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DoNnA


Teatro Spazio 18b 27 ottobre 2019
DNA-Dramma Verticale Studio N 3
di e con DUSKA BISCONTI
opere visive di ELENA NONNIS
Voce fuori campo MARIA LIBERA RANAUDO
Uno studio- spettacolo che prende spunto dalle scoperte scientifiche sul DNA mitocondriale (parte del DNA umano ereditato esclusivamente dal DNA materno preposto ad accumulare memoria/energia che sarà utilizzata nel corso della vita di ognuno). L’autrice ha condotto una piccola indagine sulla memoria trasmessa dalle madri ai figli e alle figlie in particolare. La domanda è: “quale è la prima immagine/frase che è rimasta scolpita nella tua memoria pensando a tua madre?” I risultati di questa prima escursione, forse fantasiosa e incompleta, nel mondo della memoria genetica riportano alla paura nelle sue più diverse declinazioni, contrapposta in automatico all’energia creativa della vita. Paura scandita nel tempo che diventa un corrimano intriso di avvenimenti precisi, interpretati dall’autrice, e si estende come una retta infinita nelle vicende del patriarcato. Lo studio-spettacolo ha il suo prologo visivo nelle opere di Elena Nonnis, che scrive la sua storia intrecciando fili e segni accompagnatori del tempo nello spazio della memoria.
8.11.19
 

Emigranti, una lettura


Spin OFF 29 ottobre 2019
“Emigranti, una lettura”
da Emigranti di Slawomir Mrozek
di Lino Musella e Francesco Villano
drammaturgia sonora di Marco Vidino
a seguire conversazione con Sergio Lo Gatto attorno agli Emigranti di Mrozek
L'immagine "Un posto seduto" è gentilmente concessa da Luisa Terminiello
La lettura scenica ci è sembrata la forma adeguata per restituire una distanza e un pudore critico a un materiale verbale apparentemente chiuso: una struttura dialogica ineluttabile, fortemente condizionata da tesi economiche ed entomologiche. Il testo affronta con disperata comicità il tema dello sradicamento del desiderio, inconsapevolmente messo in atto da due creature anonime, connotate solo dal loro essere stranieri e socialmente individuabili in intellettuale AA e operaio XX. In questo caso, quindi, emigranti non solo dal punto di vista geo-politico, ma prototipi di uno stato elementare di estraneità alla vita. In un luogo basso, un sotterraneo o uno scantinato, negli scarti di un presente indefinito, una notte di capodanno, questi due esemplari di “straniero” si definiscono attraverso una logora partitura di piccole azioni che scimmiottano un’ideale quotidianità. Uno analizza l’altro cercando di completare la sua importante tesi sulla schiavitù dell’uomo, l’altro si rifugia nell’accumulo, nell’inesausta attesa di un simbolico ritorno al paese. Sono i ruoli fissi e complementari di una marginalità che sopravvive, dove niente cambia se non la coscienza di questa stasi, e il procrastinare rimane l’ultimo segno, l’ultima prova di un’esistenza senza tracce.
Presto non mi è rimasto più nulla cui pensare, mi restavano solamente cose alle quali non volevo pensare. Avrei desiderato piangere un poco, ma non potevo perché non avevo alcun motivo per farlo. da "Ieri" di Agota Kristof
8.11.19
 
 
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