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Disponibili i risultati definitivi di Nassa Teatrale 2015

Ficcasoldi

Teatro Tordinona 22 Gennaio 2015
 FICCASOLDI
di Rosario Mastrota
con Dalila Cozzolino, Andrea Cappadona e Gianni Spezzano
In scena Dalila Cozzolino, Andrea Cappadona e Gianni Spezzano a raccontarci la storia di Ettorino, un barista, che ha accolto nel suo bar diverse slot machines: in tempo di crisi fare solo caffè non è molto retributivo. Qualcuno ritorna spesso, qualcuno è di casa. Un uomo senza nome, un Ficcasoldi, vive la deteriorante ascesa della ludopatia, l’erosione dell’autocontrollo, l’impossibilità di venirne fuori, ficcando la sua vita, pezzo dopo pezzo, nella macchinetta infernale. L’ebbrezza del gioco apparirà più fragile dell’altra malattia celata nel bar: un’organizzazione malavitosa gestisce quel business, trasformando le slot in casseforti di denaro da riciclare. È dalla realtà che parte questa storia. Parte da un pomeriggio di fine giugno, affacciati alla finestra per un incontro casuale, vediamo una ditta di traslochi che impacchettava libri in scatole di cartone.
Focalizziamo meglio l’attenzione e vediamo che gli operai vanno e vengono da quella che prima era una libreria, la mitica libreria di filosofia. I proprietari in un angolo, a testa bassa, consegnano le chiavi ad un rossiccio signore, l’unico sorridente. Fino all’ultimo libro respirammo quella condanna, poi il camion partì e ne arrivò un altro, lucido, splendente.
Scesero degli operai in nero, scaricavano slot machines. L’insegna verde “libreria” venne staccata con rapida facilità da due ometti calvi, altri due, capelloni, attaccarono la nuova mastodontica insegna rosso e nera, la scritta cancellò la nostra speranza: Las Vegas era nostra dirimpettaia. All’inaugurazione, la stessa sera, c’era una moltitudine di gente, ci apparvero tutti uguali, fotocopiati. I nuovi clienti. Era la sesta sala slot del quartiere, la centesima della città. I conti in Italia decidemmo di non farli, sarebbero stati fantasmagorici.
La difficoltà maggiore quando si cade nel vortice del gioco da dipendenza è uscirne, è quasi sempre impossibile. Esistono delle possibilità, dei gruppi di ascolto, alcune forze di volontà, ma mai definitive. Pertanto l’obiettivo primario di questo progetto muove dal mostrare una fenomenologia dilaniante che schiavizza chi ci si intrappola. Di seguito far luce sulla gravitazione della criminalità organizzata in questo “gioco” e la sua intoccabilità. Ficcasoldi, fa parte di un progetto più ampio che la Compagnia Ragli sta portando avanti da tre anni.
Un processo di smitizzazione della ‘ndrangheta. Smitizzare vuol dire rimpicciolire l’ego spettacolare dei malviventi, chiunque essi siano. Pare che l’Italia operi esattamente il processo opposto: esalta la fama del cattivo. Gli show e l’esaltazione dell’efferatezza di boss quali Riina, casalesi o maglianesi, allontana ogni speranza. Noi proviamo a partire da un’altra visione dell’eroe. Per noi l’eroe è lievemente più debole. Soffre e vive il male. Oppure ci abita dentro e non lo sa, quindi non lo sa neanche combattere. I deboli, come Carletta, la scema del paese che denuncia un rapimento famoso in L’Italia s’è desta o il panettiere innamorato che uccide per la sua donna due usurai che gli chiedono il pizzo e viene arrestato, in Panenostro, o ancora il patto di amicizia e novità amorosa che due figli omosessuali di boss stipulano rompendo le sacre regole della ‘ndrangheta in Salve Reggina!, si animano nel meccanismo teatrale, inventato e semplice: combattere la piaga è innato, basta solo sapere di poterlo fare. Il nostro secondo obiettivo è questo: reagire.
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Troilo e Cressida

Casa delle Culture 17 gennaio 2015
 TROILO E CRESSIDA
Storia tragicomica di eroi e di buffoni
di Alessandro Paschitto (ri)scritto pensando al “Troilo e Cressida” di W.Shakespeare regia: Mario Autore, Eduardo Di Pietro con: Mario Autore, Annalisa Direttore, Martina Di Leva, Michele Iazzetta, Cecilia Lupoli, Alessandro Paschitto elaborazioni musicali: Mario Autore
L’idea alla base dell’allestimento si riferisce all’elaborazione rituale del materiale primario adoperato sia nel “Troilo e Cressida” di Shakespeare che nella riscrittura qui utilizzata, vale a dire il mito. Il racconto della guerra di Troia ha un valore fondante per la civiltà occidentale e, più in generale, la mitologia greca offre un sistema di ordinamento e strutturazione del mondo straordinariamente articolato. Così l’azione scenica prende dichiaratamente vita dalla fonte di trasmissione culturale più diffusa ed efficiente alternativa all’oralità, la pagina scritta. La carta è stata ed è un tramite vitale per i più differenti tipi di narrazione, compresa quella mitologica e la drammaturgia: qui si fa humus e materia generatrice di figure teatrali, sparsa ai piedi degli attori a continuo sostegno dei corpi e delle azioni. Con essa l’inchiostro, sostanza scrivente, persegue questa medesima suggestione, a rendere inoltre le persone in scena supporti espressivi in analogia con i fogli impiegati, arricchendo la comunicazione attorale. Infine l’elemento rituale catartico per antonomasia, l’acqua, che si fa portatrice delle istanze di purificazione, di cancellazione in opposizione all’inchiostro, come due forze, una costruttiva e una distruttiva, due energie da cui si genera il conflitto, la vita e la sua negazione.
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Dall'alto di una fredda torre

Teatro Argot Studio 14 GENNAIO 2015
 DALL'ALTO DI UNA FREDDA TORRE
di Filippo Gili
regia Francesco Frangipane
con Massimiliano Benvenuto, Ermanno De Biagi, Michela Martini,
Aglaia Mora, Matteo Quinzi, Barbara Ronchi
scenografia Francesco Ghisu
cortumi Sabrina Beretta
musica Jonis Bascir
luci Giuseppe Filipponio
si ringrazia Laura Fronzi, Serena Franco, Paolo Meglio, Lorenzo Cicconi Massi, Matteo Nardone, Carrozzerie n.o.t
Dopo la felice esperienza di Prima di andar via, si è deciso di continuare questo intenso percorso drammaturgico e teatrale con un nuovo progetto Dall’alto di una fredda torre. Una seconda tappa in cui si vogliono affrontare le stesse tematiche, ovvero la vita e la morte, il destino e il libero arbitrio, partendo da uno stesso contesto, la famiglia, ma addentrandosi per sentieri fin qui inesplorati.
Se in Prima di andar via la morte viene vista come possibilità di salvezza e il protagonista la invoca in nome della libertà e della volontà di poter essere artefice del proprio destino, assumendosi la responsabilità degli effetti devastanti che questa scelta provocherà nelle dinamiche sociali, ora in Dall’alto di una fredda torre l'attenzione si sposta sull’angoscioso dilemma se sia giusto o no incidere sul destino degli altri, se sia lecito sostituirsi al fato, ponendo i protagonisti di fronte alla facoltà/responsabilità di dover decidere se far Vivere e/o far Morire un uomo, facendosi carico di tutta la questione morale e sociale che ne consegue. Anche in questo caso quindi si vogliono affrontare grandi temi universali, focalizzandoli in un contesto più piccolo, La famiglia.
Un microcosmo che ci permette, proprio grazie alla riconoscibilità di situazioni familiari quotidiane, di predisporre il pubblico ad un meccanismo automatico d’immedesimazione e di catarsi.
Tutto ciò facilitato da un’idea di allestimento che continua a tenere il pubblico dentro la scena, che accompagna lo spettatore per mano dentro la storia stessa e lo induce a condividere le emozioni dei personaggi, tanto da farsi carico delle domande e dei dilemmi che travolgono i protagonisti.
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Chi ama brucia

Teatro Tordinona 16 Gennaio 2015 Ortika presenta
CHI AMA BRUCIA
Discorsi al limite della Frontiera
Ideazione e regia Alice Conti
Testo Chiara Zingariello
Drammaturgia Alice Conti e Chiara Zingariello
Disegno luce, audio, scene e grafica Alice Colla
Musiche Elia Pedrotti
Costumi Eleonora Duse
Assistenza scene Giuseppe Cipriano
Assistenza produzione Valeria Zecchinato
Assistenza video Giuseppe Glielmi
Riprese video Luigi Zoner
in scena Alice ContI
Da qui. Da un paesaggio che ci battezza. Dalla città fantasma dentro la città reale. Dal C.I.E. - Centro di Identificazione ed Espulsione per stranieri; in Italia mezzo milione di persone vi sono passibili di internamento fino a 18mesi. I clandestini, una categoria che questo luogo serve a creare e che non esiste se non in relazione a questo luogo. Il Campo crea e rinomina attraverso le sbarre i corpi delle persone che confina; c'è un destino nell'assegnazione di uno spazio. La Crocerossina in uniforme d'accoglienza ci guida dentro il suo campo da gioco, danza paternalista i turni, canta chiusa in ufficio, dalla radio le voci dei prigionieri. Un viaggio dentro il Campo, le sue regole e il suo linguaggio orwelliano, dentro uno sguardo ravvicinato e miope sull'altro. Il Campo introduce nello spazio civile della città un'eccezione inquietante e antica: le persone vi sono recluse non per qualcosa che hanno fatto ma per qualcosa che sono.
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Alba

Teatro Studio Uno 15 Gennaio 2015
 ALBA
di Maria Teresa Berardelli
con Daniele Natali e Aurora Peres
regia Maria Teresa Berardelli
aiuto regia Camilla Brison
Lui, Lei. Un bar. Il primo incontro, la prima alba. E poi la fine.
Lui, Lei. Un bar, lo stesso bar. S’incontrano, ci riprovano. Poi di nuovo la fine.
Lui, Lei. Una storia. Sono loro a raccontarla. La agiscono e la narrano, dialogando apertamente con il pubblico. Entrano ed escono dalla storia per capirla, accettarla, superarla.
Lui, Lei. Ancora quel bar. La terza alba.
La bellezza di essere lì, insieme. Nient’altro.
Lui e lei. Sono i protagonisti di una vicenda che li riguarda fin dal primo riconoscimento di superficie, li accompagna attraverso una scoperta reciproca, crescente, li abbandona in un’assenza imprevista, quasi sempre illacrimata quanto vera e intensa come sono soltanto gli addii.
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Didone

Teatro Stanze Segrete 13 GENNAIO 2015
Anadunè presenta "DIDONE"
Di Giuseppe Manfridi Con Marina Guadagno e Fabrizio Pucci Regia di Fabrizio Pucci
Ovidio cerca Didone nell`Ade, le parla e permette alla regina suicida di ripercorrere il suo dramma di amore e di abbandono con Enea. Ma la Didone che Ovidio incontra nel regno dei morti non è una pallida ombra, né una donna placata dal trapasso, che vede la vita e le passioni con il distacco di chi vive una nuova dimensione... Didone resta una figura di carne e sangue, la cui passione non si è spenta con la morte, e che vive la sua tragedia con immutato furore e con immutato amore per l`uomo che l`ha abbandonata... Una figura che rimane a metà tra il mondo dei vivi e quello dei morti, "...metà qui e metà lì..."
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Antropolaroid

Teatro dell’Orologio 9 Gennaio 2015
 ANTROPOLAROID
di e con Tindaro Granata
scene e costumi Margherita Baldoni, Guido Buganza
rielaborazioni musicali Daniele D’angelo
suoni e luci Matteo Crespi
Inquietante, cupo, doloroso, ma insieme anche buffo e comico, lo spettacolo di Tindaro Granata racconta di figure familiari, attraversando le generazioni e le epoche. Sullo sfondo c’è sempre la Sicilia, da cui il protagonista si allontana con il proposito di andare a Roma, diventare attore, e fare del cinema. Lo spettacolo racconta di figure familiari, attraversando le generazioni e le epoche. Sullo sfondo c’è sempre la Sicilia, da cui il protagonista si allontana con il proposito di andare a Roma, diventare attore, e fare del cinema. Tindaro Granata passa attraverso i decenni in molteplici ruoli, ad ogni età, maschio e femmina, tra giochi, balli, lavoro, relazioni familiari, paure, brevi passaggi ogni volta a comporre dialoghi, legami, situazioni, lui solo e tanti: davvero magnifico. Ciò che caratterizza “Antropolaroid” sta nell’utilizzo di una tecnica, antica, come quella del “cunto”, che viene scomposta e il meccanismo del racconto viene sostituito dalla messa in scena dei dialoghi tra i personaggi del racconto. Non vengono narrati i fatti, ma i personaggi parlano tra di loro e danno vita alla storia.
TRAMA: Francesco Granata nel settembre del 1925 si impicca perché scopre di avere un tumore incurabile. La moglie incinta, sola, si reca spesso al cimitero per bestemmiare sulla tomba del marito. Il figlio Tindaro Granata, nel 1948 viene implicato in un omicidio di mafia, ordinato da un noto mafioso di Patti. Maria Casella nel 44 si innamora di Tindaro che incontra a una serata di ballo organizzata da suo padre per presentargli il suo futuro sposo, un ufficiale tedesco. La giovane si oppone al matrimonio, scappa con Tindaro, facendo la “fuitina”. Teodoro Granata nasce l’anno dopo. Diventato adulto, Teodoro emigra in Svizzera. Tornato in Sicilia sposa Antonietta Lembo e con l’aiuto del Signor Badalamenti apre una falegnameria. Tindaro Granata nasce nel settembre del 78. Adulto, parte per il servizio militare, si imbarca per due anni sulla nave Spica, e qui incontra il nipote del boss del suo paese di origine, Patti. Il giovane Tino (nipote del boss) dopo che il padre viene indagato per delitti di mafia si confida con Tindaro. Ma questo è il giorno in cui Tindaro parte per Roma, vuole diventare un attore. Tino si suicida, impiccandosi.
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XXX Pasolini

Teatro Tordinona 14 Gennaio 2015
XXX PASOLINI
drammaturgia / regia / scena Fabio M. Franceschelli
interpretazione: Francesca La Scala, Carlotta Piraino, Alessandro Margari, Alessandro Porcu, Matteo Davide
video Riccardo Palladino
produzione Ass. Cult. amnesiA vivacE - Ass. Cult. Figli di Hamm
SPETTACOLO FINALISTA AL PREMIO DANTE CAPPELLETTI 2011
Un omaggio a Pasolini, ma anche un “furto” a Pasolini. Qualcuno diceva che i maestri vanno copiati, ma se pur non si volesse aderire a tale massima, se pur si volesse evitare un consapevole ladrocinio dei prodotti artistici e intellettuali di Pasolini, dovremmo comunque fare i conti su un immaginario contemporaneo che di forme, idee, questioni, sensibilità derivate dall’immensa produzione pasoliniana è incredibilmente costituito.
Oggi parlare di contemporaneo è anche e sempre – volenti o meno - parlare di Pasolini. È quindi il mio immaginario ”pasoliniano” che dà vita a XXX PASOLINI, cibatosi principalmente di Petrolio, ma anche di Salò, Teorema (e teoremi), Ragazzi di Vita, Lettere Luterane. XXX PASOLINI parte da Petrolio per dimenticarlo subito, parte da Pasolini per poi metterlo in secondo piano, nell’intenzione di non “sporcarlo”, di non fraintenderlo, di non tradirlo. XXX PASOLINI pone, invece, me stesso in primo piano. Me stesso significa molte cose: il mio gusto, capacità e limiti di autore e regista teatrale; la mia conoscenza di Pasolini uomo e dell’arte pasoliniana (teatro, narrativa, poesia, saggistica, giornalismo, cinema). Una produzione sconfinata e una altrettanto sconfinata presenza pubblica (anche suo malgrado), rendono “tragicamente” parziale ogni mio tentativo di profonda conoscenza. Resta, appunto, il mio immaginario, limitato rispetto al “reale” ma comunque a sua volta reale, esempio (tra i tanti) di come questo artista unico venga elaborato e vissuto e “rifratto” più di trentacinque anni dopo la sua morte. Infine, la bulimia produttiva di Pasolini non può che essere segno di una personalità - o identità – multiforme, scissa, frantumata, contraddittoria.
Qualunque discorso su Pasolini deve partire da ciò, deve saper abbandonare «l’ossessione dell’identità» e accettare che «la dissociazione è ordine».
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Le stanze di Pasolini

CSC 13 Dicembre 2014
Le stanze di Pasolini
saggio di recitazione degli allievi del 2° anno del centro sperimentale di cinematografia
regia Mario Grossi
Quarant’anni è un tempo sufficiente per riscoprire un autore dall’identità sfuggente e senz’altro poliedrica.
A settembre abbiamo cominciato a vedere, leggere e sentire cose di e su quest’autore ed abbiamo provato a farcene un’idea personale nella complessità; ecco perché l’idea di proporre una sorta di viaggio tra alcune delle sue opere che affrontano e propongono dei soggetti e addirittura “stili” differenti in un viaggio tra “le stanze” e ambienti immaginari.
A cura di Mario Grossi
Interpreti: Mily Cultrera, Alessio Del Mastro, Maria Chiara Giannetta, Federica Gumina, Alessandro Minati, Ester Pantano, Leonardo Pazzagli, Nick Russo, Federica Sabatini, Eduardo Scarpetta, Antonio Spagnuolo, Filippo Tirabassi
Assistente alla regia Valentina Bellè
Grazie per la collaborazione a Gabriella Borni, Ciro Caravano, Massimiliano Dezi. Allo staff di Ed alla direzione del csc.
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Sulla felicità

Teatro Vascello 12 dicembre 2014
Associazione Sosta Palmizi presenta
SULLA FELICITÀ
ideazione coreografica e direzione artistica: Giorgio Rossi
autori e danz/attori: Mariella Celia, Eleonora Chiocchini, Olimpia Fortuni, Gennaro Lauro, Silvia Mai, Francesco Manenti, Daria Menichetti, Fabio Pagano, Valerio Sirna, Cinzia Sità, Cecilia Ventriglia
luci: Andrea Margarolo produzione: Associazione Sosta Palmizi
Undici interpreti selezionati tra i giovani allievi di Giorgio Rossi e Raffaella Giordano nonché Artisti Associati di Sosta Palmizi, per uno spettacolo dedicato alla felicità.
Un lavoro di confronto aperto su questo tema ha generato un percorso tra visioni personali e collettive di cosa potrebbe essere la felicità oggi. Confidando nell'espressività della danza, della musica e della parola, lo spettacolo con poesia e ironia, restituisce il senso di una felicità minacciata dalle logiche del consumo e del possesso. La felicità, considerata dall'autore e dagli interpreti come uno stato d'animo, può scaturire dal sentire la vita istante per istante in una dimensione corporea consensuale da opporre a una dimensione virtuale e fittizia legata al materiale.
La nostra condizione di esseri umani ci porta alla spasmodica ricerca della felicità. Siamo colti continuamente dal desiderio di esserci, da una volontà di partecipare ad un ordine più ampio. L'aspirazione, la contraddittorietà dell'uomo e la sua volubilità lo distinguono dal regno animale, lo spingono a confrontarsi costantemente con i propri limiti.
Lo spettacolo è frutto di uno studio in più tappe in cui sono emerse due istanze essenziali: condividere e accettare i nostri limiti con ironia. Semplicemente danzare, creando la possibilità di dare a sé stessi e agli altri qualcosa che si avvicini alla felicità, pur non avendo la pretesa di darne una rappresentazione esaustiva.
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Un uomo è un uomo

TEATRO TRASTEVERE 19 Dicembre 2014
UN UOMO è UN UOMO
di Bertolt Brecht
traduzione Giulia Veronesi
regia Lorenzo De Liberato
con
Tiziano Caputo | Jesse Mahoney
Matteo Cirillo | Uria Shelley
Alessandro De Feo | Galy Gay
Agnese Fois | Moglie di Galy Gay
Lorenzo Garufo | Sergente Fairchild
Stefano Patti | Polly Baker
Arianna Pozzoli | Vedova Begbick
Mario Russo | Soldato
Tommaso Setaro | Jeraiah Jip
musiche eseguite dal vivo da Tiziano Caputo e Mario Russo
disegno luci Matteo Ziglio
trucco Soraya Artese
si ringrazia per la realizzazione delle scene Cesare Angelici, Sabino Caputo e Ilenia Sbarufatti
grafica Stefano Patti
India, 1925
L’esercito inglese è arrivato a Kilkoa con circa centomila soldati pronti a marciare verso le frontiere settentrionali per fare guerra contro il Tibet. Durante una serata di bagordi, Uria, Jesse e Polly sono costretti ad abbandonare il loro commilitone Jip, dopo aver distrutto una pagoda per rubare i soldi delle elemosine. Con il rischio di essere fucilati i tre si imbattono in Galy Gay, scaricatore del porto di Kilkoa, un uomo che non sa dire di no. Per i tre soldati la soluzione è pronta: sarà lui il nuovo Jip.
All’interno del famigerato vagone–birreria della vedova Begbick, Uria, Jesse e Polly, con l’aiuto della vedova, mettono in piedi una farsa grottesca ai danni del malcapitato Galy Gay allo scopo di trasformarlo in un soldato, così da creare un perfetto rimpiazzo per il loro camerata.
“Un uomo è un uomo” di Bertolt Brecht è una fredda e cinica fotografia dell’imperialismo coloniale: la potente e inarrestabile forza capitalistica che corrompe e strumentalizza il proletariato. A distanza di pochi anni dalla teoria della relatività di Einstein, il drammaturgo tedesco racconta una storia terribile e comica sul potere di trasformare un uomo in un altro uomo.
Compagnia Marabutti
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Eva Unplugged

Teatro Argot Studio 18 Dicembre 2014
Dominio Pubblico presenta
Eva Unplugged
da Innamorate dello spavento di Massimo Sgorbani
con Federica Fracassi
regia di Renzo Martinelli
drammaturgia Francesca Garrola
audio e video Fabio Cinicola
luci Mattia De Pace
con il patrocinio di Next/Laboratorio delle idee
La fine della guerra, la fine di Hitler. Eva Braun, la sua compagna e moglie, aspetta questa fine. Eva che intreccia la sua storia con quella di Rossella O’Hara, protagonista di Via col Vento, il suo film preferito. Eva, una donna che sta per morire, innamorata di Hitler, fedele al suo amore fino all’ultimo istante.
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Antigone la principessa di Tebe

Teatro Tordinona 20 Dicembre 2014
 Compagnia dell'Arsenale presenta
ANTIGONE la principessa di Tebe
di Sofocle, regia Luciano Bottaro
Con la morte di Eteocle e Polinice, fratelli di Antigone, e con la vittoria dei tebani si è appena conclusa la guerra dei Sette. Creonte ha assunto il potere; contro il suo editto Antigone vuol dare e dà sepoltura al fratello Polinice, nemico della patria. La solitaria audacia della fanciulla, sprezzante dei prudenti consigli della sorella Ismene, è giustificata da una esigenza di pietàs. Un altro dei temi di questa messinscena dal forte taglio latino-americano, infatti le musiche sono dei sensuali tanghi, è il tema della giustizia che, usata in maniera sbagliata, può essere uno strumento di tirannia più che di democrazia. La giovane Antigone incarna un’idea possente di giustizia, un’ideale giustizia divina che, guardandosi bene dal rasentare i sofismi del caso, fa di questo personaggio di Sofocle un mio personaggio concretamente rivoluzionario.
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Al Pacino

Teatro della Dodicesima 12 Dicembre 2014
Racconti Teatrali Produzione spettacoli Presenta
Al Pacino
un racconto scritto e diretto da Pierpaolo Palladino
con Cristina Aubry
Può un mito restare tale anche se dallo schermo del cinema viene a sedere vicino a te? E’ possibile avere un rapporto ravvicinato, per quanto fortuito sia, con un divo che si è adorato fino a poco prima?
La vicenda comincia con Clara, una ragazza romana, che si presenta a Cinecittà a proporsi come comparsa per il set del famoso film “Padrino parte III°” diretto da Coppola e interpretato da Al Pacino. Lei è solo un volto nella folla, ma casualmente si imbatte proprio nel divo a cui fa una tale impressione da essere assunta alle sue dipendenze come segretaria particolare. Si troverà quindi per tutto il periodo delle riprese a vivere fianco a fianco con lui e con il suo cane Lucky Boy, a gestirne il camerino e ad essere il filtro tra lui e il resto del mondo. Una responsabilità semplice quanto angosciante per una ragazza non in carriera, che bada al proprio dovere come unica ancora di salvezza in un mondo a lei estraneo. L’orgoglio della ragazza e le ritrosie di Al fanno nascere tra i due di volta in volta slanci di tenerezza e senso di disagio, che aumentano col passare dei giorni, via via che la confidenza tra i due rischia di farsi più intima.
Il mito è tale se contemplato a distanza, da vicino resta solo l’uomo. E’ qui che nasce la storia di un rapporto singolare ma possibile, basato su una vicenda realmente accaduta.

www.raccontiteatrali.it
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Two woman, una storia qualunque

TWO WOMEN, UNA STORIA QUALUNQUE Di O.Lorenzano/G.Benatti Con G.Benatti /O.Lorenzano Regia di DueAllaPrima
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Supermarketfobia

SUPERMARKETFOBIA Regia: Domenico Casamassima Interpreti: Cristiana Mecozzi e Alessandro Giova
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