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George Kaplan

LA PELANDA. CENTRO DI PRODUZIONE CULTURALE 13 SETTEMBRE 2014
 mise en espace nell’ambito di Fabulamundi. Playwriting Europe
VERONICA CRUCIANI
George Kaplan
di Frédéric Sonntag (FR) | traduzione di Camilla Brison | con il sostegno del Comitato di Lettura del Teatro Valle Occupato | mise en espace di Veronica Cruciani | cast in via di definizione
WWW.VERONICACRUCIANI.IT
WWW.FABULAMUNDIEUROPE.EU
Cosa lega un gruppo di attivisti clandestini sull’orlo dell’abisso, un team di sceneggiatori in cerca di un nuovo format per una serie TV e il governo ombra di una potente nazione alle prese con un pericolo che minaccia la sicurezza del paese? Un nome: George Kaplan. George Kaplan è un’opera divisa in tre parti, un testo sulle intese politiche nei miti e nella storia, sull’influenza di Hollywood sulla nostra rappresentazione geopolitica del mondo, sulla guerra dell’informazione e la manipolazione della massa, su una gallina che potrebbe salvare l’umanità, su un nome che potrebbe cambiare l’aspetto del mondo.
Nato nel 1978, Frédéric Sonntag è autore e regista. Ha scritto una dozzina di opere per le quali è stato sostenuto dal Centre National du Théâtre. Le sue opere sono state pubblicate in Tapuscrit-Théâtre Ouvert, dall’Avant-Scène Théâtre e dall’Editions Théâtrales. I suoi testi sono stati rappresentati nei teatri e nei festival quasi di tutta la Francia. Dal 2009, ha partecipato a molti eventi internazionali dedicati a testi moderni.
Le sue opere sono state tradotte in molte lingue: inglese, tedesco, spagnolo, bulgaro, catalano, portoghese, greco, serbo e sono rappresentate in molti paesi. I lavori di Frederic Sonntag sperimentano varie strutture narrative e prediligono tematiche quali: il rapporto tra la finzione e la realtà, l’estetica della scomparsa, i miti contemporanei, le questioni politiche tra storia e mito, le forme della paura e della paranoia, la guerra dell’informazione e la manipolazione della massa, il processo della memoria, il posto della letteratura nella civiltà delle immagini.
24.9.14
 

Every-Body Una domanda d'amore

LA PELANDA. CENTRO DI PRODUZIONE CULTURALE 13 SETTEMBRE 2014
danza/performance
ANTONIO TAGLIARINI
EVERY-BODY Una domanda d'amore
un progetto di Antonio Tagliarini | collaborazione artistica e drammaturgica Jaime Conde Salazar | organizzazione e comunicazione Filipe Viegas | produzionePlanet 3 | coproduzione Culturgest (Lisbona), Short Theatre (Roma) | residenze Teatro di Villa Torlonia | promosso dall'Assessorato alla cultura e creatività di Roma Capitale con Zètema e la Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea, Roma Marzo 2014 / Short Theatre, Roma settembre 2014 /Attraversamenti Multipli, ottobre 2014 // MAC Birmingham, febbraio 2015 / Forum Dança, aprile 2015 Lisbona
WWW.ANTONIOTAGLIARINI.NET
WWW.EVERY-BODYDANCE.TUMBRL.COM
EVERY-BODY è un progetto in continua mutazione, per scelta si adatta al contesto specifico di ogni occasione.
“Una domanda d’amore” si concentra su alcune domande che Peggy Phelan (studiosa della performing art) ha posto alla base del teatro e della performance: Mi ami? Mi vedi? Mi senti? Moriresti per me? Domande insolubili. Domande che riguardano ogni tipo di relazione, io e l’altro. Osservo due corpi ballare: avvicinarsi, sfiorarsi, mostrarsi, cercarsi, abbracciarsi, allontanarsi e inesorabilmente queste domande riaffiorano nella mia testa. Ascolto molte canzoni: le parole ripetono all’infinito queste domande, proprio perché la risposta é insolubile.
24.9.14
 

Victory Smoke

LA PELANDA. CENTRO DI PRODUZIONE CULTURALE 12 SETTEMBRE 2014
danza/live music BAROKTHEGREAT
Victory Smoke
ideazione, scena e costumi Leila Gharib, Sonia Brunelli | coreografia Sonia Brunelli | musica originale live Leila Gharib, Francesco Brasini | performers Alessio Mazzaro, Livia Rossi, Marzia Dalfini, Sonia Brunelli | luci e dispositivo Dafne Boggeri | realizzazione elemento scenico Plastikart | realizzazione costumi House of Spectra | collaborazione teorica Piersandra Di Matteo | promozione Sarah Parolin | yak | produzione Xing/Live Arts Week (Bologna) | co-produzionesteirisches herbst festival (Graz), Far Festival des arts vivants (Nyon) | residenza produttiva Santarcangelo 12 - 13 - 14 Festival Internazionale del Teatro in piazza, Interzona (Verona)
WWW.BAROKTHEGREAT.TUMBLR.COM
Victory Smoke è la nuova creazione di Barokthegreat imperniata sull’immagine della Vittoria. Percorsa nella storia dell’arte occidentale dal suggello iconografico - scultoreo e pittorico - del Trionfo, assume ai nostri giorni la forma assillante del risultato ottenuto con ogni mezzo, dell’efficacia come prassi esistenziale, dell'assoggettamento al vincolo di una performatività assunta a modello di comportamento relazionale. Motore di questo nuovo lavoro è la tensione verso una 'victory smoke'. È l’individuazione della soglia che sta prima e dopo il compimento di un’azione, che lascia nel campo della visione il fumo della vittoria. L'azione drammatica che fonda questo spettacolo è l’idea di caccia. Cacciatori di frodo o di taglie? Cacciatori d’oro, di elefanti o di fagiani? Tutti e nessuno. Qui si tratta di circumnavigare l’immagine della cattura senza la preda. Se la sua identità resta sconosciuta, il fuoco è posto ora sulle tattiche di caccia, ora sull’esaltazione che segue la cattura, ma escludendo il conquistato. Dopo aver abitato la dimensione immersiva e notturna di Indigenous, Barokthegreat in Victory Smoke si apre a idee compositive fondate sulla messa in gioco di una inedita prossemica tra corpi, disegnando forme di comunità non permanenti strette intorno a un punto cieco.
24.9.14
 

Come zanzare nella luce

LA PELANDA. CENTRO DI PRODUZIONE CULTURALE 10 SETTEMBRE 2014
 Come zanzare nella luce
di Anne Habermehl (DE) | traduzione di Alessandra Griffoni | lettura a cura di Roberto Latini
WWW.FORTEBRACCIOTEATRO.COM
WWW.FABULAMUNDIEUROPE.EU
Maggio 1918, Vienna: ultime settimane dell’Impero austro-ungarico. Un giovane comunista scrive con il carbone sul muro della sua cella. Luglio 1989, Bratislava: alla vigilia della "Rivoluzione di velluto" un uomo scrive delle lettere a sua moglie fuggita verso ovest. Utilizza lo stile del bollettino meteorologico per descrivere il crollo del suo paese - fino a quando arriva il momento in cui non può sopportare più di sentire i passi della sorveglianza, volutamente palesi. Vienna oggi, nessuna rivoluzione: un adolescente prepara la colazione per i suoi fratelli, ruba al supermercato, vaga senza meta per la città. È facile ricostruire il suo percorso grazie alle tracce elettroniche, ma perché finisce per picchiare una ragazza rimane un mistero.
24.9.14
 

El conde de Torrefiel (ES)

LA PELANDA. CENTRO DI PRODUZIONE CULTURALE 5 SETTEMBRE 2014
EL CONDE DE TORREFIEL (ES)
La chica de la agencia de viajes nos dijo que habìa piscina en el apartamento
idea e creazione El Conde de Torrefiel | drammaturgia Pablo Gisbert | testo Pablo Gisbert in collaborazione con gli interpreti | con Cris Celada, Tanya Beyeler, David Mallols & Guests | disegno luci Octavio Mas composizione sonora Rebecca Praga | traduzione in italiano Roberto Fratini | produzione Mónica Pérez - Oficina Antes e Tanya Beyeler | una co-produzione di Festival TNT, Terrassa | in collaborazione con GRANER, espai de creació de Barcelona; AZALA Espacio de creación (Álava); L’Estruch de Sabadell | con il sostegno di OSIC, Generalitat de Catalunya, ISEC, Generalitat de Catalunya, Instittu Ramón Llull, INAEM, Instituto Nacional para las Artes Escénicas y la Música
WWW.ELCONDEDETORREFIEL.COM
La ragazza dell’agenzia di viaggi ci disse che l’appartamento aveva la piscina, ambientato durante un viaggio verso una località balneare, costruisce una partitura nella quale corpi, parole e suoni creano ambienti indefiniti che si dibattono fra ció che è banale e ció che è straordinario. Durante le vacanze, il tempo si trasforma in un’altra temporalitá, indipendente ed eccezionale, permettendoci di vivere esperienze uniche che si costituiscono come un universo parallelo pensato principalmente per saziare il nostro ideale di felicitá. Le ferie sono un esercizio di autismo volontario, un’interruzione circoscritta per dimenticare momentaneamente il mondo. Intanto peró il mondo, sconcertato, osserva milioni di persone che viaggiano intorno a lui alla ricerca di un paradiso personale di ozio, esperienze e piaceri.
Note di regia
Nello stesso mese ho letto Platone, Nietzsche e Thomas Bernhard, e dopo averli letti ho notato che c’era qualcosa di comune in quello che avevano scritto (e pensato) durante la loro vita: ognuno di loro credeva profondamente di star vivendo il peggior momento nella storia dell’umanitá. E pensai che tutti noi in alcuni momenti ci sembra di star vivendo il peggior momento nella storia dell’umanitá. E grazie a questo ho capito che la crudeltà, non solo è una costante, ma è la vita stessa. La crudeltà è il motore che opera fra di noi, e che poi viene alleggerito puntualmente con storie d’amore e con la buona musica.
E questo che ho appena scritto, potrebbe essere l’impulso per raccontare una storia: due amiche organizzano una vacanza a Cuba. Viaggiano da un punto dell’Euorpa fino all’Avana. Lí, affittano una macchina e si avventurano per cercare il luogo piú lontano, solitario e realmente esotico dell’isola. Dopo aver viaggiato per diverse ore, quando si trovano di fronte alla spiaggia piú lontana, solitaria e realmente esotica del mondo, in quell’istante, completamente sole di fronte ad una spiaggia paradisiaca, pensano in silenzio che in fondo, tutto quello, è una merda.
24.9.14
 

All Ways

CSC Garage Nardini Bassano del Grappa 29 Agosto 2014
 ALL WAYS
da un’idea di Beatrice Baruffini
regia e drammaturgia Beatrice Baruffini, Ilaria Mancia
partitura fisica Agnese Scotti, Elisa Cuppini
luci Emiliano Curà
foto Agnese Scotti
video Jacopo Niccoli
con Simone Arganini, Virginia Canali, Gaia De Luca, Laura Guglielmo, Anxhela Malo, Jacopo Melegari
ringraziamenti Cinzia Di Gerlando, Giusy Di Gerlando, Martina Pagani
produzione Teatro delle Briciole
Uno spettacolo nato all’interno del progetto AntWork,
promosso dai Comuni di Parma, Reggio Emilia, Modena.Uno spettacolo interpretato da ragazzi tra i 16 e i 25 anni. La città, gli spazi, le forme del mondo e l’intervento dell’uomo trasferiti sulla scena con un linguaggio performativo e non testuale. Una possibile risposta teatrale alla frase illuminante dello scrittore francese Georges Perec: «Il mondo è la percezione di una scrittura terrestre, di una geografia di cui ci siamo dimenticati di essere gli autori».
Uno spettacolo interpretato da ragazzi under 25 al termine di un percorso di lavoro di gruppo nato nell’ambito di «Antwork – giovani produzioni Modena, Reggio Emilia e Parma», piattaforma condivisa da tre città confinanti e dedicata alla creatività giovanile. La città, gli spazi, le forme del mondo e l’intervento dell’uomo trasferiti sulla scena con un linguaggio performativo e non testuale. «Il mondo è la percezione di una scrittura terrestre, di una geografia di cui ci siamo dimenticati di essere gli autori». Questa frase è di Georges Perec, lo scrittore francese tra i massimi artefici dell’arte della scrittura come sperimentazione e ingegnosa combinazione di parole. Il progetto nasce proprio dal desiderio di dare una possibile risposta teatrale all’illuminante indicazione di Perec. “All ways” significa letteralmente “tutti i modi”, tutte le possibilità che l’uomo può utilizzare per intervenire sul mondo. Significa analizzare tutto ciò che è scrittura umana del mondo, i segni e le tracce che l’uomo lascia ed esprimerlo, ricrearlo attraverso un linguaggio performativo e non testuale, attraverso un meccanismo di gioco e di scrittura scenica.
“Siamo partite dall’analisi degli spazi urbani di una città e siamo arrivate
a identificare quali potevano essere segni e simboli universali, condivisibili da tutti. Abbiamo usato gli spazi quasi semplificandoli dal punto di vista narrativo, in una sorta di trasposizione degli spazi in simboli. Abbiamo fatto uscire questi simboli da un contesto spaziale, temporale e storico creando delle immagini, che nel loro accostamento e nel loro montaggio teatrale, nella loro successione, raccontano il nostro stare sulla terra, quello che noi abbiamo costruito, cioè la costruzione che l’uomo ha fatto del mondo in cui vive”.
Beatrice Baruffini e Agnese Scotti
da un’idea di Beatrice Baruffini
regia e drammaturgia Beatrice Baruffini, Ilaria Mancia
partitura fisica Agnese Scotti, Elisa Cuppini
luci Emiliano Curà
foto Agnese Scotti
video Jacopo Niccoli
con Simone Arganini, Virginia Canali, Gaia De Luca, Laura Guglielmo, Anxhela Malo, Jacopo Melegari
ringraziamenti Cinzia Di Gerlando, Giusy Di Gerlando, Martina Pagani
produzione Teatro delle Briciole
Uno spettacolo nato all’interno del progetto AntWork,
promosso dai Comuni di Parma, Reggio Emilia, Modena.
24.9.14
 

Ce ne andiamo per non darvi troppe preoccupazioni

Teatro Remondini Bassano del Grappa 29 Agosto 2014
CE NE ANDIAMO per non darvi troppe preoccupazioni
Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
ispirato a un’immagine del romanzo L’esattore di Petros Markaris
un progetto di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
con Daria Deflorian, Monica Piseddu, Antonio Tagliarini e Valentino Villa
collaborazione al progetto Monica Piseddu e Valentino Villa
luci Gianni Staropoli
consulenza per le scene Marina Haas
Un’indagine esistenziale sulla crisi, intima e politica. E’ questa la nuova tappa del lavoro di due tra gli artisti più interessanti della scena contemporanea, capaci di ridefinire il ruolo dell’attore comen autore e interprete. I suicidi della crisi, nati come provocatoria finzione nel romanzo “L’esattore” del greco Petros Markaris, trovano un’inquietante eco nelle cronache italiane di questi tempi.
“Punto di partenza e sfondo del lavoro è un’immagine forte, tratta dalle pagine iniziali del romanzo ‘L’esattore’ del greco Petros Markaris scritto nel 2011. Siamo nel pieno della crisi economica greca quando vengono trovate le salme di quattro donne, pensionate, che si sono tolte volontariamente la vita. «…Abbiamo capito che siamo di peso allo Stato, ai medici, ai farmacisti e a tutta la società – spiegano in un biglietto – Quindi ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni. Risparmierete sulle nostre pensioni e vivrete meglio». Come hanno ordito queste quattro donne anziane questo singolare complotto contro la loro società in crisi? Abbiamo circoscritto il nostro immaginario tra il momento in cui prendono i sonniferi e quello in cui una ad una lasciano la vita nell’immacolato piccolo appartamento di periferia. «Ma chi ce l’ha fatto fare?» dice una delle nostre figure alle sue amiche e complici e scoppia in una fragorosa risata mentre è già distesa sul letto aspettando l’effetto delle pasticche ingoiate con della vodka, «uno dei modi più sicuri di fare una morte tranquilla nel sonno». La scena raccontata da Markaris ci ha anche fatto riflettere sul suicidio non come gesto esistenziale ma come atto politico estremo. Non un racconto, né un resoconto, ma un percorso dentro e fuori queste quattro figure di cui non si sa nulla se non la tragica fine. Un percorso fatto di domande e questioni che sono le loro, ma sono soprattutto le nostre. Usiamo lo spazio di libertà della scena per scatenare la nostra collera, sanare l’eccesso di positività che ci circonda, i comportamenti rigidamente politicaly correct, la commozione facile, il sorriso stereotipato delle relazioni sociali, le ricette per vivere con serenità le ingiustizie che ci toccano. Ci presentiamo al pubblico con una dichiarazione di forte impotenza, che in questo caso è una cruciale impotenza a rappresentare”.
una produzione Planet3 & dreamachine in coproduzione con Teatro di Roma / Romaeuropa Festival 2013/ 369 gradi in collaborazione con Festival Castel dei Mondi organizzazione e promozione Filipe Viegas e Francesca Corona per PAV | Diagonale Artistica comunicazione e ufficio stampa Filipe Viegas ed Emanuela Rea per PAV residenze artistiche Centrale Fies / Olinda / Angelo Mai Altrove Occupato / Percorsi Rialto Romaeuropa.Teatro Palladium / Teatro Furio Camillo / Carrozzerie n.o.t un ringraziamento ad Attilio Scarpellini e a Francesco La Mantia, Francesca Cuttica, Valerio Sirna, Ilaria Carlucci, Alessandra Ventrella
24.9.14
 

Holiday on stage

Teatro Remondini Bassano del Grappa 28 Agosto 2014
 HOLIDAY ON STAGE
ideazione e performance Martin Schick e Damir Todorovic
con la partecipazione di Moonsuk Choi
consulenza artistica Cuqui Jerez
musica Yujiro Akihiro
troubleshooter Anna K. Becker
costumi Dragana Kunjadic per Costume National
consulente per lo stile Toshiko Kobatake
consulente per il business Roland Monney
personal trainer Vojin Vujovic
english coach Rosalind Wynn
british Accent Coach Tim Harrison
assistenza tencnica Michi Egger
assistente di produzione e sponsor Arnaud Gariépy, Rosalind Wynn
A production of the Festival Belluard Bollwerk International made possible thanks to the contribution of the Canton of Fribourg to culture. In coproduction with Gessnerallee Zürich, Dampfzentrale Bern, Beursschouwburg Brussels, Vooruit Gent, Brut Vienna, The Basement Brighton and Snaporazverein in the frame Reso-Réseau Danse Suisse.
Una farsa sovversiva e provocatoria sulla società occidentale. Una riflessione su quanto l’eccesso di lusso e bellezza condizioni le nostre vite. In un mondo dove apparire è il bene più ambito, tutti vogliono entrare nello star system. Mischiando intrattenimento con altre forme artistiche in un tourbillon di trovate, i due performer ironizzano sulle loro misere esistenze e sul vuoto che circonda la gente che conta.
Parafrasando gli acrobatici spettacoli sul ghiaccio di “Holiday on ice” ed enfatizzandone gli aspetti più kitch di un‘estetica da music hall, Martin Schick e Damir Todorovic mettono in scena una farsa travolgente e provocatoria sulla società occidentale. Una riflessione su quanto l’eccesso di lusso e bellezza condizioni le nostre vite. In un mondo dove apparire è il bene più ambito, tutti vogliono entrare nello star system. Mentre arte e industria stanno diventando sempre più intrecciate tra loro, avvicinando progressivamente lo storico divario tra capitale economico e culturale, gli artisti praticano una nuova forma di servitù all’interno di un’inedita società cyber-feudale. In tale contesto resta aperta la domanda su quale sia il futuro possibile per l’arte in senso stretto. Per gli artisti e per la loro necessaria autonomia creativa. Giocando in modo umoristico con i clichés, tra citazioni che si sovrappongono all’estetica della vita quotidiana, Martin Schick e Damir Todorovic mischiano sapientemente la danza e il teatro con altre forme artistiche, in un tourbillon di trovate. I due performer ironizzano così sulle loro misere esistenze messe a confronto con il vuoto spinto che circonda la gente che conta. “Holiday on ice” è uno spettacolo che provoca discussioni controverse sul futuro economico e politico dell’umanità. E lo fa riuscendo a divertire grazie ad una serie di cortocircuiti che coinvolgono il pubblico e convincono la critica unanime nel giudicarlo: “uno spettacolo senza tempo, un perfetto esempio di intrattenimento culturale sorprendente, accessibile e spettacolare” oppure “una miscela inquietante di intrattenimento sovversivo, nozioni umoristiche e scenari (in)credibili sul futuro umano”.
24.9.14
 

Holiday on stage

LA PELANDA. CENTRO DI PRODUZIONE CULTURALE 10 SETTEMBRE 2014 danza/performance
 nell'ambito di SWISS TIME in collaborazione con il network Finestate Festival
SCHICK/TODOROVIC (CH/RS)
Holiday on stage
ideazione, realizzazione e performance di Martin Schick & DamirTodorovic | con la partecipazione di un giovane ballerino di talento, un'artista donna disoccupata, un immigrato illegale | consulente artistico Cuqui Jerez | musica YujiroAkihiro, Wendelin Schmidt-Ott | organizzazione Anna K. Becker | costumiDragana Kunjadic per Costume National | consulente di moda Toshiko Kobatake | supporto tecnico Wendelin Schmidt-Ott, Michi Egger | assistente di produzione e ricerca sponsor Arnaud Gariépy, Rosalind Wynn | organizzazione Michaël Monney e Sally de Kunst | una produzione del Festival Belluard Bollwerk International con il contributo del Canton Friburgo per la cultura | in co-produzione con Gessnerallee Zürich, Dampfzentrale Bern, Beursschouwburg Brussels, Vooruit Gent, Brut Vienna, The Basement Brightone e Snaporazverein nell'ambito di Reso-RéseauDanseSuisse | con il supporto di WpZimmer Antwerp, Migros Kulturprozent, Pro Helvetia, Edith MaryonStiftung, Ernst Göhner Stiftung, Schweizerische Interpretenstiftung | sponsorizzato da Costume National, Red Bull, Fanadir Holiday Resort, Talking Image, Nendaz Ski Resort and Stimorol
WWW.MARTINSCHICK.COM
L'epoca del lusso non è finita - appartiene solo a un ristretto numero di persone. Il concetto sociale di welfare in Occidente è in dubbio, la concorrenza globale è in aumento e stanno nascendo nuove regole di protezionismo. Sempre più spesso viviamo come piccole identità competitive e in cima, meno che mai, c'è posto. Esiste una formula per il successo? Beh, si: Niente è più di successo che il successo stesso!
Si chiama effetto di amplificazione ed è un principio decisivo non solo nella società, ma anche nell'arte contemporanea. Gli artisti sono i pionieri di un certo fenomeno sociale conosciuto come “casting-society”. Il controllo è diventato un valore di per sé. La democratizzazione per lo più corrisponde alla dichiarazione di Joseph Beuys: tutti sono artisti. Oggi, però, dobbiamo dire: tutti vogliono essere artisti!
Holiday on Stage è un’indagine di Martin Schick e Damir Todorovic sulla forza seduttiva e le strategie della nostra società occidentale sempre in ritardo, adattate all'ambiente artistico. I performer si mettono nella posizione di una superiore classe sociale artistisca, che non mette in discussione la legittimità del chiamarsi artista.
Mentre l'industria e l'arte sono sempre più intrecciate, colmando il divario tra il capitale economico e il capitale culturale, l'artista diventa una classe sociale al servizio di una nuova società cyber-feudale. Con le sponsorizzazioni, il collocamento sociale dell’artista e l'industrializzazione dell'arte, la questione rimane: cosa accadrà alla stessa arte? Giocando ironicamente con i luoghi comuni, le citazioni e l'estetica della vita quotidiana, HOLIDAY ON STAGE è uno spettacolo,che mira a provocare una discussione sulla politica futura e l’economia. Si potrebbe chiamare un vero e proprio 'western'.
24.9.14
 
 
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