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Due - una piccola patria

Teatro Furio Camillo 1 Marzo 2014 “DUE - una piccola patria” di Paolo Alessandri e Pierluigi Bevilacqua con Pierluigi Bevilacqua e Ramona Genna
e con Enrico Cibelli
regia Paolo Alessandri
La Piccola Compagnia Impertinente lancia una nuova sfida: raccontare in scena l’amore senza l’ausilio delle parole, dando espressione al dialogo intimo di una coppia innamorata esclusivamente attraverso la musica, il gesto e…due burattini. Una storia raccontata attraverso la colonna sonora originale firmata da Enrico Cibelli e la sua Overbooking orchestra, la cui musica diventa partitura drammaturgica e soluzione di regia. Togli le parole a una storia d’amore, lascia le emozioni che due innamorati provano. Tutto quello che circonda i due protagonisti diventa colonna sonora, scenografia, monumento. Due è uno spettacolo che fa questo. Due burattini, due pupazzi, due persone. Due è un abbraccio dopo aver abbassato le difese o uno scontro senza esclusione di colpi. Due è la storia di due innamorati che si mettono a nudo. Senza riserve.
“Due – una piccola patria è uno spettacolo ambizioso. Per la mancanza di parole, per il fatto che esse sono sostituite da una colonna sonora originale e per la ragione che tra due persone e la loro storia d’amore non ci sia necessità di una comunicazione verbale. Due è uno spettacolo ambizioso anche perché raccontare l’amore è un rischio drammaturgico, facile alla banalità e al cliché.”
marzo 13, 2014
 

Incontro sul teatro delle donne

Teatro Biblioteca Quarticciolo 21 Febbraio 2014 Incontri in Biblioteca:
Incontro sul teatro delle donne
 partecipano: Betta Cianchini, Letizia Letza, Maddalena Rizzi, Silvia Resta , Veronica Cruciani, coordina: Katia Ippaso
marzo 11, 2014
 

Il mago riciclone

TEATRO TORDINONA 23 FEBBRAIO 2014 “IL MAGO RICICLONE”
 di Veronica Tepatti
Con V. Angelucci, C. Carpentieri, G. Cordì, M. Masiello, A. Spinelli, V. Tepatti
I quattro re Vetro, Carta, Plastica e Organico non riescon a governare poiché ognuno vuole imporsi. Il mondo così s’è riempito di spazzatura. Grazie al Mago Riciclone i quattro capiscono che collaborando, possono regnare felici e contenti. Una favola per bimbi con tematiche ecologiche per insegnare, divertendo, a rispettare la natura. Al termine dello spettacolo, i bambini, guidati dal Mago Riciclone dovranno aiutare i re a pulire il loro regno!
marzo 06, 2014
 

Il viaggio di Nicola Calipari

Teatro Argentina 17 febbraio 2014 “Il viaggio di Nicola Calipari”,
diretto e interpretato da Fabrizio Coniglio e Alessia Giuliani testo Fabrizio Coniglio uno spettacolo che riapre la riflessione sul diritto alla legalità e sul desiderio di giustizia per uno dei casi più controversi dalla storia italiana.
 La sera del 4 marzo 2005, nei pressi dell’aeroporto di Baghdad, Nicola Calipari, agente del Sismi inviato a Baghdad per coordinare l’operazione di liberazione della giornalista Giuliana Sgrena rapita da un commando armato, rimane ucciso dal fuoco amico di una pattuglia dell’esercito statunitense. Nicola Calipari aveva fatto scudo col suo corpo alla giornalista de Il Manifesto, appena rilasciata dai rapitori a conclusione di una lunga trattativa condotta dallo stesso funzionario. Un pezzo di storia che, a nove anni di distanza, continua a lasciare un segno dolorosamente attuale nella memoria collettiva e che viene raccontata ora tramite i canali dell’arte. Sul palco due seggiole che saranno simbolo della macchina e della prigione di Giuliana Sgrena e due attori (Fabrizio Coniglio e Alessia Giuliani), un uomo e una donna, che daranno voce ai personaggi che hanno attraversato questa vicenda.
A fine spettacolo incontro pubblico con gli interventi di Giuliana Sgrena testimone dell’accaduto, Erminio Amelio procuratore che seguì il Caso Calipari, Gabriele Polo allora direttore de Il Manifesto, Enzo Ciconte magistrato e testimone dell’impegno civile di Calipari, Mario Almerighi ex presidente del Tribunale di Civitavecchia, Claudia Fusani giornalista dell’Unità.
marzo 06, 2014
 

Mamma Medea

Teatro ValleOccupato 15 Febbraio 2014 ALTRESISTENZE in ANTEPRIMA NAZIONALE
 “Mamma Medea” POUR TOI J’IRAI JUSQU’À ÉTEINDRE LE SOLEIL
di TOM LANOYE
regia CHRISTOPHE SERMET
traduzione Alain Van Crugten
con Ann-Claire | Claire Bodson | Adrien Drumel | Pierre Haezaert | Francesco Italiano
Philippe Jeusette | Romain David | MathildeRault | Yannick Renier | Fabrice Rodriguez
i bambini Jules Brunet e Balthazar Monfè
co-prodotto da Rideau de Bruxelles, realizzatato con il sostegno del «Ministère de la Communauté française » Service du Théâtre – CAPT e con la partecipazione del « Centre des Arts scénique » si ringrazia l’Academia Belgica, social media partner Fattiditeatro
Ora nessuna debolezza. Forza, stringi i denti! Spegni la tua ragione e incatena il tuo cuore.Un solo istante. Un colpo! E avrai tutta la vita per vivere il tuo lutto in una lunga agonia.
Dopo il debutto al teatro Rideau de Bruxelles, una tournée che ha toccato i maggiori teatri francesi e belgi, tra cui l’Odéon di Parigi e il Téâtre national di Bruxelles, venerdì 14 e sabato 15 febbraio 2014 va in scena in esclusiva nazionale al Teatro Valle Occupato Mamma Medea. Il testo, mai tradotto e mai rappresentato in Italia, è scritto da Tom Lanoye, il più importante drammaturgo contemporaneo di lingua fiamminga, la produzione è del teatro Rideau de Bruxelles e la regia è di Christophe Sermet, uno dei più importanti registi della nuova generazione belga e nuovo regista associato del teatro Rideau de Bruxelles. Lo spettacolo è in lingua francese con sovratitoli in italiano e ha una durata di 2 ore e 50 minuti con intervallo.
Con Mamma Medea, testo di rara forza e intelligenza, Tom Lanoye offre una visione personale, alimentata da fonti diverse, del mito di Medea. Un’interpretazione dura, sensuale e tragi-comica, in cui tutto è sottilmente in bilico e in contrapposizione: uomo e donna, passione selvaggia e civile razionalità, tragedia e commedia, epico e drammatico, poesia e prosa. Tom Lanoye infatti non si accontenta di realizzare l’ennesimo adattamento di uno dei miti più affascinanti della mitologia occidentale, ma se ne appropria e lo reinterpreta proponendo una riflessione sullo scontro di culture come matrice di tutte le guerre. Citando “Chi ha paura di Virginia Woolf?” mette in risalto il concetto alla base del testo: per fare la guerra bisogna essere sempre in due – due gruppi etnici, due lingue, un padre e una madre, due bambini.
Prendendo ispirazione da Le Argonautiche di Apollonio Rodio, la prima parte del testo si concentra sull’incontro fatale tra Giasone e Medea, quest’ultima ancora vergine nell’amore – come nei delitti – ritratta nella profonda veracità della sua terra natia, la Colchide.
La seconda parte è scandita dai tempi della drammaticità, della lentezza e dell’inerzia. Qui Lanoye riprende la trama di Euripide con l’annuncio dell’immediata espulsione da Corinto di Medea, tradita da Giasone, diventato amante della figlia del re Creonte. Protagonisti di questa seconda parte sono la debolezza di Giasone e i suoi sforzi di riprendersi “un posto al sole” sacrificando la “straniera”, Medea, la cui passione, trasformatasi ormai in risentimento, alimenta il desiderio di una terribile vendetta. E così, l’atto ultimo: l’assassinio dei figli, quello che il mito non può risparmiare a Medea e dove Lanoye riserva il suo colpo di genio.
marzo 05, 2014
 

Incontro con Bernard Quiriny

Biblioteca Rispoli 17 febbraio 2014
“Strane presenze di libri probabili: La biblioteca di Gould. Una collezione molto particolare, di Bernard Quiriny”
In dialogo con l’autore, Edoardo Camurri. Letture e musica a cura della Compagnia Teatrale Barone Chieli Ferrari. Introduce Julien Donadille (responsabile editoria per l’Istituto di Cultura Francese). La biblioteca di Gould. Una collezione molto particolare: un libro che non è né un romanzo né una silloge di racconti e che nonostante questo ti tiene legato storia dopo storia, come succede quando si entra per caso nella biblioteca di qualcuno di molto, molto affascinante: e affascinante lo è, Monsieur Gould, il misterioso protagonista che affianca il narratore nella sua passeggiata di volume in volume, di città immaginaria in città immaginaria, regalandoci un mondo parallelo e incredibilmente spassoso dove convivono i peggiori difetti di “certi umani”, quelli da sempre a caccia di una storia, insieme al loro compagno fedele di sempre: il libro. Un omaggio ludico e sconfinato a Italo Calvino e alle sue Città invisibili, ai più dissacranti e irraggiungibili tra i maestri, da Borges a Queneau, senza rinunciare a mettere alla berlina i tanti tic intellettualistici di una società̀ che delega agli “esperti” la propria opinione, anche di fronte agli eventi più̀ sconcertanti. Resurrezioni di massa, città assurdamente e pedantescamente votate al silenzio, uomini che dopo il sesso si ritrovano nel corpo della partner e viceversa: queste e altre storie fuori dall’ordinario rendono davvero “particolare” la collezione di libri e città inanellate nella mirabolante Biblioteca di Gould, che con voce ironicamente autorevole ci descrive la sua variegata e originalissima selezione di testi così immaginaria da essere vera, formata da libri-matrioska, manuali di cucina dalle ricette impossibili e persino volumi responsabili della morte del loro autore.
marzo 05, 2014
 

Fuorigioco di rientro

TEATRO TORDINONA 26 febbraio 2014 “Fuorigioco di rientro”
(Vita calcistica di Mirko Botteghi )
di e con Andrea Mitri. Regia di Alberto Di Matteo.
Se si osserva il teatro dal punto di vista degli attori, il confronto con il gioco del calcio è evidente. In inglese la stessa parola players definisce sia gli attori che i giocatori. Solo che nella scena del calcio l’attore ha vincoli meno costrittivi: il regolamento, il limite del rettangolo, le linee dell’arena, le regole di tornei. Nel teatro è il testo, quando c’è che limita la libertà dell’attore. Nonostante le differenze il player teatrale e il player calcistico sono accomunati dal fatto di disporre di una variabile quantità di “gioco” e di “emozioni”. Nello sport come nel teatro si cerca di recuperare un tormento, una pratica, un sacrificio, un rischio ed un pericolo che abitualmente non viviamo nella vita quotidiana. Nello spettacolo di Mitri le due figure, quella del calciatore e quella dell’attore si fondono per dar vita ad un lavoro che attraverso le regole del “gioco” teatrale racconta da un punto di vista privilegiato (quello dei calciatori) uno spaccato del mondo agonistico del calcio. Fuorigioco di rientro è nel gergo calcistico il ricevere la palla in posizione regolare ma provenendo da una posizione di fuorigioco al momento dell’inizio del passaggio. Andrea Mitri, ex-calciatore professionista a livello anche di serie B ed attualmente tra le varie cose attore nell’ambito dell’improvvisazione teatrale, prova in qualche modo a rientrare in quello che è stato per molto tempo il suo mondo, vedendo dalla posizione privilegiata di chi da quell’ambiente si è staccato ed ha nuovi strumenti per ricordarlo ed analizzarlo. Utilizzando il teatro di narrazione, il cabaret, il lavoro sui personaggi e qualche brano di Shakespeare, l’attore, solo in scena, prova a raccontare per passaggi laterali la vita dell’immaginario Mirko Botteghi, calciatore troppo presto fermato dagli infortuni; cercando di regalare allo spettatore una visione dall’interno, di un mondo troppo spesso visto dall’esterno in maniera esaltativa oppure viceversa all’occorrenza denigratoria. Ne esce un percorso divertente divertito tra le figurine del calcio: da quella più nota di Gianni Rivera fino ad altre meno conosciute, la cui foto sull’album Panini (sempre che esista) sarebbe in grado di raccontarci ben poco rispetto al loro passato. Un viaggio tra le persone a convalidare la tesi di Velasco, allenatore della nazionale di pallavolo brevemente prestato al calcio, che comunque aldilà di tutto, il calcio rimane sempre un gioco in cui ventidue uomini in mutande si divertono ad inseguire un pallone.
marzo 05, 2014
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A SLOW AIR

Teatro Argot 19 febbraio 2014 “A SLOW AIR”
 testo di David Harrower
traduzione Gian Maria Cervo e Francesco Salerno
con Nicola Pannelli e Raffaella Tagliabue
regia Giampiero Rappa
Una Coproduzione Narramondo Teatro e Gloriababbi Teatro
Nicola Pannelli e Raffella Tagliabue interpretano l’incontro tra Morna e Athol, due fratelli che non si parlano da quattordici anni. Morna lavora come donna delle pulizie a Edimburgo e passa il tempo bevendo e cercando di capire la mente di suo figlio, il ventenne Joushua. Athol, il fratello maggiore, vive invece vicino a Glasgow Airport con la moglie e due figli. E’ il proprietario di una ditta di piastrelle ed è orgoglioso dei suoi affari, conquistati con fatica nell’ovest della Scozia. Nei loro monologhi alternati raccontano la propria vita, l’infanzia e i rapporti con i genitori, facendo emergere sentimenti spesso contrastanti. I ricordi e segreti di fratello e sorella si intrecciano con l’arrivo di Joushua che a sorpresa andrà a trovare lo zio Athol, scatenando una serie di eventi nuovi e sorprendenti.
“Questo testo poetico di Harrower – spiega Giampiero Rappa – ci parla della famiglia con ironia e amore. La mancanza di dialogo tra i due attori in scena rende ancora più umana e autentica l’incapacità di comunicare dei personaggi, che in realtà nella rappresentazione sembrano dialogare molto di più che nel loro passato. Lo spettatore non può non immedesimarsi nei loro conflitti e nelle loro sofferenze: l’orgoglio che ci separa anche dalle persone amate, la difficoltà del perdono, il sentirsi a volte più estranei in famiglia che con il resto del mondo”.
marzo 04, 2014
 

Pasolini a Villa Ada

Recensione dello spettacolo su gufetto.it

Teatro Tordinona 20 Febbraio 2014 “Pasolini a Villa Ada” di Giorgio Monacorda interpretato e diretto Ivan Festa, foto di scena Angelina Chavez, ufficio stampa Rocchina Ceglia. Un inedito ritratto di Pier Paolo Pasolini, l’adattamento teatrale è tratto dall’omonimo racconto di Giorgio Manacorda . Lo spettacolo descrive il rapporto personale tra Giorgio Manacorda e Pier Paolo Pasolini. Il racconto di un’amicizia, quella tra l’autore e il poeta friulano, finora celata o velatamente raccontata in privato. Attraverso un denso monologo, che segue il ritmo del racconto, si scopre così un rapporto di amicizia intenso e il tormentato percorso di emancipazione che Manacorda ha dovuto affrontare per liberarsi dalla paterna figura del maestro.
marzo 04, 2014
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Panenostro

Teatro Tor di Nona 16 Febbraio 2014 “PANENOSTRO” testo, luci e regia Rosario Mastrota, interprete Ernesto Orrico, assistente alla regia Dalila Cozzolino, scenografia Marco Foscari, produzione Compagnia Ragli con il sostegno di Associazione Antimafia daSud. “Cump’il pan del prestín terún”. Giuseppe fa il pane, ama impastarlo e creare i suoi “figli” di farina e acqua; è panettiere da generazioni, figlio e nipote di emigranti calabresi in un nord algido che gli ha regalato la vita; nella sua panetteria intrisa di sud, il panettiere calanordico o nordcalabro perfeziona l’eredità di un mestiere. E’ il panettiere del quartiere, Giuseppe, vive senza falsità, ingenuo, come gli ingredienti amalgamati nella sua umile missione di fornaio. E quella stessa umiltà, palesata con la sottomissione remissiva all’imposizione malavitosa, lo rende inconsapevole finanziatore del meccanismo della onorata ‘ndrangheta calabrese radicata al nord: “Papà pagava e pure nonno pagava”. La ribellione, troppo spesso purtroppo, negli ambienti mafiosi, non viene mai decantata, né indotta, né celebrata, giammai adoperata. Intere comunità, interi quartieri, forse intere città, tacitamente cedono all’imposizione, alla vessazione del prepotente che minaccia, che spaventa con arroganza, che incendia, che uccide. A morire sono gli altri, sempre gli altri: i buoni. Giuseppe, il protagonista di Panenostro, è proprio un buono. Anche scorrendo sul binario dritto della normalità, appare, sul regolare percorso delineato, una curva imprevista o un’interruzione netta, inevitabile, e nonostante il protagonista di quella vita provi a nascondersi nell’assoluta trasparenza dell’ordinario, accade che quell’essere invisibile si trasformi in evidenza esagerata, in straordinario emblema di popolarità casuale. La casualità arriva portata dalla rabbia, in modo bestiale, dopo lunghe sopportazioni, ed è bella, intima, solo per un attimo, poi, però, è letale. Perché quell’unica colpa casuale, quell’unico lampo bestiale di umanità, diventano espiazione di un’unica vita. “Rimetti a noi i nostri debiti’’ è prosa avulsa dalla realtà. Farsi giustizia uccidendo, soccombere alla giustizia per avere ucciso, lascia un debito: non avere giustizia.
febbraio 28, 2014
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Un pomeriggio con Ferdousi

Biblioteca Rispoli Roma 14 febbraio 2014 “Un pomeriggio con Ferdousi” con la presenza del Prof. Angelo Michele Piemontese, professore emerito di lingua e letteratura persiana, Università degli studi di Roma, La Sapienza. Abul-Qasem Ferdousi Tusi (ca. 935-1020) è il più prestigioso poeta persiano, autore del grande poema epico Shah-namé (“Il libro dei Re”), un capolavoro della letteratura universale. L’Istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività svolte a promuovere lo scambio culturale e presentare le grandi figure della letteratura e della cultura dell’Iran, in collaborazione con la Biblioteca Rispoli, organizza il quarto incontro letterario. “Molto ho sofferto in questi trenta anni, ho vivificato la Persia antica con questa lingua persiana. Non morirò ormai, siccome sono vivo, perché ho diffuso il seme della parola”.
febbraio 27, 2014
 

Teatro in Lituania

Teatro Valle Occupato - foyer 12 febbraio 2014 HYSTRIO trimestrale di teatro e spettacolo Presenta il numero monografico: “Teatro in Lituania” Curato da Claudia Cannella e Laura Caretti, si avvale della collaborazione di studiosi e operatori teatrali italiani e lituani, con il sostegno dell’Ambasciata di Lituania in Italia. Nella giovane Repubblica Baltica il teatro è sempre stato al centro della vita culturale, soprattutto a Vilnius. Prima per criticare l’ortodossia sovietica e poi, dopo l’indipendenza, per affermare la propria identità. A metà degli anni ’80 Nekrošius si rivela sulle scene europee, ma è solo la punta dell’iceberg di una realtà estremamente ricca e vivace: Tuminas, Varnas, Vaitkus e Koršunovas i grandi nomi della regia, insieme a Ivaškevičius per la drammaturgia. Senza dimenticare le nuove leve, anche della scenografia e della danza, i festival e il ruolo fondamentale dell’Accademia Lituana di Musica e Teatro.Il Dossier contiene gli interventi di Laura Bevione, Stefano Moretti, Ramunė Balevičiūtė, Audronis Liuga, Ramunė Marcinkevičiūtė, Daiva Šabasevičienė, Andrius Jevsejevas, Toma Gudelytė, Helmutas Šabasevičius, Elona Bajorinienė, Giedrė Kabašinskienė, Stefania Bevilacqua e Roberto Canziani. Alla presentazione intervengono: Claudia Cannella, direttrice di Hystrio e curatrice della monografia; Laura Caretti, co-curatrice e docente di discipline dello spettacolo presso l’Università di Siena; Stefano Moretti, attore ed esperto di drammaturgia lituana contemporanea; Irma Šimanskytė, Addetto Culturale Ambasciata della Repubblica di Lituania in Italia; Toma Gudelytė, traduttrice e studiosa di teatro e Laura Bevione, collaboratrice di Hystrio; modera l’incontro Graziano Graziani, critico teatrale. «Siamo molto soddisfatti di questa pubblicazione – commenta Claudia Cannella, direttrice di Hystrio – che crediamo possa essere un utile strumento per accostarsi alla cultura di un Paese, che al teatro dedica da sempre una straordinaria attenzione e notevoli risorse creative». Un Paese “modello”, per certi versi, capace di produrre un teatro di grande qualità artistica, ampiamente partecipato dal pubblico. Ed è anche per questo che si è scelto di presentare l’iniziativa editoriale presso il Teatro Valle, laboratorio di idee e di sperimentazione teatrale, che a un nuovo modello artistico, organizzativo e gestionale sta lavorando da alcuni anni.
febbraio 26, 2014
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