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Controcanto

CONTROCANTO

Testo e regia Rossella Or
Con Rossella Or e Fabio Collepiccolo
13.1.18
 

Stretta sorveglianza

Teatro India Dicembre 2017 Serata Genet
STRETTA SORVEGLIANZA
A cura di Alessandro Averone
con: Luca Iervolino, Giovanni Longhin, Michele Maccaroni, Andrea Nicolini
4.1.18
 

Splendid's

Teatro India 22 Dicembre 2017 Serata Genet
SPLENDID’S
A cura di Gianluigi Fogacci
con: Marco De Gaudio, Vincenzo Giordano, Luca Iervolino, Giovanni Longhin, Michele Maccaroni, Domenico Macrì, Laurence Mazzoni, Andrea Nicolini
Musiche originali eseguite dal vivo da Andrea Nicolini
4.1.18
 

La spallata

Teatro della Cometa 23 dicembre 2017
LA SPALLATA
di Gianni Clementi
con Elisabetta De Vito, Gabriella Silvestri e Stefano Ambrogi
e con Claudia Ferri, Alessandro Loi, Matteo Milani, Alessandro Salvatori
regia Vanessa Gasbarri
scene Katia Titolo
costumi Velia Gabriele
luci Giuseppe Filipponio
Saporita commedia capace di coniugare con equilibrio ed originalità una graffiante ironia ed il calore delle atmosfere familiari più tradizionali e genuine. Lo spettacolo porta la firma di Gianni Clementi, autore di innumerevoli commedie teatrali che hanno conquistato senza riserve sia il pubblico italiano che quello straniero (per citare alcune delle più amate “Grisu’, Giuseppe e Maria”, “Ben Hur”, “Sugo Finto” e “L’ebreo”) e la regia è curata con appassionata dedizione ed entusiasmo da Vanessa Gasbarri. Dopo il successo di “Finchè vita non ci separi”, viene dunque a ricostituirsi la preziosa sinergia artistica che durante le scorse stagioni ha regalato al pubblico scroscianti risate, inediti spunti di riflessione e sinceri istanti d’emozione, con un incontro tra drammaturgia e direzione registica particolarmente spontaneo ed efficace. Nel nuovo lavoro "La Spallata" lo scoppiettante intreccio narrativo denso di sorprendenti colpi di scena, viene contrappuntato dagli eventi storici di un'epoca divisa tra galvanizzanti rivoluzioni e drammi incombenti. Al centro dei fatti raccontati da questa spassosa commedia, il microcosmo di una famiglia e un difficile confronto generazionale. Da un lato due cognate, protettrici di questo nucleo familiare matriarcale, cercano di affrontare le asperità del quotidiano o si abbandonano al fluire di un'esistenza ancorata al passato ed ormai priva di stimoli; dall'altro i loro quattro figli, appaiono pervasi dal desiderio di riscatto sociale, realizzazione personale e successo economico tipico della gioventù ed in particolare della cornice storica offerta dagli anni Sessanta.
Uno spettacolo intenso, divertente, ricco di pathos e comicità. La tradizione della commedia d'autore all'italiana rivisitata con la giusta dose di modernità ed un entusiasmo trascinante.
SINOSSI: 1963. Pieno boom economico. E’ l’epoca delle grandi rivoluzioni su scala mondiale, delle prime missioni spaziali, dei grandi contrasti, Mohamed Alì contro Joe Frazier, del grande mito americano, Marylin e John Kennedy, l’Italia del dopoguerra, Giovanni 23imo, Totò, Aldo Fabrizi ed Anna Magnani ... Mamma Roma, una mamma attenta, presente, attiva, come Lucia (Elisabetta De Vito), ma anche sognatrice, scanzonata e generosa, come Assunta (Gabriella Silvestri). Le due cognate affrontano in maniera opposta il grave lutto che ha colpito le loro famiglie, i rispettivi mariti sono infatti mancati in seguito ad un incidente sul lavoro. E mentre la Roma di allora si ricostruisce, anche la famiglia Ruzzichetti cerca di rinascere dalle proprie ceneri, e quale modo migliore in un momento come quello se non “mettersi in proprio”? Ci vuole un’impresa, un Ditta ...sì! Un’attività di pompe funebri! L’idea geniale è di Benito (Alessandro Loi), detto Tito, intraprendente e confusionario figlio di Lucia, che insieme al rivoluzionario fratello Littorio (Matteo Milani), detto Vittorio, decide di fondare questa nuova attività, “L’Ultimo respiro”. Come sostenere le prime spese? Il carro? Le corone? I vestiti? Entrare in società con Romolo (Alessandro Salvatori), cugino carabiniere stanco della divisa, la divisa sì ... quella della banda musicale! Il tippe tappe, gli anni d’oro di Cinecittà ... Edda (Claudia Ferri), la giovane e spigliata sorella di Tito e Vittorio, vive nel sogno Hollywoodiano di diventare una regina del grande schermo. A colorare ulteriormente la scena irrompe Cosimo (Stefano Ambrogi), fresco di sfratto, galante e attempato Vespillone, che tra un consiglio paterno sul duro “mercato dell’aldilà”, un occhiolino a Lucia ed una sviolinata ad Assunta spera finalmente di “sistemarsi” in casa Ruzzichetti. Scoppiettante ed attenta è la direzione di Vanessa Gasbarri, regista già apprezzata anche nei fortunati “Finché vita non ci separi” e “Clandestini”, firmati anch’essi da Gianni Clementi. Protagonista di questa esilarante commedia è la vita, la vita che si confronta, che si contrasta, che si costruisce con una vita e per una vita si spezza, la vita che riflette, che dispera e che ride fragorosa.
Premio Fondi La Pastora anno 2003.
30.12.17
 

A cuore aperto



Teatro Todinona 22 Dicembre 2017

VERSIONE A MONOLOGO (2-3-4-5-6-7-8-9-10 Gennaio)
con Beatrice Fazi
Patrizio Cigliano

VERSIONE A DIALOGO (19-20-21-22-23-27-28-29-30 Dicembre)
con Perla Liberatori
Alessandro Parise

A CUORE APERTO
Scritto e diretto da Patrizio Cigliano

A CUORE APERTO mette in scena una vicenda senza tempo, senza luogo, senza convenzioni: la storia d’amore di tutti, con le turbolenze, i dolori e i sorrisi di chi si ama intensamente e con passione.
Due anziani coniugi, nelle fattezze di due giovani per conservare i colori di un’ambientazione senza tempo, si confrontano ricordando gli anni vissuti insieme. Un minuto intenso in cui i due sguardi innamorati si incontrano forse per l’ultima volta, e da questo incontro scaturisce un fiume in piena di ricordi. E della loro avanzata età, resta traccia solo nelle voci registrate da Arnoldo Foà e Maria Rosaria Omaggio in due memorabili “camei” vocali. Le toccanti musiche originali sono di Fabio Bianchini.
A Cuore Aperto è tutto quello che in uno sguardo di pochi attimi, due persone che si amano, che si sono amate, possono dirsi, senza il bisogno di usare parole. Non è una storia “trasgressiva”. Non è una storia scandalistica. Non ruba dalla cronaca quotidiana. Non c’è violenza, né fisica né mentale. Non è una storia “estrema”. E’ una storia d’amore che racconta la quotidiana vita di una coppia. È la storia di una vita insieme, attraverso una buona parte del secolo appena finito. E’ il resoconto di un amore profondo, goliardico, difficile, meraviglioso. E’ la lotta per la vita, per la memoria, per la freschezza di un amore che non è invecchiato con gli anni. Perché se il corpo ha una data di fine, il sentimento resta nelle cose, negli odori, nelle canzoni, finché tutto - ma proprio tutto - sarà finito, e finché resterà anche una sola persona a garantirne la memoria.
Un testo evocativo, poetico in cui la vera, orgogliosa trasgressione è proprio il suo non essere trasgressivo e il suo ricorrere con godimento (anche attoriale) a un linguaggio non quotidiano, non aggressivo, bensì ricercato, colto, letterario, poetico, che pesca nel cuore dello spettatore.
Se verrà presentata anche in questa nuova edizione, la doppia versione (monologo e dialogo) è un vero esercizio di stile che vuole mettere a confronto differenti stili narrativi intorno ad una stessa vicenda. Due versioni che, pur diversissime fra loro (più evocativa quella a monologo e più realistica quella a dialogo), hanno la stessa portata emotiva e riescono a mettere in luce dettagli e sensazioni diverse.
A cuore aperto, con i suoi 11 anni di successo di pubblico e critica, è diventato il “cult” di Patrizio Cigliano, brillante e collaudato giovane autore, attore e regista (con i suoi 17 Premi Nazionali è “il più premiato teatrante italiano” – Il Tempo 2011 su fonte SIAE).

12 EDIZIONI IN 15 ANNI DI REPLICHE PIU’ DI 300 REPLICHE OLTRE 7000 SPETTATORI
TORNA DOPO 3 ANNI LO SPETTACOLO CULT DELLA SCENA ROMANA
“A CUORE APERTO” l’Amore non muore mai! 15° ANNO – 12^ EDIZIONE 2017
24.12.17
 

Anna e Riccardo

Teatro Tordinona 15 Dicembre 2017
ANNA E RICCARDO
Scritto da Giacomo Sette
Regia Cristian Pagliucchi
Con Flavia Mancinelli e Marco Guglielmi
Foto di scena e grafiche Simone Galli
Musiche Samuele Cestola
Ufficio stampa Chiara Preziosa
Anna è una ragazza psicotica che viene curata in una casa famiglia. Riccardo un giovane spacciatore. I due si amano e Riccardo decide di rapirla dalla casa famiglia e partire con lei verso una ben non precisata località di mare, nella quale potranno vivere dei ricavati dallo spaccio. Il sogno è irrealizzabile e il piano fallisce. I due continuano comunque ad amarsi, a cercarsi nel tempo. Anna si cura e Riccardo lascia lo spaccio, ma comincia a rubare e rivendere motorini. I due si perdono di vista per anni, finché Anna non scopre che lui è in carcere e va a trovarlo. Il rapporto, sempre più platonico e impossibile, si dipana nel corso degli anni tra carceri, ospedali, teatri improvvisati. Anna e Riccardo racconta una storia d'amore, un rapporto difficile e combattuto in una situazione marginale e complicata, tra delinquenza e malattia mentale. La lotta per separarsi dai rapporti che non funzionano e la realtà della dipendenza dagli stessi. Nel tentativo di avere per sé Anna, Riccardo finirà sempre più in basso e nel tentativo di separarsi da lui Anna riuscirà a "salvarsi".
19.12.17
 

I mancati giorni

Teatro Tordinona 7 Dicembre 2017
 I MANCATI GIORNI

di Gianluca Riggi
con
Giovanni Alfieri, Riccardo Cananiello, Gianluca Riggi

I mancati giorni sono una raccolta di monologhi scritti in età giovanile, raccontano un periodo preciso della vita di un uomo, le sue ansie, gli stati esistenziali d'angoscia alternati a stati di imbecillità, narrano gli eventi tragici della nostra storia europea e nazionale attraverso lo sguardo di un giovane che vive i suoi primi sentimenti d'amore e non sa restituirgli un nome. Il terrorismo, la guerra in Bosnia, Belgrado, Restore Hope.
Sesso, sentimenti, amore e morte, sono i temi trattati in maniera quasi ossessiva dai protagonisti dei vari monologhi, legati tra di loro da una sottile linea tematica, dalla gioventù degli attori e dei personaggi narrati.
Un esperimento teatrale realizzato con giovani attori, per studio, per cercare di recuperare dei testi scritti oltre venti anni fa, che sono tornati, incredibilmente, di una crudele e stupefacente realtà, che sono rimasti attuali nonostante gli anni, nonostante tutto. Al centro del lavoro c'è l'attore con il suo corpo e la sua presenza, la sua capacità di rapportarsi alla parola e renderla viva.
15.12.17
 

CARLOS PIÑANA

Teatro Tordinona 8 Dicembre 2017

Caterina Costa e Associazione Culturale Algeciras Flamenco
presentano:
CARLOS PIÑANA
Chitarra Flamenca Concerto
Con: Paolo Monaldi (cajon e percussioni), Sergio Varcasia e Riccardo Garcia Rubi (palmas y jaleo)
Brani: Zapateado, Alegrìas en la, Seguiriya, Taranta/Bulerìa/Bulerìa, Minera/Alegrìas, Vidalita/Bulerìa en mi-, Farruca,Guajira.

Carlos Piñana (Cartagena, 1976), appartiene a una famiglia di grande Tradizione Flamenca. Nipote di D. Antonio Piñana famoso patriarca de los Cantes Mineros e figlio del chitarrista Antonio Piñana, Carlos ha vissuto e respirato flamenco fin dall’infanzia. Il suo primo insegnante di chitarra è stato suo padre, che ha contribuito fin dall’inizio allo sviluppo di Carlos come chitarrista. Nel 1990 inizia lo studio della chitarra classica presso il Conservatorio di Musica di Cartagena, ad allo stesso tempo studia il Flamenco. Vince numerosi concorsi, il primo premio nel 1996 è il “Bordón Minero” al Festival Internacional del Cante de las Minas, nel ’98 vince il Premio Nazionale di chitarra da concerto “Ramon Montoya” nel Festival de Arte Flamenco de Córdoba, ed il primo premio “Sabicas” en el Festival Nacional de Jóvenes Flamencos de Calasparra; vince inoltre il premio assegnato dal quotidiano la Opiniòn di Murcia. Nel 2001 la Fondazione Emma Egea gli assegna il premio “Alumbre 2001” per la sua dedizione ed attività artistica. Carlos Piñana si è esibito in numerose rassegne e festivals per chitarra nelle città di New York, Parigi, Londra, Francoforte, Monaco, Brema, Hannover, Stoccolma, Dublino, Lasanna, Vilnius, Varsavia, Poznan, Wroclaw, Napoli, Caserta, Milano, Amman, Teherán, Cairo, Dubai, Nueva Dehli, Ad Dammam, Alessandria, Austin, Tokio, Fez, Mosca, Casablanca, México, Caen, Oxford, Lisbona, Oporto, Tunisi, etc.
Ha collaborato con artisti come Yungchen Lhamo, Fathy Salama, Estrella Morente, Juan Manuel Cañizares, Carles Benavent, Javier la Torre, José Antonio, Jorge Pardo y Naseer Shamma. Ha partecipato come solista nell' Orquesta Sinfónica de la Región de Murcia, la Lublin Philarmonic Orchestra, Beethoven Academy Orchestra, St. Christopher Chamber Orchestra, Slovak Radio Symphony Orchestra, Moravské Filharmonie Olomouc. Nel 2012 è invitato come solista dal direttore dell’Orchestra César Álvarez e l’Orchestra Sinfonica di Tomsk, per il debutto della suite per chitarra flamenca e orchestra “El Cuidado de una Esencia”. Nel 2013 è invitato dal Maestro Leo Brouwer a suonare nel “V Festival de Música de Cámara de la Habana”. Ha pubblicato sette CD come solista: “Cal-Libiri”, “Palosanto”, “Mundos Flamencos”, “Mi Sonanta”, “Manos Libres”, “Body & Soul”, “De la Raiz al Alma” e l’ultimo lavoro “Rubato”. Ha pubblicato libri delle sue composizioni “Mi Sonanta“ con RGB Arte Visual e “Flamenco Guitar” con Piles Music. Ha scritto inoltre le musiche per il Film “Desnudos” con la regia di Juan Manuel Chumilla. Ha composto, diretto e interpretato la musica degli spettacoli “Poker Flamenco”, “A Tiempo de Fuego”, ”A Compas del Poeta”, “Penelope”.
Attualmente Carlos unisce il suo lavoro come performer con la sua attività di docente di chitarra flamenco presso il Conservatorio di Musica di Murcia. Carlos Piñana rappresenta l'essenza del flamenco di straordinaria bellezza, virtuosismo ed espressività.
13.12.17
 

Saved

Teatro Vascello 3 dicembre 2017
La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello
Saved
di Edward Bond
traduzione di Tommaso Spinelli
con Francesco Biscione, Manuela Kustermann, Lucia Lavia,
Gianluca Merolli, Marco Rossetti
e con Antonio Bandiera, Carolina Cametti, Michele Costabile,
Marco Rizzo e Giovanni Serratore
Movimenti Marco Angelilli
scene Paola Castrignanò
costumi Domitilla Giuliano
luci Valerio Geroldi
consulenza musicale Fabio Antonelli
scenografo collaboratore Paolo Ferrari
aiuto regia Maddalena Serratore e Antonio Bandiera
foto Pino Le Pera
regia di Gianluca Merolli
progetto sostenuto e finanziato da acea

Saved (Salvati) è una denuncia contro quel capitalismo che ha generato una politica colpevole di aver consapevolmente diseducato una società ormai vittima e carnefice di se stessa. La storia narra le vicende di una famiglia e parallelamente di un gruppo di giovani, tutti in qualche modo colpevoli della morte di un neonato, tutti alle prese con la loro desolata vita quotidiana. Una vita ai margini, in un mondo alienato. Nel 1965 Bond ritrae uno spaccato della periferia londinese, che non sembra distante dalle dinamiche presenti tra le strade e i vicoli delle nostre città, dove non ci sono buoni o cattivi, ma uomini e donne che non hanno ereditato gli strumenti per attuare una scelta positiva. Si è smarrita l’innocenza e l’unico mezzo che si conosce per trovare un posto nel mondo è la crudeltà. L’innocenza potrebbe ricordarci ciò che siamo stati da bambini e, dunque, non ci rimane che lapidarla. Saved è quel momento preciso in cui ti accorgi che “la pietra” scagliata è passata per le tue mani.
12.12.17
 

B E R M U D A S

Angelo Mai 22 Novembre 2017
Mk
B E R M U D A S
con Philippe Barbut, Biagio Caravano, Marta Ciappina, Sebastiano Geronimo, Luciano Ariel Lanza, Laura Scarpini, Loredana Tarnovschi
ideazione e coreografia Michele Di Stefano
musica Kaytlin Aurelia Smith, Juan Atkins/Moritz Von Oswald, Underworld
direzione tecnica Giulia Broggi
organizzazione Carlotta Garlanda con Francesca Pingitore
produzione mk in collaborazione con AMAT, Residance/Dance Haus Milano, Dialoghi - residenze delle arti performative a Villa Manin Udine, Una diversa geografia/Villa Pravernara Valenza
con il contributo Mibact e Regione Lazio
Bermudas è un lavoro coreografico pensato per un numero variabile di interpreti (da tre a tredici), intercambiabili tra loro. E’ dunque un sistema di movimento basato su regole semplici e rigorose che producono un moto perpetuo, adottabile da ogni performer come una condizione per esistere accanto agli altri e costruire un mondo ritmicamente condiviso.
Il lavoro è ispirato dalle teorie del caos, dalla generazione di insiemi complessi a partire da condizioni semplici, dai sistemi evolutivi della fisica e della meteorologia. Il risultato finale tende alla costruzione di un luogo carico di tensione relazionale, un campo energetico molto intenso (a cui il nome Bermudas ironicamente fa riferimento)attraversato da una spinta alla comunicazione immediata, necessaria per generare uno spazio sempre accessibile a qualunque nuovo ingresso.
Lo spettacolo è costruito per essere un sistema inclusivo e permeabile; ogni apertura al pubblico è dunque una finestra aperta su uno dei possibili cast ma anche sull’unico obiettivo del lavoro: la costruzione di una danza che permetta continuamente alla danza di qualcun altro di trovare spazio.
L’impianto coreografico dipende in maniera cruciale dalle caratteristiche singolari dei performer: immettere punti di vista differenti sull’uso dello spazio, la prossemica tra i corpi o il modo in cui viene percepita l’attività di danza in un rituale collettivo, trasforma immediatamente la coreografia in un progetto di incontro e mediazione tra individui che possono essere i più disparati e i più lontani tra loro per attitudine, organizzazione gestuale e intensità espressiva. E per gestione del malinteso.
8.12.17
 

MACBETH

Teatro Tordinona 1 Dicembre 2017
MACBETH

Traduzione di Andrea Maffei
Regia Pierpaolo Sepe
con
Federico Antonello
Marco Celli
Giulia De Luca
Paolo Faroni
Vincenzo Paolicelli
Noemi Francesca
Biagio Musella
Marco Trotta
3.12.17
 

EL

Teatro Tordinona 19 Novembre 2017
EL
Che Guevara, l'uomo dietro la leggenda
Testo di Edgardo De Habich
Traduzione di Naila Marganella
Adattamento e Regia di Luca Milesi
con Antonio Nobili nel ruolo del Che, Maria Concetta Liotta, Serena Renzi, Alberto Albertino, Francesco Sotgiu, Ilario Crudetti, Stefano Di Giulio ed Eleonora Zepponi.
Crediti Scene e Costumi: Compagnia Enter - Ufficio Stampa: Monica Brizzi in collaborazione con MF Press - Foto di Locandina: Massimo Lupo Turris

EL Che Guevara, l’uomo dietro la leggenda
A cinquant’anni dalla tragica scomparsa del più giovane Cavaliere della Rivoluzione, Luca Milesi e Antonio Nobili tornano insieme per far parlare l’uomo Che Guevara, l’essere umano nascosto dietro la leggenda.
Con la collaborazione artistica di TeatroSenzaTempo, la Compagnia Enter salpa di nuovo sul Gramna, l’imbarcazione che nel 1956 partì dal Messico per portare la Rivoluzione dei Barbudos nell’isola di Cuba. Torna dunque sulla scena lo spettacolo del peruviano Edgardo De Habich, già rappresentato con successo dagli stessi organizzatori nel 2012 e nel 2013.
Accade tutto in una notte di tempesta. Un piccolo sacerdote di montagna (Maria Concetta Liotta) ha dato rifugio ad un ranger dell’esercito regolare boliviano (Serena Renzi), colto di sorpresa dalla pioggia. Il giovane prete si dimostra un grande ammiratore del coraggio umano del Cristo di Vallegrande, come venne soprannominato il Che nei luoghi in cui trovò la morte. L’intervento del giovane nipote del prelato rompe l’equilibrio: senza indugi, riconosce in quello del ranger il volto dell’assassino di “EL”. Ha inizio così una straordinaria “confessione reciproca” fra il prete e il soldato, alle spalle dei quali irrompono con la stessa carica rivoluzionaria che avevano in vita gli uomini protagonisti della Rivoluzione più vicini ad “EL”, interpretato da uno straordinario Antonio Nobili. La storia di “EL” procede per flash in appassionanti azioni collettive che coinvolgono l’intero cast di interpreti. Il piccolo prete conduce la macchina da presa attraverso il reciproco specchiarsi delle vite di Cristo e del Che e il mutuo osservarsi fra due delle coppie più famose dell’immaginario ispanoamericano, Don Chisciotte-Sancho & Castro-Che Guevara.
Se la Rivoluzione è Dulcinea del Toboso chi degli ultimi due ha più diritto a giacere di nuovo nel suo letto?
26.11.17
 

Sophie del cabaret Dada

Teatro Tordinona 18 Novembre 2017
SOPHIE DEL CABARET DADA
(Versi e musica tra Dadaismo e tradizione pugliese)
di Enrico Bernard
con Virginia Barrett e Teodora Nadoleanu ( attrice, danzatrice, performer)
Coreografie ispirate alle creazioni di Sophie Taeuber Arp a cura di Teodora Nadoleanu
Costumi di Sofia Viehover
Realizzazione video: Kaspar Mann
I quadri delle proiezioni sono di Monia Romanelli
Regia di Enrico Bernard

Nota dell'Autore.
Il testo si ispira alla vita e all'avventura artistica di Sophie Taeuber Arp, compagna di Hans Arp tra i fondatori del movimento DADA, il cui Manifesto compie cento anni. Musa ispiratrice e animatrice dei giovani artisti che nel periodo a cavallo della Prima guerra mondiale realizzarono a Zurigo il sogno di una rivoluzione totale nel campo della creatività aprendo le porte alle moderne concezioni del surrealismo e del teatro dell'Assurdo fino a Andy Wahrol e alla concezione della "leggerezza" di Italo Calvino - la figura di Sophie è sempre passata in secondo piano perché offuscata dalle grandi personalità maschili che animavano il gruppo Dada. Oltretutto il suo carattere di donna portata all'attività artistica concreta (fu sarta, coreografa, costumista e pittrice) non hanno finora permesso una valutazione complessiva del suo apporto all'idea dadaista. La funzione determinante di Sophie fu infatti quella di spingere la ricerca dadaista sul campo della realizzazione pratica delle formulazioni teoriche stimulando così la creatività su un piano di concretezza non solo dello spirito, ma anche della produzione manuale di perfomance e oggetti artistici.
Nel testo vengono messe in luce le influenze che il modo rivoluzionario dada di concepire la realtà ebbe sia in chiave politica (le frequentazioni con Lenin a Zurigo) sia in chiave di pensiero scientifico: poco infatti si è finora indagato sulle correlazioni tra la "relatività" di Einstein (presente a Zurigo nel periodo in questione) e il relativismo antiformalistico dei dadaisti. Nel testo si azzarda anche l'ipotesi di un incontro dal vivo tra Einstein, i dadaisti e Lenin. Un incontro storicamente non dimostrato ma culturalmente possibile data la presenza contemporanea a Zurigo di questi personaggi intorno al mitico Cabaret Voltaire, luogo di riunione dei giovani dada.
In un momento culturale in cui imperversa il piatto realismo, il documentarismo, il testo intende distinguersi da una semplice forma documentaria e narrativa; per questo si è adottata una dimensione "poetica" in modo da riferirsi a fatti storici e eventi personali nella forma del pensiero interiore ed onirico che solo il ritmo del "rap" può tradurre in un esperimento di "scrittura immediata". Ciò al fine di realizzare quella "poetizzazione del mondo" che i dadaisti, prosecutori e critici del futurismo e anticipatori delle tecniche surrealiste, intesero realizzare anche con rime da filastrocca o onomatopeiche.
Il Dadaismo del Cabaret Voltaire di Zurigo riceve una spinta dal futurismo italiano del primo ‘900 e, attraverso Petrolini, torna come un boomerang ad influenzare, nella seconda metà del ‘900, l’avanguardia italiana ed, in particolare, il pugliese Carmelo Bene. Carmelo costruisce la marionetta umana sulla falsariga delle esperienze dadaiste in cui emerge il tema della marionetta vivente.
Il testo punta i riflettori sul tema della marionetta come rientro centrale dell’esperienza dell’avanguardia, dal manifesto dadaista ad oggi. In Puglia essa trova epigoni non solo in Carmelo Bene, ma nella struttura del cabaret che si sviluppa a Bari e provincia dalla fine degli anni ’60 e di cui Lino Banfi è un altro esempio. Se poi pensiamo che molti movimenti delle coreografie surrealiste vengono a ritrovarsi nella pizzica o viceversa la danza tradizionale pugliese influenza l’estetica dadaista, si viene così a mostrare un inatteso legame tra il circolo dadaista del 1916 e la tradizione pugliese.
23.11.17
 

Chi ha paura della solitudine

TEATRO TORDINONA 9 Novembre 2017
CHI HA PAURA DELLA SOLITUDINE?
di Orlando Placato
Regia di Anna Maria Loliva
Con Cristina Aubry e Oreste D’Ippolito.
Costumi di Piergiorgio Forgione
Assistente Benedetta Cassio
Non si è soli unicamente quando si è da soli. La solitudine si manifesta più marcatamente quando la gente ti circonda, ma tu parli a te stesso. Questi dieci personaggi sono ritratti grotteschi dell’isolamento di uomini e donne in una realtà fatta di emozioni e vissuti dopati dalla virtualità internettiana e falsi miti. Un sottile filo conduttore si dipana attraverso queste singole vicende semiserie con finale inaspettato. Uno spettacolo per sorridere e riflettere.
14.11.17
 

Pugni di Zolfo

Piccolo Eliseo 11 Novembre 2017
Pugni di Zolfo
scritto, diretto e interpretato da Maurizio Lombardi, coproduzione Zocotoco Srl
"Pugni di Zolfo" è la storia di due bambini che immaginano il mare e le acciughe, tirano i pugni, sognano l'amore che non hanno mai vissuto: una fiaba che porta dentro di sé la rabbia di un'infanzia negata.
Ispirato da una poesia di Ignazio Buttitta poeta di Bagheria,Pugni di zolfo scritto, diretto e recitato in un siciliano comprensibilissimo da Maurizio Lombardi, è la storia di Vincenzo Barrisi, un pugile che ha appena finito un match durissimo contro l’americano. Nel silenzio del suo spogliatoio fischietta una canzone, la ninna nanna di sua madre e ricorda, ritorna a quando era bambino nella sua Sicilia, un pugno di terra strappato al sole. La nonna, seduta sotto la veranda con lo sguardo lontano, fisso, verso le miniere di zolfo; la sua fuga da Picciriddu aiutato dalla mamma per sottrarsi alla discesa nell’inferno della zolfara dove i “carusi”, bambini di sette-otto anni, si spezzavano la schiena per portare in superficie lo zolfo, la nuova “ricchezza” della Sicilia di fine 800.
Pugni di Zolfo è semplicemente una storia che porta dentro di séla rabbia di un’infanzia negata e diventa una fiaba quando racconta di due bambini che immaginano il mare, le acciughe, tirano i pugni e sognano l’amore che non hanno mai vissuto. Nello spettacolo il corpo viene usato come come strumento narrativo e la parola si fa vera, sanguigna, viscerale. La scena, scarna, viene riempita dall’attore, il quale interpreta più personaggi che trascinano lo spettatore in un viaggio all’interno di un budello di terra fatto di sangue e fatica.
14.11.17
 

Infamiglia

TEATRO TORDINONA 3 NOVEMBRE 2017
INFAMIGLIA
Versione italiana de “La de Vicente Lopèz” di Julio Chávez
Traduzione e adattamento di Fabiana Pagani
Con: Fabiana Pagani, Vissia Catena, Roberto Oliveri, Pierluigi Gigante, Alessia Capua, Ignacio Paurici
Regia di Francesco Marchesi
Infamiglia è l’adattamento italiano dell’opera “La de Vicente Lòpez” di Julio Chávez. Argentino, drammaturgo, attore pluripremiato in ambito internazionale, artista eclettico, creatore di mondi poetici unici con un particolare sguardo critico sulla società contemporanea. La sua drammaturgia ha una costante poetica di base: il minimalismo realista con forte presenza di humor, come strumento di riflessione e autocoscienza individuale e sociale. Attraverso l’umorismo Chávez affronta i conflitti umani e traumi sociali, rendendoli più sopportabili. Quest’opera in particolare è una violenta parodia che esprime una visione cinica di rapporti famigliari disintegrati, metafora quanto mai attuale. L’opera è stata rappresentata per quattro anni consecutivi con uno straordinario successo di pubblico e critica.

L’azione si svolge nella casa di Beatrice, dove la ricca Alice e il suo toyboy rumeno sono stati invitati per passare la notte di Capodanno insieme alla sorella e ai suoi figli, a loro si unisce casualmente un imbianchino sardo. I personaggi hanno tutti origini differenti, poche affinità e anche i pochi legami affettivi ormai sono logori. All’interno del tipico contesto del Capodanno in famiglia le loro interazioni, rotte da incomunicabilità e intolleranza, passano da divertenti frecciate a feroci vendette e maltrattamenti. L’umorismo costante, dato dalle situazioni paradossali e dal linguaggio a tratti scurrile di alcuni personaggi, colloca lo spettatore in una posizione scomoda: non può smettere di ridere ma sta ridendo del cinismo, della brutalità e dell’animosità di personaggi politicamente scorretti.

Sinossi
La storia si svolge in un’unica notte e in un unico luogo: il salone della povera casa di Beatrice nei bassifondi di Roma tra la mezzanotte del 31 dicembre e le prime ore del 1° gennaio. La padrona di casa invita Alice, la ricca sorella, e il suo compagno Roman, un giovane rumeno, a passare con lei e i suoi due figli Alessandro e Elisabetta la notte di Capodanno. Al termine della cena la cortesia di circostanza viene sempre meno e i famigliari si spogliano di ogni falsa gentilezza confrontandosi in maniera sempre più accesa, mentre un imbianchino bloccato lì per caso diventa testimone involontario di questa farsa. La cordialità e la convivialità lasciano inesorabilmente spazio al rancore e alla rabbia mantenendo una suspence narrativa enorme, che tra il grottesco e il drammatico crea un clima opprimente, dando un senso di scoppio imminente.
11.11.17
 
 
Support : MarXoB
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