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Dimmi che mi ami

Teatro Vascello 6 marzo 2017 | DANZA
DIMMI CHE MI AMI
coreografia Simona Cieri
soggetto Rosanna Cieri
musiche originali Daniele Sepe
disegno luci Rosanna Cieri
costumi Marco Caboni
danzatori Veronica Abate, Martina Agricoli, Andrè Alma, Maurizio Cannalire, Simona Gori
regia Rosanna e Simona Cieri
produzione  Motus Danza

MOTUS anticipa la Festa della Donna
"DIMMI CHE MI AMI" DI MOTUS UN GRIDO D'ALLARME CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE
La "danza scomoda" dei MOTUS è di nuovo impegnata in una battaglia nazionale per denunciare quella che può essere definita una vera e propria strage. Con "Dimmi che mi ami", in scena al Teatro Vascello di Roma il 6 Marzo 2017 ale ore 21, la Compagnia lancia un grido d'allarme contro il femminicidio, fenomeno in aumento che registra in Italia una vittima ogni due giorni e mezzo e che, nella maggioranza dei casi, è perpetrato da un familiare o da una persona con cui la vittima ha avuto una relazione.
Addentrandosi nelle cause e nei meccanismi psicologici che conducono gli uomini ad arrogarsi diritto di vita o di morte sulle loro compagne, MOTUS analizza la diminuzione della percezione di realtà che viene dall'attutirsi del sentire e dall'incapacità di avvertire il valore delle cose, tipiche del mondo contemporaneo in disgregazione. In un contesto affettivamente precario, la ricerca di amore assume la connotazione di un affannoso e spasmodico inseguimento per raggiungere il possesso dell'altro, come unico sbocco possibile ai propri conflitti interiori. E la violenza contro le donne diviene "uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini" come sancisce l'Assemblea Generale Onu.
I comportamenti amorosi ambientati in questa cornice sgangherata, sono fotografati da MOTUS come surrogato di certezze che non ci sono, in grado di sopperire a bisogni esistenziali che altrove non possono essere soddisfatti. E allora sulla scena si alternano varie solitudini, dal bisogno di tenerezza all'esibizionismo, dalla ricerca spasmodica del partner, alla violenza del tutti-contro-tutti. Ma più di tutte domina la solitudine delle donne che subiscono violenza (6 milioni e 788 mila, solo in Italia, secondo i dati Istat 2015) spesso incapaci di denunciare i propri carnefici e non sufficientemente tutelate anche quando trovano il coraggio di denunciarli. La stessa solitudine di Giordana Di Stefano, danzatrice appena ventenne, accoltellata e uccisa a Nicolosi il 7 Ottobre 2015 dall'ex fidanzato che aveva denunciato per stalking, alla quale MOTUS dedica lo spettacolo.
Interpretato da Veronica Abate, Martina Agricoli, Andrè Alma, Maurizio Cannalire, Simona Gori, su coreografie di Simona Cieri e regia di Rosanna e Simona Cieri, lo spettacolo è frutto della collaborazione con il compositore napoletano Daniele Sepe, uno degli autori più interessanti e prestigiosi del panorama nazionale, che firma le musiche originali.
14.3.17
 

Zombitudine

Teatro India, 5 marzo 2017
Zombitudine
testo, regia, interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano
scene e costumi Alessandra Muschella
ideazione luci Marco Fumarola, Daniele Passeri
luci Omar Scala, Matteo Selis

produzione Frosini/Timpano Kataklisma
coproduzione Teatro della Tosse
Fuori Luogo, Teatro dell’Orologio / Progetto Goldstein
Accademia degli Artefatti
con il sostegno del Teatro di Roma nell’ambito del progetto “Perdutamente”

Qualcosa sta arrivando. La minaccia è là fuori, il teatro ultima porzione riparata di terra in cui rifugiarsi nell’attesa della Loro venuta. Ma Loro chi? Gli zombie, i rivoluzionari, la Morte? Un evento straordinario che cambierà la storia? Non lo sappiamo. Non lo sa il pubblico, lo ignorano un uomo e una donna assediati sul palco in logorante e beckettiana attesa. Forse sì, davvero stanno arrivando gli zombie. Ma non sono esseri mostruosi e imputriditi dalle tombe. Siamo noi. Automi caracollanti, burattini che si trascinano già morti lungo traiettorie claustrofobiche e obbligate, sui binari in decomposizione di questa società frenetica e insensata dove pericolo e salvezza sono la stessa cosa e i vivi e defunti hanno lo stesso inutile afflato rivoluzionario.
14.3.17
 

Acqua di colonia

Teatro India 2 marzo 2017
Acqua di colonia
testo, regia, interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano
ogni sera lo spettacolo ospita in scena un ospite che
non conosce lo spettacolo Aicha Cisse (28 febbraio)
Sara Gomida (1 marzo), Barny Muheddin H. (2 marzo)
consulenza Igiaba Scego
voce del bambino Unicef Sandro Lombardi
scene e costumi Alessandra Muschella, Daniela De Blasio
luci Omar Scala
produzione Romaeuropa Festival, Teatro della Tosse, Accademia degli Artefatti
con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio
Si ringrazia il Teatro di Roma
L’Africa. Un mondo indistinto, generalizzato, lontano. Luogo comune in cui racchiudere le nostre ampie dosi di pregiudizio e di paura prescindendo dalle specificità di ogni sua terra, nazione, popolo. Somalia, Libia, Eritrea, Etiopia sono solo nomi astratti, non paesi reali, e comunque “noi” con “loro” non abbiamo nulla a che spartire. Anche gli africani sono tutti uguali, e lo sono le masse indistinte di profughi, di migranti che ogni mattina incrociamo per strada, sull’autobus o in stazione. Così è stato il colonialismo nostrano: una storia bicentenaria di abusi e prevaricazioni che oggi va solo rimossa, ricacciata sotto il tappeto e dimenticata. Lavata via come un cattivo odore da una bella passata di acqua di colonia.
13.3.17
 

Il primo bacio....Il vero amore non si scorda mai

Teatro Tordinona 5 Marzo 2017
IL PRIMO BACIO…E’ VERO NON SI SCORDA MAI!
di Renato Giordano
Regia Renato Giordano
in collaborazione con Rossella Izzo
con
Livia Cascarano, Francesco Bruni, Carolina Ceccarelli, Aba Cividini, Elena Crupi, Andrea Lombardo, Alice Longo, Fiammetta Mancini, Giorgia Mistretta, Mattia Nissolino, Maria Elena Pepi.
Lo spettacolo di Renato Giordano in collaborazione con l’Actor’s Planet di Rossella Izzo in scena DA UNDICI ANNI consecutivamente!!
Ogni giorno decine di ragazzi si danno il primo bacio e poi lo postano sul sito da 11 anni!!!!!!!

Torna a Roma come tutti gli anni al Teatro Tordinona, “il PRIMO BACIO” quello che fu uno spettacolo evento sulla rete: nella prima edizione tre anni di repliche consecutive solo con il tam tam della Rete. E’ stato (ed è ancora) un caso: il popolo di internet racconta come è stato il primo bacio sul sito www.ilprimobacio.com, e nasce lo spettacolo teatrale dei record: più di VENTIMILA storie di Primi Baci raccolte da Renato Giordano (che ancora oggi ne riceve decine a settimana).

Lo spettacolo “Il primo bacio” di Renato Giordano, torna in scena a Roma a grande richiesta, come ormai è tradizione tutti gli anni, ed è un vero ed unico caso. L’estate 2007 l’autore e regista Renato Giordano ha creato un sito, e l’ha poi mandata a vari blog, la richiesta: raccontatemi il vostro primo bacio, diventerà uno spettacolo teatrale. E’stato immediatamente sommerso da storie di primi baci inviati da ovunque, (ormai sono più di 20.000), e da richieste di prenotazioni per vedere lo spettacolo. A tal punto che nel novembre 2007 sono iniziate delle repliche con sempre il tutto esaurito nella sala del Teatro Tordinona, solo con le prenotazioni avute attraverso il tam tam della rete, repliche che hanno registrato nella prima edizione tre anni di repliche consecutive. Da allora ogni anno lo spettacolo viene ripreso!
Una cosa è certa, tutti ricordano il primo bacio!
E ce ne sono di tutti i tipi: teneri, imbarazzati, sensuali, imbranati, selvaggi, schifosi, curiosi, casti, a pennello, umidi, sfuggenti, viscidi, eroici, fraterni, vampireschi, timidi, violenti, a bocca chiusa, semiaperta o linguacciuti, da serpente o da pesce!!! E anche se sembrava perso nei ricordi, a pensarci un attimo viene alla mente Lui/Lei,e come è andata quella volta. E si ricorda la lunga attesa, e le prove sui vetri delle finestre o sul palmo della mano, i racconti degli altri più esperti, i film, grandi maestri di tecnica virtuale, e la musica che immancabilmente ha fatto da colonna sonora.
A Renato Giordano, a tutt’oggi sono arrivate quasi ventunomila storie di primi baci! E le sorprese sono tantissime, i risultati sono inaspettati! Ogni sera allo spettacolo vengono invitate alcune delle persone che hanno mandato la storia del loro Bacio, e anche loro vengono applaudite a fine spettacolo. Ed anche tutti gli spettatori vengono invitati a compilare un questionario sul “loro” primo bacio. Alcuni di questi vengono selezionati immediatamente e lo spettacolo così diventa interattivo. L’anno scorso è stato ripubblicato un libro di Giordano con 100 storie di primo bacio, che è alla seconda edizione, un format televisivo, è stata fatta la versione musical al Festival della Versiliana, è andato in scena a New Jork….
E’ ancora possibile inviare storie sul sito www.ilprimobacio.com sempre attivo. Anche quando non c’è lo spettacolo mediamente arrivano 20 storie di primi baci a settimana, (tanti giovani danno il loro primo bacio e poi mandano il racconto al sito) oppure su www.teatrotordinona.it. Da alcuni anni lo spettacolo è proposto in collaborazione con Rossella Izzo ed i suoi giovani attori dell’Accademia Actor’s Planet .
10.3.17
 

Theatrum Mundi - Assemblea cittadina per il teatro





Teatro India 25 Febbraio 2017
Roma Theatrum Mundi - Assemblea cittadina per il teatro

Il Teatro di Roma accoglie l’incontro pubblico con gli artisti e gli operatori della cultura e dello spettacolo della Capitale promosso da Graziano Graziani, Sergio Lo Gatto, Andrea Porcheddu, Attilio Scarpellini (PRE-OCCUPAZIONE – Gruppo di studio e di intervento per il teatro).
L’incontro ha come obiettivo quello di allargare il dialogo fra realtà istituzionali e creatività indipendente, in una città che deve disegnare una nuova prospettiva e una nuova politica culturale, in uno scenario in trasformazione, all’insegna del dialogo e della condivisione. In una città in affanno e che esprime gravi disfunzioni, l’incontro vuole provare a definire con gli artisti alcuni punti cardine di un possibile e nuovo sviluppo culturale della metropoli, nella quale la cultura deve svolgere un ruolo di traino e di rilancio.
Roma deve ridefinire la propria identità e missione tanto a livello locale, quanto a livello nazionale e internazionale. Di questa ridefinizione identitaria la cultura, le arti e i saperi non possono che rappresentare il cuore simbolico.
Qual è oggi il ruolo dell’arte all’interno del sistema generale della cultura? Come avviare un nuovo dialogo fra le istituzioni e le istanze che gli artisti esprimono in ogni epoca? Di quali nuovi spazi e infrastrutture questo sviluppo necessità oggi?
Quali gli spazi a disposizione e quali quelli da riconvertire a questa nuova missione?
Come si deve ridefinire una nuova politica culturale in cui la “crescita” si affianca alla conservazione e alla promozione del patrimonio?
Come possono contribuire ulteriormente a questa ridefinizione di sistema le forme del teatro a Roma?
Quale ulteriore contributo può offrire il Teatro di Roma e a quali ulteriori sviluppi e prospettive può ambire il Teatro Nazionale della Capitale?
Quali le azioni da realizzare affinché la scena romana possa ritrovare nuova vitalità e sviluppo?
Quali strumenti di politica culturale attivare per rispondere alle domande delle generazioni del teatro, che non da oggi chiedono spazi e tempi per la creazione, maggiori opportunità di produzione, di scambio e di confronto tra i linguaggi e le urgenze di questo momento storico? Come rilanciare possibilità di sinergia e crescita che sembrano farsi sempre più rarefatte?
Come rendere meno precaria e legata a accadimenti estemporanei la creatività delle nuove generazioni? Come investire sugli artisti del territorio e evitare la loro dispersione o rinuncia? Come rendere Roma più attrattiva a livello nazionale e internazionale?
Come costruire un sistema plurale di luoghi e interventi diffuso sull’intero territorio metropolitano che abbia nel teatro il proprio volano?
Come immaginare nuove prospettive, non soltanto per la creatività contemporanea degli artisti, ma anche per la loro costante formazione e aggiornamento, anche attraverso scambi e relazioni internazionali meno episodiche e più sistematiche?
Quali strategie immaginare per allargare la partecipazione delle diverse comunità che compongo una città unica al mondo e che oggi appare sempre più frammentata?
È possibile immaginare nuovi incubatori delle imprese artistiche? E’ possibile istituire forme integrate di reddito per gli artisti? Risulta sempre più vivo il bisogno di raccogliere attorno allo stesso tavolo il maggior numero possibile di artisti, operatori, istituzioni e spettatori, per lanciare insieme una riflessione che possa arricchirsi e rinnovarsi.
L’incontro programmato non avrà la forma di un convegno, sarà invece un momento di dialogo, di denuncia e di proposta. Per arrivare alla formazione di un’assemblea cittadina per il teatro.
L’incontro sarà aperto dal direttore del Teatro di Roma, Antonio Calbi, e chiuso dal vicesindaco e assessore alla Crescita Culturale di Roma Capitale, Luca Bergamo.
Per una Capitale
mondiale della cultura
Uscire dalla crisi rilanciando la cultura. Questo l’obiettivo dell’incontro cittadino “Roma Theatrum Mundi” (Teatro India, sabato 25 febbraio dalle 10 alle 18), e ne ragioniamo con uno dei promotori, il critico Andrea Porcheddu.
Come si è concretizzata l’iniziativa?
L’idea parte da una chiacchierata con i colleghi e amici critici Attilio Scarpellini, Sergio Lo Gatto, Graziano Graziani. Ci siamo resi conto che c’è da rilanciare il dibattito sullo stato del teatro in città, perché da un lato abbiamo una realtà pubblica, il Teatro di Roma, che è in crescita, sta lavorando molto bene, e dall’altro un’amplissima popolazione di artisti e tecnici, anche di livello, che invece fa una gran fatica. Ci sono spazi che chiudono, altri sgomberati, difficoltà a coinvolgere pubblico, produrre, rispetto ad altre città d’Italia che invece lavorano, e bene, come Milano, Bologna, Genova.
Quando è cominciata la china discendente?
Dagli inizi degli anni Duemila, Roma ha segnato il passo, considerando anche che dovrebbe essere la Capitale mondiale della cultura. Quello che viviamo non è all’altezza di altre metropoli se pensiamo a Parigi, Berlino, Londra; città che si sono anche reinventate proprio su modelli culturali. Da noi ultimamente le questioni si sono aggravate, è un declino costante avvertito da tutti, tant’è che i migliori artisti emersi dalla fine degli anni Novanta sono di fatto emigrati dove hanno trovato ospitalità e produzioni. Forse siamo a un punto di non ritorno, tutti un po’ stanchi, anche noi osservatori viviamo questa fatica quotidiana del fare cultura.
Uno dei motivi di questa situazione è la tendenza, in corso da tempo, a mettere la cultura a profitto immediato, il che, in particolare per il teatro, è un discorso pericoloso, dal fiato corto.
Totalmente d’accordo, tra l’altro la nuova riforma ministeriale del teatro punta molto sui dati quantitativi, proprio sul botteghino, per cui poi si trovano strani ibridi di attori famosi del cinema che provano a fare teatro per richiamare pubblico, spesso con esiti sconcertanti. È chiaro che lo Stato debba investire in cultura, sulla possibilità di far fare teatro e farlo vedere a tutti, non solo a chi si può permettere di pagare biglietti costosissimi o di affittare spazi per mettere in scena i propri spettacoli. D’altro lato, però, anche con la cultura si può fare profitto: con la nuova direzione, la Reggia di Caserta produce anche welfare, cioè una capacità di vita migliore a chi va a visitare quel fantastico sito culturale. Stesso discorso per il Festival di Avignone: gli studi hanno dimostrato che, per ogni euro investito, ne tornano almeno sette in forma di indotto. Sono esperimenti che possono essere motore di sviluppo delle città: abbiamo gli esempi di Bilbao, Barcellona, Glasgow, che hanno un patrimonio culturale decisamente inferiore al nostro, ma che hanno investito sullo spettacolo, sull’arte, sulla creatività e sono rinate, con una scommessa sui saperi anche redditizia per la comunità stessa. Sono convinto che una buona politica culturale possa anche autosostenersi, è paradossale che in Italia vada in fallimento l’Arena di Verona, evidentemente c’è qualcosa che non torna.
Altro elemento è la crisi del teatro come fatto sociale. Il costante calo di pubblico, che investe anche il cinema, è dovuto pure all’avvento del digitale e al venir meno dei momenti di aggregazione.
Anche questo è un punto spinoso e contraddittorio. È un dato di fatto, le famiglie non possono permettersi 35 euro a biglietto per vedere uno spettacolo che poi magari neanche piace. D’altra parte, però, esiste uno zoccolo duro di spettatori, anche numeroso: fino al 2015 i dati di affluenza erano molto alti, quindi c’è una resistenza dell’edifico teatrale come spazio dove ci si incontra, l’unico rimasto a parte lo stadio. A teatro ci si parla, ci si guarda negli occhi: nonostante una politica che va esattamente in senso contrario, il digitale, le fiction televisive, evidentemente questo bisogno è ancora molto forte. C’è poi una vivacità creativa, ma manca una capacità amministrativa di cogliere questi fermenti: non chiediamo miracoli, ma spazi, finanziamenti, strutture adeguate; se per andare all’India non c’è neanche un autobus, è ovvio che non ci si va, mettere una linea di trasporti è un segno di civiltà che porta dei frutti. Altro elemento ancora è il necessario ricambio generazionale, il teatro italiano vive di un manipolo di eroi che sono gli abbonati, però c’è un invecchiamento di questo tipo di spettatori. Allora bisogna trovarne altri, giovani, con un teatro che parli del loro tempo, col loro linguaggio, con artisti che siano loro coetanei. Dare anche spazio a giovani artisti vuol dire trovare pure un giovane pubblico, e quindi rifare del teatro un luogo di discussione viva.
Quella del “Roma Theatrum Mundi” sarà una giornata lunga.
Tanti temi, tanti relatori già iscritti, tanti artisti vogliono partecipare e prendere parola. Ci saranno anche il direttore del Teatro di Roma Antonio Calbi e l’assessore alla Cultura Luca Bergamo, speriamo di uscire da lì con una proposta.

Presentazione di Antonio Calbi

1 parte
Antonio Calbi
Attilio Scarpellini
Andrea Porcheddu
Graziano Graziani
Sergio Lo Gatto

2 parte
Stefania Minciullo
Fabrizio Parenti
Ass. Facciamo La Conta
Valentina Salerno
Tiziano Panici
Carla Romana Antolini
Luigi Tamburrini
Luca Bergamo

3 parte
Veronica Cruciani
Silvia Rampelli
Valentino Orfeo
Carlo Infante
Roberta Scaglione
Fabrizio Pallara
Gruppo Resilienza Roma
Alessandra Ferraro
Anna Maria Chilli

4 parte
Carlo Salvatori
Francesco Picciotti
Guido di Palma
Daniela Giordano
Giorgina Pilozzi
Fabio Corallini
Antonio Calbi
4.3.17
 

LENÒR

Teatro Tordinona 22 Febbraio 2017
LENÒR
di Enza Piccolo, Nunzia Antonino e Carlo Bruni
dedicato a Eleonora de Fonseca Pimentel
con NUNZIA ANTONINO
regia CARLO BRUNI
Compagnia DIAGHILEV
“Sono nata il 13 gennaio 1752. Sotto il segno del Capricorno. Credo nell’influsso delle stelle sul destino delle persone. Sono state le stelle a suggerirmi: continua, va’ avanti. E io, sin da piccola, sono stata curiosa, testarda, perseverante: pronta a prendere tempo, per poi esplodere all’improvviso. Da ragazza avevo due occhi di fuoco, ero sincera, fervida, non capivo il cinismo, volevo che le cose migliorassero, credevo che potessero migliorare, e non solo per pochi. Ero disposta a rinunciare ai miei privilegi. Forse ero ingenua. Ho combattuto.”
Introdotti da un racconto di Enza Piccolo e guidati dalle voci di tanti illustri ammiratori (da Enzo Striano a Dacia Maraini, da Susan Sontag a Maria Antonietta Macciocchi), abbiamo conosciuto Eleonora de Fonseca Pimentel. L’incontro è stato folgorante. Portoghese d’origine, napoletana d’adozione, Eleonora fu poetessa, scrittrice e una delle prime donne giornaliste in Europa. Una figura decisiva per la storia del nostro paese e in particolare del sud. Protagonista nei moti partenopei del 1799 e di quell’effimera repubblica meridionale, condusse un’esistenza esemplare, appassionata e faticosa, che ci parla ancora oggi, con grande forza, di libertà e giustizia, di amore e dignità. Gli straordinari sommovimenti che stanno mutando il profilo del mondo arabo, la crescente indignazione che anima i movimenti europei, il disagio che attraversa l’Italia, disegnano un panorama in cui la storia di questa donna, insieme a quella di molti suoi compagni di viaggio, sembra collocarsi perfettamente.
Eleonora combatté sino al patibolo la volgarità e l’inganno, l’ignoranza e la barbarie. Raccontarla significa non solo rendere omaggio a una grande antenata, ma invitarla a guidarci ancora sul sentiero  di questo tempo difficile.
24.2.17
 

Terra Promessa. Una Guerra infinita Terra Promessa.

Teatro Tordinona 19 febbraio 2017
Terra Promessa. Una Guerra infinita Terra Promessa.
(come dalla ricerca di un pascolo nacque il mito della Terra Promessa) 
di Gianluca Riggi 
con Roberta Castelluzzo e Gianluca Riggi
Terra Promessa. Un’inchiesta storica che attraversa i millenni e narra un viaggio: quello di Abramo e Sarah dalla città di Ur, nella Mesopotamia ricca e fiorente, al deserto del Mar Morto e infine a Gerusalemme. Un viaggio mitico, che è all’origine delle tre religioni rivelate e monoteistiche, del nostro vivere contemporaneo tra incomprensioni e abbandoni mistici. Un viaggio che è la rappresentazione di tremila anni di guerra in una terra martoriata dall’uomo e dalla sua stupidità, dove i combattenti hanno smarrito completamente, ormai da tempo, le ragioni del loro combattere, dove il combattere è routine.
È anche un viaggio in tre religioni nei loro segreti, nelle pieghe della rivelazione divina, nella ricerca di punti comuni, nella scoperta di mondi sotterranei che le uniscono sopra le nostre teste e le dividono davanti ai nostri occhi con gran numero di cadaveri. È un viaggio che sfiora il confine fra religione e mito, alcuni di quei miti sono falsi, alcuni di quei miti sono all’origine del dolore e delle ferite di una terra. Macro storia e micro storia si intrecceranno, l’una determinerà l’altra, perché alfine, all’origine del tutto c’è sempre l’uomo, colto nella sua solitudine, nelle sue passioni, nel suo affrontare l’assurdità delle vicende umane.
I due protagonisti, Sara e Abramo, ripercorrono la loro storia, la raccontano e la vivono, tra le micro azioni del loro piccolo mondo. Tutta l’azione scenica si svolge all’interno di un baule di legno. Il baule diviene  la loro dimora, dove si dorme, si cucina, si mangia, ci si lava, si stirano i vestiti, e quant’altro, ma può trasformarsi in una lapide o una tomba. Una Terra Promessa ma anche una Terra Maledetta, dove gli uomini, profeti, santi e divinità differenti, si sono incontrate.
SenzaBarcode è informazione libera a 360° ! Si parla di attualità, politica, società, cultura, famiglia ma anche notizie e articoli su argomenti più leggeri come lo sport, internet e MOLTO ALTRO! Notizie fornite con occhio personale ma aperto a commenti e dibattiti. Nella redazione di SenzaBarcode lavorano molte persone diverse tra loro ciascuna con la sua storia ed il suo bagaglio culturale, ed è questa disomogeneità – unita al rispetto – che fa sì che l’informazione sia sempre genuina, priva di condizionamenti di qualsiasi tipo e specialmente multi laterale. Tante penne per fare informazione libera e di qualità. Le regole in SenzaBarcode, rispetto della dignità umana e nessun tipo di violenza.
23.2.17
 

HamleTown

Teatro Tordinona 12 Febbraio 2017
HamletTown
Regia Gianluca Paolisso
Con
Simone Bobini
Cristian Pagliucchi
Michela Ronci
Eva Sabelli
Piero Grant
Marco Guglielmi
Dalila Aprile

HamleTown, la città di Amleto, è l'ultimo sguardo su un mondo, l'attimo che precede l'Apocalisse. HamleTown, la città di Amleto, si nutre di delitti, menzogne, soprusi, di emozioni e coscienze annullate: tutto al servizio di regole non scritte eppure incise a fuoco nella carne. HamleTown, la città di Amleto, è preservazione del potere e stupida reggenza, è la violenza senza scopo, i piani non riusciti, un luogo in cui i fantasmi influenzano i vivi, dove l'ombra cala inesorabile. HamleTown, la città di Amleto, riconosce tutti i suoi abitanti eccetto lo stesso Amleto e Ofelia, stelle in un universo estraneo: in loro l'amore, il dubbio, il desiderio di fuga oltre le cose, oltre la vita, li dove nessuno potrà mai trovarli. HamleTown è il mondo che affonda, un buco nero, il simbolo più crudo della fine e allo stesso tempo la speranza dei sentimenti, di una lontana dolcezza da afferrare al volo. HamleTown, la città di Amleto, è un poetico atto di denuncia, un inno al dubbio nel tempo del pensiero unico.  
15.2.17
 

Strategie fatali

Teatro India 27 gennaio 2017
Strategie Fatali
scritto e diretto da Lino Musella e Paolo Mazzarelli
assistente alla regia Dario Iubatti
con Marco Foschi, Annibale Pavone, Paolo Mazzarelli, Lino Musella, Laura Graziosi, Astrid Casali, Giulia Salvarani
costumi Stefania Cempini
sound design e musiche originali Luca Canciello
direttore di produzione Marta Morico
comunicazione e ufficio stampa Beatrice Giongo
amministrazione Katya Badaloni
assistente di produzione Claudia Meloncelli
direttore tecnico dell’allestimento Roberto Bivona
elettricista Cristiano Carìa
fonico Jacopo Pace
grafica Fabio Leone
foto di scena Marco Parollo

Alcuni dei grandi temi del contemporaneo, come il terrore, il porno, i nuovi media, e alcuni temi eterni dell'essere umano, come il maligno, l'illusione, il fantasma, e lo stesso teatro, si intrecciano tra loro in Strategie Fatali, ultimo lavoro della Compagnia Musella-Mazzarelli. Protagonista è il contemporaneo e tutto ciò che gli appartiene. Il teatro diventa il contenitore di temi quotidiani inseriti in tre storie che si incastrano fra loro, con sette attori e sedici personaggi, riuniti in un'unica multiforme indagine. L’essere umano viene indagato in relazione al presente, attraverso un linguaggio agile, sincero e privo di retorica.  Prendendo spunto dall’omonimo libro del filosofo Jean Baudrillard e dal Teatro di Shakespeare, Lino Musella e Paolo Mazzarelli danno vita ad un intreccio a metà tra la commedia e la tragedia, in cui il teatro, ultimo possibile luogo di indagine metafisica, si incontra con la vita e insieme prendono aria, fuoco, luce. Uno spettacolo in cui gli oggetti muovono la realtà e quindi il racconto, incentrandosi sui concetti di “scena” ed “illusione”, poiché come diceva lo stesso Baudrillard “Perché una scena abbia senso ci vuole l’illusione”. Il teatro così non è metafora, ma si fa ambiente e argomento, divenendo allo stesso tempo contenente e contenuto.
15.2.17
 

Il gesto di Pedro

Teatro Dell’Angelo 4 febbraio 2017
IL GESTO DI PEDRO (DIECIPARTITE, Atto Sesto - Roma-Sampdoria 1-1 del 14 dicembre 1975)

GIUSEPPE MANFRIDI PRESENTA NELLA DUPLICE VESTE DI AUTORE E INTERPRETE L’ATTO SESTO DI DIECIPARTITE “IL GESTO DI PEDRO”
(ROMA-SAMPDORIA 1-0 DEL 14 DICEMBRE 1975). Di Giuseppe Manfridi
Da un'idea di Daniele Lo Monaco
Con: Giuseppe Manfridi
Regia: Stefano Sparapano

Debutto nazionale per Giuseppe Manfridi autore, interprete e regista dell’atto sesto di DIECIPARTITE “Il gesto di Pedro”, le musiche originali sono di Antonio Di Pofi, le scene di Antonella Rebecchini, la regia tecnica (multimediale) e i video di Stefano Sparapano. Presenze in voce di Francesca Benedetti e Malvina Ruggiano. “Dopo quattro anni torna DIECIPARTITE con il suo nuovo ATTO VI – afferma Giuseppe Manfridi - dedicato all’odissea umana, spirituale e sportiva del calciatore Carlo Petrini, detto Pedro, scomparso nel 2012. Petrini è stato autore di vari libri tra cui “Nel fango del Dio pallone” (pubblicato nel 2000 dalle edizioni Kaos), una violenta rapsodia autobiografica capace di suscitare un vero e proprio terremoto nel mondo del calcio. In una partita giocata il 14 dicembre del ’75, Petrini, che vestiva allora la maglia giallorossa, si rese protagonista di un gesto tanto semplice quanto sconcertante al punto da essere rimasto inciso nella memoria di tutti coloro che erano presenti quel giorno allo stadio. Dopo essersi divorato nei primi minuti di gioco una serie di gol già fatti, Pedro, mortificato, conquistò il centro del campo, e alzando la mano destra come in segno di resa chiese scusa a tutto lo stadio. Pochi minuti dopo segnò il gol della vittoria. Questo ricordo, all’apparenza minimo, - prosegue Manfridi - è la chiave per addentrarsi nei chiaroscuri di una storia sconvolgente che, sia pure col ristoro di momenti segnati da grande leggerezza e divertimento, va al cuore di un sistema calcio feroce e cannibale. Senza fare sconti a nessuno, nel testo, nel pieno rispetto di quanto lo stesso Petrini ha voluto denunciare, vengono rivissuti e raccontati episodi che mettono a nudo la questione doping, col suo tragico elenco di vittime, e il giro del calcio scommesse che portò nell’80 a raffiche di arresti e di processi capaci di cambiare radicalmente la storia del calcio nel nostro Paese. Dietro al clamore di questa articolata e plurime vicenda di malaffare collettivo si muove la peripezia tragica di un uomo perseguitato dai farmaci, dalle procure, dalle banche, dagli usurai, e soprattutto da se stesso. Non diremo qui e adesso quale il punto estremo di questa vita spericolata oltre ogni limite. Di certo, la conversione morale e letteraria di Petrini, susseguente alla tragica morte di suo figlio diciannovenne, è un evento di tale portata esistenziale da suscitare domande di significato assoluto. Una vera redenzione, nel senso più forte del termine. Da anni attorno alla figura di Pedro si è formato un importante movimento di opinione che vede in quest’uomo contraddittorio, travagliato ed estremo un punto di riferimento per chiunque intenda lottare in nome dello sport e dei suoi valori”.
15.2.17
 

Odissea

Teatro Furio Camillo 21 gennaio 2017
ODISSEA
scritto e diretto da
Alex Cantarelli
con Gloria Carovana, Pavel Zelinskiy
Musica originale di Alex Cantarelli
L’ironico e cupo viaggio interiore di un Ulisse molto contemporaneo, alla prese con la consuetudine dei suoi incontri e con la significatività dei personaggi della sua vita, la madre, il figlio che non vede mai, la moglie infedele, una Circe barwoman, l’amico prete Polifemo, una Nausicaa da villaggio turistico e molti altri personaggi che compongono questa solitudine piena di persone ed incontri.
15.2.17
 

Mi rivolto!

Teatro Tordinona 22 Gennaio 2017
Mi rivolto!
monologo di e con Mario Umberto Carosi
occhio esterno: Alessandra Cappuccini
supporto alla drammaturgia: Marco Saverio Loperfido
Compagnia/Produzione: Circomare Teatro

Mi rivolto! racconta la vita di un uomo, Mario, accompagnato sin dalla nascita dall'idea della rivolta. L'infanzia, la scuola, l'amore, l'università, la famiglia e il mondo del lavoro. Mario è perseguitato da una serie di buffi personaggi che lo seguono dappertutto e rendono vani i suoi slanci rivoluzionari. Lo spettacolo è un’occasione per mostrare, attraverso le doti mimiche e comiche di Mario Umberto Carosi, le occasioni in cui nella vita di tutti i giorni sarebbe necessario ribellarsi.
14.2.17
 
 
Support : MarXoB
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