Ultimi Video
Radio Pi -->

UBU ROI

Teatro Vascello 7 febbraio 2016
Fortebraccio Teatro
UBU ROI
di  Alfred Jarry
adattamento e regia Roberto Latini
musiche e suoni Gianluca Misiti
scena Luca Baldini
costumi Marion D'Amburgo
luci Max Mugnai
con Roberto Latini
e con
Francesco Pennacchia, Padre Ubu
Ciro Masella, Madre Ubu
Sebastian Barbalan, Regina Rosmunda/ Zar Alessio
Marco Jackson Vergani, Capitano Bordure/ Orso
Lorenzo Berti, Re Venceslao/ Spettro/ Nobili
Guido Feruglio, Principe Bugrelao
Fabiana Gabanini, Palotini/ Orsa/ Messaggero
direzione tecnica Max Mugnai
collaborazione tecnica Nino Del Principe
assistente alla regia Tiziano Panici
cura della produzione Federica Furlanis
promozione e comunicazione Nicole Arbelli
foto Simone Cecchetti 
un progetto realizzato con la collaborazione
Teatro Metastasio Stabile della Toscana
Datato 1896, il testo è la definizione di un processo di teatralizzazione unica: un gioco scolastico che diventa spettacolo per marionette e poi occasione scenica per riflessioni sulla natura dell'arte teatrale. Attraverso una costante reinterpretazione del Macbeth di Shakespeare, Alfred Jarry apre il Novecento alla "patafisica", la scienza delle soluzioni immaginarie. Quasi un errore imprevisto della letteratura teatrale. Una specie di sbaglio che si è cercato talvolta di relegare appena fuori dal teatro, regolamentare dentro una distanza che potesse essere rassicurante, una devianza riconosciuta come diversa e quindi sopportata dentro una differenza. Il tempo, l'arte intorno all'arte e tutto ciò che è il teatro degli ultimi cent'anni, hanno invece reso possibile ricollocare Jarry tra Pirandello e Beckett, ammettendolo all'assolutezza che gli compete e quindi, come rispondendo ad un reclamo, farci i conti.
Ubu Roi è ormai un classico del teatro mondiale, come Edipo o Amleto, capace cioè di superare se stesso e mettersi a disposizione dell'occasione teatro che ogni appuntamento scenico rappresenta.
"Per me, da Jarry inizia il Teatro contemporaneo.
Gli Ubu sono un'alterazione e una capacità insieme. Dalla loro comparsa sulla scena si può stabilire un punto di non ritorno. E quindi anche di ripartenza, o partenza nuova.
Mentre ci si affannava ad accompagnare il Teatro alla vita e a ricomporre tutte le sfumature dei velluti del Teatro intanto borghese, Jarry è riuscito a ricondurci al Teatro, a riconvocarci, proponendo delle figure e una modalità di relazione tra testo e scena assolutamente contemporanei.
Jarry propone una nuova convenzione, più che moderna, dentro l'assolutezza che soltanto i classici riescono a determinare. Ubu apre la strada al Teatro del Novecento.
Sono sempre stato convinto che quanto proposto dalla scena difficilmente riesca a stare al passo con i cambiamenti che avvengono in platea. Voglio dire che la velocità di trasformazione, di evoluzione, del pubblico, i gradi, come conquista, della comunicazione e ogni altra relazione che si stabilisce tra lo spettacolo e il pubblico, sono più in avanti di quanto generalmente lo spettacolo riesca a proporre. Jarry, insieme a pochi, pochissimi altri, è riuscito invece a darci un appuntamento dentro il futuro prossimo, spostando il luogo dell'incontro dalla convenzione stabilita alla relazione possibile.
La patafisica, o scienza delle soluzioni immaginarie, è una parola che da sola può essere sinonimo di Teatro." Roberto Latini
febbraio 12, 2016
 

Tempo

2 - 7 febbraio ore 20.45 - domenica ore 17.00
 Ass. Cult. Ticonzero
presenta
Tempo
Monologo in 4/4
Di e con Emiliano Valente
1- 2-3-4-5-6-7-8-9-10 10 secondi, poi 20 poi 30, il tempo che passa, 25 11 15 16 07 51, 19 07 92, 20 07 01, 5 05 72,2 08 81 numeri, semplici numeri, numeri che non dicono nulla. Numeri che contengono storie, che contengono facce, fatti, uomini, che coinvolgono altri uomini, e altri uomini ancora, numeri che contengono colpe, numeri che contengono golpe, ognuno colpevole della sua colpa, ognuno innocente e vittima del suo non essere colpevole. Io sono Emiliano Valente, io ho i miei numeri, queste date non mi appartengono, non sono le mie, ma queste date mi appartengono, perché è la Storia nata da queste date che mi appartiene. E l'unica reale storia che mi appartiene è quella fatta di uomini, di volti, di anime e di emozioni. Ma quando la storia diventa un fatto, allora gli uomini diventano nomi, ma i nomi da soli non bastano se non tornano storia e non tornano fatti. Un viaggio nel tempo, un viaggio nella storia recente. Quattro storie, quattro personaggi, ognuno con il proprio vissuto, ognuno con la propria realtà che diviene simbolo della storia di tutti. Il cantautore anarchico ucciso ingiustamente nel 1915, Il nonno emigrante del 51, l'anarchico ucciso nel 71, il magistrato fatto saltare in aria nel 91, l'uomo medio dei nostri giorni, si incontrano, si evitano, si scambiano i ruoli e si dimenticano che tutto è consequenziale, nulla accade per caso, tutto è legato dal filo del tempo che scorre inesorabile sulle nostre vite .Un attore, quattro personaggi e immagini che scorrono per non dimenticare il tempo che è già passato, per mostrare che se non si sapessero le date ognuno dei personaggi potrebbe appartenere alla nostra storia presente.

valentemiliano@gmail.com
www.emilianovalente.it
febbraio 10, 2016
 

La parole di Rita


Teatro India, 29 gennaio 2016
LE PAROLE DI RITA
Racconto teatrale per voce immagini e musica dall’autobiografia e dalle lettere di Rita Levi-Montalcini
testo di Andrea Grignolio e Valeria Patera
regia Valeria Patera
con Giulia Lazzarini
video Valeria Spera
Produzione Centro Culturale mobilita' delle arti & TIMOS teatro-eventi
Capita spesso che personaggi che raggiungono un’ampia notorietà si consegnino alla nostra memoria con l’aura austera dell’età avanzata, quasi che giovani non lo fossero mai stati. Questo vale anche per Rita Levi-Montalcini che, dopo essere stata insignita del Premio Nobel per la medicina, è diventata un’icona internazionale stigmatizzata da uno stile inconfondibile. Ma che indefesso impegno e rigore non necessariamente esulino da allegria, umorismo e prontezza di spirito, ce lo conferma la lettura del suo epistolario. Ed è proprio questa trascinante vitalità ad essere portata in scena per un inedito incontro con la grande scienziata. Il testo, che intreccia passaggi dell’autobiografia con lettere scritte dall’America alla madre e alla sorella Paola, si compone di videoclips con flash delle opere dei suoi pittori preferiti, i volti e i suoi ricordi famigliari, le esclusive immagini al microscopio filmate con Giuseppe Levi, paesaggi musicali e ancora l’angoscia della guerra e i palpiti di una giovane donna che decide il suo destino in un’epoca storica in cui questa libertà non era affatto ovvia.
febbraio 07, 2016
 

La parrucchiera dell'imperatrice ossia La vera storia della principessa Sissi

Teatro Tordinona 3 Febbraio 32016
La parrucchiera dell'imperatrice ossia La vera storia della principessa Sissi
di Franca De Angelis
regia Anna Cianca
con Tiziana Sensi
Sissi e Fanny. La principessa e la parrucchiera. La padrona e la serva. Due donne diverse nel destino e nelle ambizioni, ma accomunate da una stessa condizione esistenziale di infelicità, si raccontano attraverso la voce di un’unica attrice, in un gioco di specchi in cui di volta in volta si scambiano i ruoli di vittima e carnefice, fino all’epilogo in cui una delle due soccomberà. Ma quale delle due, non è scontato. L’imperatrice d’Austria costretta fin dall’età di 15 anni a rivestire un ruolo che non voleva, alla ricerca di una libertà che non le era concessa, l’unica cosa che riusciva a gestire era il suo corpo, la sua bellezza che le era diventata una ossessione e la sua umile ma ambiziosa parrucchiera, incastrata in una vita che non la rendeva felice, desiderosa di viverne una diversa, quella della sua imperatrice, si rivelano entrambe vittime di un mondo dominato dagli uomini, in cui a loro, donne, è consentito solo di vagheggiare il destino che vorrebbero, e non di costruirlo. Entrambe alla ricerca di una felicità esterna rappresentata dalla libertà per la prima, e dal potere per la seconda.
Accanto a Tiziana Sensi in scena nel ruolo delle ombre: Alessandro Cimarelli, Elisabetta Gentili, Sara Ticconi e Stefania Urbani. Qualche anno fa a Franca De Angelis, autrice di questo monologo e ad alcuni suoi colleghi fu commissionato di scrivere un film per la televisione su Elisabetta d’Austria; la principessa Sissi. Mettendosi a studiare scoprirono una donna molto diversa dall’immagine popolare e sentimentale tramandaci attraverso i film con Romy Schneider. Sissi era stata una donna inquieta, tormentata, infelice, per alcuni versi anticipatrice di un disagio novecentesco, crepuscolare. Proposero di raccontare “la vera storia della principessa Sissi”. Ma i committenti ebbero paura e preferirono ripiegare sulla vecchia finzione romantica. Così, a Franca De Angelis restò il desiderio di raccontare “la Sissi vera”. Raccogliendo la documentazione, al tempo della scrittura del film, l’aveva colpita un piccolo personaggio: Fanny Angerer, la parrucchiera di corte, che era stata al fianco dell’imperatrice – ossessionata dalla cura dei propri capelli – per decenni. Un testimone dell’epoca, forse l’unico da cui abbiamo notizie di Fanny, scrisse di lei che aveva uno sguardo di profondo rancore, di cui era difficile comprendere il motivo.
Da lì Franca De Angelis è partita: dall’immaginare cosa potesse aver provocato quello sguardo. 
febbraio 07, 2016
 

Figli senza volto

Teatro India 16 gennaio 2016
FIGLI SENZA VOLTO
di Ida Farè
regia Aldo Cassano
con Natascia Curci
assistente regia e suoni Antonio Spitaleri
video Semira Belkhir, Marco Burzoni, Stefano Stefani, Federico Tinelli
scenografia Valentina Tescari
luci Giuseppe Sordi
costumi Lucia Lapolla
Produzione Animanera / CRT Milano
Siamo negli anni settanta, in un quartiere di periferia di una città del Nord, un casermone dell’edilizia popolare, un appartamento uguale a tanti altri. Attraverso il filo dei pensieri osserviamo la vita quotidiana di un uomo e di una donna, una coppia simile a tante altre. Ma dietro i gesti e le azioni della normalità – i piatti della cena nel lavandino, la sveglia del mattino, il caffè sul fuoco – si svela l’esistenza di due terroristi in clandestinità, e con essa i sentimenti di disperazione che possono alimentare la scelta estrema della lotta armata: la dimensione di una vita consumata nell’ombra, l’ansia di riuscire a mimetizzarsi, la paura di essere riconosciuti, l’ascolto dei passi e il controllo ossessivo dei vicini, nella speranza che tutto vada come deve andare.
L’esito della vicenda è noto, ma l’interesse sta nell’entrare nella mente e nella psicologia di quei figli della società della crescita economica e del benessere diffuso che hanno scelto di muovere guerra a un sistema capace di garantire soltanto quella pallida esistenza – la tragedia di una generazione che ha tentato l’ “assalto al cielo”.
Il testo è un adattamento teatrale del racconto di Ida Faré Come voi, pubblicato in Il pozzo segreto. Cinquanta scrittrici italiane (Giunti, 1993). L’autrice del testo, ai tempi giornalista del Manifesto, ha pubblicato anche Mara e le altre. Le donne e la lotta armata: storie, interviste, riflessioni (Feltrinelli, 1979).
febbraio 07, 2016
 

Capinera

Teatro Studio Uno 30 gennaio 2016
“Capinera”
Di e con Rosy Bonfiglio
Adattamento e regia Rosy Bonfiglio
Aiuto regia Giuliano Braga
Luci Michelangelo Vitullo
Musica Angelo Vitaliano
Progetto Grafico Fabrizio Brandi
Ispirato al capolavoro Verghiano “Storia di una capinera” del 1869.
“Io sono meno di una donna, io sono una povera monaca, un cuore meschino per tutto ciò che oltrepassa i limiti del chiostro, e l’immensità di quest’orizzonte che le si schiude improvvisamente dinanzi l’acceca…”.
E’ tra queste righe che Rosy Bonfiglio fa partire magicamente il cuore pulsante di una storia fuori tempo, eppure estremamente attuale, se non addirittura archetipica, decontestualizzata dalla tematica religiosa e dalla collocazione spazio-temporale verghiane.
In scena la storia di una fanciulla, Maria, condannata alla monacazione da un destino familiare sfortunato. Non ancora compiuti i voti, durante l’epidemia di colera che colpisce Catania alla fine del 1800, la giovane torna temporaneamente in campagna, dalla sua famiglia: pochi mesi per scoprire il mondo, la vita e la bellezza della libertà. Pochi mesi per conoscere dolorosamente l’amore per un uomo, esplosione assoluta di impulsi sconosciuti e ingestibili per una piccola anima fragile e digiuna di esperienze.
Maria, come una tragica Cenerentola sconta i soprusi di una matrigna gelida e indifferente, le debolezze di un padre troppo devoto alla moglie, le angherie di un destino che non perdona la libertà, piuttosto la condanna. Maria incarna perfettamente un conflitto da tipica eroina tragica, pagando con la vita il prezzo della dolorosa scoperta del senso critico, inteso come coscienza, sguardo personale sulla realtà.
Come un piccolo Edipo al femminile, Maria si mette in viaggio, seppur inconsapevolmente, alla ricerca della propria verità, scontrandosi con l’inevitabile dualità dei sentimenti umani e con la difficoltà di appropriarsi di una giovinezza fino a quel momento castrata e mortificata.
febbraio 05, 2016
 

Il ritratto della salute

Teatro Argot Studio 28 Gennaio 2016
IL RITRATTO DELLA SALUTE
di Mattia Fabris e Chiara Stoppa
con Chiara Stoppa
La malattia come passaggio. Come un viaggio in una terra lontana. Un viaggio dal quale a volte si torna indietro. Come scrive Carver in una sua poesia: “...e che te ne sono grata, capisci? E te lo volevo dire.”
ATIR fondata nel 1996 da sette giovani neo-diplomati della Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Oggi è composta da 14 soci e da 20 soci sostenitori. Fin dalla sua fondazione la direzione artistica di ATIR è affidata a Serena Sinigaglia.
febbraio 04, 2016
 

Otello

Teatro Sala Uno 29 Gennaio 2016
OTELLO
di
William Shakespeare
Adattamento
Hossein Taheri e Paolo Zuccari
con
Hossein Taheri
Paolo Zuccari
Elodie Treccani
Xhilda Lapardhaja
Caterina Bertone
Beniamino Zannoni
Regia
Paolo Zuccari
Un generale, lo straniero Otello, sposa di nascosto una ragazza appartenente a una famiglia molto potente di Venezia, Desdemona. Tutti sono contro lo straniero, ma in questo momento hanno bisogno della sua capacità unica di generale coraggioso per sconfiggere i Turchi a Cipro, e quindi, per opportunismo, lo accettano di buon grado. Appena arrivati a Cipro, però, i Turchi vengono annientati provvidenzialmente da una tempesta terribile. E, senza che nessuno se ne renda conto, scoppia subito un’altra guerra: quella psicologica per l’annientamento dell’uomo Otello da parte del suo fedelissimo Iago. “Vostra moglie vi tradisce” gli dice Iago.
Da qui la distorsione della realtà è la cornice che inquadra le azioni e i pensieri irrefrenabili del generale. La distorsione s’intensifica sempre di più fino a contaminare persino le storie e i personaggi che circondano Otello. La guerra corre negli animi, nelle stanze, nella testa, in un dramma da camera dove ognuno è occupato a capire cosa c’è nella mente di un altro essere umano. Ma mai obiettivo poteva essere più fallimentare. La velocità governa i destini delle persone. E la morte, come spesso accade, si presenta irriconoscibile e imprevista. E anche chi aveva previsto quella degli altri aveva ignorato completamente la propria. (Paolo Zuccari)

“Otello è un esempio folgorante di radiografia emotiva delle dinamiche umane. La passione amorosa, le strategie per il potere, la condizione del “diverso” sono orchestrate in una storia vorticosa di accadimenti, ma semplice e limpidamente profonda…Una rivisitazione moderna a sei personaggi che procede come un thriller mozzafiato”
Sala Uno Teatro in collaborazione con
Ass. Cult. Ex Lavanderia
febbraio 04, 2016
 

Presunta morte naturale

Nuovo Cinema Palazzo 22 gennaio 2016
Presunta morte naturale
Presunta morte naturale. Un dramma pubblico
Ideazione – drammaturgia: Pako Graziani
Regia: Alessandra Ferraro e Pako Graziani
Con: Tiziano Panici
Musiche: Dario Salvagnini
Light designer: Valerio Maggi
Produzione Margine Operativo
In collaborazione con Kollatino Underground, Argot Studio, Attraversamenti Multipli
Presunta morte naturale prosegue la ricerca di Margine Operativo di confronto attraverso il teatro con i temi del presente. Lo spettacolo ripercorre la storia di Stefano Cucchi: geometra trentunenne morto a Roma il 22 ottobre 2009 per presunta morte naturale.
Una settimana prima era stato arrestato per spaccio: sette giorni nelle mani dello Stato, dai carabinieri alla polizia penitenziaria, dai magistrati ai medici del carcere e dell’ospedale. La famiglia lo rivedrà dietro una teca di vetro: sul suo corpo, inequivocabili segni di percosse.
Tiziano Panici dà voce e corpo alla storia di Stefano, attraverso una drammaturgia che affronta la sua vicenda da prospettive diverse, un intreccio di fonti e di voci diverse che si accavallano e si rincorrono.
“Perché quella di Stefano era una vita normale, con inciampi, sofferenze e sbagli normali, finita in un modo che normale non è”. Note di regia:
“Presunta morte naturale è spettacolo nato da una necessità: che non si ripeta più quello che è successo già troppe volte. Molte sono le storie “simili” a quella di Stefano, la storia di Federico Aldrovandi, quella di Davide Bifolco solo per ricordarne alcune. Presunta morte naturale nasce sia dalla consapevolezza che quello che è successo a Stefano poteva succedere a ciascuno di noi, ad un nostro fratello, ad un nostro amico sia come contributo al coraggio incredibile non solo della famiglia di Stefano, ma anche di tutte quelle famiglie e dei cittadini che non hanno accettato le versioni ufficiali e hanno intrapreso lunghe battaglie per chiedere verità e giustizia.
La storia di Stefano ci ha colpito anche perché viviamo a Torpignattara il quartiere di Roma dove Stefano Cucchi abitava e dove tuttora vive la sua famiglia. I muri del quartiere dove viviamo, le strade che attraversiamo quotidianamente sono piene di scritte per Stefano, è una memoria pubblica che ci interroga. Il nostro spettacolo è il nostro “piccolo” contributo perché nessuno più muoia come Stefano per” presunta morte naturale”. Pako Graziani e Alessandra Ferraro
gennaio 29, 2016
 

Monologhi dell’Atomica

Teatro Due Roma 24 Gennaio 2016 Rassegna ospite
Marioletta Bideri per BIS TREMILA presenta
MONOLOGHI DELL’ATOMICA
Da Kyoko Hayashi e Svetlana Aleksievich a cura di Elena Arvigo
“Preghiera per Cernobyl’” – racconta l’autrice Svetlana Aleksievich, insignita del Premio Nobel 2015 per la Letteratura - “non parla di Cernobyl’ in quanto tale, ma del suo mondo. Proprio di ciò che conosciamo meno. O quasi per niente. Ad interessarmi non è l’avvenimento in sé, vale a dire cosa sia successo e per colpa di chi, bensì le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l’ignoto. Il mistero Cernobyl’ è un mistero che dobbiamo ancora risolvere... Questa è la ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti. Per tre anni ho viaggiato e fatto domande a persone di professioni, generazioni e temperamenti diversi. Credenti e atei. Contadini e intellettuali. Cernobyl’ è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro, e anche attorno, e non solo l’acqua e la terra.”
Svetlana Aleksievich e’ una delle piu’ importanti giornaliste e scrittrici contemporanee e durante le repliche milanesi al teatro out off di Milano di “Donna non rieducabile - memorandum teatrale di Anna Politkovkaja” , ogni sera dopo lo spettacolo invitavo altri attori a fare letture di articoli di altri giornaliste o scrittrici e “Preghiera per Cernobyl “ mi e’ sembrata fin a subito avere una forza teatrale e drammaturgica formata. Non serve aggiungere o togliere nulla , non serve adattare – È già pronta – La Aleksievich ha strutturato il libro in testimonianze raccolte in “Monologhi“
È molto potente il teatro , e’ molto potente la voce della Aleksievich che racconta e l’argomento non e’ solo Cernobyl ma il nostro futuro . il nucleare e i suoi effetti sull’uomo . Non solo quelli devastanti sul corpo . Qua si parla di chi e’sopravissuto .È un libro e una lettura necessaria “Preghiera per Cernobyl “ , che merita un spazio e una riflessione importante .
“Cernobyl..e’ una guerra che va oltre qualsiasi guerra . L’uomo non ha via di scampo. Ne’ sulla terra, ne’ sott’acqua, ne’ in cielo“.
gennaio 29, 2016
 

Viviamoci

Teatro Studio Uno, 23 Gennaio 2016
VIVIAMOCI
Di e con Giorgia “Gigia” Mazzucato
Non potete guardare “Viviamoci”, lo spettacolo-monologo di Giorgia “Gigia” Mazzucato se non siete in grado di immaginare la vostra barca personale, quella su cui navigate ogni giorno, quella con cui affrontate i flutti, quella che vi porta su spiagge meravigliose o contro scogli affilati. Non potete seguire la giovane attrice nella sua pièce se non potete colorare lo scafo con le emozioni più intense, le vele con le sensazioni più vere, il timone con le paure più reali. Perché “Viviamoci” è un viaggio tra le decine di sfumature del blu, un’immersione nella vita che inzuppa i vestiti, bagna la bocca di acqua dolce e salata, impregna le ossa di stupore e sorpresa.
Gigia Mazzucato si avventura subito oltre lo specchio, varca la soglia tra il reale e fantastico, l’uscio che la separa da un mondo che è un brodo primordiale di vita e meraviglia. Quando il pianto di gioia di una madre guerriera si spegne e diventa solo una linea dritta sul viso, sua figlia inizia a raccontare un sogno, segue un sentiero di mattoni gialli fatti di giochi di parole, di assonanze e paradossi, tesse la tela di favole comiche incrociando i fili raccolti in terra, gettati all’aria da chi non sa più cosa farsene. C’è, nel gioco della bambina, tutto il potenziale che solo lo stupore per la vita può iniettare nelle vene e l’attrice, con i suoi occhi furbi e lo strascico veneto, è in grado di inocularlo con dolcezza e bravura anche nel pubblico.
E quando il sorriso riappare sul volto della madre, un nuovo viaggio ha inizio. Il pensiero scivola lungo il cordone ombelicale della memoria, che la conduce a un utero caldo, a un ventre confortevole e mai dimenticato: quello delle origini. Perché Viviamoci è anche l’abbraccio delle proprie radici, che affondano nelle nostre ossa fino al midollo e si nutrono dei nostri ricordi e delle nostre emozioni. È vero che dalla prua della nostra barca colorata guardiamo il futuro attraverso un binocolo caleidoscopico, ma le assi della chiglia, la ruota del timone, il parapetto che ci protegge dal cadere in acqua sono costituiti di frammenti del passato, sono formati dal legno delle nostre origini.
La scena è semplice, nuda, le luci cambiano seguendo le emozioni e i personaggi interpretati, non c’è nulla di superfluo, nulla di ridondante. Giorgia “Gigia” Mazzucato ha la bravura di solcare quella scena con un piede leggero, di scivolare sulle sfumature della vita, dalla gioia alla tristezza, dalla rabbia al dolore senza calcare troppo, lasciando un’orma lieve nella sabbia e nello spettatore. Ma, come per lo spettacolo “Guerriere. Tre donne nella grande guerra”, finalista al Fringe Festival 2015 di Roma, quell’impronta è ancora lì.
gennaio 29, 2016
 

Un posto luminoso

Teatro Tordinona 24 gennaio 2016
Un posto luminoso chiamato giorno
Di Tony Kushner
Regia di Vito Mancusi
con (in ordine alfabetico) Anna Ferraioli, Ravel Andrea Lucente, Chiara Paoli, Simone Ruggiero, Sabrie Khamiss, Ilaria Marcelli, Michela Ronci, Matteo Vignati
Scritto da Tony Kushner nel 1985, A bright room called day (trad. Un posto luminoso chiamato giorno) tratta dell'impotenza degli esseri umani di fronte a quella “banalità del male” che si perpetua nella Storia sempre con le stesse dinamiche dirompenti.
Una pièce dalla sensibilità fortemente moderna, con un linguaggio fluido e brillante, che oscilla tra i toni della sit-com e il monologo shakespeariano, con risvolti inevitabilmente tragicomici quanto drammatici.
Uno spettacolo intriso di suggestioni brechtiane, dalla vibrante forza civile, che ci costringe a rivolgere un pensiero ai meccanismi del potere, nelle sue piccole e grandi manifestazioni, e a ridefinire la nostra identità in senso umano, prima che sociale e politico.
gennaio 27, 2016
 
 
Support : MarXoB
Copyright © 2011. e-performance.tv - All Rights Reserved
Template Created by MarXoB | Published by e-performance.tv
powered by Blogger