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Qualcosa a cui pensare

Teatro India 14 giugno 2017
Qualcosa a cui pensare
distorsione di un frammento amoroso
di Emanuele Aldrovandi
regia Vittorio Borsari
con Roberta Lidia De Stefano, Tomas Leardini
con la collaborazione di Manuel Renga
scene Tommaso Osnaghi
video editing Francesco Lampieri
disegno luci Mirco Segatto
produzione CHRONOS 3
spettacolo vincitore del bando Giovani Direzioni 2015 / Centro Teatrale Mamimò / fUnder 35
si ringrazia Festival IT e Artecomustibile per il sostegno al progetto
Malgrado le difficoltà della mia vicenda, malgrado i disagi, i dubbi, le
angosce, malgrado il desiderio di uscirne fuori, dentro di me non smetto di
affermare l’amore come un valore.
Frammenti di un discorso amoroso, Roland Barthes
Commedia romantica che vede sulla scena Jeer e Plinn (Giacomo e Paola) coinquilini quasi trentenni, specchio di una generazione spudorata, illusa e ironicamente incosciente, costretti a confrontarsi con le gioie e le difficoltà che questo momento cruciale della loro vita comporta oggi in Italia. Qualcosa a cui pensare è però anche un gioco raffinato di seduzione che inserisce i due giovani all’interno delle più tradizionali dinamiche di coppia e che produce immediata empatia tra i personaggi e il pubblico. Un’opera ironica e appassionata, più simile ad un ricordo o ad un sogno: il piccolo ritratto di una generazione che vuole cambiare pelle e trovare una propria identità da proiettare nel futuro.
Qualcosa a cui pensare è un appuntamento con se stessi, con la generazione degli anni Novanta cresciuta a pane e Super Mario Bros, con la necessità di cambiare, consapevoli che non si può rimanere uguali e indifferenti dinanzi ai disastri, ai mutamenti del mondo e alla propria età che cambia, senza riuscire a capire, però, cosa essere, cosa diventare.
23.6.17
 

Qualcosa di politico

Teatro India 8 GIUGNO 2017
QUALCOSA DI POLITICO
spettacolo 2017 di KataLAB
Scuola di Formazione — Frosini/Timpano
con: Dario Alberti, Silvia Andreussi, Maria Anna Baro, Stefano Cangiano, Camilla Fraticelli, Elisa Liberati, Alessandro Marino, Daria Mariotti, Francesco Maria Salimbeni
regia: Elvira Frosini
in collaborazione con Daniele Timpano
assistenza alla regia Elisa Liberati
Realizzato da Kataklisma Lab — KataLAB per il 2017, è un lavoro sulla immobilità odierna, sul non riuscire a pensare e parlare di politica e sulla questione di genere sottostante a qualunque rapporto esistente.
Gli attori sono là, sulla scena, efficienti precisi ordinati arrabbiati ma educati, con la sensazione e il peso di tutti quelli dietro le spalle, «quelli prima di noi», e tutto quel che dicono e fanno non può prescindere da questa presenza dietro di loro. Non riuscire a parlare di politica. Ma che cos'è la politica? Una parola abusata, una parolaccia, un senso di disgusto, delusione e rabbia. L'inclusione, la condivisione, la democrazia, l'eguaglianza, valori assunti a baluardo, sbattuti e sbandierati come vecchi stracci. E intanto gli attori intrecciano discorsi sulle donne. Sempre dietro agli uomini? Sempre in secondo piano? Chi decide come si devono vestire? Chi decide cosa fanno? Perché in fondo sono un arredo, un peso naturale. Il discorso sulle donne come questione non risolta.
E nessuna rivoluzione alle porte? Niente, ma proprio niente? Non ce n'è bisogno?
Dimmi qualcosa di politico.
17.6.17
 

L'era del granchio

Teatro Tordinona 10 GIUGNO 2017
LA COMPAGNIA ENTER PRESENTA

“L’ERA DEL GRANCHIO”
Di Camilla Migliori
Regia Di Luca Milesi
con: Paolo Ricci, Serena Renzi, Alberto Albertino e Francesco Sotgiu

Al Teatro Tordinona dall’8 all’11 giugno 2017 la compagnia Enter presenta un week end interamente dedicato alla drammaturgia di Camilla Migliori. Scrittrice, autrice drammatica e regista di prosa, attiva sulla scena romana dai “ruggenti anni ‘70”, quelli che battezzarono il teatro Off e la ricerca sui linguaggi che tante novità ha portato alla ribalta. La Compagnia Enter esplora in questa sede due diversi spaccati della scrittura della Migliori, ambientati in epoche lontane fra loro, eppure così simili. La regia è di Luca Milesi.
“L’era del granchio” – che vede in scena un cast formato da Paolo Ricci, Serena Renzi, Alberto Albertino e Francesco Sotgiu – è un ritratto graffiante della società contemporanea, delle sue deviazioni e delle sue perversioni emotive. Il ritmo incalzante e la scrittura ad alto contenuto satirico raccontano una coppia annoiata che esige di festeggiare l’anniversario di matrimonio in uno scenario capace di garantire le emozioni più forti: l’aspettativa non sarà affatto tradita grazie alla fantasia di uno spregiudicato agente turistico che li trasporterà, bagagli alla mano, sul fronte di una delle più sanguinose guerre mediorientali.

17.6.17
 

Il ritorno di Giesu

1 Giugno ore 21
Il ritorno di Giesù
di e con Michele Palmiero
14.6.17
 

The monster

2 Giugno ore 21
The Monster
di Mara Venuto
con Francesca Passantino, Vladimir Voccoli e Emanuela D’Addario
14.6.17
 

Vento da sud est

Teatro India, 7 giugno 2017
Vento da Sud-Est
di Angelo Campolo e Simone Corso
regia Angelo Campolo
con Luca D'Arrigo, Michele Falica, Patrizia Ajello, Claudia Laganà
Antonio Vitarelli, GloryGlory Aibgedion, Mamoudou Camara
Moussa Yaya Diawara, Ousmane Dembele, Jean Goita
e l’aiuto amichevole di Fasasi Sunday
movimenti scenici Sarah Lanza
musiche Giovanni Puliafito
scene e costumi Giulia Drogo
assistente alla regia Simone Corso
produzione compagnia DAF - Teatro dell'Esatta Fantasia
Un ospite indesiderato ed inaspettato bussa alla porta della casa di una famiglia borghese. Il suo arrivo sconvolge completamente il nucleo familiare. Traendo spunto da Teorema, romanzo di Pier Paolo Pasolini, il progetto teatrale ad esso ispirato, guidato da Angelo Campolo, metterà in scena, lo spettacolo Vento da Sud-Est, prodotto da DAF – Teatro dell’Esatta Fantasia di Giuseppe Ministeri.
Vento da Sud-Est trasforma l’aitante e affascinante ospite pasoliniano in uno straniero, venuto spinto da un vento che proviene da sud est, fuggito dalla guerra, che ha attraversato il mare aperto rischiando la vita. Sull’uscio della casa della tranquilla e sicura famiglia borghese chiede di essere accolto. Così il romanzo di Pasolini diventa occasione per raccontare e discutere di un tema centrale: l’immigrazione.
Prima un laboratorio teatrale e poi uno spettacolo con un cast formato da attori italiani e da giovani migranti
14.6.17
 

Il cappotto

Teatro Hamlet 31 Maggio 2017
IL CAPPOTTO
Il Cappotto è un corto teatrale scritto, diretto e interpretato da Oriana Fiumicino. 
Musiche eseguite da vivo da Peppe Millanta. 
La storia è quella di Nicola Azoti sindacalista ucciso nel 1946 in Sicilia, una Sicilia che vive il suo dopoguerra come bivio: tornare alle dinamiche feudali dove esistono padroni e sudditi o sperare in un futuro basato sui diritti dei lavoratori? Il protagonista del racconto rivendica terre e contratti per i contadini alla luce della riforma agraria voluta dall'allora ministro dell'agricoltura Fausto Gullo. Per tale motivo Nicola Azoti troverà diversi ostacoli sulla sua strada, tra questi latifondisti e gabellotti mafiosi che decideranno, il 21 dicembre del 1946, di toglierli la parola uccidendolo. A raccontare la vita di Nicola Azoti, in scena, è la figlia Antonina che al momento dell'assassinio del padre ha quattro anni. La bambina, seduta su una sedia, racconta l'attesa del Natale, dei regali che spera di ricevere dalla Vecchia Natala, la Befana di cui scopre la vera identità spiando la madre che in segreto in cucina cuce un cappotto di lana rosso per la figlia. E' un segreto grande quello di cui viene a conoscenza. Quella stessa notte però Antonina dovrà affrontare una verità ancora più grande, più tragica, la morte del padre per mano della mafia.
9.6.17
 

Lo inferno

Teatro Tordinona 3 Giugno 2017
Lo Inferno
Di e con Nathalie Bernardi e Claudio Sportelli
Testo e Regia Claudio Sportelli
Aiuto regia e Testi Nathalie Bernardi
Costumi Francesca Puopolo
Luci Pietro Striano
"Mai ti farò entrare nel mio Inferno privato, ne sono troppo geloso" Lo spettacolo nasce da un'intima riflessione sul tema dell'inferno, quello privato e quello condiviso. Diceva Gibran "Mai ti farò entrare nel mio Inferno privato, ne sono troppo geloso". Ma che cosa rende "infernale "l'Inferno? Non la pena in sé ma la consapevolezza del ripetersi della suddetta una eternità senza via d'uscita come quella che imprigiona i due anziani protagonisti, condannati a riprodurre gli stessi gesti e a nutrirsi di ricordi per tollerare il presente La possibilità di cambiare esiste sempre, per quanto sofferta e coraggiosa. La pièce prende spunto da atmosfere volutamente beckettiane: due grotteschi personaggi, un uomo e una donna, marito e moglie, gravitano in un tempo/spazio sospesi, in cui la sola certezza è la reiterazione. Gioia, noia, disperazione, ribellione si dipanano attraverso flash back che rivelano una vita trascorsa insieme, forse felice, forse fallita. E' una domanda ricorrente "Chi ci ha rubato il tempo?".
9.6.17
 

Sotto i girasoli

Teatro Tordinona 4 Giugno 2017
SOTTO I GIRASOLI
di Davide del Grosso
con Davide del Grosso, Francesco Errico e Andrea Lietti
regia Isabella Perego
Augusto, Carmine e Federico sono tre ragazzi costretti da Chi-Sta-In-Alto a partire per la guerra. Insieme alla divisa e alle armi in dotazione scelgono di portare con sé, in gran segreto, tutta la loro vitalità, la loro gioia di stare al mondo, la loro amicizia e l’emozione di chi vuole credere che la vita sia un dono troppo grande per essere sacrificato.
Una favola vera di dolore, vuoto e rinascita, nata dalla testimonianza di Augusto Tognetti, nato nel 1922 a Milano, sopravvissuto ancora ventenne alla ritirata di Russia, deportato dai nazisti nel campo di concentramento di Buchenwald in Germania e poi di nuovo salvo e tornato alla vita. Le registrazioni originali di Augusto accompagnano l’incessante procedere degli eventi vorticosi che andranno dritti al cuore del racconto: la fragilità umana che si rialza e trova il senso, una poesia nata, nonostante tutto, dall’incontro tra un ragazzino e la guerra
9.6.17
 

Telè

Teatro Tordinona 27 Maggio 2017
Telè
regia Lorenza Sorino
testo di Lorenza Sorino e Arturo Scognamiglio
con Arturo Scognamiglio
disegno luci Ettore Nigro
scenografia Armando Alovisi

Telè è la storia di Telemaco D’Amore, ragazzino dei quartieri problematici di Napoli, ennesimo figlio di una famiglia numerosa dove tutti fanno “lavoretti” per portare qualcosa a casa. Il padre di Telemaco è sparito da due mesi per cercare fortuna all’estero e Telè decide all’insaputa di tutti di mettersi sulle sue tracce e affronta un viaggio che lo porta fino in Svizzera, luogo dove spera di trovare il padre. Al suo arrivo scoprirà che la meta è meno importante del viaggio fatto e imparerà a diventare uomo e padre.
1.6.17
 

Fino al cielo risuona

Teatro Tordinona 28 Maggio 2017
Fino al cielo risuona
Di Giselda Palombi
Con Alessia De Bortoli e Giselda Palombi

“Fino al cielo risuona” è uno spettacolo composto da due monologhi. In questo momento di crisi economica, stanno diventando sempre più frequenti i casi di suicidio per debiti, i suicidi tra disoccupati e imprenditori in collasso finanziario. Le statistiche preoccupanti parlavano di un morto “ogni due giorni e mezzo”. L'impressione che dietro queste morti non ci sia solo la difficoltà economica ma anche e soprattutto la sensazione di abbandono e di isolamento vissuta quotidianamente è alla base di questo testo che intende, da una parte, portare a conoscenza delle persone questi fatti, dall’altra offrire una via per una soluzione. In due diverse cornici si muovono due monologhi, con un significato e genere opposti: il primo drammatico, spietato quadro del dramma e dell'immoralità politico-economica e sociale che permette il fenomeno dei suicidi che sta attraversando da anni  il nostro Paese, raccontato da una immaginaria first lady. Il percorso della protagonista per la comprensione del suo vissuto si snoda lungo tutto lo spettacolo con un modo specialmente emotivo, viscerale. Dalla fiducia “spensierata” sull’operato di suo marito, presidente del consiglio dei ministri, sulla propria vita e sul castello di vetro in cui si snoda, fino all’incontro con una vedova per crisi, che la porta pian piano alla consapevolezza delle menzogne, delle false speranze, dei soprusi reiterati con dolo. Il secondo monologo, giocoso e carico di ironia, propone invece una soluzione/reazione paradossale da parte del popolo, con il rovesciamento e capovolgimento delle volontà, finalizzate non più ad un personale tornaconto, come nelle economie criminali e ciniche, ma ad una coesione sociale, ad un rapporto umano che torna ad essere fraterno, perché la speranza di soluzione è strettamente legata al senso di umanità e socialità riportate al loro significato più puro e semplice. Qui vediamo infatti una donna -portata in tribunale poiché ha gridato in strada “governo ladro!”- raccontare l’Italia di oggi, la nostra classe politica, gli atteggiamenti degli italiani. Denuncia e reazione insieme.
1.6.17
 

Ti Maledico


Teatro Tordinona 28 Maggio 2017
Ti Maledico
Scritto diretto e interpretato da Paola Tarantino

Due sconosciuti si trovano, di notte, dentro un magazzino di cemento vivo. Si annusano, si osservano, si chiedono se è meglio vivere o morire, fare un figlio oppure no. Sono un uomo e una donna che senza volerlo si sono salvati la vita a vicenda. Ma quest’isola buia di salvezza murata, lontana dal tempo e dagli altri, in cui i due scoprono di possedere entrambi un paio di pantaloni argento (simbolo di un sentire se stessi unici e irripetibili, in un mondo sempre più diretto verso l’annullamento dell’identità), si rivela essere una trappola. Lei si nutre di un’ossessione omicida che prima o poi esploderà. Lui aspetta in silenzio che il loro destino si compia. Intanto… L’amore? E se così fosse, potrebbe accadere che la fine di due solitudini sancisca l’inizio di una nuova vita? Ti Maledico è un monologo per donna che cerca gli occhi di un uomo. Da amare e poi uccidere.
1.6.17
 

Tutto a suo nome

Teatro Tordinona 26 Maggio 2017
Tutto a suo nome
scritto e diretto da Alessandra Schiavoni
con Andrea Zanacchi

Un uomo sta seduto su una poltrona e consuma la sua colazione da un’enorme tazza di latte, interrotto da continue telefonate di inopportuni ed insistenti venditori. Tutto quello che lo circonda, compresa la casa nella quale vive, è a nome di sua madre, “il suo unico ammortizzatore sociale”, come la definisce lui stesso.
E' un ingegnere di 37 anni, disoccupato da due, dalla mente brillante ma privato di qualunque aspettativa sul futuro, che si ritrova a vivere una situazione paradossale e di lucida follia pur di sopravvivere. Il progetto del suicidio, disturbato dalle incursioni telefoniche di una vicina sospettosa e invadente, la rivelazione che la madre, in realtà morta da tre giorni, giace nella cella frigorifera, sono gli appuntamenti tragicomici della pièce teatrale.
 Un testo adrenalinico che tra situazioni paradossali, momenti comici e attimi di follia, disegna il periodo storico che stiamo vivendo, avvicinando lo spettatore con leggerezza al disagio e alla crisi personale a cui può condurre la perdita di lavoro. Cosa o chi salverà il nostro protagonista dal disperato progetto di farla finita con la vita?
Lo spettacolo porta in se’ un messaggio di speranza, ovvero che al di là di qualunque crisi, la risorsa principale per superare questa impasse, è sempre e comunque la collettività. Usando le parole del nostro protagonista: “Il valore di un uomo è dato da come esso influisce sui destini di altri uomini e non c'è Dio in tutto l'intero, stramaledetto e meraviglioso universo in grado di fare una tale differenza!”
29.5.17
 

Da soli non si è cattivi

Teatro Vascello 22 maggio 2017
DA SOLI NON SI È CATTIVI
dedicato a Matteo Latino
di Tiziana Tomasulo
regia Fabiana Iacozzilli
con Simone Barraco, Francesca Farcomeni, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Ramona Nardò, Francesco Zecca
aiuto regia Francesco Meloni
assistenti alla regia Federico Spinelli, Silvia Corona, Gianmarco Vettori, Francesca Sansone
scene Fiammetta Mandich
costumi Gian Maria Sposito, Davide Zanotti
trucco Simona Ruggeri, Laura Alessandri
disegno luci Davood Kheradmand
collaborazione artistica Riccardo Morucci, Alberto Bellandi, Giada Parlanti
Una produzione Lafabbrica e La Fabbrica dell'Attore – Teatro Vascello
in collaborazione con Centro Artistico Internazionale Il Girasole, Associazione Ex lavanderia,  Centro Internazionale La Cometa, Sycamore T Company
con il sostegno di Kollatino Underground, Teatro Biblioteca Quarticciolo e Clossa Lab

Forse è questo l'amore?
Questo mio amarmi attraverso gli altri?
 Solo attraverso gli altri?
Questo mio bisogno degli altri per amarmi?
Tiziana Tomasulo

Con "Da soli non si è cattivi" portiamo in scena tre storie, tre squarci tratti dalle drammaturgie e dai racconti di Tiziana Tomasulo.  L'amante ci racconta la spensierata vita di Barbara e Riccardo, una coppia. I nostri protagonisti stanno insieme da sedici anni e, come spesso accade alle coppie che convivono da tanti anni, fanno le stesse cose, hanno gli stessi gusti, le stesse movenze, gli stessi pensieri, gli stessi desideri, gli stessi tratti fisici...
Questa coppia che dunque è molto felice, vive la relazione unicamente come occasione per dimostrare all'altro di poter essere il migliore tra i due.  La competizione e la voglia di primeggiare sull'altro li porteranno ad innamorarsi dello stesso uomo, Nancy, e ad essere pronti a tutto pur di conquistare l'amore del povero malcapitato.
Nella Telefonata la protagonista è una donna innamorata di un'altra donna che purtroppo si fa una semplice domanda: «la chiamo o non la chiamo?». Questa semplice domanda la porta a perdersi non solo nei meandri della sua mente ma anche nell'immobilità del proprio divano. Nel Bagno vediamo invece un uomo che stura un cesso ed una donna che lo osserva, seduta su un bidet. Questi due esseri umani sono i resti/carcasse di una favola felice, sono ciò che resta del tempo che fu. L'uomo stura il cesso come se cercasse di sturare qualcos'altro, di stappare qualcosa che ha a che vedere con gli inceppi e le cadute di una relazione, di una storia d'amore, della fine di una storia d'amore; un qualcos'altro che ha a che vedere con quel momento in cui tutte le parole che si dicono "partono dal vuoto e vanno verso il vuoto". Unica salvezza? Forse lasciare che il cesso ci risucchi.
I personaggi di "Da soli non si è cattivi" sono dei poveretti incapaci di amare. Vorrebbero farlo, hanno bisogno di farlo ma, al tempo stesso, hanno paura dell'incontro con l'altro perché si vergognano profondamente di quello che sono. Non si sentono all'altezza e per questo sono rigonfi di rabbia e condannati alla solitudine.
I testi di Tiziana Tomasulo attraverso un'ironia raggelante ci imprigionano all'interno di un mondo claustrofobico fatto di ossessioni, manie di grandezza e desideri di vendetta. L'altro è visto come la possibilità di avere una conferma su quello che siamo ma anche, e soprattutto, un'occasione per scoprire che non siamo quello che immaginiamo di essere. (Fabiana Iacozzilli)
28.5.17
 

Tumore

Teatro India, 20 maggio 2017
Tumore
Uno spettacolo desolato
scritto e diretto da Lucia Calamaro
con Benedetta Cesqui, Monika Mariotti
luci Andrea Berselli
produzione Teatro Stabile dell'Umbria,
in collaborazione con Compagnia Malebolge, Rialto Sant’Ambrogio
con il sostegno del Teatro di Roma

Tumore è uno spettacolo desolato eppure ricco di humor. Lucia Calamaro racconta l’itinerario di un malato terminale, attraverso l’accompagnamento, le cure e la degenza presso un ospedale X, un posto strano in cui vivono la Madre della Paziente e la Dottoressa. In questa culla di nature ibride, ingrossa e cresce il vuoto. È un non-luogo, non assomiglia a niente e alimenta con parole buie il mistero e la paura. Ci si affida a miracoli, preghiere e poi a un’ultima operazione impossibile, appiglio risolutivo che la medicina tende allo spirito. Definito da Franco Cordelli sulle pagine del Corriere della Sera come “il più bel testo di drammaturgia in lingua italiana degli ultimi anni”, Tumore è un rito vitalistico, un percorso interiore in cui il tragico si trasforma in qualcosa che lo è sempre di meno, pervaso di una forte ironia che nasce dalla privazione.
28.5.17
 

Requiem for Medea

Teatro Tordinona 19 Maggio 2017
Requiem for Medea
con Daria Contento
Ideazione, Drammaturgia e Regia: Gianluca Paolisso
Costumi: Pamela Fornari
Foto di scena: Teresa Rotondo
Video: Silvia Carotti
Progetto grafico: Elisabetta Girodo Angelin
prodotto da C. T. Genesi Poetiche.
In “Requiem for Medea” le vicende personali si intrecciano ad una più profonda analisi della società, delle sue sozzure e ipocrisie. Gli stessi personaggi del mito si trasformano in figure a noi molto vicine. Non ci sono più eroi, ma solo uomini e donne in un mondo che decade pian piano, nel quale i valori unici sembrano essere la prevaricazione e l’arrivismo, anche a dispetto della propria coscienza, anche a dispetto degli altri.
Sono molteplici i temi sottesi alla narrazione primaria: la considerazione della donna come oggetto, la sete di potere o la ricerca ossessiva di ricchezze, ma soprattutto il mercato di esseri umani, chiaramente espressa nel monologo finale contro Giasone, non più eroe del Vello d’Oro ma brutale scafista di immigrati.
“Requiem for Medea” rappresenta l’Anno 0 della C.T. Genesi Poetiche, il primo passo di uno studio sulla Tragedia Greca che nei prossimi anni porterà alla realizzazione di nuovi progetti e spettacoli, alla costante ricerca del Mito e della sua contemporaneità. L’ombra di Medea non trova pace. I misfatti commessi in vita continuano a tormentarla, nessun regno al di là del mondo sembra volerla accogliere. Eppure qualcuno ha deciso che quell’anima torni a parlare: racconterà un’ultima volta la sua storia di donna, madre ed assassina, ripercorrerà il mito tanto conosciuto ballando sulle rovine di un mondo che tanto somiglia al nostro.
Un estremo atto di denuncia, l’ultima preghiera prima del silenzio.

In una scenografia minimale, composta da manichini destrutturati, corone di spine macchiate di sangue e pezzi di stoffa bruciata, il mito euripideo viene ripercorso con rispetto ma arricchito da nuove immagini e ricordi, quali l’infanzia di Medea, il primo incontro d’amore con Giasone o il ricordo del parto.
L’intero arco narrativo è esplicato con la consapevolezza del già accaduto: l’anima della protagonista sa che oramai è impossibile tornare indietro, eppure non conosce sentimento di perdono nei confronti dei suoi aguzzini. Il suo unico pentimento è non poter ritrovare i figli nel buio, o dovunque si troverà ad essere per l’eternità.
L’intero spettacolo può essere simbolicamente visto al pari di una lunga, straziante preghiera.
C. T. Genesi Poetiche viene fondata il 1 gennaio 2016 da Gianluca Paolisso e Daria Contento. L’obiettivo ultimo di questa nuova realtà è tutto espresso nel suo nome: una ricerca costante volta alla sperimentazione teatrale, un percorso di conoscenza che permetta al pubblico di avvicinarsi a nuove possibilità di messa in scena, un racconto onesto e critico della società e delle sue più acerbe contraddizioni. C. T. Genesi Poetiche pone le sue radici nel corpo dell’Attore, primo motore di narrazione emotiva, e nel suo dispiegarsi a contatto con la musica, con gli oggetti di scena, con la scenografia.
Un gruppo di giovani professionisti alla ricerca di una strada alternativa, allergica al conformismo e amante della rivolta. Generazione perduta? Poetica, semmai…
C. T. Genesi Poetiche si muove su due binari: da un lato è attenta alla nuova Drammaturgia, con la ferma intenzione di darle il più ampio respiro possibile all’interno dei suoi progetti, dall’altro crea Drammaturgia tramite il lavoro in sala prove, attraverso un autentico dialogo tra le varie figure professionali.

Tramite un accurato studio dei temi e di testi che possano costituire un punto di partenza, uno spunto creativo necessario, Drammaturgia e Regia si fondono in un unico corpo narrante: il testo diviene pre-testo, per dirla alla Grotowskji, un embrione in costante trasformazione. L’Attore diviene quindi non banale esecutore, una sorta di strana marionetta nelle mani del Regista, ma una fonte di creatività e proposte indispensabili alla buona riuscita del lavoro. Il suo corpo si modella sulle proposte musicali offerte, i muscoli tesi ascoltano l’induzione emotiva esterna e rispondono raccontando una storia improvvisa, alle volte fugace, alle volte necessaria. Da questo primo processo di improvvisazione nasce la consapevolezza di sé e di ciò che si andrà ad interpretare.
Una collaborazione onesta di idee e intenti, un abbraccio sincero che contempli un solo comandamento: la necessità di dire.
27.5.17
 

Sofia

Teatro Tordinona - 18 Maggio
Sofia
di Paolo Amici e Patrizio La Bella
con Tiziano La Bella e Patrizio La Bella
Luci Matteo Cricenti
Scenografia Lorenzo Catello

Sinossi
Remo Fiacca è un uomo colto e solo di sessant’anni, che pur con tutte le sue paranoie fino a un certo punto della propria vita è riuscito a condurre un’esistenza cosiddetta normale raggiungendo anche qualche soddisfazione personale. Un evento però ha esasperato a tal punto le sue ossessioni tanto da costringerlo a chiudersi in casa per anni e anni; attraverso il dialogo con un personaggio misterioso , uscito dal nulla e che sembra conoscerlo alla perfezione, si risalirà a quell’evento che ha determinato il punto di rottura nella vita di Remo.
27.5.17
 

Nel mio paese

Teatro Tordinona - 21 Maggio
Nel mio paese
di Giuseppe Adduci con Giampietro Liga

URGENZE 2017 Dal 18 maggio al 4 giugno La rassegna/concorso nasce da un’idea di Francesca Romana Miceli Picardi autrice, regista e attrice, sostenuta e coadiuvata da Ulisse Benedetti, Lara Panizzi e Marianna Stoico.
Abbiamo lavorato per più di un mese per dare vita ad un Festival autoprodotto che potesse dare voce ad autrici ed autori e alle loro "Urgenze". Più di 110 testi arrivati per questa prima edizione.
Soltanto 12 Compagnie scelte.
27.5.17
 

Avemmaria


Teatro Tordinona - 20 Maggio
Avemmaria
di e con Emilio Nigro

URGENZE 2017 Dal 18 maggio al 4 giugno La rassegna/concorso nasce da un’idea di Francesca Romana Miceli Picardi autrice, regista e attrice, sostenuta e coadiuvata da Ulisse Benedetti, Lara Panizzi e Marianna Stoico.
Abbiamo lavorato per più di un mese per dare vita ad un Festival autoprodotto che potesse dare voce ad autrici ed autori e alle loro "Urgenze". Più di 110 testi arrivati per questa prima edizione.
Soltanto 12 Compagnie scelte.
27.5.17
 

La vita inattesa

Teatro Tordinona - 19 Maggio
La Vita InAttesa
di e con Pino Grossi

URGENZE 2017
Dal 18 maggio al 4 giugno
La rassegna/concorso nasce da un’idea di Francesca Romana Miceli Picardi autrice, regista e attrice, sostenuta e coadiuvata da Ulisse Benedetti, Lara Panizzi e Marianna Stoico.
Abbiamo lavorato per più di un mese per dare vita ad un Festival autoprodotto che potesse dare voce ad autrici ed autori e alle loro "Urgenze". Più di 110 testi arrivati per questa prima edizione.
Soltanto 12 Compagnie scelte.
27.5.17
 

La vita ferma

Teatro India, 13 maggio 2017
La Vita Ferma
Sguardi sul dolore del ricordo
dramma di pensiero in tre atti
scritto e diretto da Lucia Calamaro
con Riccardo Goretti, Alice Redini, Simona Senzacqua
assistenza alla regia Camilla Brison
scene e costumi Lucia Calamaro
contributi pitturali Marina Haas
direttore tecnico  Loic Hamelin
produzione Sardegna Teatro, Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro di Roma
coproduzione Festival d'Automne à Paris / Odéon-Théâtre de l'Europe
in collaborazione con La Chartreuse - Centre national des écritures du spectacle
e il sostegno di Angelo Mai e PAV

La Vita Ferma è uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque - padre, madre, figlia - attraverso l’incidente e la perdita. Una riflessione sul problema del dolore-ricordo, sullo strappo irriducibile tra i vivi e i morti e su questo dolore è comunque il solo a colmare, mentre resiste. Un dramma di pensiero in tre atti che accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei defunti.
Gli atti
Nel primo atto c’è un trasloco, una casa da svuotare, forzosamente attraversata dallo spettro e il suo voler essere ricordato bene, in quanto unico, insostituibile.Se non lì, in una casa abbandonata, dove altro avrei potuto metterlo? Nel secondo una coppia con bambina: Lui, Riccardo,storico e nostalgico fissato con Paul Ricoeur e i sinonimi; Lei Simona, quasi danzatrice e eccentrica fissata col sole e coi vestiti a fiori ; la figlia Alice, da subito troppo sensibile, fissata col voler intorno gente che le parli. Quindi la morte di Simona, dopo protratta e non identificata malattia (non importa come, importa che muoia). Nel terzo atto c’è un’Alice cresciuta e a sua volta neo-madre  che ritrova il vecchio padre Riccardo, sulla tomba, o quasi, della madre morta anni prima; ragionano non senza conflitti, su quell’assenza anticipata che sempre-e chissà se sempre meno o nel tempo ancora di più- ha marcato una rottura nel racconto illusoriamente prescritto delle loro vite.
Nota bene
So che in questo racconto, da qualche parte, abita inoltre una riabilitazione più o meno dichiarata di una poetica del pathos. Questo termine soffre oggi di un discredito generale, si elogia l’“approccio senza pathos” di temi di una gravità impossibile, come se il patetico fosse diventato l’osceno.
Io non sono più d’accordo.  E fosse anche osceno, ne sento il bisogno. Quest’affetto, il pathos, parente feroce di pietà e compassione è secondo me l unico capace di incarnare e raccontare i disastri che compongono in parte una vita e la natura scandalosa e qui sì, oscena, del diktat dell’oblio.
 Lucia Calamaro
18.5.17
 

Pinocchieide

Teatro Tordinona 6 maggio 2017
PINOCCHIEIDE
di Andrea Carvelli
regia Matteo Cusato
con Anton de Guglielmo

"Pinocchieide" è un adattamento in endecasillabi a rima baciata del celebre libro di Collodi. Scritto da Andrea Carvelli e diretto da Matteo Cusato, affronta la storia così come volle concluderla
l'autore in prima scrittura, dove il percorso di Pinocchio - interpretato da Anton de Guglielmo - personaggio insieme umano, animale, vegetale e ultraterreno, mosso da un «occulto, multiforme,
futuro», altro non è se non l’attraversamento dell’Erebo, del Regno dei Morti, che ha il suo centro nel cuore nero del libro.

Il "Pinocchio" di Collodi è un libro «altamente indiziario, [...] un libro di tracce, orme, indovinelli, burle, fughe, che ad ogni parola colloca un capolinea». Un termine, dunque. Una fine.
La trasformazione del burattino in bambino, con il conseguente sdoppiamento del personaggio in due personaggi, è vista allora sotto l’ottica di un vero e proprio incubo - la storia -, dal quale Pinocchio non potrà più svegliarsi. Il suo processo di formazione è una via nella notte, la strada dentro il sonno eterno degli esseri.

Pinocchieide guarda proprio a questo senso profondo dell'opera, una variante al mito di fondazione della morte, dove il corpo - bambino - ha l’inevitabile destino della fine e l’anima - burattino - tutto il tempo dell’immortalità.
17.5.17
 

Sgombro

Nuovo Cinema Palazzo 6 Maggio 2017
SGOMBRO
Una serata di varietà, un sabato al mese, in cui si esibiranno gli artisti più disparati.
Dieci minuti a intervento. Non comici, mai tristi.
Torna l’appuntamento mensile del Varietà del Nuovo Cinema Palazzo, in co-produzione con Sgombro, in cui si esibiranno gli artisti più disparati e dove ci si avvicenderà sul palco senza soluzione di continuità. Un rullo compressore di idee gettate in pasto al pubblico.
Forse si ride, forse si piange pure.
// PERCHE’?
Sullo Squalo hanno fatto cinque film.
Sul Tonno un sacco di pubblicità.
Nemo è un Pesce pagliaccio molto sopravvalutato.
Delle Alici non parliamo proprio.
E lo Sgombro?
// COS’E’?
Sgombro è il varietà che pesca nel mare dell’off romano.
Un gruppo di artisti a cui si affiancano sempre nuovi ospiti, porta in scena brani inediti, studi, soprattutto nuove idee.
L’appuntamento tra loro è riservato, ma eccezionalmente aperto ai più.
Un presentatore presenterà.
Degli esibizionisti si esibiranno.
Degli attori attrarranno.
E via così.
Ingredienti: Davide Grillo, Morici Performance & Reading srl, Il Nano Egidio, Daniele Parisi, Luca Ruocco, Gioia Salvatori, Giulio Valentini.
Conservante: ivan talarico
Edulcoranti: Simone Avincola, Antonio Maresca, Christian Raimo.
17.5.17
 

Malie della luna

Teatro Cassia 7 Maggio 2017
Malìe della luna - Reverie del figlio del Kaos
In occasione dei 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello, evocato dalla musica e dalla luna, appare in scena, ripercorrendo le storie dei personaggi giunti fino a noi grazie alla sua produzione letteraria.
Con la narrazione di Francesco Randazzo e la musica dal vivo di Calogero Giallanza (flauto) e Alida Ratto (pianoforte) prendono vita le storie e i destini dei protagonisti pirandelliani come Enrico IV il folle lunatico, Ciampa lunatico ragionatore, Ciaula il ragazzino che risalendo dalle viscere della terra scopre la luna.
In questa narrazione Pirandello è ispirato dalla luna e dalle musiche di Puccini, Debussy, Fauré, Poulenc, Giallanza e molti altri. Parole, musica e immagini per ammaliarci dei personaggi più simbolici della “lunatica” narrazione del grande Luigi Pirandello.
17.5.17
 

CA/1000

Teatro Tordinona 29 Aprile 2017
Per la Rassegna di Teatro Contemporaneo Permanente IKNE' - Traccie
CA/1000
Un corto che ripercorre la vita dell artista Camile Claudel
di Enrico Manzo
con Noemi Francesca regia Lusa Corcione
costumi Martina Sterlino
opere in scena Luisa Corcione

Note di regia
Ca/1000 vuole rappresentare la storia di un’ anima attraverso i momenti salienti della vita di Camille Claudel, artista di fine 800, dall'arrivo in manicomio a Monfavet fino alla sua "uscita" vittoriosamente perdente. Nelle sue opere, Camille Claudel è riuscita a scolpire l’animo umano, cogliendone la bellezza ma anche la crudezza e tutti quegli aspetti di cui solitamente non si vuole parlare.
Gli elementi che accompagnano il personaggio di Camille in Ca/1000 sono rappresentati dal sonoro delle voci, che vengono percepite ora come una presenza assordante, ora come un tenero ricordo; da dipinti che rappresentano le compagne di viaggio di Camille (le “internate” del manicomio) che l'hanno accompagnata per trent’anni della sua esistenza.
Si mette in scena il coraggio di Camille, la forza che l'hanno resa profonda ed autentica, ma, anche logorata e 'pazza'. Dopo l’abbandono di Rodin, Camille ha lottato moltissimo per affermare il suo talento in un periodo in cui la scultura era ancora appannaggio maschile, ma ha ceduto alla fine per le contingenze economiche insuperabili per una donna sola di quell’epoca. Per tal motivo, in Ca/1000 le vicende dell’esistenza personale e gli esiti dell’opera sono inestricabilmente mescolati e fusi nel comune fallimento.
La scena è il suo diario, il grido disperato di un’anima che passa dalla felicità di un tormentato rapporto d’amore e quello che la legò per alcuni anni a Rodin, fino al rancore e alla rêverie di ciò che non è stato e mai potrà essere.
Si vuole rappresentare l’esaltazione amorosa, l’illusione della felicità e delle promesse di fedeltà, dell’abbandono, del risentimento, della solitudine estrema, dell’amara consapevolezza di una ferita che mai potrà rimarginarsi.
A lei fu data la dolorosa capacità di “dare forma alle proprie visioni interiori, di strappare all’ignoto che ci abita – “il salvame” del “nostro intimo” di cui parla Rilke nelle Elegie duinesi – brandelli di verità, di vedere più nitidamente ciò che altri potevano solo superficialmente intuire. Perché sono, le sue opere, sofferenza pagata”.

Un lavoro promosso da Estudio Associazioneculturale
Si ringraziano Peppe Voltarelli, Giacinto Palmarini, Lino Musella, Gwendoline Meunier per le musiche, le voci di Rodin, Paul, Jessy
17.5.17
 

Tu, Mio

Teatro Tordinona 28 Aprile 2017
TU, MIO
Tratto dal romanzo di Erri de Luca
con Marianna Esposito e Ettore Distasio
VINCITORE del premio AEnaria 2015 come miglior spettacolo della stagione.
Motivazione della giuria:
“La scrittura drammaturgica, l'uso sapiente dello spazio scenico e il talento degli interpreti concorrono al profilo qualitativo dello spettacolo, capace di riportare al presente della messinscena la memoria del passato e le contraddizioni dell'adolescenza alla necessità di una metamorfosi, che è il senso più autentico del fare teatro.“
FINALISTA al festival “Le Voci Dell’Anima – incontri di teatro e danza”. Finale: 2 Novembre 2016
FINALISTA al festival “Ad Arte, Calcata teatro cine festival”. Finale: 14 Lugio 2016
Il 1955, il dopoguerra, un'estate, il primo amore, un ragazzo che ragazzo non sarà mai più.
Il mare, che costringe all'equilibrio, centrifuga tutto e spinge i personaggi a trovare il proprio "centro": la propria posizione nella storia di quest'estate di chitarre, dove l'Italia si lecca le ferite, nessuno vuole parlare di quello che è stato; i tedeschi sono solo quelli che vengono ad arrostirsi al sole e un ragazzo, con l'età della dimenticanza, vuole ricordare un passato non suo.
Enrico conosce Caia, “l’ebbrea”, e si fa carico di una decisione. Attraverso l'amore, si fa carico della storia. La propria posizione nella Storia che verrà.
Due interpreti in scena. Un uomo e una donna. Davanti a loro il terzo personaggio: il mare.
8.5.17
 

Nella giungla delle città

TEATRO SALA UNO 27 Aprile 2017
Nella giungla delle città
im dickicht der staedte
di
Bertolt Brecht
con
Caterina Casini, Chiara Condrò, Eugenio Banella, Guido Goitre, Irene Vannelli
Lorenzo Garufo, Luisa Belviso, Marco Usai, Maurizio Greco, Stefano Flamia
musiche eseguite dal vivo dal maestro
Valerio Mele
regia
Alessandro De Feo

Debutta in prima assoluta al teatro Sala Uno di Roma dal 25 al 30 aprile “Nella giungla delle città” im dickicht der staedte, un’opera giovanile di Bertolt Brecht rivisitata dalla compagnia Cavalierimascherati, da anni impegnata nello studio dell’autore tedesco e che in questo nuovo allestimento diretto da Alessandro De Feo porta in scena le vicende e i conflitti sociali e generazionali di una città contemporanea, tra possibilità di riscatto, speranze di cambiamento e nuove opportunità.
“Vi trovate a Chicago, ed assistete all’inspiegabile lotta di due uomini e alla rovina di una famiglia, che dalle praterie è venuta nella giungla della metropoli. Non tormentatevi il cervello per scoprire i motivi di questa lotta, ma interessatevi alle poste umane in gioco, giudicate imparzialmente lo stile a-gonistico dei due avversari e concentrate la vostra attenzione sul finale”. (Bertolt Brecht)
La giungla è una cricca di orientali di seconda generazione, sgualdrine tossicodipendenti e alcolizzate, timide ragazze mittel-europee nella morsa dei lupi. Una lotta tra due uomini apparentemente squilibrata, tra scontri, fughe e sudore, domande che esigono risposte. Thaiti o New York? L’allestimento punta all’ esaltazione totale e scarna dell’azione, alla ricerca di immagini e ambientazioni cangianti, per evitare la fissità del quadro, tentando di conferire costante dinamica alla scena, anche con l’esecuzione di musiche dal vivo. Il gruppo di orientali presente nell’ opera parla spesso una propria lingua, inventata, con traduzione proiettata su schermo.
Avvincente e misterioso “Nella giungla delle città” fu scritto tra il 1921 e il 1923 quando l’America, crocevia di popoli e culture, rappresentava il futuro e la possibilità di una vita nuova, tematiche più che mai attuali, che ancora oggi riescono a inquadrare e dipingere sfumature, contraddizioni ed ambiguità della società contemporanea.
8.5.17
 

La famiglia Rembrandt

Teatro dei Conciatori 27 aprile 2017
LA FAMIGLIA REMBRANDT SCONFITTA DAI TULIPANI
scritto e diretto da Giuseppe Manfridi. Protagonisti di Gianna Paola Scaffidi, Antonio Serrano, Andrea Giuliano.
Dopo un inizio di carriera folgorante, Rembrandt, nella seconda metà della sua vita, conobbe un tristissimo declino economico, oltre che una serie di lutti personali. Queste tristi vicissitudini lo costrinsero dapprima ad abbandonare la splendida casa dove aveva a lungo alloggiato, nell’elegante quartiere ebraico di Amsterdam, e quindi a tentare di ricostruirsi un nuovo nucleo familiare con Hendrjeke, la donna che era nel frattempo divenuta la sua nuova e fedelissima compagna dopo la morte di Saskja, la prima moglie.
La crisi finanziaria di Rembrandt è da addebitarsi alla perdita delle commissioni che per oltre un ventennio lo avevano visto protagonista assoluto della ritrattistica olandese (e a rubargli il lavoro furono, in gran parte, i suoi ex allievi), all’eccesso di capitali profusi nell’acquisto di oggetti d’arte destinati ad arricchire una pregevolissima collezione privata (poi messa interamente all’asta), infine, ad alcuni gravi investimenti sbagliati. Per l’esattezza, investimenti fatti nel mercato dei tulipani; né più né meno come potrebbe avvenire oggi a chi investisse in borsa puntando tutto su un titolo che, dopo crescite repentine, dovesse poi rivelarsi fallimentare.
Ed è qui il nodo messo in luce dal nostro racconto in una vicenda a tre che vede protagonisti, oltre al Maestro e alla sua seconda compagna, una sorta di agente finanziario ‘ante litteram’ a cui Rembrandt si era affidato mani e piedi per ridare un po’ di ossigeno alle proprie finanze già tanto smagrite ma ancora non del tutto esaurite.
E’ sera tardi e siamo nell’abitazione-studio del grande pittore. Hendrjeke, con una ciotola tra le ginocchia, sembra stia cucinando qualcosa. Scopriremo invece che la donna sta preparando delle tinture per il lavoro del marito. Rembrandt, sulla soglia, è di ritorno con aria gongolante da un incontro con un banchiere che lo ha rassicurato circa un contratto che il pittore ha appena firmato. Si tratta di un acquisto in titoli. Rembrandt cercherà di spiegare alla sua compagna di cosa si tratti, ma lui sembra saperne meno di lei e il dialogo si svilupperà denso di risvolti comici. A questo entrerà in scena il terzo personaggio della storia: lo sciagurato ‘broker’ (un ragazzino, in verità) che ha  consigliato a Rembrandt quell’investimento dagli esiti catastrofici.
Si chiama Pitius. Lo vedremo sopraggiungere provvisto di una dialettica professionale che, per certi versi, potrebbe ricordare quella dei medici di Molière. Parla di flessioni momentanee, di notizie da verificare, di speculazioni senza futuro, della necessità di non farsi prendere dal panico. Proprio quella notte, infatti, il mercato dei tulipani è destinato a un tracollo che anticipa di secoli quello del ’29. Si tratta, dunque, di una vicenda raccontata in presa diretta, tutta racchiusa nell’arco di una nottata durante la quale alcuni poveri diavoli (e poco importa che uno di essi si chiami Rembrandt) sono costretti a barcamenarsi tra i rovesci della realtà che già allora, come oggi, potevano coincidere con quelli del mercato azionario.
Per inciso, proprio in quel tempo (e la nostra commedia ne renderà conto) Rembrandt è impegnato a portare termine il più straordinario dei suoi autoritratti.
8.5.17
 

Sogna…bambino

Teatro Tordinona 14 Aprile 2017
Sogna…! Bambino
Ideato, scritto e diretto da Laura Bruno ed Inti Carlodalatri.
Un pò dramma dell'umana esistenza, ed un pò scherzo malinconico ed allegro, senza ironie racconta il passaggio di ognuno attraverso l'esistenza umana, interpretato attraverso un approccio psicoanalitico, antropologico, mitologico ed onirico.
Sperimentale, contemporaneo.
Rimane un tentativo di attraversare differenti generi, stili e forme.
Attraverso un incessante cambiamento che rimane l'unico filo conduttore, fino alla.... fine.
8.5.17
 

Una voce (in)umana

Teatro Due 28 aprile 2017
UNA VOCE (IN)UMANA
uno spettacolo di
Marco Carniti
da Jean Cocteau
con Carmen Giardina
scenografia Marco Carniti in collaborazione con Paolo Carbone
musiche Pivio
“L’amore è pura follia, e merita una stanza al buio e una frusta come per i pazzi.”
(Shakespeare)
 
Nulla è più drammaticamente attuale delle tragedie per amore. L’amore è pazzia e l’abbandono è il vuoto. Così Cocteau rappresenta l’Amore in un testo nel quale, ancora oggi, tutti ci possiamo rispecchiare. Così come per Shakespeare, l’innamorato è un folle chiuso nella sua prigione, vittima della sua stessa follia masochistica.
Ho trasportato l’amante dolorosa di Cocteau in una dimensione contemporanea incastrando il personaggio nell’ingranaggio emotivo infernale di una routine quotidiana. Una “donna sull’orlo di una crisi di nervi” che, straziata per l’abbandono dell’amante, vive in un suo spazio fermo nel tempo, invasa dai mezzi di comunicazione.
Uno spazio dominato da un totem sacrificale. Una lapide meccanica a cui la protagonista si aggrappa ostinatamente nella speranza di cancellare tracce, azioni, odori, ricordi, della persona amata. La sua condizione, ad uno sguardo distaccato, non può che svelare l’involontaria comicità dei nostri comportamenti, l’assurdità dei nostri processi interiori, condannando l’ipocrisia dei nostri rapporti sentimentali.
Dal tragicomico al dramma. Dalla farsa alla tragedia. Questo esperimento teatrale ci dà l’opportunità per un dialogo contemporaneo con Cocteau sul buio esistenziale ed il vuoto interiore causati dall’amore.
Marco Carniti
2.5.17
 

Occhi aperti

Teatro Tordinona 23 aprile 2017
Occhi aperti
Regia
Claudio di Paola
Con
Eletta del Castillo
Claudio di Paola
Carlotta Maria Rondana
Beniamino Presutti
26.4.17
 

Amore loop

Teatro Tordinona 21 Aprile 2017
Compagnia di Teatro La San Luis (Argentina)
AMORE LOOP
Teatro espresso. Un gruppo di attori mette in scena l'opera, il motivo è sempre lo stesso: un litigio, elementi sonori immersivi e tanto amore. Ciò che cambia ogni volta sono attori e luogo di rappresentazione, con una parte importante lasciata all'improvvisazione. Il risultato è una opera itinerante in cui ogni rappresentazione è simile ma mai uguale alle altre.

AMORE LOOP eredita il realismo della compagnia del teatro San Luis (Argentina) che da più di 5 anni lavora con l'idea di inserire la routine quotidiana nel contesto teatrale, per creare e ricreare scene della vita di tutti i giorni e rappresentare il lavoro della gente comune. Situazioni e momenti "reali" vengono elevati a opera teatrale e salgono sul palcoscenico. Musica ed effetti speciali aiutano a creare uno spazio cinematografico di cui il pubblico è parte integrante.

Dopo le sue performance a Salta, Buenos Aires y Berlino, AMORE LOOP di Maria Mar Perez y Macarena Fuentes (Argentina) a Roma sarà interpretato da Viviana Datti e Lorenzo Parlati, due attori italiani, essi interpretano una coppia di musicisti viaggiatori che condivideranno con noi: canzoni, tensioni e passioni del loro viaggio... 
26.4.17
 

The Joyce audition

Teatro Tordinona 23 aprile 2017
THE JOYCE AUDITION
di
Riccardo Mini
con
Angelica Cacciapaglia
Mario Migliucci
Roberto Scotto Pagliara
regia
Riccardo Mini
SINOSSI
Una coppia di attori italiani emigrati a Londra in cerca di fortuna si sta preparando ad un importante provino per una produzione inglese di Exiles, l'unico dramma di James Joyce.
Tra situazioni a tratti comiche e paradossali, momenti di riflessione e confronto suscitati dal dramma a cui stanno lavorando, i due attori si trovano spinti ad affrontare il proprio vissuto individuale e di coppia, mettendo in discussione se stessi e i propri sogni, uscendone profondamente trasformati.
NOTE AL TESTO
The Joyce Audition è un testo bilingue, scritto e recitato in italiano ed inglese, che alterna scene e dialoghi originali ad estratti del dramma Exiles di James Joyce. L'utilizzo del linguaggio metateatrale, attraverso la situazione drammatica di “prova aperta”, permette una esplorazione di alcuni tipici temi joyciani (senso di paralisi esistenziale, decadenza morale ed economica della società, crisi di valori, epifania come presa di coscienza della propria condizione umana) riattualizzandoli in chiave contemporanea, allo scopo di evidenziarne le analogie profonde con il mondo di oggi. Propone quindi anche una riflessione sull'Italia odierna, sul senso di inquietudine delle giovani generazioni, alle prese con la difficile conquista della propria identità personale e professionale.
26.4.17
 

I ragazzi del cavalcavia

Teatro Vascello 21 aprile 2017
I RAGAZZI DEL CAVALCAVIA
Scritto e diretto da Erika Z. Galli e Martina Ruggeri
Con Alberto Alemanno, Maziar Firouzi, Ciccio La Mantia, Daniele Pilli e Michael Schermi
Disegno luci Gigi Martinucci
Musiche originali Diego Buongiorno
Assistente alla regia Elvira Berarducci
Costumi Livia Fulvio
Una produzione Industria Indipendente
In collaborazione con Carrozzerie N.O.T. Fivizzano 27
Testo inserito e promosso nell'ambito del progetto Fabulamundi Playwrtiting Europe

Uno spettacolo scritto e diretto da Erika Z. Galli e Martina Ruggeri, già vincitrici del Premio Hystrio per le Scritture di scena 2014, I ragazzi del cavalcavia è ispirato ai fatti di cronaca avvenuti a Tortona venti anni fa quando i fratelli Furlan, lanciando un sasso dal Cavalcavia della Cavallosa, colpirono un'auto in corsa uccidendo Maria Letizia Berdini.
Durante le prime dichiarazioni si chiarì il movente, dissero che l'avevano fatto per passare il tempo, per gioco, "per scacciare la noia non sapendo come trascorrere una serata d'Inverno nel periodo di Natale".
Attraverso questi elementi la storia è stata rielaborata è il tragico evento preso come pretesto per raccontare le vicende di un gruppo di ragazzi come tanti, i Fratelli F., con un lavoro qualunque e una città alle calcagna, la Città di T.
Tra la noia e la voglia di rivalsa sulla vita, i Fratelli F., accompagnati da uno zio acquisito (lo Zio Tex) si muovono tra eccessi e tentativi di rimanere a galla, portando a compimento quello che pare essere un atto già predestinato dalla vita.
Il racconto ci conduce in un luogo irreale, che somiglia a numerosi luoghi reali, dove le gesta di questi ragazzi si svolgono come da copione: la narrazione si suddivide in tre cicli diurni/notturni: 24-25-26 dicembre.
Sono passati vent'anni dall'accaduto e la noia nelle città di periferia sembra ancora essere presente. Luoghi deserti e inabitati, dimenticati, che fanno crescere male e non sentire più niente. Industria Indipendente
26.4.17
 

Pre Occupazione


17.4.17
 

Risiko

Teatro della Cometa 6 aprile 2017
Risiko
Quell' irrefrenabile voglia di potere
di Francesco Apolloni
regia Vanessa Gasbarri
musiche Jonis Bascir
con Andrea Bizzarri, Tommaso Cardarelli, Guenda Goria, Antonio Monsellato, Luigi Pisani, Giulia Rupi
scene Katia Titolo
luci Corrado Rea
Primissimi anni '90. Risiko è la storia di un gruppo di giovani "yuppies" della politica che sono riuniti in un albergo per il congresso del loro partito, in occasione dell'elezione del loro nuovo segretario giovanile. Sono cinici, amorali, arrivisti, stemperano le differenze sociali e psicologiche nella comune smania di un potere che non sembra essere per loro niente di più o di diverso dello status symbol del telefonino o del tabellone del "Risiko", dove si conquista il mondo tirando ai dadi. Il sesso, la droga, la politica, la stessa vita altrui... tutto è gioco per questi bambini che si allenano a diventare i padroni di domani e i risvolti comici di cui la commedia è ricca non fanno che renderla più sinistra; sono giovani che non hanno nessuno scrupolo e non esitano ad abusare di una giovane cameriera per "sacrificarla" al dio potere.
Questa non vuole essere una commedia sulla politica, ma sul potere, e in particolare di come dei ragazzi si avvicinano ad esso, anche perché sembrerebbe che da Catilina fino ad oggi questo rapporto sostanzialmente non sia cambiato di molto ed è per questo che la commedia, al di là dei riferimenti contingenti, mantiene sempre una sua attualità.
L'azione si svolge nell'arco di un intero giorno. La scena rappresenta la stanza di un albergo di lusso, di un paese di provincia dell'Italia centrale, dov'è riunito il movimento giovanile di un partito politico non ben specificato.
16.4.17
 

Storie di donne

Teatro Elettra 12 Maggio 2017
Storie di donne
di Carlangelo Scillammà Chiarandà, regia di Carlo Cianfarini. In scena Barbara Patarini, Simone Balletti, Chiara Pavoni, Luisanna Arias, Teodora Nadoleanu. Trucco e costumi di Roberta Budicin.
Tre storie, tre donne, un solo sentimento: la solitudine. Solitudine del cuore e del corpo, quando il calore lascia posto al freddo di un letto vuoto; solitudine della mente, quella che ti fa sentire solo anche in mezzo alla folla, alle persone care; la solitudine che ti regala la monotonia fredda di giornate tutte uguali, prigioniera di un non amore, prigioniera di te stessa e della tua solitudine che diventa follia. Eroe, un eroe, tu! Non facevano altro che ripetermelo…un eroe, un eroe, un eroe! Quanto sei stato eroe a lasciarmi qui da sola! Mi hanno dato una medaglia, sai, una medaglia, in un astuccio nero infilato a forza fra le mani - spuntata fra mille occhi, fra mille sguardi che volevano essere muti e comprensivi e invece cercavano solo curiosi il mio dolore e non mi sapevano dire nulla e non riuscivano nemmeno a capire. Tutto il mio amore volevo darti…tutto il mio amore volevo darti e tu? Avanti dimmelo! E' una questione di faccia…io ad esempio…ho una faccia colpevole…colpevole a priori! Anche se non ho fatto nulla: "signori della corte è lei la colpevole di tutto quanto". Si tocca, fa le smorfie che ci posso fare…me la cambio? Oh si, che vorrei farmene una più simpatica…più accattivante, più dolcina, più tranquillità. Elvira è una giovane donna. Elvira è carina, spigliata, intelligente e ha una famiglia, come tante ne esistono: un marito che rientra la sera, un figlio pieno di esigenze e una mamma un po' soffocante. Ha anche un lavoro, Elvira, un lavoro part time che vorrebbe cambiare per qualcosa di più fantasioso, Elvira è un po' spenta dalla vita di tutti i giorni, dal tran tran che non cambia mai. Anche per lei c'è stato un piccolo raggio di sole, la novità che dà senso alle giornate, forse alla vita; il suo raggio di sole si chiamava Luca, ma anche questa storia, questo unico momento di evasione e di felicità sembra ormai è passato per sempre, travolto dalle complicazioni.
4.4.17
 

La milite ignota

Teatro Tordinona 31 marzo 2017
Piccola Compagnia impertinente Presenta
LA MILITE IGNOTA
Con Ramona Genna
Regia di Pierluigi Bevilacqua

La sentenza della Fortezza da Basso, Bill Cosby, Sara Tommasi: abusi sessuali, fatti di cronaca e gossip. Queste le premesse de La Milite Ignota, la storia di un'aspirante attrice alle prese col provino più importante della sua vita. Dal finale a sorpresa. Il monologo doloroso e onirico di una donna a caccia di conferme. Su se stessa e sul proprio talento. Dove, naturalmente, ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.
Sabato 26 luglio 2008 alla Fortezza da Basso, a Firenze, succede qualcosa di terribile. Una violenza di gruppo ai danni una ragazza, poco più che ventenne. La giovane conosce alcuni di loro. La denuncia, le indagini, i rinvii a giudizio, i retroscena. Nel 2013 il Tribunale di Firenze condanna 6 imputati su 7, uno viene assolto, a 4 anni e mezzo di reclusione. La sentenza è del gennaio e sembra fare giustizia, a quasi 3 anni dall’inizio del processo. Un processo in cui il comune di Firenze si è costituito parte civile. Questa brutta storia sembra finire. Fino a quando i difensori dei 6 condannati ricorrono in appello. Nel marzo 2015 la Corte, ribaltando completamente la condanna, nelle quattro pagine della sentenza definisce la vicenda «incresciosa», ma «penalmente non censurabile». Secondo i giudici, la ragazza, bisessuale dichiarata, voleva con la sua denuncia «rimuovere» quello che considerava un suo «discutibile momento di debolezza e fragilità», ma «l’iniziativa di gruppo» non venne da lei «ostacolata». Scaduti i termini per il ricorso in Cassazione. La sentenza diventa definitiva. A luglio del 2016 sono state pubblicate le motivazioni. La milite Ignota è una pièce a metà tra cronaca e melodramma. La storia di una ex ragazza coraggiosa che oggi, così come ha scritto in una lettera, non desidera altro che l’oblio. Una vittima che ha deciso di nascondersi, dopo una lotta eroica. Una donna che sarebbe incivile, da parte nostra, dimenticare: la milite ignota.

Note di regia
Affrontare una storia come questa pone una questione di principio: da che parte stare.
Per quanto il teatro, nella drammaturgia così come nella regia, il più delle volte non prevedano questa possibilità.
La verità è che non si riesce a decidere.
Da entrambe le parti ci sono elementi che non riesci a decifrare, sia per la complessità legata al fatto di cronaca da cui è liberamente tratto, sia perchè non si può indagare in modo esaustivo la psicologia femminile di un personaggio come questo.
Abbiamo preferito farlo fluire, dare alla sua voce tutto, verità, alibi, omissioni, emozioni costruite o pure.
I martiri non hanno sempre ragione, non hanno sempre torto. Sono simboli.
piccola compagnia impertinente
3.4.17
 

Intorno a Salomé

Teatro Tordinona 25 Marzo 2017
INTORNO A SALOME’
regia 
VIVIANA DI BERT
con   
GIULIA PINZARI, 
STEFANO VILLANI, 
VALERIA DE MATTEIS, 
ANDREA FRAU, 
FILIZ ERCIYAS
ADRIANO GRECO

"Quel giorno il sole diverrà nero come un sacco di pelo, la luna diventerà come il sangue, e le stelle dal cielo cadranno sulla terra, come i fichi cadono dall'albero e i re della avranno paura."

Nel palazzo di Erode Antipa, dove egli vive con sua moglie, Erodiade, si sta svolgendo un banchetto che vede ospiti giudei, romani ed egizi.
La terrazza del palazzo è illuminata da una splendida ed incatevole luna, che presagirà all'ancella di corte e al Capitano delle guardie, perdutamente innamorato della principessa Salomè, ciò che il profeta Yokaanan annuncia dalla cisterna in cui è stato imprigionato.
Sventura e morte, in una partita a scacchi per il potere, dove il desiderio e il piacere carnale dettano le regole, lasciando che sia proprio la cecità della paura a commettere l'ennesimo omicidio
30.3.17
 

Intervista ai parenti delle vittime

Teatro dei Conciatori 22 marzo 2017
INTERVISTA AI PARENTI DELLE VITTIME
Scritto e diretto da Giuseppe Manfridi
con Melania Fiore
musiche originali di Antonio Di Pofi
scene di Antonella Rebecchini

Il testo, scritto in versi incalzanti come onde sonore che traducono in un rap prolungato il dipanarsi dei ricordi, è affidato allo straordinario talento di Melania Fiore, che di Manfridi ha già interpretato con enorme consenso 'La Castellana (un noir)'. A contrappunto del copione composto di parole, la partitura originale concepita per lo spettacolo dal Maestro Antonio Di Pofi.
"Una donna, mentre si prepara per un primo appuntamento a cena ricevuto da un suo corteggiatore, - afferma Giuseppe Manfridi - aspetta che la televisione trasmetta l'intervista da lei rilasciata pochi giorni prima e in cui parla (in modo assai convenzionale) di sua sorella più piccola trovata morta per overdose all'interno di una chiesa. Le circostanze e soprattutto il contesto anomalo della tragedia hanno sollecitato un grande interesse mediatico suggerendo l'idea di dedicare al fatto una sorta di special. Ora, nel tempo in cui sta per partire la trasmissione, e poi durante quello della messa in onda, la donna sente erompere dentro di sé la voglia di dire ciò che per davvero avrebbe dovuto dire ma che non ha detto, e si abbandona a un furente corpo a corpo con la sorellina scomparsa, ma pure con quel video in cui vede una se stessa contraffatta e plagiata dal mezzo in cui si muove prigioniera di un'immagine che si rifiuta di accettare. La verità di ciò che è stato prende corpo piuttosto adesso, nel tempo di uno zapping frenetico, e per la necessità che la protagonista sente di dover comprendere una volta per tutte le ragioni profonde che la legavano a quella ragazza capace di condizionare innumerevoli vite con la dittatura della sua tossicodipendenza".
30.3.17
 

Il bambino sogna

Teatro Lo Spazio 24 Marzo 2017
IL BAMBINO SOGNA
di Hanoch Levin
traduzione e regia Claudia Della Seta
Colonna Sonora (dalla regia originale di Levin ) Poldy Shatzman
con Afrodita Compagnia, Claudia Della Seta, Sofia Diaz, Antonio Fazzini, Federica Flavoni, Daniela Giovanetti, Maurizia Grossi, Mario Migliucci, Stefano Viali

Un sogno visionario, terribile e buffo, una favola dei nostri terribili tempi, che parla di chi ha dovuto lasciare la propria casa, in cerca di un futuro e di speranza, in tutti i tempi, in tutti i luoghi: il sogno di un bambino che attraversa questo lungo viaggio come fosse un circo pieno di pagliacci e di strane figure, fino ad arrivare alla Terra dei Bambini Morti che aspettano il Messia e la Resurrezione.
L'allegoria visionaria dei nostri giorni scritta da Hanoch Levin, drammaturgo israeliano, uno degli autori più grandi del nostro secolo.
30.3.17
 

Io rifiuto





Teatro Tordinona 17 marzo 2017 
"Io Rifiuto"
Scritto e diretto da
Francesca Romana Miceli Picardi
Interpretato da
Marina Cappellini
Manola Rotunno
Aiuto Regia e Tecnico audio luci
Lara Panizzi
Trucco ed effetti
Marzia Croce

Sinossi
Carolina e Carmela non si conoscono.
Ma si ritroveranno a condividere lo stesso spazio, lo stesso "risveglio".
Due donne agli opposti: caratterialmente e fisicamente.
Due donne del Sud, con lo stesso destino: rifiutate e finite nei rifiuti.

Note di regia
Il Sud e' una terra dove le montagne sembrano giganti sonnecchianti e il mare e' un testimone muto.
Tutti ne parlano, pochi lo conoscono veramente.
"Il silenzio e' d'oro" non e' solo un proverbio. Parlare, reagire, rifiutarsi sono tre verbi che fanno rima con pericolo e paura. Ancora oggi.
La storia di Carolina e Carmela e' una ferita che ogni meridionale si porta dentro. Nonostante le lotte e i grandi personaggi che si sono ribellati alla mafia e a quella cosa sporca, che si chiama omertà'.
Due storie "piccole" e dolorose.
Due donne forti e schiacciate, unite in un viaggio onirico, tenero, tragicomico, straziante e irriverente come sa esserlo solo la morte.
Specialmente se a parlare sono i morti "nascosti bene".
Quelli che mai nessuno troverà, quei morti che non avranno mai voce.
Racconto il mio Sud, quello che non vorrei esistesse.
Perché il Sud e' una Donna caparbia e bellissima, senza trucco e con i capelli ricci. Cammina scalza e ha troppe ferite sotto i piedi.
Racconto due anime che hanno scelto di combattere.
24.3.17
 

Conferenza Stampa Barbareschi

Teatro Eliseo 15 Marzo 2017
Conferenza stampa
"A causa dell'inerzia delle istituzioni e delle promesse eluse", il direttore artistico Luca Barbareschi annuncia "la chiusura del Teatro Eliseo". I dettagli sono spiegati in una conferenza stampa convocata per il 15 marzo nella sede del teatro romano. Qualche giorno fa Barbareschi aveva rivolto un appello al ministro della Cultura Franceschini. "Se non saranno rispettati i patti, tra due o tre giorni il Teatro Eliseo chiude, anche se fa il tutto esaurito". "So del coraggio e della passione che Barbareschi ha messo nel rilancio dell'Eliseo e apprezzo anche la qualità della programmazione. Conosco anche le difficoltà economiche del Teatro ma non sono dotato di bacchetta magica", aveva replicato il ministro. "Io posso operare solo nell'ambito della legge e delle regole del Fus. Dentro queste regole, e soltanto dentro queste regole, farò il possibile, come mi auguro si impegnino a fare gli altri livelli istituzionali e soprattutto quei privati che hanno a cuore il futuro di un grande teatro romano".
23.3.17
 

After the end

Teatro Tordinona  al 4 marzo 2017



AFTER THE END
di Dennis Kelly
traduzione Monica Capuani
diretto e interpretato da Tommaso Capodanno e Silvia Gussoni 
produzione Area06

After the end di Dennis Kelly, capolavoro della drammaturgia inglese contemporanea, diretto e interpretato dagli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” Tommaso Capodanno e Silvia Gussoni.
Dopo un devastante attacco terroristico, Louise si sveglia all’interno di un rifugio antiatomico. A portarla in salvo è stato Mark, amico e collega di lavoro, che per garantire la sopravvivenza di entrambi assume il controllo delle provviste accumulate nel bunker, dove la coppia rimarrà segregata finché le notizie trasmesse alla radio non scongiureranno il pericolo di contaminazioni nucleari. Nell’attesa del cessato allarme le giornate trascorrono lente, fra continui battibecchi e interminabili partite a Dungeons & Dragons. Ma le cose saranno andate veramente così...?
Un testo dal ritmo serrato, che indaga con irresistibile humor gli aspetti più torbidi della paura e dell’amore, e che attraverso un meccanismo teatrale inesorabile sa arrivare allo spettatore acuto e tagliente... come un coltello
15.3.17
 

Dimmi che mi ami

Teatro Vascello 6 marzo 2017 | DANZA
DIMMI CHE MI AMI
coreografia Simona Cieri
soggetto Rosanna Cieri
musiche originali Daniele Sepe
disegno luci Rosanna Cieri
costumi Marco Caboni
danzatori Veronica Abate, Martina Agricoli, Andrè Alma, Maurizio Cannalire, Simona Gori
regia Rosanna e Simona Cieri
produzione  Motus Danza

MOTUS anticipa la Festa della Donna
"DIMMI CHE MI AMI" DI MOTUS UN GRIDO D'ALLARME CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE
La "danza scomoda" dei MOTUS è di nuovo impegnata in una battaglia nazionale per denunciare quella che può essere definita una vera e propria strage. Con "Dimmi che mi ami", in scena al Teatro Vascello di Roma il 6 Marzo 2017 ale ore 21, la Compagnia lancia un grido d'allarme contro il femminicidio, fenomeno in aumento che registra in Italia una vittima ogni due giorni e mezzo e che, nella maggioranza dei casi, è perpetrato da un familiare o da una persona con cui la vittima ha avuto una relazione.
Addentrandosi nelle cause e nei meccanismi psicologici che conducono gli uomini ad arrogarsi diritto di vita o di morte sulle loro compagne, MOTUS analizza la diminuzione della percezione di realtà che viene dall'attutirsi del sentire e dall'incapacità di avvertire il valore delle cose, tipiche del mondo contemporaneo in disgregazione. In un contesto affettivamente precario, la ricerca di amore assume la connotazione di un affannoso e spasmodico inseguimento per raggiungere il possesso dell'altro, come unico sbocco possibile ai propri conflitti interiori. E la violenza contro le donne diviene "uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini" come sancisce l'Assemblea Generale Onu.
I comportamenti amorosi ambientati in questa cornice sgangherata, sono fotografati da MOTUS come surrogato di certezze che non ci sono, in grado di sopperire a bisogni esistenziali che altrove non possono essere soddisfatti. E allora sulla scena si alternano varie solitudini, dal bisogno di tenerezza all'esibizionismo, dalla ricerca spasmodica del partner, alla violenza del tutti-contro-tutti. Ma più di tutte domina la solitudine delle donne che subiscono violenza (6 milioni e 788 mila, solo in Italia, secondo i dati Istat 2015) spesso incapaci di denunciare i propri carnefici e non sufficientemente tutelate anche quando trovano il coraggio di denunciarli. La stessa solitudine di Giordana Di Stefano, danzatrice appena ventenne, accoltellata e uccisa a Nicolosi il 7 Ottobre 2015 dall'ex fidanzato che aveva denunciato per stalking, alla quale MOTUS dedica lo spettacolo.
Interpretato da Veronica Abate, Martina Agricoli, Andrè Alma, Maurizio Cannalire, Simona Gori, su coreografie di Simona Cieri e regia di Rosanna e Simona Cieri, lo spettacolo è frutto della collaborazione con il compositore napoletano Daniele Sepe, uno degli autori più interessanti e prestigiosi del panorama nazionale, che firma le musiche originali.
14.3.17
 

Zombitudine

Teatro India, 5 marzo 2017
Zombitudine
testo, regia, interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano
scene e costumi Alessandra Muschella
ideazione luci Marco Fumarola, Daniele Passeri
luci Omar Scala, Matteo Selis

produzione Frosini/Timpano Kataklisma
coproduzione Teatro della Tosse
Fuori Luogo, Teatro dell’Orologio / Progetto Goldstein
Accademia degli Artefatti
con il sostegno del Teatro di Roma nell’ambito del progetto “Perdutamente”

Qualcosa sta arrivando. La minaccia è là fuori, il teatro ultima porzione riparata di terra in cui rifugiarsi nell’attesa della Loro venuta. Ma Loro chi? Gli zombie, i rivoluzionari, la Morte? Un evento straordinario che cambierà la storia? Non lo sappiamo. Non lo sa il pubblico, lo ignorano un uomo e una donna assediati sul palco in logorante e beckettiana attesa. Forse sì, davvero stanno arrivando gli zombie. Ma non sono esseri mostruosi e imputriditi dalle tombe. Siamo noi. Automi caracollanti, burattini che si trascinano già morti lungo traiettorie claustrofobiche e obbligate, sui binari in decomposizione di questa società frenetica e insensata dove pericolo e salvezza sono la stessa cosa e i vivi e defunti hanno lo stesso inutile afflato rivoluzionario.
14.3.17
 

Acqua di colonia

Teatro India 2 marzo 2017
Acqua di colonia
testo, regia, interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano
ogni sera lo spettacolo ospita in scena un ospite che
non conosce lo spettacolo Aicha Cisse (28 febbraio)
Sara Gomida (1 marzo), Barny Muheddin H. (2 marzo)
consulenza Igiaba Scego
voce del bambino Unicef Sandro Lombardi
scene e costumi Alessandra Muschella, Daniela De Blasio
luci Omar Scala
produzione Romaeuropa Festival, Teatro della Tosse, Accademia degli Artefatti
con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio
Si ringrazia il Teatro di Roma
L’Africa. Un mondo indistinto, generalizzato, lontano. Luogo comune in cui racchiudere le nostre ampie dosi di pregiudizio e di paura prescindendo dalle specificità di ogni sua terra, nazione, popolo. Somalia, Libia, Eritrea, Etiopia sono solo nomi astratti, non paesi reali, e comunque “noi” con “loro” non abbiamo nulla a che spartire. Anche gli africani sono tutti uguali, e lo sono le masse indistinte di profughi, di migranti che ogni mattina incrociamo per strada, sull’autobus o in stazione. Così è stato il colonialismo nostrano: una storia bicentenaria di abusi e prevaricazioni che oggi va solo rimossa, ricacciata sotto il tappeto e dimenticata. Lavata via come un cattivo odore da una bella passata di acqua di colonia.
13.3.17
 

Il primo bacio....Il vero amore non si scorda mai

Teatro Tordinona 5 Marzo 2017
IL PRIMO BACIO…E’ VERO NON SI SCORDA MAI!
di Renato Giordano
Regia Renato Giordano
in collaborazione con Rossella Izzo
con
Livia Cascarano, Francesco Bruni, Carolina Ceccarelli, Aba Cividini, Elena Crupi, Andrea Lombardo, Alice Longo, Fiammetta Mancini, Giorgia Mistretta, Mattia Nissolino, Maria Elena Pepi.
Lo spettacolo di Renato Giordano in collaborazione con l’Actor’s Planet di Rossella Izzo in scena DA UNDICI ANNI consecutivamente!!
Ogni giorno decine di ragazzi si danno il primo bacio e poi lo postano sul sito da 11 anni!!!!!!!

Torna a Roma come tutti gli anni al Teatro Tordinona, “il PRIMO BACIO” quello che fu uno spettacolo evento sulla rete: nella prima edizione tre anni di repliche consecutive solo con il tam tam della Rete. E’ stato (ed è ancora) un caso: il popolo di internet racconta come è stato il primo bacio sul sito www.ilprimobacio.com, e nasce lo spettacolo teatrale dei record: più di VENTIMILA storie di Primi Baci raccolte da Renato Giordano (che ancora oggi ne riceve decine a settimana).

Lo spettacolo “Il primo bacio” di Renato Giordano, torna in scena a Roma a grande richiesta, come ormai è tradizione tutti gli anni, ed è un vero ed unico caso. L’estate 2007 l’autore e regista Renato Giordano ha creato un sito, e l’ha poi mandata a vari blog, la richiesta: raccontatemi il vostro primo bacio, diventerà uno spettacolo teatrale. E’stato immediatamente sommerso da storie di primi baci inviati da ovunque, (ormai sono più di 20.000), e da richieste di prenotazioni per vedere lo spettacolo. A tal punto che nel novembre 2007 sono iniziate delle repliche con sempre il tutto esaurito nella sala del Teatro Tordinona, solo con le prenotazioni avute attraverso il tam tam della rete, repliche che hanno registrato nella prima edizione tre anni di repliche consecutive. Da allora ogni anno lo spettacolo viene ripreso!
Una cosa è certa, tutti ricordano il primo bacio!
E ce ne sono di tutti i tipi: teneri, imbarazzati, sensuali, imbranati, selvaggi, schifosi, curiosi, casti, a pennello, umidi, sfuggenti, viscidi, eroici, fraterni, vampireschi, timidi, violenti, a bocca chiusa, semiaperta o linguacciuti, da serpente o da pesce!!! E anche se sembrava perso nei ricordi, a pensarci un attimo viene alla mente Lui/Lei,e come è andata quella volta. E si ricorda la lunga attesa, e le prove sui vetri delle finestre o sul palmo della mano, i racconti degli altri più esperti, i film, grandi maestri di tecnica virtuale, e la musica che immancabilmente ha fatto da colonna sonora.
A Renato Giordano, a tutt’oggi sono arrivate quasi ventunomila storie di primi baci! E le sorprese sono tantissime, i risultati sono inaspettati! Ogni sera allo spettacolo vengono invitate alcune delle persone che hanno mandato la storia del loro Bacio, e anche loro vengono applaudite a fine spettacolo. Ed anche tutti gli spettatori vengono invitati a compilare un questionario sul “loro” primo bacio. Alcuni di questi vengono selezionati immediatamente e lo spettacolo così diventa interattivo. L’anno scorso è stato ripubblicato un libro di Giordano con 100 storie di primo bacio, che è alla seconda edizione, un format televisivo, è stata fatta la versione musical al Festival della Versiliana, è andato in scena a New Jork….
E’ ancora possibile inviare storie sul sito www.ilprimobacio.com sempre attivo. Anche quando non c’è lo spettacolo mediamente arrivano 20 storie di primi baci a settimana, (tanti giovani danno il loro primo bacio e poi mandano il racconto al sito) oppure su www.teatrotordinona.it. Da alcuni anni lo spettacolo è proposto in collaborazione con Rossella Izzo ed i suoi giovani attori dell’Accademia Actor’s Planet .
10.3.17
 

La Divina Sarah

Teatro India, 24 febbraio 2017
La Divina Sarah
da Memoir di Sarah Bernhardt di John Murrell
adattamento Eric-Emmanuel Schmitt
regia Marco Carniti
con Anna Bonaiuto e Gianluigi Fogacci
scene Francesco Scandale
costumi Maria Filippi
musiche Paolo Daniele
produzione Teatro e Società
“La Divina Sarah è un atto d’amore per una diva immortale. Una donna che con la sua arte e le sue stravaganze ha costruito il primo esempio di divismo della storia dello spettacolo al femminile”, racconta Marco Carniti. Una pièce che indaga l’animo di una artista, una vera e propria diva anticonformista, che per prima si impose sulla scena mondiale in abiti maschili. Storia di un mito vivente ripercorso attraverso il segretario-schiavo con il quale si instaura un rapporto sadomasochistico. Un testo sarcastico in cui il comico si alterna al drammatico per ricreare l’immagine di una celebre artista e della sua complessa personalità, svelando l’essenza che si cela dietro la maschera e le ferite che si nascondono dietro ogni arte, e di cui ogni arte si nutre. Con il rapido entrare e uscire dalla finzione teatrale, ne emerge una Sarah Bernhardt completamente messa a nudo, iconica, grottesca, esasperata e disperata di fronte all’inevitabile fine.
5.3.17
 

Theatrum Mundi - Assemblea cittadina per il teatro





Teatro India 25 Febbraio 2017
Roma Theatrum Mundi - Assemblea cittadina per il teatro

Il Teatro di Roma accoglie l’incontro pubblico con gli artisti e gli operatori della cultura e dello spettacolo della Capitale promosso da Graziano Graziani, Sergio Lo Gatto, Andrea Porcheddu, Attilio Scarpellini (PRE-OCCUPAZIONE – Gruppo di studio e di intervento per il teatro).
L’incontro ha come obiettivo quello di allargare il dialogo fra realtà istituzionali e creatività indipendente, in una città che deve disegnare una nuova prospettiva e una nuova politica culturale, in uno scenario in trasformazione, all’insegna del dialogo e della condivisione. In una città in affanno e che esprime gravi disfunzioni, l’incontro vuole provare a definire con gli artisti alcuni punti cardine di un possibile e nuovo sviluppo culturale della metropoli, nella quale la cultura deve svolgere un ruolo di traino e di rilancio.
Roma deve ridefinire la propria identità e missione tanto a livello locale, quanto a livello nazionale e internazionale. Di questa ridefinizione identitaria la cultura, le arti e i saperi non possono che rappresentare il cuore simbolico.
Qual è oggi il ruolo dell’arte all’interno del sistema generale della cultura? Come avviare un nuovo dialogo fra le istituzioni e le istanze che gli artisti esprimono in ogni epoca? Di quali nuovi spazi e infrastrutture questo sviluppo necessità oggi?
Quali gli spazi a disposizione e quali quelli da riconvertire a questa nuova missione?
Come si deve ridefinire una nuova politica culturale in cui la “crescita” si affianca alla conservazione e alla promozione del patrimonio?
Come possono contribuire ulteriormente a questa ridefinizione di sistema le forme del teatro a Roma?
Quale ulteriore contributo può offrire il Teatro di Roma e a quali ulteriori sviluppi e prospettive può ambire il Teatro Nazionale della Capitale?
Quali le azioni da realizzare affinché la scena romana possa ritrovare nuova vitalità e sviluppo?
Quali strumenti di politica culturale attivare per rispondere alle domande delle generazioni del teatro, che non da oggi chiedono spazi e tempi per la creazione, maggiori opportunità di produzione, di scambio e di confronto tra i linguaggi e le urgenze di questo momento storico? Come rilanciare possibilità di sinergia e crescita che sembrano farsi sempre più rarefatte?
Come rendere meno precaria e legata a accadimenti estemporanei la creatività delle nuove generazioni? Come investire sugli artisti del territorio e evitare la loro dispersione o rinuncia? Come rendere Roma più attrattiva a livello nazionale e internazionale?
Come costruire un sistema plurale di luoghi e interventi diffuso sull’intero territorio metropolitano che abbia nel teatro il proprio volano?
Come immaginare nuove prospettive, non soltanto per la creatività contemporanea degli artisti, ma anche per la loro costante formazione e aggiornamento, anche attraverso scambi e relazioni internazionali meno episodiche e più sistematiche?
Quali strategie immaginare per allargare la partecipazione delle diverse comunità che compongo una città unica al mondo e che oggi appare sempre più frammentata?
È possibile immaginare nuovi incubatori delle imprese artistiche? E’ possibile istituire forme integrate di reddito per gli artisti? Risulta sempre più vivo il bisogno di raccogliere attorno allo stesso tavolo il maggior numero possibile di artisti, operatori, istituzioni e spettatori, per lanciare insieme una riflessione che possa arricchirsi e rinnovarsi.
L’incontro programmato non avrà la forma di un convegno, sarà invece un momento di dialogo, di denuncia e di proposta. Per arrivare alla formazione di un’assemblea cittadina per il teatro.
L’incontro sarà aperto dal direttore del Teatro di Roma, Antonio Calbi, e chiuso dal vicesindaco e assessore alla Crescita Culturale di Roma Capitale, Luca Bergamo.
Per una Capitale
mondiale della cultura
Uscire dalla crisi rilanciando la cultura. Questo l’obiettivo dell’incontro cittadino “Roma Theatrum Mundi” (Teatro India, sabato 25 febbraio dalle 10 alle 18), e ne ragioniamo con uno dei promotori, il critico Andrea Porcheddu.
Come si è concretizzata l’iniziativa?
L’idea parte da una chiacchierata con i colleghi e amici critici Attilio Scarpellini, Sergio Lo Gatto, Graziano Graziani. Ci siamo resi conto che c’è da rilanciare il dibattito sullo stato del teatro in città, perché da un lato abbiamo una realtà pubblica, il Teatro di Roma, che è in crescita, sta lavorando molto bene, e dall’altro un’amplissima popolazione di artisti e tecnici, anche di livello, che invece fa una gran fatica. Ci sono spazi che chiudono, altri sgomberati, difficoltà a coinvolgere pubblico, produrre, rispetto ad altre città d’Italia che invece lavorano, e bene, come Milano, Bologna, Genova.
Quando è cominciata la china discendente?
Dagli inizi degli anni Duemila, Roma ha segnato il passo, considerando anche che dovrebbe essere la Capitale mondiale della cultura. Quello che viviamo non è all’altezza di altre metropoli se pensiamo a Parigi, Berlino, Londra; città che si sono anche reinventate proprio su modelli culturali. Da noi ultimamente le questioni si sono aggravate, è un declino costante avvertito da tutti, tant’è che i migliori artisti emersi dalla fine degli anni Novanta sono di fatto emigrati dove hanno trovato ospitalità e produzioni. Forse siamo a un punto di non ritorno, tutti un po’ stanchi, anche noi osservatori viviamo questa fatica quotidiana del fare cultura.
Uno dei motivi di questa situazione è la tendenza, in corso da tempo, a mettere la cultura a profitto immediato, il che, in particolare per il teatro, è un discorso pericoloso, dal fiato corto.
Totalmente d’accordo, tra l’altro la nuova riforma ministeriale del teatro punta molto sui dati quantitativi, proprio sul botteghino, per cui poi si trovano strani ibridi di attori famosi del cinema che provano a fare teatro per richiamare pubblico, spesso con esiti sconcertanti. È chiaro che lo Stato debba investire in cultura, sulla possibilità di far fare teatro e farlo vedere a tutti, non solo a chi si può permettere di pagare biglietti costosissimi o di affittare spazi per mettere in scena i propri spettacoli. D’altro lato, però, anche con la cultura si può fare profitto: con la nuova direzione, la Reggia di Caserta produce anche welfare, cioè una capacità di vita migliore a chi va a visitare quel fantastico sito culturale. Stesso discorso per il Festival di Avignone: gli studi hanno dimostrato che, per ogni euro investito, ne tornano almeno sette in forma di indotto. Sono esperimenti che possono essere motore di sviluppo delle città: abbiamo gli esempi di Bilbao, Barcellona, Glasgow, che hanno un patrimonio culturale decisamente inferiore al nostro, ma che hanno investito sullo spettacolo, sull’arte, sulla creatività e sono rinate, con una scommessa sui saperi anche redditizia per la comunità stessa. Sono convinto che una buona politica culturale possa anche autosostenersi, è paradossale che in Italia vada in fallimento l’Arena di Verona, evidentemente c’è qualcosa che non torna.
Altro elemento è la crisi del teatro come fatto sociale. Il costante calo di pubblico, che investe anche il cinema, è dovuto pure all’avvento del digitale e al venir meno dei momenti di aggregazione.
Anche questo è un punto spinoso e contraddittorio. È un dato di fatto, le famiglie non possono permettersi 35 euro a biglietto per vedere uno spettacolo che poi magari neanche piace. D’altra parte, però, esiste uno zoccolo duro di spettatori, anche numeroso: fino al 2015 i dati di affluenza erano molto alti, quindi c’è una resistenza dell’edifico teatrale come spazio dove ci si incontra, l’unico rimasto a parte lo stadio. A teatro ci si parla, ci si guarda negli occhi: nonostante una politica che va esattamente in senso contrario, il digitale, le fiction televisive, evidentemente questo bisogno è ancora molto forte. C’è poi una vivacità creativa, ma manca una capacità amministrativa di cogliere questi fermenti: non chiediamo miracoli, ma spazi, finanziamenti, strutture adeguate; se per andare all’India non c’è neanche un autobus, è ovvio che non ci si va, mettere una linea di trasporti è un segno di civiltà che porta dei frutti. Altro elemento ancora è il necessario ricambio generazionale, il teatro italiano vive di un manipolo di eroi che sono gli abbonati, però c’è un invecchiamento di questo tipo di spettatori. Allora bisogna trovarne altri, giovani, con un teatro che parli del loro tempo, col loro linguaggio, con artisti che siano loro coetanei. Dare anche spazio a giovani artisti vuol dire trovare pure un giovane pubblico, e quindi rifare del teatro un luogo di discussione viva.
Quella del “Roma Theatrum Mundi” sarà una giornata lunga.
Tanti temi, tanti relatori già iscritti, tanti artisti vogliono partecipare e prendere parola. Ci saranno anche il direttore del Teatro di Roma Antonio Calbi e l’assessore alla Cultura Luca Bergamo, speriamo di uscire da lì con una proposta.

Presentazione di Antonio Calbi

1 parte
Antonio Calbi
Attilio Scarpellini
Andrea Porcheddu
Graziano Graziani
Sergio Lo Gatto

2 parte
Stefania Minciullo
Fabrizio Parenti
Ass. Facciamo La Conta
Valentina Salerno
Tiziano Panici
Carla Romana Antolini
Luigi Tamburrini
Luca Bergamo

3 parte
Veronica Cruciani
Silvia Rampelli
Valentino Orfeo
Carlo Infante
Roberta Scaglione
Fabrizio Pallara
Gruppo Resilienza Roma
Alessandra Ferraro
Anna Maria Chilli

4 parte
Carlo Salvatori
Francesco Picciotti
Guido di Palma
Daniela Giordano
Giorgina Pilozzi
Fabio Corallini
Antonio Calbi
4.3.17
 
 
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