un sogno di redenzione, l'utopia di riappropriarsi dell'intimità e della dignità dei sentimenti, lascia allo spettatore una possibilità di salvezza. INTERPRETI: Christian Consalvo, Jessica Aiello, Rossella Piro, Giorgia Varano, Carlotta Sibilla, Annalisa Vancini, Michael Perchinunno. MUSIC EDITOR: Christian Consalvo REGIA E COREOGRAFIA: Nicolò Abbattista
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Bruciata….Vive!

Una donna racconta la sua vita. Supera il pudore che viene da millenni di vissuto in un villaggio che è tutto il suo mondo, come lo è stato quello di sua madre, quello di sua nonna, senza futuro che non sia identico, ritmato dalla condizione femminile. Racconta la sua vita perché altre donne possano, anche solo, pensare ad altro dalla loro condizione di donna come jattura! Dentro ogni parola c’è dolore, rassegnazione, sottomissione, perché così è, e non potrebbe essere altrimenti in una vita dominata dal genere maschile, in un mondo dove “una pecora ha più valore di una figlia femmina”. Il mezzo usato per il racconto, lacerante per chi lo ha vissuto e lo rivive, è il medium televisivo, unico capace di raggiungere contemporaneamente, le orecchie, e le coscienze, di milioni di persone. Lo spettacolo mette in scena l’indifferenza, l’allontanamento, per mancanza di prossimità, della realtà dal mezzo stesso e dalle parole. La televisione ci ha abituati al racconto dell’orrore in diretta. Scene di guerra e di guerriglia, uccisioni e morte in diretta, corpi che sussultano negli ultimi singulti di vita e che equipariamo, mentalmente, alle morti simulate dei tanti film; “non avere paura, il sangue è pomodoro”! la realtà è diversa; il padre che piange 5 piccoli figli uccisi da una bomba intelligente è una notizia, non siamo noi, non ci è vicino, non ci appartiene, non ci sfiora e, comunque, abbiamo la possibilità, nel momento in cui la coscienza incomincia a farsi sentire, nel momento in cui iniziamo, pericolosamente, a pensare all’identificazione con quel padre, semplicemente premendo un bottone, di cambiare canale, di guardare altro. L’alibi è che “la vita è già difficile da vivere normalmente, se ci mettiamo anche la coscienza, allora…”, e la vita ci costringe a scelte continue, e spesso scegliamo la via più facile; ci lasciamo prendere dagli eventi immediati, che ci coinvolgono intimamente, determinando una scala di valori che ha come unità di misura noi stessi. Due eventi in scena, che a volte coincidono senza potere esprimere la stessa emozione, una vita ordinaria e una morte straordinaria; una libertà di scelta che è una condanna a morte contrapposta ad una libertà di scelta che è fuga dall’emozione, che è normalità, banale ma rassicurante, disimpegnata. Anche lo spettatore può scegliere se rivivere parole cariche di botte, sangue, fuoco, amore, orrore, o abbandonarsi alla normalità rassicurante della vita piatta, senza sorprese, il conto alla rovescia in attesa che si spenga la luce. Definitivamente. Ridere all’esibizione di una intimità che è la norma, rassicurante; di una intimità che non si mostra, ma proprio per questo è più intima.
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Camille

‘Live performance in video streaming* Punto di partenza per CAMILLE è la riproduzione, traduzione, travisamento e tradimento della serie di Edgar Degas “Nudi di donne intente a bagnarsi, lavarsi, asciugarsi, strofinarsi, pettinarsi o farsi pettinare”. La serie di dipinti e schizzi di Degas si presta come partitura coreografica. Il ricorso a materiali teorici accompagna un'indagine sul concetto d’intimità. L’intento è quello di compiere un gesto utopico, fare irruzione nell'anonimato del corpo. CAMILLE – così chiamerò la bagnante di Degas – è una donna che attende la sua intimità. * Durante la video installazione il pubblico spia la performer via webcam. CAMILLE è a sua volta collegata con una webcam pubblica puntata su Times Square, il suo mondo privato si affaccia sul pubblico e viceversa. di e con Francesca Gironi musica: Luca Losacco realizzazione tecnica: Matteo Mancini costume: Laura Bastianelli, Sara Costarelli ripresa video: Ruben Lagattola Anticorpi Explo, Teatro Sperimentale, Ancona, 21 Febbraio 2014 Realizzato grazie al sostegno di Dance_B, il nuovo progetto di residenze creative presso DanceHaus promosso da ArtedanzaE20 Francesca Gironi fa parte della piattaforma Matilde. Progetto di Regione Marche e Amat’
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Sonagli

GINKGO, un progetto di Resilienza Artistica All’interno della programmazione di Q44 - 70° Commemorazione del Rastrellamento del Quadraro (1944-2014) il progetto Ginkgo ha disseminato in spazi sia pubblici che privati del quartiere i lavori di quattordici artisti: Paolo Assenza, Arianna Bonamore, Paolo Dore, Luca Grechi, Marta Mancini, Anahi Angela Mariotti, Tommaso Medugno, Franco Ottavianelli, Gino Piacentini, Julie Poulain, Nicola Rotiroti, Germano Serafini, Simone Tso, Daniele Villa. Un gruppo nato da incontri, amicizie e conoscenze sedimentate: la maggior parte di loro vive o ha radicato il proprio studio d’artista tra il Quadraro e Torpignattara, creando atelier condivisi come Off1c1na e Studio 54. I Ginkgo Biloba (o Ginkgo) sono alberi molto rari da incontrare in Italia quanto straordinari per le loro caratteristiche: riconosciuti come fossili viventi, unici sopravvissuti della famiglia dei Ginkgoinae, risalgono a oltre 250 milioni di anni fa, prima della comparsa dell’Uomo sulla Terra. Pressoché sconosciuti in Europa fino al XVIII secolo, in Cina e Giappone sono considerati invece da secoli alberi sacri simbolo di forza e longevità, capaci di sopravvivere nel 1945 allo scoppio della bomba atomica di Hiroshima, rigermogliando poco tempo dopo. All’interno del Quadraro ne sorgono numerosi esemplari lungo un intero viale, via dei Lentuli, che resistono al tempo e all’incuria. Partire dal Ginkgo Biloba significa cercare di confrontarsi in maniera poetica e stratificata – ma non per questo meno concreta – con il tema della Resistenza, colonna portante di Q44: una rassegna simbolo di un quartiere che da anni mantiene viva non soltanto la sua memoria, ma anche la propria ricettività culturale. La capacità del Ginkgo Biloba di sopportare eventi traumatici esterni, riadattandosi al contesto in tempi rapidi (e migliorando la propria condizione), ha portato la definizione del progetto Ginkgo verso il concetto di ‘resilienza’. Un termine denso e stratificato (con declinazioni che vanno dalla psicologia alla fisica, spaziando per l’ecologia e l’informatica) che, forse più di resistenza, riesce a racchiudere una riflessione che parte dalla memoria storica per approdare alle necessità dell’oggi, all’emergenza del quotidiano, con particolare attenzione al rapporto tra Arte e contesto urbano. Quella che potrebbe definirsi ‘attitudine resiliente’ concentra le proprie energie sul fare e sulle potenzialità delle possibili soluzioni pratiche, sul qui e ora, sulla collaborazione creativa di tutti i soggetti all’interno di una data comunità.* I lavori dei quattordici artisti coinvolti in Ginkgo – interventi estemporanei o semipermanenti che abbracciano varie definizioni: site-specific, partecipativi, community-oriented – si allacciano alla memoria storica del quartiere, alla Resistenza e in particolare intorno ai drammatici fatti del 17 aprile 1944, quando quasi mille uomini tra i 16 e i 55 anni furono catturati da alcune truppe militari tedesche e deportati nei campi di concentramento. La loro resilienza sta nella capacità di adattarsi in maniera attiva, creativa, sostenibile e concreta al territorio; ma soprattutto risiede nel loro essere frutto di un incontro, del confronto e della collaborazione con tutte le parti coinvolte, in primis con le realtà associative e gli abitanti del quartiere.
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Vaga show

Villa Mercede 8 Luglio 2014 Fringe Festival 2014Il “Vaga show” è uno spettacolo tra il cabaret, l’avanspettacolo e il teatro che mette insieme i personaggi e gli sketch interpretati da Cecilia D’Amico nel corso di serate di cabaret e varietà teatrale e che sono ideati e scritti da lei stessa e dall’autrice Chiara Cucci. Fil rouge dello spettacolo è il Boss, una psicoterapeuta in carriera, durante lo svolgimento di una conferenza sulle relazioni: “relazioni umane personali e impersonali, di genere x, y o altro, nazionali e internazionali, reali o virtuali, animali, vegetali e minerali. Insomma relazioni”.
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Deo Gratias

Villa Mercede 7 Luglio 2014 Fringe Festival 2014 Deo Gratias
 Spazio Seme Arezzo
di Francesco Botti
Regia di Francesco Botti e Leonardo Lambruschini
Con Francesco Botti, Leonardo Lambruschini
Deo Gratias è uno spettacolo che unisce la narrazione alla danza. Tratto da un “racconto di paura” di Francesco Botti contenuto all’interno del Decameron 2013 edito per Felici Editore, è la rappresentazione di una storia misteriosa che tratta il tema della follia amorosa con un rimando specifico ai temi del tarantismo e della possessione. Misteri pagani e ricordi rimossi.
Deo Gratias è uno spettacolo dove il corpo rivive il precipizio di un’emozione fisica violenta e riporta a galla la deriva di un passato inquietante. L’incontro amoroso come scintilla ed esplosione della memoria. Francesco Botti e Leonardo Lambruschini interpretano i protagonisti come opposte parti di uno stesso sentire. I movimenti quanto le frasi tagliano l’aria fino alla rivelazione finale.
Lo spettacolo è nato in occasione del progetto Clima 01 – Percorsi di figurazione contemporanea, una co produzione Ishii production e Spazio Seme. In scena le opere di Roberto Dragoni ispirate ai Prigioni di Michelangelo Buonarroti.
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Bazar

Palazzo Gentili Viterbo 6 Luglio 2014 Bazar della Compagnia Stabile Assai della Casa di Reclusione di Rebibbia, scritto da Antonio Turco e diretto da Francesco Cinquemani, con la partecipazione straordinaria di Mario Zamma.
Monologhi sui percorsi di vita che si intervallano con brani di musica popolare, di blues o di musica soul, intrecci esistenziali legati alle motivazioni che hanno indotto i protagonisti a commettere azioni devianti, la difficoltà di credere in un futuro in cui è complesso il reinserimento sociale sono definiti in una opera caratterizzata da una riduzione in chiave di drammaturgia penitenziaria, come nello stile più classico della Compagnia Stabile Assai.
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Senza niente 1 - L'Attore

Villa Mercede 8 Luglio 2014 Fringe Festival 2014 SENZA NIENTE 1 – L’ATTORE
(Teatro Magro)
con Alessandro Pezzali
regia di Flavio Cortellazzi
L’attore è rimasto senza scena.
Purtroppo solo un monologo.
Fino al tramonto.
Dissacrante, metateatrale, ironico e autoironico, disfattista e celebrativo - tra i vincitori del Roma Fringe Festival 2012. Uno spettacolo definito “punk”, ma che si smarca da ogni etichetta generalista, e che, dopo i grandi apprezzamenti di pubblico e critica riscossi in occasione del Fringe Capitolino, torna in scena Fuori dalle mode, senza pietismi, senza banalità e senza falsi ideologismi, il progetto Senza Niente nasce dall’esigenza di riflettere sul panorama attuale del teatro e dello spettacolo in genere. Un orizzonte disfatto e disfattista, minacciato dalla crisi, all’interno del quale la qualità e la professionalità vengono sempre più frequentemente accantonate a favore di una schizofrenia dei generi, a favore del sensazionalismo spettacolare. Nel pieno di tale situazione, in uno stato di completo smarrimento, si posiziona Teatro Magro, in una condizione surreale nella quale il futuro appare brumoso e poco limpido. Senza Niente 1 diventa così il volto sarcastico delle professionalità teatrali vittime di stereotipi, di antichi schemi alla ricerca di un riposizionamento nella condizione attuale.
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Hourse Head

Villa Mercede 8 Luglio 2014 Fringe Festival 2014
HORSE HEAD
di Damon Lockwood
regia di Leonardo Buttaroni
con Sebastiano Gavasso e Diego Migeni
scenografie di Paolo Carbone
spettacolo vincitore del Roma Fringe Festival 2012.
Una storia che cattura, per una messa in scena e una squadra artistica degna di nota, una commedia noir dalle tinte ironiche e intelligenti. Nel film di Francis Ford Coppola Il Padrino (1975) un pluripremiato cavallo da corsa viene decapitato e la sua testa viene lasciata durante la notte nel letto del suo proprietario: un regista hollywoodiano di successo colpevole d’aver rifiutato una offerta di Don Corleone.
Avete mai pensato ai due scagnozzi che hanno avuto il compito di farlo?
Horse Head è la tragicomica storia di due fratelli: Edmondo, un attore fallito che sta perdendo ogni stima di se’, e Filippo, picciotto tormentato il cui nome significa drammaticamente amante dei cavalli, che nella California del 1945 decidono di accettare l’ irrifiutabile offerta di Don Corleone per garantirsi un avvenire e farsi strada nella malavita. La commedia in un unico atto di 60’ ci mostra l’evoluzione dei due personaggi che, per adempire al rischioso ed infame compito, saranno costretti ad affrontare i propri demoni.
La scenografia e le luci omaggiano la forza visiva del film di Coppola e della tradizione noir, tra la polvere, il bianco e nero e il seppia. Le molte citazioni cinematografiche omaggiano ed onorano la cultura italo-americana e non solo: dai movie brats (Coppola, Scorsese, Stone) ai loro attori icone (De Niro, Pacino, Joe Pesci), dando vita ad uno spettacolo che coinvolge indipendentemente dalla conoscenza o meno de Il Padrino, esaltando al contempo quegli spettatori che già conoscono e amano la pluripremiata pellicola.
I ritmi altissimi non sminuiscono bensì esaltano l’umanità della recitazione, danzando sulla sottile linea che separa commedia e tragedia noir, accompagnando il pubblico tra ilarità amara e coinvolgimento emotivo.
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Popolo bue

Villa Mercede 5 Luglio 2014 POPOLO BUE
Di Francesco Pompilio – Angelo Libri – Flaminia Chizzola
con Francesco Pompilio
Regia di Francesco Pompilio
Una storia semplice che diventa assioma di un attualità sempre più assurda.
Gli animali che vivono nella fattoria di Jones sono schiavi degli uomini, senza alcun diritto. Spinti dall’ennesimo sopruso e ispirati dal sogno del Vecchio Maggiore, si ribellano e diventano padroni, costringendo alla fuga l’uomo sfruttatore. I maiali Napoleon e Palla di Neve li guidano alla vittoria. Ma una volta al potere gli animali si accorgono che è più facile rovesciare un regime oppressore che vivere da esseri liberi.
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Performance Gianfrano de Franco

Primavera dei Teatri Castrovillari 29 Maggio 2014 Castello Aragonese “QUIET ROOM”/EFFETTO “SUB MOZART”- INTERA ZIONE ORFF (15’) Installazione sonora interattiva a cura di Gianfranco De Franco Autore dell’esperienza e composizione sonoro/musicale di Gianfranco De Franco. Disegno sonoro di Alessandro Rizzo Disegno visivo di Gaetano Bonofiglio Una sorta di installazione sonora interattiva che si basa su parte del procedimento “Silent Subliminal Technology” dove si trasformano i segnali/suoni/composizioni udibili in porzioni più alte dello spettro audio di partenza con il risultato che l’orecchio umano non può udirli ma il cervello riesce a percepirli. In pratica il/la suono/composizione udibile viene modulata e traslata in una banda di frequenze oltre i 14.000 Hertz diventando così inudibile per l’orecchio umano ma rimanendo percettibile dal cervello e da tutto il corpo comprese le ossa (in particolare quelle del cranio), i muscoli e la pelle, plasmando il tutto sulla composizione originale dell’autore che resterà sempre udibile durante l’intera esperienza. Dopo questa fase ci sarà l’aspetto interattivo con il pubblico attraverso lo strumentario Orff (strumenti melodico/ritmici di facile utilizzo) dove ognuno è invitato liberamente a comunicare con i suoni. Suoni che saranno registrati in presa diretta per ogni gruppo che si alternerà e che in fase successiva saranno utilizzati e sviluppati per la colonna sonora di Primavera dei Teatri 2014 che sarà scaricabile direttamente dal sito.
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