Ultimi Video

Cuori sdoppiati

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
22 Dicembre 2016
“Cuori sdoppiati”
di GIANCARLO GORI 
22.12.16
 

Prova a immaginare

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
22 Dicembre 2016
“Prova a immaginare”
di Renato Capitani 
22.12.16
 

Alla fine

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
22 Dicembre 2016
“Alla fine”
di Alessandro Iori
22.12.16
 

Ma che confusione

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
22 Dicembre 2016
“Ma che confusione”
di Carlangelo Scillama’ 
22.12.16
 

Io Giulia Domna

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
16 Dicembre 2016
“Io Giulia Domna”
di STEFANIA SEVERI 
22.12.16
 

L’ultima sinfonia

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
12 dicembre 2016
“L’ultima sinfonia”
di SALVATORE SCIRE’ 
21.12.16
 

I clandestini

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
16 Dicembre 2016
“I clandestini”
di ANNA HURKMANN
21.12.16
 

Una foglia non serve a coprire tutto

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
16 dicembre 2016
“Una foglia non serve a coprire tutto”
di NINO MUSICO’ 
21.12.16
 

L’ombra di Cesare-Cicatrici

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
16 Dicembre 2016
“L’ombra di Cesare-Cicatrici”
di SONIA MORGANTI
21.12.16
 

Muffa

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
19 Dicembre 2016
“Muffa”
di SERENA VENTRELLA 
21.12.16
 

La bambina mai cresciuta

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
19 Dicembre 2016
“La bambina mai cresciuta”
di STEFANIA PERNO 
21.12.16
 

Hikikomori

Teatro dell’Orologio 15 dicembre 2016
HIKIKOMORI
drammaturgia Katia Ippaso e Marco Andreoli
regia Arturo Armone Caruso
con Luisa Marzotto, Giulio Pranno, Aldo De Martino
scenografia Fabio Vitale
costumi Roberto Conforti

produzione Ariel Produzioni
in collaborazione con Officinema
www.officinema.com

L'Hikikomori del titolo è Il Figlio, un adolescente problematico che vive con dolore il sistema autoritario e repressivo messo in piedi dal Padre. La Madre è l'unica persona che entra in contatto con lui. Tra di loro, un combattimento feroce e struggente, in cui si alternano momenti di autentica violenza e momenti di abbandono radioso. Il Nonno, infine, è un fantasma che viene a far visita al Figlio. In quella stanza tanti anni fa anche lui fu rinchiuso.

SINOSSI  Un uomo. Una donna. Una coppia. Una stanza. Un mese. Dicembre. Una notte. Quella di Natale.
La neve che tutto ricopre e tutto cancella. L'alba che coglie d'anticipo il buio, svela i desideri osceni, consuma i pensieri, stravolge gli animi, conduce al logoramento. Eccoli. Gli sposi ribelli. Gli amanti stremati. Eccoli. Il superstite e il boia. L'incontro degli opposti. Nulla li soddisfa. Nulla li sazia.
Ma dove si scappa mentre ci si viene incontro?

BIOGRAFIA
Arturo Armone Caruso, regista e attore napoletano che da una trentina d'anni traghetta a Parigi voci, testi e autori della scena italiana (ha messo in scena Moscato e Ruccello) incontra innanzitutto due autori, Katia Ippaso e Marco Andreoli, e un'interprete Luisa Marzotto. Ed è subito un ritrovarsi.

NOTE DI REGIA
Hikikomori è il nome che si dà ad un fenomeno diffuso nel Giappone contemporaneo: la volontaria autoreclusione degli adolescenti che smettono di andare a scuola e si ritirano nelle loro stanze, dialogando solo con il video e a volte neanche con quello. Molti si lasciano morire. Rivisitazione contemporanea della Metamorfosi di Franz Kafka, Hikikomori di Marco Andreoli e Katia Ippaso è un dramma a porte chiuse che racconta la pressione di una società, la nostra, in cui i figli esprimono in forma drammatica, estrema, il loro disagio.
Di cosa sono fatte realmente le pareti sottili, come la carta di riso delle case giapponesi, dietro le quali si è rinchiuso il Figlio? E la camera, il luogo stesso in cui egli vive recluso che cos'è? Un luogo di confinamento, di internamento, un sacrario che custodisce un terribile segreto di famiglia, un'isola del possibile, un luogo di gestazione, un laboratorio dell'oltreumano? Oppure semplicemente una tana, un rifugio, un ventre materno, meta impossibile di un ritorno allo stato prenatale?
Dagli arredi, dagli oggetti, dalle pareti della stanza del Figlio scaturisce uno scintillio. Lampi, fiotti, rivoli di luce e di parole rivelano in trasparenza la piaga pulsante, la patologia della famiglia e del tessuto sociale che la contiene. "Le parole bruciano" dice Il Figlio Hikikomori. Le parole fanno male, scottano. Le parole si dissolvono in cenere. Tutte le parole. Le parole che scherniscono, che comandano, che separano, che abbandonano, anche quelle che amano.
Nello spettacolo, così come nel testo, non c'è un giudizio né sulla famiglia, né sulla scuola, né tanto meno sulle scelte drammatiche dell'adolescente ma solo l'urgenza di formulare delle domande. Paure, desideri, affetti negati, figure genitoriali sfocate illuminano semplicemente un possibile cammino che consenta di districarsi, di uscire dalla palude dei fraintendimenti affettivi e sociali per attingere a un modo di raccontarsi capace di ricreare i presupposti dell'incontro.
Il nostro intento è di interrogare la figura del Figlio Hikikomori per formulare delle domande, condividerle. Per arrivare a pensare, a immaginare, a sentire la nostra condizione "adulta" solo come una forma ancora incompiuta, adolescenziale, di umanità rinchiusa in una gabbia impalpabile di pregiudizio, alle soglie dell'oltreumano. 
20.12.16
 

PORCOMONDO

Teatro dell’Orologio 9 dicembre 2016
PORCOMONDO
Un uomo. Una donna. Una coppia. Una stanza. Un mese. Dicembre. Una notte. Quella di Natale.
La neve che tutto ricopre e tutto cancella. L'alba che coglie d'anticipo il buio, svela i desideri osceni, consuma i pensieri, stravolge gli animi, conduce al logoramento. Eccoli. Gli sposi ribelli. Gli amanti stremati. Eccoli. Il superstite e il boia. L'incontro degli opposti. Nulla li soddisfa. Nulla li sazia.
Ma dove si scappa mentre ci si viene incontro?
drammaturgia Francesca Macrì e Andrea Trapani
regia Francesca Macrì
con Aida Talliente e Andrea Trapani
luci Luigi Biondi
produzione Biancofango, La Corte Ospitale, OFFicINA1011
www.biancofango.it
SINOSSI
Un uomo. Una donna. Una coppia. Una stanza. Un mese. Dicembre. Una notte. Quella di Natale.
La neve che tutto ricopre e tutto cancella. L'alba che coglie d'anticipo il buio, svela i desideri osceni, consuma i pensieri, stravolge gli animi, conduce al logoramento. Eccoli. Gli sposi ribelli. Gli amanti stremati. Eccoli. Il superstite e il boia. L'incontro degli opposti. Nulla li soddisfa. Nulla li sazia. Ma dove si scappa mentre ci si viene incontro?
20.12.16
 

Io. Cassandra

Teatro Tordinona 18 Dicembre 2016
Io. Cassandra
Spettacolo di di Francesca Romana Di Santo e Andrea Chianelli
con Francesca Romana Di Santo
regia Andrea Chianelli

Lo spettacolo nasce dall'esigenza di restituire a Cassandra un volto e un corpo più umano che mitologico, di raccontare come sono andati i fatti. Francesca Romana Di Santo, autrice ed interprete, parte dai suoi fantasmi, dal suo senso di prigionia che la costringe in una bottiglia "dalla quale si fa fatica addirittura a respirare" e dentro la quale vive circondata di libri e storie. Spiata dai suoi stessi fantasmi. In questa metaforica prigione incontra Christa Wolf, che le presenta Cassandra, chiusa in una cella dove aspetta la sua ultima ora, e prega e sogna di poter raccontare la sua vera storia. Così, attraverso il corpo e la voce dell'unica attrice in scena, lentamente riprendono vita i momenti più significativi della sua esistenza: la fine di Troia, l'amore per Enea, il tradimento dei greci e dei suoi troiani.
Ritrovarsi dolorosamente avviluppata da una figura così maestosa. Sentirsi così vicine da non capire di chi sia il dolore che stai provando. Lasciarsi deridere da un pubblico stolto, per il solo fatto di conoscere la verità. "Cassandra è un fantasma che impone di essere narrato".
Cassandra, come femmina come fuoco sacro che rinnega gli eroi e si china alla vita.
Cassandra non può sapere né vedere nulla in più degli altri, ma può vagare nella verità sperando di trovare qualcuno altrettanto coraggioso da guardarla con lei. Cassandra come maledizione per chi le vuole sedere troppo vicino, per chi vorrebbe scoprire cosa nasconde.
Cassandra può solo entrare e non lasciarti più.
20.12.16
 

Carne

LA PELANDA 8 settembre 2016
Carne
testo Fabio Massimo Franceschelli
regia e interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano
disegno sonoro e musiche Ivan Talarico
collaborazione artistica Alessandra Di Lernia
assistente alla regia Sonia Fiorentini
progetto grafico Davide Abbati
produzione Frosini Timpano – Kataklisma
www.frosinitimpano.it
Carne, muscoli e tessuto molle dell’uomo e degli animali. Carne, trasformazione terrena del Verbo divino. Carne al sangue, carne ben cotta, i piaceri della carne, carne viva e carne morta. In una tranquilla quotidianità casalinga, Lei e Lui discutono e litigano sulla carne, partendo dalla questione animalista per esplorare territori limitrofi ma meno battuti, la sacralità della carne come forma inalienabile dell’esistenza, i limiti etici della mercificazione della carne, la morte che trasforma la carne in oggetto, lo sfruttamento della carne come base di tutte le forme di sfruttamento apparse nella storia. Carne è anche un incontro tra due autorialità, quella scenica di Timpano/Frosini, e quella drammaturgica di Franceschelli.
20.12.16
 

Favole 2

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
16 Dicembre 2016
“Favole 2”
di LUCIANO BOTTARO
20.12.16
 

Io, Trilussa

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
12 dicembre 2016
“Io, Trilussa”
di GIOVANNI ANTONUCCI
20.12.16
 

Anamorfosi dentro

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
12 dicembre 2016
“Anamorfosi dentro”
di LUISA SANFILIPPO
20.12.16
 

Crisalide

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
12 dicembre 2016
“Crisalide“
di CARLA PIUBELLI
20.12.16
 

Casimiro


Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
12 dicembre 2016
“Casimiro”
di MASSIMILIANO PERROTTA
20.12.16
 

I due euro dell’acqua della nonna

Teatro Tordinona - Schegge d’autore 2016
19 Dicembre 2016
“I due euro dell’acqua della nonna”
di ROBERTA RUSSO

Interpreti e Personaggi (in O.A.):
Maria Elisa Barontini - cameriera
Roberta Russo - nonna
Regia: Alessandro Iori
Assistente alla Regia: Teodora Nadoleanu
Scene: Alice Mazza
20.12.16
 

Città inferno

TEATRO DELL'OROLOGIO 14 dicembre 2016
Città inferno
di nO(Dance first. Think Later)
Con: Rachele Canella, Melania Genna, Elena Gigliotti, Carolina Leporatti, Demi Licata, Elisabetta Mazzullo, Daniela Vitale.
E con Maurizio Lombardi nel ruolo delle Suore (voce off).
Scene: Carlo De Marino .
Costumi: Carlo De Marino, Giovanna Stinga.
Luci: Giovanna Bellini.
Editing audio: Claudio Corona Belgrave.
Progetto video: Daniele Salaris.
Strutture ferrose: Anelo 97.
Foto: Miriam Di Cola.
Grafica : Domenico Caracciolo.
Regista assistente: Dario Aita.
Regia e partiture fisiche: Elena Gigliotti.
Una produzione di: Cardellino srl/ Fondazione Luzzati Teatro Della Tosse/ nO(Dance first. Think Later)
CITTA'INFERNO è vincitore della Menzione Speciale al Festival Scintille 2015
Si ringraziano Annalisa Martinisi per la gentile concessione dell'arrangiamento di "Maruzzella", Melissa Bartolini e Flavio Furno per il loro supporto artistico e tecnico.
 
 All'interno di una prigione vivono le protagoniste di questa storia, liberamente ispirata al film: "Nella Città, l'inferno" di Pietro Castellani, con Anna Magnani e Giulietta Masina. Assassine, fattucchiere, adultere e ladre seriali provenienti da tutta Italia e realmente esistite nelle pagine di cronaca nera dagli anni 40 a oggi sono costrette a occupare un ristrettissimo spazio vitale: una cella di 2m x2m. Quando una ragazza innocente verrà sbattuta dentro per uno sbaglio, le detenute - come delle voci interiori -la condurranno a poco a poco verso la vita disperata della galera, segnando così a vita il suo destino, non potendo capire la possibilità stessa dell'innocenza. Eccetto che: sono donne. Sono donne anche loro. Hanno amato, e ameranno. Hanno un corpo, o l'hanno avuto. Questa è una storia che ha il sapore della realtà, e il suo compito è quello di indagarne strettamente la causa: il debito d'amore, la nostra più grande ferita. Indelebile e senza tempo.
17.12.16
 

Stella Black

Teatro Tordinona 11 Novembre 2016
Stella Back 

di e con
Paola Casale

Regia di
Silvia Giorgi

Musiche
Federico Briccarello
Costumi
L'Emporio dei tessuti

Stella Black è rock e naïf ma non solo. Si innamora platonicamente di tutti senza capirne il perché. Ma poi è sempre sola e in fondo, come tutti gli aspetti della sua vita, pensa ingenuamente che prima o poi la “svolta” metterà tutto apposto. Coraggiosa e allo stesso tempo incontenibile rischia di fallire in ogni suo proposito. Lo sforzo ripetuto di tenere testa al mondo, un mondo nei cui standard fa fatica a riconoscersi, la fa vivere nel limine tra finzione e realtà alterando gli accadimenti e dipingendone contorni immaginari. Ma è la sua musica e il suo indomito e ostinato impulso creativo che la porteranno a liberare il suo sogno più profondo. Stella Black nasce come riscatto di una vita in cui le tavole del palcoscenico erano perdute. Sono tante le tappe, gli incontri, gli stimoli, le lotte che hanno sostenuto il lento e faticoso percorso di realizzazione. Si racconta di una cantante fallita che sogna il successo ma che invece rimane ancorata alla sua comune quotidianità. Il toccare il fondo e la sua creatività la spingono in una direzione imprevista. Un tuffo nel sogno, il Teatro, dove la vita per magia si rigenera.
17.12.16
 

Risorgi

Teatro Piccolo Eliseo 10 Dicembre 2016
RISORGI
scritto e diretto da Duccio Camerini
con Simone Bobini, Barnaba Bonafaccia, Duccio Camerini, Marika De Chiara, Ciro Carlo Fico, Dario Guidi, Igor Mattei, Marco Damiano
Minandri, Cristina Pedetta
musiche dal vivo Matteo Colasanti
scene e costumi Nika Campisi
combattimenti scenici a cura di Massimiliano Cutrera
una produzione La Contrada - Stabile di Trieste/ La Casa dei Racconti

Brecht incontra Shakespeare in una corte dei miracoli nella periferia marginale di Roma in cui ciascuno, a modo suo, cerca il riscatto, una resurrezione. Nove corpi o anime malati per raccontare una storia priva di morale - come la vita.
  
Ripresa dello spettacolo che ha debuttato l'anno scorso al Teatro Lo Spazio, "Risorgi" combina la visione brechtiana (più che pasoliniana) di quella che potrebbe essere un'odierna Corte dei Miracoli nella periferia romana a una storia che ha il tono epico e la struttura narrativa estremamente classica che potrebbe avere un'opera shakespeariana, con tanto di monologhi introduttivi o esplicatori praticamente per ciascun personaggio e finale tragico in cui tutti perdono qualcosa.
A capo di questa Corte dei Miracoli troviamo Marika, un travestito cinquantenne che sfrutta i "cionchi", storpi da lui addestrati a chiedere l'elemosina. Sulle sue tracce c'è un poliziotto, del quale ha visto una foto. Nel frattempo, la Corte è scossa da una rivolta, capeggiata da Latodestro (così chiamato perché di quello sinistro ha perso l'uso in seguito a un incidente) che, in combutta con altri gruppi di emarginati estremamente pericolosi (nigeriani e fascisti) riesce a privare Marika della sua forza lavoro, rapendo tutti i cionchi. Marika chiede aiuto a Sergetto, un giovane marchettaro che ha accolto e allevato sin da piccolo e dal quale pretende amore ma soprattutto obbedienza. Sergetto si vede costretto ad assecondare il suo padre-padrone-amante, ma giura a se stesso che sarà l'ultima volta. Questo il nucleo fondamentale della storia, che vede incrociare con i destini di questi personaggi anche quelli di Bacio, lacché di Marika; Traiano, figlio - non si sa bene se naturale o adottivo - di Marika che, a un certo punto, cerca di soppiantare; Semmi, un combattente che si dopa prima di partecipare agli incontri clandestini; Rosa, la sua ex, un tempo assistente sociale adesso anche lei tossicodipendente; Nadia, una madre che non si fa problemi a vendere il figlio e Mongo, un ragazzo con un ritardo mentale ma che tutto osserva.
Ciascuna di queste vite si trova sospesa di fronte a un passo che può decretarne la morte o la resurrezione cui fa riferimento il titolo - il riscatto, una virata improvvisa per il meglio. Latodestro, novello Spartaco, desidera liberarsi dal giogo sfruttatore di Marika; a lui si allea, alla fine, Traiano, nella speranza di soppiantare il padre, il quale da non si sa quanto rimanda l'operazione per il cambio di sesso, che lo aprirebbe a una nuova vita. Anche Sergetto cerca la propria autonomia e crede di trovarla in Semmi, di cui s'innamora. Semmi a poco a poco si accorge di ricambiare e questo è un duro colpo per Rosa, che non riesce a staccarsi dal suo ex. La musica dal vivo di Matteo Colasanti accompagna e commenta il frenetico svolgersi della vicenda di questa guerra tra emarginati in cui la pugnalata alle spalle assurge quasi a quotidiana moneta di scambio e le tenerezze sono soffocate da false promesse. C'è, quasi in ogni dialogo, quasi in ogni monologo, un tacito richiamo alla filosofia dell'homo homini lupus, mentre tutt'intorno il mondo imputridisce fisicamente e spiritualmente. Soltanto il tenero amore tra Sergetto e Semmi sembra portare il tema della speranza, ma anche quello, per motivi che qui non sveleremo, viene troncato recisamente. Un barlume di speranza - incupita dalla spada di Damocle della malattia e di una autonomia fortemente voluta ma che è un territorio ancora tutto da esplorare - rimane quando infine Sergetto riesce a staccarsi dal suo patrigno-pappone.
Forse l'allestimento soffre di una lunghezza leggermente eccessiva, ma dall'insistito e inconsueto sfruttamento degli spazi della sala del Piccolo Eliseo si intuisce come lo spettacolo sia nato (o sia più adatto) per altri spazi e per una fruizione non meramente frontale. Una discrasia in gran parte superata anche grazie alla buona prova degli interpreti tutti.  
17.12.16
 

The crime of the twenty

Teatro Belli 24 novembre 2016
THE CRIME OF THE TWENTY-FIRST CENTURY
di Edward Bond
traduzione Elettra Capuano
con Silvia Benvenuto, Cristina Cappelli, Desy Gialuz, Ottavia Leoni, Gianluca Merolli, Angela Monaco, Antonio Orlando, Valentina Pastore, Silvia Quondam, Morena Rastelli, Massimo Sconci, Diego Valentino Venditti
collaborazione alla regia Simone Giustinelli
scene Francesco Ghisu
costumi Annapaola Brancia D’Apricena
foto Simone Galli
regia di Pierpaolo Sepe

"Il mondo de Il Crimine del Ventunesimo Secolo è impensabile. Ma la storia dimostra che l'impensabile accade sempre - che l'impensabile diventa inevitabile."
- Edward Bond

Ne Il Crimine del Ventunesimo Secolo, Edward Bond dipinge un possibile futuro per l'umanità. Un futuro in cui non esiste passato, nè società, e la topografia - persino il cielo - è irrimediabilmente trasformata. Gli esseri umani vivono segregati in ghetti o prigioni. L'Esercito è onnipresente: non ne vediamo mai il volto, ma sentiamo il rumore dei suoi elicotteri.
Una donna, Hoxton, vive sola tra le rovine di una città rasa al suolo.
Tre individui solitari bussano alla porta della sua cella in cerca di acqua.
Grig - un uomo "stanco e impolverato" che ha abbandonato la moglie malata di cancro, Sweden - un giovane ragazzo scappato di prigione, e Grace – una ragazzina piena di rabbia in cerca della propria madre.
Tutti e tre promettono di andarsene. Tutti e tre rimangono.
La richiesta di acqua e riparo diventa il pretesto per una richiesta più urgente, più disperata, che ha a che fare con l'umano, con il suo bisogno di consolazione e di giustizia.

L'operazione di Bond è semplice. Ci presenta una società ridotta ai suoi caratteri essenziali – una donna e un rubinetto d'acqua – e poi ci mostra la sua feroce distruzione.
Nel farlo però il drammaturgo ha un merito precipuo, ed è quello di portare alla luce il paradosso che ci abita, conducendolo al suo limite parossistico.
I personaggi bondiani sono agiti da una logica spietata, in cui il desiderio di umanità non riesce ad essere espresso se non per mezzo della ferinità più disumana, e in cui la responsabilità per la propria innocenza sfocia nella perversità del crimine.
Nel teatro di Edward Bond i paradossi non vanno sciolti, ma capiti. Se una soluzione esiste per sottrarsi a questi meccanismi di violenza, non è una soluzione che va trovata, ma immaginata.
13.12.16
 

O come Otello

Teatro dell’Orologio 12 Novembre 2016
O come Otello
libero tradimento a William Shakespeare
con
Rossana Bellizzi
Carlo di Maio
Francesco Iaia
Gianluca Pantosti
al pianoforte Davide Di Lecce
regia Alessio Pizzech
regista collaboratore Antonio Ligas

"Un viaggio nel mito di Otello tra il mondo dell'Avanspettacolo e la Scrittura Contemporanea, costantemente calibrato fra il mondo della Farsa e quello della Tragedia. Lo spettacolo racconta il progredire di un pensiero omicida che diventa la lente di ingrandimento - il cattivo pensiero - di un mondo che vive tra la magia della scena e la concretezza dell'esistenza."
Alessio Pizzech
13.12.16
 

Killing Desdemona

Angelo Mai 17 novembre 2016
Balletto Civile
Killing Desdemona
liberamente tratto da Otello di W. Shakespeare
ideazione Michela Lucenti e Maurizio Camilli
regia e coreografia Michela Lucenti
assistente alla regia Enrico Casale
musica originale eseguita dal vivo Jochen Arbeit (Einstürzende Neubauten)
interpretato e creato da Fabio Bergalio, Maurizio Camilli, Andrea Capaldi, Ambra Chiarello, Michela Lucenti, Demian Troiano, Natalia Vallebona
scene Alessandro Ratti
costumi Chiara Defant
disegno luci Stefano Mazzanti
suono Tiziano Scali
acting coach Francesco Origo
organizzazione Andrea Cerri
una produzione Balletto Civile
coprodotto da Festival delle Colline Torinesi, Ravello Festival, Neukoellner Oper Berlin, Compagnia Gli Scarti con il sostegno di Mare Culturale Urbano, CTB Centro Teatrale Bresciano, Festival Resistere e Creare, Centro Dialma Ruggiero-FuoriLuogo
Io lavoro tra le crepe, dove la voce inizia a danzare, dove il corpo inizia a cantare, dove il teatro diventa cinema  (Meredith Monk)
Uccidendo il mistero. La poesia dell’amore è fragilissima, per noi è canto, gesto.
Il discorso non c’entra e quando arriva distrugge il mistero, cerca di spiegarlo di dipanare i suoi rivoli più profondi.
Cerchiamo di razionalizzare ciò che per essenza è irrazionale, quello che lega due persone, ciò che per definizione è intangibile. E che cosa ci definisce puri se non l’essere incorruttibili sul nostro profondo sentire. Quando lo spazio privato, intimo diventa pubblico, lì il nostro io profondo deve essere difeso preservato. Otello sente con forza ed è questo che lo rende affascinante, ma è troppo fragile nel difendere quello che ama, che sente, ha paura di essere ingannato soprattutto da se stesso, vive in pieno l’insicurezza occidentale, che destruttura ogni antica certezza.
Jago è un conquistatore, entra a gamba tesa sul terreno fragile, entra per distruggere per disilludere. È un one man show senza quarta parete, il suo spazio ė il proscenio (dove tra l’altro lo colloca da libretto anche Boito nella versione Verdiana), dialoga con il pubblico, è il tramite, il veicolo che cerca di far intendere, è lui che crea la possibilità della storia.
Jago distrugge il mistero, prepara con lunga gettata la parabola di uccisione di Desdemona, malgrado le menzogne, rimane sempre se stesso, nascondendosi dietro la maschera della normalità e della correttezza, solo negli a parte gli spettatori vedono la sua vera natura, in un work in progress simile a quello di un artista, dove si trasformerà con disinvoltura in uno straordinario, intelligente improvvisatore, portando alle estreme conseguenze il suo individualismo, fino a trasformare l’etica in estetica del male.
Desdemona è appunto il mistero, l’intangibilità del corpo di Desdemona che corrisponde alla sua purezza è l’unica risposta che il dramma può offrire di fronte all’incalzare del caos.
Tutti i personaggi maschili, anche Roderigo, lo stesso Cassio, vogliono esercitare il loro potere su Desdemona e sul suo corpo. Niente di più attuale direi.
Solo una solidarietà femminile nei gesti quotidiani, il semplice accudire come contenitore di senso al di là delle parole, questo le donne lo sanno fare. Questa come unica sapienza antica nostro malgrado. La nostra Venezia avrà pochi elementi a segnare uno spazio metafisico, tutto è aperto, condiviso, non ci sono altro che corpi in relazione che non possono difendersi né nascondersi, poi ci sarà il proscenio come una ribalta da commedia dell’arte, che sarà percorso da un veneto vero e proprio che saprà parlare senza mezzi termini di quello che tiene in piedi questo nostro paese, i soldi, e lo farà solo attraverso le parole di Shakespeare.
Il ritmo non si allenterà non importa se si ride o si piange, tutto deve continuare alla luce del sole.
Per noi non è mettere in scena il dramma della gelosia, ma l’interruzione di una sensibilità altra, poetica, fisica, musicale, femminile.
Una sensibilità che è difficile spiegare, che sta all’origine del mistero e dell’atto vero e proprio del creare, che produrrà sempre azioni di distruzione da parte del mondo maschile che lotta per comprenderla, per possederla, che quando non può averla la annienta.
Un cast per lo più al maschile intorno ad una fragilissima donna, che con la forza di un usignolo, una simil Edith Piaf, è forte nel difendere sino in fondo la sua purezza di senso, solo con un canto che urla al mondo il suo diritto di esistere.
Un manifesto di libertà creativa femminile a partire dall’esistere. Una partitura musicale tutta dal vivo scritta ed eseguita dal compositore Berlinese Jochen Arbeit (chitarrista e compositore degli Einstürzende Neubauten e degli Automat) maestro del noise elettronico contemporaneo, che tenderà un filo dall’inizio alla fine, per portare lo spettatore dal sogno alla rottura.
13.12.16
 

Orlando

Teatro Vascello 19 novembre 2016 DANZA
ORLANDO
suggestioni coreografiche sull'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto
ideazione, coreografia e interprete Raphael Bianco
assistente alla coreografia Elena Rolla
musiche Monteverdi, Caccini, Carissimi
adattamento e orchestrazione Ivan Bert
musicisti Ivan Bert, Enrico Degani, Adriano De Micco
canta Raphael Bianco
luci Enzo Galia
danzatori Elisa Bertoli, Maela Boltri, Vanessa Franke, Vincenzo Criniti, Vincenzo Galano, Cristian Magurano e Raphael Bianco
Costumi Melissa Boltri
produzione Fondazione Egri per la danza
con il sostegno di MIBACT, Regione Piemonte, Fondazione CRT
Compagnia di San Paolo

Raphael Bianco ha tratto lo spunto dal grande poema cavalleresco per realizzare uno spettacolo che ne riprende i criteri compositivi: un racconto interrotto a più riprese, parallelismi, simmetrie e asimmetrie, non certo con la pretesa di una ricostruzione storica, ma per parlare di oggi, con surreale incanto. Perché il messaggio delle azioni che si intrecciano e si sovrappongono, fra contrasti sociali, amori, soprusi e continue guerre, riflettono, nella loro apparenza spesso insignificante, il perenne mistero della vita, che si ripresenta di epoca in epoca nella comunità umana.
Raphael Bianco, oltre ad esserne l'artefice, si è assunto bravamente il rischio di rappresentare lui stesso in scena la sintesi delle varie discipline, mentre i suoi danzatori raffigurano una molteplicità di ruoli, oltre a paladini, fate, guerrieri rappresentano i personaggi canonici Orlando: Vincenzo Criniti, Ippogrifo / Atlante: Vincenzo Galano, Bradamante: Vanessa Franke, Angelica: Elisa Bertoli, Astolfo/Ruggero: Cristian Magurano, Alcina: Maela Boltri, Ariosto: Raphael Bianco.
Altrettanto versatili i musicisti che si alternano a percussioni, chitarra, flicorno e tromba.
13.12.16
 

Soliloquio 2023

Teatro Tordinona 6 Dicembre 2016
Soliloquio 2023
di Paola Scoppettuolo
regia Paola Scoppettuolo
con Denise Donniacuo, Marianna Volpe , Giulia Catania , Linda D'Alimonte , Daniela Preziosa , Agnese Gerbasi
Regia e Coreografia: Paola Scoppettuolo
Danzatori: Compagnia Aleph
Musiche Originali: Francesco Paniccia
Set Concept: Paola Scoppettuolo
Light designer: Daniele Martongelli lieve sussurro rivolto a se stessi.

Una donna, 4 volti tratteggiati da sentimenti duali e sguardi allo specchio, solitudini oscillanti tra manie e nevrosi racchiuse tra mura della prigionia manicomiale delle nostre ossessioni . Ricordi di paure che si susseguono tra un suono di battipanni ed un comando da addestratore. Parole dell’anima che ripetiamo guardandoci nell’ Altro. Voci e verità che intervengono negli intervalli delle nostre brevi prese di coscienza . Un terrazzo può esser la fine o il confine di un nuovo inizio nei luoghi dell’ immaginazione dove i soliloqui non son altro che un lieve sussurro rivolto a se stessi.



PROMO | Soliloquio2023  Regia e coreografia di Paola Scoppettuolo Danzatori
Performer : Compagnia Aleph Musiche originali : Francesco Paniccia

www.lapiroettaaleph.it
8.12.16
 

Il re dei boschi

Teatro Tordinona 4 dicembre 2016
IL RE DEI BOSCHI
scritto e diretto da
Adriano Sconocchia
scene di Cristina Ramadori
con Adriano Sconocchia, Biagio Tomassi, David Mastinu, Federico Sconocchia Pisoni, Filippo Velardi, Lucia Lanzolla, Maria Giordano, Mauro Lorenzini, Paolo Ziccardi, Pietro Marone e con la straordinaria e gentile partecipazione della voce di Claudio Sorrentino

 La pièce è liberamente ispirata al romanzo Il mastro di Mesa di Adriano Sconocchia, edito da Edilet. Nei primissimi anni del ‘900 l’ex ufficiale pontificio Bartolini, ormai vecchio, ritorna nei luoghi dove ha passato gli anni decisivi della sua carriera militare. Alloggia in quella che fu la stazione di posta di Mesa nelle Paludi pontine. Seduti a un tavolo dell’osteria di quella locanda, Bartolini inizia una lunga chiacchierata con l’ex “mastro” della stazione, Angelo, al quale racconta i momenti da lui vissuti durante un anno terribile e indimenticabile, il 1867, passato a inseguire briganti e garibaldini. I ricordi di Bartolini si materializzano sulla scena attraverso i personaggi evocati nel suo racconto: lui stesso, quando era un giovane militare, il suo superiore maggiore Lauri, il delegato apostolico Pericoli, il brigante Orsini e i suoi familiari, Lucia, l’ex donna di Orsini e un giovane garibaldino, Angelo. Alla fine di questa lunga chiacchierata Bartolini scoprirà di avere davanti a sé proprio Angelo Colacicchi, il giovane rivoluzionario cui aveva dato la caccia durante i mesi dell’invasione dello Stato pontificio da parte dei garibaldini. La ricostruzione degli ambienti e dei costumi, il linguaggio dei personaggi ci fanno rivivere l’atmosfera di quelli che furono gli ultimi agitati anni dello Stato pontificio.
8.12.16
 

Shifting - Mutevole



Teatro Tordinona 5 Dicembre 2016
SHIFTING MUTEVOLE
di e con Francesco Paniccia pianoforte e sintetizzatore, Daniele Martongelli batteria elettrica

Shifting_Mutevole è un Concerto / Spettacolo di Francesco Paniccia, con musiche originali, ispirato ai temi concettuali della rinascita e delle mutazioni attraverso l’utilizzo delle dinamiche sonore del pianoforte e dell’elettronica.
5.12.16
 

EVE

Teatro Tordinona 25 Novembre 2016
L’Associazione Culturale “ENTER” presenta
“EVE”
di Serena Renzi
Regia di Luca Milesi
Con Valentina Tramontana, Serena Renzi e Gianluca delle Fontane
"certe volte mi domando, mi interrogo, mi chiedo, mi inquisisco direttamente. Sempre mi rispondo, mi argomento, mi spiego, mi motivo obliquamente "
Due, due amiche, due rivali, due confidenti, due facce della stessa medaglia, ma soprattutto due donne, in una commedia brillante, naïf e perfida allo stesso tempo. E una sola notte in cui, in un vortice di parole dette e subite, si tace la chiave di ogni relazione: la verità. La voglia estrema di mantenere intatto un equilibrio delicato porta ad azioni disperate, a vendette infide… L'una desidera l'opportunità insita nell'altra senza però ottenerla. Il silenzio diventa culla di tutto quello che fa male e che va nascosto come un'onta e lentamente l'immagine riflessa nello specchio non somiglia più all'originale. Un flusso di coscienza bugiardo in mano a due donne. Sembra si sia giunti alla catastrofe e invece, come solo le donne sanno fare, ci si ride su, si balla sopra il cadavere di un'amicizia forse improbabile, raccontandosi ironicamente, ma soprattutto... mentendosi. Il tono è ilare e brillante, contornato di femminea perfidia. Lo spettatore rappresenta la finestra della stanza in cui si svolge l'azione scenica, come se spiasse il susseguirsi degli eventi.
2.12.16
 

Il vangelo secondo antonio

Teatro dell'Orologio 11 novembre 2016
Il Vangelo secondo Antonio
scritto e diretto da Dario De Luca
con Matilde Piana, Dario De Luca, Davide Fasano
musiche originali Gianfranco De Franco
disegno luci Dario De Luca
scene Aldo Zucco
realizzazione scultura Cristo Sergio Gambino
realizzazione scene Gianluca Salomone
organizzazione Settimio Pisano
produzione Scena Verticale
coproduzione Festival Primavera dei Teatri, Festival Città delle 100 Scale
Don Antonio, un parroco di una piccola comunità, vicario generale del vescovo, si ammala di Alzheimer. Al suo fianco la sorella, devota perpetua dal carattere rude e un giovane e candido diacono. La malattia colpirà la mente brillante di questo sacerdote e nulla sarà più come prima: i congiunti si muoveranno a tentoni in un terreno per loro sconosciuto, con rabbia, insofferenza e shock. Don Antonio, entrato nella nebbia, inizierà a perdere tutti i riferimenti della sua vita ma allaccerà un rapporto nuovo e singolare con Cristo che porterà avanti anche quando, alla fine, si sarà dimenticato della malattia stessa.
25.11.16
 

Acque Sporche

Teatro Sala Uno 10 novembre 2016
ACQUE SPORCHE
di Hossein Taheri e Paolo Zuccari - regia Paolo Zuccari
liberamente tratto da “Il nemico del popolo” di Ibsen
con Hossein Taheri,
Paolo Zuccari,
Elodie Treccani,
Raffaele Gangale,
Dario Iubatti,
Chiara Scalise,
Francesca Ceci
assistente alla regia Marco Canuto
scene Marco Guarrera - costumi Francesca Rizzello
creazioni video Tiziana Tomasulo - progetto video Michele Bevilacqua
In una città, per tanti anni vittima di difficoltà economiche, finalmente si sta per aprire un importante stabilimento di acque termali che attirerà turisti e investimenti e darà lavoro agli abitanti dell’intera zona. A pochi giorni dall’inaugurazione il fratello del sindaco, dottore responsabile delle strutture sanitarie, scopre che in quelle acque ci sono infiltrazioni di sostanze inquinanti e sostiene che dovrà essere rifatto tutto daccapo. Il sindaco, che nel frattempo si è di nuovo candidato alle elezioni con grande favore dei pronostici, non è disposto a tenere chiuso lo stabilimento. Si aprirà lo stesso e il danno, meno grave di quanto si dice, sarà riparato in corso senza problemi. La città si spacca, i mezzi di comunicazione si mobilitano e il duello si spettacolarizza. Gli schieramenti velocemente si spostano da una parte all’altra. Salute o lavoro? C’è una salute senza il lavoro? Intanto il potere più oscuro si muove indisturbato e invisibile. Dentro la televisione e dietro le persone più insospettabili.
Ispirata a "Il nemico del popolo" di Ibsen, una storia italiana di oggi in cui la situazione politica, giornalistica e di rapporti familiari di una comunità cittadina si trova in una situazione esplosiva dove i personaggi devono velocemente prendere decisioni importanti. E comunicarle, chiarirle, diffonderle. Con la televisione, con internet, a volte con l’inganno.
Sala Uno Teatro
25.11.16
 

Viva Maria

Teatro Antigone 6 Novembre 2016
“Viva Maria!”
uno spettacolo di Laura Jacobbi con Lucianna De Falco
Maria Senese parlava solo il dialetto e solo quello di Forio d’Ischia, aveva studiato poco, solo fino alla quarta elementare perché ” la storia la imparo dalla vita e la geografia dai racconti della gente”, eppure conosceva i più grandi protagonisti del mondo.
Erano gli anni ’50, il mondo si riprendeva dagli orrori della guerra, Ischia ritornava ad essere luogo ameno di vacanze per tanti personaggi famosi e tutti, in qualche maniera, erano passati per il “Bar Internazionale”, il bar di Maria, poi ricordato solo come “Bar Maria”.
E lei, donna di origini umili, ma forte e volitiva, capace di incantare e ammaliare, dai modi schietti e sinceri, riusciva a catalizzare l’attenzione di tutti a partire dal poeta Auden che le dedicò la poesia “Viva Maria” che dà il titolo alla piéce, a Pasolini, Elsa Morante, Jacqueline Kennedy che “‘n capa teneva na scolapasta e se vuleva accattà tutti i quadri miei”. Perché a Maria ognuno donava un po’ di se e un po’ alla volta il suo bar divenne un vero e proprio cenacolo culturale.
“Era una donna forte e libera- aveva raccontato la protagonista, la splendida Lucianna De Falco, nel corso di un’intervista – e tutti la ricordano ancora anche se nessuno ne ha mai narrato la sfera privata”.
Oltre trenta ore di registrazioni di interviste a chi l’aveva conosciuta hanno fatto nascere l’idea di una narrazione parallela che in qualche modo raccontasse l’anima di Maria.
“Ho immaginato che Maria si confidasse ad una nipote che insistentemente le chiedeva del suo passato – racconta la regista Laura Jacobbi che è anche autrice del testo – ed è nata questa drammaturgia che intreccia storie in un accavallarsi cronologico che rincorre ricordi”.
24.11.16
 

Papà sei di troppo

Teatro Tordinona - Dal 5 al 20 novembre 2016
PAPA' SEI DI TROPPO
di Yannis Hott
Regia
Mario Mattia Giorgetti
Con:
Vincenzo Bocciarelli
Mario Mattia Giorgetti
L'opera di Yannis Hott, in chiave grottesco-allegorica, affronta un tema di grande attualità: l'occupazione al lavoro che per volere di un probabile Governo del Capitale Totale, obbliga i figli a sopprimere i padri settantenni non più produttivi per avere un posto assicurato. Condotto con un linguaggio ironico-grottesco, il testo solleva molti interrogativi sulla nostra vita a partire dalla nascita del Cattolicesimo, originato dagli Apostoli di Cristo, al futuro di nuove generazioni.
I due interpreti sono di provata esperienza: Bocciarelli già nel 1999 fu protagonista con Marisa Fabbri in "Processo agli innocenti" di Carlo Terron, andato in scena al Teatro Manzoni di Milano, regia dello stesso Giorgetti, il quale vanta oltre cinquant'anni di attività come attore.
Di Yannis Hott poco sappiamo, essendo un tipo un po' schivo; vive in Italia, appartato, ma ben sei opere hanno partecipato recentemente al "Sipario Reading Festival" che gli ha dedicato una rassegna monografica curata dagli attori della Compagnia "La Contemporanea".
24.11.16
 

Vecchi tempi

Teatro Palladium 3 Novembre 2016
VECCHI TEMPI
di Harold Pinter
Regia di Pippo Di Marca
Con Fabrizio Croci, Francesca Fava, Anna Paola Vellaccio
Scene e costumi Laboratorio Florian Metateatro
Assistente alla regia Diletta Buschi
Direttrice di scena Marilisa D’Amico
Produzione Giulia Basel, Massimo Vellaccio
Florian Metateatro-Centro di produzione teatrale
In Vecchi Tempi ci sono tre personaggi: una coppia londinese sui quarant’anni, Deeley e Kate; e una vecchia amica di quest’ultima, Anna, anche lei sui quaranta, rimasta lontana per oltre vent’anni dall’amica di gioventù e dall’Inghilterra, e che ora viene a far visita a Kate e al di lei marito. All’apparenza una commedia: un vacuo e “nostalgico” incontro durante il quale “ricordare” i Vecchi Tempi. Ma Pinter è un autore non facile, ambiguo, anche “astuto”: utilizza il linguaggio corrente caricandolo di ambiguità, di pause, di silenzi, con cui spesso crea effetti di surrealtà. Viene dopo Beckett e il teatro dell’assurdo e ne subisce in parte l’influenza. Si muove, dunque, solo in apparenza, su un terreno naturalistico, realistico (anche se, beninteso, c’è pure questo). Qui, in Vecchi Tempi, mi pare che questo climax sia presente forse più che in altri testi. È pieno di pause, di lunghi silenzi, di lapsus, in un’altalena di scene “al presente” montate a ridosso di scene “al passato”, come fossero flash-back da sceneggiatura cinematografica. Nessuno dei personaggi ha una “memoria” oggettiva del proprio passato; ciò che ciascuno di essi ricorda è molto soggettivo e diverso dal ricordo degli altri. Niente, o quasi, coincide. Sono loro ad esser gravemente smemorati, malati o disturbati nel ricordo? Oppure è il tempo che è in sé bugiardo, inaffidabile? Oppure la nevrosi dell’uomo contemporaneo rappresentata incapace di esprimere una qualsivoglia certezza, irretita com’è in una dimensione sentimentale falsa, una sorta di ipocrisia atavica? Oppure, ancora – e questo sembra l’interrogativo più intrinseco al testo – è proprio il linguaggio che è inadeguato a raccontarci la realtà, il tempo, le ragioni profonde di qualunque storia, persino della Storia? (Dalle note di regia di Pippo Di Marca)
24.11.16
 

LUI E LEILA


Teatro Biblioteca Quarticciolo 4 Novembre 2016
Territorio Narrante presenta
LUI E LEILA
di Claudio Morici e Daniele Parisi
con Claudio Morici
Una storia d’amore nell’era globale. Si evolvono gli strumenti di comunicazione, maturano gli esseri umani, ma i sentimenti restano sempre drammaticamente incomprensibili.
Diego ama Leila. Leila non lo sa. C’è chi dice che l’amore a nove anni è una materia difficile da comprendere. Non certo per Diego, come dimostrano le note sul registro e i piccoli, ma eroici, gesti di vandalismo per dimostrare il suo sentimento. Siamo negli anni ’80 e si parla d’amore su bigliettini lanciati tra i banchi. I due si incontrano nuovamente a liceo. Diego ama Leila. E Leila non lo sa. Il finto braccio ingessato e la mitomania di Diego non sembrano essere lo strumento migliore per conquistare il suo cuore. Negli anni Novanta lunghe telefonate, scritte sui muri e messaggi nei bagni di scuola. Passano ancora gli anni, i due andranno all’università (dove si scambiano email), poi entreranno nel mondo del lavoro (e delle chat), diventeranno adulti con Facebook, invecchieranno. Cambia la società ma non cambia l’amore di Diego. E l’incertezza di Leila. Questa è una storia d’amore nell’era globale. Dove si evolvono gli strumenti di comunicazione, maturano gli esseri umani, ma i sentimenti restano sempre drammaticamente incomprensibili. Attraverso crisi anni ottanta, tradimenti 2.0, litigi multitasking, riappacificazioni postmoderne e romanticismo new age, Diego e Leila si accompagneranno per tutta una vita e anche di più. Non smetteranno di corteggiarsi neanche in un futuro ipotetico dove le persone si leggono nel pensiero e quello di Leila resta sempre molto, molto, incerto.
24.11.16
 

CANI (primo studio)


Teatro Vascello 5 novembre 2016
CANI (primo studio)
regia Vincenzo Manna
con Federico Brugnone, Aram Kian, Zoe Zolferino
disegno luci Javier Delle Monache
costumi e oggetti di scena Cassepipe Compagnia
service Esylight
una produzione 369gradi
con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio, Florian Metateatro, CapoTrave/Kilowatt
direzione di produzione Alessia Esposito
comunicazione Benedetta Boggio
Una postazione di alta montagna al confine tra due paesi differenti per etnia e religione. Due soldati a guardia di un passaggio di frontiera. Dopo due anni di isolamento K., il più anziano dei due, si imbatte in un uomo e, convinto che sia una spia, lo imprigiona. Subito dopo, anche una ragazzina raggiunge la postazione. Dice di essere la figlia dell'uomo, c'è stato uno scambio di persona, suo padre è solamente un pastore. Ma K. non le crede e imprigiona anche lei. Cani, testo inserito nell'antologia New Writing Italia. Dieci pezzi non facili di teatro (Editoria&Spettacolo), finalista al Premio Borrello 2010, vincitore del CassinOff 2014, viene allestito per la prima volta in forma di studio: un lento scivolare nella follia, una progressiva degenerazione della mente e del corpo, un disperato tentativo di sopravvivenza al cospetto di una natura maestosa che, nella sua immutabilità, può essere solo spettatrice dell'incredibile violenza umana. 
24.11.16
 

Buio


Padiglione Teatro Outdoor Festival
da stasera e tutti i sabati di ottobre dalle 21:00 all'01:00 Illoco Teatro cura il Padiglione Teatro prodotto dal Teatro Tor bella monaca con due performance che si alterneranno ogni sabato.

BUIO
Quando ciò che ci fa più paura si trasforma in tenero ricordo e lascia il posto a una paura ancor più grande, l'unico rifugio è un letto di memorie. Un viaggio condiviso con il pubblico all' interno dei pensieri più intimi di una donna prima di dormire.
testo di Daniela Dellavalle
con Annarita Colucci
Pamela Vicari
Ideazione e regia Illoco Teatro
15 ott- 29 ott- 31 ott dalle 21:00 all' 1:00
Paiglione Teatro (negli spazi Outdoor Project)
8.11.16
  ,

Pensieri su ciò che è mio

Padiglione Teatro Outdoor Festival
 da stasera e tutti i sabati di ottobre dalle 21:00 all'01:00 Illoco Teatro cura il Padiglione Teatro prodotto dal Teatro Tor bella monaca con due performance che si alterneranno ogni sabato.

PENSIERI SU CIO' CHE E' MIO
da un testo di Rosalinda Conti
con Roberto Andolfi
Dario carbone
Tiziano Scrocca
voce Tiziano Scrocca
Ideazione e regia Illoco Teatro
Una riflessione sulla perdita, il desiderio di salvare ciò che si ama fino al punto di farlo in pezzi e non poterlo più riparare. Un uomo cerca di capire i propri errori all'interno di un rapporto finito male. Testo di Rosalinda Conti "Riflessioni su ciò che è mio e solo mio"
8 ott , 22 ott, 31 ott dalle 21:00 all' 1:00
Padiglione Teatro
8.11.16
  ,

Solo Show

Centrale Preneste Teatro 29 Ottobre 2016
performance | musica | ’20 |
Solo Show
di e con / written and played by Francesco Leineri (pianoforte, loop station, toy piano, vibrafono, tamburi, fisarmonica, suoni dall’oltretomba e strumenti giocattolo)
(piano, loop station, toy piano, vibraphone, percussions, accordion, sounds from the netherworld and toy instruments)    
SOLO SHOW è una scatola di suoni all’interno della quale Francesco Leineri ricerca da anni un linguaggio musicale innovativo, variopinto e visionario. Il concerto – pensato e creato all’interno di un set di oltre dieci strumenti funzionanti, malfunzionanti o totalmente rotti – è un insieme di canti freak, loop ossessivi, brillanti improvvisazioni fluviali e atmosfere circensi proprie delle tipiche esibizioni one-man-band. Senza tralasciare la serietà e l’eleganza proprie della pratica musicale, SOLO SHOW è dunque un modo originale e divertente di far musica self-made, con sincerità e originalità; reinventando la propria pelle nonostante il mondo grottesco, frenetico e caotico nel quale siamo stati inconsapevolmente catapultati.
7.11.16
 

Chi ama brucia discorsi

Centrale Preneste Teatro 28 ottobre 2016
teatro | ’75 |
Chi ama brucia. Discorsi al limite della Frontiera
ideazione e regia / director Alice Conti
testo / text Chiara Zingariello
disegno luci / lighting design Alice Colla
costumi / costume design Eleonora Duse
assistenza produzione / production assistant Valeria Zecchinato
uno spettacolo di / show by ORTIKA
una produzione / produced by Trento Spettacoli
con il patrocinio di / supported by Amnesty International
selezione / selected Premio Dante Cappelletti 2013, Roma
vincitore / award winner Anteprima 2014, (PI)
vincitore / award winner Festival Direction Under30 2014, (RE)
vincitore / award winner Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro – Giuria Giornalisti 2014, (UD)
vincitore / award winner Festival 20 30 bando 2015, (BO)
  
L’indigeno è l’essere chiuso in un recinto_ F. Fanon
Dalla città fantasma dentro la città reale. Dal CIE – Centro di Identificazione ed Espulsione per stranieri; in Italia mezzo milione di persone vi sono passibili di internamento fino a 18mesi. I clandestini, una categoria che questo luogo serve a creare. Il Campo rinomina attraverso le sbarre i corpi delle persone che confina.
La Crocerossina in uniforme d’accoglienza ci guida dentro il suo campo da gioco, dalla radio le voci dei prigionieri. Un viaggio dentro il Campo, le sue regole e il suo linguaggio orwelliano, dentro uno sguardo ravvicinato e miope sull’altro. Il Campo introduce nello spazio civile della città un’eccezione inquietante e antica: le persone vi sono recluse non per qualcosa che hanno fatto ma per qualcosa che sono.
7.11.16
 

Alice Drugstore

Teatro Argot Studio 27 Ottobre 2016
ALICE DRAGSTORE
con Matteo Svolacchia, Samuel Salamone, Daniele Aureli,
Amedeo Carlo Capitanelli e Stefano Cristofani
scene di Francesco “SKY” Marchetti
luci di Gianni Staropoli
drammaturgia di Daniele Aureli e Massimiliano Burini
regia di Massimiliano Burini
“Questo lavoro nasce da un incontro con il mondo delle Drag Queen. Un incontro di qualche anno fa che ha suscitato la nostra curiosità. Siamo stati portati dietro le quinte, dove la Drag ancora non è che un’idea. Siamo stati osservatori di momenti intimi, di situazioni surreali. Questo vaso di pandora cosi pieno di mistero, ci ha rapiti. Abbiamo aperto il coperchio e percorso la vita di alcune di loro, uomini la mattina, e Divine la sera, li abbiamo seguiti, intervistati, abbiamo ascoltato le loro storie, i loro racconti e quello che ci ha colpito è stato l'universo che sta nel mezzo. Un incredibile radiografia dell'uomo contemporaneo, visto nella sua fragilità, tra le sue paure, in lotta con se stesso e con la solitudine. Un enorme viaggio poetico dentro l'animo umano, che tuttavia rimane celato agli occhi, nascosto in un camerino, dove tutto, anche il tempo, rimane sospeso.”
7.11.16
 

Beast without Beauty

Centrale Preneste Teatro 28 Ottobre 2016
danza | sala teatro | primo studio | ’20 |
Beast without Beauty #primo studio
di / by C&C
con / performed by Francesca Lombardo, Carlo Massari, Stefano Roveda, Chiara Taviani
con il supporto di / with the support of TCVI Vicenza e Konzert Theatre di Berna (Ch)

La performance Beast without Beauty #primo studio
viene presentata in versione urbana
Domenica 30 ottobre a Largo Spartaco h. 17

“Un spaccato della società si cimenta in un cabaret di danze eroiche. Bob Fosse per salvare gli animi ed arrestare le domande grazie alla profonda bellezza, al ritmo, alle occasioni ritrovate ed alle grandi speranze. Un tentativo di grande ottimismo spaccato da riflessioni umane ovattate da identità in cerca di risposte, in cerca di amori, di soluzioni.”
6.11.16
 

Pillole di Cuoro

Centrale Preneste Teatro 29 ottobre 2016 
spettacolo | teatro | ’60 |
Pillole di Cuoro
di e con / written and performed by Gioia Salvatori
regia / direction Giuseppe Roselli
costumi / costumes Francesca Di Giuliano
light / design Javier delle Monache
foto / photo Manuela Giusto
organizzazione / organization Le due Murene
   
Cuoro è un blog e anche uno spettacolo.
In questa occasione, Cuoro si manifesta, ad hoc, in formato “pillole”: un dispenser di elucubrazioni contro i mali moderni, un assaggio per combattere la disagevole condizione dello stare al mondo, l’alternativa sexy alla pulsione di morte.
Qualche riflessione sul futuro, un’incursione nel presente e una gita nel giammai.
Pillole per il Cuoro, Cuoro in pillole.
6.11.16
 

Al palo della morte

Centrale Preneste Teatro 28 ottobre 2016
Al palo della morte
liberamente tratto dal libro / freely adapted from the book “Al Palo della morte – storia di un omicidio in una periferia meticcia”
di Giuliano Santoro (ed. Alegre 2016)
ideazione/ concept Alessandra Ferraro e Pako Graziani
drammaturgia e regia / dramaturgy and direction Pako Graziani
con / with Tiziano Panici e Aleksandros Memetaj
musiche / music Dario Salvagnini
light designer Valerio Maggi
produzione / production Margine Operativo
in collaborazione con / in collaboration with Kollatino Underground, Argot Studio, Attraversamenti Multipli
   
Lo spettacolo, liberamente tratto dal libro di Giuliano Santoro, racconta una storia successa nel quartiere multietnico di Tor Pignattara a Roma. È qui che nel 2014 viene ucciso Shahzad, un pakistano di 28 anni. Lo ammazza a calci e pugni un minorenne romano. Pochi giorni dopo viene arrestato il padre del ragazzo: è accusato di concorso e istigazione all’omicidio.
In scena due giovani attori raccontano la storia di Shahzad intrecciandola con altre storie, dando corpo alle tante voci che il libro contiene.
Lo spettacolo riallaccia i fili che collegano l’uccisione di Shahzad al suo contesto e alle radici del rapporto fra la città di Roma e i migranti.
L’uccisione di Shahzad è lo spunto per raccontare i fili di una tela complessa in cui Roma diventa lo specchio delle contraddizioni del nostro tempo. Da un caso di cronaca si allarga un vortice che trascina nello spettacolo migranti, giovani precari, un’opinione pubblica ossessionata dal “diverso”, ma anche formidabili esperienze di meticciato e di solidarietà.
6.11.16
 

Nothing to declare

Centrale Preneste Teatro 28 Ottobre 2016
performance | danza | ’15 |
NOTHING TO DECLARE
di e con / by and with Yoris Petrillo
musiche originali / original music Alessandro D’Alessio
produzione / production Cie Twain_Nuovi Autori 2016
Con il sostegno del / With the support of the MiBACT e Regione Lazio

    “Nothing to declare”. Niente da dichiarare.
Frase simbolo di una generazione, quella degli anni 2000, che vive nella costante rincorsa di ciò che è smart, low cost, last minute; quasi un’inno all’improvvisazione, ad esser sempre pronti, ma mai preparati. Grazie alle nuove tecnologie, smartphone, voli lowcost, car sharing, tutto è più vicino, più stressante, H24, 7 su 7. Sempre online, sempre connessi, sempre controllati; vediamo costantemente la posizione di tutti coloro che utilizzano i social network. I nostri bagagli vengono ispezionati, controllati misurati: altezza, peso, circonferenza. Una generazione costantemente sotto controllo abituata a commentare, twittare, ma mai a prendersi la responsabilità delle proprie idee… semplicemente: Niente da dichiarare!
6.11.16
 

Viva Falcone

Teatro Lo Spazio 19 OTTOBRE 2016
VIVA FALCONE
Di e con Antonio Lovascio
 Partendo da una storia autobiografica il racconto passa attraverso la carne di Salvatore San Filippo, vero e proprio eteronimo di Antonio Lovascio. Il ritmo è vivace e richiama la vitalità tipica del popolo siciliano. Molta attenzione viene dedicata ai suoni, che provengono dalla mescolanza di culture diverse, da quella greca a quella araba, per fondersi nell’inconfondibile musicalità mediterranea. La Sicilia è una terra antica dove ogni gesto, ogni segno, ogni parola è codificata e si esprime attraverso un linguaggio criptato che solo un profondo conoscitore della cultura siciliana può comprendere. Ma nello spettacolo: il rito, il gioco, gli aneddoti, le usanze, le mezze parole, i proverbi, i canti popolari, diventano colonna sonora per una danza dal carattere ancestrale, che coinvolge gli spettatori rendendoli consapevoli di essere parte di una medesima cultura, quella italiana.
L’attore/Personaggio Salvatore San Filippo narra il suo viaggio in Sicilia attraverso ricordi, epifanie e azioni che lo porteranno a trasformarsi continuamente, ad entrare e uscire da molteplici personaggi e da svariate situazioni… compare improvvisamente il ragazzo delle granite il cui grido sembra un antico canto arabo, prende forma un pupo siciliano che recita versi dalla Gerusalemme Liberata, il boss Michele Greco minaccia subdolamente Giovanni Falcone, arriva la suggestiva processione dei Casciari, fino al turbine dei personaggi che si materializzano sulla scena direttamente dalla testa di Salvatore, per approdare in fine al drammatico momento della strage di Capaci  e concludere senza concludere, lasciando aperto ogni dialogo e ogni possibile confronto. 
6.11.16
 
 
Support : MarXoB
Copyright © 2011. e-performance.tv - All Rights Reserved
Template Created by MarXoB | Published by e-performance.tv
powered by Blogger