Emigranti, una lettura - (08/11/19)


CANALE:

Spin OFF 29 ottobre 2019
“Emigranti, una lettura”
da Emigranti di Slawomir Mrozek
di Lino Musella e Francesco Villano
drammaturgia sonora di Marco Vidino
a seguire conversazione con Sergio Lo Gatto attorno agli Emigranti di Mrozek
L'immagine "Un posto seduto" è gentilmente concessa da Luisa Terminiello
La lettura scenica ci è sembrata la forma adeguata per restituire una distanza e un pudore critico a un materiale verbale apparentemente chiuso: una struttura dialogica ineluttabile, fortemente condizionata da tesi economiche ed entomologiche. Il testo affronta con disperata comicità il tema dello sradicamento del desiderio, inconsapevolmente messo in atto da due creature anonime, connotate solo dal loro essere stranieri e socialmente individuabili in intellettuale AA e operaio XX. In questo caso, quindi, emigranti non solo dal punto di vista geo-politico, ma prototipi di uno stato elementare di estraneità alla vita. In un luogo basso, un sotterraneo o uno scantinato, negli scarti di un presente indefinito, una notte di capodanno, questi due esemplari di “straniero” si definiscono attraverso una logora partitura di piccole azioni che scimmiottano un’ideale quotidianità. Uno analizza l’altro cercando di completare la sua importante tesi sulla schiavitù dell’uomo, l’altro si rifugia nell’accumulo, nell’inesausta attesa di un simbolico ritorno al paese. Sono i ruoli fissi e complementari di una marginalità che sopravvive, dove niente cambia se non la coscienza di questa stasi, e il procrastinare rimane l’ultimo segno, l’ultima prova di un’esistenza senza tracce.
Presto non mi è rimasto più nulla cui pensare, mi restavano solamente cose alle quali non volevo pensare. Avrei desiderato piangere un poco, ma non potevo perché non avevo alcun motivo per farlo. da "Ieri" di Agota Kristof

Spin OFF 29 ottobre 2019
“Emigranti, una lettura”
da Emigranti di Slawomir Mrozek
di Lino Musella e Francesco Villano
drammaturgia sonora di Marco Vidino
a seguire conversazione con Sergio Lo Gatto attorno agli Emigranti di Mrozek
L'immagine "Un posto seduto" è gentilmente concessa da Luisa Terminiello
La lettura scenica ci è sembrata la forma adeguata per restituire una distanza e un pudore critico a un materiale verbale apparentemente chiuso: una struttura dialogica ineluttabile, fortemente condizionata da tesi economiche ed entomologiche. Il testo affronta con disperata comicità il tema dello sradicamento del desiderio, inconsapevolmente messo in atto da due creature anonime, connotate solo dal loro essere stranieri e socialmente individuabili in intellettuale AA e operaio XX. In questo caso, quindi, emigranti non solo dal punto di vista geo-politico, ma prototipi di uno stato elementare di estraneità alla vita. In un luogo basso, un sotterraneo o uno scantinato, negli scarti di un presente indefinito, una notte di capodanno, questi due esemplari di “straniero” si definiscono attraverso una logora partitura di piccole azioni che scimmiottano un’ideale quotidianità. Uno analizza l’altro cercando di completare la sua importante tesi sulla schiavitù dell’uomo, l’altro si rifugia nell’accumulo, nell’inesausta attesa di un simbolico ritorno al paese. Sono i ruoli fissi e complementari di una marginalità che sopravvive, dove niente cambia se non la coscienza di questa stasi, e il procrastinare rimane l’ultimo segno, l’ultima prova di un’esistenza senza tracce.
Presto non mi è rimasto più nulla cui pensare, mi restavano solamente cose alle quali non volevo pensare. Avrei desiderato piangere un poco, ma non potevo perché non avevo alcun motivo per farlo. da "Ieri" di Agota Kristof
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