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Risorgimento POP

Carrozzerie n.o.t 30 Aprile 2015
RISORGIMENTO POP
memorie e amnesie conferite ad una gamba
“Io ho creduto evocare l'anima dell'Italia
e non mi vedo innanzi che il cadavere” [ Giuseppe Mazzini, 1870 ]
drammaturgia e regia Marco Andreoli, Daniele Timpano
con Daniele Timpano, Gaetano Ventriglia
disegno luci Marco Fumarola
cadavere di “Giuseppe Mazzini” realizzato da Francesco Givone
progetto grafico di Pierluigi Rauco
musiche aggiuntive di Marco Maurizi
collaborazione artistica di Elvira Frosini
produzione amnesiA vivacE, Circo Bordeaux, RialtoSantambrogio, Voci di Fonte - Festival di Siena
con il sostegno di “Scenari Indipendenti” - Provincia di Roma
in collaborazione con Ozu, Area 06, Centro di Documentazione Teatro Civile, Consorzio Ubusettete
L’Italia non risorge. L’Italia non c’è. La Storia non c’è. Perché è sempre inattendibile, la Storia. Nella ricostruzione dello storico, come nei ricordi dei testimoni, nelle fiction, come nei romanzi, negli spettacoli dei Baliani e dei Paolini, dei Timpano, degli Enia e dei Celestini, così come nella Tv di Alberto Angela. E allora bisogna prendere tutto con le pinze perché tutto, ahinoi, dev’essere interpretato, aggiornato e discusso. Le cinque giornate di Milano, l’impresa dei Mille, Porta Pia e Pio IX, Garibaldi e Mazzini: altrettanti momenti e figure che propaganda, vulgata e retorica hanno appiattito, sbiadito e incastrato in quel mito di fondazione forzato, immaginario e falsamente concorde che chiamano Risorgimento.Con almeno un risultato di rilievo: che la parola Risorgimento, con buona pace di leghisti, neoborbonici e papisti, ci piace tanto. Come ci piace la pizza Margherita, tanto per restare in tema, e Garibaldi che comanda, e il panorama del Gianicolo, e le due chiacchiere a Teano, e Nino Bixio, uno dei mille, e persino l’inno di Mameli.Perché tutto questo è pop. Non semplicemente popolare. Popolare è Pippo Baudo, popolari sono Albano e Miss Italia, Gigi D'Alessio e la Tatangelo, popolare è il partito di Casini. Ma Sergio Leone, cavolo, è pop; il Bacio Perugina è pop; Madonna, Battisti, Caparezza e Rey Mysterio sono pop. E Britney Spears: anche lei è pop. Anzi; la sua giovinezza è quasi neogaribaldina, così come le sue resurrezioni, i suoi rutti post-glamour, la sua retorica virginale.E l’Italia? Con tutte le sue recrudescenze, con lo splendore millantato, con le mafierie del quotidiano, che cos’è oggi l'Italia?
Risorgimento pop è uno spettacolo sull’Italia che non c’è, sull’Italia che non sorge, che se è risorta, è rimorta, uno spettacolo sul Risorgimento, sui quattro padri della patria, Mazzini, Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele, e sul suo antipapà, Pio IX. Due attori, risorti e rimorti, immortali cadaveri, soli in scena, in mancanza di Italia. Per un risorgimento pop.
12.5.15
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Senza trama e senza finale

Teatro Argot Studio 5 Maggio 2015
SENZA TRAMA E SENZA FINALE
studio dai Racconti di Anton Cechov
uno spettacolo di Macelleria Ettore_teatro al kg
testo e regia Carmen Giordano
con Claudia de Candia, Stefano Pietro Detassis, Maura Pettorusso e Angelo Romagnoli
La grandezza e l’immortalità della drammaturgia di Cechov consiste nella sua capacità di rinnovarsi continuamente: inoltrandosi nei meandri della sensibilità umana, indagando le dinamiche dei rapporti interpersonali e mettendo a nudo le dinamiche psicologiche tanto collettive quanto individuali, Cechov è uno di quegli artisti che continuano a parlare, a commuovere, a scuotere le coscienze anche a distanza di centinaia di anni. Tornare a Cechov non solo significa omaggiare un grande classico, ma soprattutto compiere un percorso di scoperta dell’anima umana che coincide con un viaggio tra le specificità spirituali dell’arte teatrale; per questa ragione, un attore o un regista non possono prescindere da Cechov per perfezionare la loro tecnica e comprendere a fondo il significato autentico dell’esperienza teatrale.
Questo l’hanno ben compreso i membri del gruppo Macelleria Ettore_teatro al kg, presieduto dalla regista Carmen Giordano, che hanno deciso di adottare Cechov come strumento laboratoriale, potemmo dire, che ha la finalità di sperimentare e perfezionare attraverso un percorso – a sua volta – cechoviano le peculiarità interpretative e artistiche in senso lato. Cechov diventa così il compagno di viaggio che consente di addentrarsi nel mondo teatrale, e il progetto che parte con la messa in scena di Senza trama e senza finale– al teatro Argot dal 5 al 7 maggio – troverà il suo culmine nella messa in scena, nel 2016, di uno dei capolavori dello scrittore russo, ovvero Il giardino dei ciliegi. L’idea di fondo è più che suggestiva, potremmo sostenere persino illuminante: si tratta di concepire il lavoro teatrale come un percorso, uno studio, una scoperta e non una sterile e immediata proposta recitativa.
È evidente in quest’opera, infatti, come i quattro attori coinvolti, i bravissimi Claudia de Candia, Stefano Pietro Detassis, Maura Pettorusso e Angelo Romagnoli, abbiano concepito Senza trama e senza finale come un’indagine su loro stessi, sul loro corpo, sulla loro gestualità e anche sulla loro emotività; i Racconti di Cechov in questo sono perfetti, perché, come attesta il titolo dello spettacolo, sono frammenti sparsi, parti che non trovano alcuna organicità finale, dove i fatti e gli eventi si rincorrono in assenza di un ordine che possa dare senso al tutto. D’altronde, si tratta della vita stessa, che non è mai risolta da teoremi o da spiegazioni esaustive: per questo lo spettatore si trova a inseguire sketch nei quali gli attori cambiano repentinamente identità, interrompendo delle situazioni caratterizzate da tutta la gamma degli stati d’animo e delle modalità di comportamento umani, per lasciare spazio ad altre. In questo movimento vorticoso, il disegno luci è calibrato e preciso, riesce a seguire lo sforzo intenso degli attori, ai quali la moltitudine di sfaccettature dell’universo narrativo cechoviano offre il materiale più utile, da un lato, per migliorarsi in quanto attori e, dall’altro lato, per scavare nel profondo della loro esistenza.
In tutto ciò, allora, il percorso cechoviano della compagnia segue un doppio binario, perché se si rivolge al pubblico così come è prerogativa del teatro (che senza un palco e un pubblico non esisterebbe), allo stesso tempo risulta evidente agli spettatori stessi come, tanto gli attori quanto gli altri membri dello staff, stiano usando il teatro per crescere attraverso di esso e scoprire loro stessi. A ben vedere però, non si tratta di un doppio binario, bensì di due facce della stessa medaglia.
12.5.15
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Bios

Teatro Tordinona 5 Maggio 2015
Compagnia Pietribiasi/Tedeschi
presenta
BIOS
regia: Cinzia Pietribiasi
con: Cinzia Pietribiasi e Pierluigi Tedeschi
testi: Pierluigi Tedeschi
elaborazione video: Cinzia Pietribiasi
foto di scena: Annarita Mantovani
Partendo dall'opera narrativa dello scrittore argentino Julio Cortázar, BIOS tenta l'esplorazione del "sentimento di non esserci del tutto". Attraversare i corpi, l'immagine dei corpi. Attraversare le parole, il segno, il suono.Ogni elemento rimanda e riverbera nell'altro. Si stratifica. Moltiplicando i piani della visione. Un uomo virtuale si sovrappone al corpo reale. Gioca quasi, ne diventa inattesa incarnazione e duplicità. Un sopra\sotto, davanti\dietro, questo\l'altro, inquieto e conturbante. La voce off propone "istruzioni per l'uso della giornata" distopiche: precise, dettagliate, senza via di scampo. Il suono è noise, rumore rosa, musica concreta, citazione: stratificazione di clusters. Dietro\oltre, un corpo femminile si vede appena, nello stupore di una "traslucenza" quasi fetale.
12.5.15
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