Ultimi Video

Occhi aperti

Teatro Tordinona 23 aprile 2017
Occhi aperti
Regia
Claudio di Paola
Con
Eletta del Castillo
Claudio di Paola
Carlotta Maria Rondana
Beniamino Presutti
26.4.17
 

Amore loop

Teatro Tordinona 21 Aprile 2017
Compagnia di Teatro La San Luis (Argentina)
AMORE LOOP
Teatro espresso. Un gruppo di attori mette in scena l'opera, il motivo è sempre lo stesso: un litigio, elementi sonori immersivi e tanto amore. Ciò che cambia ogni volta sono attori e luogo di rappresentazione, con una parte importante lasciata all'improvvisazione. Il risultato è una opera itinerante in cui ogni rappresentazione è simile ma mai uguale alle altre.

AMORE LOOP eredita il realismo della compagnia del teatro San Luis (Argentina) che da più di 5 anni lavora con l'idea di inserire la routine quotidiana nel contesto teatrale, per creare e ricreare scene della vita di tutti i giorni e rappresentare il lavoro della gente comune. Situazioni e momenti "reali" vengono elevati a opera teatrale e salgono sul palcoscenico. Musica ed effetti speciali aiutano a creare uno spazio cinematografico di cui il pubblico è parte integrante.

Dopo le sue performance a Salta, Buenos Aires y Berlino, AMORE LOOP di Maria Mar Perez y Macarena Fuentes (Argentina) a Roma sarà interpretato da Viviana Datti e Lorenzo Parlati, due attori italiani, essi interpretano una coppia di musicisti viaggiatori che condivideranno con noi: canzoni, tensioni e passioni del loro viaggio... 
26.4.17
 

The Joyce audition

Teatro Tordinona 23 aprile 2017
THE JOYCE AUDITION
di
Riccardo Mini
con
Angelica Cacciapaglia
Mario Migliucci
Roberto Scotto Pagliara
regia
Riccardo Mini
SINOSSI
Una coppia di attori italiani emigrati a Londra in cerca di fortuna si sta preparando ad un importante provino per una produzione inglese di Exiles, l'unico dramma di James Joyce.
Tra situazioni a tratti comiche e paradossali, momenti di riflessione e confronto suscitati dal dramma a cui stanno lavorando, i due attori si trovano spinti ad affrontare il proprio vissuto individuale e di coppia, mettendo in discussione se stessi e i propri sogni, uscendone profondamente trasformati.
NOTE AL TESTO
The Joyce Audition è un testo bilingue, scritto e recitato in italiano ed inglese, che alterna scene e dialoghi originali ad estratti del dramma Exiles di James Joyce. L'utilizzo del linguaggio metateatrale, attraverso la situazione drammatica di “prova aperta”, permette una esplorazione di alcuni tipici temi joyciani (senso di paralisi esistenziale, decadenza morale ed economica della società, crisi di valori, epifania come presa di coscienza della propria condizione umana) riattualizzandoli in chiave contemporanea, allo scopo di evidenziarne le analogie profonde con il mondo di oggi. Propone quindi anche una riflessione sull'Italia odierna, sul senso di inquietudine delle giovani generazioni, alle prese con la difficile conquista della propria identità personale e professionale.
26.4.17
 

I ragazzi del cavalcavia

Teatro Vascello 21 aprile 2017
I RAGAZZI DEL CAVALCAVIA
Scritto e diretto da Erika Z. Galli e Martina Ruggeri
Con Alberto Alemanno, Maziar Firouzi, Ciccio La Mantia, Daniele Pilli e Michael Schermi
Disegno luci Gigi Martinucci
Musiche originali Diego Buongiorno
Assistente alla regia Elvira Berarducci
Costumi Livia Fulvio
Una produzione Industria Indipendente
In collaborazione con Carrozzerie N.O.T. Fivizzano 27
Testo inserito e promosso nell'ambito del progetto Fabulamundi Playwrtiting Europe

Uno spettacolo scritto e diretto da Erika Z. Galli e Martina Ruggeri, già vincitrici del Premio Hystrio per le Scritture di scena 2014, I ragazzi del cavalcavia è ispirato ai fatti di cronaca avvenuti a Tortona venti anni fa quando i fratelli Furlan, lanciando un sasso dal Cavalcavia della Cavallosa, colpirono un'auto in corsa uccidendo Maria Letizia Berdini.
Durante le prime dichiarazioni si chiarì il movente, dissero che l'avevano fatto per passare il tempo, per gioco, "per scacciare la noia non sapendo come trascorrere una serata d'Inverno nel periodo di Natale".
Attraverso questi elementi la storia è stata rielaborata è il tragico evento preso come pretesto per raccontare le vicende di un gruppo di ragazzi come tanti, i Fratelli F., con un lavoro qualunque e una città alle calcagna, la Città di T.
Tra la noia e la voglia di rivalsa sulla vita, i Fratelli F., accompagnati da uno zio acquisito (lo Zio Tex) si muovono tra eccessi e tentativi di rimanere a galla, portando a compimento quello che pare essere un atto già predestinato dalla vita.
Il racconto ci conduce in un luogo irreale, che somiglia a numerosi luoghi reali, dove le gesta di questi ragazzi si svolgono come da copione: la narrazione si suddivide in tre cicli diurni/notturni: 24-25-26 dicembre.
Sono passati vent'anni dall'accaduto e la noia nelle città di periferia sembra ancora essere presente. Luoghi deserti e inabitati, dimenticati, che fanno crescere male e non sentire più niente. Industria Indipendente
26.4.17
 

Pre Occupazione


17.4.17
 

Risiko

Teatro della Cometa 6 aprile 2017
Risiko
Quell' irrefrenabile voglia di potere
di Francesco Apolloni
regia Vanessa Gasbarri
musiche Jonis Bascir
con Andrea Bizzarri, Tommaso Cardarelli, Guenda Goria, Antonio Monsellato, Luigi Pisani, Giulia Rupi
scene Katia Titolo
luci Corrado Rea
Primissimi anni '90. Risiko è la storia di un gruppo di giovani "yuppies" della politica che sono riuniti in un albergo per il congresso del loro partito, in occasione dell'elezione del loro nuovo segretario giovanile. Sono cinici, amorali, arrivisti, stemperano le differenze sociali e psicologiche nella comune smania di un potere che non sembra essere per loro niente di più o di diverso dello status symbol del telefonino o del tabellone del "Risiko", dove si conquista il mondo tirando ai dadi. Il sesso, la droga, la politica, la stessa vita altrui... tutto è gioco per questi bambini che si allenano a diventare i padroni di domani e i risvolti comici di cui la commedia è ricca non fanno che renderla più sinistra; sono giovani che non hanno nessuno scrupolo e non esitano ad abusare di una giovane cameriera per "sacrificarla" al dio potere.
Questa non vuole essere una commedia sulla politica, ma sul potere, e in particolare di come dei ragazzi si avvicinano ad esso, anche perché sembrerebbe che da Catilina fino ad oggi questo rapporto sostanzialmente non sia cambiato di molto ed è per questo che la commedia, al di là dei riferimenti contingenti, mantiene sempre una sua attualità.
L'azione si svolge nell'arco di un intero giorno. La scena rappresenta la stanza di un albergo di lusso, di un paese di provincia dell'Italia centrale, dov'è riunito il movimento giovanile di un partito politico non ben specificato.
16.4.17
 

La milite ignota

Teatro Tordinona 31 marzo 2017
Piccola Compagnia impertinente Presenta
LA MILITE IGNOTA
Con Ramona Genna
Regia di Pierluigi Bevilacqua

La sentenza della Fortezza da Basso, Bill Cosby, Sara Tommasi: abusi sessuali, fatti di cronaca e gossip. Queste le premesse de La Milite Ignota, la storia di un'aspirante attrice alle prese col provino più importante della sua vita. Dal finale a sorpresa. Il monologo doloroso e onirico di una donna a caccia di conferme. Su se stessa e sul proprio talento. Dove, naturalmente, ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.
Sabato 26 luglio 2008 alla Fortezza da Basso, a Firenze, succede qualcosa di terribile. Una violenza di gruppo ai danni una ragazza, poco più che ventenne. La giovane conosce alcuni di loro. La denuncia, le indagini, i rinvii a giudizio, i retroscena. Nel 2013 il Tribunale di Firenze condanna 6 imputati su 7, uno viene assolto, a 4 anni e mezzo di reclusione. La sentenza è del gennaio e sembra fare giustizia, a quasi 3 anni dall’inizio del processo. Un processo in cui il comune di Firenze si è costituito parte civile. Questa brutta storia sembra finire. Fino a quando i difensori dei 6 condannati ricorrono in appello. Nel marzo 2015 la Corte, ribaltando completamente la condanna, nelle quattro pagine della sentenza definisce la vicenda «incresciosa», ma «penalmente non censurabile». Secondo i giudici, la ragazza, bisessuale dichiarata, voleva con la sua denuncia «rimuovere» quello che considerava un suo «discutibile momento di debolezza e fragilità», ma «l’iniziativa di gruppo» non venne da lei «ostacolata». Scaduti i termini per il ricorso in Cassazione. La sentenza diventa definitiva. A luglio del 2016 sono state pubblicate le motivazioni. La milite Ignota è una pièce a metà tra cronaca e melodramma. La storia di una ex ragazza coraggiosa che oggi, così come ha scritto in una lettera, non desidera altro che l’oblio. Una vittima che ha deciso di nascondersi, dopo una lotta eroica. Una donna che sarebbe incivile, da parte nostra, dimenticare: la milite ignota.

Note di regia
Affrontare una storia come questa pone una questione di principio: da che parte stare.
Per quanto il teatro, nella drammaturgia così come nella regia, il più delle volte non prevedano questa possibilità.
La verità è che non si riesce a decidere.
Da entrambe le parti ci sono elementi che non riesci a decifrare, sia per la complessità legata al fatto di cronaca da cui è liberamente tratto, sia perchè non si può indagare in modo esaustivo la psicologia femminile di un personaggio come questo.
Abbiamo preferito farlo fluire, dare alla sua voce tutto, verità, alibi, omissioni, emozioni costruite o pure.
I martiri non hanno sempre ragione, non hanno sempre torto. Sono simboli.
piccola compagnia impertinente
3.4.17
 

Intorno a Salomé

Teatro Tordinona 25 Marzo 2017
INTORNO A SALOME’
regia 
VIVIANA DI BERT
con   
GIULIA PINZARI, 
STEFANO VILLANI, 
VALERIA DE MATTEIS, 
ANDREA FRAU, 
FILIZ ERCIYAS
ADRIANO GRECO

"Quel giorno il sole diverrà nero come un sacco di pelo, la luna diventerà come il sangue, e le stelle dal cielo cadranno sulla terra, come i fichi cadono dall'albero e i re della avranno paura."

Nel palazzo di Erode Antipa, dove egli vive con sua moglie, Erodiade, si sta svolgendo un banchetto che vede ospiti giudei, romani ed egizi.
La terrazza del palazzo è illuminata da una splendida ed incatevole luna, che presagirà all'ancella di corte e al Capitano delle guardie, perdutamente innamorato della principessa Salomè, ciò che il profeta Yokaanan annuncia dalla cisterna in cui è stato imprigionato.
Sventura e morte, in una partita a scacchi per il potere, dove il desiderio e il piacere carnale dettano le regole, lasciando che sia proprio la cecità della paura a commettere l'ennesimo omicidio
30.3.17
 

Intervista ai parenti delle vittime

Teatro dei Conciatori 22 marzo 2017
INTERVISTA AI PARENTI DELLE VITTIME
Scritto e diretto da Giuseppe Manfridi
con Melania Fiore
musiche originali di Antonio Di Pofi
scene di Antonella Rebecchini

Il testo, scritto in versi incalzanti come onde sonore che traducono in un rap prolungato il dipanarsi dei ricordi, è affidato allo straordinario talento di Melania Fiore, che di Manfridi ha già interpretato con enorme consenso 'La Castellana (un noir)'. A contrappunto del copione composto di parole, la partitura originale concepita per lo spettacolo dal Maestro Antonio Di Pofi.
"Una donna, mentre si prepara per un primo appuntamento a cena ricevuto da un suo corteggiatore, - afferma Giuseppe Manfridi - aspetta che la televisione trasmetta l'intervista da lei rilasciata pochi giorni prima e in cui parla (in modo assai convenzionale) di sua sorella più piccola trovata morta per overdose all'interno di una chiesa. Le circostanze e soprattutto il contesto anomalo della tragedia hanno sollecitato un grande interesse mediatico suggerendo l'idea di dedicare al fatto una sorta di special. Ora, nel tempo in cui sta per partire la trasmissione, e poi durante quello della messa in onda, la donna sente erompere dentro di sé la voglia di dire ciò che per davvero avrebbe dovuto dire ma che non ha detto, e si abbandona a un furente corpo a corpo con la sorellina scomparsa, ma pure con quel video in cui vede una se stessa contraffatta e plagiata dal mezzo in cui si muove prigioniera di un'immagine che si rifiuta di accettare. La verità di ciò che è stato prende corpo piuttosto adesso, nel tempo di uno zapping frenetico, e per la necessità che la protagonista sente di dover comprendere una volta per tutte le ragioni profonde che la legavano a quella ragazza capace di condizionare innumerevoli vite con la dittatura della sua tossicodipendenza".
30.3.17
 

Il bambino sogna

Teatro Lo Spazio 24 Marzo 2017
IL BAMBINO SOGNA
di Hanoch Levin
traduzione e regia Claudia Della Seta
Colonna Sonora (dalla regia originale di Levin ) Poldy Shatzman
con Afrodita Compagnia, Claudia Della Seta, Sofia Diaz, Antonio Fazzini, Federica Flavoni, Daniela Giovanetti, Maurizia Grossi, Mario Migliucci, Stefano Viali

Un sogno visionario, terribile e buffo, una favola dei nostri terribili tempi, che parla di chi ha dovuto lasciare la propria casa, in cerca di un futuro e di speranza, in tutti i tempi, in tutti i luoghi: il sogno di un bambino che attraversa questo lungo viaggio come fosse un circo pieno di pagliacci e di strane figure, fino ad arrivare alla Terra dei Bambini Morti che aspettano il Messia e la Resurrezione.
L'allegoria visionaria dei nostri giorni scritta da Hanoch Levin, drammaturgo israeliano, uno degli autori più grandi del nostro secolo.
30.3.17
 

Io rifiuto





Teatro Tordinona 17 marzo 2017 
"Io Rifiuto"
Scritto e diretto da
Francesca Romana Miceli Picardi
Interpretato da
Marina Cappellini
Manola Rotunno
Aiuto Regia e Tecnico audio luci
Lara Panizzi
Trucco ed effetti
Marzia Croce

Sinossi
Carolina e Carmela non si conoscono.
Ma si ritroveranno a condividere lo stesso spazio, lo stesso "risveglio".
Due donne agli opposti: caratterialmente e fisicamente.
Due donne del Sud, con lo stesso destino: rifiutate e finite nei rifiuti.

Note di regia
Il Sud e' una terra dove le montagne sembrano giganti sonnecchianti e il mare e' un testimone muto.
Tutti ne parlano, pochi lo conoscono veramente.
"Il silenzio e' d'oro" non e' solo un proverbio. Parlare, reagire, rifiutarsi sono tre verbi che fanno rima con pericolo e paura. Ancora oggi.
La storia di Carolina e Carmela e' una ferita che ogni meridionale si porta dentro. Nonostante le lotte e i grandi personaggi che si sono ribellati alla mafia e a quella cosa sporca, che si chiama omertà'.
Due storie "piccole" e dolorose.
Due donne forti e schiacciate, unite in un viaggio onirico, tenero, tragicomico, straziante e irriverente come sa esserlo solo la morte.
Specialmente se a parlare sono i morti "nascosti bene".
Quelli che mai nessuno troverà, quei morti che non avranno mai voce.
Racconto il mio Sud, quello che non vorrei esistesse.
Perché il Sud e' una Donna caparbia e bellissima, senza trucco e con i capelli ricci. Cammina scalza e ha troppe ferite sotto i piedi.
Racconto due anime che hanno scelto di combattere.
24.3.17
 

Conferenza Stampa Barbareschi

Teatro Eliseo 15 Marzo 2017
Conferenza stampa
"A causa dell'inerzia delle istituzioni e delle promesse eluse", il direttore artistico Luca Barbareschi annuncia "la chiusura del Teatro Eliseo". I dettagli sono spiegati in una conferenza stampa convocata per il 15 marzo nella sede del teatro romano. Qualche giorno fa Barbareschi aveva rivolto un appello al ministro della Cultura Franceschini. "Se non saranno rispettati i patti, tra due o tre giorni il Teatro Eliseo chiude, anche se fa il tutto esaurito". "So del coraggio e della passione che Barbareschi ha messo nel rilancio dell'Eliseo e apprezzo anche la qualità della programmazione. Conosco anche le difficoltà economiche del Teatro ma non sono dotato di bacchetta magica", aveva replicato il ministro. "Io posso operare solo nell'ambito della legge e delle regole del Fus. Dentro queste regole, e soltanto dentro queste regole, farò il possibile, come mi auguro si impegnino a fare gli altri livelli istituzionali e soprattutto quei privati che hanno a cuore il futuro di un grande teatro romano".
23.3.17
 

After the end

Teatro Tordinona  al 4 marzo 2017



AFTER THE END
di Dennis Kelly
traduzione Monica Capuani
diretto e interpretato da Tommaso Capodanno e Silvia Gussoni 
produzione Area06

After the end di Dennis Kelly, capolavoro della drammaturgia inglese contemporanea, diretto e interpretato dagli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” Tommaso Capodanno e Silvia Gussoni.
Dopo un devastante attacco terroristico, Louise si sveglia all’interno di un rifugio antiatomico. A portarla in salvo è stato Mark, amico e collega di lavoro, che per garantire la sopravvivenza di entrambi assume il controllo delle provviste accumulate nel bunker, dove la coppia rimarrà segregata finché le notizie trasmesse alla radio non scongiureranno il pericolo di contaminazioni nucleari. Nell’attesa del cessato allarme le giornate trascorrono lente, fra continui battibecchi e interminabili partite a Dungeons & Dragons. Ma le cose saranno andate veramente così...?
Un testo dal ritmo serrato, che indaga con irresistibile humor gli aspetti più torbidi della paura e dell’amore, e che attraverso un meccanismo teatrale inesorabile sa arrivare allo spettatore acuto e tagliente... come un coltello
15.3.17
 

Dimmi che mi ami

Teatro Vascello 6 marzo 2017 | DANZA
DIMMI CHE MI AMI
coreografia Simona Cieri
soggetto Rosanna Cieri
musiche originali Daniele Sepe
disegno luci Rosanna Cieri
costumi Marco Caboni
danzatori Veronica Abate, Martina Agricoli, Andrè Alma, Maurizio Cannalire, Simona Gori
regia Rosanna e Simona Cieri
produzione  Motus Danza

MOTUS anticipa la Festa della Donna
"DIMMI CHE MI AMI" DI MOTUS UN GRIDO D'ALLARME CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE
La "danza scomoda" dei MOTUS è di nuovo impegnata in una battaglia nazionale per denunciare quella che può essere definita una vera e propria strage. Con "Dimmi che mi ami", in scena al Teatro Vascello di Roma il 6 Marzo 2017 ale ore 21, la Compagnia lancia un grido d'allarme contro il femminicidio, fenomeno in aumento che registra in Italia una vittima ogni due giorni e mezzo e che, nella maggioranza dei casi, è perpetrato da un familiare o da una persona con cui la vittima ha avuto una relazione.
Addentrandosi nelle cause e nei meccanismi psicologici che conducono gli uomini ad arrogarsi diritto di vita o di morte sulle loro compagne, MOTUS analizza la diminuzione della percezione di realtà che viene dall'attutirsi del sentire e dall'incapacità di avvertire il valore delle cose, tipiche del mondo contemporaneo in disgregazione. In un contesto affettivamente precario, la ricerca di amore assume la connotazione di un affannoso e spasmodico inseguimento per raggiungere il possesso dell'altro, come unico sbocco possibile ai propri conflitti interiori. E la violenza contro le donne diviene "uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini" come sancisce l'Assemblea Generale Onu.
I comportamenti amorosi ambientati in questa cornice sgangherata, sono fotografati da MOTUS come surrogato di certezze che non ci sono, in grado di sopperire a bisogni esistenziali che altrove non possono essere soddisfatti. E allora sulla scena si alternano varie solitudini, dal bisogno di tenerezza all'esibizionismo, dalla ricerca spasmodica del partner, alla violenza del tutti-contro-tutti. Ma più di tutte domina la solitudine delle donne che subiscono violenza (6 milioni e 788 mila, solo in Italia, secondo i dati Istat 2015) spesso incapaci di denunciare i propri carnefici e non sufficientemente tutelate anche quando trovano il coraggio di denunciarli. La stessa solitudine di Giordana Di Stefano, danzatrice appena ventenne, accoltellata e uccisa a Nicolosi il 7 Ottobre 2015 dall'ex fidanzato che aveva denunciato per stalking, alla quale MOTUS dedica lo spettacolo.
Interpretato da Veronica Abate, Martina Agricoli, Andrè Alma, Maurizio Cannalire, Simona Gori, su coreografie di Simona Cieri e regia di Rosanna e Simona Cieri, lo spettacolo è frutto della collaborazione con il compositore napoletano Daniele Sepe, uno degli autori più interessanti e prestigiosi del panorama nazionale, che firma le musiche originali.
14.3.17
 

Zombitudine

Teatro India, 5 marzo 2017
Zombitudine
testo, regia, interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano
scene e costumi Alessandra Muschella
ideazione luci Marco Fumarola, Daniele Passeri
luci Omar Scala, Matteo Selis

produzione Frosini/Timpano Kataklisma
coproduzione Teatro della Tosse
Fuori Luogo, Teatro dell’Orologio / Progetto Goldstein
Accademia degli Artefatti
con il sostegno del Teatro di Roma nell’ambito del progetto “Perdutamente”

Qualcosa sta arrivando. La minaccia è là fuori, il teatro ultima porzione riparata di terra in cui rifugiarsi nell’attesa della Loro venuta. Ma Loro chi? Gli zombie, i rivoluzionari, la Morte? Un evento straordinario che cambierà la storia? Non lo sappiamo. Non lo sa il pubblico, lo ignorano un uomo e una donna assediati sul palco in logorante e beckettiana attesa. Forse sì, davvero stanno arrivando gli zombie. Ma non sono esseri mostruosi e imputriditi dalle tombe. Siamo noi. Automi caracollanti, burattini che si trascinano già morti lungo traiettorie claustrofobiche e obbligate, sui binari in decomposizione di questa società frenetica e insensata dove pericolo e salvezza sono la stessa cosa e i vivi e defunti hanno lo stesso inutile afflato rivoluzionario.
14.3.17
 

mumble mumble...

Teatro Tordinona 8 Marzo 2017
mumble mumble...
ovvero confessioni di un orfano d’arte
di Emanuele Salce e Andrea Pergolari
con Emanuele Salce e Paolo Giommarelli
regia Timothy Jomm
organizzazione Fabrizio perrone
distribuzione altra scena
ufficiostampa Rocchina ceglia
foto di scena Dania martino
costumi Giulia Elettra francioni
grafica e materiali Compagnia della corte
Si ringraziano Giuseppe Marini e Società per Attori

Mumble Mumble è un racconto in tre tempi in cui Emanuele Salce narra impudicamente le vicende di due funerali e mezzo (e le gesta dei protagonisti che in quei giorni si distinsero...).

Nel primo, quello di suo padre Luciano, quando aveva poco più di vent'anni e, reduce da una nottata di eccessi etilici, si trovò a dover gestire da solo l'accadimento affrontando, nelle condizioni peggiori, una realtà a lui sconosciuta ed assai scomoda fra para-parenti a caccia di lascito, addetti alle onoranze funebri che lo inseguivano con cataloghi di bare e la ragazza per cui spasimava che non gli si concedeva.

Nel secondo, quello di Vittorio Gassman, marito di sua madre, vissuto da trentenne più lucido e consapevole, in cui si assiste ad un vero e proprio Carnevale del sacro e del profano, fra autorità politiche improbabili e presenzialisti d'ogni risma: dai colleghi minori, a venditori d'automobili, religiosi frustrati, furfanti che nella calca stappavano bottiglie di vino pregiate per concludere il tutto con la semifinale degli Europei del 2000 Olanda - Italia con scene da stadio.

Nel terzo (metaforicamente) il suo: vissuto attraverso l'incontro con una bionda australiana e una défaillance occorsagli in un museo di Sydney, con un finale in crescendo, fino a giungere ad una vera e propria liberazione non solo simbolica. A fare da contraltare in scena lo spettatore-regista Paolo Giommarelli, ora complice, ora provocatore della confessione, passando con candida disinvoltura da Achille Campanile a Petrarca fino ad un trattato di procto-gastroenterologia.

Il racconto conclusivo dello spettacolo, che narra dell'incontro tra il protagonista e una bionda australiana, seguito da un'imbarazzante defaillance, ha catturato l’attenzione di Sandro Veronesi che, nel suo ultimo romanzo “Terre rare” scrive: “La storia narrata nel capitolo dieci della prima parte non è farina del sacco dell’autore, è una cover dello strepitoso monologo autobiografico di Emanuele Salce contenuto nel suo spettacolo intitolato Mumble mumble – ovvero confessioni di un orfano d’arte (di E. Salce e A. Pergolari). Oltre al ringraziamento per il permesso di rielaborarla, l’autore gli rivolge tutta la propria ammirazione”.

Sinossi
Mumble mumble – ovvero confessioni di un orfano d’arte nasce nel 2009, quasi per caso, quando la direzione artistica di un teatro privato milanese, dopo avermi visto in un’intervista tv, mi offrì di fare una serata nel loro spazio estivo. “Vorremmo conoscerla artisticamente” fu la proposta. Non mi era mai successo in precedenza, facevo l’attore seriamente da poco ed avevo fatto solo duetre spettacoli prima d’allora (di cui la metà trascurabili…). Ero molto gratificato e spaventato al tempo stesso. Potevo fare quello che volevo mi dissero: “qualcosa dal suo repertorio (io non avevo un repertorio), una lettura, scelga lei…”. Il primo istinto fu quello di cercare supporto nei classici: “La mite” di Dostoevskji era sempre stato uno dei miei racconti preferiti. Optai per quello senza indugi. Ma poi, per enorme senso di gratitudine verso questi signori sconosciuti che mi offrivano questa inaspettata e gratificante possibilità, tornai sui miei passi e, ritenendo di dover fare qualcosa di più per poter contraccambiare adeguatamente la generosa offerta, aprii il rubinetto dei miei ricordi più intimi senza indugi e venne fuori tutto, tutto ciò che avevo di più intimo dentro di me: ricordi di persone care scomparse, momenti intimi di quasi felicità come momenti imbarazzanti. Tutte esperienze di vita vissuta in prima persona, da me. Ma pochi giorni prima dell’andata in scena, accadde l’inaspettato. Lo stesso teatro che mi aveva tanto cercato, ingaggiato e tanto incoraggiato a farmi conoscere artisticamente presso il suo spazio, decise di censurarmi! La direzione artistica ritenne infatti volgare ed impresentabile il mio terzo racconto, si dissero scandalizzati ed offesi da alcuni riferimenti scatologici in esso contenuti. Inutile dire che ci rimasi malissimo. Non riuscivo a farmene una ragione. Il mio produttore mi disse di non farne un dramma e che mi avrebbe offerto di metterlo in scena comunque per qualche serata all’interno di una sua rassegna di testi inediti che si sarebbe tenuta qualche mese più tardi. E lì accadde l’imponderabile, lo spettacolo ebbe un successo insperato (almeno da me), registrammo persino degli esauriti e ci fu proposto di replicare per tutta la settimana successiva. A Roma si sparse in fretta la voce che accadeva qualcosa di molto interessante nel nostro teatrino, venne chiunque, dai colleghi agli impresari. Finché uno di questi decise subito di prenderlo e metterlo nel suo cartellone l’anno successivo. Da lì parte l’avventura di questo piccolo spettacolo che finisce per diventare così quasi grande e ad andare in scena ancora oggi, dopo cinque stagioni, girando l’Italia con enorme consenso di pubblico ed innumerevoli recensioni positive. A volte si dice che nella vita, quando si chiude una porta poi si apre un portone. Per noi andò proprio così. E per certi aspetti devo molta gratitudine a quella censura. Senza di essa non avrei mai partecipato alla rassegna di testi inediti e lo spettacolo sarebbe nato e morto quella stessa sera.
Per la cronaca, quel teatro ha interrotto la sua programmazione pochi anni dopo, mentre il mio racconto, oggetto di scandalo e censura, è finito nell’ultimo romanzo di Sandro Veronesi con tanto di dedica e complimenti.
Emanuele Salce

Un atto unico per tre storie irripetibili, il cui narratore, per molto tempo, era rifuggito dalla vita di quei palcoscenici di cui nemmeno voleva sentire l’odore. Questo è Mumble Mumble di Emanuele Salce, Confessioni di un orfano d’arte, e due sono i padri: quello naturale è Luciano Salce, quello putativo è Vittorio Gassman. Ed è proprio a causa di questo doppio, turbolento “magistero”, rimpianto e temuto insieme, che l’attore si ritrova alla perpetua ricerca di una trama; e per la medesima ragione, egli prova a nascondersi dietro la potente verità di Dostoevskij, finché un vero amico-regista (Paolo Giommarelli) gli dice di lasciar perdere, perché nulla avrebbe senso, niente sarebbe reale, se non lui stesso. Lasciati andare! lo esorta. Dapprima quello finge di non capire, poi si persuade senza crederci appieno, infine si tuffa a corpo vivo nella sua trascorsa esperienza. E la memoria si riattiva a partire da una piovosa alba di dicembre quando, rientrato da una nottata di alcool e di bagordi, Emanuele viene investito da una torrenziale segreteria telefonica, che lo avvisa, a più voci, della morte di Luciano, del padre accanto a cui egli sapeva sorridere. Quel figlio ha appena ventidue anni ed è la prima volta che un lutto primario lo colpisce d’improvviso alla schiena. La scena che segue è comicamente italiana, ambientata nella casa dove l’Artista si è da poco spento, tra amici di famiglia, becchini e para-parenti che si condolgono con l’unico orfano, presente e confuso dinanzi alla parata della morte. Ed è tutto molto ridicolo, come la morte in verità è, qualora la si voglia raccontare per filo e per segno. Come sarà epicamente, buffamente solenne l’uscita di scena del padre-mattatore. Stavolta è Estate piena e per l’occasione, attorno alla salma di Vittorio Gassman, si accalca una folla di colleghi e di comprimari, di politici e di prelati, tutti a sommergere, quasi a tacerlo, il naturale patimento di moglie e figli. In quell’appartamento al centro di Roma il Potere e le Arti, autentiche o meno che fossero, andranno a braccetto per un intero pomeriggio di esibito dolore, litigandosi il primato del Congedo, l’estremo saluto all’Attore “mai impallato”.
E così, di ricordo in ricordo, sorvolando storie e personaggi con la sicurezza di un equilibrista che saltelli sul filo di una ironia sublime, l’Orfano di due Padri rivive i momenti più grotteschi dei due funerali, dove si inseguono personaggi improbabili o bizzarri, Carneadi o celeberrimi, falsamente eloquenti o clamorosamente grotteschi. Un carosello surreale di sacro e di profano, dove si è morti e dove si muore dal ridere. Uno spaccato di vizi e virtù del nostro paese che Emanuele Salce rende allo spettatore con quella maestria, in parte ereditata e in parte reinventata per sopravvivere, comunque provocatoria, alta e bassa, fulminea e immota. Un paradossale autodafé laico con un finale catartico, che ci libera dai demoni e dagli angeli della nostra immaginazione, con due attori bravissimi nel loro inesausto spalleggiarsi e con un pubblico travolto dallo stupore, dal divertimento, dal grande stile. E in nome di Luciano Salce e di Vittorio Gassman, vengono richiamati versi e prose di Francesco Petrarca e di Achille Campanile, la Poesia e il Sarcasmo italiani, fino al racconto che chiude lo spettacolo, dell’incontro tra una seducente giovane australiana e il nostro protagonista. Mumble mumble non annoia nemmeno per un secondo, e mai tradisce la più sfolgorante tradizione della commedia in cui morte e vita, per decenni, hanno coabitato, con vista sul mondo, sulla bellezza, sull’eleganza d’autore.  di Giuliano Compagno
13.3.17
 
 
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