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Cenere. Corale per le tabacchine

Teatro Centrale Preneste 10 Marzo 2018
Associazione "SALENTO: CHE FARE?"
presenta
"CENERE. CORALE PER LE TABACCHINE"
di e con: Marco Chiffi, Caterina Cosmai, Angela Elia, Beppe Fusillo, Maria Grazia Gioffrè, Leila Polimeno, Luigi Pontrelli, Antonella Sabetta, Irene Scardia, Carmen Tarantino
con la collaborazione artistica di Fabrizio Saccomanno
Un racconto corale nato da un laboratorio di scrittura e narrazione teatrale diretto dall’attore e pedagogo teatrale Fabrizio Saccomanno.
In scena voci e ombre di uomini e donne, tessere di un puzzle che si aggregano, una dopo l’altra, per restituire le vicende di lavoro e di vita delle operaie tabacchine del Salento.
Partendo dalla ricerca e dalla raccolta di testimonianze scritte e orali, vengono raccontate le dure condizioni lavorative, le lotte e in particolare lo sciopero generale tenuto per 28 giorni, tra gennaio e febbraio, nel 1961 a Tiggiano, un piccolo centro del Sud Salento, contro i licenziamenti e la chiusura del Magazzino, la locale fabbrica di tabacco. Tra le fonti utilizzate, un libro di Giovanni De Francesco, figlio di Vincenzo, tiggianese e sostenitore della battaglia delle tabacchine, per la conquista di migliori condizioni di vita e per l’emancipazione sociale delle lavoratrici. La lotta delle tabacchine di Tiggiano, che vide la mobilitazione dell’intera popolazione a sostegno delle 250 operaie, rappresentò un importante avvenimento storico, senza precedenti nella storia del paese.
Una storia di cui si riappropria il territorio in cui si è svolta, ma che appartiene a una storia più grande, e non conclusa, della lotta per i diritti e l’uguaglianza sociale delle donne e degli uomini di ogni epoca e provenienza.
16.3.18
 

Il Disincanto di Dulcinea

Il Disincanto di Dulcinea
16.3.18
 

Lontano nel tempo

Teatro Tordinona 4 Marzo 2018
LONTANO NEL TEMPO
(Tenco, quella sera a Sanremo)
di Renato Giordano

Commedia sulla Storia di Luigi Tenco e sul Festival di Sanremo 1967, sulle canzoni di quell’ Edizione , tutte suonate dal vivo, con una nuova votazione.
Un recital con musiche.

Il 26 Gennaio 1967 Luigi Tenco viene trovato morto nella stanza 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo. Ufficialmente si tratta di suicidio: ed un biglietto trovato lì spiega anche il perché. E’ una protesta contro la demenzialità della canzonetta italiana (“Io tu e le rose” di Orietta Berti scelta dalle giurie) e nel contempo un’accusa alla lobbies dei discografici (“La Rivoluzione” ripescata al posto di “Ciao amore ciao”). Da quel giorno nasce un mito, direi il nostro unico mito “Rock” ma paragonabile alle morti premature e violente di Jim Morrison, John Lennon, Jimi Hendrix per citarne solo alcuni e per restare nel campo musicale. “Chi muore giovane è caro agli Dei” si dice.
Certo è che una vita spezzata anzitempo in qualche modo può diventare un viatico verso una fama “immortale”.
Prima ho scritto “ufficialmente si tratta di suicidio”, perché in realtà, come è ormai discusso da anni , è probabile si tratti di omicidio.
Un suo (e mio) caro amico, P. D. , mi parlò tanti anni fa con convinzione di questa ipotesi e per molto tempo ho continuato a ripensarci e documentarmi senza però riuscire a capire chi e perché. Nel trentennale della sua morte scrissi la commedia “Lontano nel Tempo” che da un lato porta delle ipotesi, alcune allora nuovissime, sulla sua misteriosa fine, e da un altro racconta quello a cui tenevo di più: descrivere quello stato d’animo che si ha quando si sente fortemente qualcosa alla quale però non si riesce a dare una spiegazione razionale. Ma forse il problema è uno solo: il non sapere, il non riuscire a dire Addio!.
25 anni fa nell’andare in scena tagliai alcune parti vista la forte pressione mediatica sull’evento. Oggi che quasi tutte le mie supposizioni si sono dimostrate vere le ho inserite nella versione definitiva, con tutte le rivelazioni sul Caso.

LA PERFORMANCE-SPETTACOLO si divide in due parti.
Nella prima parte viene proposta la commedia di Renato Giordano “Lontano nel tempo” un Teatro Cronaca anche con video e filmati d’epoca. Nella commedia la storia degli ultimi Giorni di vita di Luigi Tenco al Festival di Sanremo vengono ricostruiti. Nella prima edizione teatrale (del 1995) dove dopo una serie di rivelazioni di Giordano , che ormai sono diventate negli anni di pubblico dominio, viste le tensioni e le posizioni prese da vari personaggi, non furono tratte delle conclusioni definitive (anche il fratello di Tenco , pur in accordo, all’ultimo momento chiese a Giordano di non esprimere il giudizio finale sull’omicidio) . Nella versione attuale si ipotizza anche l’identità del responsabile della morte di Tenco.

Il pubblico compilerà delle schede di votazione sulle canzoni in gara nell’edizione 1967, rifacendo la votazione che fu falsata dalle giurie di quel Festival. E nella parte finale la BAND (con tutto il pubblico) reinterpreterà interamente i Primi tre classificati di questa nuova VOTAZIONE.

UNO SPETTACOLO DI GIALLO- VERITA’ CON
MUSICA DAL VIVO E CON la PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO:
Una serata al Festival di Sanremo.
(Lontano nel Tempo) di e regia di Renato Giordano.
Con RENATO GIORDANO, Roberto Posse, Livia Cascarano.
Musica dal Vivo suonata dal Gruppo : JAZZ TRIO.
Alessandro Gwis (piano) , Luca Perozzi (basso), Marco Rovinelli (batteria).

Scene di Tommaso Bordone, produzione Beat 72.
9.3.18
 

Il circo invisibile

Teatro Tordinona 3 Marzo 2018

IL CIRCO INVISIBILE
di Angelo Orlando

regia Cristina Pedetta
con
Cristina Pedetta
Sandro Calabrese

Costruito con la struttura drammaturgica dell’atto unico, Il Circo Invisibile descrive la situazione in cui, un aspirante comico si ritrova in una sala, dove si tengono delle audizioni. Qui incontra il suo esaminatore che si trasforma ben presto, in una sorta di aguzzino della parola. Il rapporto di dipendenza che si crea tra i due personaggi è immediato e ciò che ne deriva, è un gioco scenico basato sul botta e risposta che innesca una sorta di danza della ragione attorno ai due poli della comicità: un comico e una spalla. Il filo musicale di un suono di fisarmonica fa da sottofondo: si sta allestendo uno spettacolo e le audizioni sono aperte. In una sorta di girandola di parole, appaiono i due poli opposti delle figure clownesche: il Bianco e l’Augusto, rappresentazioni di due figure psicologiche di due bambini interiori che giocano al gioco dello spettacolo più bello del mondo, tutto da scoprire.
9.3.18
 

IL gabbiano

Teatro Vascello 14 febbraio 2018
IL GABBIANO
di Anton Cechov
traduzione e adattamento Manuela Kustermann
Personaggi ed interpreti
Irina Arkadina Manuela Kustermann
Kostya Lorenzo Frediani
Sorin - Dorn Massimo Fedele
Nina Eleonora De Luca
Nina russa Anna Sozzani
Masha Sara Borsarelli
Trigorin Paolo Lorimer
Medvedenko - Dorn Maurizio Palladino
Musiche Lucio Battisti, Philip Glass, Meredith Monk, Michael Walton
Scene Giancarlo Nanni
costumi Manuela Kustermann
Luci Valerio Geroldi
direttore di scena Danilo Rosati
movimenti di scena Rocco Nasso
assistente regia Gaia Benassi
foto di Tommaso Le Pera
regia Giancarlo Nanni
ripresa da Manuela Kustermann
Centro di Produzione Teatrale La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello (Roma)

sinossi:
Lo sguardo ironico del grande autore russo sulla borghesia in villeggiatura sulle rive di un lago: i drammi e le tragedie accadono fuori scena.
Pur rappresentando uno spaccato sociale della borghesia russa di fine '800, Il Gabbiano, è un'opera di grande attualità, sia per l'intreccio tra natura, sentimenti umani e complessità dell'arte, sia per il conflitto generazionale tra i personaggi. La protagonista Irina Arkadina è un'attrice famosa, il suo amante Trigorin, un noto scrittore. Anche il figlio di Irina, Kostantin, aspira a diventare scrittore e Nina, la ragazza da lui amata (e che si innamorerà di Trigorin), sogna di fare l'attrice. Entrambi realizzeranno i loro sogni, ma pagandoli con l'infelicità. Insoddisfatti sono anche i "vecchi", cinicamente indifferenti ai problemi dei giovani, ma in realtà dominati dalla stessa voglia di vivere e di amare.
La compagnia La Fabbrica dell'Attore, fondata da Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann, per il suo 50° anno di attività, vuole ricordare la figura storica e incontrovertibile del suo fondatore, nonché regista di innumerevoli successi che hanno segnato la storia del teatro contemporaneo, definendo lo stesso, come "teatro immagine".
La ripresa di questo storico spettacolo, ci è sembrato tra gli ultimi diretti da Nanni il più completo e capace di raccontare e rappresentare al meglio la cifra stilistica e la poetica del nostro compianto amico e compagno di strada. Il Gabbiano di Cechov con la regia di Giancarlo Nanni, nasce da un lungo percorso, fatto di studio, laboratori, prove che la compagnia tutta fece tra il 1996 e il 1998. La versione che riproponiamo vede ancora il cast originale, di quel favoloso gruppo di lavoro che costituiva il nucleo centrale della compagnia La Fabbrica dell'Attore. Uniche eccezioni dalla sua versione originale di questa rimessa in scena, sono legate alle sostituzioni degli attori che interpretano Nina e Kostia, che per ragioni anagrafiche non possono essere le stesse di 20 anni fa. Manuela Kustermann che ne cura la rimessa in scena è la custode più attendibile del segno registico di Nanni, avrà il compito di far rivivere magicamente quell'atmosfera che Nanni seppe costruire insieme alla compagnia, proponendo lo spettacolo nella sua versione originale e fedele all'idea registica di Giancarlo Nanni, il disegno luci sarà curato da Valerio Geroldi che seppe interpretare al meglio la visione artistica di Nanni per questo Gabbiano.

Note di Regia
Da Il Gabbiano di Cechov tentiamo un volo immaginario verso la storia delle rappresentazioni cechoviane, dalla prima edizione di Stanislavskij attraverso le grandi regie del passato, sino al presente remoto di Visconti, Strehler e Peter Brook. Un laboratorio di immagini. Un tentativo di andare ancora più in profondità, liberando la scrittura cechoviana dal suo modello interpretativo.
Attraverso un meccanismo di rimandi, di improvvisazioni, di uso di tecnologie telematiche, elettroniche, vere e false, con passaggi improvvisi di tempo e di spazio, abbiamo cercato di comporre e scomporre questo affresco della vita umana, dove gli eccessi artistici e la loro caduta, i fallimenti, le angosce, gli stati sublimi della creazione si fondono, scontrandosi e omologandosi in una scrittura scenica senza schemi prefissi. Giancarlo Nanni
5.3.18
 

L'imperatore della sconfitta

Teatro Brancaccino 17 febbraio 2018
Teatro Out Off
L'IMPERATORE DELLA SCONFITTA
di Jan Fabre, traduzione Giuliana Manganelli
con Elena Arvigo e Caterina Gramaglia
scene Alessandro Di Cola
video Project Carolina Ielardi
luci Manuel Molinu
assistente alla regia Tullia Attinà
sound designer Marcello Rotondella
foto Manuela Giusto
produzione Teatro Out/Off
ufficio stampa e promozione LeStaffette
regia Elena Arvigo

Dedicato all'attore Marc Moon Van Overmeir, questo testo scritto da Jan Fabre ,uno degli artisti più estremi e visionari del nostro tempo, coreografo, regista e scrittore belga, da quarant'anni in prima linea in una ricerca visionaria, non è una storia, non ha un filo narrativo, né personaggi di cui raccontare, è piuttosto un flusso di coscienza, un viaggio e un rincorrersi di riflessioni, sull'essere umano e su un tema della "perdita".
Per Fabre, la sconfitta è azione, è momento di riscatto che, senza dimenticare mai menzogna e rifiuto, permette di proseguire. È punto di partenza e di arrivo che permette di sbagliare ancora. Come in un gioco di specchi, in una ripetizione continua, sbaglio dunque sono. La sconfitta è una condizione dell'esistenza. E la ripetizione genera l'arte. Come in una poesia ermetica, il monologo di Fabre semina tracce di un discorso impossibile che raggiunge e mette a nudo l'essenza di ogni essere umano. La sconfitta dunque è l'alveolo del riscatto ed esprime la possibilità di un nuovo inizio e prevede in sé i parametri di un'azione rivoluzionaria. La scalata di ogni uomo è verso il cielo per cercare un posto dove riporre il povero cuore. E in questo errare dell'anima forse spunteranno due ali per volare.

Note di Regia
Dopo aver letto questo testo una decina di anni fa ho cercato Jan Fabre e ho studiato con lui un laboratorio della Biennale di Venezia. Sono stata ad Anversa nella sua Factory e penso che Jan Fabre sia un artista da "seguire "sempre" per la carica vitale e il senso profondo della sua arte. In particolare "L'Imperatore della sconfitta" offre una riflessione straordinariamente originale sulla fragilità delle nostre identità e sul valore creativo del fallimento. Di questo testo e di Jan Fabre amo lo slancio verso il mondo con il cuore in mano "fuori dal corpo" e il suo essere sempre sfuggente a qualsiasi definizione .La sfida è quella di cercare di restare "perdenti" per poter ricominciare e di provocare questa perdita con vitalità. In amore e in guerra "vale" qualsiasi cosa. Il teatro è entrambe le cose insieme. Gli attori per Jan Fabre sono "guerrieri della bellezza". L'effetto che mi fece studiare con Jan Fabre fu più o meno questo. Una grande provocazione - intelligente e profondamente umana. Da quell'incontro nel 2011 è nato il desiderio di viaggiare dentro questo suo testo .L'impresa è complessa ma la domanda che mi fa rimanere curiosa di continuare è sempre la stessa "Perche no ?". L'Imperatore della sconfitta è l'uomo - l'attore che coglie ogni perdita come possibilità di ricominciare. E tra cadute e barcollamenti, provando e riprovando - all'imperatore della sconfitta - forse alla fine nasceranno due ali tra le spalle. Forse anche solo riuscire ad immaginarle - dice l'Imperatore - sarà parte di un nuovo viaggio.
2.3.18
 

CTRL ZETA alla Rotonda

CTRL ZETA
Vincitore del premio CROSSaward 2017, coproduzione CROSSaward 2017.

Performance di e con SERGIO GARAU e FRANCESCA GIRONI
Musiche di El Mar, Luca Losacco, Ludwig Berger
Video di Giacomo (Jack) Daverio, Giuseppe Garau

02 02 2018 Rotonda a Mare di Senigallia nell'ambito di SOTTO A CHI DANZA, AMAT

Performer attivi nelle scene dei poetry slam italiane e internazionali, Sergio Garau e Francesca Gironi s’incontrano per una performance di poesia ironica, amara, divertente, dirompente, danzante, video-musicale e iperconnessa.

L’interazione è possibile nell’adiacenza e nella prossimità, nello scambio e nella traduzione, nel dialogo e nell’inciampo.

Sergio esplora i luoghi vivi della scrittura quotidiana di chat, sms, aste online, videogiochi, agende elettroniche, gioca sulle fini e sui confini dell’ “io”, inteso come prima persona singolare, ma anche come “1 0” (uno, zero), due nel linguaggio binario, e dunque doppio, specchio che si duplica esponenzialmente, incorporando crisi identitarie collettive e coinvolgendo il pubblico a partecipare all’esecuzione capitale dei mondi evocati, a farsi da contraltare vocale, da cassa di risonanza, da co-autore.

Francesca scrive poesie dedicate all’Enel e all’amministratore di condominio. Confonde la polizza dell’assicurazione con un’invocazione, trasforma gli annunci di trenitalia in un discorso amoroso. La danza crea ulteriore ambiguità, espande e distorce il senso del testo. I gesti provengono dai segnali subacquei, dalle istruzioni degli assistenti di volo, dalla lingua dei segni, dall’alfabeto muto per una lingua dei gesti del tutto arbitraria che qua contraddice e confonde, là aggiunge ed enfatizza.
Per dire poesie con tutto il corpo.
23.2.18
 

Altri mondi bike tour

Teatro Tordinona 18 Febbraio 2018
ALTRI MONDI BIKE TOUR
idea e regia: Valerio Gatto Bonanni
scrittura collettiva e interpreti: Guido Bertorelli, Valerio Gatto Bonanni
Altri Mondi Bike Tour lo spettacolo teatrale che è già un evento mediatico continua a pedalare tra Torino, Padova, Crema, Frosinone, Passignano sul Trasimeno ed in molte scuole italiane. A Roma lo spettacolo della compagnia SemiVolanti fa tappa dal 13 al 18 febbraio al Teatro Tordinona (Roma centro), con una proposta riservata alla Capitale: chi porta in teatro una pianta con radici e ne illustra le proprietà avrà diritto ad un biglietto ridotto.
Lo spettacolo girovago già dal titolo, che ha vinto il premio SMart it up! 2017, ha già stabilito un primo percorso di Bike Tour con il Movimento della Decrescita Felice tra Roma e Napoli per la prima settimana di settembre 2018. Altri Mondi Bike Tour è un progetto nato con l'aiuto del crowdfunding di 145 sostenitori e il sostegno di Coop le mille e 1 notte, Leader Fox, Bierò e Il Ciclissimo con la convinzione che la tutela ambientale, la comicità, la divulgazione scientifica, l'arte e le buone pratiche di sostenibilità possano essere in verità, facce della stessa medaglia.
I ciclisti/teatranti con le loro scenografie fatte di bambù, popup, sculture aeree, e illustrazioni animate raccontano in maniera divertente le storie scientifiche di come si siano formate le galassie, dei miliardi di pianeti che esistono, con forme e chimica diversa dalla nostra. Della vita, di come è nata ed è arrivata sulla nostra Terra.
Altri Mondi Bike Tour cerca il lato sorprendente della natura per salvare l'uomo dal suo egocentrismo e dalla sua arroganza.
In questo Tour tutto da vivere incontreremo molte piante, le antichissime piante, che comunicano tra di loro, animali che usano il linguaggio, adoperano strumenti, che provano emozioni, che si curano con le erbe e che si inebriano con la frutta fermentata!
Altri Mondi Bike Tour è un cabaret scientifico, nato dallo studio di testi di neurobiologia vegetale, etologia comportamentale, astrobiologia e "sociologia dei batteri".
Lo stile scelto è volutamente leggero, fatto di battute, sketch, uso di oggetti insoliti evitando il nozionismo per rendere fruibile lo spettacolo a qualsiasi tipo di età.

Ad Energia Rinnovabile
Lo spettacolo viene portato in giro in due modalità a basso impatto energetico:
La prima, dove le scenografie e la tecnica viaggiano con un camper, mentre gli attori viaggiano in bici e con i prototipi di Mobile Green Power il pubblico pedala da fermo e fornisce l'energia per luci e fonica dello spettacolo. La seconda modalità invece comprime tutte le scenografie, costumi e luci, in borse e piccole scatole, così da farle viaggiare con i due attori in bici e in treno.

Il Bike Tour 2017
La banda di ciclicti/teatranti ha viaggiato nel Sud Italia (giugno 2017) e nel Centro Italia insieme al Movimento della Decrescita Felice (agosto 2017), pedalando per 800 km e realizzando 8 spettacoli e 3 presentazioni. Si sono fermati in quei luoghi che fanno buone pratiche con le energie rinnovabili e che hanno trovato la giusta armonia tra lavoro e cura del paesaggio ma anche dove le comunità si difendono da chi specula e inquina.
Tutta quest'impresa è stata compiuta in bicicletta poiché è la protagonista indiscussa di una rivoluzione sensibile che parte dalla mobilità e ci coinvolge in uno stile di vita sostenibile.

scenografie e luci: Marco Guarrera
illustrazioni: Guido Bertorelli
organizzazione: Camila Chiozza
ufficio stampa: Carla Romana Antolini
social media manager e crowdfunding: Amarilda Dhrami
produzione: SemiVolanti, Mobile Green Power, Spintime LabsArt e 143 sostenitori del crowdfunding su Produzioni dal Basso patrocinio: A Sud, Terra!, I Ciclonauti, Rebike, Salvaciclisti Roma, Movimento per la Decrescita Felice
media partner: Italia che Cambia, Comune-info
sponsor: Coop le mille e 1 notte, Leader Fox, Bierò, Il Ciclissimo
Vincitore del premio SMart it up!
22.2.18
 

Game over

Teatro Tordinona 17 Febbraio 2018
GAME OVER
Scritto, diretto e interpretato da SERGIO SAVASTANO e FEDERICO TORRE
con Bruno De Filippis, Gabriele Basile
Assistente alla regia: Andrea Fiorentino
"Game Over" tratta la storia di due killer, non più giovani, ormai assuefatti al loro lavoro. Due personaggi grigi, abituati a uccidere come una qualsiasi attività lavorativa. I due fanno parte di un'organizzazione che si occupa dell'eliminazione fisica di personaggi scomodi ai poteri forti del nostro paese. L'organizzazione, denominata "Loro" normalmente delega l'incarico omicida solo a un uomo, ma questa volta sono in due sulla scena del delitto. I due uomini attendono l'arrivo dell'ennesima vittima, ma questa volta il finale avrà un epilogo diverso dalle altre volte...
22.2.18
 

Anticotestamento

Teatro Tordinona 10 Febbraio 2018
C.T. Genesi Poetiche
presenta:
ANTICOTESTAMENTO
Ideazione, Testi, Drammaturgia e Regia: Gianluca Paolisso
Con: Daria Contento, Elèna Elizabeth Scaccia, Chiara Della Rossa, Ivano Conte
Tecnico Audio/Luci: Ettore Bianco
www.genesipoetiche.com

Anticotestamento è un progetto che nasce da una forte necessità: raccontare la guerra in atto, le sue conseguenze, ma soprattutto rendere carne viva la bellezza che risiede nelle pagine della Bibbia.
Anticotestamento è un tentativo di riscoperta delle nostre radici, ben consapevoli che solo queste potranno condurci ad un senso più profondo dell'umano.
Anticotestamento è uno spettacolo diviso in tre Capitoli, ispirati rispettivamente al Libro di Giuditta, al Cantico dei Cantici e ad alcuni Libri Profetici (Naum, Abacuc, Osea, Zaccaria).
Uniti in un contesto armonico vanno a raccontare un mondo che, conflitto dopo conflitto, si avvia sempre più verso l'anno zero, verso un punto di rottura certamente non indolore ma foriero di una possibile rinascita.
Capitolo Uno
GIUDITTA, ovvero le quattro stazioni di una guerra
Nabucodonosor, Re degli Assiri, domina il mondo e distrugge chiunque si ribelli al suo volere. Resiste solo la gente d'Israele.
Così il tiranno invia il Primo Generale Oloferne a deviare il corso delle sorgenti, certo che l'ultimo avamposto nemico crollerà.
Giuditta, nobildonna d'Israele, si impone sull'autorità dei Grandi Sacerdoti e giunta nell'accampamento assiro seduce e decapita Oloferne.
Nabucodonosor, privato del suo Generale, perde la guerra e Giuditta viene acclamata al pari di un'eroina dal suo popolo. Guerre di conquista, uomini assetati di potere, gesti di sangue e il nome della divinità a fior di labbra. Il tempo di Giuditta è così lontano dal nostro?
Capitolo Due
A-MORS, ovvero l'ultimo ballo
Può l'amore conoscere confini, vincere l'orrore del mondo e combattere la morte?
Queste le domande di una donna come tante, imprigionata perché ritenuta folle dalla sua gente: lei aspetta l'amato del suo cuore, anche se oramai la guerra lo ha portato via con sé.
Eppure la donna non si arrende, sfida le leggi del "già accaduto" e in una straziante dichiarazione d'amore corre verso il monte degli aromi, sotto l'albero di melograno, foriero di promesse mai mantenute, dove finalmente ballerà con lui e per lui, trasformando per un'ultima volta il suo corpo in dedica.
Nel Cantico dei Cantici si legge:
"Le grandi acque non possono spegnere l'amore,
né i fiumi travolgerlo".
Capitolo Tre
PROFETI, ovvero il canto dell'Apocalisse
Il tempo scorre inesorabile. Le lancette muovono rapide verso la fine del mondo. I ticchettii dell'orologio divengono ossessione nei timpani.
E' tempo che l'umanità ascolti per l'ultima volta i propri misfatti tra le macerie. E' tempo dell'ultimo grado di giudizio.
Dalla Prima alla Terza Guerra Mondiale si leva il canto, l'accusa, il rimpianto.
Eppure, a pochi passi dal baratro, la voce dei Profeti si leva potente, densa di illusioni e speranze: "Ascolta, umanità: chi sei? Qual è la tua Apocalisse?".
20.2.18
 

Gobbo a mattoni

Teatro Studio Uno 10 Febbraio 2018
Progetto RitrovArci
Spazio Teatrale Allincontro // ZTT - Zone a Traffico Teatrale
presentano
GOBBO A MATTONI
Soliloquio a 2 voci per cinquant'anni di cultura popolare
Di Riccardo Goretti
Con Riccardo Goretti e Massimo Bonechi
Regia Massimo Bonechi

" […] Che poi comunque "aspettare" l'è un conto… "aspettare qui nei' mi' circolino" l'è un attro conto. Vi torna? Qui mi sento a casa. Meglio che a casa! Non per nulla la chiamano "La casa dei popolo" no? Oddio, la chiamavano… ora si chiama… boh, come si chiama ora? Circolo. Eh, infatti. Ma prima l'era la Casa dei Popolo…[…]"
Goretti, detto in paese "Sindachino", è fermo al suo tavolo da briscola, al circolino, ad aspettare i suoi compagni di sempre:
"Krusciovve", il suo compare storico, due volte sindaco del paese (e da questo, per la loro assidua
frequentazione, deve il suo soprannome Goretti), passato da PCI a PDS a DS a PD a NONVOTANTE.
"Dumenuti", che da ragazzo faceva l'attore nel teatro e da vecchio s'è rovinato col videopoker.
"La Madonnina", Marigia Martinelli, che pare una madonnina in effetti, ma bestemmia come un camionista.
Ma stasera nella sala delle carte non viene nessuno.
Perchè domani il circolino, dopo 50 anni esatti d'onorata carriera, chiuderà per sempre. Son tutti di là, a festeggiare, a dare l'addio a quelle sale ingiallite dal tempo e dalle sigarette.
Il Sindachino non s'arrende. E aspetta. Facendo un solitario.
Nel suo schema di carte c'è un buco: da quel mazzo, che i 4 non hanno mai cambiato negli ultimi 15 anni, manca il gobbo a mattoni. Poco importa, basta saperlo, e riadattare le regole del gioco è un attimo. Ma il mazzo perdio non si cambia.
Così, mentre aspetta e gioca con quel mazzo mancamentato, il Sindachino racconta.
Racconta di sé (poco) e degli altri (tanto) e di cosa è accaduto in 50 anni dentro al circolino.
Finché Massimo il barista va ad avvertirlo che di là la festa è finita. Sono andati tutti via, e lui sta iniziando a sbaraccare, che domani si chiude, ma per davvero… e allora, come spesso accade nella vita, e noi neanche ce ne accorgiamo, non rimane che una cosa da dire. E una cosa da fare.
19.2.18
 

Quasi Grazia

Teatro India, 2 febbraio 2018
Quasi Grazia
di Marcello Fois
regia Veronica Cruciani
con Michela Murgia nel ruolo di Grazia Deledda
e Lia Careddu, Valentino Mannias, Marco Brinzi
scene e costumi Barbara Bessi
costumi di Michela Murgia, Patrizia Camba
drammaturgia sonora Francesco Medda -Arrogalla
produzione Sardegna Teatro

La mia idea, direi la mia ossessione, era che di questa donna, tanto importante per la cultura letteraria del nostro Paese, bisognasse rappresentare la carne. Come se fosse assolutamente necessario non fermarsi a una rievocazione "semplicemente" letteraria, quanto di una rappresentazione vivente. (Marcello Fois)
Con queste parole lo scrittore nuorese Marcello Fois evoca Quasi Grazia, il suo "romanzo in forma di teatro", in cui viene immortalata la figura di Grazia Deledda in momenti cruciali della sua biografia: dalla ventinovenne indocile, alle prese con la sua Nuoro di inizio Novecento, passando per il distacco - tra correnti emotive alternate - dalla Sardegna, fino a quando, autrice controversa e di grande successo, ottiene il premio Nobel per la letteratura, il primo conferito a una donna italiana.
Come suggerito da Fois, Michela Murgia interpreta il personaggio di Grazia Deledda e nella rappresentazione vivente orchestrata dalla regista Veronica Cruciani, questa sovrapposizione viene radicalizzata e portata ai massimi termini. Così Cruciani scandisce le sue scelte: "La presenza di Michela Murgia, per la prima volta in scena, non è casuale; sarda, scrittrice e attivista per i diritti delle donne, era ideale per generare un effetto doppelganger, in cui la sua figura di donna contemporanea e quella della ragazza sarda del '900 si richiamassero continuamente come in un controcanto". La forza del testo viene inoltre espressa e vivificata sulla scena dalla presenza di: Lia Careddu - anima storica del Teatro di Sardegna - nel ruolo della madre di Grazia, nonché Super Io severo; Marco Brinzi nei panni del devoto marito Palmiro Madesani e Valentino Mannias - Premio Hystrio alla vocazione 2015 - che snoda la sua interpretazione sui ruoli del fratello Andrea, di Ragnar, giornalista svedese e Stanislao, tecnico di radiologia.
La regista opera una scrittura scenica che indaga i diversi piani di rapporto tra realtà e atto creativo, restituendo una drammaturgia per quadri a partire dalla traccia del testo di Fois, su cui opera delle sezioni visionarie e immaginifiche, scaturite dall'incrocio con le novelle di Deledda, "tirando in campo tutto il suo immaginario onirico e portando una ventata di magia e di letteratura viva sulla scena"
L'operazione raccoglie una pluralità di talenti e assolve al compito politico di conferire voce a una scrittrice libera, controversa, emancipata - come rileva Michela Murgia: "È infatti evidente che Deledda per realizzare sé stessa abbia pagato, oltre ai sacrifici personali, anche un altissimo prezzo sociale: enorme su di lei la diffidenza radicale del mondo letterario italiano[…]La sua storia di determinazione personale è un paradigma non solo per le donne di tutti i tempi, ma per chiunque voglia realizzare un sogno partendo da una condizione di minorizzazione".
Constatata la necessità politica di fornire una genealogia femminile, composta dalle vite delle donne che hanno deviato dai percorsi imposti dall'egemonia maschile, Quasi Grazia raccoglie l'eredità della scrittrice sarda in una rappresentazione densa e originale, impreziosita inoltre dalle scene e dai costumi di Barbara Bessi, che riproducono e stilizzano uno spazio mentale, dalle sintesi sonore di Francesco Medda, in arte Arrogalla - che ha montato in chiave elettronica i suoni campionati dagli ambienti della Sardegna - e dal disegno luci composito di Loic François Hamelin e Gianni Staropoli.

Note di regia - Veronica Cruciani
Nessuno dei traguardi di parità di cui oggi godiamo sarebbe pensabile senza il coraggio di donne che, pur non facendo esplicitamente attività politica, con le proprie scelte di vita hanno saputo aprire strade di indipendenza per se stesse e per quelle che sarebbero venute.
Quando Grazia Deledda, nemmeno trentenne, nel 1900 lascia la Sardegna per inseguire il desiderio di diventare una scrittrice, forse non immagina di essere una di quelle donne, eppure il suo sogno d'arte e autonomia le chiederà un sacrificio che a nessun uomo sarebbe stato chiesto: lo strappo dalla propria terra e dalla propria famiglia.
Come regista mi interessava il valore politico della sua vicenda privata e per questo le scelte di regia in questo spettacolo, pur partendo dai tre momenti intimi della vita di Deledda raccontati da Marcello Fois, arrivano poi a indagare sia il rapporto tra donne e letteratura che la questione femminile contemporanea. Anche la presenza di Michela Murgia, per la prima volta in scena, è una scelta non casuale in questa direzione; sarda, scrittrice e attivista per i diritti delle donne, era ideale per generare un effetto doppelganger, in cui la sua figura di donna contemporanea e quella della ragazza sarda del '900 si richiamassero continuamente come in un controcanto. Insieme a lei e agli altri attori abbiamo affiancato alla drammaturgia di Marcello Fois una scrittura scenica parallela che ci permettesse di indagare i diversi piani del rapporto tra realtà e atto creativo, tra biografia e arte. Per questo in più momenti dello spettacolo vengono evocati in modo visionario anche i personaggi di alcuni racconti di Deledda, tirando in campo tutto il suo immaginario onirico e portando una ventata di magia e di letteratura viva sulla scena
19.2.18
 

Cloture de l'amour

Clouture de L'amour

Texte
Pascal Rambert

MIse en Scene
Sandro Mabellini

Jeu
Sandrine Laroche
Pietro Pizzuti

Production
Theatre de la Vie de Bruxelles
Réalise avec L'aide de la Federation Wallonie - Bruxelles - Direction du Theatre
9.2.18
 

E.sperimenti all'HOPERA

Teatro Cassia 4 FEBBRAIO 2018 Rassegna Gustati il Teatro

E.sperimenti all'HOPERA

gdo Dance Company
Coordinatore Team Coreografico: Federica Galimberti Coreografi: Mattia de Virgiliis, Francesco Di Luzio, Federica Galimberti Danzatori: Filippo Braco, Mattia de Virgiliis, Francesco Di Luzio, Andrea Ferrarini, Federica Galimberti, Eleonora Lippi, Stefano Otoyo, Silvia Pinna, Laura Ragni, Daniele Toti
Light Design: Angelo Cioci
Scenografie: Valentina Berrè e Angelo Cioci
Costumi: E.D.C.
Produzione: GDO info@esperimentidancecompany.com
www.esperimentidancecompany.com

"HOPERA" Poetico e coinvolgente viaggio onirico nelle arie e melodie celebri del Bel Canto italiano ed europeo, che con raffinatezza ed ironia, con poesia e sorrisi, vengono interpretate e riportate all'oggi per farne apprezzare grandezza ed immortalità. Un tocco delicato, un rispettoso approccio che riavvicina il pubblico a quella 'grande bellezza' grazie al gioco ironico e leggero di un linguaggio giovane, nuovo, contaminato, fruibile ma anche prezioso e di contenuto drammaturgico che riesce ad esaltare e dare forma alle arie di Verdi, Leoncavallo, Rossini, Handel, Mozart, autori prolifici di opere eccelse dalle melodie immortali che richiamano anni infuocati di storia e densi di avvenimenti, per creare un'opera unica, 'HOPERA', appunto. Uno humor sottile accompagna la leggerezza romantica e sentimentale dell'Opera trascinando lo spettatore in suggestioni impalpabili e paradossali, scaturendo sorriso e divertimento nella fruizione quasi inconsapevole di un patrimonio musicale di grande spessore, apparentemente desueto, ma in realtà attuale e fresco, se saputo leggere ed apprezzare.
6.2.18
 

Daskaffeehaus


Teatro Vascello 25 gennaio 2018

DAS KAFFEEHAUS.

La bottega del caffè
di Rainer Werner Fassbinder
da Carlo Goldoni
traduzione di Renato Giordano
regia e adattamento scenico di Veronica Cruciani
con la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Filippo Borghi, Ester Galazzi, Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos, Ivan Zerbinati (attore ospite)
e con Graziano Piazza
scene e costumi Barbara Bessi
drammaturgia sonora Riccardo Fazi
disegno luci Gianni Staropoli
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

La bottega del caffè, commedia in prosa in tre atti, appartiene al famoso nucleo delle sedici commedie nuove scritte da Goldoni (Venezia 1707 - Parigi 1793) per la stagione 1750-1751 del teatro S. Angelo. È un riuscito quadro che mette in luce alcuni aspetti negativi dell'essere umano quali la maldicenza, l'infedeltà e il vizio per il gioco. Il caffè gestito da Ridolfo è frequentato da Don Marzio, eterno maldicente. Sua vittima è Eugenio, un giovane mercante che ha perso enormi somme alla bisca gestita da Pandolfo, così come Vittoria, moglie di Eugenio, alla quale Don Marzio va a raccontare la frottola di una presunta relazione fra l'uomo e la ballerina Lisaura. Dopo una lunga serie di equivoci causati dalle sue maldicenze, Don Marzio viene smascherato e costretto dalle sue stesse vittime a lasciare Venezia. (Paolo Quazzolo)

Das Kaffeehaus è un'interessante riscrittura di Rainer Werner Fassbinder del goldoniano La bottega del caffè: la pièce, che il regista e autore teatrale e cinematografico tedesco mise in scena per la prima volta nel 1969 a Brema, riadatta la commedia che Goldoni scrisse nel 1750 senza tradirne i sottotesti. Com'è nelle corde di questo autore inquieto, maledetto e geniale, prevalgono le tinte fosche e lugubri, una crudeltà cinica che trova perfette assonanze nel nostro presente. A portare in scena il lavoro è la Compagnia del Teatro Stabile Stabile del Friuli Venezia Giulia, a cui si aggiunge Graziano Piazza, attore di esperienza e classe che negli anni Novanta ha preso parte a produzioni quali Medea, Intrigo e amore e il recente Il principe di Homburg. L'assieme sarà diretto da Veronica Cruciani, fra le punte di diamante di una generazione di registi italiani che sa indagare con molteplicità di linguaggi le luci e le ombre della contemporaneità.

"Nonostante si tratti di un'opera del 1969 - sostiene la regista - la società che ne viene descritta essenzialmente non è molto diversa da quella che viviamo oggi, per questo la mia intenzione è di ambientarla in una Venezia contemporanea. Ci sembra che i personaggi nell'essenza interiore somiglino a molti protagonisti delle feste mondane che si danno sulle terrazze o nelle case eleganti del nostro Paese, dove si ostentano denaro, bei vestiti e una finta cortesia per celare invece disperazione, solitudine, violenza, desiderio di potere e infine sopraffazione verso il prossimo".
In effetti, asciugando e rimodellando il plot goldoniano, Fassbinder accende i riflettori sul mondo di frequentatori della Kaffeehaus di Ridolfo, in cui un microcosmo d'individuisi incontra e parla: discorsi che s'incentrano soprattutto sul denaro. Soldi che si contano e si scambiano addirittura ossessivamente. Certo si tratta anche di ideali, passioni, amicizie, relazioni, fedeltà, rispettabilità… ma ecco, anche per questo - sembra volerci dire l'autore - alla fine si deve pagare. Spiega infatti Veronica Cruciani: "Il lavoro di regia saràcostruito in modo tale da sottolineare l'andamento drammaturgico del testo di Fassbinder: un graduale, lento, inesorabile smascheramento di una situazione che si rivela sempre più l'incontro/scontro di un gruppo di persone guidate dal desiderio del denaro e del potere". A sottolineare questa linea - riprendendo anche l'intuizione registica di Fassbinder nella sua versione televisiva - saranno tutti gli altri codici della messinscena, a partire dagli attori che resteranno in palcoscenico sempre, quasi fossero parte dell'essenziale scenografia e reciteranno in modo straniante, supportati da una musica inizialmente tradizionale e via via più elettronica e nuda.
4.2.18
 

Stecca, mutismo e rassegnazione

Teatro Tordinona 23 gennaio 2018
"Stecca, mutismo e rassegnazione"
Prima presentazione romana del nuovo libro di Marco Palladini

L'incontro-scontro tra un ragazzo di inquiete idee libertarie e "l'istituzione totale" dell'esercito italiano tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80
Presentano Carlo Bordini, Francesco Muzzioli, Giorgio Patrizi Letture dell'attore Giuseppe Alagna.
Un nuovo romanzo di Marco Palladini, l'ultimo suo libro in ordine di tempo "Stecca, mutismo e rassegnazione", edito alla fine del 2017 per Zona Contemporanea, è alla sua prima presentazione romana. Definita dall'autore nel sottotitolo "naja non tripudians", il libro descrive (soprattutto per chi all'epoca non era ancora nato) l'inferno banale e burocratico del servizio militare obbligatorio. Sullo sfondo quell'Italia del dopoguerra nella post rivoluzione degli anni '60 e '70, dei quali l'autore era stato protagonista, passata inconsapevolmente attraverso due tentativi di colpo di stato ma con ancora, al potere ed al suo interno, gli indenni ed ingiudicati uomini di Mussolini.
Un libro apparentemente semplice ma ricco di informazioni, che introduce attraverso una scrittura limpida, con gergalità accattivanti, mentre sul filo della narrazione compaiono introspezioni e note culturali appuntate a margine, come in un diario, che descrivono in sintesi un'epoca storica, musica, sport, atteggiamenti sociali, politica e mafie, piccole e grandi prepotenze del potere, amicizie, amori … Non vengono trascurati i piaceri e gli orrori di un viaggio nel Viaggio, in compagnia di personaggi tratteggiati impietosamente e con ironia, con i quali il contatto si fa ravvicinato ed ineludibile.
Michele Parravicini è il nome attraverso il quale l'autore agisce, per non parlare in prima persona di un percorso appunto obbligatorio, dal quale vuole prendere distanza, anche se il vero itinerario è alla scoperta di se stesso, con la presa in carico di nuove responsabilità quasi iniziatiche, nell'Italia spenta del reflusso. Quelle generazioni infatti, attraversarono negli anni tra il 1966 ed il 1977, una fase esplosiva e culturalmente fervida, seguita dagli anni di piombo, mentre l'Italia frantumata dei dialetti, era ancora vivace nelle caserme, al sud come al nord, ma serviva piuttosto a creare separazione e solitudine, una tenue difesa contro promiscuità violente e gerarchicamente scorrette.
Il libro descrive uno scioccante ritorno all'ordine imposto, falsamente rassicurante, per ragazzi, più o meno giovani che, come indica il titolo "Stecca, mutismo e rassegnazione", dovevano sopportare in silenzio angherie e scherzi crudeli, costretti anche a spostarsi in giro per l'Italia, cambiando spesso contesto, nel bene o nel male. Però l'ordine sociale nascondeva biechi privilegi, sprechi e ruberie, soprattutto ancora terrorismo, come successe drammaticamente la mattina del 2 agosto 1980, quando l'autore partiva da Termini per arrivare alla stazione di Bologna appena esplosa, in un bilancio terrificante di ottantacinque morti e oltre duecento feriti.
Un libro da leggere con calma meditativa, per seguire l'autore nel suo percorso labirintico ed osservare non solo l'espressionismo dei personaggi e degli avvenimenti storici, ma anche i paesaggi interiori che scaturiscono da lievi colpi di pennello: -Piaceva assai a Michele il ghetto ebraico di Venezia, come gli piaceva e gli piace il ghetto ebraico di Roma a bordo Tevere, perché gli pare che in essi ci sia il nucleo segreto, si annidi il cuore arcaico delle città, lì batte, pulsa il muscolo morale impastato di povertà, diffidenza e dignitosa resistenza che innerva il sottofondo sia della città lagunare, sia della capitale tiberina. In qualche modo lui lì si sentiva a suo agio, si sentiva a casa, forse perché uno scrittore è sempre un 'giudìo', un potenziale perseguitato, un soggetto visto con sospetto, un tipo pericoloso che vive al margine della società costituita. E la scrittura è, di per sé, un ghetto, un altrove, un luogo dove rifugiarsi o barricarsi per ripararsi dalle insidie e dalle mille malevolenze del mondo.

http://www.zonacontemporanea.it/steccamutismoerassegnazione.htm

Appuntamento martedì 23 gennaio 2018 ore 18.30 Teatro Tordinona, via degli Acquasparta 16. Presentano Carlo Bordini, Francesco Muzzioli, Giorgio Patrizi Letture dell'attore Giuseppe Alagna. Sarà presente l'autore.
2.2.18
 
 
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