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Tadeusz Kantor Wielopole, Wielopole

After "The Dead Class", Tadeusz Kantor created "Wielopole, Wielopole" - the first performance based on personal memories, within the framework of the Death Theater. The first one also plays the role of the perpetrator and one of the characters remains silent.
Tadeusz Kantor shows us the Galician town of Wielopole and the room where he spent his childhood and actors playing the members of his family. The artist wrote in the program for the play: "The peace of my childhood is a dark and cluttered knight. It is not true that the child's room in our memory remains sunny and bright. This makes it only conventional literary manners. This is a DEAD and DAMNED room. When called up by memory it is constantly dying. But when we get rid of the fragments, the carpet, the window, the street running down, the sunbeam on the floor, the yellow leggings of my father, the crying of my mother, and some face behind the glass window - A real childhood room begins to be brought together. Maybe on this occasion we can it put together in our spectacle!" The show was produced extensively in Florence and involved a large group of Italian actors. Kantor presented Wielopole, Wielopole in Poland after the August revolt, in the late 1980s. He was particularly interested in performing the spectacle in the Gdansk shipyard, but the Solidarity workers did not receive it. On December 15, 1983, the performance was performed in a church in Wielopole. In 1984 Stanisław Zajączkowski registered Wielopole, Wielopole for television. "Paradoxically ... the theater of Kantor on television has been subjected to a kind of 'commonization', orderliness that implies the selectivity of television broadcasting. I think it is much more difficult to distinguish individual sequences of Wielopole by taking them from the audience's point of view of the stage - wrote Waclaw Tkaczuk in "Antena". - "Some other character is probably in the conditions of non-televised the presence of the creator among the actors, in the middle of the spectacle closer to his demiurge. Kantor, led by the camera, or rather caught by the camera, is only a participant, a little witness to the spectacle, in which his directing gesture won't change anything. This is essentially an actor gesture, not conducive to, for example, playing songs from the tape." *Source: http://ninateka.pl/kolekcja-teatralna... ┍━━━━━━━━━━━━━━━━━━━━━━ Dramatis personae: Stanisław Rychlicki (Uncle Józef, Priest) Jan Książek (Grandma Katarzyna) Teresa Wełmińska, Ludmiła Ryba (Mother Helena) Andrzej Wełmiński (Father Marian, Recruit I) Maria Kantor (Aunt Mańka, You-Know-Who, Rabbi) Ewa Janicka (Aunt Józka) Wacław Janicki (Uncle Karol) Lesław Janicki (Uncle Olek) Maria Krasicka (Uncle Stasio, Exile) Lech Stangret (Adaś, Recruit II) Mira Rychlicka (Photographer's Widow) Marzia Loriga (Recruit) Giovanni Battista Storni (Recruit) Loriano Della Roca (Recruit V) Luigi Arpini (Recruit VI) Jean-Marie Barotte (Recruit VII) Roman Siwulak (Recruit VII) Anna Halczak Scenography: Tadeusz Kantor Television production: Stanisław Zajączkowski Written and directed by Tadeusz Kantor
19.4.20
 

TUNNEL 82/83



Dall'archivio Storico del Beat72
TUNNEL 82/83
Al Traforo Umberto I di via Nazionale a Roma:
Prima Festa Pubblica di Capodanno
promossa da Renato Nicolini, Assessore alla Cultura del Comune di Roma
organizzata da Beat72, Il Male, Ass. Cult. Canale Zero

Traforo Umberto I, Roma
31 dicembre 1982 -1 gennaio 1983
13.4.20
 

Al suo poeta Peppe er tosto



Dall'archivio storico del Beat72
Al suo poeta Peppe er tosto 
Regia di Simone Garella
13.4.20
 

SONO PARTITA DI SERA


Off/Off Theatre 4 Marzo 2020
SONO PARTITA DI SERA
OMAGGIO A GABRIELLA FERRI
di Betta Cianchini con Valentina De Giovanni regia Camilla Piccioni chitarra Gabriele Elliott Parrini
“Pasolini mangiava qui sotto. Com’era? Il grugno più bello del mondo. Mi guardava e non mi diceva niente. Io passavo, lo guardavo e tiravo dritta. La Magnani sempre il cappottello e una pacca sulla spalla. Gli occhi scintillavano. Fellini mi voleva al Circo. Mina mi passava a prendere sulla Tuscolana”. “Sono partita di sera” è una storia “lieve, lieve”, come l’anima della donna che la racconta. Una storia su una Roma che non c’è più. Non c’è più come la voce della più grande artista romana di tutti i tempi: Gabriella Ferri. Un tributo a colei che con la sua storia ha reso immortali le storie di tanti. La voce dei romani è un riconosciuto ed indiscutibile valore per la città e per la sua tradizione, che travalica i confini capitolini e si rinnova, ogni qualvolta che un’artista decide di omaggiarne la memoria. Gabriella Ferri rivive così grazie alla talentuosa interpretazione di Valentina De Giovanni che, in un duetto chitarra e voce, consuma i ricordi una vita non facile ma restituita al pubblico con la leggerezza di un sorriso. La storia della donna e dell’artista viene sussurrata sullo sfondo di una Roma verace, a cui manca la sua anima più bella: Gabriella!
12.3.20
 

Monologo della buona madre


Teatro Torlonia 28 Febbraio 2020
Monologo della buona madre
di e con Lea Barletti, una produzione e regia Barletti/Waas, sulle musiche originali e sound design di Luca Canciello, e con la partecipazione in scena di Werner Waas.
Monologo della buona madre è una confessione, una confessione in pubblico. Una confessione e un’ammissione di incapacità. Incapacità di vivere tout court, forse, o comunque incapacità di vivere al di fuori dello sguardo dell’altro. Ed è l’ammissione di quanto proprio la ricerca, nello sguardo altrui, di una sorta di permesso d’esistere, possa essere il motivo per cui si va in scena. Roma -Dunque, non si tratta solo di una donna, di una madre, che ha sempre voluto essere amata, ma anche di un’attrice, e del motivo profondo del suo agire in scena. Monologo della buona madre è la storia di un corpo a corpo: un corpo a corpo di una donna con se stessa ed il proprio corpo, con la propria coscienza, con il proprio ruolo di madre, con i figli, con l’immagine di sé, con i propri modelli, con le proprie aspettative, con la propria inadeguatezza, con la propria fallibilità, con la propria creatività, con il tempo, con la vita, con la lingua, con l’amore. Una donna, da sola in scena. Seduta in mezzo alla gente, al pubblico. Inizia il suo discorso dichiarando la propria intenzione di andarsene. Non se ne andrà, perché non c’è vita, per lei, come persona e come attrice, al di fuori dello sguardo altrui. Perché non c’è mondo se non quello che si crea nel discorso tra simili, e il teatro è questo discorso, come bene avevano capito i greci. Il mondo, la vita, è quello che succede tra le persone mentre si parlano: quello che succede tra l’attore e lo spettatore. Il mondo è qui, è adesso, è il teatro.
12.3.20
 

UN'ORA D TEMPO


Teatro Tordinona 1 Marzo 2020
TUTTINSCENA presenta
"UN'ORA DI TEMPO"
di James Valley
Con: Luna Deferrari Annalisa Consolo Giulia Rossini Francesco Di Raimondo Vittorio Stumpo Chiara Buttiglione Tommaso Melucco Nicola di Foggia
Regia di Paolo Scotti
Direttore di scena: Cosmin Avasilcai Luci e Musiche: Paolo Macioci
Sette persone chiuse in una stanza, alle prese con una scelta fatale. E un' ora di tempo per scegliere. Un bruciante thriller "in tempo reale" (l'ora della scelta è la stessa dello spettacolo) alla fine del quale nessuno sarà più com'era prima che l'orologio cominciasse a battere.
3.3.20
 

AMOR PER ME


Teatro Tordinona 16 Febbraio 2020
AMOR PER ME
scritto e diretto da Luca Milesi, con Luca Milesi, Maria Concetta Liotta e Domizia D’Amico. Assistente alla regia Francesco Sotgiu Ufficio stampa Rocchina Ceglia
Chi non ha mai invocato l’amore su sé stesso almeno una volta nella vita? Chi non ha mai provato a leggerne il nome al contrario, colto dal fascino del risultato? Tanta dolcezza del resto non può che specchiarsi nella bellezza della città che chiamiamo Amor, evocandola da destra a sinistra. E chi non ha mai immaginato, in questa vita, quanto amore potrebbe domandare – magari senza essere ascoltato – al principio dell’altra? Chissà! Qualcuno invece si è chiesto a chi l’Eterno Padre potrebbe affidare il compito di consolare i tristi naviganti del mare del trapasso, accogliendoli in un porto sicuro al termine della traversata offerta da Caronte e la sua ditta. Ecco. Prendete un uomo, uno qualunque, che magari l’ultima notte della sua vita se l’è passata da solo dimenticato in un ospedale e che è appena arrivato di là. Poi prendete l’anima di un clown e immaginate che stia lì anche lui, intento a rinfrescare la memoria degli ultimi arrivati riproducendo ciò che hanno fatto agli altri fino a ieri. E infine aggiungete lei, “Amor” se letta da destra, nell’atto di consolare l’inconsolabile imbarazzo che tutti coglie nel comprendere – tardi! – gli effetti sul prossimo delle nostre cattive condotte. Questa è AMOR PER ME. Una storia ambientata sulla soglia del Mondo di Là. Tragicomica come lo è in fondo la Vita. Una storia che potrebbe tranquillamente finire a schiaffi – tutti però nella stessa direzione – con una bocciatura ed il rimpatrio forzato di Qua.
28.2.20
 

BACK TO BECKETT


Teatro Basilica 20 febbraio 2020
Francesca Benedetti in
BACK TO BECKETT
(Molloy - Malone muore - L'innominabile)
lettura-spettacolo
traduzione Aldo Tagliaferri
drammaturgia Francesco Tozzi
regia Marco Carniti
e con Dario Guidi
Progetto scenico di Marco Carniti
Musiche di David Barittoni
Aiuto regia Francesco Lonano
Samuel Beckett è noto in tutto il mondo per i suoi testi teatrali, ma pochi conoscono la sua carriera di romanziere. Tra il 1951 e il 1953 l'autore dette vita a tre romanzi, che vengono definiti (contro la volontà dello scrittore) una trilogia: Molloy, Malone muore e L'innominabile. Dai tre romanzi ho tratto un copione monologante, dove l'essere che parla, porta in scene le mille sfaccettature che si dipanano lungo la narrazione; un essere che a tratti è solo, a tratti è accompagnato da un'altra presenza, enigmatica, indefinibile, a fuoco nella propria indeterminatezza. La mia drammaturgia affida a un'unica voce la narrazione dei tre mondi creati dall'autore irlandese: chiuso in un mondo chiuso, un essere umano attende, parla, ricorda, si interroga. Un Autore degno di questo nome, del resto, non è altro che un uomo. E un uomo non è altro che un essere che cerca per tutta la vita la stessa cosa. Un omaggio non soltanto a un'opera ma allo spirito di Beckett, al suo lavoro e al suo mondo, un viaggio alla scoperta delle sue pagine meno note ma non per questo meno efficaci e meravigliose. Francesco Tozzi
Beckett è Storia. Beckett è rivoluzione. Beckett é pensiero sintetico, scrittura asciutta, riflessiva e disegna ancora oggi, profondi solchi nella sabbia del nostro 'capire', ridefinendo la posizione dell'uomo in rapporto allo spazio e al tempo. Sposta l'obbiettivo all'interno di noi. Nessuno escluso. Grazie all' incontro con il drammaturgo Francesco Tozzi abbiamo potuto creare un percorso che attraversa i tre ROMANZI (Malone Muore, Molloy, Innominabile) alternato a frammenti dal TEATRO. Un monologo che fa protagonista la voce stessa dell'autore nel suo percorso di scrittura. Uno studio che dimostra come la parola in Beckett romanziere mantiene sempre una forza e una vitalità teatrale.
L'incontro Beckett/Benedetti é un corto circuito, un binomio potente come Beckett esige. Come una Winnie dei 'GIORNI FELICI' fatta uomo, imprigionato nel suo destino, ripercorre con ironica allucinazione la linea poetica ed esistenziale della scrittura beckettiana. Un Beckett disperato e divertente che con un turbine di parole ci travolge per poi lanciarci nello spazio oltre il tempo dove tutto é possibile. Impone l 'azione contro l'inerzia dell'uomo che di fronte al destino, perduto, non coglie gli stimoli che la vita offre. Un testo spirituale e poetico che un'incandescente Beckett/Benedetti evoca come un urlo di urgenza alla vita. Una sfida per l'uomo di esistere ad ogni costo. Il supporto di Dario Guidi e delle atmosfere sonore di David Barittoni rinchiudono l'attore in un labirinto spaziale e sonoro da rituale dantesco. Marco Carniti
28.2.20
 

Pin-occhio



Concept \ Regia e Coreografia : Paola Scoppettuolo
Danzatori \ Performes : Compagnia Aleph
Ideazione e realizzazione oggetti scenici : Paola Scoppettuolo e Marianna Volpe
Ideazione e Realizzazione Costumi : Alice Sinnl
Citazioni : C. Collodi , S. Plath , A. Shopenauer , Terenzio
Musiche : AA VV
Ripresa e montaggio : Cristiano Castaldi
Sito : www.lapiroettaaleph.it
Smiley face
19.2.20
 

Conferenza stampa di Luca Barbareschi


Teatro Eliseo 12 Febbraio 2020
Conferenza stampa di Luca Barbareschi
«Chiuderemo quando mi porteranno via di peso da qui». Non usa mezzi termini Luca Barbareschi, direttore del teatro Eliseo incontrando i giornalisti. Barbareschi ha convocato una conferenza stampa a seguito della passo indietro sull'emendamento al decreto legge Milleproroghe con il quale il teatro avrebbe usufruito di 4 milioni all'anno per tre anni. «La chiusura del teatro Eliseo è un genocidio culturale», dice. «Ad oggi non possiamo chiudere perché non truffo gli abbonati, e questo ci costerà 400mila euro». «Manderemo a giorni le lettere di licenziamento, non sappiamo cosa fare e poi licenziare chi, gente che ha fatto bene il proprio mestiere», ha aggiunto Barbareschi. «Hanno detto che vogliono aprire un tavolo di trattative con i lavoratori dell'Eliseo, ma questa mattina ho chiamato il Ministero e nessuno sa dirmi nulla». «Non mi spiego perché, malgrado il gioco di squadra vincente, il teatro abbia suscitato così tanta invidia sociale da volerlo far morire. Forse perché è l'unico caso italiano il cui direttore non è di nomina politica: un peccato mortale», aggiunge. Barbareschi si rivolge anche al Campidoglio. «Tutti si dicono dispiaciuti, ma la Raggi non ha mai risposto al telefono, Bergamo dice che non può perché c'è la magistratura, ma non so cosa vuol dire. Se chiude il teatro, se chiudono i teatri muore la cultura, c'è la galera. Sono stufo di vedere persone che dicono una cosa e poi ne fanno altre». E poi: «Chi è stato in quella stanza e ha bocciato quell'emendamento, non potrà più parlare di cultura. Chi chiude teatri non può parlare di cultura».
18.2.20
 

Una Poltrona per Giulia


Teatro Tordinona 15 febbraio 2020
L’Associazione Culturale Arcadinoè
presenta
Una Poltrona per Giulia
di Marina Pizzi
Regia di Patrizio Cigliano
Con: Beatrice Fazi, Claudia Genolini, Francesco Gabbrielli, Matteo Milani, Nicolò Scarparo, Marina Zanchi.
Scene: Lucia Nigri ASC – Assistente Scenografa: Martina Cardoni ASC.
Realizzazione scene: Sr Arredamenti di Stefano Roberti sas & C.
Arredamenti: Effemme Snc.
Costumi: Fabrizia Migliarotti.
Aiuto Regia: Luana Pesce.
In un Mondo Moderno, anche un po’ futuribile, uno spaccato di umanità ambigue, grottesche, torbide e surreali. In una Mega Multi-Nazionale, la “irreprensibile” Amministratrice Delegata, donna cinica ed esigente, gestisce le vite di tutti i suoi sottoposti, con maniacale rigore e severità. E’ il prototipo di una “donna in carriera” portato alle estreme conseguenze: nessuna empatia con il mondo, nessuna pietà professionale, nessuna concessione, nemmeno a se stessa. Tutti la temono spaventosamente, in un clima di ipocrisie e opportunismi. Sopra di lei, in Azienda, in pochissimi potrebbero metterla in difficoltà… se lo ritenessero opportuno; sotto di lei, tutte marionette nelle sue mani, di cui sa di poter disporre nel bene, ma soprattutto nel male. Il suo cinismo e la sua aridità emotiva, pescano nel passato, e l’incontro con sua madre, altro esempio di anaffettività cronica, ne fa intuire l’origine. In questa commedia, molto tragicamente comica, nessuno si salva: si racconta una simpatica, ma orribile umanità, fatta di sorrisi falsi, vessazioni, convenienze e arrivismi. Tutti vogliono fare carriera alle spalle di qualcun altro. E nella meccanica coreografia di queste esistenze, tutto è permesso, per il proprio tornaconto. Non c’è lealtà, non c’è sincerità, amicizia, rispetto, cuore. Il Dio profitto e il Dio successo sono gli unici valori, da raggiungere senza alcun pudore, in un cerchio di angherie e paradossi del quale è difficile riconoscere l’inizio e la fine.
18.2.20
 

ENRICO IV


Teatro Furio Camillo 26 Gennaio 2020
ENRICO IV
di Luigi Pirandello
scritto e riadattato da Gianluca Riggi
con Riccardo Cananiello e Gianluca Riggi
Gianluca Riggi propone una messa in scena ironica ed irriverente che gioca con le parole ed i personaggi di Pirandello. Lo spettacolo Enrico IV ad un secolo di distanza dalla scrittura, dopo aver abbattuto la quarta parete, propone di entrarne ed uscirne con leggerezza, facendo risaltare la poesia struggente di alcune battute dell’originale pirandelliano e la grottesca comicità del tutto.
Lo spettatore è chiamato a partecipare attivamente, non può restare passivo dinanzi alla follia, interagisce con la costruzione scenica organizzata da Riccardo Cananiello nei panni de Il Monaco Giovanni, ma allo stesso tempo subisce poiché solo i due interpreti conoscono la strada da percorrere. L’Enrico IV di Luigi Pirandello, testo scritto nel 1921, è uno dei capisaldi della letteratura teatrale contemporanea, e forse di ogni tempo. Vi sono i temi tanto cari all’autore siciliano, i personaggi e i loro doppi, ogni uomo interpreta un personaggio che a sua volta è attore di una commedia rappresentata non tanto per gli altri, non tanto per se stessi, ma per l’immagine riflessa di sé allo specchio.
Il riadattamento a due attori, che ne fa Gianluca Riggi insieme a Riccardo Cananiello, diviene gioco portato fino alle estreme conseguenze. In scena sono presenti solo Riggi e Cananiello, mentre gli spettatori verranno chiamati a sostituire gli altri personaggi della commedia pirandelliana; se nell’originale, Enrico IV si finge folle dinanzi ai suoi ospiti ed ai suoi servi, per svelare poi la sua recuperata “normalità”, qui l’attore gioca con lo spettatore, nello svelamento del tacito patto. I due interpreti cercheranno di riscoprire l’umanità dispersa dietro il vivere quotidiano, nella routine giornaliera, nell’ipocrisia delle convenzioni; in questo adattamento dall’originale pirandelliano, Gianluca Riggi e Riccardo Cananiello spogliano i personaggi per lasciare gli attori nudi dinanzi allo spettatore.
29.1.20
 

VAI A RUBARE A SAN NICOLA!



Teatro Tordinona19 Gennaio 2020
VAI A RUBARE A SAN NICOLA!
di Anna Piscopo e Lamberto Carrozzi
con Anna Piscopo
Una fiaba moderna che scardina i ruoli di genere delle fiabe classiche, riscrivendo una leggenda appartenente alla tradizione popolare e religiosa della città di Bari: il furto delle ossa di San Nicola da Mira. Se nella storia originale a rubare le ossa del Santo fu una nave carica di marinai, in questa storia è una ragazza ribelle a riscattare le sorti di Bari e la sua stessa vita. VAI A RUBARE A SAN NICOLA! è una fiaba di gusto boccaccesco che fonde linguaggi di diversa provenienza: la sceneggiata all’italiana, la farsa e il cappa e spada del cinema di genere.
23.1.20
 
 
Support : MarXoB
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