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THE BABY WALK | Un eschimese in Amazzonia

La Pelanda 10 settembre 2017 – Short Theatre
THE BABY WALK | Un eschimese in Amazzonia
(in double bill con Bau#2 di Barbara Berti)
ideazione e testo | Livia Ferracchiati
di e con | Greta Cappelletti, Laura Dondi, Liv Ferracchiati, Giacomo Marettelli Priorelli, Alice Raffaelli
tecnico | Giacomo Agnifili
progetto | The Baby Walk
spettacolo vincitore ex aequo Premio Scenario 2017
Un Eschimese In Amazzonia, citazione dell’attivista Porpora Marcasciano, fa riferimento al contesto socio-culturale avverso “che compromette, ostacola, falsifica un percorso che potrebbe essere dei più sicuri e dei più tranquilli”, perché di fatto mette in crisi il modello binario sesso/genere, omosessuale/eterosessuale, maschio/femmina. Un modello binario che invade le nostre vite e le condiziona senza che ce ne accorgiamo. La presenza nella società degli “eschimesi” chiede a tutti di rimettere in discussione le regole della società stessa. Il centro del lavoro è il confronto tra l’eschimese, ovvero la persona transgender, e la società. La società segue le sue vie strutturate e l’eschimese si trova, letteralmente, a improvvisare, perché la sua presenza non è prevista. In questo caso però guardiamo dal suo punto di vista e la sfida è capire quanto e se la cosiddetta maggioranza gli sia distante. La logica con cui si struttura il lavoro è quella del “link web”: allora può succedere che, mentre si segue con crescente sgomento la vittoria di Trump, si presti vagamente orecchio a una puntata di MasterChef Italia. Che collegamento c’è? Nessuno, forse il nonsense è dietro l’angolo o forse il senso c’è, ma è un senso che si fa fatica ad accettare. 
22.9.17
 

ALMA SÖDEBERG | Travail

La Pelanda 12 Settembre 2017 - Short Theatre
ALMA SÖDEBERG | Travail
coreografia, musica, performance | Alma Söderberg
set design | Rodrigo Sobarzo de Larraechea
disegno luci | Katinka Marca
drammaturgia | Igor Dobričić
consulenza | Hendrik Willekens
produzione |Het Veem Theater.
coproduzione | Het Veem Theater, workspacebrussels, MDT/Danstationen/Atalante, Sweden
col supporto di | Statens kulturråd Sweden.
grazie a |  Hendrik Willekens
Tutto il tempo dall’inizio delle prove al giorno della prima Alma Soderberg ha continuato a raccogliere materiali facendo della sua pratica performativa la forma e il contenuto stesso del suo lavoro. E così la musica, la parola, il gesto, il ritmo, i testi di riferimento e i movimenti lavorati diventano strumenti di ricerca e di composizione.
Alma Söderberg colleziona materiali espressivi disparati, coniugandoli tra loro attraverso una scrittura coreografica e gestuale. Quello che prende vita in Travail, così come negli altri suoi lavori, è una traccia di significanti che è agita e praticata, più che pronunciata, suonata o danzata. Un flusso che destabilizza la provenienza di questi stessi materiali e li ricontestualizza, regalando loro una possibilità inedita di produrre significati.  Travail è una performance che mescola suono, corpo, voce e canto, gesto e movimento. Un’esperienza coreografica che sperimenta la pratica di raccogliere frammenti di qualunque cosa possa catturare l’attenzione durante la lettura di un giornale e della realtà, ricomponendo il tutto in un originale collage fatto di suoni e movimenti. Alma Söderberg performer unica in scena, insieme alla sua drum-machine, disegna un nuovo spazio di significato che non censuri o reprima alcuna possibilità espressiva, e che sappia riportare la storia di una ricerca aritstica e linguistica. 
22.9.17
 

I SACCHI DI SABBIA | Dialoghi degli dei

La Pelanda 8 Settembre 2017 - Short Theatre
I SACCHI DI SABBIA | Dialoghi degli dei
sacchidisabbia.com/dialoghidei
uno spettacolo de I Sacchi di Sabbia e Massimiliano Civica
con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano, Giulia Solano
produzione | Compagnia Lombardi-Tiezzi
co-produzione | I sacchi di sabbia
sostegno | Regione Toscana
Dialoghi Degli Dei nasce all’incontro tra Massimiliano Civica e I Sacchi di Sabbia. Scritti da Luciano di Samosata nel II secolo dopo Cristo, questi Dialoghi si presentano come una raccolta di aneddoti e indiscrezioni su vizi e trasgressioni degli abitanti dell’Olimpo: gli scontri “familiari” tra Zeus e Era, le continue lagnanze per le malefatte di Eros, i pettegolezzi tra Dioniso, Ermes ed Apollo. In questo allestimento gli Dei sono atterrati in una classe di un ginnasio, diventando oggetto concreto delle spietate interrogazioni con cui un’austera insegnante tormenta due suoi allievi. Seduti ai loro banchi di scuola e con i calzoni corti, i due maturi studenti, interrogati su tresche e malefatte degli immortali sperimentano sulla propria pelle le ingiustizie della scuola, preludio alle future ingiustizie della vita. Insieme per la prima volta I Sacchi di Sabbia e Massimiliano Civica si interrogano sul senso profondo della parola “intrattenimento”, alla divertita ricerca di forme desuete per “passare il tempo”, per vivere l’ozio e interrogare la Storia. 
Massimiliano Civica, classe 1974, nel 2007 vince il Premio Lo Straniero e il Premio Hystrio/Associazione Nazionale Critici Teatrali per l’insieme della sua attività teatrale. Sempre nel 2007 diventa Direttore Artistico del Teatro della Tosse di Genova e vince il Premio ETI Nuove Creatività. Nel 2014 dirige Alcesti messo in scena nell’ex carcere delle Murate a Firenze e vince il Premio UBU 2015 per la miglior regia.
La compagnia I sacchi di Sabbia nasce a Pisa nel 1995 e si distingue per la capacità di far incontrare tradizione popolare e ricerca spingendosi di volta in volta nell’esplorazione creativa di terreni diversi, dalla letteratura al cinema, dal fumetto all’opera. La Compagnia ha ricevuto un Premio UBU Speciale nel 2008 e il Premio Nazionale della Critica nel 2011. Nel 2016 I Sacchi di Sabbia vincono il Premio Lo Straniero per la loro attività. 
22.9.17
 

GWENDOLINE ROBIN | Cratère N°6899

La Pelanda 9 Settembre 2017 - Short Theatre
GWENDOLINE ROBIN | Cratère N°6899
gwendolinerobin.be
ideazione e realizzazione | Gwendoline Robin
assistenza coreografica | Ida De Vos
luci | Simon Siegmann
produzione associata | Entropie Production
co -prodotto da | KUnstenfestivaldesarts, BRASS
con l’accompagnamento di | Grandstudio
grazie a | Teatro di Liegi, A Day in Caveland di Philippe Quesne, l’astronomo Yael Naze e gli oceanologhi Bruno Delille e Jean-Louis Tison
foto | Jorge De la Torre Castro
Una cometa cade sulla terra. Si forma un cratere. Ne derivano effetti di trasformazione. Il paesaggio muta. Il paesaggio si forma. In Cratère N°6899 la Robin si avvicina all’elemento acqua, permettendosi e permettendoci così uno sguardo sul Pianeta Terra e sull’Universo. Con l’aiuto del pensiero scientifico, in particolare quello astronomico e geologico, con la possibilità di guardare ai confini dell’universo e nelle pieghe della terra, possiamo stabilire un contatto con la costellazione celeste e con la superficie terrestre. Manipolando elementi fisici e chimici come terra, acqua dinamite, vento, polveri colorate, vetro, Gwendoline Robin, si mette direttamente in relazione alla materia, agendo su di essa e con essa. Una performance che si compone di azioni che sanno tanto di immaginifico che di artigianale e che disegnano un’atmosfera primordiale fatta di magma, terra e materia stellare, in cui l’esperimento scientifico si confonde con l’operazione alchemica, con la pozione magica. Cratère N°6899 ricrea artificialmente tutto il mistero potente e fragile dell’origine della terra e della vita, accompagnando lo spettatore in un viaggio nel tempo e nello spazio, che in fondo è anche un viaggio dentro la nostra stessa natura. Ricostruire piccoli paesaggi che raccontino la disposizione di storie visive e acustiche che raccontano e insieme modificano il paesaggio stesso: questo è l’esperimento della Robin, che ha immaginato e costruito la performance a partire da un primo incontro nel febbraio del 2016 con l’astronomo Yael Naze e lo scienziato marino Bruno Delille. 
22.9.17
 

BARBARA BERTI | Bau#2

La Pelanda 10 Settembre 2017 - Short Theatre
BARBARA BERTI | Bau#2
(in double bill con Un Eschimese In Amazzonia di The Baby Walk)
dalla serie BAU – Coreografia del pensare
concetto, coreografia, danza, testo | Barbara Berti
dramaturgia Carlotta Scioldo
assistente luci | Liselotte Singer
spettacolo vincitore ex aequo Premio Scenario 2017

BAU#2 è l’ultima tappa di una ricerca che Barbara Berti conduce da tempo, facendo dialogare spazi profondi e istintivi dell’uomo con la percezione più cosciente della realtà. Tale ricerca, iniziata nel 2013, ha ispirato un metodo di lavoro applicato alla danza e alle arti performative, centrato sull’esplorazione delle connessioni invisibili tra corpo e mente, attivate in tempo reale dal performer e dagli spettatori in una interazione dialogica tra i rispettivi spazi interiori. In particolare, BAU#2 sembra essere il terreno di verifica di uno stato mentale che permetta al corpo di muoversi in una specifica frequenza, al confine fra razionalità e inconscio, trovando il ritmo e la condizione che consenta al performer di attivare e incorporare un possibile equilibrio tra pensiero e percezione. Tale creazione prende forma, si alimenta e modifica nell’incontro con il pubblico, non solo quindi spettatore, ma interlocutore decisivo. Gli elementi parola, voce, corpo e luci creano una coreografia tra il visibile e l’invisibile, il materiale e l’immateriale. BAU#2 è un movimento rituale. 
22.9.17
 

ANA BORRALHO & JOÃO GALANTE | Trigger of happiness

La Pelanda 8 Settembre 2017 - Short Theatre
ANA BORRALHO & JOÃO GALANTE | Trigger of happiness
prima nazionale
ideazione e direzione artistica | Ana Borralho & João Galante
disegno luci | Thomas Walgrave
suono | Coolgate, Pedro Augusto
collaborazione alla drammaturgia | Fernando J. Ribeiro
assistenza artistica | Alface (Cátia Leitão), André Uerba
performer | un gruppo di 12 giovani adulti di Roma: Andrea Casanova, Carolina Tilde Scimiterra, Chiara Ficarra, Claudia Faraone, Flavio di Paolo, Giulia Venturini, Leonardo Schifino, Mario Vai, Mattia Colucci, Pietro Turano, Lorna Massucci, Riccardo Osti Guerrazzi.
organizzazione e distribuzione | Andrea Sozzi
produzione | casaBranca
co-produzione Maria Matos Teatro Municipal, (Lisboa, Portugal), Jonk (Jönköping, Suécia), Nouveau Théâtre de Montreuil – CDN (França), Le phénix – scène nationale Valenciennes pôle européen de création(França)
col sostegno di CM- Lagos, Espaço Alkantara, LAC – Laboratório de Actividades Criativas, SIN Arts and Culture Centre, Companhia Olga Roriz
con il sostegno dell’Instituto Camões e dell’Ambasciata del Portogallo in Italia
casaBranca è una struttura finanziata dal Ministério da Cultura – Direcção Geral das Artes

casabranca-ac.com
anaborralhojoaogalante.weebly.com

Di cosa parliamo quando parliamo di felicità? Come possiamo essere felici in una società che non lo è? Per realizzare Trigger Of Happiness, Ana Borralho & João Galante si mettono in relazione con le città che li ospitano, coinvolgendo un gruppo di giovani tra i 18 e i 23 anni e lasciandogli la parola su una delle questioni più cruciali della vita di ciascuno: la felicità. La Felicità è una cosa diversa per ognuno; può essere immaginata come una condizione mentale, uno stato di soddisfazione materiale o una semplice sensazione di benessere. Il duo portoghese chiede a 12 ragazzi e ragazze, dal futuro ancora incerto e dal passato ancora vicino, di dare le proprie risposte alla domanda su cosa sia la felicità. Attraverso un dispositivo drammaturgico che simula il gioco della roulette russa, i due artisti indagano la definizione di un concetto complesso, essenziale e abusato, interrogando questo gruppo di giovani in una fase cruciale della loro vita e in una particolare realtà sociale, politica ed economica, comunque così complessa da lasciare uno spazio non ovvio al desiderio e alla speranza. I 12 ragazzi e ragazze, che per espressa richiesta della compagnia non devono avere troppa familiarità con la pratica performativa, sono stati scelti attraverso una selezione curata dal Festival in collaborazione con la compagnia stessa. Trigger Of Happiness è una performance partecipativa che interroga e mette in scena un gruppo di “giovani adulti”, con i loro sogni e le loro aspettative, i conflitti, i rischi, le sfide possibili, le questioni identitarie, lo sguardo a nuove esperienze, costringendoci a confrontarci con i nostri di desideri e frustrazioni, con la nostra capacità di accettarci e di vivere il cambiamento.  
22.9.17
 

Max Gericke

La Pelanda 9 Settembre 2017 – Short Theatre
Max Gericke
di Manfred Karge | titolo originale Jacke wie Hose
traduzione | Sabrina Venezia
regia | Fabrizio Arcuri
con | Angela Malfitano
set video | Lorenzo Letizia
assistente alla regia | Francesca Zerilli
produzione | TRA UN ATTO E L’ALTRO e ACCADEMIA DEGLI ARTEFATTI
in collaborazione con Ert-Emilia Romagna Teatro Fondazione
con il sostegno della Regione Emilia Romagna
si ringrazia il Teatro di Roma e Studio Spectrum

artefatti.org

Allievo di Bertolt Brecht, per anni stretto collaboratore di Heiner Müller, Manfred Karge (1938) è attore regista e drammaturgo tutt’ora attivo al Berliner Ensemble. Il suo testo più noto, Jacke Wie Hose (Giacca come pantaloni), è un monologo suddiviso in 26 brevi quadri e ispirato a una storia vera ambientata nella Germania nazista: Ella Gericke, rimane vedova nel bel mezzo della grande crisi del 1929 e, per sopravvivere, decide di indossare i panni del marito defunto, si trasforma in lui, e di lui assume anche il lavoro di gruista. È la storia di una sostituzione radicale. Il racconto di una trasformazione che mette in questione l’identità di genere in un ambito politico e sociale. Ella occupa il posto nel tessuto sociale che era del marito, e per farlo fa della sua femminilità non un segno ma uno strumento, audace, risolutivo. Diventa il marito, e lo fa per amor suo e del marito stesso. È la storia di una trasformazione necessaria, resistente. Una critica poetica a un sistema in declino. La Germania Nazista, la forza della parola femminile, la surrealtà di una scelta concreta e quotidiana. E poi anche il linguaggio di un teatro che vuole sempre e comunque indagare le pieghe della realtà, le derive di una crisi, l’immagine di una rivolta possibile. Max Gericke è il secondo progetto che vede la collaborazione di Accademia degli Artefatti e Tra un atto e l’altro, dopo che nel 2015 avevano prodotto e realizzato insieme FaustIn And Out di Elfriede Jelinek.

21.9.17
 

EL CONDE DE TORREFIEL | Guerrilla

Teatro India 7 Settembre 2017 - Short Theatre
EL CONDE DE TORREFIEL | Guerrilla
ideazione | El Conde de Torrefiel
regia e drammaturgia | Tanya Beyeler, Pablo Gisbert
testo | Pablo Gisbert
in collaborazione con | 80 volontari di Roma
assistente | Nicolas Chevallier
disegno luci | Dani Miracle
scenografia | Blanca Añón
suono | Adolfo García
stage manager | Isaac Torres
assistenza alla coreografia | Amaranta Velarde
musica | Pink Elephant on Parade, Salacot
performer | Amaranta Velarde e gli 80 volontari di Roma
coproduzione | Kunstenfestivaldesarts (Brussels), steirischer herbst Festival (Gratz), Noorderzon Festival (Groningen) con il sostegno di progetto europeo NXSTP e il supporto di Graner, Centre de creació Barcelona, ICEC-Generalitat de Catalunya, INAEM, Ministerio de Cultura de España, Institut Ramón Llull
con il sostegno di LULL
la presentazione a Roma di Guerrilla avviene con il sostegno di Accademia di Spagna a Roma e Istituto Cervantes elcondedetorrefiel.com
Una conferenza, una lezione di Tai Chi, una sessione di musica elettronica. In un futuro non lontano, i partecipanti a questi eventi ballano, parlano e ascoltano. E il testo scritto e proiettato, caricato di intimi pensieri, si confronta e si sovrappone costantemente alla proiezione ritmica di immagini. Guerrilla presenta il confuso e contraddittorio universo interiore di un gruppo di persone che vivono lo stesso momento, si muovono attraverso le strade della stessa città, condividono la coscienza collettiva dello stesso continente, e sono affetti, in grado maggiore o minore, dalle stesse conseguenze. Nonostante questo, non sanno come affrontare un mondo che è cambiato troppo dall’inizio del ventesimo secolo e il cui bisogno di nuove regole, simboli, strumenti per essere interpretato cresce di continuo. Guerrilla descrive la sottile ed organizzata guerra che esiste nella testa di qualsiasi individuo all’interno di una folla, e svela il processo di immaginazione di universi multipli all’interno di una situazione collettiva. Come onde dell’oceano, queste persone sono parte di uno stesso gruppo, ma i loro pensieri, le loro idee, il loro passato e le loro aspirazioni delineano un paesaggio contraddittorio – in contrasto con l’immagine di svago rappresentata in scena. Guerrilla osserva le tensioni dell’Europa: pensieri incendiari che sorgono dalla nostra “comfort zone”, amori troppo facilmente distratti, soluzioni individuali a problemi collettivi, l’eterno dilemma tra passione e ragione. Se tutto sta progredendo in un apparente stato di pace, nel quale ci sentiamo in salvo, perché nella nostra testa dichiariamo involontariamente guerra ad ogni cosa?
El Conde de Torrefiel è un progetto con base a Barcellona diretto da Tanya Beyeler e Pablo Gisbert. Come autori teatrali, musicisti, performer e video maker, le loro creazioni cercano un’estetica visiva e di testo nella quale teatro, coreografia, letteratura e visual art coesistono. Le loro opere trattano la nozione di temporalità, partendo dalla sincronica analisi del presente e interrogando le possibilità del nostro tempo. I loro più recenti lavori hanno portato alla compagnia un riconoscimento internazionale, con ospitalità nelle programmazioni e nei festival di tutto il mondo.

21.9.17
 

L'opera del fantasma

TEATRO TORDINONA 17 settembre 2017
L'opera del fantasma
di Chiara Bonome, Mattia Marcucci
Con Simone Balletti, Chiara Bonome, Valerio Camelin, Chiara David, Sebastian Gimelli Morosini, Mattia Marcucci
Regia Di Chiara Bonome

Commedia brillante che mette in scena le dinamiche di una Compagnia - alle prese con la messa in scena di uno spettacolo ambientato nella Germania del Terzo Reich -, privata però della figura del regista, che viene a mancare improvvisamente.  La scomparsa dell'uomo dà vita a una serie di avvenimenti inaspettati; ancora più inaspettata, però, è la sua apparizione sotto forma di fantasma, intento a proteggere la sua opera ormai distrutta dagli attori che, per logiche di produzione e mercato, hanno deciso, comunque, di andare in scena.

 
20.9.17
 

Ma Bruno... quando arriva?!

TEATRO TORDINONA 15 settembre 2017
Ma Bruno... quando arriva?!
Di Angelo Curci
Con Angelo Curci, Lorenza Giacometti
Regia Di Daniele Derogatis

Carmela, giovane attrice napoletana, si presenta al primo giorno di prove dello spettacolo. La ragazza dividerà il palco con Ruggero, un pianista che le si presenta come autore delle musiche di scena. I due artisti si parlano, si conoscono, si studiano, lei spiazzata dalle piccole e un po’ folli manie di lui, lui per nulla turbato dall’impaziente razionalità di lei. Si alternano, così, momenti che rasentano l’assurdità, come il tentativo vano da parte di Carmela di provare una scena dello spettacolo o il piccolo rito quotidiano adottato da Ruggero per festeggiare il proprio compleanno, a momenti di docile empatia (o tregua?) tra i due. In un teatro qualunque i caratteri dei due protagonisti si sviluppano in una dimensione di sospensione dalla realtà. Su di loro regna l’attesa…ma Bruno quando arriva?!

20.9.17
 

Donne, sorrisi e crisi

Teatro Tordinona 7 e 8 settembre 2017
DONNE, SORRISI E CRISI
Di Barbara Amodio
Con Giovanna B. Dei Giudici, Alessia De Santis, Sarah Droghei, Benedetta Egidi, Cettina Iossi, Gemma Marigliani, Mattia Palma, Arianna Rossi
Regia Di Barbara Amodio

DONNE: sei si riuniscono per provare uno spettacolo.
SORRISI: molti mentre le prove mettono in luce le diverse personalità grazie anche ad un telefono vivente!
CRISI: per tutte le protagoniste che analizzando le proprie vicissitudini sentimentali, trovano soluzione con un gigolò, ai loro sogni e bisogni.... o no?!
A sorpresa il destino si ribalta e la ribalta a sorpresa esplode di passioni, ardimenti e patimenti!

19.9.17
 

La rapina

TEATRO TORDINONA 9 e 10 settembre 2017
La rapina
Di Federico Maria Giansanti
Con Giacomo Bottoni, Luca Cesa, Simone Lilliu, Daniele Marini, Martina Montini, Mark Proietti
regia di FEDERICO MARIA GIANSANTI

Corre l’anno 2016.
Lucio, Furio, Gionata, Anselmo e Camillo sono quattro amici nati e cresciuti in un quartiere popolare, estremamente povero, di Roma.  Questi ragazzi hanno molte cose in comune oltre l’amicizia che li lega sin dall’età adolescenziale. Loro sono: disoccupati, poveri, schedati, disperati e imbranati.  È sera e Camillo ha organizzato una cena a casa sua. Lucio, Furio e Gionata sono gli ospiti. Si mangia, poco e male, e si beve chiacchierando della condizione in cui ci si trova, parlando del lavoro che manca e delle opportunità all’estero che non sono facili da cogliere.
È una cena in cui sembra doversi decidere il da fare.
È una cena in cui questi ragazzi scendono a patti con la realtà: i soldi non ci sono e il lavoro manca.
Questa sera la frase “ bisogna fa’ i soldi” assume un significato diverso, più concreto, crudo. Lucio propone di rapinare una banca che sta studiando da mesi, situata vicino casa della nonna. Ha un piano e vuole metterlo in atto. I suoi amici, inizialmente colpiti dalla proposta, decidono di seguirlo in questa follia.

"La rapina" è una commedia grottesca che ironizza sulle condizioni sociali in cui riversano alcuni cittadini italiani e che cerca di strappare un sorriso raccontando l’ingenua incapacità di attuare un piano criminale che nemmeno con l’aiuto di Cassandra, la cugina di Gionata, riesce a tenersi in piedi.
I protagonisti saranno costretti a scappare dividendosi, senza avere notizie gli uni degli altri. La tensione prenderà il sopravvento e, una volta riunitisi tutti a confronto, a spuntarla saranno i dubbi e le perplessità riguardanti la lealtà e la spartizione del denaro rubato.
La rapina è uno spettacolo che vuole raccontarci uno spaccato di vita dei ragazzi disagiati della capitale pronti a tutto, anche a compiere un atto scellerato, pur di costruirsi un futuro più roseo.

19.9.17
 

Romeo era grasso e pelato

Fringe Festival 5 Settembre 2017
Romeo era grasso e pelato
Titania Teatro PROVENIENTE DA Napoli
DI Davide Sacco
REGIA DI Daniela Cenciotti
Con Daniela Cenciotti e Martina Liberti

Due personaggi presi a pretesto dal fantasmagorico mondo shakespeariano, Lady Macbeth e Giulietta messe insieme in un luogo non luogo con una domanda: com’è il vostro uomo? Un’ironica indagine su tutte le idolizzazioni che le donne spesso fanno degli uomini che gli stanno accanto, tutti belli, tutti forti e sempre eroi, ma ogni tanto capita che non sia così. Spesso. Sempre. Un incontro tra due generazioni di donne che rispolverando il mondo shakespeariano e lo riguardano in ottica ironica e cinica lasciandosi indagare e dandoci una visione probabile o quantomeno plausibile dei comici limiti di questi personaggi in un gioco di porte dell’anima che aprendosi e chiudendosi lasciano entrare tutte quelle contraddizioni che da Shakespeare ad oggi hanno caratterizzato la vita delle donne.
19.9.17
 

Benvenuti a casa mia

TEATRO TORDINONA 12 e 13 settembre 2017
Benvenuti a casa mia
Di Andrea La Cava, Mattia Bagnaia
Regia Di Mattia Bagnaia
Con: Mattia Bagnaia, Adriano D’Amico, Chiara Damia

Un viaggio attraverso il passato di una coppia, visto dal punto di vista di entrambe le parti. Un viaggio attraverso le stanze di un manicomio, alla scoperta della paura più grande di tutte: l'amore. A cosa siete disposti a rinunciare in nome di questo nobile sentimento? Venitelo a scoprire a teatro!
19.9.17
 

Bellissima omaggio

Giardini della Filarmonica Romana 29 Agosto 2017
XXIV edizione dello storico festival “I Solisti del Teatro”
GDO DANCE COMPANY presenta
“Bellissima, omaggio ad Anna Magnani”
Sceneggiatura e regia: Simona Lacapruccia
Coregrafie: Daniele Toti
Attori: Simona Lacapruccia
Danzatori: Silvia Pinna, Daniele Toti
Anna Magnani rivive in questo modo tramite le parole, la musica e la danza, in un connubio fortunato che permette allo spettatore di cogliere ogni particolare della figura di questa grande Donna e attrice e permette di avvicinare soprattutto le nuove generazioni a un periodo culturale e artistico passato, difficile ma pieno di opere e di figure di grandissimo valore come quella di Anna Magnani.
8.9.17
  ,

La violence

"Autori nel cassetto, attori sul comò" 2017
"la violence"
Scrittura scenica e regia di Massimo Stinco
Interpretato da Marco Santi.
Si parla di bullismo, di omofobia, di violenza. La storia, tristemente vera, è raccontata e rivissuta da un giovanissimo ragazzo francese. Lo spettacolo è ispirato a due romanzi di Edouard Louis, un altrettanto giovanissimo "enfant prodige".

8.9.17
 

Vinni a u munnu

"Autori nel cassetto, attori sul comò" 2017
3° classificato
VINNI A U’ MUNNU 
Regia David Mastinu
Con Martina Zuccarello, Filippo Velardi
Sicilia. Una Palermo ,quella dei primi anni ‘90, Rosi, giovane ostetrica,racconta la storia di quel 13 ottobre 1991.

8.9.17
 

Generazioni

Fringe Festival 31 Agosto 2017
GENERAZIONI
di e con Alessandra Cappuccini
regia Mario Umberto Carosi
spettacolo, scritto ed interpretato da Alessandra Cappuccini e diretto da Mario Umberto Carosi, che racconta la vita di tre donne: nonna, madre e figlia, mettendo a confronto tre epoche diverse, ognuna con la propria morale, la propria etica e le proprie regole non scritte a cui queste donne si ribellano.
Tre storie di coraggio che narrano la forza dell’individualità e dell’essere donna: la nonna, che vive durante la seconda guerra mondiale, la mamma durante le contestazioni studentesche degli anni 60/70 e la figlia al giorno d’oggi. Un monologo che dipinge e tratteggia personaggi e luoghi diversi attraverso la fisicità e la gestualità dinamica di Alessandra Cappuccini, offrendo diversi spunti di riflessione sulle tematiche di genere, sulla storia della donna nel nostro paese, dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri.
I tre periodi temporali si intrecciano e si sovrappongono nella voce e nei gesti dell’attrice, aiutata da pochi elementi scenici, oggetti di vita quotidiana, che si trasformano durante il racconto. Si materializzano così le tre generazioni: la storia della nonna, Rosetta, e il racconto di come lei si innamora e rimane incinta di un soldato fascista, padre di una bimba che non conoscerà mai, perché fucilato. La vita della madre, Margherita, cresciuta senza padre, in una stazione ferroviaria impresenziata, del suo viaggio a Roma dove si appassiona di politica alla fine degli anni 60. E infine Giulia, una donna moderna, che sogna di fare l’attrice, incastrata in una mondo frenetico, ipocrita e soffocante, una vita che sogna di cambiare.
La ricerca de La Compagnia Cirocomare Teatro, fondata nel 2002, si ispira alla “Commedia all’improvviso” dei comici dell’arte del XV° secolo, con l’intento di contestualizzare la Commedia dell’Arte nella società contemporanea. Attraverso lo studio di nuove maschere ispirate ai nostri tempi viene raccontato il mondo di oggi, conservando una dimensione mitica e fiabesca propria della Commedia.

7.9.17
 

The moon is desert

"Autori nel cassetto, attori sul comò" 2017
1° Classificato
THE MOON IS DESERT
Regia di Fabio Cicchiello
Di Fabio Cicchiello, Daniele Dositeo, Luca Refrigeri
Con Daniele Dositeo, Luca Refrigeri, Katiuscia Rossi, Corrado Zizzo
Essere licenziati. Rispondere ad un annuncio di lavoro della NASA e ritrovarsi intrepidi astronauti per una missione destinata a salvare il destino dell’umanità: riportare sulla Terra il misterioso Andesfurs. “The moon is desert” o forse no, perché ad attenderli e frapporsi tra loro e la realizzazione dell’obiettivo troveranno creature lunari, problemi terrestri, situazioni assurde e tragedie esistenziali. Per portare a termine la loro missione non resta che il raggio Protosfor, la fantasia, la magia, l’illusione e la profonda consapevolezza della fragilità umana. II° classificato
7.9.17
 

Lo stagno

"Autori nel cassetto, attori sul comò" 2017
2° Classificato
LO STAGNO
Regia di Armando Quaranta
Compagnia Bluestocking: Federico Galante, Martina Montini,
Lei e lui stanno insieme, convivono. Dividono, da un tempo lungo e indefinito, la stessa casa, gli stessi oggetti, lo stesso divano. Lei e lui non escono molto, o forse, non escono affatto: la casa è diventata una sorta di rifugio sicuro, un luogo in cui si è protetti da un mondo esterno che fa paura a prescindere, anche senza pericoli che incombono. Lei e lui si parlano, si amano, si odiano, si sopportano, si supportano, ma non sanno “come si fa a fare le cose”. Sono belli, immobili,strani, come certe cose che, a guardarle bene, sembrano uno stagno.
7.9.17
 

Vietato oltrepassare la linea gialla

"Autori nel cassetto, attori sul comò" 2017
VIETATO OLTREPASSARE LA LINEA GIALLA
di e con Debora Mattiello
co-produzione IF Prana 

“Cosa fai stamani?”
“Ho deciso. Parto.”
“Anch'io”
“Eppure ci dimenticheranno...”
“Hai con te i documenti?”
“Sì, dovessi perdermi...”
Note di Debora Mattiello

I personaggi, come apparizioni, si presentano, arrivano per partire, eppure vogliono disegnare una loro biografia, lasciare un segno, dire di sé, prima che sia troppo tardi, prima che la vita scoppi, prima che un luogo di partenze diventi un buco, una voragine, dove fermarsi per sempre. Una serie di personaggi, assurdi, grotteschi e malinconici, buffi figli di una quotidianità distratta, crudele e cinica, disegnano un affresco popolare, ironico e drammatico. 
Siamo all'interno di una sala d'aspetto di una grande stazione, in un giorno d'estate… forse. Capita di sentirci piccoli, minuscoli, ma padroni. Padroni della parte millesimale delle scale del condominio, della macchina pagata a rate, padroni della rata stessa, del mutuo conquistato a suon di ipoteche, della libreria montata a suon di bestemmie e dei libri, che non abbiamo mai aperto, ma che sono nostri(ci sta pure la dedica!), padroni dei souvenirs (la gondola, il centrino, la Torre di Pisa, la Tour Eiffel e, se ci fosse, avremmo pure il plastico di una villetta… per sentirci parte di qualche salotto della TV, quella pubblica, quella della quale dovremmo essere padroni); padroni della propria inettitudine.

Guardiamo la nostra vita dall’oblò dell’ombelico, ci sembra pure di scegliere e di decidere quando e come e se… eppure… Eppure poi, improvvisamente, arriva lo smacco. Non siamo i padroni di niente e perdipiù non siamo soli, su questa terra. La nostra piccola storiella quotidiana perde i confini, si sfuma, si confonde con quella grande dell’umanità e, se ci guardiamo intorno, fuori dal nostro territorio, le nostre paure sono anche quelle degli altri, di chi abita in un’altra scala o in un altro paese.
Peccato che spesso questo avvenga solo quando qualcosa di terribile ci mette tutti sullo stesso piano e ci rende vittime. Così la Grande Storia ci ricorda che siamo parte di una umanità. 

7.9.17
 

Jentu

Teatro Vascello 14 luglio 2017
Zerogrammi (Italia – Torino)
Jentu
progetto, regia e coreografia Stefano Mazzotta
creato con Chiara Guglielmi
interpreti Chiara Guglielmi, Stefano Mazzotta
drammaturgia e collaborazione all’allestimento Fabio Chiriatti
luci Alberta Finocchiaro
produzione ZerogrammieStoriedivento
coproduzione Pim O” (It), LUFT casacreativa (It)
un ringraziamento a Chiara Michelini, Villa Cultura (It), Tersicorea
T.O” (It)
con il sostegno di Regione Piemonte, MIBACT – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo.
anno di produzione 2016
genere teatrodanza
durata 50 min. pubblico + 10
link video: https://vimeo.com/173589870  
Tutto solito. Nient’altro mai. Mai tentato. Mai fallito.
Fa niente. Tentare di nuovo. Fallire di nuovo. Fallire meglio. (S. Beckett)
JENTU è una creazione ispirata al “Don Quijote” di Miguel Cervantes. Nella lettura attenta dell’opera l’interesse per le gesta del protagonista e dei suoi compagni di viaggio (da Sancho Panza a Dulcinea) si è spostato sul senso che tali imprese possono ancora avere per noi oggi. Azioni senza lieto fine, inutili, consumate nella penombra di una stanza. Azioni capaci di prefigurare una nuova etica e un nuovo modello di eroe senza poteri speciali, senza gloria né squilli di tromba ad annunciarne la fragile umanità. I colori più accesi si diluiscono acquarellando la scena attraverso coreografie, soli e duetti, azioni e silenzi pervasi di un umore delicato. Si disegna con tratto leggero e sfuggente la figura di un eroe emblema di un’etica del fallimento che rilancia la sfida a provare di nuovo, daccapo, con coraggio. Che ci parla della capacità di cadere, di esistere persistendo nell’inseguire un ideale, il proprio, dell’incapacità di volersi arrendere a ciò che è dato e deve essere accettato così com’è perché il senso di ogni azione non sia tanto il risultato quanto la tensione necessaria per tentare di raggiun- gerlo riscoprendo la meraviglia di farsi viaggio. Così i personaggi di JENTU. Esiliati da un tempo cui non corrispondono o da un luogo che gli è stato sottratto, sospesi, stranieri, abitano un paesaggio leopardiano che ha per soglia la resa, unico possibile luogo di appartenenza e senso. (Chiara Michelini) (…) Semplicemente il viaggio verso le proprie aspirazioni, le proprie passioni, la propria bellezza. Così tentano, falliscono, ricominciano, senza mai perdersi d’animo i due protagonisti di Jentu. Novelli Don Chisciotte, anti-eroi contemporanei, che perseguono i propri ideali, viaggiando insieme, paralleli, spronandosi a vicenda. È racchiusa in questa metafora poetica del viaggio e della non resa al mondo la riuscita di Jentu (…) (Maria Luisa    Buzzi, DANZA&DANZA)
(…) un racconto a tappe, composto da una potente gesticolazione e da larghi passi danzanti, quasi tesi e protesi ad elastico da una finestra, luogo d’incontri e partenze. L’hidalgo è un anti-eroe, combatte contro illusioni, glorie e potere mondani. Jentu nella sua forma rotonda e compiuta riesce a raccontare tutto ciò con poesia. (…) (Marinella Guatterini, IL SOLE  24 ORE)
(…) Le coreografie ideate da Stefano Mazzotta evocano diversi stati d’animo, donandosi all’occhio e al cuore di chi guarda. (Miriam Arensi | LA VOCE)
(…) La partitura fluida di contatti e prese, di complicità e fratellanza (che rarità vedere un duo che non evochi l’amore tra l’uomo e la donna!) si alterna a malinconici momenti di sospensione alla finestra: quasi la realtà, impossibile da ignorare, finisse sempre per richiamare a sé stessa i due eroi. E anche se Chiara/Sancho non cessa si spronare il suo cavaliere (“alzati! corri! combatti!”), Stefano/Chisciotte, appeso il cappotto al chiodo, si allontana. Ma fuori dal palco, si sa, è ben più difficile dar corpo ai sogni. (Maddalena Giovannelli | STRATAGEMMI) Teatro Vascello
9-26 luglio 2017

7.9.17
 

Skies

Teatro India, 6 luglio 2017
Skies
liberamente ispirato a Le Baccanti di Euripide
ideazione, drammaturgia e regia João Garcia Miguel
coreografia e interpretazione Lara Guidetti
musica originale Sara Ribeiro
luci João Garcia Miguel
regia del suono Cristovao Faria Carvalho
sound designer Italia Marcello Gori
produzione Cia JGM e Sanpapié
in coproduzione con Teatro Cine de Torres Vedras
Teatro Iberico, Centro Cultural Vila Flor, Centro Culturale de Ílhavo
con il contributo di Governo de Portugal - Direção General das Artes
MiBACT – Direzione Generale Spettacolo dal Vivo
Il portoghese Joao Garcia Miguel firma Skies, un assolo costruito per la danzatrice Lara Guidetti, una coproduzione Italia-Portogallo: si tratta di un “solo” molto espressivo ispirato alle Baccanti di Euripide, nel quale si indaga la vita e la morte, la distruzione e la rinascita del divino che è in ogni essere umano. A partire dalla unione di Eros e Thanatos, così bene illustrato dalla tragedia euripidea, prende corpo una fisicità intensa, spasmodica, lirica e energica allo stesso tempo. Una performance intensa e vibrante, in cui corpo, spazio scenico e vocalità si intrecciano nella creazione di un immaginario in grado di far dialogare antico e moderno, classico e contemporaneo, attraverso le metafore che il corpo struttura.

7.9.17
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Temporaneo Tempobeat

Teatro India, 14 luglio 2017
Temporaneo Tempobeat
ideazione e regia Claudio Prati e Ariella Vidach
coreografia Ariella Vidach
danzatori Chiara Ameglio, Giovanfrancesco Giannini, Manolo Perazzi, Stefano Roveda, Alessio Scandale
composizione vocale Marco Sambataro
programmazione audio max/msp Paolo Solcia
scenografia ed elementi visivi Claudio Prati costumi AiEP
foto di Michela Di Savino
produzione AiEP con il sostegno di MiBACT
Next / Regione Lombardia Comune di Milano
DAC Comune di Lugano,  DECS Divisione Cultura Cantone Ticino / Swisslos
Danzatrice e coreografa svizzera dal segno sofisticato e preciso, Ariella Vidach da circa vent’anni realizza insieme al videoartista Claudio Prati progetti sperimentali che indagano il rapporto tra danza, nuove tecnologie e arti visive multimediali. In Temporaneo Tempobeat presenta una performance per cinque danzatori che focalizza la ricerca sul rapporto tra movimento e suono attraverso la vocalità come estensione dell’azione, esplorando il gesto nella sua sintesi. La performance coniuga così danza contemporanea, tecnologia wireless portatile e il beat boxing, una tecnica particolarmente usata nella street dance che consiste nel riprodurre i suoni di una batteria e di altri strumenti attraverso l’utilizzo della bocca e della voce. Un’esperienza condivisa, una pratica in cui i danzatori sono anche autori.

www.aiep.org
7.9.17
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L'imbroglietto

Fringe Festival 31 Agosto 2017
L’IMBROGLIETTO. Variazioni sul tema
scritto e diretto da Niccolò Matcovich
con Livia Antonelli, Valerio Puppo, un MacBook Pro
produzione Compagnia Habitas
Facciamo un gioco, immaginiamo di trovarci nella Germania dei Tingeltangel, in quei Kabarett dove nel primissimo Novecento Karl Valentin e Liesl Karlstadt anticipavano le linee guida del teatro dell’assurdo. Variamo: siamo alla fine della nostra era, e due figuri stanno insieme ma vanno in due direzioni opposte, inseguono ciascuno il proprio bisogno, c’è chi vuole vedere uno spettacolo, chi semplicemente mangiarsi una poltrona. Per entrare, poiché senza denaro, dovranno provare a imbrogliare una bigliettaia elettronica, un MacBook che farà loro il verso. Variamo ancora? Ci potremmo spostare in un salotto à la Ionesco, in Giappone, oppure nell’immaginario cavalleresco del Brancaleone monicelliano o nel mondo fantastico del Signore degli anelli. Il gioco può continuare all’infinito. La voce automatizzata ci inviterà a pensare altre soluzioni, a partecipare a fine spettacolo anche noi a questa infinita variazione, a beffare e farci beffare a nostra volta. A questo ci invita la Compagnia Habitas, a far parte de L’imbroglietto, un esercizio di stile che guarda all’opera degli artisti bavaresi (i nomi dei due personaggi sono un rimando al cognome di Liesl, Karl e Stadt), agli Esercizi di stile di Queneau e a La Lettera di Paolo Nani (che a sua volta si ispira a Queneau nella riproposizione di una stessa traccia su diverse varianti ritmiche o sceniche). Niccolò Matcovich, che scrive e dirige questo lavoro in debutto allo Studio Uno di Roma, guida Livia Antonelli e Valerio Puppo in un divertissement con leggerezza e precisione, reinventando per loro un apposito vocabolario di parole e movimenti. Le storpiature, le vocali biascicate o sostituite, i trilli, gli schiocchi e i silenzi da un lato e dall’altro la costanza di gesti dal carattere ritmico sempre ben preciso, vibrato, nervoso, rallentato o velocissimo, creano un leggero sfasamento, focalizzando la nostra attenzione sulla ricezione di quanto accade in scena; una scena che, con l’eccezione di due sedie e del computer, si costruisce tutta grazie all’efficacia dei due giovani attori.
Alcuni potrebbero obiettare sul carattere accessorio, sostenere quanto tutto possa essere superfluo, un virtuosismo. Ma, se tutto è inutile, è tutto dunque potenzialmente necessario per questa macchina scenica. E se il materiale su cui riflettere può essere ingombrante, se i ritmi non sempre colgono sincronicamente l’animo di chi li ascolta (ma in questo spettacolo accade di rado), se il mimo si dilunga eccessivamente su un gesto o lo schema rischia la ripetitività, c’è sempre tempo per limare, aggiungere, astrarre, variare. Cosa che si promette L’imbroglietto. Evolvere, come l’ultima esilarante sequenza che parte dalle amebe del Protozoico, allungate tra sedie e pavimento, che si ergono per diventare scimmie e (obbligato nel riferimento musicale a Also sprach Zarathustra, quello alla Space Odissey di Kubrick), quindi danza tribale e battaglia laser, accompagnate da un commento sonoro riconoscibile per gli amanti del cinema di George Lucas. Alla fine di questa cosmogonia rimangono i due clown, intenti a capire come «uissitare il tea-a-a-a-tro» (traduciamo, per chi non fosse provvisto del vocabolario fornito a inizio spettacolo: «visitare il teatro»). Il loro naso rosso è soltanto dipinto, perché, se all’inizio di questa storia il mito narrava di nasi potenti, affidati a tre politici e nove teatranti pronti per «ghermirli e col naso sbeffeggiarli», loro non sono i fautori, sono i beffati. Sono coloro che come Prometeo avevano scoperto il fuoco del teatro, ma che per il proprio peccato sarebbero stati condannati a rivivere in eterno la propria dannazione. Continuate ad andare a teatro e aiutate gli attori a completare il proprio “eterno supplizio”.

7.9.17
 
 
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