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#dellalluvione

Teatro Due Roma 22 marzo 2015
Anteprima nazionale
#DELLALLUVIONE
scritto, diretto e interpretato da Elena Guerrini
produzione Davide di Pierro
Creature Creative
#dellalluvione di Elena Guerrini una riscoperta di noi stessi e di ciò che ci circonda, del desiderio di parlare delle nostre “alluvioni interiori”, di ciò che ci succede, del “fango” in noi e fuori di noi, dell’ambiente che rispecchia il nostro essere profondo. Jung, non a caso, definisce l’alluvione come viatico per la riscoperta dei propri luoghi e della propria anima.
Il 12 novembre 2012. È notte. L’Albenga si trasforma in fango e travolge uomini, animali, piante, automobili. Un intero territorio devastato, ferito. Inizia, da quel giorno, a fare i conti con gli infangati, con chi ce l’ha fatta ma ha perso tutto, con un territorio ferito, trasformato nei confini e nella geografia.
“Non potendo scegliere, da quel fango mi sono lasciata abitare. Ho osservato, ascoltato. Partendo dalla mia casa, e dalle mie geografie, per farne un racconto universale e di comunità. Mi sono messa in ascolto”. Elena Guerrini In anteprima nazionale al Teatro Due Roma, #dellalluvione è una maschera viscerale e sofferente, ma anche allegra e grottesca di una donna che racconta alluvioni reali e metaforiche, partendo dalle testimonianze raccolte dall’attrice che ha incontrato la popolazione colpita da quel disastro ambientale.
Narrazione dove il fango è presenza reale e simbolica, testimonianza diretta che diventa racconto universale e immancabile riflessione sul “fango” che travolge la vita culturale di un paese di “alluvionati dentro” dove i teatri chiudono e aumentano le trasmissioni di cucina, travolti da veline e manager di grandi eventi.
“È il fango delle relazioni, della cultura che spinge all’ urgenza ultima del nostro fare teatro, teatro che si fa confronto e agorà con la comunità. #dellalluvione è un atto di speranza perché dal fango si può uscire, perché il fango può diventare luce ricreando quella Polis che insieme ascolta, reagisce e si fa teatro”. Elena Guerrini.
Alcuni frammenti dello spettacolo sono stati scelti per il documentario collettivo firmato da Gabriele Salvatores “Italy in a Day” presentato alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia.
30.3.15
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Indubitabili celesti segnali

Teatro Tordinona 22 Marzo 2015
Compagnia PolisPapin presenta
INDUBITABILI CELESTI SEGNALI
con Cinzia Antifona, Valentina Greco e Francesca Pica
Regia Francesco Petti
tratto da "Festa al celeste e nubile santuario e altre opere" di Enzo Moscato Compagnia PolisPapin - Indubitabili Celesti Segnali è la rielaborazione in chiave atemporale e, in qualche modo astratta, dell’opera “Festa al celeste e nubile santuario” del drammaturgo napoletano Enzo Moscato.
In uno spazio e un tempo ics che hanno del “vascio napoletano” non la forma o gli oggetti, ma solo la condizione esistenziale, si muovono tre figure enigmatiche, tre sorelle, tre donne, tre emblemi della femminilità carnale e virginale al tempo stesso. Tre assurde solitudini di cui lo spettatore non potrà fare a meno di ridere e insieme di piangere...
30.3.15
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Le parole degli eroi

TEATRO TORDINONA 16 MARZO 2015
“Le parole degli eroi”
con Manuela Mandracchia e Massimo Reale.
A cura dell’Associazione Terre Vivaci. Videoproiezioni di Cristiano Pinto.
Progetto presentato in ricorrenza del Centenario della Prima Guerra Mondiale, come gran serata finale della rassegna "La Memoria...che spettacolo!",
Una lettura scenica in cui si alterneranno le voci dei soldati, ma anche quella delle mamme, delle fidanzate e delle crocerossine al fronte, che ci racconteranno con le loro autentiche parole, le sensazioni, le aspettative, le paure che la guerra fu capace di suscitare nei loro cuori.
La partenza, l'arrivo, l'attesa, la lotta, la guerra, la morte e infine la vittoria, molto molto diversa da come la si era immaginata. Un'esperienza drammatica che fu per molti l'abbandono della terra natale ma anche un passaggio verso l'età adulta e verso l'ignoto, costellato di aspettative e di inquietudini di sogni di vittoria e di morte.
Una narrazione palpitante, che nasce "dal di dentro" e che è corredata dallo straordinario impiego delle immagini, fotografiche e filmiche, del conflitto. Grazie all'originale uso delle proiezioni, curate da Cristiano Pinto, sulle superfici irregolari di alcun elementi scenografici, sarà possibile immergersi negli scenari del conflitto, e l'intero palcoscenico parrà divenire un'istallazione parlante, popolata dai pensieri e dalle parole di questi nostri fratelli italiani.
Solo le parole degli eroi a raccontare, le parole di chi è lì, in quel preciso, momento. La voce di chi fa parte per un istante dell'evento che cambiò la Storia del mondo, di un conflitto che ha cambiato per sempre il significato della parola "guerra".
30.3.15
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Roma ribelle

Carrozzerie_n.o.t 19 marzo 2015
RedReading#8
ROMA RIBELLE
itinerari di un'altra Roma
a partire dal libro Guida alla Roma Ribelle, di e con Tamara Bartolini/Michele Baronio e con la partecipazione di Alessandro D’Alessandro, suono Paolo Panella. Ospiti: STEN (artista) STEN † LEX, Rosa Mordenti, Viola Mordenti, Lorenzo Sansonetti, Giuliano Santoro (autori del libro), Renzo Ditalese, Irene Ranaldi (sociologa urbana), Patrizia De Mei Mirabelli(ideatrice del progetto Passeggiate Romane).
A Roma le storie si intrecciano, si scontrano, spesso sanguinano. Sono storie che si trovano sulle facciate trasformate da generazioni di artisti della street art, tra testi letterari e pensieri sparsi dei “romani de Roma”, daTrilussa a Pasolini, da Gabriella Ferri a Mario Monicelli, da Daouda Sanogo - che ha abitato alla stazione Termini dopo le lotte di Rosarno – ai racconti di Sandro Portelli sulle Fosse Ardeatine, nelle tracce della Repubblica Romana che ritroviamo, nell’esperienza degli orti urbani o in un lago di periferia nato tra le macerie di ex fabbriche abbandonate, tra i mostri di cemento creati dai soliti palazzinari.
30.3.15
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Are you Jewish?

Casa delle Culture 13 marzo 2015
CHAI TEATRO in
ARE YOU JEWISH?
testi di Bruce J. Bloom, Julianne Bernstein
con Anna Clemente Silvera, Maurizio Palladino e Giulio Cancelli
al violino Carlo Cossu
regia di Maurizio Palladino
con il patrocinio della Fondazione Museo della Shoah
“Are You Jewish” è uno spettacolo kosher in tre portate, metaforicamente servite da Anna Clemente Silvera e Maurizio Pallidino - che firma anche la regia - con la partecipazione di Giulio Cancelli e l'accompagnamento live dalla musica klezmer di Carlo Cossu al violino. Un'occasione per affrontare il tema dell'identità ebraica con tono leggero e malinconico, con picchi di tragicommedia intrisa di autentico umorismo yiddish.
Ed ecco il “menù” della serata:
Hors d'oeuvre, WITZ- una selezione di alcune storielle ebraiche, o witz (barzelletta in yiddish), tra le tante raccolte da Ferruccio Fölkel, lo scrittore triestino che ha diffuso in Italia l’umorismo yiddish. Tipica espressione del cosiddetto umorismo ebraico, fortemente autoironico e paradossale, queste “witz” partono dal nonsense per divertire ma soprattutto per suggerire, evocare e far meditare, attraverso una sorta di filosofia surreale, disarmata e disarmante. Portata principale, LA MIGLIOR ULTIMA CENA DELLA STORIA di Bruce Bloom- Avram e Netti sono gli ultimi ebrei rimasti dopo il rastrellamento del ghetto di Cracovia. Tutto sembra perduto e l'orda nazista incombe, finché non fa la sua comparsa un personaggio inaspettato, un cuoco cinico e vanesio che con la connivenza di un alto ufficiale delle SS ha preparato alla coppia un'ultima cena coi fiocchi. Peccato non sia un pasto kosher, e che quello potrebbe essere prosciutto! Dessert, FINCHÈ MORTE NON LI SEPARI di Julianne Bernstein - I novelli divorziati di mezza età Art e Lucille si ritrovano costretti a passare l'eternità insieme in una bara a due piazze. Una buona occasione per appianare le divergenze di un matrimonio finito male.
La produzione, affiancata dal patrocinio della Fondazione Museo della Shoah, è dell'associazione culturale Chai Teatro: un gruppo di artisti e creativi, sorto per realizzare progetti culturali nei settori dello spettacolo, con particolare attenzione per la cultura ebraica e la grande letteratura internazionale. Chai (traslitt. Hay), è una parola composta da due lettere dell'alfabeto ebraico: Chet (ח) e Yod (י) che nella “Ghimatriah”, la numerologia ebraica, corrispondono al numero 18. Il suo significato è “vita”, "vivo", "vivente".
30.3.15
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I Beatles a Roma (50 anni fa)

Teatro Tordinona 20 Marzo 2015
 I BEATLES A ROMA (50 ANNI FA)
con Luigi Abramo, Simone Mariani, Martino Pirella, Francesco Cavalluzzo, Lenni Lippi, Raffaele la Pegna, Francesco Pradella e Lorenzo Monaco
regia Matteo Ziglio

IN OCCASIONE DEL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DEI CONCERTI NELLA CAPITALE
Dopo il successo di “Beatlemania!” tornano in scena I Beatles a Roma con la prima di una serie di iniziative per celebrare la venuta dei Fab Four nella Capitale. Il 27 e il 28 giugno 1965 i Beatles vennero infatti a Roma per quattro memorabili concerti al teatro Adriano. Cosa avvenne davvero in quei giorni?
Che canzoni suonarono durante i concerti?
Come passarono le loro serate nella Capitale?
Come li accolse il pubblico romano?
Chi rubò il cappello a John Lennon?
Perché la Rai non registrò i concerti?
Cosa lega un gruppo di ragazzi che si preparano a celebrare l’anniversario e una serie di presenze misteriose evocate dalla musica? La scaletta originale completa dei concerti e tutte le risposte nel più originale viaggio musicale e narrativo per la celebrazione del cinquantesimo anniversario dei Beatles a Roma. Quelli veri.
I Beatles a Roma con Vox Communication e il supporto di Ebit Roma presentano “I Beatles a Roma. 50 anni fa”.
Un nuovo spettacolo in cui, attraverso la storia e la musica dei Beatles eseguita rigorosamente dal vivo, si viene coinvolti in un’avventura, a tratti surreale, sempre divertente ed emozionante, in cui non mancheranno racconti e aneddoti sulla storia dei mitici Fab Four!

MEDIA PARTNER: RADIO CITTA' FUTURA - ROMA
30.3.15
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Storie del Buon Dio

Teatro India 18 marzo 2015
 Storie del Buon Dio
liberamente ispirato a Storie del Buon Dio di R. M. Rilke
drammaturgia Laura Nardi
in collaborazione con Alessandro Hellmann
regia Amandio Pinheiro
TRA CIELO E TERRA
con Danilo Nigrelli e Laura Nardi
scene Laura Cortini
luci Marco Maione
I bambini fanno tante domande: "...Dove va quel tram? Quante sono le stelle? e poi Come è fatto il Buon Dio? Il Buon Dio: di lui si sa così poco...". Nello spettacolo un uomo e una donna, Georg e Klara, in un surreale “Ufficio domande rimaste senza risposta” creano, vivono e materializzano storie per rispondere alle incessanti domande dei bambini. Due entità immerse nella fabbrica del mondo della fantasia, che, con la semplicità e la naturalezza dei bambini, giocano vicino al tavolo del grande artigiano, trasformando gli scarti del suo lavoro in storie, personaggi: Teatro.
Storie del Buon Dio è una raccolta di tredici racconti, incentrati sulla figura di Dio, scritti da Rilke nel 1899. Come recita il sottotitolo, le storie vengono “narrate ai grandi perché le ripetano ai bambini”, che, insieme agli artisti, sono coloro che rivelano Dio agli uomini. Solo parlando ai più piccoli possiamo tentare di cogliere un barlume della luce di Dio. Nonostante la dedica, i racconti di Rilke trattano argomenti tutt’altro che ingenui, come l’arte, la creazione o la religione.
Tutte fiabe, dunque, indirizzate ad un “doppio pubblico”: i bambini e i grandi con animo di fanciullo.
Il grande poeta Rilke va alla ricerca di Dio. In questo percorso Dio è umanizzato e l’uomo reso sacro attraverso la poesia. Dio stesso é Arte e Poesia che si manifesta nelle forme più elevate. Rifiutare l’arte, il potere creativo dell’uomo, è non solo rifiutare l’Uomo, ma anche Dio.
Spettacolo vincitore de I Teatri del Sacro 2013
30.3.15
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Lungs

Teatro dell’Orologio 24 marzo 2015
Lungs
di Duncan Macmillan
con Sara Putignano e Davide Gagliardini
regia Massimiliano Farau
traduzione Matteo Colombo
responsabile allestimenti Mario Fontanini
capo elettricista Luca Bronzo
elettricisti Gabriele Lattanzi, Davide Sardella
macchinisti Massimiliano Colangelo, Maurizio Mangia
fonica Andrea Romanini
Sartoria Simone Jael Hofer, Chiara Teggi
direzione di scena Chantal Viola
produzione Fondazione TeatroDue
In un’epoca di ansia globale, terrorismo, incertezza climatica e instabilità politica, una giovane coppia inizia la fatidica discussione sull’avere o meno un bambino, in un tempo serrato che non lascia spazio neanche al respiro. A pensarci troppo su, si finisce per non farlo più; ad affrettare la decisione al contrario si potrebbe incorrere in un disastro. Avere un bambino è una scelta da farsi per le giuste ragioni, ma quali sono esattamente queste giuste ragioni? Che cosa verrà distrutto per primo in questa estenuante decisione? Il loro rapporto di coppia o l’ambiente? La storia d’amore disegnata da Macmillan è spiazzante e originale, brutalmente onesta, divertente, tagliente e attuale. All’inizio l’oggetto di discussione è l’avere un bambino, ma lentamente il fuoco del testo si sposta sull’argomento ecologico, sulla salvezza del pianeta e sull’assicurare alle future generazioni dell’aria respirabile; finché il punto diviene la capacità polmonare dei due personaggi in scena, con battute lunghe anche una pagina stampata.
La nuova drammaturgia inglese, la coppia contemporanea, l’etica ecologica dei nostri anni 2000, due giovani interpreti talentuosi, una scena nuda e battute a perdifiato: ecco gli essenziali elementi di Lungs, commedia composta dal giovane Duncan Macmillan, drammaturgo e regista inglese della nuova generazione di scrittori, attivo tra teatro, radio, tv e cinema, vincitore di diversi premi tra Inghilterra e Stati Uniti.
Lungs (in italiano “polmoni”) è una pièce semplice, come respirare, e come il respiro ha un ritmo serrato di fiati, violento e delicato, struggente e divertente. Si delinea così un ritratto attuale e ironico di una storia d’amore qualunque, spiazzante e brutalmente onesta, divertente e tagliente, che dà voce a una generazione per la quale l’incertezza è un modo di vivere, un ambiente liquido in cui fluttuare in due.
Lungs ha debuttato a Washington per poi essere presentato al National Theatre di Londra, richiamando una grandissima attenzione per l’originalità della scrittura e della struttura drammaturgica. Attraverso una successione vertiginosa di dialoghi, che riproducono con virtuosistica esattezza il parlato, Macmillan ci conduce lungo le stazioni di una relazione amorosa che diventa una finestra sulla contemporaneità. Il palcoscenico spoglio permette alla macchina scenica continui salti nello spazio e nel tempo, e consegna al pubblico la nuda dinamica del discorso amoroso.
In un’epoca di ansia globale, terrorismo, incertezza climatica e instabilità politica, una giovane coppia inizia la fatidica discussione sull’avere o meno un bambino, in un tempo serrato che non lascia spazio neanche al respiro. A pensarci troppo su, si finisce per non farlo più; a affrettare la decisione al contrario si potrebbe incorrere in un disastro. Avere un bambino è una scelta da farsi per le giuste ragioni, pensano M. e W.; ma quali sono esattamente queste giuste ragioni? Che cosa verrà distrutto per primo in questa estenuante decisione? Il loro rapporto di coppia o l’ambiente? Lentamente il fuoco del testo si sposta sull’argomento ecologico, sulla salvezza del pianeta e sull’assicurare alle future generazioni dell’aria respirabile. Finché non ci si rende conto che il punto diviene la capacità polmonare dei due personaggi in scena, con battute lunghe una pagina stampata.Così il dialogo franto, elusivo, fatto di pensieri confusi, recriminazioni, deliri, frecciate e scuse, segue i protagonisti lungo le contorte traiettorie di una difficile scelta e delle sue conseguenze; e oltre, fra delusioni, rotture, riconciliazioni e un inaspettato finale, in cui il tempo subisce un’accelerazione spiazzante e commovente.
“Che cosa accade all’istinto in un’epoca dominata dall’incertezza, dalle catastrofi ecologiche, dalla crisi globale? – scrive Massimiliano Farau, regista – “Macmillan, si pone la domanda attraverso le voci di questa giovane coppia, eticamente rigorosa, determinata a fare la scelta giusta. Ma difronte alla loro coscienza, il primo dubbio che sorge nell’ascoltatore è se questa non copra la paura di diventare adulti, di confrontarsi con un impegno definitivo che richiede di amare un essere che ancora non esiste. E’ questa l’incertezza più radicale nei protagonisti; la loro capacità di amare però, scopriranno e scopriremo, è più grande e tenace di quanto potessero immaginare”.
30.3.15
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