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Pre Occupazione


17.4.17
 

Risiko

Teatro della Cometa 6 aprile 2017
Risiko
Quell' irrefrenabile voglia di potere
di Francesco Apolloni
regia Vanessa Gasbarri
musiche Jonis Bascir
con Andrea Bizzarri, Tommaso Cardarelli, Guenda Goria, Antonio Monsellato, Luigi Pisani, Giulia Rupi
scene Katia Titolo
luci Corrado Rea
Primissimi anni '90. Risiko è la storia di un gruppo di giovani "yuppies" della politica che sono riuniti in un albergo per il congresso del loro partito, in occasione dell'elezione del loro nuovo segretario giovanile. Sono cinici, amorali, arrivisti, stemperano le differenze sociali e psicologiche nella comune smania di un potere che non sembra essere per loro niente di più o di diverso dello status symbol del telefonino o del tabellone del "Risiko", dove si conquista il mondo tirando ai dadi. Il sesso, la droga, la politica, la stessa vita altrui... tutto è gioco per questi bambini che si allenano a diventare i padroni di domani e i risvolti comici di cui la commedia è ricca non fanno che renderla più sinistra; sono giovani che non hanno nessuno scrupolo e non esitano ad abusare di una giovane cameriera per "sacrificarla" al dio potere.
Questa non vuole essere una commedia sulla politica, ma sul potere, e in particolare di come dei ragazzi si avvicinano ad esso, anche perché sembrerebbe che da Catilina fino ad oggi questo rapporto sostanzialmente non sia cambiato di molto ed è per questo che la commedia, al di là dei riferimenti contingenti, mantiene sempre una sua attualità.
L'azione si svolge nell'arco di un intero giorno. La scena rappresenta la stanza di un albergo di lusso, di un paese di provincia dell'Italia centrale, dov'è riunito il movimento giovanile di un partito politico non ben specificato.
16.4.17
 

La milite ignota

Teatro Tordinona 31 marzo 2017
Piccola Compagnia impertinente Presenta
LA MILITE IGNOTA
Con Ramona Genna
Regia di Pierluigi Bevilacqua

La sentenza della Fortezza da Basso, Bill Cosby, Sara Tommasi: abusi sessuali, fatti di cronaca e gossip. Queste le premesse de La Milite Ignota, la storia di un'aspirante attrice alle prese col provino più importante della sua vita. Dal finale a sorpresa. Il monologo doloroso e onirico di una donna a caccia di conferme. Su se stessa e sul proprio talento. Dove, naturalmente, ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.
Sabato 26 luglio 2008 alla Fortezza da Basso, a Firenze, succede qualcosa di terribile. Una violenza di gruppo ai danni una ragazza, poco più che ventenne. La giovane conosce alcuni di loro. La denuncia, le indagini, i rinvii a giudizio, i retroscena. Nel 2013 il Tribunale di Firenze condanna 6 imputati su 7, uno viene assolto, a 4 anni e mezzo di reclusione. La sentenza è del gennaio e sembra fare giustizia, a quasi 3 anni dall’inizio del processo. Un processo in cui il comune di Firenze si è costituito parte civile. Questa brutta storia sembra finire. Fino a quando i difensori dei 6 condannati ricorrono in appello. Nel marzo 2015 la Corte, ribaltando completamente la condanna, nelle quattro pagine della sentenza definisce la vicenda «incresciosa», ma «penalmente non censurabile». Secondo i giudici, la ragazza, bisessuale dichiarata, voleva con la sua denuncia «rimuovere» quello che considerava un suo «discutibile momento di debolezza e fragilità», ma «l’iniziativa di gruppo» non venne da lei «ostacolata». Scaduti i termini per il ricorso in Cassazione. La sentenza diventa definitiva. A luglio del 2016 sono state pubblicate le motivazioni. La milite Ignota è una pièce a metà tra cronaca e melodramma. La storia di una ex ragazza coraggiosa che oggi, così come ha scritto in una lettera, non desidera altro che l’oblio. Una vittima che ha deciso di nascondersi, dopo una lotta eroica. Una donna che sarebbe incivile, da parte nostra, dimenticare: la milite ignota.

Note di regia
Affrontare una storia come questa pone una questione di principio: da che parte stare.
Per quanto il teatro, nella drammaturgia così come nella regia, il più delle volte non prevedano questa possibilità.
La verità è che non si riesce a decidere.
Da entrambe le parti ci sono elementi che non riesci a decifrare, sia per la complessità legata al fatto di cronaca da cui è liberamente tratto, sia perchè non si può indagare in modo esaustivo la psicologia femminile di un personaggio come questo.
Abbiamo preferito farlo fluire, dare alla sua voce tutto, verità, alibi, omissioni, emozioni costruite o pure.
I martiri non hanno sempre ragione, non hanno sempre torto. Sono simboli.
piccola compagnia impertinente
3.4.17
 

Intorno a Salomé

Teatro Tordinona 25 Marzo 2017
INTORNO A SALOME’
regia 
VIVIANA DI BERT
con   
GIULIA PINZARI, 
STEFANO VILLANI, 
VALERIA DE MATTEIS, 
ANDREA FRAU, 
FILIZ ERCIYAS
ADRIANO GRECO

"Quel giorno il sole diverrà nero come un sacco di pelo, la luna diventerà come il sangue, e le stelle dal cielo cadranno sulla terra, come i fichi cadono dall'albero e i re della avranno paura."

Nel palazzo di Erode Antipa, dove egli vive con sua moglie, Erodiade, si sta svolgendo un banchetto che vede ospiti giudei, romani ed egizi.
La terrazza del palazzo è illuminata da una splendida ed incatevole luna, che presagirà all'ancella di corte e al Capitano delle guardie, perdutamente innamorato della principessa Salomè, ciò che il profeta Yokaanan annuncia dalla cisterna in cui è stato imprigionato.
Sventura e morte, in una partita a scacchi per il potere, dove il desiderio e il piacere carnale dettano le regole, lasciando che sia proprio la cecità della paura a commettere l'ennesimo omicidio
30.3.17
 

Intervista ai parenti delle vittime

Teatro dei Conciatori 22 marzo 2017
INTERVISTA AI PARENTI DELLE VITTIME
Scritto e diretto da Giuseppe Manfridi
con Melania Fiore
musiche originali di Antonio Di Pofi
scene di Antonella Rebecchini

Il testo, scritto in versi incalzanti come onde sonore che traducono in un rap prolungato il dipanarsi dei ricordi, è affidato allo straordinario talento di Melania Fiore, che di Manfridi ha già interpretato con enorme consenso 'La Castellana (un noir)'. A contrappunto del copione composto di parole, la partitura originale concepita per lo spettacolo dal Maestro Antonio Di Pofi.
"Una donna, mentre si prepara per un primo appuntamento a cena ricevuto da un suo corteggiatore, - afferma Giuseppe Manfridi - aspetta che la televisione trasmetta l'intervista da lei rilasciata pochi giorni prima e in cui parla (in modo assai convenzionale) di sua sorella più piccola trovata morta per overdose all'interno di una chiesa. Le circostanze e soprattutto il contesto anomalo della tragedia hanno sollecitato un grande interesse mediatico suggerendo l'idea di dedicare al fatto una sorta di special. Ora, nel tempo in cui sta per partire la trasmissione, e poi durante quello della messa in onda, la donna sente erompere dentro di sé la voglia di dire ciò che per davvero avrebbe dovuto dire ma che non ha detto, e si abbandona a un furente corpo a corpo con la sorellina scomparsa, ma pure con quel video in cui vede una se stessa contraffatta e plagiata dal mezzo in cui si muove prigioniera di un'immagine che si rifiuta di accettare. La verità di ciò che è stato prende corpo piuttosto adesso, nel tempo di uno zapping frenetico, e per la necessità che la protagonista sente di dover comprendere una volta per tutte le ragioni profonde che la legavano a quella ragazza capace di condizionare innumerevoli vite con la dittatura della sua tossicodipendenza".
30.3.17
 

Il bambino sogna

Teatro Lo Spazio 24 Marzo 2017
IL BAMBINO SOGNA
di Hanoch Levin
traduzione e regia Claudia Della Seta
Colonna Sonora (dalla regia originale di Levin ) Poldy Shatzman
con Afrodita Compagnia, Claudia Della Seta, Sofia Diaz, Antonio Fazzini, Federica Flavoni, Daniela Giovanetti, Maurizia Grossi, Mario Migliucci, Stefano Viali

Un sogno visionario, terribile e buffo, una favola dei nostri terribili tempi, che parla di chi ha dovuto lasciare la propria casa, in cerca di un futuro e di speranza, in tutti i tempi, in tutti i luoghi: il sogno di un bambino che attraversa questo lungo viaggio come fosse un circo pieno di pagliacci e di strane figure, fino ad arrivare alla Terra dei Bambini Morti che aspettano il Messia e la Resurrezione.
L'allegoria visionaria dei nostri giorni scritta da Hanoch Levin, drammaturgo israeliano, uno degli autori più grandi del nostro secolo.
30.3.17
 

Io rifiuto





Teatro Tordinona 17 marzo 2017 
"Io Rifiuto"
Scritto e diretto da
Francesca Romana Miceli Picardi
Interpretato da
Marina Cappellini
Manola Rotunno
Aiuto Regia e Tecnico audio luci
Lara Panizzi
Trucco ed effetti
Marzia Croce

Sinossi
Carolina e Carmela non si conoscono.
Ma si ritroveranno a condividere lo stesso spazio, lo stesso "risveglio".
Due donne agli opposti: caratterialmente e fisicamente.
Due donne del Sud, con lo stesso destino: rifiutate e finite nei rifiuti.

Note di regia
Il Sud e' una terra dove le montagne sembrano giganti sonnecchianti e il mare e' un testimone muto.
Tutti ne parlano, pochi lo conoscono veramente.
"Il silenzio e' d'oro" non e' solo un proverbio. Parlare, reagire, rifiutarsi sono tre verbi che fanno rima con pericolo e paura. Ancora oggi.
La storia di Carolina e Carmela e' una ferita che ogni meridionale si porta dentro. Nonostante le lotte e i grandi personaggi che si sono ribellati alla mafia e a quella cosa sporca, che si chiama omertà'.
Due storie "piccole" e dolorose.
Due donne forti e schiacciate, unite in un viaggio onirico, tenero, tragicomico, straziante e irriverente come sa esserlo solo la morte.
Specialmente se a parlare sono i morti "nascosti bene".
Quelli che mai nessuno troverà, quei morti che non avranno mai voce.
Racconto il mio Sud, quello che non vorrei esistesse.
Perché il Sud e' una Donna caparbia e bellissima, senza trucco e con i capelli ricci. Cammina scalza e ha troppe ferite sotto i piedi.
Racconto due anime che hanno scelto di combattere.
24.3.17
 

Conferenza Stampa Barbareschi

Teatro Eliseo 15 Marzo 2017
Conferenza stampa
"A causa dell'inerzia delle istituzioni e delle promesse eluse", il direttore artistico Luca Barbareschi annuncia "la chiusura del Teatro Eliseo". I dettagli sono spiegati in una conferenza stampa convocata per il 15 marzo nella sede del teatro romano. Qualche giorno fa Barbareschi aveva rivolto un appello al ministro della Cultura Franceschini. "Se non saranno rispettati i patti, tra due o tre giorni il Teatro Eliseo chiude, anche se fa il tutto esaurito". "So del coraggio e della passione che Barbareschi ha messo nel rilancio dell'Eliseo e apprezzo anche la qualità della programmazione. Conosco anche le difficoltà economiche del Teatro ma non sono dotato di bacchetta magica", aveva replicato il ministro. "Io posso operare solo nell'ambito della legge e delle regole del Fus. Dentro queste regole, e soltanto dentro queste regole, farò il possibile, come mi auguro si impegnino a fare gli altri livelli istituzionali e soprattutto quei privati che hanno a cuore il futuro di un grande teatro romano".
23.3.17
 

After the end

Teatro Tordinona  al 4 marzo 2017



AFTER THE END
di Dennis Kelly
traduzione Monica Capuani
diretto e interpretato da Tommaso Capodanno e Silvia Gussoni 
produzione Area06

After the end di Dennis Kelly, capolavoro della drammaturgia inglese contemporanea, diretto e interpretato dagli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” Tommaso Capodanno e Silvia Gussoni.
Dopo un devastante attacco terroristico, Louise si sveglia all’interno di un rifugio antiatomico. A portarla in salvo è stato Mark, amico e collega di lavoro, che per garantire la sopravvivenza di entrambi assume il controllo delle provviste accumulate nel bunker, dove la coppia rimarrà segregata finché le notizie trasmesse alla radio non scongiureranno il pericolo di contaminazioni nucleari. Nell’attesa del cessato allarme le giornate trascorrono lente, fra continui battibecchi e interminabili partite a Dungeons & Dragons. Ma le cose saranno andate veramente così...?
Un testo dal ritmo serrato, che indaga con irresistibile humor gli aspetti più torbidi della paura e dell’amore, e che attraverso un meccanismo teatrale inesorabile sa arrivare allo spettatore acuto e tagliente... come un coltello
15.3.17
 

Dimmi che mi ami

Teatro Vascello 6 marzo 2017 | DANZA
DIMMI CHE MI AMI
coreografia Simona Cieri
soggetto Rosanna Cieri
musiche originali Daniele Sepe
disegno luci Rosanna Cieri
costumi Marco Caboni
danzatori Veronica Abate, Martina Agricoli, Andrè Alma, Maurizio Cannalire, Simona Gori
regia Rosanna e Simona Cieri
produzione  Motus Danza

MOTUS anticipa la Festa della Donna
"DIMMI CHE MI AMI" DI MOTUS UN GRIDO D'ALLARME CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE
La "danza scomoda" dei MOTUS è di nuovo impegnata in una battaglia nazionale per denunciare quella che può essere definita una vera e propria strage. Con "Dimmi che mi ami", in scena al Teatro Vascello di Roma il 6 Marzo 2017 ale ore 21, la Compagnia lancia un grido d'allarme contro il femminicidio, fenomeno in aumento che registra in Italia una vittima ogni due giorni e mezzo e che, nella maggioranza dei casi, è perpetrato da un familiare o da una persona con cui la vittima ha avuto una relazione.
Addentrandosi nelle cause e nei meccanismi psicologici che conducono gli uomini ad arrogarsi diritto di vita o di morte sulle loro compagne, MOTUS analizza la diminuzione della percezione di realtà che viene dall'attutirsi del sentire e dall'incapacità di avvertire il valore delle cose, tipiche del mondo contemporaneo in disgregazione. In un contesto affettivamente precario, la ricerca di amore assume la connotazione di un affannoso e spasmodico inseguimento per raggiungere il possesso dell'altro, come unico sbocco possibile ai propri conflitti interiori. E la violenza contro le donne diviene "uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini" come sancisce l'Assemblea Generale Onu.
I comportamenti amorosi ambientati in questa cornice sgangherata, sono fotografati da MOTUS come surrogato di certezze che non ci sono, in grado di sopperire a bisogni esistenziali che altrove non possono essere soddisfatti. E allora sulla scena si alternano varie solitudini, dal bisogno di tenerezza all'esibizionismo, dalla ricerca spasmodica del partner, alla violenza del tutti-contro-tutti. Ma più di tutte domina la solitudine delle donne che subiscono violenza (6 milioni e 788 mila, solo in Italia, secondo i dati Istat 2015) spesso incapaci di denunciare i propri carnefici e non sufficientemente tutelate anche quando trovano il coraggio di denunciarli. La stessa solitudine di Giordana Di Stefano, danzatrice appena ventenne, accoltellata e uccisa a Nicolosi il 7 Ottobre 2015 dall'ex fidanzato che aveva denunciato per stalking, alla quale MOTUS dedica lo spettacolo.
Interpretato da Veronica Abate, Martina Agricoli, Andrè Alma, Maurizio Cannalire, Simona Gori, su coreografie di Simona Cieri e regia di Rosanna e Simona Cieri, lo spettacolo è frutto della collaborazione con il compositore napoletano Daniele Sepe, uno degli autori più interessanti e prestigiosi del panorama nazionale, che firma le musiche originali.
14.3.17
 

Zombitudine

Teatro India, 5 marzo 2017
Zombitudine
testo, regia, interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano
scene e costumi Alessandra Muschella
ideazione luci Marco Fumarola, Daniele Passeri
luci Omar Scala, Matteo Selis

produzione Frosini/Timpano Kataklisma
coproduzione Teatro della Tosse
Fuori Luogo, Teatro dell’Orologio / Progetto Goldstein
Accademia degli Artefatti
con il sostegno del Teatro di Roma nell’ambito del progetto “Perdutamente”

Qualcosa sta arrivando. La minaccia è là fuori, il teatro ultima porzione riparata di terra in cui rifugiarsi nell’attesa della Loro venuta. Ma Loro chi? Gli zombie, i rivoluzionari, la Morte? Un evento straordinario che cambierà la storia? Non lo sappiamo. Non lo sa il pubblico, lo ignorano un uomo e una donna assediati sul palco in logorante e beckettiana attesa. Forse sì, davvero stanno arrivando gli zombie. Ma non sono esseri mostruosi e imputriditi dalle tombe. Siamo noi. Automi caracollanti, burattini che si trascinano già morti lungo traiettorie claustrofobiche e obbligate, sui binari in decomposizione di questa società frenetica e insensata dove pericolo e salvezza sono la stessa cosa e i vivi e defunti hanno lo stesso inutile afflato rivoluzionario.
14.3.17
 

mumble mumble...

Teatro Tordinona 8 Marzo 2017
mumble mumble...
ovvero confessioni di un orfano d’arte
di Emanuele Salce e Andrea Pergolari
con Emanuele Salce e Paolo Giommarelli
regia Timothy Jomm
organizzazione Fabrizio perrone
distribuzione altra scena
ufficiostampa Rocchina ceglia
foto di scena Dania martino
costumi Giulia Elettra francioni
grafica e materiali Compagnia della corte
Si ringraziano Giuseppe Marini e Società per Attori

Mumble Mumble è un racconto in tre tempi in cui Emanuele Salce narra impudicamente le vicende di due funerali e mezzo (e le gesta dei protagonisti che in quei giorni si distinsero...).

Nel primo, quello di suo padre Luciano, quando aveva poco più di vent'anni e, reduce da una nottata di eccessi etilici, si trovò a dover gestire da solo l'accadimento affrontando, nelle condizioni peggiori, una realtà a lui sconosciuta ed assai scomoda fra para-parenti a caccia di lascito, addetti alle onoranze funebri che lo inseguivano con cataloghi di bare e la ragazza per cui spasimava che non gli si concedeva.

Nel secondo, quello di Vittorio Gassman, marito di sua madre, vissuto da trentenne più lucido e consapevole, in cui si assiste ad un vero e proprio Carnevale del sacro e del profano, fra autorità politiche improbabili e presenzialisti d'ogni risma: dai colleghi minori, a venditori d'automobili, religiosi frustrati, furfanti che nella calca stappavano bottiglie di vino pregiate per concludere il tutto con la semifinale degli Europei del 2000 Olanda - Italia con scene da stadio.

Nel terzo (metaforicamente) il suo: vissuto attraverso l'incontro con una bionda australiana e una défaillance occorsagli in un museo di Sydney, con un finale in crescendo, fino a giungere ad una vera e propria liberazione non solo simbolica. A fare da contraltare in scena lo spettatore-regista Paolo Giommarelli, ora complice, ora provocatore della confessione, passando con candida disinvoltura da Achille Campanile a Petrarca fino ad un trattato di procto-gastroenterologia.

Il racconto conclusivo dello spettacolo, che narra dell'incontro tra il protagonista e una bionda australiana, seguito da un'imbarazzante defaillance, ha catturato l’attenzione di Sandro Veronesi che, nel suo ultimo romanzo “Terre rare” scrive: “La storia narrata nel capitolo dieci della prima parte non è farina del sacco dell’autore, è una cover dello strepitoso monologo autobiografico di Emanuele Salce contenuto nel suo spettacolo intitolato Mumble mumble – ovvero confessioni di un orfano d’arte (di E. Salce e A. Pergolari). Oltre al ringraziamento per il permesso di rielaborarla, l’autore gli rivolge tutta la propria ammirazione”.

Sinossi
Mumble mumble – ovvero confessioni di un orfano d’arte nasce nel 2009, quasi per caso, quando la direzione artistica di un teatro privato milanese, dopo avermi visto in un’intervista tv, mi offrì di fare una serata nel loro spazio estivo. “Vorremmo conoscerla artisticamente” fu la proposta. Non mi era mai successo in precedenza, facevo l’attore seriamente da poco ed avevo fatto solo duetre spettacoli prima d’allora (di cui la metà trascurabili…). Ero molto gratificato e spaventato al tempo stesso. Potevo fare quello che volevo mi dissero: “qualcosa dal suo repertorio (io non avevo un repertorio), una lettura, scelga lei…”. Il primo istinto fu quello di cercare supporto nei classici: “La mite” di Dostoevskji era sempre stato uno dei miei racconti preferiti. Optai per quello senza indugi. Ma poi, per enorme senso di gratitudine verso questi signori sconosciuti che mi offrivano questa inaspettata e gratificante possibilità, tornai sui miei passi e, ritenendo di dover fare qualcosa di più per poter contraccambiare adeguatamente la generosa offerta, aprii il rubinetto dei miei ricordi più intimi senza indugi e venne fuori tutto, tutto ciò che avevo di più intimo dentro di me: ricordi di persone care scomparse, momenti intimi di quasi felicità come momenti imbarazzanti. Tutte esperienze di vita vissuta in prima persona, da me. Ma pochi giorni prima dell’andata in scena, accadde l’inaspettato. Lo stesso teatro che mi aveva tanto cercato, ingaggiato e tanto incoraggiato a farmi conoscere artisticamente presso il suo spazio, decise di censurarmi! La direzione artistica ritenne infatti volgare ed impresentabile il mio terzo racconto, si dissero scandalizzati ed offesi da alcuni riferimenti scatologici in esso contenuti. Inutile dire che ci rimasi malissimo. Non riuscivo a farmene una ragione. Il mio produttore mi disse di non farne un dramma e che mi avrebbe offerto di metterlo in scena comunque per qualche serata all’interno di una sua rassegna di testi inediti che si sarebbe tenuta qualche mese più tardi. E lì accadde l’imponderabile, lo spettacolo ebbe un successo insperato (almeno da me), registrammo persino degli esauriti e ci fu proposto di replicare per tutta la settimana successiva. A Roma si sparse in fretta la voce che accadeva qualcosa di molto interessante nel nostro teatrino, venne chiunque, dai colleghi agli impresari. Finché uno di questi decise subito di prenderlo e metterlo nel suo cartellone l’anno successivo. Da lì parte l’avventura di questo piccolo spettacolo che finisce per diventare così quasi grande e ad andare in scena ancora oggi, dopo cinque stagioni, girando l’Italia con enorme consenso di pubblico ed innumerevoli recensioni positive. A volte si dice che nella vita, quando si chiude una porta poi si apre un portone. Per noi andò proprio così. E per certi aspetti devo molta gratitudine a quella censura. Senza di essa non avrei mai partecipato alla rassegna di testi inediti e lo spettacolo sarebbe nato e morto quella stessa sera.
Per la cronaca, quel teatro ha interrotto la sua programmazione pochi anni dopo, mentre il mio racconto, oggetto di scandalo e censura, è finito nell’ultimo romanzo di Sandro Veronesi con tanto di dedica e complimenti.
Emanuele Salce

Un atto unico per tre storie irripetibili, il cui narratore, per molto tempo, era rifuggito dalla vita di quei palcoscenici di cui nemmeno voleva sentire l’odore. Questo è Mumble Mumble di Emanuele Salce, Confessioni di un orfano d’arte, e due sono i padri: quello naturale è Luciano Salce, quello putativo è Vittorio Gassman. Ed è proprio a causa di questo doppio, turbolento “magistero”, rimpianto e temuto insieme, che l’attore si ritrova alla perpetua ricerca di una trama; e per la medesima ragione, egli prova a nascondersi dietro la potente verità di Dostoevskij, finché un vero amico-regista (Paolo Giommarelli) gli dice di lasciar perdere, perché nulla avrebbe senso, niente sarebbe reale, se non lui stesso. Lasciati andare! lo esorta. Dapprima quello finge di non capire, poi si persuade senza crederci appieno, infine si tuffa a corpo vivo nella sua trascorsa esperienza. E la memoria si riattiva a partire da una piovosa alba di dicembre quando, rientrato da una nottata di alcool e di bagordi, Emanuele viene investito da una torrenziale segreteria telefonica, che lo avvisa, a più voci, della morte di Luciano, del padre accanto a cui egli sapeva sorridere. Quel figlio ha appena ventidue anni ed è la prima volta che un lutto primario lo colpisce d’improvviso alla schiena. La scena che segue è comicamente italiana, ambientata nella casa dove l’Artista si è da poco spento, tra amici di famiglia, becchini e para-parenti che si condolgono con l’unico orfano, presente e confuso dinanzi alla parata della morte. Ed è tutto molto ridicolo, come la morte in verità è, qualora la si voglia raccontare per filo e per segno. Come sarà epicamente, buffamente solenne l’uscita di scena del padre-mattatore. Stavolta è Estate piena e per l’occasione, attorno alla salma di Vittorio Gassman, si accalca una folla di colleghi e di comprimari, di politici e di prelati, tutti a sommergere, quasi a tacerlo, il naturale patimento di moglie e figli. In quell’appartamento al centro di Roma il Potere e le Arti, autentiche o meno che fossero, andranno a braccetto per un intero pomeriggio di esibito dolore, litigandosi il primato del Congedo, l’estremo saluto all’Attore “mai impallato”.
E così, di ricordo in ricordo, sorvolando storie e personaggi con la sicurezza di un equilibrista che saltelli sul filo di una ironia sublime, l’Orfano di due Padri rivive i momenti più grotteschi dei due funerali, dove si inseguono personaggi improbabili o bizzarri, Carneadi o celeberrimi, falsamente eloquenti o clamorosamente grotteschi. Un carosello surreale di sacro e di profano, dove si è morti e dove si muore dal ridere. Uno spaccato di vizi e virtù del nostro paese che Emanuele Salce rende allo spettatore con quella maestria, in parte ereditata e in parte reinventata per sopravvivere, comunque provocatoria, alta e bassa, fulminea e immota. Un paradossale autodafé laico con un finale catartico, che ci libera dai demoni e dagli angeli della nostra immaginazione, con due attori bravissimi nel loro inesausto spalleggiarsi e con un pubblico travolto dallo stupore, dal divertimento, dal grande stile. E in nome di Luciano Salce e di Vittorio Gassman, vengono richiamati versi e prose di Francesco Petrarca e di Achille Campanile, la Poesia e il Sarcasmo italiani, fino al racconto che chiude lo spettacolo, dell’incontro tra una seducente giovane australiana e il nostro protagonista. Mumble mumble non annoia nemmeno per un secondo, e mai tradisce la più sfolgorante tradizione della commedia in cui morte e vita, per decenni, hanno coabitato, con vista sul mondo, sulla bellezza, sull’eleganza d’autore.  di Giuliano Compagno
13.3.17
 

Acqua di colonia

Teatro India 2 marzo 2017
Acqua di colonia
testo, regia, interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano
ogni sera lo spettacolo ospita in scena un ospite che
non conosce lo spettacolo Aicha Cisse (28 febbraio)
Sara Gomida (1 marzo), Barny Muheddin H. (2 marzo)
consulenza Igiaba Scego
voce del bambino Unicef Sandro Lombardi
scene e costumi Alessandra Muschella, Daniela De Blasio
luci Omar Scala
produzione Romaeuropa Festival, Teatro della Tosse, Accademia degli Artefatti
con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio
Si ringrazia il Teatro di Roma
L’Africa. Un mondo indistinto, generalizzato, lontano. Luogo comune in cui racchiudere le nostre ampie dosi di pregiudizio e di paura prescindendo dalle specificità di ogni sua terra, nazione, popolo. Somalia, Libia, Eritrea, Etiopia sono solo nomi astratti, non paesi reali, e comunque “noi” con “loro” non abbiamo nulla a che spartire. Anche gli africani sono tutti uguali, e lo sono le masse indistinte di profughi, di migranti che ogni mattina incrociamo per strada, sull’autobus o in stazione. Così è stato il colonialismo nostrano: una storia bicentenaria di abusi e prevaricazioni che oggi va solo rimossa, ricacciata sotto il tappeto e dimenticata. Lavata via come un cattivo odore da una bella passata di acqua di colonia.
13.3.17
 

Il primo bacio....Il vero amore non si scorda mai

Teatro Tordinona 5 Marzo 2017
IL PRIMO BACIO…E’ VERO NON SI SCORDA MAI!
di Renato Giordano
Regia Renato Giordano
in collaborazione con Rossella Izzo
con
Livia Cascarano, Francesco Bruni, Carolina Ceccarelli, Aba Cividini, Elena Crupi, Andrea Lombardo, Alice Longo, Fiammetta Mancini, Giorgia Mistretta, Mattia Nissolino, Maria Elena Pepi.
Lo spettacolo di Renato Giordano in collaborazione con l’Actor’s Planet di Rossella Izzo in scena DA UNDICI ANNI consecutivamente!!
Ogni giorno decine di ragazzi si danno il primo bacio e poi lo postano sul sito da 11 anni!!!!!!!

Torna a Roma come tutti gli anni al Teatro Tordinona, “il PRIMO BACIO” quello che fu uno spettacolo evento sulla rete: nella prima edizione tre anni di repliche consecutive solo con il tam tam della Rete. E’ stato (ed è ancora) un caso: il popolo di internet racconta come è stato il primo bacio sul sito www.ilprimobacio.com, e nasce lo spettacolo teatrale dei record: più di VENTIMILA storie di Primi Baci raccolte da Renato Giordano (che ancora oggi ne riceve decine a settimana).

Lo spettacolo “Il primo bacio” di Renato Giordano, torna in scena a Roma a grande richiesta, come ormai è tradizione tutti gli anni, ed è un vero ed unico caso. L’estate 2007 l’autore e regista Renato Giordano ha creato un sito, e l’ha poi mandata a vari blog, la richiesta: raccontatemi il vostro primo bacio, diventerà uno spettacolo teatrale. E’stato immediatamente sommerso da storie di primi baci inviati da ovunque, (ormai sono più di 20.000), e da richieste di prenotazioni per vedere lo spettacolo. A tal punto che nel novembre 2007 sono iniziate delle repliche con sempre il tutto esaurito nella sala del Teatro Tordinona, solo con le prenotazioni avute attraverso il tam tam della rete, repliche che hanno registrato nella prima edizione tre anni di repliche consecutive. Da allora ogni anno lo spettacolo viene ripreso!
Una cosa è certa, tutti ricordano il primo bacio!
E ce ne sono di tutti i tipi: teneri, imbarazzati, sensuali, imbranati, selvaggi, schifosi, curiosi, casti, a pennello, umidi, sfuggenti, viscidi, eroici, fraterni, vampireschi, timidi, violenti, a bocca chiusa, semiaperta o linguacciuti, da serpente o da pesce!!! E anche se sembrava perso nei ricordi, a pensarci un attimo viene alla mente Lui/Lei,e come è andata quella volta. E si ricorda la lunga attesa, e le prove sui vetri delle finestre o sul palmo della mano, i racconti degli altri più esperti, i film, grandi maestri di tecnica virtuale, e la musica che immancabilmente ha fatto da colonna sonora.
A Renato Giordano, a tutt’oggi sono arrivate quasi ventunomila storie di primi baci! E le sorprese sono tantissime, i risultati sono inaspettati! Ogni sera allo spettacolo vengono invitate alcune delle persone che hanno mandato la storia del loro Bacio, e anche loro vengono applaudite a fine spettacolo. Ed anche tutti gli spettatori vengono invitati a compilare un questionario sul “loro” primo bacio. Alcuni di questi vengono selezionati immediatamente e lo spettacolo così diventa interattivo. L’anno scorso è stato ripubblicato un libro di Giordano con 100 storie di primo bacio, che è alla seconda edizione, un format televisivo, è stata fatta la versione musical al Festival della Versiliana, è andato in scena a New Jork….
E’ ancora possibile inviare storie sul sito www.ilprimobacio.com sempre attivo. Anche quando non c’è lo spettacolo mediamente arrivano 20 storie di primi baci a settimana, (tanti giovani danno il loro primo bacio e poi mandano il racconto al sito) oppure su www.teatrotordinona.it. Da alcuni anni lo spettacolo è proposto in collaborazione con Rossella Izzo ed i suoi giovani attori dell’Accademia Actor’s Planet .
10.3.17
 

La Divina Sarah

Teatro India, 24 febbraio 2017
La Divina Sarah
da Memoir di Sarah Bernhardt di John Murrell
adattamento Eric-Emmanuel Schmitt
regia Marco Carniti
con Anna Bonaiuto e Gianluigi Fogacci
scene Francesco Scandale
costumi Maria Filippi
musiche Paolo Daniele
produzione Teatro e Società
“La Divina Sarah è un atto d’amore per una diva immortale. Una donna che con la sua arte e le sue stravaganze ha costruito il primo esempio di divismo della storia dello spettacolo al femminile”, racconta Marco Carniti. Una pièce che indaga l’animo di una artista, una vera e propria diva anticonformista, che per prima si impose sulla scena mondiale in abiti maschili. Storia di un mito vivente ripercorso attraverso il segretario-schiavo con il quale si instaura un rapporto sadomasochistico. Un testo sarcastico in cui il comico si alterna al drammatico per ricreare l’immagine di una celebre artista e della sua complessa personalità, svelando l’essenza che si cela dietro la maschera e le ferite che si nascondono dietro ogni arte, e di cui ogni arte si nutre. Con il rapido entrare e uscire dalla finzione teatrale, ne emerge una Sarah Bernhardt completamente messa a nudo, iconica, grottesca, esasperata e disperata di fronte all’inevitabile fine.
5.3.17
 

Theatrum Mundi - Assemblea cittadina per il teatro





Teatro India 25 Febbraio 2017
Roma Theatrum Mundi - Assemblea cittadina per il teatro

Il Teatro di Roma accoglie l’incontro pubblico con gli artisti e gli operatori della cultura e dello spettacolo della Capitale promosso da Graziano Graziani, Sergio Lo Gatto, Andrea Porcheddu, Attilio Scarpellini (PRE-OCCUPAZIONE – Gruppo di studio e di intervento per il teatro).
L’incontro ha come obiettivo quello di allargare il dialogo fra realtà istituzionali e creatività indipendente, in una città che deve disegnare una nuova prospettiva e una nuova politica culturale, in uno scenario in trasformazione, all’insegna del dialogo e della condivisione. In una città in affanno e che esprime gravi disfunzioni, l’incontro vuole provare a definire con gli artisti alcuni punti cardine di un possibile e nuovo sviluppo culturale della metropoli, nella quale la cultura deve svolgere un ruolo di traino e di rilancio.
Roma deve ridefinire la propria identità e missione tanto a livello locale, quanto a livello nazionale e internazionale. Di questa ridefinizione identitaria la cultura, le arti e i saperi non possono che rappresentare il cuore simbolico.
Qual è oggi il ruolo dell’arte all’interno del sistema generale della cultura? Come avviare un nuovo dialogo fra le istituzioni e le istanze che gli artisti esprimono in ogni epoca? Di quali nuovi spazi e infrastrutture questo sviluppo necessità oggi?
Quali gli spazi a disposizione e quali quelli da riconvertire a questa nuova missione?
Come si deve ridefinire una nuova politica culturale in cui la “crescita” si affianca alla conservazione e alla promozione del patrimonio?
Come possono contribuire ulteriormente a questa ridefinizione di sistema le forme del teatro a Roma?
Quale ulteriore contributo può offrire il Teatro di Roma e a quali ulteriori sviluppi e prospettive può ambire il Teatro Nazionale della Capitale?
Quali le azioni da realizzare affinché la scena romana possa ritrovare nuova vitalità e sviluppo?
Quali strumenti di politica culturale attivare per rispondere alle domande delle generazioni del teatro, che non da oggi chiedono spazi e tempi per la creazione, maggiori opportunità di produzione, di scambio e di confronto tra i linguaggi e le urgenze di questo momento storico? Come rilanciare possibilità di sinergia e crescita che sembrano farsi sempre più rarefatte?
Come rendere meno precaria e legata a accadimenti estemporanei la creatività delle nuove generazioni? Come investire sugli artisti del territorio e evitare la loro dispersione o rinuncia? Come rendere Roma più attrattiva a livello nazionale e internazionale?
Come costruire un sistema plurale di luoghi e interventi diffuso sull’intero territorio metropolitano che abbia nel teatro il proprio volano?
Come immaginare nuove prospettive, non soltanto per la creatività contemporanea degli artisti, ma anche per la loro costante formazione e aggiornamento, anche attraverso scambi e relazioni internazionali meno episodiche e più sistematiche?
Quali strategie immaginare per allargare la partecipazione delle diverse comunità che compongo una città unica al mondo e che oggi appare sempre più frammentata?
È possibile immaginare nuovi incubatori delle imprese artistiche? E’ possibile istituire forme integrate di reddito per gli artisti? Risulta sempre più vivo il bisogno di raccogliere attorno allo stesso tavolo il maggior numero possibile di artisti, operatori, istituzioni e spettatori, per lanciare insieme una riflessione che possa arricchirsi e rinnovarsi.
L’incontro programmato non avrà la forma di un convegno, sarà invece un momento di dialogo, di denuncia e di proposta. Per arrivare alla formazione di un’assemblea cittadina per il teatro.
L’incontro sarà aperto dal direttore del Teatro di Roma, Antonio Calbi, e chiuso dal vicesindaco e assessore alla Crescita Culturale di Roma Capitale, Luca Bergamo.
Per una Capitale
mondiale della cultura
Uscire dalla crisi rilanciando la cultura. Questo l’obiettivo dell’incontro cittadino “Roma Theatrum Mundi” (Teatro India, sabato 25 febbraio dalle 10 alle 18), e ne ragioniamo con uno dei promotori, il critico Andrea Porcheddu.
Come si è concretizzata l’iniziativa?
L’idea parte da una chiacchierata con i colleghi e amici critici Attilio Scarpellini, Sergio Lo Gatto, Graziano Graziani. Ci siamo resi conto che c’è da rilanciare il dibattito sullo stato del teatro in città, perché da un lato abbiamo una realtà pubblica, il Teatro di Roma, che è in crescita, sta lavorando molto bene, e dall’altro un’amplissima popolazione di artisti e tecnici, anche di livello, che invece fa una gran fatica. Ci sono spazi che chiudono, altri sgomberati, difficoltà a coinvolgere pubblico, produrre, rispetto ad altre città d’Italia che invece lavorano, e bene, come Milano, Bologna, Genova.
Quando è cominciata la china discendente?
Dagli inizi degli anni Duemila, Roma ha segnato il passo, considerando anche che dovrebbe essere la Capitale mondiale della cultura. Quello che viviamo non è all’altezza di altre metropoli se pensiamo a Parigi, Berlino, Londra; città che si sono anche reinventate proprio su modelli culturali. Da noi ultimamente le questioni si sono aggravate, è un declino costante avvertito da tutti, tant’è che i migliori artisti emersi dalla fine degli anni Novanta sono di fatto emigrati dove hanno trovato ospitalità e produzioni. Forse siamo a un punto di non ritorno, tutti un po’ stanchi, anche noi osservatori viviamo questa fatica quotidiana del fare cultura.
Uno dei motivi di questa situazione è la tendenza, in corso da tempo, a mettere la cultura a profitto immediato, il che, in particolare per il teatro, è un discorso pericoloso, dal fiato corto.
Totalmente d’accordo, tra l’altro la nuova riforma ministeriale del teatro punta molto sui dati quantitativi, proprio sul botteghino, per cui poi si trovano strani ibridi di attori famosi del cinema che provano a fare teatro per richiamare pubblico, spesso con esiti sconcertanti. È chiaro che lo Stato debba investire in cultura, sulla possibilità di far fare teatro e farlo vedere a tutti, non solo a chi si può permettere di pagare biglietti costosissimi o di affittare spazi per mettere in scena i propri spettacoli. D’altro lato, però, anche con la cultura si può fare profitto: con la nuova direzione, la Reggia di Caserta produce anche welfare, cioè una capacità di vita migliore a chi va a visitare quel fantastico sito culturale. Stesso discorso per il Festival di Avignone: gli studi hanno dimostrato che, per ogni euro investito, ne tornano almeno sette in forma di indotto. Sono esperimenti che possono essere motore di sviluppo delle città: abbiamo gli esempi di Bilbao, Barcellona, Glasgow, che hanno un patrimonio culturale decisamente inferiore al nostro, ma che hanno investito sullo spettacolo, sull’arte, sulla creatività e sono rinate, con una scommessa sui saperi anche redditizia per la comunità stessa. Sono convinto che una buona politica culturale possa anche autosostenersi, è paradossale che in Italia vada in fallimento l’Arena di Verona, evidentemente c’è qualcosa che non torna.
Altro elemento è la crisi del teatro come fatto sociale. Il costante calo di pubblico, che investe anche il cinema, è dovuto pure all’avvento del digitale e al venir meno dei momenti di aggregazione.
Anche questo è un punto spinoso e contraddittorio. È un dato di fatto, le famiglie non possono permettersi 35 euro a biglietto per vedere uno spettacolo che poi magari neanche piace. D’altra parte, però, esiste uno zoccolo duro di spettatori, anche numeroso: fino al 2015 i dati di affluenza erano molto alti, quindi c’è una resistenza dell’edifico teatrale come spazio dove ci si incontra, l’unico rimasto a parte lo stadio. A teatro ci si parla, ci si guarda negli occhi: nonostante una politica che va esattamente in senso contrario, il digitale, le fiction televisive, evidentemente questo bisogno è ancora molto forte. C’è poi una vivacità creativa, ma manca una capacità amministrativa di cogliere questi fermenti: non chiediamo miracoli, ma spazi, finanziamenti, strutture adeguate; se per andare all’India non c’è neanche un autobus, è ovvio che non ci si va, mettere una linea di trasporti è un segno di civiltà che porta dei frutti. Altro elemento ancora è il necessario ricambio generazionale, il teatro italiano vive di un manipolo di eroi che sono gli abbonati, però c’è un invecchiamento di questo tipo di spettatori. Allora bisogna trovarne altri, giovani, con un teatro che parli del loro tempo, col loro linguaggio, con artisti che siano loro coetanei. Dare anche spazio a giovani artisti vuol dire trovare pure un giovane pubblico, e quindi rifare del teatro un luogo di discussione viva.
Quella del “Roma Theatrum Mundi” sarà una giornata lunga.
Tanti temi, tanti relatori già iscritti, tanti artisti vogliono partecipare e prendere parola. Ci saranno anche il direttore del Teatro di Roma Antonio Calbi e l’assessore alla Cultura Luca Bergamo, speriamo di uscire da lì con una proposta.

Presentazione di Antonio Calbi

1 parte
Antonio Calbi
Attilio Scarpellini
Andrea Porcheddu
Graziano Graziani
Sergio Lo Gatto

2 parte
Stefania Minciullo
Fabrizio Parenti
Ass. Facciamo La Conta
Valentina Salerno
Tiziano Panici
Carla Romana Antolini
Luigi Tamburrini
Luca Bergamo

3 parte
Veronica Cruciani
Silvia Rampelli
Valentino Orfeo
Carlo Infante
Roberta Scaglione
Fabrizio Pallara
Gruppo Resilienza Roma
Alessandra Ferraro
Anna Maria Chilli

4 parte
Carlo Salvatori
Francesco Picciotti
Guido di Palma
Daniela Giordano
Giorgina Pilozzi
Fabio Corallini
Antonio Calbi
4.3.17
 
 
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