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Festival Schegge d'Autore - Premiazione 2015

Teatro Tordinona 23 Dicembre 2015
DECRETATI I VINCITORI DELLA XV EDIZIONE DEL
“FESTIVAL SCHEGGE D’AUTORE”
Corti teatrali, monologhi e atti unici
Il Maestro Ettore Scola
premia il Miglior Corto

Grande partecipazione per la serata di Premiazione di SCHEGGE D’AUTORE, il Festival di Drammaturgia italiana, giunto alla XV edizione. Lo scorso mercoledì 23 dicembre, nella sala Pirandello del centralissimo Teatro Tordinona, dopo un dibattito introduttivo sulla critica e l’editoria teatrale, sono stati decretati i Vincitori dei Premi al Miglior Corto teatrale, Miglior Atto Unico e Miglior Monologo della XV edizione. La serata è stata presentata dal Direttore Artistico Renato Giordano, alla presenza di illustri ospiti, tra cui, il Maestro Ettore Scola, quest’anno nella Giuria del Festival, che ha consegnato importanti riconoscimenti: il Premio per il Miglior Corto a Giovanni Antonucci per il corto teatrale, dal titolo “Il Gusto”, e i Gran Premi della Giuria alla Carriera al drammaturgo Mario Fratti e allo stesso Giovanni Antonucci.
Il riconoscimento per il Miglior Spettacolo è stato assegnato a Sara Calanna e G. Spinozzi, per il corto “Il gatto nel bidet”, con Tiziano Floreani e Sara Calanna. Il Miglior Atto Unico è stato quello di Carlangelo Scillamà per “La pulitrice, il bancario e quel diavolo di una mucca”. Il Miglior Monologo ad aggiudicarsi il Premio è stato il testo di Salvatore Scirè per “Mare d’inverno”. Vince il premio per il Miglior Attore sulla scena Luigi Tani per “Il Gusto” di Giovanni Antonucci.
La Migliore Attrice ad interpretare uno spettacolo in gara è stata Liliana Paganini, autrice ed interprete protagonista del corto “E’ tempo di Guerra”. Una Segnalazione Speciale è andata all’attrice Anna Alegiani per la sua interpretazione ne “La ballata di Gori”.
Miglior Interprete non Protagonista è risultata l’attrice Roberta Russo per “The End” di Alessandro Iori.
Vince il premio per la Miglior Regia l’autore Renato Capitani per “Il mio gatto mi crede un gatto… ma è una brava persona”. Il Premio come Miglior Artista per le Arti Figurative è stato vinto da Ruslan Ivanytskyy, mentre il Premio al Miglior Autore Internazionale è andato all’artista russa Elena Rastegaeva.
Una Segnalazione Speciale è andata infine al Progetto TBM, dal titolo “Un giorno dal Dottore” di Filomena Lasaracina.
Presenti all’evento il Maestro Pietro Carriglio, i critici teatrali Marco Palladini, Vincenzo Sanfilippo e gli editori teatrali Enrico Bernard, Luciano Lucarini e Raffaele Aufiero.
Il Festival Schegge d’Autore, promosso dallo SNAD (Sindacato Nazionale Autori Drammatici e Radiotelevisivi) e dall' INPS – Fondo PSMSAD, è dedicato ai nuovi autori teatrali italiani. Un evento unico, dove la scrittura drammaturgica è protagonista, in un paese in cui per i nuovi autori è sempre più difficile andare in scena. Un Festival coinvolgente, ma anche un osservatorio sulla vitalità del teatro e le sue continue evoluzioni.
26.12.15
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The carnage


Teatro dell’Orologio 20 dicembre 2015
THE CARNAGE
con Michele Bevilacqua, Max Caprara, Veronica Milaneschi e Giada Prandi
testo e regia Max Caprara
disegno luci Luca Carnevale
musiche originali Stefano Switala
assistente alla regia Prisca Liguori Rebagliati
produzione Aut-Out in collaborazione con Otni e Sycamore T Company
Una tragicommedia scritta da Max Caprara mossa da un ritmo sferzante sempre imprevedibile e da una straordinaria aderenza alle nevrosi e alle velleità espresse dalle nostre società borghesi. Racconta con ironia le competitività e le sfumature della stupidità sociale portando in scena quattro personaggi che il pubblico non dimenticherà facilmente destinati ad implodere fragorosamente.
BIOGRAFIA
Aut-Out e OTNI sono due realtà indipendenti che si uniscono per lo spettacolo Carnage. Aut-Out dal 2007 si occupa di tematiche sociali e si propone come terreno fertile per lo scambio, lo studio e la sperimentazione di nuovi linguaggi teatrali. OTNI - Oggetti Teatrali Non Identificati – è nata 15 anni fa dall'incontro di singoli artisti attorno a progetti di drammaturgia contemporanea in cerca di nuovi linguaggi e nuovi rapporti con il pubblico.
26.12.15
 

COURTESY. Il discorso della danza - 18 dic.


Angelo Mai, Roma 17 e 18 dicembre 2015

COURTESY. Il discorso della danza
Discorso artistico, alla nazione, informazione scientifica, performance, deliquio, politica

relatori 17 dicembre:
cristina rizzo, silvia bottiroli, gigi argyropoulou, lorenzo donati, alessandro carboni, leone barilli, silvia rampelli, viviana gravano
sergio lo gatto, yuri elena, emanuele trevi, gaia clotilde cernetich

relatori 18 dicembre:
lucia amara, piersandra di matteo, paola stella minni, kinkaleri le supplici mk, valentina valentini, donatella bertozzi, alessandra sini, gianluca brogna, china wow | francesca cuttica, claudia di muta imago, barok the great, giorgina pilozzi e luigi de angelis

Giovedì 17 e venerdì 18 dicembre a partire dalle ore 20.30 per le due ore successive si inviteranno artisti, coreografi, giornalisti, studiosi a intervenire su un argomento generale come “la danza”, oggi. Poche le indicazioni date ai relatori, cui viene chiesto, partendo dalla sola presenza di un microfono, di interpretare liberamente l’argomento stando dentro a una durata compresa tra i 3 e i 30 minuti. La genericità dell’argomento offre una sponda ideale per modulare i diversi interventi che, abbandonando la tradizionale relazione o l’intervento biografico-aneddotico, vanno dalla divulgazione scientifica al soliloquio, dalla performance afasica al dialogo ispirato.
La commistione di “relatori” accosta tanto personalità note dell’ambiente coreutico quanto la presenza di assoluti outsider, garantendo non solo la giusta eccentricità e vivacità, ma anche la formazione di un arabesco vivo e ritmico, capace di far venire a galla le diverse posture possibili quando si parla di danza. Courtesy. Il discorso della danza è il titolo evocativo scelto per questo nuovo formato per-formativo, dove al pubblico si offre un oggetto artistico autonomo che si auto-interroga sulla danza, oggi. Alcune compagnie italiane (mk, Kinkaleri e Le Supplici) tra le più apprezzate del panorama coreutico contemporaneo nazionale e transnazionale, si stanno da tempo interrogando sui nuovi formati, anche legati alla formazione, e questo pare un primo invito audace a condividere le necessità di produrre un discorso sulla danza capace anche di reinventare i contorni e la realtà. Perché i movimenti sono sempre due: quello che dalla scena arriva e quello che alla scena ritorna.
Con l’intelligente irriverenza a cui ci hanno da tempo abituato le tre compagnie presenteranno anche KLM acronimo e nuova intuizione condivisa dalle tre formazioni nata non solamente con l’idea di instaurare una geografia interregionale di progettazione, ma anche con la volontà di unirsi attorno a un progetto triennale che possa far risuonare alcune urgenze legate tanto alla performance quanto alla formazione, tanto alla riflessione attorno al discorso coreografico contemporaneo, quanto agli eventi.
Attraverso la costruzione di un programma condiviso KLM si pone come primo scopo quello di un confronto costante e aperto su cosa significhi “fare ricerca” oggi e quali siano i luoghi che possano accoglierla, fuori dalla logica strettamente distributiva dei prodotti culturali.
Courtesy.Il discorso della danza.
Discorso artistico, alla nazione, informazione scientifica, performance, deliquio, politica.
Due giorni di presa di parola continua, in solitudine davanti ad un microfono. Dai 3 ai 30 minuti una successione di interventi che hanno come centro la danza e come obiettivo quello di misurare le distanze da questo centro. Fino all’orizzonte più lontano; cosmologico se possibile. Un invito a condividere con i relatori invitati la necessità di produrre discorsi e invenzioni della realtà, arrotondando le parole verso il movimento.
26.12.15
 

Creditori

Teatro Cometa Off 19 Dicembre 2015
Creditori
di August Strindberg
traduzione e adattamento di Lorenzo de Liberato
con Benedetta Corà, Fabrizio Milano e Stefano Patti
Regia di Gianluigi Fogacci
Adolf, un artista che vive una profonda crisi creativa e matrimoniale, si confessa e si rifugia tra le braccia apparentemente amichevoli di Gustav, ignaro che questi (primo marito della moglie Tekla) lo manipola con abilità luciferina intenzionato a riscuotere il credito della sofferenza da lui patita per l'abbandono subito; dopo aver demolito la fraglie personalità del pittore, lo indottrina a distruggere il proprio matrimonio, gettando una luce del tutto negativa sulla figura della moglie. Ma quando arriva Tekla non tutto si svolge secondo i piani... Ne nasce un gioco al massacro a cui giova tantissimo l'unità di tempo e di luogo, con un tragico epilogo, il tutto attraversato da una grazia e da una sapienza drammaturgica da grande capolavoro.
26.12.15
 

La coscienza di Zeno spiegata al popolo

Teatro Belli 16 dicembre 2015
LA COSCIENZA DI ZENO SPIEGATA AL POPOLO
GOULASH BLUES EXPLOSION
scritto da Stefano Dongetti con la collaborazione di Riccardo Cepach, Alessandro Mizzi e Paolo Rossi
Con Laura Bussani, Stefano Dongetti, Alessandro Mizzi
Musica: Riccardo Morpurgo – piano, Franco Trisciuzzi - chitarra
Scene e attrezzeria Fabrizio Comel
Regia di Paolo Rossi
La vita non è né bella brutta è originale (Italo Svevo).
Questo è lo spirito dell’ardita operazione di rilettura di celebri episodi de “La coscienza di Zeno” in forma happening per uno spettacolo diverso ad ogni replica per la Compagnia del Pupkin Kabarett.
Solo loro, forse, potevano cimentarsi nella spericolata impresa di mescolare il vecchio e nuovo unire jazz, blues, pop e il rock alla letteratura e al cabaret.
Preparatevi a un entusiasmante viaggio nelle scandalose pagine di Joyce, nella poesia e nel cinico umorismo di Saba e in quell’irresistibile vademecum delle nevrosi dell’uomo moderno che è La Coscienza di Zeno di Italo Svevo. Attori e musicisti sul palco Paolino “Little King” Rossi in cabina di regia saranno agli occhi del pubblico, le guide in un elettrizzante e provocatorio itinerario tra cultura alta bassa, mito e realtà e in cui sarà sempre consigliabile perdere la rotta con scanzonata spregiudicatezza.
Una coproduzione Bonawentura/Teatro Miela - Il Rossetti/Teatro Stabile FVG in collaborazione con La Corte Ospitale e il Museo Sveviano del Comune di Trieste
26.12.15
 

COURTESY. Il discorso della danza - 17 dic

Angelo Mai, Roma 17 e 18 dicembre 2015

COURTESY. Il discorso della danza
Discorso artistico, alla nazione, informazione scientifica, performance, deliquio, politica

relatori 17 dicembre:
cristina rizzo, silvia bottiroli, gigi argyropoulou, lorenzo donati, alessandro carboni, leone barilli, silvia rampelli, viviana gravano
sergio lo gatto, yuri elena, emanuele trevi, gaia clotilde cernetich

relatori 18 dicembre:
lucia amara, piersandra di matteo, paola stella minni, kinkaleri le supplici mk, valentina valentini, donatella bertozzi, alessandra sini, gianluca brogna, china wow | francesca cuttica, claudia di muta imago, barok the great, giorgina pilozzi e luigi de angelis

Giovedì 17 e venerdì 18 dicembre a partire dalle ore 20.30 per le due ore successive si inviteranno artisti, coreografi, giornalisti, studiosi a intervenire su un argomento generale come “la danza”, oggi. Poche le indicazioni date ai relatori, cui viene chiesto, partendo dalla sola presenza di un microfono, di interpretare liberamente l’argomento stando dentro a una durata compresa tra i 3 e i 30 minuti. La genericità dell’argomento offre una sponda ideale per modulare i diversi interventi che, abbandonando la tradizionale relazione o l’intervento biografico-aneddotico, vanno dalla divulgazione scientifica al soliloquio, dalla performance afasica al dialogo ispirato.
La commistione di “relatori” accosta tanto personalità note dell’ambiente coreutico quanto la presenza di assoluti outsider, garantendo non solo la giusta eccentricità e vivacità, ma anche la formazione di un arabesco vivo e ritmico, capace di far venire a galla le diverse posture possibili quando si parla di danza. Courtesy. Il discorso della danza è il titolo evocativo scelto per questo nuovo formato per-formativo, dove al pubblico si offre un oggetto artistico autonomo che si auto-interroga sulla danza, oggi. Alcune compagnie italiane (mk, Kinkaleri e Le Supplici) tra le più apprezzate del panorama coreutico contemporaneo nazionale e transnazionale, si stanno da tempo interrogando sui nuovi formati, anche legati alla formazione, e questo pare un primo invito audace a condividere le necessità di produrre un discorso sulla danza capace anche di reinventare i contorni e la realtà. Perché i movimenti sono sempre due: quello che dalla scena arriva e quello che alla scena ritorna.
Con l’intelligente irriverenza a cui ci hanno da tempo abituato le tre compagnie presenteranno anche KLM acronimo e nuova intuizione condivisa dalle tre formazioni nata non solamente con l’idea di instaurare una geografia interregionale di progettazione, ma anche con la volontà di unirsi attorno a un progetto triennale che possa far risuonare alcune urgenze legate tanto alla performance quanto alla formazione, tanto alla riflessione attorno al discorso coreografico contemporaneo, quanto agli eventi.
Attraverso la costruzione di un programma condiviso KLM si pone come primo scopo quello di un confronto costante e aperto su cosa significhi “fare ricerca” oggi e quali siano i luoghi che possano accoglierla, fuori dalla logica strettamente distributiva dei prodotti culturali.
Courtesy.Il discorso della danza.
Discorso artistico, alla nazione, informazione scientifica, performance, deliquio, politica.
Due giorni di presa di parola continua, in solitudine davanti ad un microfono. Dai 3 ai 30 minuti una successione di interventi che hanno come centro la danza e come obiettivo quello di misurare le distanze da questo centro. Fino all’orizzonte più lontano; cosmologico se possibile. Un invito a condividere con i relatori invitati la necessità di produrre discorsi e invenzioni della realtà, arrotondando le parole verso il movimento.
26.12.15
 

La pulitrice, il bancario e quel diavolo di una mucca


CARLANGELO SCILLAMA’ “La pulitrice, il bancario e quel diavolo di una mucca”

26.12.15
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La ballata di Gemma Donati


GIANCARLO GORI “La ballata di Gemma Donati”

26.12.15
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Donne che non t’aspetti


GIANNALBERTO PURPI “Donne che non t’aspetti”
26.12.15
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Un giorno dal Dottore


FILOMENA LASARACINA “Un giorno dal Dottore”
26.12.15
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Bangkok senza Ritorno


RENATO GIORDANO “Bangkok senza Ritorno ”
26.12.15
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Il signor Corda


MASSIMILIANO PERROTTA “Il signor Corda”
22.12.15
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Mare d’ Inverno


SALVATORE SCIRE’ “Mare d’ Inverno”
22.12.15
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Il Gusto


GIOVANNI ANTONUCCI “Il Gusto"
22.12.15
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Il mio compleanno


STELLA SACCA’ “Il mio compleanno”
22.12.15
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Il colombo impaurito


RAFFAELE AUFIERO “ Il colombo impaurito”*
22.12.15
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The end


ALESSANDRO IORI “The end”*
22.12.15
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Il mio gatto mi crede un gatto … ma è una brava persona


RENATO CAPITANI “Il mio gatto mi crede un gatto … ma è una brava persona”.
22.12.15
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Il gatto nel bidet


GIOACCHINO SPINOZZI e SARA CALANNA “Il gatto nel bidet”.
22.12.15
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E’ tempo di guerra

LILIANA PAGANINI “E’ tempo di guerra”
22.12.15
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Hyperion

Teatro Vascello 1 dicembre 2015
Hyperion
di Bruno Maderna ideazione e spazio scenico Muta Imago regia Claudia Sorace drammaturgia musicale Riccardo Fazi performer Jonathan Schatz musica di Bruno Maderna arrangiamenti musicali e live electronics Juan Parra Cancino flauto Karin de Fleyt soprano Valérie Vervoort aiuto regia Chiara Caimmi direzione tecnica e video Maria Elena Fusacchia consulenza al progetto Alessandro Taverna consulenza etica ed estetica Daniel Blanga Gubbay supporto alle ricerche Brent Wetters luci Roberto Cafaggini
costumi Jonne Sikkema organizzazione Agnese Nepa comunicazione Manuela Macaluso foto di scena Luigi Angelucci – Filip Van Roe produzione Muta Imago, Sagra Musicale Malatestiana, Romaeuropa Festival in collaborazione con Kunstencentrum Vooruit – Gent, Muziektheater Transparant – Antwerp, Orpheus Instituut – Gent, Hermes Ensemble – Antwerp, Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza, AMAT Marche, L’Arboreto Teatro Dimora di Mondaino, Rialto Sant’Ambrogio, Carrozzerie N.O.T.- Rome
Uno dei più potenti ed enigmatici pezzi del teatro musicale italiano del secondo Novecento, “Hyperion” di Bruno Maderna torna sulle scene grazie all’allestimento della compagnia di teatro contemporaneo Muta Imago, che si confronta con un capolavoro musicale. Compositore, direttore d’orchestra, sperimentatore inesausto, Maderna spesso ripeteva: «Il celebre “io non cerco trovo” di Picasso è incompleto se non si attribuisca a quel “trovo” il significato di “creo”». Ed è proprio nell’idea di creazione continua che nasce e si sviluppa il suo “Hyperion”, basato sul romanzo epistolare di Friedrich Hölderlin “Iperione o L’eremita in Grecia”. Quella di Maderna è un’opera aperta, basata in origine su otto scene che, tuttavia, gli interpreti sono tenuti a smontare e rimontare, creando ogni volta un nuovo “Hyperion”. Dopo la prima alla Biennale di Venezia, il compositore continuò a lavorarci presentando altri due allestimenti scenici nel 1968, nonché quattro versioni da concerto e due suite: tra aggiunte e tagli, ogni versione differisce dall’altra in maniera radicale. Perché è qui la magia di questa lirica in forma di spettacolo: allora quale “Hyperion” portare in scena? Muta Imago parte proprio dall’idea di apertura per azzardare il suo “Hyperion” di Maderna, come prima di loro hanno fatto altri interpreti: ricordiamo il caso della celeberrima versione di Klaus Michael Grüber, vista nell’edizione del 1992 di Romaeuropa. «Qual è il posto dell’uomo nel mondo? Questa è la domanda principale posta da questo lavoro», spiegano la regista Claudia Sorace e il drammaturgo Riccardo Fazi di Muta Imago, sensibili alla dimensione esistenziale di “Hyperion”, ai richiami della natura che si contrappone alla disumanizzazione e alla solitudine del protagonista. Nuova sarà anche la veste musicale, dove oltre al flauto, alla voce di soprano e all’elettronica dal vivo, per la parte dell’orchestra ci saranno delle registrazioni dirette dallo stesso Maderna in varie occasioni, a ricordarci come il compositore continuasse a lavorare sulla sua musica con spirito creativo.
22.12.15
 

Le favole


LUCIANO BOTTARO “Le favole”*
22.12.15
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Isole, una guida vagabonda di Roma

Centrale Preneste Teatro 10 dicembre 2015
Isole, una guida vagabonda di Roma
di Marco Lodoli
regia di Stefano Cioffi
con Elena Radonicich
musiche di Natalino Marchetti
Esiste una Roma che non compare in nessuna guida turistica, una città nella città fatta di inattesi frammenti di magia. Una Roma in cui la parola d’ordine è girovagare, dalla primavera all’inverno, sotto la pioggia e sotto il sole, con il naso all’insú o gli occhi ben piantati, in attesa di quelle scoperte che fermano il tempo e ripuliscono lo sguardo: il capolavoro meno visibile della storia dell’arte, una piazza affollata di poeti come un ascensore, l’elefantino del Bernini «con un obelisco sul groppone», il pavone che passeggia sulla Garbatella…
Con Isole, Marco Lodoli ci invita a «scantonare» dalla vita di tutti i giorni, per imparare a riconoscere la bellezza e godersela, fino in fondo.
In scena, Elena Radonicich in questi giorni nei cinema, protagonista nel film Alaska con Elio Germano.
ISOLE: NOTE DI REGIA
Prima di inventare e organizzare lo spazio l’uomo possedeva una forma simbolica con cui trasformare lo spazio stesso: l’azione del camminare. È camminando che l’uomo ha cominciato a costruire il paesaggio naturale che lo circondava. È camminando che nell’ultimo secolo si sono formate le categorie con cui interpretare i paesaggi urbani (e non) che ci circondano.
Ho camminato molto, in città ma soprattutto nelle aree periurbane, mi sono fermato, sono tornato, ho parlato con la gente di quei luoghi; ho anche evitato la gente di quei luoghi. E ci torno ancora, continuamente, quando posso, settimanalmente. Girovagare in queste aree sconosciute è uno strumento estetico di conoscenza dello spazio, un tentativo di esplorazione e di trasformazione di luoghi negletti in luoghi contemporanei.
Per questo ho amato le Isole di Marco Lodoli, sequenze, fotogrammi ravvicinati di luoghi di cui ignoriamo l’esistenza nonostante la quotidianità ce li avvicini inconsapevolmente. Ho scelto proprio quelle sottili visioni nelle aree distanti dal centro dove pochi sanno e amano estendere il proprio sguardo: Torre Maura, Casal Bertone, il quartiere Collatino, Ponte di Nona o l’immancabile Grande Raccordo Anulare.
Le mie immagini che scorrono assieme al testo non sono descrizioni, sono semplici associazioni, quasi sempre riprese in luoghi diversi dal testo proprio perché pensate come evocazioni e non rappresentazioni.
La musica di Natalino Marchetti è un accompagnamento discreto quando scorre assieme al testo, più importante quando diventa vera e propria improvvisazione a sé stante. Stefano Cioffi
21.12.15
 

Da dove nascono le stelle - Lasciati amare

Recensione dello spettacolo su B in Rome

Teatro Vascello 6 dicembre 2015
Prima parte
DA DOVE NASCONO LE STELLE
creato da Giorgio Rossi e Simone Sandroni
interpretato da Elisa Canessa e Fabritia D'Intino
luci Cesare Lavezzoli
costumi a cura di Giorgio Rossi
testi a cura di Simone Sandroni
si ringraziano per la collaborazione Elvira Zuñiga Porras, Erica Archinucci
produzione Déjà Donné, Associazione Sosta Palmizi
Da Dove Nascono le Stelle è il titolo della nuova creazione di Simone Sandroni e Giorgio Rossi. I due performers si incontrano nuovamente dopo anni da "Piume", spettacolo presentato alla Biennale della Danza di Lione nel 1998. L'idea di lavorare ad un nuovo progetto nasce da una serie di performance ed improvvisazioni che i due coreografi hanno fatto insieme nel 2013 e 2014 che hanno permesso loro di capire come e cosa fare, quale strada percorrere insieme per la nuova creazione.
Breve presentazione sugli intenti del percorso creativo - La storia di questo lavoro siamo noi, per via del percorso e del vissuto che abbiamo, e ogni volta che saliamo sul palco comunque diventiamo la storia stessa. Attraverso la danza, che è la nostra passione e il nostro mestiere, riusciamo ad esprimere l'indicibile e le emozioni nella loro chiarezza e universalità. Siamo in un'età dove ogni virtuosismo è velleitario, tuttavia come due vecchi ulivi mostriamo tutto il nostro vissuto nelle radici nel tronco nei rami nelle foglie e i frutti succosi nascono sempre da fiori fragili teneri ed effimeri, come la prima volta. Non abbiamo certezze ma desiderio e necessità di trasmettere tutta la vita che conteniamo e speriamo nel tempo della scena di trasporla in emozione silenziosa e intensità, lasciando a chi ci guarda leggerezza gioia e commozione. Questo lavoro è nato con i due autori in scena come interpreti del loro personale percorso artistico. Riflessioni ed esperienze successive al debutto hanno portato a distillare e approfondire nodi poetici che richiamano importanti tematiche universali; è stato così deciso di affrontare la sfida di una nuova versione con in scena due giovani e bravissime danzatrici, Elisa Canessa e Fabritia D'Intino. "Nel luogo dove niente è troppo piccolo o troppo grande, dove le bugie sostengono la verità e il paradosso è la regola, in quel luogo preciso si crede ciecamente a tutto ciò che si ascolta o vede, non per comprendere una verità senza errore, ma per scoprire il cammino verso la verità del sogno. E' quello il luogo in cui incontriamo chi vorremmo essere e dove accettiamo ciò che siamo, il luogo dove si svela il mistero e comprendiamo Da Dove Nascono le Stelle" - Simone Sandroni
"Siamo apparsi su questo pianeta un giorno, per un atto, si spera d'amore, comunque dall'unione di due esseri distinti e siamo il risultato di questa unione.
Di amore ci nutriamo e cerchiamo malgrado noi di unirci a qualcun altro. E lo sogniamo, lo desideriamo, e molto tempo lo passiamo a domare i nostri impulsi istintuali e sensuali, e ci pensiamo tanto.. c'è chi scrive, chi dipinge, chi fa il pane, coltiva fiori, io DANZO. Poi ci confondiamo, non capiamo più nulla di chi siamo, perché ci siamo e che vogliamo. In fondo basterebbe amare e lasciarsi amare, e credo che sia la cosa fondamentale della vita, il resto lo facciamo sperando di dimenticare questa cosa così semplice" - Giorgio Rossi
Seconda parte
LASCIATI AMARE
Di e con GIORGIO ROSSI
Produzione Associazione Sosta Palmizi
Lo spettacolo nasce in occasione di una bellissima maratona di danza organizzata per inaugurare il Teatro Zandonai di Rovereto, nel novembre 2014. Un evento speciale che ha riunito in due giorni un numeroso gruppo di artisti, dai fondatori della compagnia Sosta Palmizi fino a giovani artisti emergenti.
È in questa atmosfera di amicizia e poesia che Giorgio Rossi ha presentato il suo assolo Lasciati Amare con cui prova, ancora una volta, ad avvicinare la parola, la musica e la danza nel tentativo di unire tre forme espressive che, per loro natura, contengono ritmo, spazio, evocazione, trasposizione e sospensione del tempo… tre forme di espressione che vanno verso un sentire indipendente dal razionale, verso un sentire la vita attraverso emozioni e battiti del cuore. Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu. Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano –
il tuo riso e il tuo passo
come acque che sussultano –
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte –
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole.
(Cesare Pavese)
GIORGIO ROSSI - Come direbbe E. Satie‚ "è un mammifero danzante". All'età di 4 anni‚ vedendo il clown svizzero Dimitri esibirsi nel surreale tempo della scena‚ ha capito che il teatro era la sua vita. Deve la sua fortuna artistica all'aver potuto assistere ai lavori di grandi maestri (Kantor, Brook, Bausch,
Carlson….) e‚ con alcuni‚ ha imparato l'arte scenica‚ sia come allievo che come interprete. Nel 1984‚ è co–fondatore della Sosta Palmizi‚ sigla sotto la quale‚ in 30 anni‚ hanno lavorato oltre 400 danzatori e non, che via via hanno trovato lavoro nelle maggiori compagnie di Teatro Danza Italiane e Europee o hanno fondato propri gruppi e alcuni di loro, a tutt'oggi, ne fanno parte come Artisti Associati. Con i suoi spettacoli‚ oltre 30 produzioni che hanno superato le 1.500 repliche, ha girato il mondo‚ grazie all'universalità dell'arte poetica del movimento. Fa parte di quella specie di esseri in via di estinzione che crede profondamente nell'Arte Poetica del Movimento. Per questo si definisce un partigiano dell'immaginazione. La sua danza è fatta di un'energia organica giocosa, auto ironica e commovente, che auspica lo porti sulle scene ancora per molto tempo. In questi anni collabora con artisti di altri campi, come: Andrea Pazienza, Paolo Fresu, Bernardo Bertolucci, Terry Guilliam, Stefano Benni, Paola Turci, Lucia Poli, David Riondino, Paolo Rossi, Banda Osiris, Gabriele Mirabassi, Danilo Rea, Elisabetta Pozzi, Jovanotti, Avion Travel, Francesco Bruni, Renato De Maria, Arnoldo Foa, Gianluigi Trovesi, Michele Rabbia, Marco Baliani, Fabio De Luigi, Tiziana Foschi, Eugenio Allegri, Max Gazzè e tanti altri, oltre a lavorare con persone di ogni età e comunità terapeutiche e vari gruppi di recupero sociale e nella scuola pubblica. Come i suoi maestri, cerca di trasmettere l'esperienza avuta alle persone che, lo scelgono come maestro. Partecipa come danzatore alla trasmissione VIENI VIA CON ME di Roberto Saviano e Fabio Fazio. Nel 2012 crea " Cielo di Marzo" per 15 ballerini dell'Opera di Roma. Nel 2013 cura tutti i movimenti della Carmen di Bizet con L' Orchestra di piazza Vittorio, nel 2014 coordina 320 giovani per il 620 Carnevale di Putignano, avvia uno studio sulla felicità con 12 danza/attori, Artisti Associati della Sosta Palmizi, lavoro che debutterà al Teatro Mecenate di Arezzo in dicembre 2014. In giugno ha realizzato una coreografia per l'Accademia Nazionale di Danza a Roma per 20 interpreti e sempre a giugno è andata in scena alle Terme di Caracalla l'Opera Carmen con l'orchestra di Piazza Vittorio di cui cura tutti i movimenti scenici e le coreografie.
11.12.15
 

Leonardodicaprio

Teatro dell’Orologio 6 dicembre 2015
LEONARDODICAPRIO
Riccardo Festa anela di essere il migliore amico di Leonardo di Caprio dal 1997. E qui, che non è un qui preciso, ma è un ovunque, aspetta Leonardodicaprio.
di Riccardo Festa
Drammaturgia e regia di Riccardo Festa
Con Lorenzo Bartoli, Michele Cesari, Luca Di Prospero, Emilia Scarpati Fanetti, Riccardo Festa
Qui. Che non è un qui preciso, ma è un ovunque. Qui che è terra di mezzo e di nessuno. Qui che sono le nostre vite tutte, omologate e lontane che quasi le guardiamo alla tv. Qui che se sogni poi non te lo ricordi e se te lo ricordi maledici quel sogno così troppo sogno da non poterlo confondere mai con la realtà. Qui cerchiamo, qui chiamiamo, qui aspettiamo Leonardodicaprio.
11.12.15
 

Albania casa mia

Teatro Argot Studio 3 DICEMBRE 2015
ARGOT PRODUZIONI
ALBANIA CASA MIA
di e con Aleksandros Memetaj
regia Giampiero Rappa
aiuto regia Alberto Basaluzzo
25 febbraio 1991, Albania. Il regime comunista che per più di 45 anni aveva controllato e limitato la libertà dei cittadini albanesi è ormai collassato. Il malcontento del popolo si esprime con manifestazioni, distruzione dei simboli dittatoriali ed esodi di massa, per primo quello di Brindisi. Tanto più che il focolare della rivolta, ultimo in Europa, aspetta da anni, dopo la morte di Enver Hoxha nel 1985 e la caduta del muro di Berlino nel 1989, di appiccare, a partire da Scutari, divampando poi in tutta la nazione e raggiungendo le città principali: Tirana, Durazzo e Valona. I movimenti politici formatisi (soprattutto diseredati, intellettuali e studenti) cominciano ad agitarsi contro il governo. Le Ambasciate vengono aperte dai rispettivi paesi e inondate di persone richiedenti asilo. Allora il presidente Ramiz Alia concede il diritto di viaggiare fuori dallo stato, riaprendo i confini e aprendo all’economia libera. Migliaia di persone cercano di scappare verso l’Occidente partendo dai porti di Valona e Durazzo con navi, pescherecci e gommoni diretti verso l’Italia. Tra questi c'è anche Alexander Toto, trentenne che scappa da Valona a bordo del peschereccio "Miredita" (Buon giorno) e giunge a Brindisi. In quel peschereccio c'è anche Aleksandros Memetaj, bimbo di 6 mesi. Albania casa mia è la storia di un figlio che crescerà lontano dalla sua terra natia, in Veneto, luogo che non gli darà mai un pieno senso di appartenenza. “Albania casa mia” è anche la storia di un padre, dei sacrifici fatti, dei pericoli corsi per evitare di crescere suo figlio nella miseria di uno Stato che non esiste più. E’ anche la storia del suo grande amore nei confronti della propria terra, di grande patriottismo, di elevazione di alcuni valori che in Italia non esistono più. Quando il popolo piange sangue e si ribella allo Stato, per un gioco controverso dell’animo umano il cuore, pur bagnato di veleno, conserva gli odori, le immagini e i dolci ricordi di una nazione unica, con una storia sofferta e passionale. I destini di Aleksandros Memetaj e Alexander Toto ¬ apparentemente lontani ¬ si incrociano più volte nella storia fino creare un'unica corda, un unico pensiero. Finché l’uno diventerà il figlio e l'altro il padre.
10.12.15
 

Risorgi

Teatro Lo Spazio dal 24 Novembre al 6 Dicembre 2015
RISORGI
di Duccio Camerini
Con Simone Bobini, Barnaba Bonafaccia, Duccio Camerini, Matteo Micheli, Marco Damiano Minandri, Nicola Sorrenti, Giusy Emanuela Iannone, Ciro Carlo Fico, Matteo Colasanti, Cristina Pedetta,
Regia di Duccio Camerini
Una storia scabrosa e barocca, quasi una preghiera, a cavallo tra la periferia e la campagna sventrata. Monica, un uomo di mezza età, aspirante transessuale in attesa dell’operazione; Sergio, un marchettaro che non vuole smettere di illudersi; Traiano, il figlio di Monica, gestisce insieme al padre una specie di “azienda di famiglia”: un traffico di storpi e deformi che loro proteggono e addestrano a chiedere l’elemosina, soprattutto in vista del nuovo Giubileo della Misericordia, annunciato dal Papa; Mongo, un ragazzo ritardato, un fool che vede dietro le cose e gli eventi; Tommi, un cameriere che fa arti marziali e prende “bombe” illegali in vista degli incontri; Rosa, la sua ex, una tossica – un tempo assistente sociale - che lo ricatta per convincerlo a tornare con lei. Infine “Latodestro”, uno storpio “acquisito”, è finito sotto un camion perdendo l’uso del braccio e della gamba sinistri, è lui il piccolo Robespierre che guida gli altri storpi alla rivolta.
Storie senza morale alla fine di una città, in una terra di nessuno tra legalità e illegalità, benessere e miseria, solitudine e assenza di passato… Ogni personaggio è in attesa di una sua personale resurrezione, davanti ad un mondo ridicolo che sa solo ignorare. Ma uno di loro alla fine morirà.
Lo spettacolo è sconsigliato ai minori di anni 14
8.12.15
 

Genova New York

Teatro Tordinona 29 Novembre 2015 CARLO VALLI in
GENOVA NEW YORK
Storie e canzoni su una rotta perfetta
di MARCO AVARELLO
Regia di LINDA DI PIETRO
con Lenni Lippi e Simone Mariani
GENOVA NEW YORK, di MARCO AVARELLO, per la regia di LINDA DI PIETRO. Uno spettacolo teatral musicale che vede nei panni del protagonista il celebre attore e doppiatore CARLO VALLI, attore e doppiatore, voce storica di Robin Williams, interpretazione che nel 1995 gli è valsa il Nastro d’Argento come Miglior Doppiatore, con lui sul palco LENNI LIPPI e SIMONE MARIANI con musica e canzoni che rimandano alle epoche in cui di volta in volta il racconto si va ambientando.
Genova New York: una rotta, un’incredibile favola che invece è una storia vera anche se in gran parte dimenticata.
L’incontro casuale tra un burbero “uomo di mare” e tre giovani musicisti diventa l’occasione per ripercorrere e scoprire l’affascinante rotta atlantica che per secoli ha collegato via mare il vecchio e il nuovo mondo.
Storie e persone si intrecciano per tornare tra le onde di quell’oceano che ha cambiato la vita dei milioni di uomini che l’hanno attraversato. La musica suonata e cantata dal vivo fa riemergere i protagonisti di quel mondo scomparso evocando atmosfere lontane e ricordi sepolti nella memoria collettiva di un popolo di viaggiatori.
Accompagnano il racconto le note di Francesco Cavalluzzo, Ruggero e ArturoValli.
1.12.15
 

Il bambino sogna


Teatro Palladium 28 ottobre 2015
IL BAMBINO SOGNA
Di Hanoch Levin
Regia Claudia Della Seta
Con Afrodita Compagnia: Mohammad Alimalouf, Ilenia Cipollari, Claudia Della Seta, Federica Flavoni, Maurizia Grossi, Azizallah Haidari, Mario Migliucci, Adriano Saleri, Stefano Viali
Traduzione: Claudia Della Seta
Colonna Sonora originale (dalla regia originale di Levin) Poldy Shatzman
Elaborazione italiana: Paolo Panella
Sarà in scena il 28 ottobre al Teatro Palladium di Roma Il Bambino Sogna, una bellissima favola dei nostri giorni scritta da Hanoch Levin il più grande autore israeliano. Si tratta di una mise en espace, all’interno di In Altre Parole, il festival Internazionale di drammaturgia contemporanea, realizzata da Afrodita Compagnia con Mohammad Alimalouf, Ilenia Cipollari, Claudia Della Seta, Federica Flavoni, Maurizia Grossi, Azizallah Haidari, Mario Migliucci, Adriano Saleri, Stefano Viali Il bambino sogna è uno dei più bei testi del grandissimo Hanoch Levini. Autore graffiante, compassionevole, crudele e allo stesso tempo amoroso, scomparso nel 1999. Due genitori guardano il loro bambino dormire. Il bambino sogna e i genitori sono felici della sua pace. All’improvviso irrompe nella stanza silenziosa del bambino, quel mondo esteriore fatto di furore e rabbia: un gruppo di vicini inseguiti arriva di corsa, un violinista sanguinante, stupito e ferito, cade in terra e agonizza; un comandante arresta tutti. Con lui arriva la sua amante. Il violinista si lamenta, il comandante lo uccide. Momenti tragici e di pure follia. La guerra trascina il bambino e sua madre nella disperata corsa verso la salvezza. Un esodo, un viaggio: ad ogni tappa la stessa domanda: “come sopravvivere, e per cosa? A che prezzo?” Per trattare questi temi tragici Levin non rinuncia nè all’humor graffiante nè alla fantasia. Scene comiche insieme a riconoscibili eventi della storia del XX secolo ci pongono un solo interrogativo: “Ma è il mondo, questo, o un incubo sul Mondo?” Quest’opera, strana e potente, oscilla tra l’onirico e una lucidità senza alcuna pietà. Si racconta della fuga nell’ignoto, del viaggio verso una terra lontana per fuggire da un passato minaccioso e trovare un futuro sicuro e confortante.
Il bambino sogna affronta la morte e la disperazione che sgretolano il mondo infantile dell’innocenza, ma parla anche di speranza e di un futuro migliore.
30.11.15
 

Clonazione da Tiffany

TEATRO ROMA 21 NOVEMBRE 2015
CLONAZIONE DA TIFFANY
una commedia di Giovanni Ribaud
con Enzo Casertano e Teresa Federico
e con Alessandro Salvatori, Claudia Ferri, Federica Quaglieri, Andrea Bizzarri
regia Vanessa Gasbarri
scene Alessandro Chiti
costumi Cristiana Putzu
luci Corrado Rea
direttore allestimento Katia Titolo
Gustavo, pubblicitario di fama internazionale (Enzo Casertano), perde in un incidente automobilistico l'adorata moglie Bettina, soave creatura e musa ispiratrice del suo lavoro (Teresa Federico). Il protagonista cerca in ogni modo di lenire la sua sofferenza ma i mille tentativi risultano inutili...quando arrivano improvvisamente Guglielmo, un giovane play boy (Andrea Bizzarri); Etzoko, l'esotica fidanzata di Guglielmo (Claudia Ferri); Pia, la bigotta professoressa di latino e greco (Federica Quaglieri) e Ludovico Tiffany (Alessandro Salvatori) della società Fast Clonation!!!
Queste le premesse di "Clonazione da Tiffany", la commedia del drammaturgo Giovanni Ribaud diretta con lucidità pungente e coinvolgente ironia da Vanessa Gasbarri. Il pubblico dovrà tenersi pronto ad una variopinta girandola di risate...
30.11.15
 

L'intuizione senza futuro


Teatro dell’Orologio 26 Novembre 2015
L’INVENZIONE SENZA FUTURO
Viaggio nel cinema in 60 minuti
ideazione: Federico Giani, Celeste Gugliandolo, Francesca Montanino, Mauro Parrinello
con: Federico Giani, Celeste Gugliandolo, Mauro Parrinello
musiche: Giorgio Mirto
eseguite al pianoforte da: Francesco Villa
disegno Luci: Liliana Iadeluca
elementi scenici: Veronica Santià e Maria Mineo
aiuto regia: Federica Alloro
una produzione Tedacà OffRome Compagnia DeiDemoni in co-produzione con Fondazione Campania dei Festival e con il sostegno Fondazione Luzzati e Teatro della Tosse
Dal 17 al 29 novembre va in scena al Teatro dell’Orologio di Roma lo spettacolo L’invenzione senza futuro, progetto teatrale dedicato al cinema che segna il sodalizio artistico tra la formazione genovese Compagnia DeiDemoni e la realtà torinese Tedacà, da sempre attivi nella ricerca della drammaturgia contemporanea inedita, e da qualche anno impegnati nella produzione di opere originali, frutto di una ricerca e di una scrittura collettiva. In scenaFederico Giani, Mauro Parrinello e Celeste Gugliandolo,attrice e cantante della formazione musicale I Moderni, secondi classificati alla quinta edizione di X Factor Sky.
Lo spettacolo ha vinto il premio di produzione dell’E45 Napoli Fringe Festival, dove ha debuttato lo scorso giugno. E’ prodotto con il sostegno di Offrome, Fondazione Campania dei Festival e del Teatro della Tosse.
Giovedì 26 Novembre alle ore 18.30 in sala Artaud concerto gratuito per chitarra e voce “Le Stanze di Celeste” voce Celeste Gugliandolo; chitarra Giorgio Mirto.
Lo spettacolo racconta del rapporto tra due fratelli, Louis e Auguste – che stanno per rivoluzionare la visione del mondo – e la ricerca dell’amore, attraverso un viaggio che si trasforma e si snoda per mezzo di scene di film, incontri, suoni e visioni dal sapore delle pellicole che ci hanno appassionato in più di un secolo di cinema. Il racconto di una vita che si fa metafora delle evoluzioni del cinema, delle sue più importanti invenzioni: dal muto al sonoro, dal montaggio al colore. Non si tratta di citazioni: l’intento è quello di creare vere e proprie fusioni tra le possibilità e i limiti del teatro e le caratteristiche proprie del cinema, strumento che più di ogni altro riesce a catturare e modificare l’immaginario collettivo su larga scala.
Il contributo (in parte inconsapevole) di questi due fratelli ad un progetto così rivoluzionario come l’immagine in movimento, insieme con il desiderio più antico e primigenio, quello amoroso, sono i motori per raccontare anche l’illusione stessa della vita, il “qui ed ora” del teatro, il “realissimo” inganno del cinema. Storie e sogni, che però possono tramutarsi in vere rivoluzioni, cambiando la percezione quotidiana del singolo e quella della società a venire.
“Forse il nostro è un inno a chi osa, alla creatività, ai pochi che rischiano, seppur inconsapevolmente, coinvolgendo anche lamoltitudine, per modificare il proprio presente e il futuro, confidando che la curiosità della scoperta sia sempre la vera magica rivoluzione.”
30.11.15
 

La casta morta

Teatro Trastevere 20 novembre 2015
La casta morta
Soggetto: Luigi Marinelli e Michele Sganga
Testo: Adriano Marenco
Con: Raffaele Balzano, Marco Bilanzone, Valentina Conti, Francesca Romana Nascè, Mersia Valente, Marco Zordan
Installazioni: Pamela Adinolfi, Alessandra Caputo, Daniele Casolino, Lisa Rosamilia, Antonio Sinisi
Regia: Simone Fraschetti
Musiche: Michele Sganga
Soprano: Nora Capozio
Violino: Lia Tiso
Pianoforte: Michele Sganga
Chitarra, riprese audio e sonorizzazioni: Matteo de Rossi
Postproduzione: Studio Sonicview - Roma
Scenografie: Domenico Latronico
Foto di scena: Ikonica Foto
Produzione: Patas Arriba Teatro
In occasione del Centenario della nascita di Tadeusz Kantor e del 250˚ Anniversario del Teatro Pubblico in Polonia, Patas Arriba Teatro e l'Istituto Polacco di Roma presentano "La casta morta", omaggio a Tadeusz Kantor, che sarà in scena al Teatro Trastevere, il 1 dicembre alle ore 19.00.
"La casta morta" nasce come un omaggio all'autore de "La classe morta", Tadeusz Kantor, del quale nel 2015 ricorre il centenario della nascita. Abbiamo scelto di non rivisitare o riproporre le opere di Kantor, ma di realizzare uno spettacolo nuovo, un'opera originale ispirata alla sua concezione dell'arte come libertà, continuo dissenso e "salvezza". Quelli che erano i vecchi-bambini de "La classe morta" sono ora ministri e deputati, l'aula scolastica diviene aula Parlamentare. Il potere da una parte, l'arte come "realtà del rango più basso" dall'altra. Cinque parlamentari e un commesso eleggono il presidente fantoccio Neoplasio. A turno lo animano, gli danno voce ma, in Neoplasio, burattino e burattinaio coincidono. Nell'ombra della sua autorità faranno tutto il possibile per mantenere il potere fino alla fine dei giorni.
In scena il potere economico, rappresentato da una lavagna-monolite, e quello politico, rappresentato dalla casta, vivono la massima intimità nel momento del bisogno fisiologico. Neoplasio e i parlamentari orinano sul monolite vivendo delle proustiane madeleine, memorie d'infanzia. La casta sa di essere morente. Ora dovrà trovare il modo di rigenerarsi. I deputati ricercano solo un nuovo tipo di potere, per continuare ad esistere, un potere dal volto umano, che si avvicini alla gente creando nuovi consensi.
Mentre la pars destruens dello spettacolo è giocata dai politici, la pars costruens è rappresentata dal mito omerico: in tempo di guerra Kantor aspettava il ritorno di Odisseo alla stazione di Cracovia, l'eroe doveva tornare a casa, sconfiggere i Proci usurpatori e ristabilire il buon governo. Ne "La casta morta" cinque happening evocheranno il tempo del mito in luoghi scenici adattati. Cassandra, Circe, Penelope e Athena aiuteranno Odisseo a ritornare a casa. Il testo di Adriano Marenco è stato tradotto in polacco e pubblicato bilingue per Lithos col doppio titolo "La casta morta/Umarła Kasta". A giugno 2015 è stato messo in scena al Teatr Nowy di Cracovia con la regia di Iwona Jera. "La casta morta" è realizzata con il sostegno dell'’Istituto Polacco di Roma in occasione del 250° Anniversario del Teatro Pubblico in Polonia e del Centenario di Tadeusz Kantor. "La casta morta" è inserito nel progetto Kantor100. Opere, congressi e iniziative per celebrare il centenario della nascita di Tadeusz Kantor.
"La casta morta" è un progetto speciale del Teatro Studio Uno di Roma e una residenza artistica dell' A.S.D Clandestina di Roma.
29.11.15
 

Confort&Joy

Teatro Belli 27 novembre 2015
COMFORT&JOY
Di Jen Mcgregor
con Elisabetta Scarano e Bianca Pugno Vanoni
luci e suono Luca Moroni
assistente e fotografa Margarita Egorova
traduzione di Bianca Pugno Vanoni e Elisabetta Scarano
regia Marcela Serli
produzione Trilly
La possibilità incombente di finire la loro esistenza separate e in un ricovero per poveri pende come una spada di Damocle sulle teste di due giovani sorelle. Rosemary lavora senza tregua per salvare se stessa e Violet che, cieca, può solo vagare con la mente e ricordare il loro passato felice di bambine prodigio.
La Vigilia di Natale, Rosemary sorprende Violet con un dolce che non si potrebbero permettere. Mentre il freddo sottoscala si riscalda al ricordo della mamma e di amori irrisolti, strani rumori al di là della porta inquietano Violet; qualcosa non torna. Quando Violet si accorge che la porta è chiusa dall'esterno, niente può prepararla alla agghiacciante rivelazione di Rosemary. Fin dove può spingersi l'amore di una sorella? I festosi canti di Natale sfumano nel silenzio e le due ex bambine prodigio si esibiscono nella loro ultima fatale esibizione.
29.11.15
 

Baby Doe

FONDAZIONE VOLUME! 14 novembre 2015 Festival Teatri di Vetro 9°
BABY DOE
gruppo nanou
danza
Baby Doe è una stanza sospesa. La scena è sollevata da terra per permette al corpo di scoprire anfratti in cui sottrarsi. Dell'Infanzia si assume l’esercizio fisico, sempre difficilissimo, che determina l’inciampo: un avvenimento inaspettato che sospende l'azione, la sposta altrove, disorganizza la consequenzialità degli eventi. Baby Doe è il procedimento attraverso il rigore di una strategia creativa giocata sulla formalizzazione della figura e del recinto che la perimetra: spazio interno come misura specifica del quadro e dell'esistenza rappresentata. La forma antropomorfica è inevitabilmente in conflitto con il recinto geometrico. La geometria di tale recinto assume l'esperimento retorico della perfezione, in quanto funzionale allo scatenamento prodotto sulla figura interna spaesata in un centro impossibile.
di Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci con Sissj Bassani, Anna Basti, Alessia Berardi, Marco Maretti, Anna Marocco suono: Roberto Rettura
scene e light design: Giovanni Marocco
video: Claudio Martinez
prodotto da E / gruppo nanou co-prodotto da Teatri di Vetro con il sostegno di Cantieri, Rete Anticorpi, Fondazione Volume!, galleria Ninapì con il contributo di MIBACT, Regione Emilia-Romagna Assessorato alla cultura, Comune di Ravenna Assessorato alla cultura
29.11.15
 

Da consumarsi preferibilmente entro

CARROZZERIE N.O.T. 15 novembre 2015 Festival Teatri di Vetro 9°
DA CONSUMARSI PREFERIBILMENTO ENTRO
best before...
danza
La scadenza è materiale ma anche biologica, affettiva, umana. Tutto può essere fragile, fuggevole, transitorio. Un indagine sul momentaneo, sul labile, sulla precarietà del possedere e dell’essere, un passaggio inevitabile dentro se stessi, fino ad arrivare ad interrogare la danza stessa, luogo dell’effimero per antonomasia che si consuma nel momento in cui si manifesta. Un’arte a breve scadenza la cui fragilità sta nella non ripetibilità, nella quasi impossibilità di codifica. L’unicità del gesto diventa la lente d’ingrandimento per questa indagine. Le peculiarità fisiche e dinamiche accentuano l’effimerità del movimento, da qui la volontà di lavorare con fisicità differenti ed energie contrastanti. regia e coreografie
Valeria Loprieno
di e con
Valeria Loprieno
Giovanna Rovedo
Lucrezia Micheli
Video e suono
Giacomo Citro
produzione
Cie Twain/Nuovi Autori
con il Sostegno del
MiBACT-Ministero per i Beni
e le Attività Culturali e del Turismo,
OFFicinaTwaIN14/16_Regione Lazio
in residenza presso
Sala Bausch - Centro Arte e Cultura,
Città di Ladispoli
La scatola dell'arte, Roma
29.11.15
 

Zero

Teatro Centrale Preneste 11 novembre 2015,Festival Teatri di Vetro 9
ZERO
Ideazione, testi, coreografia Paola Bianchi
consulenza artistica Silvia Parlagreco
in scena Paola Bianchi e Giuseppe Tondi
elaborazione suono Paola Bianchi, Fabio Barovero
disegno luci Paolo Pollo Rodighiero
si ringrazia Ivan Fantini, Valerio Valoriani, Roberta Failla, Movimento Centrale
produzione FC@PIN.D’OC
in collaborazione con Cricoteka-Centro di documentazione dell’artebdi T.Kantor-Cracovia, Consolato Generale della Repubblica di Polonia in Milano, Teatro Verdi-Milano, Versilidanza, Teatro Cantiere Florida di Firenze nell’ambito del Progetto a sostegno delle Residenze Artistiche in Toscana, Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza, CAB008, AGAR
con il contributo di Mibact e Regione Sicilia
Paola Bianchi, nuovamente ospite di Teatri di Vetro presenta Zero presso la Centrale Preneste di Roma. Zero è un lavoro di ricerca sulla gestualità dei corpi portati in teatro da Tadeusz Kantor a cento anni dalla sua nascita.
La scena scarna si apre con due persone, Paola Bianchi e Giuseppe Tondi. I due corpi si svelano pian piano, attraverso abiti semplici, color pastello nel caso di Tondi, che lo accompagneranno nei lunghi cammini e nelle attese, nei dialoghi lontani con il corpo dell’altra che nel frattempo esplora lo spazio con gesti cupi, chiusi, inquietanti e con un viso che si rivolge poco al pubblico.
Le luci sostengono e sottolineano l’esile fisicità della Bianchi che si mostra nella muscolatura, nell’ossatura e svelano un corpo che lavora posatamente sulla gestualità dei personaggi della drammaturgia del regista polacco.La scena è sguarnita, insieme ai due corpi sono presenti solamente due casse che riverberano nella sala i silenzi e i piccoli suoni che lo stesso Kantor produceva negli intervalli delle sue parole, suoni avuti grazie alla collaborazione con la Cricoteka di Cracovia.Il lavoro si sviluppa con la descrizione di un’assenza. I due corpi, fermi, ascoltano insieme al pubblico una voce femminile che ci descrive una scena immaginata: l’azione di un gruppo di bambini e una donna. Lentamente la danzatrice delinea lo spazio seguendo le indicazioni della voce registrata, riempiendolo con gli oggetti della scena. Viene seguita e supportata da un delicato disegno luci mentre appoggia con cura al pavimento un cilindro nero, un paio di scarpe rosse ed un libro.
L’azione si conclude con il suo stesso corpo, divenuto quello della donna immaginata, che si stende in prossimità del pubblico.Il lavoro sulla gestualità kantoriana si chiude come si era aperto, con le lunghe passeggiate di Tondi, in attesa e in ascolto e l’esplorazione gestuale, decisamente più dinamica, della Bianchi.
Concludiamo ponendo attenzione a ciò a cui il pubblico ha assistito prima di entrare nella sala del teatro Centrale Preneste: la lettura di un documento da parte di un collaboratore di Paola Bianchi, una lettura che ci informa del mancato ingresso in graduatoria per i fondi della Regione Lazio del Festival Teatri di Vetro per la sua prossima edizione. Ancora una volta un’invocazione dei teatranti per questo ambiente che sta, non più così lentamente e sommessamente, annegando in un mare di lacrime.
20.11.15
 

How long is NOW#Roma

Teatro Vascello 8 novembre 2015 Festival Teatri di vetro 9
HOW LONG IS NOW#Roma
ideazione e coreografia Michela Lucenti
musica originale eseguita dal vivo Julia Kent
script Maurizio Camilli
liriche Sara Ippolito
disegno luci Pasquale Mari
fonica Tiziano Scali
danzato e creato da Andreapietro Anselmi, Fabio Bergaglio, Maurizio Camilli, Andrea Capaldi, Ambra Chiarello, Francesco Gabrielli, Sara Ippolito, Maurizio Lucenti, Michela Lucenti, Alessandro Pallecchi, Gianluca Pezzino, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Chiara Taviani.
e con la partecipazione degli anziani dello Spazio Incontro della COTRAD Onlus e della Casa di Riposo Bruno Buozzi produzione Balletto Civile Festival Bolzano Danza – Tanz Bozen Fondazione Teatro Comunale di Ferrara Fondazione Teatro Due con il sostegno di Centro Giovanile Dialma Ruggiero
La storia di un vecchio professore, la sua poltrona bianca e un prato verde pieno di una vita intera. Eccoli lì uno dietro l'altro come in un album di vecchie fotografie, si ripresentano senza bussare i ricordi di una vita, la sua storia che diventa un po' anche la nostra. Puntuali, tutti in fila, un po' più belli nei loro cappotti brillanti, splendono pettinati e sorridenti, vicini e tremendamente lontani. La storia ricomincia una volta ancora, ed è straordinaria, uguale e sempre diversa. What is a perfect day? La figlia erede di un tempo presente ancora da capire perché troppo vicino, corre tra il passato e futuro senza dare tempo al respiro di arrivare fino in fondo, qual'è il suo momento? Sotto un cappello troppo largo e un paio di occhiali troppo grandi si presenta un nipote inadatto. Si fa largo nel vecchio sentiero per tracciarne uno nuovo. Senza saperlo ridefinisce i confini di quel che era per andare verso quel che sarà. Raccoglie un'eredità che inevitabilmente si trasforma nell'attimo in cui il testimone passa da un corridore all'altro. Quanto dura quell'attimo?
18.11.15
 

Inganni

Teatro Tordinona 7 Novembre 2015
INGANNI
Adattato e liberamente ispirato da "Deceptions" di Paul Wheeler
Regia Christian Maria Parisi
Con Silvana Luppino e Stefano Cutrupi
Disegno Luci Guillermo Laurin Salazar
Scene Osvaldo La Motta
Suono Antonino Neri
produzione Associazione Culturale Teatro Primo
Quello che sembra essere una semplice seduta di terapia tra un ragazzo, dalla spiccata tendenza verso la menzogna, e la sua psichiatra, si trasforma in un gioco mentale dai risvolti psicologici.
Col passare del tempo si scoprirà che il giovane viene mosso da motivazioni che vanno ben oltre l’apparente richiesta di aiuto…
L’insolito Dramma si sviluppa attraverso un gioco fresco e contemporaneo ed un trama complessa ed al contempo perversa che ricalca la struttura tipica del dramma giacobino.
“Inganni è veramente riuscitissimo e coinvolge completamente lo spettatore dall’inizio alla fine. Gli unici due interpreti sono costantemente in scena insieme e l’intero spettacolo ruota esclusivamente attorno ai loro dialoghi. Questi sono veloci e densi di riferimenti e significati nascosti e il botta e risposta va avanti a lungo senza annoiare mai. È facile farsi trasportare dal continuo divenire del loro rapporto, anche se si tratta di un’evoluzione complicata e ricca di mille sfaccettature. Entrambi i personaggi sono molto intelligenti e cercano di scavare nell’altro con argomentazioni argute. La storia è ricca di incognite, i colpi di scena sono innumerevoli e il finale è del tutto inaspettato.
13.11.15
 

Io muoio tu mangi

CARROZZERIE N.O.T. 5 novembre 2015 Festival Teatri di Vetro 9
IO MUOIO E TU MANGI
di e con Roberto Scappin, Paola Vannoni
produzione quotidiana.com e Armunia
con il contributo della Regione Emilia Romagna e Provincia di Rimini
con la collaborazione di Istituzione Musica Teatro Eventi Comune di Rimini SPAM! Rete per le arti contemporanee.
Io muoio e tu mangi! è il rimprovero rivolto al figlio dal padre morente. Una riflessione affilata e malinconica sulla necessità di sollecitare una pietas collettiva che rinunci alla ferita dell’agonia, assecondando la richiesta di una dolce morte. Ma è anche un’improbabile viaggio dall’Empireo alla Diaccia, attraverso le gerarchie che posizionano prediletti e reietti, nonostante si predichi che il perdono è assicurato per tutti. Le quotidiane visite di una figlia al padre morente. Al ritorno lei trova ad attenderla il compagno che cattura con la videocamera il resoconto di un’altra giornata in geriatria. Le infermiere, le caposala, i pazienti assumono volti e modi grotteschi; il delirio di quelle stanze ha contagiato il personale o è forse accaduto il contrario? Se la fine non è degna di essere raccontata allora anche la vita perde di senso.
13.11.15
 

L'insonne

TEATRO VASCELLO 4 novembre 2015 Festival Teatri di Vetro 9
L’INSONNE
Liberamente tratto da Ieri di Agota Kristof
Lab121
regia Claudio Autelli
drammaturgia Raffaele Rezzonico e Claudio Autelli
con Alice Conti e Francesco Villano
assistente alla regia Piera Mungiguerra e Andrea Sangalli
voce registrata Paola Tintinelli
scene e costumi Maria Paola Di Francesco disegno
luci Simone De Angelis
suono Fabio Cinicola
responsabile tecnico Giuliano Bottacin
coproduzione CRT Milano e LAB121
Spettacolo vincitore In-Box 2015 Selezione Visonari Kilowatt Festival 2015
Una coppia di fratelli/amanti. La figura archetipica dell'autrice. Figura ricorrente, microscopico nucleo di famiglia da conservare o recuperare, o ancora almeno da immaginare. Sono loro a visitare la stanza dell'autrice, accompagnandone i pensieri e guidando la sua immaginazione nel comporre questa “storia d'amore impossibile. Sandor aspetta l'arrivo di una donna, Line, che appartiene al suo passato. Un giorno lei arriva e la sua vita non sarà più la stessa. Quello che avviene in questa composizione è un dialogo tra queste figure di fratelli e la loro autrice, loro prestano il loro corpo e la loro voce all'evocazione delle figure emerse dalla memoria dell'autrice, in un continuo salto tra rappresentazione e pensiero dell'anima che sta concependo questo mondo.
13.11.15
 

Diari dal diluvio

Teatro Vascello 4 novembre 2015 Festival Teatri di vetro 9
DIARI DAL DILUVIO
Uscire dalla Vasca
di e con Simone Amendola e Valerio Malorni
Sonorizzazione live Paolo Rocca
una produzione Blue Desk
Tra il 2013 ed il 2014 abbiamo portato in scena lo spettacolo L’UOMO NEL DILUVIO, un ‘emigrant show’ nato da un’urgenza. La nostra, di artisti, come quella di un paese intero. Un anno dopo L’uomo nel diluvio a Teatri di Vetro 2014, torniamo ad incontrare il pubblico. Portando le immagini di un anno di vita nostra e un anno di vita del paese, un diario di bordo dalle piazze che hanno ospitato lo spettacolo. E il nostro sguardo nelle piazze. Alla ricerca di un paese possibile in cui respirare. Stiamo costruendo un racconto, un film, girato con una Go-Pro montata su un remo di legno. Che si va in tournée da sempre, ma la Go-Pro esiste da poco tempo. Per non dover rivedere 100 ore di girato in solitudine, portiamo la sala montaggio a Teatri di Vetro 2015.
13.11.15
 

Pasolini gioca ancora!


Campo sportivo 'XXV Aprile' 31 Ottobre 2015 'Memorial Pasolini 40'
Pasolini gioca ancora!
evento ideato da Giorgio Barberio Corsetti
“Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare?” “Un bravo calciatore! Dopo la letteratura e l'eros, per me il football è uno dei grandi piaceri”. Così rispondeva Pier Paolo Pasolini, intervistato da Enzo Biagi nel 1973. Per questo, a quarant'anni dalla sua morte, nel quartiere Pietralata di Roma si è ricordato con una giornata di calcio. Perché lo sport e le periferie sono temi che hanno fatto parte della vita del grande intellettuale italiano. Sfida tra le squadre Liberi Nantes, composta da migranti, e Albarossa, formazione storica del Partito Comunista.
Lo stadio diventa così il simbolo della poetica di Pasolini: la partita, con le azioni dentro e fuori dal campo, è un'occasione per interagire con i suoi testi, dalle poesie ai romanzi, ai saggi, alle opere teatrali e alle interviste.
Il progetto è promosso dall'Assessorato alla Cultura e allo Sport di Roma, in collaborazione con il Ministero dei Beni culturali, la Regione Lazio e l'Associazione teatrale fra i Comuni del Lazio, ed è prodotto da Fattore K, in collaborazione con il Teatro di Roma e il supporto della squadra Liberi Nantes.
3.11.15
 

#RAGAZZITALIANI


TEATRO DEI CONCIATORI dal 22 ottobre 2015
C.U.T. – Contemporary Urban Theatre - 100% TAGLIO CONTEMPORANEO
#RAGAZZITALIANI
uno spettacolo di Mario Grossi
con: Antonio Monsellato - Giulia Vecchio -Nicolas Zappa
Luci e Immagini: Andrea Gabriele - Valerio Martorelli
Si può essere morti e avere ancora bisogno di parlare; e allora si può tentare di farlo, in un ultimo sforzo disperato, per provare ad alleviare la sofferenza di quelli che sono ancora vivi. Anche se forse si parla senza alcuna possibilità di essere ascoltati.
Questa è la storia di Luca, giovane uomo ritrovato morto in riva all’Arno, probabilmente annegato per ragioni misteriose che nemmeno la polizia riesce a chiarire. Ma è anche la storia delle due persone che più di tutte gli sono state vicine quando era in vita: Anna, la sua amante, che deve sopravvivere al dolore della sua perdita e che cercando di comprenderne le ragioni scoprirà delle verità insospettabili sulla sua vita.
E poi Leo, la terza misteriosa figura, che a poco a poco rivelerà tutti i segreti di questo strano ménage a troix, raccontando una storia di marginalità ma anche di amore, una vicenda che chiama in causa la più profonda autenticità dei sentimenti umani, siano essi quelli "normali", che il mondo conosce, o siano invece sentimenti "diversi" e inconfessabili, che il mondo disprezza, ma a cui non potrà mai negare una legittimità che pesca nel cuore più intimo dell’essere uomini.
3.11.15
 

Schegge di vetro

Teatro Tordinona 20 Ottobre 2015
“Schegge di vetro”
Drammaturgia e regia di Edoardo Ciufoletti.
Liberamente ispirato a “Lo Zoo di vetro” di Tennessee Williams.
Interpreti:
Rossella Celati
Rachele Minelli
Francesco D’Antonio
Francesco Rossini
Note di regia:
Spesso capita di leggere sui giornali notizie di persone morte da mesi all’interno del proprio appartamento; nessuno si era accorto della sparizione di quel condomino così silenzioso, che non salutava mai, così quando qualcuno ha sfondato la porta per via di quell’odore acre che andava oltre i muri ci si è trovati di fronte a una scena surreale. Cumuli di immondizia, scatole, vecchi mobili, oggetti su oggetti accatastati senza criterio, senza un senso. La morte a mettere un punto. Però per mesi, per anni, in quella casa c’è stata una vita, gli oggetti e l’immondizia si sono accumulati nel tempo, poco a poco, di pari passo con la deriva di una persona. Di una famiglia. Che cosa avremmo provato se avessimo varcato quella porta prima che l’odore fosse troppo forte, mentre i solchi nel reticolato della nevrosi si facevano sempre più profondi? Avremmo avuto la sensazione di violare l’intimità di una famiglia o di una corsia di ospedale psichiatrico?
2.11.15
 

Fuorigioco

Teatro dell’Orologio 18 Ottobre 2015
FUORIGIOCO
progetto e regia di Emiliano Masala
scritto da Lisa Nur Sultan
con Giampiero Judica, Elisa Lucarelli, Emiliano Masala, Francesca Porrini
scene Andrea Simonetti
disegno luci Javier Delle Monache
suoni Alessandro Ferroni
assistente alla regia Mauro Santopietro
Produzione Proxima Res e Progetto Goldstein
La Storia si ripete sempre tre volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa e la terza come partita di calcio. 28 giugno 2012: Italia – Germania, semifinale degli Europei. Gli occhi del paese sono puntati su SuperMario, perché non ci faccia fare la fine della Grecia. E poi certo anche sull’altro Mario, perché a Bruxelles convinca la Merkel ad allentare la cinghia. Ma a noi interessa il terzo Mario, che abita in quel palazzo, e stasera vorrebbe guardarsi la partita come tutti, ma non potrà. Perché sul cornicione accanto, Adriano e Laura si vogliono buttare. Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò, sì! La partita ha inizio.
2.11.15
 

Cucina alternativa

Teatro Tordinona 25 ottobre 2015
CUCINA ALTERNATIVA -spettacolo sconsigliato ai vegani-
scritto e diretto da Andrea Pergolari
27.10.15
 

La cagnetta

Teatro Tordinona 23 ottobre 2015
LA CAGNETTA
di Edoardo Carboni
regia Michele Galasso con: Alice Di Carlo, Simone Caporossi, Danilo Turnaturi
27.10.15
 

Le città invisibili

Sala Assoli Napoli 23 Giugno 2015 Fringe Festival
LE CITTÀ INVISIBILI
Associazione Arabesque/ ARB dance company
Coreografie e riprese video Roberta De Rosa
Interpreti Roberta De Rosa, Martina Fasano
Disegno luci e fotografia Maria Raucci
Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più stretta, ci risucchia la corrente. (Italo Calvino, Le città invisibili).
Un cortometraggio che attraversa luoghi ricchi d’arte, cultura e ingegno, spesso dimenticati. Un viaggio che ripercorre le città invisibili della nostra vita attraverso quei temi che riguardano ognuno: la memoria, il ricordo, il tempo, il desiderio, la morte.
Un invito a ritrovarsi, a “…cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
27.10.15
 

Corso Involontario per l'Uso di Evidenti Debolezze

Teatro Cometa Off 17 Ottobre 2015
Corso Involontario per l'Uso di Evidenti Debolezze
di Lorenzo Gioielli
regia di Virginia Franchi
con: Valentina Cretella, Elisa Di Eusanio, Lorenzo Gioielli, Andrea Lolli, Marzia Meddi, Marco Morana, Valeria Spada, Arcangelo Zagaria
Secondo una statistica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno l’un per cento degli occidentali muore. Il “Corso involontario per l’uso di evidenti debolezze” offre un impagabile servizio: rivela chi dei presenti allo spettacolo morirà entro dodici mesi. Per raggiungere questo sconvolgente risultato, la compagnia mette in scena una commedia, il “Corso involontario per l’uso di evidenti debolezze”, appunto, provocando delle inusitate e sconcertanti reazioni da parte degli spettatori. Tali reazioni vengono lette da un ospite d’eccezione, la Morte in persona, che al termine della rappresentazione esprime il proprio insindacabile verdetto. Solo un morituro per sera. Gli altri vanno via sani e salvi.
Il “Corso involontario” è anche un corso, involontario ovviamente, per sfuggire alla Morte per il maggior tempo possibile. Se seguito attentamente, dallo spettacolo è possibile ricavare preziose informazioni per vivere per più e più anni in ottima salute. Mentale, se non fisica.

Con il “Corso involontario per l’uso di evidenti debolezze” s’impara a vivere per sempre.
O per moltissimo.
O per molto.
Comunque a vivere meglio.
Zan zan.
Spettacolo vietato ai minori di 18 anni
scene Mascia Debracenko
costumi Giuditta Londino
disegno luci Paolo Meglio
movimento scenico Marzia Meddi
aiuto regia Valeria Spada
progetto fotografico Giampaolo Demma, Giulia N. Comito
progetto grafico Andrea Minnucci, Alessandro De Marco
produzione e organizzazione LISA e Società per Attori
27.10.15
 

Compleanno

LE VIE DEI FESTIVAL 2015 - XXII edizione
Teatro Vascello 20 settembre 2015
COMPLEANNO
(ante-Compleanno: testimonial Giuseppe Affinito)
testo e regia Enzo Moscato
con Enzo Moscato
scena e costumi Tata Barbalato
voce su chitarra Salvio Moscato
organizzazione Claudio Affinito
produzione La Compagnia Teatrale di Enzo Moscato
Dedicato alla memoria di Annibale Ruccello, giovane drammaturgo tragicamente scomparso nel 1986, il testo scritto da Enzo Moscato, inventore di una lingua teatrale originale quanto immaginifica, sviluppa il doppio tema incrociato dell'assenza e del delirio, intesi entrambi come produzioni fantasmatiche fatte di parole, suoni, visioni, gesti, e mirati a colmare il vuoto, l'inanità dell'esistenza. O del teatro. Una specie di esercizio quotidiano del dolore, del controllo e di elaborazione della pulsione di morte, senza assumerne però le condotte autodistruttive, ma sorridendone, talvolta godendone come una festa, un ciclico ricorrere di affinità elettive, di sconvolti, teneri ricordi.
Uno spazio alquanto disadorno eppur pomposo.
Un tavolo, due sedie, forse tre, non si sa ancora.
Sedie poste l'una di fronte all'altra e/o d'accanto.
Comunque, nella posa di un intimo, forsennato colloquio.
Il tavolo invece sembra essere in attesa di un holiday
tra amici o un birthday-meeting tra comari cinguettanti.
Sulla tovaglia, in numero contato, rose rosse finte con
bottiglia di modesto spumante già stappato e una
coppa di metallo ordinariamente opaco.
Nei pressi della coppa, ma in un angoletto,
sfiorato appena dalla luce,
dardeggiano diademi di stagnola, orecchini spaiati,
rossetti inaciditi.
E poi, da qualche parte, in fantasmatica parata, incedono
Ines, Bolero,Spinoza, i sorci, le matte, le gatte Rusinella,
i mutanti, i maniaci, gli innesti, le ibride bebées-eprouvette,
pirati, priori,scrittori,inquisitori, playbackiste, alligatori,
razziatori di pistole, pronte ad essere suonate come sax
una volta scartocciate da corbeilles d'intricate narrazioni.
Materiale infiammabile, e si vede, proveniente da galassie
papiriche-tufacee, rigorosamente made in Naples ovvero
Babbilonia.
23.10.15
 
 
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