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Mandy



29 LUGLIO 2013

MANDY NEBRASKA
di Flaminia Chizzola
diretto e interpretato da Roberta Guccione
Mandy Nebraska è una donna di mezza età, apparentemente decisa e disinvolta, ma profondamente insicura e bisognosa di conferme. Per questo ricorre alla chirurgia estetica per ritrovare la bellezza che una volta aveva e che ora, alle soglie dei cinquanta, si ritrova a inseguire. Tornata a casa, la sera, vorrebbe solo una cosa: ricevere dal marito un minimo di attenzioni, di comprensione e di compagnia, e, invece, si ritrova da sola, di fronte a uno specchio a sfidare, a giocare e a combattere contro quell’immagine di sé che lei stessa non accetta.
settembre 05, 2013
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Gusto e Disgusto



29 LUGLIO 2013

GUSTO E DISGUSTO
Testo di Enrico Seimandi
Interpretato da Salvo Montalto
Produzione di Chi per Es teatro
Il gusto è la facoltà umana in grado di giudicare il sapore di un cibo: buono, schifoso, indifferente. Il piacere e il disgusto sono due possibili e antitetici giudizi che il gusto può esprimere nei confronti del cibo. Gusto e disgusto tracciano confini, cementificano certezze, suggeriscono pigrizia o curiosità, lasciano intravedere paure… gusto e disgusto sono ingredienti che contribuiscono a tracciare le identità degli individui e delle culture. La nostra orazione degustativa intende esplorare a partire da noi (Enrico e Salvo) le terre del gusto e i suoi fantasmi: le scelte e le rimozioni che si celano dietro differenti culture alimentari. La nostra orazione è degustativa perché parlando mangia e ricordando ciò che ha mangiato saliva e desidera oppure si schifa e si sdegna.
settembre 05, 2013
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7Luas. Orkestra.20



Accademia Reale di Spagna 23 luglio 2013 “7Luas. Orkestra.20” creata per celebrare i vent'anni di attività del Festival Sete Sóis Sete Luas, sintetizza in modo poliedrico i suoni tradizionali di diverse aree del mediterraneo, coordinati magistralmente da Mario Incudine, direttore dell'orchestra. I musicisti che partecipano al progetto sono: Shlomo Deshet (Israele), Mara Aranda (Valencia), Agus Barandiaran (Paesi Baschi), Luís Peixoto (Portogallo), Mario Incudine e Pino Ricosta (Sicilia).
settembre 05, 2013
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Orient 7sois Orkestra



Accademia Reale di Spagna 21 luglio 2013 “Orient.7sois.Orkestra” Indagando a fondo il Mediterraneo, luogo privilegiato di incontro tra nord e sud, tra est e ovest, questa produzione originale del Festival Sete Sóis Sete Luas riesce ad armonizzare le varie anime culturali del Mare Nostrum. Diretti dal grande musicista portoghese Rão Kyao, già vincitore di due dischi d'oro e di platino, i musicisti della Orient.7Sóis.Orkestra sono: Marko Kalcic dalla Croazia al basso, Kelly Thoma dalla Grecia alla lira di Creta, Salim Allal dall'Algeria alla voce e all'oud, Miguel Angel Ramos dall'Andalusia alla chitarra e Ruca Rebordão dal Portogallo alla batteria. Dal confronto reciproco tra questi artisti, ambasciatori della cultura del loro paese di origine, le tradizioni del mediterraneo si intrecciano fruttuosamente in un concerto originale che trasmette le vibrazioni emozionanti della fusione culturale tra le varie essenze del mediterraneo.
settembre 05, 2013
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Le rane



Arco di Malborghetto 26 Luglio 2013 “LE RANE” Malincommedia sull'orlo del mondo da Aristofane regia e drammaturgia di Cinzia Maccagnano con: Oriana Cardaci, Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Cristina Putignano, Rita Salonia, canto Daniela Triolo, Scena e coro Rosalba Cannella, Mariella bel tempo costumi Chiara Pizzolo. Musiche originali de seta- Fontana – Lorenzi. Aristofane guarda con nostalgia al passato perché sia evidente il ruolo del presente. Ma noi nel vuoto ci stiamo ad un po', non stiamo assistendo alla fine un mondo virtuoso, ma siamo già oltre la degenerazione e lo sgretolamento della nostra società. Il finto cambiamento si è svelato in tutta la sua volgarità lasciando solo smarrimento, vuoto, macerie. La cultura non si mangia, l'arte non produce, la gente vuole ridere… Così siamo pieni di cimiteri senza lapidi ove regna silenzio e oblio. Sulla nostra scemano di questi cimiteri, con obsoleti pezzi di scenografia, attrezzeria teatrale in disuso, personaggi-relitto, burattini rotti. Due servizievoli becchini coprono con rituale cura il gruppo di oggetti e uomini e, di tanto in tanto, aggiungono qualcosa a qualcuno. Inaspettati giungono sulla scena Dioniso e il suo servo Xantia, ovvero un sognatore ottuso e goffo guidato dal più furbo e lucido dei Sancho Panza, pronto a far ricreare il suo padrone, forse per affetto, forse per rigetto di quella cruda e desolante realtà che, altrimenti, lo circonderebbe. entrambi mettono in moto l'arrugginito teatro, ridestano gli eterni personaggi che così ripopolano la scena. La scusa è ritrovare un autore degno di essere recitato, ma invece è tutto lì, in quell'Armata Brancaleone che si inventa le avventure, il senso di tale ricerca. Basta uno che sogni e altri che lo assecondino affinché si possa udire il canto delle rane. Allora tutto può accadere: si aprono le porte ove sia necessario attraversarle o si desideri far comparire sulla scena il nuovo e l'insolito, o ci sia qualcuno da ricacciare dentro. Tutto si muove col tempo perfetto del teatro, dentro cui c'è spazio per la commedia e per la riflessione, per il caos dell'inferno e per la quiete di un cortile dove un cantore può lamentarsi dei tempi bui in cui si vive e, auspicando una rinascita, può evocare l'inizio di una nuova era che trasformi il cortile in universo. e' tempo di ricostruire, tempo di rimettere in forma le idee, tempo di desiderare e perciò di sognare. Basta uno che sogni per udire il canto delle Rane. Le rane chi sono? Le creature che stanno tra la vita e la morte. Tra il sogno e l'incubo, tra la realtà e la finzione, tra il chiaro e l'oscuro, sullo Stige in attesa del trapasso, in attesa di poter cantare per essere zittite o ascoltate da chi, in bilico, sta inseguendo una chimera. Le rane sono la poesia, che non si vede, ma è ovunque la si voglia evocare; sono la natura altra del mondo. Alla fine non conta più trovare l'autore di frasi "poderose", ma riconoscersi tra rane e insieme intonare il bel canto che accompagni l'impresa della risalita o almeno che illuda i sognatori d'essere pi0ù vicino al sublime.
agosto 29, 2013
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Vocedidonna



Teatro Vascello 25 LUGLIO 2013 “Voce di Donna” Compagnia Astra Roma Ballet
Coreografie: Enrico Morelli e Milena Zullo
Luci: Dianella Ferrara
Costumi: Lorenza Savoini e Sartoria Buratti
Interpreti: Martina Brai, Elisa Aquilani, Maria Cristina Canta, Federica Ciancio, Valentina Pierini, Carim di Castro, Emanuele Gentili, Pietro Valente, Ruben Vrenna.
Lo spettacolo nasce dall’approfondimento che i coreografi, Enrico Morelli e Milena Zullo, hanno realizzato sull’universo femminile.
1 parte: “Turris Eburnea”
coreografia: Enrico Morelli
La coreografia rievoca personaggi femminili del sud. Donne disegnate in chiaroscuro, sempre sulla difensiva per una vita mai vissuta in prima persona, ma secondo ruoli voluti da altri. È un omaggio che Morelli fa alle donne e madri della sua terra.
2 parte “Joni Songs”
coreografia: Milena Zullo
La coreografia è un omaggio a Joni Mitchell cantautrice americana doc che, dagli anni ’60 fino ai giorni nostri, ha raccontato il mondo con la sua poetica. Un viaggio nella sua musica che diventa un inno alla vita.
agosto 29, 2013
 

Caligola



Anfiteatro di Sutri 9 Luglio 2013 MdaProduzioni Danza “CALIGOLA”
da Svetonio e Camus
drammaturgia Tringali/Gatti
regia e coreografia Aurelio Gatti
musica originale Lucrezio deSeta
scena e costumi capannone Moliere
con
Carlotta Bruni
Luna Marongiu
Rosa Merlino
Roberta Rosignoli
e
Valentina Capone
Cinzia Maccagnano
Sebastiano Tringali
e quindici anziani senatori
…...Ma non sono pazzo e posso dire perfino di non essere mai stato così ragionevole come ora. Semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose così come sono non mi sembrano soddisfacenti. [...] è vero‚ ma non lo sapevo prima. Adesso lo so. Questo mondo così com'è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna‚ o della felicità o dell'immortalità‚ di qualcosa che sia demente forse‚ ma che non sia di questo mondo. Dal Caligola opera teatrale di Albert Camus‚ elaborato in diverse versioni dal 1937 al 1958. Testo incentrato sul delirio del potere‚ rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1945. Camus lavorò a questo testo nel corso di vent'anni – dal 1937 fino alla versione "definitiva" pubblicata nel 1958. La rielaborazione fu profonda: le tre stesure definitive presentano rilevanti differenze. Nella versione del 1941 acquistano rilievo i personaggi dello schiavo Elicone e del letterato Cherea‚ filosofo materialista che fa da antagonista allo stesso imperatore. L'opera inizia con la scomparsa di Caligola in seguito alla morte della sorella/amante Drusilla‚ un personaggio chiave sul quale gravita la “trasformazione” dell'imperatore‚ che viene descritto dai senatori come un principe ideale: un condottiero‚ generoso e amato dal popolo‚ ma con un difetto‚ amava troppo la letteratura. La narrazione di Camus è molto veloce come la trasformazione dell'imperatore... Caligola è in preda alla pazzia ma con i suoi comportamenti influenza e mette nella condizione di interrogarsi : costringe a pensare ‚ mette in pericolo la normalità‚... il dramma di Camus si conclude con il discorso in cui Caligola comprende che la felicità è irraggiungibile ma anche il dolore non ha senso perché nulla dura a lungo. In questa sintesi la libertà perché non si è più soggetto ai ricordi o alle illusioni‚ ma anche la consapevolezza del “vuoto” : Caligola si rende conto di essere vuoto‚ non possiede niente‚ nemmeno la paura della morte dura molto e ciò che gli resta‚ come dice lui stesso‚ è solo “un grande buco vuoto nel quale si agitano le ombre delle mie passioni”.
agosto 26, 2013
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Sangue dal naso



Teatro CSA La Torre 17 Luglio 2013 “SANGUE DAL NASO SCUOLA DIAZ-GENOVA 2001”
Spettacolo a sostegno della Campagna 10*100 Genova non è finita Uno spettacolo di Teatro Delle Condizioni Avverse
regia e drammaturgia: Andrea Maurizi
con Andrea Maurizi
musica eseguita dal vivo: Simone Moraldi
luci e audio: Manuela Fioravanti
Rassegna Teatrale “The outside of Theater“. Lo spettacolo SANGUE DAL NASO è la narrazione dei fatti di Genova parte da lunedi 16 luglio 2001 e termina domenica 22 luglio 2001, con particolare attenzione alle giornate di venerdì e sabato.
Andrea Maurizi veste i panni di numerosi personaggi che sono stati protagonisti di quelle giornate del luglio 2001 a Genova. I personaggi scelti sono soprattutto figure legate al potere, al mantenimento dell’ordine e alle perizie. Senza giudicarli mostra le loro idee e le loro convinzioni, mettendole a confronto e svelandone le contraddizioni e i misteri trovando sempre una giustificazione plausibile a tutto, fino al punto di essere comico agli occhi degli spettatori.
La narrazione si intreccia ai ricordi personali dell’attore stesso e al percorso che l’ha spinto a creare questo spettacolo.
Simone Moraldi, insieme a una ragazza muta, sempre presenti in scena senza parlare mai, rappresentano con il loro mutismo e i loro logori vestiti da clown il tentativo delle persone, che a Genova hanno subito delle violenze, di essere ascoltate e credute dall’opinione pubblica. L’unico modo che hanno di farsi sentire è quello di cantare o di mettere della musica in un vecchio stereo. Si ha quindi un forte contrasto nella differente capacità comunicativa dei due personaggi nei confronti del pubblico. Lo spettacolo vuole svelare le differenze tra quello che la gente comune sa e quello che le vittime delle violenze raccontano, usando paradossalmente solo le parole contraddittorie del potere e i ragionamenti dell’attore stesso.
Non siamo gli scopritori della verità su Genova, ma vogliamo mettere lo spettatore nella condizione di chiedersi: “che cosa è falso di quel che mi hanno detto?”. Per facilitare gli spettatori, ogni persona di cui si parla all’interno dello spettacolo ha un pelouche che lo rappresenta.
agosto 26, 2013
 

Orpheus



Anfiteatro di Sutri 13 Luglio 2013 CRTscenaMadre/ Festad’Africa Festival “Orpheus” Scritto,diretto e interpretato da Daniela Giordano. Danza Jean Ndiaye. Coreografia Lamine Dabo. Musiche composte ed eseguite da Ismaila Mbaye e Djibril Gningue. Partendo dal mito classico, il progetto Orpheus, realizza, nella nuova scrittura e nella messa in scena di Daniela Giordano, una sublime sintesi di linguaggi visivi e sonori. Una riflessione sul contemporaneo e sulla realtà multietnica che ha trasformato la nostra società. Lo spettacolo unisce e utilizza differenti codici culturali dall' Europa all'Africa, dalla poesia al teatro, dalla musica alla danza, sottolineando le convergenze che mettono in evidenza non solo l'interdipendenza tra diverse culture. La ricerca di un nuovo stile rappresentativo che coniughi e armonizzi linguaggi della cultura europea e della cultura africana, trova nello spettacolo Orpheus una forma e un contenuto apprezzabili e condivisibili in maniera universale, una policromia culturale composta da immaginari differenti . Nota dell’autrice: Torno a visitare il mito di Orfeo, nell’unica realtà contemporanea a me nota e vicina, l’Africa, nella quale mi sembra possibile accedere al segreto motore dell’universo, l’Amore. L’Amore l’unico stimolo che spinge la conoscenza oltre ai limiti materici, oltre il visibile e misurabile, unica realtà che unisce e non divide, l’unica esperienza che permette di percepire la vera entità di tutti i fenomeni, perché corpo e mente si fondono in un unico suono con l’Universo. Orpheus : nomen omen, un destino cucito addosso dall’imposizione di un nome alla nascita, un nome lontano, un destino che prende forma e sostanza, lo spettro della morte che incalza, la straordinaria capacità degli esseri umani di trasformare l’ostacolo nel quale si inciampa nel gradino sul quale si sale e ci si eleva, il viaggio di iniziazione al dolore della conoscenza che sublima nella pienezza del sé/altro da sé, shiki-shin-funi, non dualità di anima e corpo, spirito e materia armonizzati nell’UNO che si fa verbo, suono, vibrazione e movimento/corpo. Il viaggio di Orpheus dall’oscurità alla consapevolezza utilizza forme tradizionali di rappresentazione in una rilettura contemporanea che sintetizza e propone efficacemente un presente multiculturale e multilinguistico. Poesia, teatro, danza, musica, canto: la scrittura poetica prende voce e si scioglie dando vita alla danza, l’emozione del suono che duetta con il djembè, e il griot incalza con il canto in wolof, questo è Orpheus! Al Teatro il compito di creare valore e avvicinare le genti, poiché è un potente mezzo che, attraverso l’emozione e la riflessione, educa al rispetto e alla tolleranza. Daniela Giordano
agosto 26, 2013
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Jazz on Top - UBIK



Radisson Blu es. Hotel 24 Luglio 2013 rassegna Jazz on Top “UBIK” di Vincenzo Saetta. con Vincenzo Saetta sax alto e soprano Marco De Tilla contrabbasso Antonello Rapuano piano Gino Del Prete batteria Ubik è un viaggio sonoro “aperto” che trae ispirazione dal romanzo del grande scrittore Philip K.Dick, del quale ricorre il trentennale della scomparsa. Suoni e ritmi diversi che vivono e fluiscono contemporaneamente, intrecciandosi e condizionandosi vicendevolmente sotto il sound del jazz. Con Ubik Saetta riesce a coniugare perfettamente energia ed eleganza rimanendo sempre legato alla melodia, filo rosso che percorre l’intero lavoro.
agosto 09, 2013
 

C.O.D.



Villa Mercede, Roma 27 luglio 2013 nell’ambito della rassegna “Habicura”, concerto di C.O.D. (Complete Open Druna) con: Mauro Tiberi : Voce, Basso, Debora Longini: Voce, Ugo Vantini: Batteria, Amptek Alex Marenga: Chitarra, Synths. Ivan Macera: Batteria, Percussioni. Progetto speciale di Mauro Tiberi dedicato alla contaminazione fra atmosfere meditative, ritmi neotribali e suoni di psichedelia urbana. Mauro Tiberi, polistrumentista e sperimentatore vocale è anche il docente e l’ideatore di una serie di corsi e seminari che si tengono in tutta Italia dedicati al canto armonico e diplofonico, ha al suo attivo innumerevoli collaborazioni con artisti del calibro di Markus Stockhausen e Sainkho Namtchylak. C.O.D. è un progetto ideato da Mauro Tiberi al quale collaborano artisti di varia estrazione come la straordinaria cantante Debora Longini, lo sperimentatore elettronico e chitarrista Alex Marenga, conosciuto per i suoi progetti multimediali Amptek ed Entropia, e una solida sezione ritmica composta dallo storico batterista del progressive italiano Ugo Vantini (già con Ezra Winston, Divae, Balletto di Bronzo) e dal percussionista Ivan Macera, attualmente al centro di vari progetti dedicati alla sperimentazione acustica. Il progetto C.O.D. si prefigge di esplorare le possibili intersezioni fra vocalità arcaiche, suoni elettronici e poliritmie in una tessitura sonora che spazia fra atmosfere psichedeliche ed energiche coltri sonore scatenate dalle percussioni.
agosto 09, 2013
 

Antigone


Anfiteatro di Sutri 13 Luglio 2013 ARGOT- Compagnia Dei Giovani “ANTIGONE”
di Jean Anouilh
traduzione e regia Maurizio Panici
scene Daniele Spisa
costumi Marina Luxardo
musiche Stefano Saletti
con Lucia Cammalleri, Alessia Giangiuliani, Alessandro Federico, Fabio Mascagni, Rocco Piciulo, Gioia Salvatori e Maurizio Panici
Ad un secolo dalla nascita di Jean Anouilh, celebre scrittore, regista e drammaturgo francese, torna in scena il suo lavoro più celebre e discusso, Antigone. Secondo la definizione di Holderlin, l’Antigone è la natura stessa del Tragico: l’insanabile conflitto tra la legge non scritta (oikos), che muove Antigone per la sepoltura del fratello e la legge dello stato (polìs,) emanata da Creonte, creano una tensione insostenibile per tutta la durata della rappresentazione. Anouilh rende esemplare questo scontro in una scena memorabile tra i due protagonisti, Antigone e Creonte. Maurizio Panici - che cura regia, traduzione e adattamento- pone il conflitto in uno spazio atemporale dove si svelano tutte le sfumature psicologiche ed emotive suggerite dall’autore. Note di regia Lo spostamento operato da Anouilh rispetto alla tragedia di Sofocle, dalla contrapposizione tra leggi divine e leggi dello stato, ad un conflitto di sentimenti, è la ragione della nostra scelta. Creonte e Antigone sono le facce di una stessa medaglia e si riflettono continuamente, rinviando il conflitto come in un gioco di specchi: conflitto eterno tra vecchiaia e giovinezza, maschile e femminile, sfera dell’intimità privata e sua profanazione pubblica. “Antigone” è tragedia dell’oggi, del dubbio e dell’inquietudine, conflitto tra le leggi del cuore e osservanza delle regole, linea di confine dove l’ideale giovanile si misura con l’acquisita responsabilità. La struttura stessa della tragedia di Anouilh è distonica: se l’impianto drammatico è moderno, le didascalie sembrano indicazioni per la sceneggiatura di un film (“con un impercettibile sorriso” , “le stringe le braccia”, “con lo sguardo perduto”…). La scrittura è epica e nello stesso tempo quotidiana e minima, il conflitto con l’assoluto enorme ma reso in maniera piana, parlata e non urlata. Tutto è dichiarato, fin dal prologo che apre lo spettacolo illustrando i personaggi che reciteranno la storia. Anouilh coglie in questo modo un aspetto sostanziale della tragedia (pur trattandolo in forma apparentemente privata), la caducità e l’inutile affanno dei “piccoli” protagonisti immersi in un contesto “grandioso” di insostenibile presenza del destino. Lavorando in questa direzione, la scenografia, più che uno spazio scenico, è un “segno”, forte e assoluto, che rende determinati i rapporti anche fisici tra gli interpreti, la cui recitazione è tesa verso l’assoluta sincerità. I gesti sono essenziali e lasciano spazio alla parola che torna così al suo ruolo principe. La presenza di un coro (filo rosso della Storia che unisce la tragedia dalle origini sofoclee ad oggi) e la musica fortemente evocativa, contribuiscono a riportare Antigone alla sua forza originaria dopo avere attraversato il quotidiano e il presente.
agosto 09, 2013
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