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TAVOLA TAVOLA, CHIODO CHIODO…

Teatro Vascello 5 Dicembre 2021

TAVOLA TAVOLA, CHIODO CHIODO…

un progetto di Lino Musella e Tommaso De Filippo
tratto da appunti, corrispondenze e carteggi di Eduardo De Filippo

uno spettacolo di e con Lino Musella
musiche dal vivo Marco Vidino
scena Paola Castrignanò
disegno luci Pietro Sperduti
suono Marco D’Ambrosio
ricerca storica Maria Procino
collaborazione alla drammaturgia Antonio Piccolo
assistente alla regia Melissa Di Genova
costumi Sara Marino
fotografie Mario Spada
produzione Elledieffe, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

Ha debuttato lo scorso ottobre in Prima Nazionale al San Ferdinando – il Teatro di Eduardo – Tavola tavola, chiodo chiodo… una nuova produzione di Elledieffe e dello Stabile di Napoli con Lino Musella, autentico talento della scena, tra i più apprezzati della sua generazione, vincitore – tra gli altri – nel 2019 del Premio Ubu come migliore attore.

A ‘dare il là a questo nuovo progetto, fortemente voluto dall’attore napoletano e andato in scena solo per poche repliche a causa della chiusura dei Teatri, sono state le tante riflessioni emerse, durante la pandemia, sul mondo dello spettacolo e sulle sue sorti.

“In questo tempo mi è capitato – scrive Musella nelle sue note – di rifugiarmi nelle parole dei grandi: poeti, scrittori, drammaturghi, filosofi, per cercare conforto, ispirazione o addirittura per trovare, in quelle stesse parole scritte in passato, risposte a un presente che oggi possiamo definire senza dubbio più presente che mai; è nato così in me il desiderio di riscoprire l’Eduardo capocomico e – mano mano – ne è venuto fuori un ritratto d’artista non solo legato al talento e alla bellezza delle sue opere, ma piuttosto alle sue battaglie donchisciottesche condotte instancabilmente tra poche vittorie e molti fallimenti”.  Tommaso De Filippo – impegnato nella cura dell’eredità culturale della famiglia – ha appoggiato Lino Musella nella sua ricerca nelle memorie di Eduardo volendo incoraggiare fortemente il dialogo tra generazioni in scena. L’attore darà dunque voce e corpo alle parole delle lettere indirizzate alle Istituzioni, ai discorsi al Senato, agli appunti, ai carteggi relativi all’impresa estenuante per la costruzione e il mantenimento del Teatro San Ferdinando; lo affiancherà in scena il maestro Marco Vidino che eseguirà dal vivo musiche originali appositamente composte per lo spettacolo. “Tavola tavola, chiodo chiodo – continua Musella – sono le ultime parole incise su una lapide del palcoscenico del San Ferdinando, lapide che Eduardo erige a Peppino Mercurio, il suo macchinista per una vita, che tavola dopo tavola, appunto, era stato il costruttore di quello stesso palcoscenico, distrutto dai bombardamenti nel ‘43.  Faccio parte di una generazione nata tra le macerie del grande Teatro e che può forse solo scegliere se soccombere tra le difficoltà o tentare di mettere in piedi, pezzo dopo pezzo, una possibilità per il futuro, come ermeticamente indicano quelle parole – incise nel Teatro di Eduardo – che in realtà suggeriscono un’azione energica e continua.

Questo grande artista è costantemente impegnato a ‘fare muro’ per smuovere la politica e le Istituzioni e ne esce spesso perdente, in parte proprio come noi in questo tempo, ma anche da lontano non smette mai di alzare la sua flebile, roboante voce e mi piace pensare che lo faccia proprio per noi”.

 

22.12.21
 

KASPAR

Teatro Palladium 9 Dicembre 2021

KASPAR (OVVERO UNA TORTURA DI PAROLE)

(In lingua tedesca con soprattitoli in italiano)

di Peter Handke

con Lea Barletti e Werner Waas

regia/produzione di Barletti/Waas

con il sostegno dell‘ ItzBerlin e.V.

collaborazione di Iacopo Fulgi e Harald Wissler 

e con il contributo del Forum Austriaco di Cultura         

Kaspar è una rielaborazione di Peter Handke della misteriosa vicenda di Kaspar Hauser e prende spunto dalla frase di Kaspar “Vorrei diventare un tale come già un altro fu” e muove dal proposito di dimostrare come una coscienza umana “vuota” possa essere riempita, e con ciò violentata, con l’esercizio di formule linguistiche convenzionali. Un suggeritore sottopone Kaspar a una vera e propria tortura di parole fino a quando acquista proprietà di linguaggio e comincia a ribellarsi. A quel punto il gioco si complica e non si sa più con esattezza chi è a condurre il gioco. 

Lo spettacolo Kaspar non dimostra, COME STANNO VERAMENTE LE COSE o COME SONO ANDATE VERAMENTE LE COSE con Kaspar Hauser. Esso dimostra COSA È POSSIBILE FARE con qualcuno. Esso dimostra come qualcuno possa essere portato a parlare attraverso il parlare. Lo si potrebbe anche chiamare una tortura di parole… (Peter Handke)

Note di regia

È possibile portare un essere umano a una identità attraverso la parola? O come dice Handke attraverso una tortura di parole? All’inizio Kaspar è una specie di essere autistico in relazione immediata e sconfinata con tutto quello che lo circonda. Alla fine, Kaspar è portato nella realtà ed è consapevole di cosa ha perso per strada. Questa è la storia di noi tutti, da questa storia deriva tutto quello che noi chiamiamo coscienza. Le emozioni e le parole non coincidono, non si può fare affidamento sulle parole. L’unica cosa che si può fare è continuare a indagare a partire dalla propria diffidenza, per poi scoprire che questa ricerca è senza fine. Lo spettacolo mostra come si può portare qualcuno alla parola attraverso la parola stessa. Alla fine, ci ritroviamo tutti uguali e molto più vicini gli uni agli altri di quanto avremmo pensato. Siamo tutti Kaspar – bisogna solo mettersi in ascolto o come dice Kaspar: „Io: sono: io: soltanto: per: caso “ 

 Note biografiche

Lea Barletti e Werner Waas si sono conosciuti molti anni fa a Roma. Da allora vivono e lavorano insieme, prima a Roma, poi a Monaco di Baviera, quindi a Lecce e attualmente a Berlino. Insieme, hanno prodotto, diretto e interpretato un gran numero di spettacoli, fondato una compagnia teatrale (Induma Teatro), cofondato un Centro Culturale Multidisciplinare (“Manifatture Knos”, a Lecce, tutt’ora attivo seppure ormai senza di loro), organizzato sette edizioni (tra il 2008 e il 2015) del Festival/Laboratorio di arti performative “K-now!” (sempre a Lecce), inventato un premio nazionale di drammaturgia contemporanea (“Il Centro del discorso”, tre edizioni tra il 2008 e il 2011), fondato un’altra compagnia (Barletti/Waas), con la quale attualmente girano e lavorano tra Germania e Italia, e fatto negli anni un gran numero imprecisato di altre cose, tra cui due figli (Rocco e Tobia). 

15.12.21
 

FUORI

Teatro Tordinona, 11 dicembre 2021

Florian Metateatro Centro di Produzione Teatrale

presenta

FUORI

scritto, diretto e interpretato da Nella Tirante

Compagnia Cosa Sono le Nuvole

Aiuto regia: Gaia Benassi

Scene e costumi: Nella Tirante

Audio e luci: Ettore Bianco

Disegno luci: Roberto Zorn Bonaventura

Ufficio stampa

Flaminio Boni

flaminioboni@gmail.com

 

Testo vincitore del Premio Sipario al Concorso Autori Italiani 2020 nella sezione monologhi

Premio Tragos 2021, concorso europeo per il teatro e la drammaturgia.

Nella Tirante, autrice e attrice, torna in scena con un suo nuovo lavoro dopo il fermo obbligatorio dovuto alla pandemia.

E’ proprio da questa esperienza dolorosa di arresto forzato che nasce il testo, ma il lock down è solo il punto di avvio di un’analisi più approfondita dell’animo umano.

Il silenzio è esploso improvvisamente.

Il lock-down ha creato uno stato mentale per uscire dal quale è necessario affrontare sia il passato che il presente; è necessario avere il coraggio di uscire davvero, di andare F U O R I, fuori dalle nostre comode convinzioni e dalle convenzioni.

Fuori è uno spettacolo sul teatro, che parla di emancipazione e desiderio di libertà; una feroce riflessione di una donna, che è anche madre, compagna e attrice, su se stessa.

La scrittura è schietta, diretta, piena d’ ironia e anche di rabbia: un flusso di pensiero corpo e voce che innesta il presente sul passato tra ricordi di infanzia e il profumo della terra di origine.

Note di regia:

Il mio imprevedibile clown-donna, mescola presente e memoria rinchiusa nella sua stanza, e formula una litania destinata a ripetere non solo il suono della nostalgia, ma anche il vibrare di un’avida voglia di tornare alla vita.

Lo spettacolo è in piccola parte un tributo al lavoro dell’attore: proprio in questo momento terribile della nostra storia è grande il bisogno di parlare di ciò che è successo alla nostra categoria e del rischio di essere dimenticati.

E’ grande adesso per me, la necessità di andare in scena.

A quelle parole scritte potrò dare finalmente carne e voce.

14.12.21
 
 
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