Ultimi Video

Anticotestamento

Teatro Tordinona 10 Febbraio 2018
C.T. Genesi Poetiche
presenta:
ANTICOTESTAMENTO
Ideazione, Testi, Drammaturgia e Regia: Gianluca Paolisso
Con: Daria Contento, Elèna Elizabeth Scaccia, Chiara Della Rossa, Ivano Conte
Tecnico Audio/Luci: Ettore Bianco
www.genesipoetiche.com

Anticotestamento è un progetto che nasce da una forte necessità: raccontare la guerra in atto, le sue conseguenze, ma soprattutto rendere carne viva la bellezza che risiede nelle pagine della Bibbia.
Anticotestamento è un tentativo di riscoperta delle nostre radici, ben consapevoli che solo queste potranno condurci ad un senso più profondo dell'umano.
Anticotestamento è uno spettacolo diviso in tre Capitoli, ispirati rispettivamente al Libro di Giuditta, al Cantico dei Cantici e ad alcuni Libri Profetici (Naum, Abacuc, Osea, Zaccaria).
Uniti in un contesto armonico vanno a raccontare un mondo che, conflitto dopo conflitto, si avvia sempre più verso l'anno zero, verso un punto di rottura certamente non indolore ma foriero di una possibile rinascita.
Capitolo Uno
GIUDITTA, ovvero le quattro stazioni di una guerra
Nabucodonosor, Re degli Assiri, domina il mondo e distrugge chiunque si ribelli al suo volere. Resiste solo la gente d'Israele.
Così il tiranno invia il Primo Generale Oloferne a deviare il corso delle sorgenti, certo che l'ultimo avamposto nemico crollerà.
Giuditta, nobildonna d'Israele, si impone sull'autorità dei Grandi Sacerdoti e giunta nell'accampamento assiro seduce e decapita Oloferne.
Nabucodonosor, privato del suo Generale, perde la guerra e Giuditta viene acclamata al pari di un'eroina dal suo popolo. Guerre di conquista, uomini assetati di potere, gesti di sangue e il nome della divinità a fior di labbra. Il tempo di Giuditta è così lontano dal nostro?
Capitolo Due
A-MORS, ovvero l'ultimo ballo
Può l'amore conoscere confini, vincere l'orrore del mondo e combattere la morte?
Queste le domande di una donna come tante, imprigionata perché ritenuta folle dalla sua gente: lei aspetta l'amato del suo cuore, anche se oramai la guerra lo ha portato via con sé.
Eppure la donna non si arrende, sfida le leggi del "già accaduto" e in una straziante dichiarazione d'amore corre verso il monte degli aromi, sotto l'albero di melograno, foriero di promesse mai mantenute, dove finalmente ballerà con lui e per lui, trasformando per un'ultima volta il suo corpo in dedica.
Nel Cantico dei Cantici si legge:
"Le grandi acque non possono spegnere l'amore,
né i fiumi travolgerlo".
Capitolo Tre
PROFETI, ovvero il canto dell'Apocalisse
Il tempo scorre inesorabile. Le lancette muovono rapide verso la fine del mondo. I ticchettii dell'orologio divengono ossessione nei timpani.
E' tempo che l'umanità ascolti per l'ultima volta i propri misfatti tra le macerie. E' tempo dell'ultimo grado di giudizio.
Dalla Prima alla Terza Guerra Mondiale si leva il canto, l'accusa, il rimpianto.
Eppure, a pochi passi dal baratro, la voce dei Profeti si leva potente, densa di illusioni e speranze: "Ascolta, umanità: chi sei? Qual è la tua Apocalisse?".
20.2.18
 

Gobbo a mattoni

Teatro Studio Uno 10 Febbraio 2018
Progetto RitrovArci
Spazio Teatrale Allincontro // ZTT - Zone a Traffico Teatrale
presentano
GOBBO A MATTONI
Soliloquio a 2 voci per cinquant'anni di cultura popolare
Di Riccardo Goretti
Con Riccardo Goretti e Massimo Bonechi
Regia Massimo Bonechi

" […] Che poi comunque "aspettare" l'è un conto… "aspettare qui nei' mi' circolino" l'è un attro conto. Vi torna? Qui mi sento a casa. Meglio che a casa! Non per nulla la chiamano "La casa dei popolo" no? Oddio, la chiamavano… ora si chiama… boh, come si chiama ora? Circolo. Eh, infatti. Ma prima l'era la Casa dei Popolo…[…]"
Goretti, detto in paese "Sindachino", è fermo al suo tavolo da briscola, al circolino, ad aspettare i suoi compagni di sempre:
"Krusciovve", il suo compare storico, due volte sindaco del paese (e da questo, per la loro assidua
frequentazione, deve il suo soprannome Goretti), passato da PCI a PDS a DS a PD a NONVOTANTE.
"Dumenuti", che da ragazzo faceva l'attore nel teatro e da vecchio s'è rovinato col videopoker.
"La Madonnina", Marigia Martinelli, che pare una madonnina in effetti, ma bestemmia come un camionista.
Ma stasera nella sala delle carte non viene nessuno.
Perchè domani il circolino, dopo 50 anni esatti d'onorata carriera, chiuderà per sempre. Son tutti di là, a festeggiare, a dare l'addio a quelle sale ingiallite dal tempo e dalle sigarette.
Il Sindachino non s'arrende. E aspetta. Facendo un solitario.
Nel suo schema di carte c'è un buco: da quel mazzo, che i 4 non hanno mai cambiato negli ultimi 15 anni, manca il gobbo a mattoni. Poco importa, basta saperlo, e riadattare le regole del gioco è un attimo. Ma il mazzo perdio non si cambia.
Così, mentre aspetta e gioca con quel mazzo mancamentato, il Sindachino racconta.
Racconta di sé (poco) e degli altri (tanto) e di cosa è accaduto in 50 anni dentro al circolino.
Finché Massimo il barista va ad avvertirlo che di là la festa è finita. Sono andati tutti via, e lui sta iniziando a sbaraccare, che domani si chiude, ma per davvero… e allora, come spesso accade nella vita, e noi neanche ce ne accorgiamo, non rimane che una cosa da dire. E una cosa da fare.
19.2.18
 

Quasi Grazia

Teatro India, 2 febbraio 2018
Quasi Grazia
di Marcello Fois
regia Veronica Cruciani
con Michela Murgia nel ruolo di Grazia Deledda
e Lia Careddu, Valentino Mannias, Marco Brinzi
scene e costumi Barbara Bessi
costumi di Michela Murgia, Patrizia Camba
drammaturgia sonora Francesco Medda -Arrogalla
produzione Sardegna Teatro

La mia idea, direi la mia ossessione, era che di questa donna, tanto importante per la cultura letteraria del nostro Paese, bisognasse rappresentare la carne. Come se fosse assolutamente necessario non fermarsi a una rievocazione "semplicemente" letteraria, quanto di una rappresentazione vivente. (Marcello Fois)
Con queste parole lo scrittore nuorese Marcello Fois evoca Quasi Grazia, il suo "romanzo in forma di teatro", in cui viene immortalata la figura di Grazia Deledda in momenti cruciali della sua biografia: dalla ventinovenne indocile, alle prese con la sua Nuoro di inizio Novecento, passando per il distacco - tra correnti emotive alternate - dalla Sardegna, fino a quando, autrice controversa e di grande successo, ottiene il premio Nobel per la letteratura, il primo conferito a una donna italiana.
Come suggerito da Fois, Michela Murgia interpreta il personaggio di Grazia Deledda e nella rappresentazione vivente orchestrata dalla regista Veronica Cruciani, questa sovrapposizione viene radicalizzata e portata ai massimi termini. Così Cruciani scandisce le sue scelte: "La presenza di Michela Murgia, per la prima volta in scena, non è casuale; sarda, scrittrice e attivista per i diritti delle donne, era ideale per generare un effetto doppelganger, in cui la sua figura di donna contemporanea e quella della ragazza sarda del '900 si richiamassero continuamente come in un controcanto". La forza del testo viene inoltre espressa e vivificata sulla scena dalla presenza di: Lia Careddu - anima storica del Teatro di Sardegna - nel ruolo della madre di Grazia, nonché Super Io severo; Marco Brinzi nei panni del devoto marito Palmiro Madesani e Valentino Mannias - Premio Hystrio alla vocazione 2015 - che snoda la sua interpretazione sui ruoli del fratello Andrea, di Ragnar, giornalista svedese e Stanislao, tecnico di radiologia.
La regista opera una scrittura scenica che indaga i diversi piani di rapporto tra realtà e atto creativo, restituendo una drammaturgia per quadri a partire dalla traccia del testo di Fois, su cui opera delle sezioni visionarie e immaginifiche, scaturite dall'incrocio con le novelle di Deledda, "tirando in campo tutto il suo immaginario onirico e portando una ventata di magia e di letteratura viva sulla scena"
L'operazione raccoglie una pluralità di talenti e assolve al compito politico di conferire voce a una scrittrice libera, controversa, emancipata - come rileva Michela Murgia: "È infatti evidente che Deledda per realizzare sé stessa abbia pagato, oltre ai sacrifici personali, anche un altissimo prezzo sociale: enorme su di lei la diffidenza radicale del mondo letterario italiano[…]La sua storia di determinazione personale è un paradigma non solo per le donne di tutti i tempi, ma per chiunque voglia realizzare un sogno partendo da una condizione di minorizzazione".
Constatata la necessità politica di fornire una genealogia femminile, composta dalle vite delle donne che hanno deviato dai percorsi imposti dall'egemonia maschile, Quasi Grazia raccoglie l'eredità della scrittrice sarda in una rappresentazione densa e originale, impreziosita inoltre dalle scene e dai costumi di Barbara Bessi, che riproducono e stilizzano uno spazio mentale, dalle sintesi sonore di Francesco Medda, in arte Arrogalla - che ha montato in chiave elettronica i suoni campionati dagli ambienti della Sardegna - e dal disegno luci composito di Loic François Hamelin e Gianni Staropoli.

Note di regia - Veronica Cruciani
Nessuno dei traguardi di parità di cui oggi godiamo sarebbe pensabile senza il coraggio di donne che, pur non facendo esplicitamente attività politica, con le proprie scelte di vita hanno saputo aprire strade di indipendenza per se stesse e per quelle che sarebbero venute.
Quando Grazia Deledda, nemmeno trentenne, nel 1900 lascia la Sardegna per inseguire il desiderio di diventare una scrittrice, forse non immagina di essere una di quelle donne, eppure il suo sogno d'arte e autonomia le chiederà un sacrificio che a nessun uomo sarebbe stato chiesto: lo strappo dalla propria terra e dalla propria famiglia.
Come regista mi interessava il valore politico della sua vicenda privata e per questo le scelte di regia in questo spettacolo, pur partendo dai tre momenti intimi della vita di Deledda raccontati da Marcello Fois, arrivano poi a indagare sia il rapporto tra donne e letteratura che la questione femminile contemporanea. Anche la presenza di Michela Murgia, per la prima volta in scena, è una scelta non casuale in questa direzione; sarda, scrittrice e attivista per i diritti delle donne, era ideale per generare un effetto doppelganger, in cui la sua figura di donna contemporanea e quella della ragazza sarda del '900 si richiamassero continuamente come in un controcanto. Insieme a lei e agli altri attori abbiamo affiancato alla drammaturgia di Marcello Fois una scrittura scenica parallela che ci permettesse di indagare i diversi piani del rapporto tra realtà e atto creativo, tra biografia e arte. Per questo in più momenti dello spettacolo vengono evocati in modo visionario anche i personaggi di alcuni racconti di Deledda, tirando in campo tutto il suo immaginario onirico e portando una ventata di magia e di letteratura viva sulla scena
19.2.18
 

Cloture de l'amour

Clouture de L'amour

Texte
Pascal Rambert

MIse en Scene
Sandro Mabellini

Jeu
Sandrine Laroche
Pietro Pizzuti

Production
Theatre de la Vie de Bruxelles
Réalise avec L'aide de la Federation Wallonie - Bruxelles - Direction du Theatre
9.2.18
 

E.sperimenti all'HOPERA

Teatro Cassia 4 FEBBRAIO 2018 Rassegna Gustati il Teatro

E.sperimenti all'HOPERA

gdo Dance Company
Coordinatore Team Coreografico: Federica Galimberti Coreografi: Mattia de Virgiliis, Francesco Di Luzio, Federica Galimberti Danzatori: Filippo Braco, Mattia de Virgiliis, Francesco Di Luzio, Andrea Ferrarini, Federica Galimberti, Eleonora Lippi, Stefano Otoyo, Silvia Pinna, Laura Ragni, Daniele Toti
Light Design: Angelo Cioci
Scenografie: Valentina Berrè e Angelo Cioci
Costumi: E.D.C.
Produzione: GDO info@esperimentidancecompany.com
www.esperimentidancecompany.com

"HOPERA" Poetico e coinvolgente viaggio onirico nelle arie e melodie celebri del Bel Canto italiano ed europeo, che con raffinatezza ed ironia, con poesia e sorrisi, vengono interpretate e riportate all'oggi per farne apprezzare grandezza ed immortalità. Un tocco delicato, un rispettoso approccio che riavvicina il pubblico a quella 'grande bellezza' grazie al gioco ironico e leggero di un linguaggio giovane, nuovo, contaminato, fruibile ma anche prezioso e di contenuto drammaturgico che riesce ad esaltare e dare forma alle arie di Verdi, Leoncavallo, Rossini, Handel, Mozart, autori prolifici di opere eccelse dalle melodie immortali che richiamano anni infuocati di storia e densi di avvenimenti, per creare un'opera unica, 'HOPERA', appunto. Uno humor sottile accompagna la leggerezza romantica e sentimentale dell'Opera trascinando lo spettatore in suggestioni impalpabili e paradossali, scaturendo sorriso e divertimento nella fruizione quasi inconsapevole di un patrimonio musicale di grande spessore, apparentemente desueto, ma in realtà attuale e fresco, se saputo leggere ed apprezzare.
6.2.18
 

Daskaffeehaus


Teatro Vascello 25 gennaio 2018

DAS KAFFEEHAUS.

La bottega del caffè
di Rainer Werner Fassbinder
da Carlo Goldoni
traduzione di Renato Giordano
regia e adattamento scenico di Veronica Cruciani
con la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Filippo Borghi, Ester Galazzi, Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos, Ivan Zerbinati (attore ospite)
e con Graziano Piazza
scene e costumi Barbara Bessi
drammaturgia sonora Riccardo Fazi
disegno luci Gianni Staropoli
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

La bottega del caffè, commedia in prosa in tre atti, appartiene al famoso nucleo delle sedici commedie nuove scritte da Goldoni (Venezia 1707 - Parigi 1793) per la stagione 1750-1751 del teatro S. Angelo. È un riuscito quadro che mette in luce alcuni aspetti negativi dell'essere umano quali la maldicenza, l'infedeltà e il vizio per il gioco. Il caffè gestito da Ridolfo è frequentato da Don Marzio, eterno maldicente. Sua vittima è Eugenio, un giovane mercante che ha perso enormi somme alla bisca gestita da Pandolfo, così come Vittoria, moglie di Eugenio, alla quale Don Marzio va a raccontare la frottola di una presunta relazione fra l'uomo e la ballerina Lisaura. Dopo una lunga serie di equivoci causati dalle sue maldicenze, Don Marzio viene smascherato e costretto dalle sue stesse vittime a lasciare Venezia. (Paolo Quazzolo)

Das Kaffeehaus è un'interessante riscrittura di Rainer Werner Fassbinder del goldoniano La bottega del caffè: la pièce, che il regista e autore teatrale e cinematografico tedesco mise in scena per la prima volta nel 1969 a Brema, riadatta la commedia che Goldoni scrisse nel 1750 senza tradirne i sottotesti. Com'è nelle corde di questo autore inquieto, maledetto e geniale, prevalgono le tinte fosche e lugubri, una crudeltà cinica che trova perfette assonanze nel nostro presente. A portare in scena il lavoro è la Compagnia del Teatro Stabile Stabile del Friuli Venezia Giulia, a cui si aggiunge Graziano Piazza, attore di esperienza e classe che negli anni Novanta ha preso parte a produzioni quali Medea, Intrigo e amore e il recente Il principe di Homburg. L'assieme sarà diretto da Veronica Cruciani, fra le punte di diamante di una generazione di registi italiani che sa indagare con molteplicità di linguaggi le luci e le ombre della contemporaneità.

"Nonostante si tratti di un'opera del 1969 - sostiene la regista - la società che ne viene descritta essenzialmente non è molto diversa da quella che viviamo oggi, per questo la mia intenzione è di ambientarla in una Venezia contemporanea. Ci sembra che i personaggi nell'essenza interiore somiglino a molti protagonisti delle feste mondane che si danno sulle terrazze o nelle case eleganti del nostro Paese, dove si ostentano denaro, bei vestiti e una finta cortesia per celare invece disperazione, solitudine, violenza, desiderio di potere e infine sopraffazione verso il prossimo".
In effetti, asciugando e rimodellando il plot goldoniano, Fassbinder accende i riflettori sul mondo di frequentatori della Kaffeehaus di Ridolfo, in cui un microcosmo d'individuisi incontra e parla: discorsi che s'incentrano soprattutto sul denaro. Soldi che si contano e si scambiano addirittura ossessivamente. Certo si tratta anche di ideali, passioni, amicizie, relazioni, fedeltà, rispettabilità… ma ecco, anche per questo - sembra volerci dire l'autore - alla fine si deve pagare. Spiega infatti Veronica Cruciani: "Il lavoro di regia saràcostruito in modo tale da sottolineare l'andamento drammaturgico del testo di Fassbinder: un graduale, lento, inesorabile smascheramento di una situazione che si rivela sempre più l'incontro/scontro di un gruppo di persone guidate dal desiderio del denaro e del potere". A sottolineare questa linea - riprendendo anche l'intuizione registica di Fassbinder nella sua versione televisiva - saranno tutti gli altri codici della messinscena, a partire dagli attori che resteranno in palcoscenico sempre, quasi fossero parte dell'essenziale scenografia e reciteranno in modo straniante, supportati da una musica inizialmente tradizionale e via via più elettronica e nuda.
4.2.18
 

Stecca, mutismo e rassegnazione

Teatro Tordinona 23 gennaio 2018
"Stecca, mutismo e rassegnazione"
Prima presentazione romana del nuovo libro di Marco Palladini

L'incontro-scontro tra un ragazzo di inquiete idee libertarie e "l'istituzione totale" dell'esercito italiano tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80
Presentano Carlo Bordini, Francesco Muzzioli, Giorgio Patrizi Letture dell'attore Giuseppe Alagna.
Un nuovo romanzo di Marco Palladini, l'ultimo suo libro in ordine di tempo "Stecca, mutismo e rassegnazione", edito alla fine del 2017 per Zona Contemporanea, è alla sua prima presentazione romana. Definita dall'autore nel sottotitolo "naja non tripudians", il libro descrive (soprattutto per chi all'epoca non era ancora nato) l'inferno banale e burocratico del servizio militare obbligatorio. Sullo sfondo quell'Italia del dopoguerra nella post rivoluzione degli anni '60 e '70, dei quali l'autore era stato protagonista, passata inconsapevolmente attraverso due tentativi di colpo di stato ma con ancora, al potere ed al suo interno, gli indenni ed ingiudicati uomini di Mussolini.
Un libro apparentemente semplice ma ricco di informazioni, che introduce attraverso una scrittura limpida, con gergalità accattivanti, mentre sul filo della narrazione compaiono introspezioni e note culturali appuntate a margine, come in un diario, che descrivono in sintesi un'epoca storica, musica, sport, atteggiamenti sociali, politica e mafie, piccole e grandi prepotenze del potere, amicizie, amori … Non vengono trascurati i piaceri e gli orrori di un viaggio nel Viaggio, in compagnia di personaggi tratteggiati impietosamente e con ironia, con i quali il contatto si fa ravvicinato ed ineludibile.
Michele Parravicini è il nome attraverso il quale l'autore agisce, per non parlare in prima persona di un percorso appunto obbligatorio, dal quale vuole prendere distanza, anche se il vero itinerario è alla scoperta di se stesso, con la presa in carico di nuove responsabilità quasi iniziatiche, nell'Italia spenta del reflusso. Quelle generazioni infatti, attraversarono negli anni tra il 1966 ed il 1977, una fase esplosiva e culturalmente fervida, seguita dagli anni di piombo, mentre l'Italia frantumata dei dialetti, era ancora vivace nelle caserme, al sud come al nord, ma serviva piuttosto a creare separazione e solitudine, una tenue difesa contro promiscuità violente e gerarchicamente scorrette.
Il libro descrive uno scioccante ritorno all'ordine imposto, falsamente rassicurante, per ragazzi, più o meno giovani che, come indica il titolo "Stecca, mutismo e rassegnazione", dovevano sopportare in silenzio angherie e scherzi crudeli, costretti anche a spostarsi in giro per l'Italia, cambiando spesso contesto, nel bene o nel male. Però l'ordine sociale nascondeva biechi privilegi, sprechi e ruberie, soprattutto ancora terrorismo, come successe drammaticamente la mattina del 2 agosto 1980, quando l'autore partiva da Termini per arrivare alla stazione di Bologna appena esplosa, in un bilancio terrificante di ottantacinque morti e oltre duecento feriti.
Un libro da leggere con calma meditativa, per seguire l'autore nel suo percorso labirintico ed osservare non solo l'espressionismo dei personaggi e degli avvenimenti storici, ma anche i paesaggi interiori che scaturiscono da lievi colpi di pennello: -Piaceva assai a Michele il ghetto ebraico di Venezia, come gli piaceva e gli piace il ghetto ebraico di Roma a bordo Tevere, perché gli pare che in essi ci sia il nucleo segreto, si annidi il cuore arcaico delle città, lì batte, pulsa il muscolo morale impastato di povertà, diffidenza e dignitosa resistenza che innerva il sottofondo sia della città lagunare, sia della capitale tiberina. In qualche modo lui lì si sentiva a suo agio, si sentiva a casa, forse perché uno scrittore è sempre un 'giudìo', un potenziale perseguitato, un soggetto visto con sospetto, un tipo pericoloso che vive al margine della società costituita. E la scrittura è, di per sé, un ghetto, un altrove, un luogo dove rifugiarsi o barricarsi per ripararsi dalle insidie e dalle mille malevolenze del mondo.

http://www.zonacontemporanea.it/steccamutismoerassegnazione.htm

Appuntamento martedì 23 gennaio 2018 ore 18.30 Teatro Tordinona, via degli Acquasparta 16. Presentano Carlo Bordini, Francesco Muzzioli, Giorgio Patrizi Letture dell'attore Giuseppe Alagna. Sarà presente l'autore.
2.2.18
 

Geppetto e Geppetto

Teatro India, 27 Gennaio 2018

Geppetto e Geppetto
scritto e diretto da Tindaro Granata

con Alessia Bellotto, Angelo Di Genio, Tindaro Granata
Carlo Guasconi, Paolo Li Volsi, Lucia Rea, Roberta Rosignoli
regista assistente Francesca Porrini
allestimento Margherita Baldoni
luci e suoni Cristiano Cramerotti
movimenti di scena Micaela Sapienza
foto di Patrizia Lanna
Coproduzione Teatro Stabile di Genova - Festival delle Colline Torinesi - Proxima Res
Si ringrazia la Rassegna Garofano Verde - XXII edizione Roma
Organizzazione Paola A. Binetti

Premio UBU 2016 a Tindaro Granata per Miglior progetto o Novità Drammaturgica
Premio Hystrio Twister 2017
Premio Nazionale Franco Enriquez 2017 - Città di Sirolo XIII ed. - "Teatro
Contemporaneo, sezione Autori, Registi, Attori"
Angelo Di Genio ha vinto il Premio ANCT 2016 per l'interpretazione del "figlio Matteo"
Geppetto e Geppetto è una storia inventata, partorita, dalla mia fantasia e dalle paure della gente che ho incontrato per strada, parlando di figli nati da omosessuali…
Ecco! C'è già l'inghippo, non posso iniziare così!
Se scrivo che questa storia è nata da Fantasia (femmina) e da Paure (femmine) può sembrare che il testo sia "di parte". Allora, diciamo che Geppetto e Geppetto è nato dalla mia fantasia e dai dubbi della gente che ho incontrato per strada, parlando di figli nati da omosessuali…
Ma c'è sempre il problema di una nascita da Fantasia (femmina) e da Dubbi (maschi), i dubbi potrebbero essere 2, 3 o addirittura 4… non oso pensarne più di 4! Sempre peggio. Cambio l'origine del concepimento: Geppetto e Geppetto è nato dal mio estro e dal desiderio di capire che la genteeeee…
Estro e Desiderio sono entrambi di genere maschile! Mammuzza mè (Mamma mia)!
È meglio che non si pensi ad un genere di racconto fatto di generi o di parti stabilite da registi, da autori, dalla società o dalla natura, no! Questa non è la storia universale di tutti i figli nati da coppie omosessuali. Non è la storia di una bandiera spinta dal vento del "pro" o da quello del "contro", chi se ne frega! Questa è la storia di un papà che vuole fare il papà e di un figlio che vuole fare il figlio: tra i due, all'apparenza, manca solo una mamma. È la storia di uno scontro tra due uomini, uno giovane e uno adulto, che cercano entrambi il riconoscimento di una paternità, che non può avere la stessa funzione che ha in una famiglia eterosessuale.
E' il desiderio di un Geppetto di farsi amare da un figlio che non è sangue del suo sangue, ma generato dal seme del proprio compagno.
E' il desiderio di un ragazzo di ritrovare una figura paterna, vissuta nell'assenza di una figura materna, che lo possa accompagnare nel mondo degli adulti senza il peso della mancanza.
È possibile che 1 Geppetto + 1 Geppetto possano fare = 1 figlio? Certo che è possibile, come è possibile che 1 Fatina + 1 Geppetto possano fare = 1 figlio! Anzi, sarebbe più facile, ma la storia avrebbe gli stessi problemi dei due Geppetti, se non ci fosse amore, l'importante in queste storie è l'amore per i figli; "se ci sarebbe più amore…" dicono i personaggi di questa storia.
Ecco, "se ci sarebbe più amore" è la storia di Geppetto e Geppetto.
2.2.18
 
 
Support : MarXoB
Copyright © 2011. e-performance.tv - All Rights Reserved
Template Created by MarXoB | Published by e-performance.tv
powered by Blogger