Ultimi Video

Stecca, mutismo e rassegnazione

Teatro Tordinona 23 gennaio 2018
"Stecca, mutismo e rassegnazione"
Prima presentazione romana del nuovo libro di Marco Palladini

L'incontro-scontro tra un ragazzo di inquiete idee libertarie e "l'istituzione totale" dell'esercito italiano tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80
Presentano Carlo Bordini, Francesco Muzzioli, Giorgio Patrizi Letture dell'attore Giuseppe Alagna.
Un nuovo romanzo di Marco Palladini, l'ultimo suo libro in ordine di tempo "Stecca, mutismo e rassegnazione", edito alla fine del 2017 per Zona Contemporanea, è alla sua prima presentazione romana. Definita dall'autore nel sottotitolo "naja non tripudians", il libro descrive (soprattutto per chi all'epoca non era ancora nato) l'inferno banale e burocratico del servizio militare obbligatorio. Sullo sfondo quell'Italia del dopoguerra nella post rivoluzione degli anni '60 e '70, dei quali l'autore era stato protagonista, passata inconsapevolmente attraverso due tentativi di colpo di stato ma con ancora, al potere ed al suo interno, gli indenni ed ingiudicati uomini di Mussolini.
Un libro apparentemente semplice ma ricco di informazioni, che introduce attraverso una scrittura limpida, con gergalità accattivanti, mentre sul filo della narrazione compaiono introspezioni e note culturali appuntate a margine, come in un diario, che descrivono in sintesi un'epoca storica, musica, sport, atteggiamenti sociali, politica e mafie, piccole e grandi prepotenze del potere, amicizie, amori … Non vengono trascurati i piaceri e gli orrori di un viaggio nel Viaggio, in compagnia di personaggi tratteggiati impietosamente e con ironia, con i quali il contatto si fa ravvicinato ed ineludibile.
Michele Parravicini è il nome attraverso il quale l'autore agisce, per non parlare in prima persona di un percorso appunto obbligatorio, dal quale vuole prendere distanza, anche se il vero itinerario è alla scoperta di se stesso, con la presa in carico di nuove responsabilità quasi iniziatiche, nell'Italia spenta del reflusso. Quelle generazioni infatti, attraversarono negli anni tra il 1966 ed il 1977, una fase esplosiva e culturalmente fervida, seguita dagli anni di piombo, mentre l'Italia frantumata dei dialetti, era ancora vivace nelle caserme, al sud come al nord, ma serviva piuttosto a creare separazione e solitudine, una tenue difesa contro promiscuità violente e gerarchicamente scorrette.
Il libro descrive uno scioccante ritorno all'ordine imposto, falsamente rassicurante, per ragazzi, più o meno giovani che, come indica il titolo "Stecca, mutismo e rassegnazione", dovevano sopportare in silenzio angherie e scherzi crudeli, costretti anche a spostarsi in giro per l'Italia, cambiando spesso contesto, nel bene o nel male. Però l'ordine sociale nascondeva biechi privilegi, sprechi e ruberie, soprattutto ancora terrorismo, come successe drammaticamente la mattina del 2 agosto 1980, quando l'autore partiva da Termini per arrivare alla stazione di Bologna appena esplosa, in un bilancio terrificante di ottantacinque morti e oltre duecento feriti.
Un libro da leggere con calma meditativa, per seguire l'autore nel suo percorso labirintico ed osservare non solo l'espressionismo dei personaggi e degli avvenimenti storici, ma anche i paesaggi interiori che scaturiscono da lievi colpi di pennello: -Piaceva assai a Michele il ghetto ebraico di Venezia, come gli piaceva e gli piace il ghetto ebraico di Roma a bordo Tevere, perché gli pare che in essi ci sia il nucleo segreto, si annidi il cuore arcaico delle città, lì batte, pulsa il muscolo morale impastato di povertà, diffidenza e dignitosa resistenza che innerva il sottofondo sia della città lagunare, sia della capitale tiberina. In qualche modo lui lì si sentiva a suo agio, si sentiva a casa, forse perché uno scrittore è sempre un 'giudìo', un potenziale perseguitato, un soggetto visto con sospetto, un tipo pericoloso che vive al margine della società costituita. E la scrittura è, di per sé, un ghetto, un altrove, un luogo dove rifugiarsi o barricarsi per ripararsi dalle insidie e dalle mille malevolenze del mondo.

http://www.zonacontemporanea.it/steccamutismoerassegnazione.htm

Appuntamento martedì 23 gennaio 2018 ore 18.30 Teatro Tordinona, via degli Acquasparta 16. Presentano Carlo Bordini, Francesco Muzzioli, Giorgio Patrizi Letture dell'attore Giuseppe Alagna. Sarà presente l'autore.
2.2.18
 

Geppetto e Geppetto

Teatro India, 27 Gennaio 2018

Geppetto e Geppetto
scritto e diretto da Tindaro Granata

con Alessia Bellotto, Angelo Di Genio, Tindaro Granata
Carlo Guasconi, Paolo Li Volsi, Lucia Rea, Roberta Rosignoli
regista assistente Francesca Porrini
allestimento Margherita Baldoni
luci e suoni Cristiano Cramerotti
movimenti di scena Micaela Sapienza
foto di Patrizia Lanna
Coproduzione Teatro Stabile di Genova - Festival delle Colline Torinesi - Proxima Res
Si ringrazia la Rassegna Garofano Verde - XXII edizione Roma
Organizzazione Paola A. Binetti

Premio UBU 2016 a Tindaro Granata per Miglior progetto o Novità Drammaturgica
Premio Hystrio Twister 2017
Premio Nazionale Franco Enriquez 2017 - Città di Sirolo XIII ed. - "Teatro
Contemporaneo, sezione Autori, Registi, Attori"
Angelo Di Genio ha vinto il Premio ANCT 2016 per l'interpretazione del "figlio Matteo"
Geppetto e Geppetto è una storia inventata, partorita, dalla mia fantasia e dalle paure della gente che ho incontrato per strada, parlando di figli nati da omosessuali…
Ecco! C'è già l'inghippo, non posso iniziare così!
Se scrivo che questa storia è nata da Fantasia (femmina) e da Paure (femmine) può sembrare che il testo sia "di parte". Allora, diciamo che Geppetto e Geppetto è nato dalla mia fantasia e dai dubbi della gente che ho incontrato per strada, parlando di figli nati da omosessuali…
Ma c'è sempre il problema di una nascita da Fantasia (femmina) e da Dubbi (maschi), i dubbi potrebbero essere 2, 3 o addirittura 4… non oso pensarne più di 4! Sempre peggio. Cambio l'origine del concepimento: Geppetto e Geppetto è nato dal mio estro e dal desiderio di capire che la genteeeee…
Estro e Desiderio sono entrambi di genere maschile! Mammuzza mè (Mamma mia)!
È meglio che non si pensi ad un genere di racconto fatto di generi o di parti stabilite da registi, da autori, dalla società o dalla natura, no! Questa non è la storia universale di tutti i figli nati da coppie omosessuali. Non è la storia di una bandiera spinta dal vento del "pro" o da quello del "contro", chi se ne frega! Questa è la storia di un papà che vuole fare il papà e di un figlio che vuole fare il figlio: tra i due, all'apparenza, manca solo una mamma. È la storia di uno scontro tra due uomini, uno giovane e uno adulto, che cercano entrambi il riconoscimento di una paternità, che non può avere la stessa funzione che ha in una famiglia eterosessuale.
E' il desiderio di un Geppetto di farsi amare da un figlio che non è sangue del suo sangue, ma generato dal seme del proprio compagno.
E' il desiderio di un ragazzo di ritrovare una figura paterna, vissuta nell'assenza di una figura materna, che lo possa accompagnare nel mondo degli adulti senza il peso della mancanza.
È possibile che 1 Geppetto + 1 Geppetto possano fare = 1 figlio? Certo che è possibile, come è possibile che 1 Fatina + 1 Geppetto possano fare = 1 figlio! Anzi, sarebbe più facile, ma la storia avrebbe gli stessi problemi dei due Geppetti, se non ci fosse amore, l'importante in queste storie è l'amore per i figli; "se ci sarebbe più amore…" dicono i personaggi di questa storia.
Ecco, "se ci sarebbe più amore" è la storia di Geppetto e Geppetto.
2.2.18
 

Ma perché non dici mai niente?

Biblioteca Quarticciolo 12 gennaio 2018
Nerval Teatro
Ma perché non dici mai niente?
di Lucia Calamaro
con Elisa Pol
regia Maurizio Lupinelli
produzione Nerval Teatro; coproduzione Armunia - Festival Inequilibrio; con il sostegno di Regione Toscana - Settore Spettacolo; in collaborazione con Santarcangelo Festival, Spazio Zut!, Il Moderno, Akt-Zent internationales Theaterzentrum Anteprima Festival Primavera dei Teatri 2016 , Castovillari (CS); Debutto Festival Inequilibrio 2016, Castiglioncello (LI)

"Mary, la protagonista del nostro dramma, è una donna sola, la cui mente cade a pezzi, il cui marito partì non si sa né quando né per quale motivo. Rimasta sola, lei aspetta che torni. La sua mente è piena di voci, sprazzi del suo passato, confusi con soldati in punto di , sparizioni e qualche illuminazione abitano i suoi ultimi giorni. Difficile giudicarla, ma abbiamo per lei una simpatia spontanea, innata, come per tutti gli avulsi della letteratura e della società, che nella fuga dalla ragione e dalla vita hanno saputo offrirci atti cristallini d'amore per l'esistenza.12 e 13 gennaio, ore 21"
27.1.18
 

Wild West Show

Teatro degli Acerbi 11 Gennaio 2018
Wild West Show
testo di Fabio Fassio
con Massimo Barbero, Patrizia Camatel, Dario Cirelli, Fabio Fassio e Elena Romano
scene di Francesco Fassone
costumi di Roberta Vacchetta
luci di Marco Alfieri
consulenza musicale di Matteo Ravizza
regia video di Diego Diaz
foto di Piermario Adorno
regia di Elvira Frosini e Daniele Timpano

SINOSSI
Un gruppo di attori insegue il sogno di mettere in scena "l'ultimo mito dell'occidente imperialista e trionfante": il west. "…Il nostro West asciutto e scarno sarà la sublimazione ascetica di ogni possibile West! Riusciremo, alla fine, con niente, a dimostrare ancora una volta l'ontologica superiorità del qui e ora…"
Ma perchè? "Perchè gli americani rappresentano il mito, ma noi ce l'abbiamo dentro" (cit. Pierfrancesco Favino)
È la storia di un viaggio mitico, prima alla ricerca del west, tra attacchi alla diligenza, duelli, massacri e poi in fuga da Ringo, il pistolero dagli occhi di ghiaccio, una sorta di allucinazione di giustiziere che ammazza sempre gli innocenti. Inseguimento e fuga, carnefici e vittime, il destino di noi democratici.
La rincorsa al west si interompe bruscamente davanti a un cratere, nebbia, fumo, rimane soltanto la tomba di John Wayne e non resta da cercare che la propria identità incerta, forse meschina, senz'altro insufficiente. Il west non c'è più e noi non ci siamo ancora trovati…

NOTE DI REGIA
"Ma come cosa stiamo facendo? The Wild West Show! Un grande spettacolo sull'origine di tutto". Nel febbraio del 1890 giungeva in Italia, preceduto da enormi campagne pubblicitarie, con una carovana di 59 vagoni ferroviari, il più grande spettacolo cialtrone di tutti i tempi: il "Wild West Show" di William Frederick Cody, in arte Buffalo Bill.
Centinaia di comparse, artisti, cavalieri, nativi americani, bisonti, cavalli, supportati dai mezzi tecnici più all'avanguardia del mondo. Ed è subito West! Grandiosità, spettacolo, mito.
Un esercito di 5 uomini (se ci son donne non conta), mette in scena l'ultimo mito dell'Occidente imperialista e trionfante, quello americano. Il West.
Uno spettacolo sull'inevitabile presenza dell'immaginario western nelle nostre vite, nei nostri ricordi, nel quotidiano: in noi. Near West, il Vicino Occidente. O Here West, il qui, il noi siamo qui, il noi siamo Occidente (e loro presumibilmente Oriente). Una galoppata folle alla ricerca del west, all'inseguimento del mito, alla ricerca di una identità appiccicata addosso come una camicia di flanella sudata. Qualunque cosa può succedere da un momento all'altro, qui, nel West. Il West ci attende. Go west!

FOCUS
Il West come avevamo imparato ad amare, quello in cartapesta e celluloide, non esiste più. I cinque avventurieri sullo sfondo di una scena minimale (solo uno schermo fluorescente a evocare canyon e pianure) inseguono gli stereotipi del cinema western in un'illusoria saga a episodi narrata per inquadrature e si agitano forsennatamente con la fissità imperturbabile degli automi.
Le ombre rosse, gli assalti alle diligenze, i pony express, i bivacchi intorno al fuoco, le musiche di Morricone, i risvegli in prigione, i duelli, gli scalpi e il piombo caldo: sono tanti gli "incidenti" narrativi da cui questi sgangherati cowboy entrano ed escono senza sosta aprendo infiniti squarci sulla realtà di oggi.
"Ci hanno scippato i sogni! Ci hanno tolto il West!" lamentano i cinque (anti)eroi.
Ma chi l'ha rubato davvero? Chi ha preso la terra dove i sogni di ogni uomo diventano realtà? Se lo sono portati via i pregiudizi patologici, che l'hanno trasformato in quel territorio di nessuno sempre più simile al nostro presente, dove se ti difendi con la pistola dall'aggressione di un malvivente, o una particolare questione non risulta regolamentata da una delle migliaia di leggi in vigore, la metafora del far west fuori controllo è dietro l'angolo.
Il far west l'hanno rubato anche i luoghi comuni sedimentati nel tempo da quando gli italiani hanno cominciato a farsi ipnotizzare dal faccione bianco di John Wayne o dalla mira infallibile di Clint Eastwood: "il West è l'estetica della sporcizia", "i western sono tutti uguali, come le canzoni di Ligabue", "Bud Spencer mi ha rubato il Tempo delle mele". Valentina Crosetto, Scene Contemporanee
27.1.18
 

4.48 PSYCHOSIS

Teatro Palladium 19 Gennaio 2018

4.48 PSYCHOSIS
di Sarah Kane

"Sinfonia per voce sola"
di Enrico Frattaroli
con Mariateresa Pascale

Elaborazioni musicali da Gustav Mahler e P. J. Harvey
Voce soprano Patrizia Polia
Stagione teatrale 2017/18/19 … NEROLUCE

FLORIAN METATEATRO
www.enricofrattaroli.eu DEMO su YouTube: https://youtu.be/xeHCxOgjfwo

Sinfonia per voce sola è una messa in concerto dell'ultimo testo di Sarah Kane: la musica dei suoi versi in risonanza con la musica di Gustav Mahler e di P. J. Harvey. Sulla scena, protagonista è la poesia stessa, variegata nelle forme liriche, narrative, dialogiche, grafiche della sua scrittura, testualmente e scenicamente affidata alla voce sola di Mariateresa Pascale.

"Scriverlo mi ha uccisa" annota Sarah Kane sul biglietto allegato alla copia di 4.48 Psychosis lasciata in consegna a Mal Kenyon, la sua agente letteraria. Il suo ultimo dramma, perfezionato fino all'ultimo istante della sua vita, è anche il suo testamento poetico. Una scrittura che noi ereditiamo, un atto poetico assoluto di cui ci chiede di essere testimoni, spettatori, amanti:

Convalidatemi /Autenticatemi / Guardatemi / Amatemi
"Addio! Addio!" scrive Mahler sui pentagrammi vuoti delle pagine manoscritte dell'Adagissimo. Ventisette misure i cui pianissimo conducono la Nona Sinfonia alle soglie del silenzio e che qui si intonano con le parti più liriche del poema, mentre Rid of me, To bring you my love, The slow drug, le composizioni di P. J. Harvey - coeve alla scrittura drammaturgica di Sarah Kane e dal sapore decisamente rock - ne sostengono le invettive più aspre e graffianti. Una distanza che non ha escluso simmetriche intersezioni.
Non la musica soltanto è chiamata a fare parte della concertazione. Un flusso di immagini tratte dalla disposizione grafica del testo, o ad essa ispirate, si attengono al poema seguendo le variazioni agogico-dinamiche dell'intera partitura verbale e musicale. Sono diagnosi, numeri, sigle, geometrie e combinazioni di parole, ma anche cancellature, pagine gualcite, pellicole graffiate, coniugate di volta in volta con declinazioni postume, come in effigie, dello spazio scenico: sale da concerto devastate, stanze abbandonate, deserti di contenzione, fabbriche obsolete, teatri in rovina…
Le parti dialogiche del poema - le cui voci rinviano, implicitamente, alla stessa Kane e al suo psichiatra - hanno, paradossalmente, valore di tacet. Sono momenti in cui l'opera si sospende (la luce scompare, la musica cessa, le immagini dissolvono) ed il regista si rivolge, letteralmente, all'attrice, che al regista risponde. Ed è proprio per il loro valore di silenzio poetico che sono parte dell'opera teatrale, del concerto, della poesia, come bianchi di scena.
Dopo l'ultimo silenzio, citando Mallarmé: Nulla avrà avuto luogo / se non il luogo / eccetto / forse / una costellazione. Ovvero, per chiudere con le parole di Sarah Kane:
Guardare le stelle predire il passato e cambiare il mondo in un'eclissi d'argento

Enrico Frattaroli una produzione
NEROLUCE / FLORIAN METATEATRO
26.1.18
 

Controcanto

CONTROCANTO

Testo e regia Rossella Or
Con Rossella Or e Fabio Collepiccolo
13.1.18
 

Stretta sorveglianza

Teatro India Dicembre 2017 Serata Genet
STRETTA SORVEGLIANZA
A cura di Alessandro Averone
con: Luca Iervolino, Giovanni Longhin, Michele Maccaroni, Andrea Nicolini
4.1.18
 

La spallata

Teatro della Cometa 23 dicembre 2017
LA SPALLATA
di Gianni Clementi
con Elisabetta De Vito, Gabriella Silvestri e Stefano Ambrogi
e con Claudia Ferri, Alessandro Loi, Matteo Milani, Alessandro Salvatori
regia Vanessa Gasbarri
scene Katia Titolo
costumi Velia Gabriele
luci Giuseppe Filipponio
Saporita commedia capace di coniugare con equilibrio ed originalità una graffiante ironia ed il calore delle atmosfere familiari più tradizionali e genuine. Lo spettacolo porta la firma di Gianni Clementi, autore di innumerevoli commedie teatrali che hanno conquistato senza riserve sia il pubblico italiano che quello straniero (per citare alcune delle più amate “Grisu’, Giuseppe e Maria”, “Ben Hur”, “Sugo Finto” e “L’ebreo”) e la regia è curata con appassionata dedizione ed entusiasmo da Vanessa Gasbarri. Dopo il successo di “Finchè vita non ci separi”, viene dunque a ricostituirsi la preziosa sinergia artistica che durante le scorse stagioni ha regalato al pubblico scroscianti risate, inediti spunti di riflessione e sinceri istanti d’emozione, con un incontro tra drammaturgia e direzione registica particolarmente spontaneo ed efficace. Nel nuovo lavoro "La Spallata" lo scoppiettante intreccio narrativo denso di sorprendenti colpi di scena, viene contrappuntato dagli eventi storici di un'epoca divisa tra galvanizzanti rivoluzioni e drammi incombenti. Al centro dei fatti raccontati da questa spassosa commedia, il microcosmo di una famiglia e un difficile confronto generazionale. Da un lato due cognate, protettrici di questo nucleo familiare matriarcale, cercano di affrontare le asperità del quotidiano o si abbandonano al fluire di un'esistenza ancorata al passato ed ormai priva di stimoli; dall'altro i loro quattro figli, appaiono pervasi dal desiderio di riscatto sociale, realizzazione personale e successo economico tipico della gioventù ed in particolare della cornice storica offerta dagli anni Sessanta.
Uno spettacolo intenso, divertente, ricco di pathos e comicità. La tradizione della commedia d'autore all'italiana rivisitata con la giusta dose di modernità ed un entusiasmo trascinante.
SINOSSI: 1963. Pieno boom economico. E’ l’epoca delle grandi rivoluzioni su scala mondiale, delle prime missioni spaziali, dei grandi contrasti, Mohamed Alì contro Joe Frazier, del grande mito americano, Marylin e John Kennedy, l’Italia del dopoguerra, Giovanni 23imo, Totò, Aldo Fabrizi ed Anna Magnani ... Mamma Roma, una mamma attenta, presente, attiva, come Lucia (Elisabetta De Vito), ma anche sognatrice, scanzonata e generosa, come Assunta (Gabriella Silvestri). Le due cognate affrontano in maniera opposta il grave lutto che ha colpito le loro famiglie, i rispettivi mariti sono infatti mancati in seguito ad un incidente sul lavoro. E mentre la Roma di allora si ricostruisce, anche la famiglia Ruzzichetti cerca di rinascere dalle proprie ceneri, e quale modo migliore in un momento come quello se non “mettersi in proprio”? Ci vuole un’impresa, un Ditta ...sì! Un’attività di pompe funebri! L’idea geniale è di Benito (Alessandro Loi), detto Tito, intraprendente e confusionario figlio di Lucia, che insieme al rivoluzionario fratello Littorio (Matteo Milani), detto Vittorio, decide di fondare questa nuova attività, “L’Ultimo respiro”. Come sostenere le prime spese? Il carro? Le corone? I vestiti? Entrare in società con Romolo (Alessandro Salvatori), cugino carabiniere stanco della divisa, la divisa sì ... quella della banda musicale! Il tippe tappe, gli anni d’oro di Cinecittà ... Edda (Claudia Ferri), la giovane e spigliata sorella di Tito e Vittorio, vive nel sogno Hollywoodiano di diventare una regina del grande schermo. A colorare ulteriormente la scena irrompe Cosimo (Stefano Ambrogi), fresco di sfratto, galante e attempato Vespillone, che tra un consiglio paterno sul duro “mercato dell’aldilà”, un occhiolino a Lucia ed una sviolinata ad Assunta spera finalmente di “sistemarsi” in casa Ruzzichetti. Scoppiettante ed attenta è la direzione di Vanessa Gasbarri, regista già apprezzata anche nei fortunati “Finché vita non ci separi” e “Clandestini”, firmati anch’essi da Gianni Clementi. Protagonista di questa esilarante commedia è la vita, la vita che si confronta, che si contrasta, che si costruisce con una vita e per una vita si spezza, la vita che riflette, che dispera e che ride fragorosa.
Premio Fondi La Pastora anno 2003.
30.12.17
 

A cuore aperto



Teatro Todinona 22 Dicembre 2017

VERSIONE A MONOLOGO (2-3-4-5-6-7-8-9-10 Gennaio)
con Beatrice Fazi
Patrizio Cigliano

VERSIONE A DIALOGO (19-20-21-22-23-27-28-29-30 Dicembre)
con Perla Liberatori
Alessandro Parise

A CUORE APERTO
Scritto e diretto da Patrizio Cigliano

A CUORE APERTO mette in scena una vicenda senza tempo, senza luogo, senza convenzioni: la storia d’amore di tutti, con le turbolenze, i dolori e i sorrisi di chi si ama intensamente e con passione.
Due anziani coniugi, nelle fattezze di due giovani per conservare i colori di un’ambientazione senza tempo, si confrontano ricordando gli anni vissuti insieme. Un minuto intenso in cui i due sguardi innamorati si incontrano forse per l’ultima volta, e da questo incontro scaturisce un fiume in piena di ricordi. E della loro avanzata età, resta traccia solo nelle voci registrate da Arnoldo Foà e Maria Rosaria Omaggio in due memorabili “camei” vocali. Le toccanti musiche originali sono di Fabio Bianchini.
A Cuore Aperto è tutto quello che in uno sguardo di pochi attimi, due persone che si amano, che si sono amate, possono dirsi, senza il bisogno di usare parole. Non è una storia “trasgressiva”. Non è una storia scandalistica. Non ruba dalla cronaca quotidiana. Non c’è violenza, né fisica né mentale. Non è una storia “estrema”. E’ una storia d’amore che racconta la quotidiana vita di una coppia. È la storia di una vita insieme, attraverso una buona parte del secolo appena finito. E’ il resoconto di un amore profondo, goliardico, difficile, meraviglioso. E’ la lotta per la vita, per la memoria, per la freschezza di un amore che non è invecchiato con gli anni. Perché se il corpo ha una data di fine, il sentimento resta nelle cose, negli odori, nelle canzoni, finché tutto - ma proprio tutto - sarà finito, e finché resterà anche una sola persona a garantirne la memoria.
Un testo evocativo, poetico in cui la vera, orgogliosa trasgressione è proprio il suo non essere trasgressivo e il suo ricorrere con godimento (anche attoriale) a un linguaggio non quotidiano, non aggressivo, bensì ricercato, colto, letterario, poetico, che pesca nel cuore dello spettatore.
Se verrà presentata anche in questa nuova edizione, la doppia versione (monologo e dialogo) è un vero esercizio di stile che vuole mettere a confronto differenti stili narrativi intorno ad una stessa vicenda. Due versioni che, pur diversissime fra loro (più evocativa quella a monologo e più realistica quella a dialogo), hanno la stessa portata emotiva e riescono a mettere in luce dettagli e sensazioni diverse.
A cuore aperto, con i suoi 11 anni di successo di pubblico e critica, è diventato il “cult” di Patrizio Cigliano, brillante e collaudato giovane autore, attore e regista (con i suoi 17 Premi Nazionali è “il più premiato teatrante italiano” – Il Tempo 2011 su fonte SIAE).

12 EDIZIONI IN 15 ANNI DI REPLICHE PIU’ DI 300 REPLICHE OLTRE 7000 SPETTATORI
TORNA DOPO 3 ANNI LO SPETTACOLO CULT DELLA SCENA ROMANA
“A CUORE APERTO” l’Amore non muore mai! 15° ANNO – 12^ EDIZIONE 2017
24.12.17
 

Anna e Riccardo

Teatro Tordinona 15 Dicembre 2017
ANNA E RICCARDO
Scritto da Giacomo Sette
Regia Cristian Pagliucchi
Con Flavia Mancinelli e Marco Guglielmi
Foto di scena e grafiche Simone Galli
Musiche Samuele Cestola
Ufficio stampa Chiara Preziosa
Anna è una ragazza psicotica che viene curata in una casa famiglia. Riccardo un giovane spacciatore. I due si amano e Riccardo decide di rapirla dalla casa famiglia e partire con lei verso una ben non precisata località di mare, nella quale potranno vivere dei ricavati dallo spaccio. Il sogno è irrealizzabile e il piano fallisce. I due continuano comunque ad amarsi, a cercarsi nel tempo. Anna si cura e Riccardo lascia lo spaccio, ma comincia a rubare e rivendere motorini. I due si perdono di vista per anni, finché Anna non scopre che lui è in carcere e va a trovarlo. Il rapporto, sempre più platonico e impossibile, si dipana nel corso degli anni tra carceri, ospedali, teatri improvvisati. Anna e Riccardo racconta una storia d'amore, un rapporto difficile e combattuto in una situazione marginale e complicata, tra delinquenza e malattia mentale. La lotta per separarsi dai rapporti che non funzionano e la realtà della dipendenza dagli stessi. Nel tentativo di avere per sé Anna, Riccardo finirà sempre più in basso e nel tentativo di separarsi da lui Anna riuscirà a "salvarsi".
19.12.17
 

I mancati giorni

Teatro Tordinona 7 Dicembre 2017
 I MANCATI GIORNI

di Gianluca Riggi
con
Giovanni Alfieri, Riccardo Cananiello, Gianluca Riggi

I mancati giorni sono una raccolta di monologhi scritti in età giovanile, raccontano un periodo preciso della vita di un uomo, le sue ansie, gli stati esistenziali d'angoscia alternati a stati di imbecillità, narrano gli eventi tragici della nostra storia europea e nazionale attraverso lo sguardo di un giovane che vive i suoi primi sentimenti d'amore e non sa restituirgli un nome. Il terrorismo, la guerra in Bosnia, Belgrado, Restore Hope.
Sesso, sentimenti, amore e morte, sono i temi trattati in maniera quasi ossessiva dai protagonisti dei vari monologhi, legati tra di loro da una sottile linea tematica, dalla gioventù degli attori e dei personaggi narrati.
Un esperimento teatrale realizzato con giovani attori, per studio, per cercare di recuperare dei testi scritti oltre venti anni fa, che sono tornati, incredibilmente, di una crudele e stupefacente realtà, che sono rimasti attuali nonostante gli anni, nonostante tutto. Al centro del lavoro c'è l'attore con il suo corpo e la sua presenza, la sua capacità di rapportarsi alla parola e renderla viva.
15.12.17
 

CARLOS PIÑANA

Teatro Tordinona 8 Dicembre 2017

Caterina Costa e Associazione Culturale Algeciras Flamenco
presentano:
CARLOS PIÑANA
Chitarra Flamenca Concerto
Con: Paolo Monaldi (cajon e percussioni), Sergio Varcasia e Riccardo Garcia Rubi (palmas y jaleo)
Brani: Zapateado, Alegrìas en la, Seguiriya, Taranta/Bulerìa/Bulerìa, Minera/Alegrìas, Vidalita/Bulerìa en mi-, Farruca,Guajira.

Carlos Piñana (Cartagena, 1976), appartiene a una famiglia di grande Tradizione Flamenca. Nipote di D. Antonio Piñana famoso patriarca de los Cantes Mineros e figlio del chitarrista Antonio Piñana, Carlos ha vissuto e respirato flamenco fin dall’infanzia. Il suo primo insegnante di chitarra è stato suo padre, che ha contribuito fin dall’inizio allo sviluppo di Carlos come chitarrista. Nel 1990 inizia lo studio della chitarra classica presso il Conservatorio di Musica di Cartagena, ad allo stesso tempo studia il Flamenco. Vince numerosi concorsi, il primo premio nel 1996 è il “Bordón Minero” al Festival Internacional del Cante de las Minas, nel ’98 vince il Premio Nazionale di chitarra da concerto “Ramon Montoya” nel Festival de Arte Flamenco de Córdoba, ed il primo premio “Sabicas” en el Festival Nacional de Jóvenes Flamencos de Calasparra; vince inoltre il premio assegnato dal quotidiano la Opiniòn di Murcia. Nel 2001 la Fondazione Emma Egea gli assegna il premio “Alumbre 2001” per la sua dedizione ed attività artistica. Carlos Piñana si è esibito in numerose rassegne e festivals per chitarra nelle città di New York, Parigi, Londra, Francoforte, Monaco, Brema, Hannover, Stoccolma, Dublino, Lasanna, Vilnius, Varsavia, Poznan, Wroclaw, Napoli, Caserta, Milano, Amman, Teherán, Cairo, Dubai, Nueva Dehli, Ad Dammam, Alessandria, Austin, Tokio, Fez, Mosca, Casablanca, México, Caen, Oxford, Lisbona, Oporto, Tunisi, etc.
Ha collaborato con artisti come Yungchen Lhamo, Fathy Salama, Estrella Morente, Juan Manuel Cañizares, Carles Benavent, Javier la Torre, José Antonio, Jorge Pardo y Naseer Shamma. Ha partecipato come solista nell' Orquesta Sinfónica de la Región de Murcia, la Lublin Philarmonic Orchestra, Beethoven Academy Orchestra, St. Christopher Chamber Orchestra, Slovak Radio Symphony Orchestra, Moravské Filharmonie Olomouc. Nel 2012 è invitato come solista dal direttore dell’Orchestra César Álvarez e l’Orchestra Sinfonica di Tomsk, per il debutto della suite per chitarra flamenca e orchestra “El Cuidado de una Esencia”. Nel 2013 è invitato dal Maestro Leo Brouwer a suonare nel “V Festival de Música de Cámara de la Habana”. Ha pubblicato sette CD come solista: “Cal-Libiri”, “Palosanto”, “Mundos Flamencos”, “Mi Sonanta”, “Manos Libres”, “Body & Soul”, “De la Raiz al Alma” e l’ultimo lavoro “Rubato”. Ha pubblicato libri delle sue composizioni “Mi Sonanta“ con RGB Arte Visual e “Flamenco Guitar” con Piles Music. Ha scritto inoltre le musiche per il Film “Desnudos” con la regia di Juan Manuel Chumilla. Ha composto, diretto e interpretato la musica degli spettacoli “Poker Flamenco”, “A Tiempo de Fuego”, ”A Compas del Poeta”, “Penelope”.
Attualmente Carlos unisce il suo lavoro come performer con la sua attività di docente di chitarra flamenco presso il Conservatorio di Musica di Murcia. Carlos Piñana rappresenta l'essenza del flamenco di straordinaria bellezza, virtuosismo ed espressività.
13.12.17
 
 
Support : MarXoB
Copyright © 2011. e-performance.tv - All Rights Reserved
Template Created by MarXoB | Published by e-performance.tv
powered by Blogger