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Profumo

Teatro Furio Camillo 7 NOVEMBRE 2014
 Cie Twain physical dance theatre
PROFUMO Compagnia Produzione Danza Sostenuta Dal Mibact – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Direzione artistica Loredana Parrella
Coreografia e regia Loredana Parrella
Interpreti Yoris Petrillo, Fernando Pasquini, Elisa Melis
Produzione Act_Cie Twain 2014
Con Il Contributo Di Officinatwain_Regione Lazio
In collaborazione con Festival Ineuroff
In residenza Spazioctw_Centrocoreograficopermanente/Ladispoli, Chòrea Art Studio/Treviso
Disegno luci Gianni Melis
Organizzazione Elisa Vago
La presenza olfattiva di una donna scatena differenti reazioni in due uomini.
“Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere.[...] Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini.” Patrick Suskind da ‘Il Profumo’
20.11.14
 

Il coraggio di Adele

Teatro Biblioteca Quarticciolo 16 novembre 2014
 Il Coraggio di Adele
scritto e diretto da Giampiero Rappa
con Filippo Dini e Arianna Scommegna
scene e costumi Barbara Bessi
musiche originali Massimo Cordovani
regista assistente Alberto Basaluzzo
grafica Davide Lucchesi
Gloriababbi Teatro
Una travolgente storia d’amore. Ambientato in una ipotetica guerra, Il coraggio di Adele è una metafora del rapporto tra l’universo femminile e maschile. Una giovane donna e un giovane uomo che non si sono mai incontrati prima sono costretti a convivere isolati per un breve periodo in una baracca, al freddo, in aperta campagna, in attesa che vengano sospesi i bombardamenti. È Adele che trova Lucas ferito e ammalato e decide così di prendersi cura di lui. Rischiando ogni giorno la vita, va a prendere del cibo in un lontano casolare il cui proprietario è un misterioso contadino. Nell’isolamento e nel pericolo di morte continuo, Lucas e Adele si trasformano in un Adamo e Eva dei nostri tempi, tra scontri, ricatti, promesse, eros. Ma qualcosa cambierà i loro destini per sempre.
20.11.14
 

IOMIODIO

Teatro Tordinona 14 novembre 2014 IOMIODIO Non avrò altro dio all'infuori di me Con Daniele Aureli, Amadeo Carlo Capitanelli, Stefano Cristofani, Matteo Svolacchia Video Luca Farinella Drammaturgia Daniele Aureli, Massimiliano Burini Regia Massimiliano Burini spettacolo semifinalista nel 2011 al Premio Scenario e nel 2012 finalista a E45 Napoli Fringe Festival. Lo spettacolo nasce da una profonda riflessione e analisi sull'uomo contemporaneo, così lontano da quello descritto nella Genesi creato da Dio a sua immagine e somiglianza. Infatti, i bisogni e le necessità si manifestarono presto nell'uomo, al quale non bastarono gli strumenti donatigli dallo stesso Creatore, arrivando così a proiettare nell'IO il proprio Dio. A questa primigenia considerazione viene inoltre accostato il pensiero di Jean-Luc Marion espresso nel testo "Dio senza essere", dove il concetto di Idolo è descritto come un qualcosa che "indica il visibile e si manifesta come un oggetto che pretende di esaurirsi nel guardabile". L'epoca contemporanea ha cambiato l'uomo, e di conseguenza la società. Nell'atto di osservare l'uomo contemporaneo al fine di trovarne una definizione e capirne il ruolo e le necessità lo spettacolo si sviluppa nel tempo, ci mostra l'uomo in attesa. L'attesa di quel quarto d'ora di celebrità che Andy Warhol ha profetizzato per ognuno di noi. IOMIODIO mostra l'individuo di oggi, coi suoi fatui desideri e bisogni dettati dalla società che lo circonda in cui gli eventi accadono senza avere nessun effetto Nello spettacolo l'uomo diventa un prodotto commerciale, un oggetto il cui valore ha perso il peso morale sostituito da una nuova etica "kitsch". IOMIODIO parla al pubblico con l'unico linguaggio possibile per affrontare la superficialità dei nuovi valori umani, un lucido cinismo attraverso il quale delineare con oggettività la complessità sociale contemporanea con le sue chimere, aspirazioni represse, pro e contro del nostro incoerente periodo storico
19.11.14
 

Dido & Aeneas

Teatro Furio Camillo 6 NOVEMBRE 2014
 Gruppo E-Motion
DIDO & AENEAS
Tratto Dall’opera Omonima Di Henry Purcell
Libretto Nahum Tate
Regia e coreografia Francesca La Cava
Interpreti Anna Basti, Mariella Celia E Maurizio Formiconi
Costumi Santarella e Francesca La Cava
Scene Giancarlo Di Gregorio
Disegno Luci Stefano Pirandello
Produzione GRUPPO E-MOTION con Il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Abruzzo e del Comune dell’Aquila
Produzione commissionata e coprodotta da La Risonanza, dal Festival Tage Alter
Musik Regensburg (Germania) con il sostegno dell’istituto Italiano di Cultura di
Monaco di Baviera in collaborazione con il Teatro Regensburg.
DIDO & AENEAS è ricco di allegorie che ci portano a riflettere sulla problematica esistenza dell’uomo contemporaneo e sulle relazioni umane. E’ un viaggio nel ricordo che focalizza l’attenzione sui sentimenti e sugli istinti dell’uomo: Eros, energia creativa e positiva, bisogno di creare e ottenere gioia e piacere e Thanatos, energia distruttiva e negativa, bisogno di distruggere, uccidere e rivivere le esperienze di tristezza e dolore.
Grazie all’intervento di Cupido, la regina, s’innamora follemente dell’eroe, che contraccambia l’amore. Tutto sembra perfetto ed idilliaco fino a quando non interviene il Fato a rompere l’incanto. Per volere di Giove, Enea è spinto da Mercurio a riprendere il suo viaggio e ad abbandonare la regina.
19.11.14
 

Retroattiva Majakovkij

Teatro Tordinona 12 Novembre 2014
 RETROATTIVA MAJAKOVKIJ
di e con Alessio Montagnani
Nasce dall’esigenza di omaggiare e rivivere in maniera viscerale a cento anni di distanza, l’opera di Vladimir Majakovskij, uomo esplicito e ribelle, fondatore del Cubofuturismo e portatore per le strade di una poesia terrena. Spettacolo incentrato sulla figura di Majakovskij Uomo che attraverso i suoi versi si delinea nella condizione più intima: Uomo con le sue paure Uomo con i suoi bisogni e Uomo con i suoi desideri. Ne risulta una tragicomica altalena tra l’essere e il fare che si conclude con un Corpo moderno che s’interroga sul Tempo. I suoi versi urlano, cercano orecchie disperatamente, il tempo perde di importanza, e le potenti e univoche somiglianze con la società di oggi e l’Uomo moderno vengono a galla.
“Gente futura! Chi siete? Eccomi qua, sono tutto dolorante e pieno di lividi. A voi affido il frutteto della mia grande anima.”
18.11.14
 

Sport

Teatro Furio Camillo 8 NOVEMBRE 2014
 Gruppo Nanou
SPORT
Di Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci
Con Rhuena Bracci
Sound Roberto Rettura
Portiamo in scena un’atleta, colta nell’intimità dei preparativi per l’esecuzione dell’elemento ginnico, per esporre un corpo nella sua fragilità e diametralmente opposta forza.
L’attimo prima del volo. Il momento di sospensione, di tutte le possibilità di cambiamento, di tutte le potenziali direzioni.
Cogliere il pensiero dell’atleta prima della vertigine per capirne il silenzio.
Sonorizzare una soggettiva, che non sia quella privata dell’atleta ma una nuova, che ha sicuramente a che vedere con quella solitudine, ma che accoglie anche la visione, individuale e collettiva allo stesso tempo, degli spettatori.
18.11.14
 

Finché vita non ci separi

TEATRO ROMA 14 NOVEMBRE 2014
 FINCHE’ VITA NON CI SEPARI
di Gianni Clementi
regia Vanessa Gasbarri
con Giorgia Trasselli, Antonio Conte, Nicola Paduano, Alessandro Salvatori, Cristiana Vaccaro
Sono le 4,30 di mattina, in casa Mezzanotte fervono i preparativi per le nozze dell'enigmatico ed intrigante Giuseppe (Nicola Paduano) figlio di Alba (Giorgia Trasselli) e Cosimo (Antonio Conte), maresciallo in pensione dell'Arma.
Appena rientrato da una missione in Afghanistan, Giuseppe, paracadutista dei carabinieri, è atteso all'altare dalla futura sposa, figlia del signor Spampinato proprietario del ristorante "La Scamorza".
Alba, con la sua tagliente comicità, pur nell'imminenza della cerimonia, non riesce a rassegnarsi all'idea di imparentarsi con quella che lei definisce una famiglia di "sguatteri" e non perde occasione per ricordarlo ad un esausto Cosimo che con esilarante arrendevolezza continua ad amarla dopo 35 anni di bonari ed inoffensivi litigi.
L'arrivo di Miriam (Cristiana Vaccaro) hair stylist e make up artist, come ama definirsi, porta in casa Mezzanotte una ventata di effervescente e scoppiettante simpatia.
L'ora fatidica si avvicina, la Chiesa è addobbata, il ristorante la Scamorza attende 120 invitati e casa Mezzanotte si trasforma in un'intricata situazione di equivoci e comicità.
Tutto pronto. Tutto perfetto. Tutto... quando, come nei migliori giochi teatrali, qualcuno bussa alla porta... È Mattia (Alessandro Salvatori) che con la sua esuberante personalità...
17.11.14
 

Titanic - The End

Teatro Vascello 28 ottobre 2014 LE VIE DEI FESTIVAL 2014
Teatri Uniti in collaborazione con Ex Asilo Filangieri//la Balena Accademia Amiata Mutamenti Memini, Omaggio ad Antonio Neiwiller nel ventennale della sua scomparsa
TITANIC The End
ideazione e regia Antonio Neiwiller
in una visione di Salvatore Cantalupo
con Amelia Longobardi, Ambra Marcozzi, Massimo Finelli, Salvatore Cantalupo, Chiara Vitiello, Sonia Totaro, Carmine Ferrara, Claudia Sacco luci Cesare Accetta
direzione tecnica Lello Becchimanzi
A completamento del progetto dello scorso anno in omaggio ad Antonio Neiwiller a vent'anni dalla morte, Le vie dei Festival lo ricordano presentando uno dei suoi spettacoli più significativi, Titanic the End, riallestito per l' occasione dalla sua compagnia storica.. Titanic the End debuttò nell'aprile del 1984 a Napoli, al Teatro Nuovo, per la regia di Antonio Neiwiller, dopo un intenso laboratorio teatrale durato nove mesi. Antonio è stato un artista geniale, un poeta costruttore di visioni fuori dai canoni tradizionali. Ha realizzato una straordinaria e innovativa riflessione sul teatro e sull'arte in generale. Le sue idee, le sue denunce, i suoi racconti su "fine di mondi" sono ancora fortemente attuali.
Nel ventennale della sua scomparsa, Salvatore Cantalupo ha desiderato "risalire" su quella nave, emblematica rappresentazione di una società in via di disgregazione, di rivivere insieme ai suoi compagni e al pubblico quelle emozioni, quei suoni, quegli odori. Dice Salvatore Cantalupo: "Titanic the End è stata un'esperienza che ha completamente rivoluzionato la mia vita e il mio modo di guardare all'arte, oltre ad essere stata la mia prima esperienza di teatro professionale Oggi Neiwiller mi appare come un profeta. Trent'anni fa ci spiegava i motivi veri per cui a Beirut cadevano bombe su donne e bambini, ci raccontava come le ideologie nel tempo sarebbero cadute ad una ad una e come l'unica speranza sarebbe stata raggiungere il fondo, perché solo a quel punto ci saremmo rimboccati le maniche e avremmo ricominciato a costruire.
La mia vuole essere una visione nella visione, un dono intimo e personale e al tempo stesso un "lasciar tracce", così come mi ha insegnato lui."
Antonio Neiwiller moriva a Roma il 9 novembre 1993, a soli quarantacinque anni. Autore, artista visivo, attore e regista, napoletano di nascita e di formazione culturale cosmopolita, nel solco delle avanguardie storiche e delle esperienze teatrali dell'Est europeo. Del suo magistero creativo, sempre più scoperto e apprezzato durante gli ultimi venti anni, restano i preziosi scritti e la memoria viva di quanti lo conobbero e lavorarono con lui.
15.11.14
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Dolore sotto chiave

Teatro Vascello 30 ottobre 2014 LE VIE DEI FESTIVAL 2014 Teatri Uniti- Napoli Teatro Festival Italia
in collaborazione con l'Università della Calabria
DOLORE SOTTO CHIAVE
due atti unici di Eduardo De Filippo
Dolore sotto chiave e Pericolosamente
con un prologo da I pensionati della memoria di Luigi Pirandello
con Tony Laudadio, Luciano Saltarelli, Giampiero Schiano
scene e costumi Lino Fiorito
luci Cesare Accetta
suono Daghi Rondanini
assistente alla regia Giovanni Merano
assistente ai costumi Francesca Apostolico
direzione tecnica Lello Becchimanzi
ufficio stampa Renato Rizzardi
regia Francesco Saponaro
ringraziamenti: Raffaele Galiero per la versione in Napoletano de I pensionati della memoria, Rosalba Ruggeri A trent'anni dalla sua scomparsa e dopo la felice esperienza dell'allestimento spagnolo di Yo, el heredero (Io, l'erede), torno a Eduardo De Filippo con i due atti unici Dolore sotto chiave e Pericolosamente arricchiti da una ouverture, adattamento in versi e in lingua napoletana della novella del 1914 di Luigi Pirandello I pensionati della memoria.
Dolore sotto chiave (1958) va in onda l'anno successivo come radiodramma con Eduardo e la sorella Titina nel ruolo dei protagonisti - i fratelli Rocco e Lucia Capasso. Viene portato in scena due volte con la regia dell'autore, con Regina Bianchi e Franco Parenti nel 1964 (insieme a Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello) per la riapertura del Teatro San Ferdinando di Napoli e nel 1980 (insieme a Gennareniello e Sik-Sik) con Luca De Filippo e Angelica Ippolito.
In Dolore sotto chiave i buoni sentimenti come la carità cristiana, la compassione o la mania borghese della beneficenza diventano armi improprie per dissimulare, negli affetti, quella segreta predisposizione dell'essere umano al controllo e al dominio sull'altro. Il tema della morte incombe silenzioso e il dolore del lutto viene nascosto e soffocato da un gioco sottile di ricatti e malintesi, tipici dei contesti familiari.
In casa dei fratelli Capasso, un interno borghese dove una camera della morte ha custodito per undici mesi il simulacro del dolore, Dio e i morti sono presenti fino al punto da essere invocati come vere presenze, giudici supremi del bene e del male. Eduardo riesce a intrecciare diversi registri e generi che si inseguono sul filo del cinismo e dell'ironia. La vicenda si colora di risvolti comici, a tratti paradossali carichi di morbosa e grottesca esasperazione.
In Dolore sotto chiave viene evocato un oggetto-simbolo, usato come sottile minaccia di suicidio dal povero Rocco Capasso: la rivoltella, che in Pericolosamente (1938) si materializza e si trasforma in un vero e proprio strumento di tortura coniugale e rimedio alle bizarrie improvvise di una moglie bisbetica.
L'atto unico, dall'apparente fulmineità di uno sketch, grande successo del Teatro Umoristico dei De Filippo, gioca tutto sul classico litigio coniugale. Ogni volta che Dorotea dà sfogo alle sue intemperanze Arturo, per ripristinare l'ordine familiare, impugna la rivoltella caricata a salve e le spara, scatenando la comica reazione di terrore da parte dell'ignaro amico Michele appena rientrato a Napoli da un lungo viaggio di lavoro. Nonostante il testo nasca alla fine degli anni trenta, Eduardo ne potenzia la carica visionaria per sperimentare nuovi linguaggi anche nel cinema. Adatta Pericolosamente e dirige Marcello Mastroianni, Luciano Salce e Virna Lisi ne L'ora di punta, episodio del film Oggi, domani e dopodomani (1965) riuscendo a ottenere uno spiazzamento assolutamente contemporaneo. In pieno boom economico, la febbrile sete di emancipazione femminile può placarsi, ancora una volta, soltanto con uno sparo. Ma è uno sparo che si moltiplica all'infinito. L'infallibile metodo di Arturo viene copiato da tutti i mariti: il colpo risuona nelle case dei vicini, nel quartiere, per le strade, tra grattacieli e clacson di una metropoli che deflagra di pistolettate.
15.11.14
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L'inatteso

Teatro Vascello 31 ottobre 2014
LE VIE DEI FESTIVAL
Associazione Liberty – Reon Future Dimore
L'INATTESO
di Fabrice Melquiot
ideato e interpretato da Anna Amadori
musica in scena Guido Sodo - chitarra, voce, live electronics
disegno e cura dello spazio Eva Geatti
luci Micaela Piccinini
cura del suono Giuseppe Lo Bue
allestimento tecnico Micaela Piccinini – Giovanni Brunetto
grafica Alberto Sarti
cura Elena Di Gioia
Traduzione a cura degli studenti del Dipartimento di interpretazione e traduzione / Università di Bologna
in collaborazione con
Face à Face - Parole di Francia per Scene d'Italia
L'inatteso è un viaggio nella memoria di una donna che ha perso il suo uomo e tesse una fitta tela di ricordi.
Costruito come un "lungo addio" in versi, L'inatteso ha l'andamento di un melodramma: Liane parla al suo uomo scomparso, inghiottito da un fiume, in una guerra indefinita. Le sue parole sono azione, corpo a corpo con la mancanza, ribellione alla scomparsa di un amore, resa alla forza del mondo e del tempo. La sua storia affiora in un gioco della memoria dove il viaggio è scandito da bottiglie colorate, lampade magiche dei ricordi.
La musica, che spazia da quella antica a quella popolare del sud Italia, eseguita in scena da Guido Sodo, è la forma che contiene Liane, è la sua Eco, il controcanto alle parole, la sua seconda voce, quasi un altro personaggio complementare che ne esprime i ricordi. Il "luogo" de L'inatteso è la soglia che divide il presente e il passato nella sospensione della memoria, una scena fatta di oggetti concreti e visionari, un regno di carta dove la donna è regina in un dramma barocco contemporaneo; la sua voce profonda si immerge in sonorità che, come riverberi delle parole, amplificano le emozioni che decidono degli stati d'animo della protagonista.
In questa atmosfera, a tratti rarefatta e visionaria, a tratti irruenta e appassionata, viene celebrato l'addio all'amore perduto di Liane. Un addio che infine si colora di bianco, come il vestito indossato dalla Amadori, che percorre i labirinti della memoria, lasciandosi alle spalle le stanze dell'assenza e che seppellisce la sofferenza riuscendo ad indicare una nuova direzione possibile: tornare in sé e improvvisamente scoprirsi diversa, finalmente più forte e senza paura.
Scrittura di grande suggestione, spazio del possibile e del sogno, grammatiche
poetiche per il teatro di uno tra gli autori più interessanti della scena teatrale europea,
quella di Melquiot è un'opera che merita di essere conosciuta.
15.11.14
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Ballerina

Casa delle Culture 12 novembre 2014
 Compagnia Idea..Azione Roma
BALLERINA
favola nera per adulti
con Carlo di Maio
e con Giovanni Amodeo, Sergio Cristofani,Gianni Staiano e Davide Di Lecce
regia Iolanda Salvato
liberamente tratto da un racconto di Patricia Highsmith
Dopo il fortunato incontro con Carlo Di Maio e la sua "band" abbiamo deciso di replicare e tornare alla Casa delle Culture mettendo in scena una simpatica quanto inusuale 'ballerina'... Eh si perché questa volta torniamo con uno spettacolo ironico e surreale con risvolti decisamente noir. La nostra Ballerina è infatti un'inusuale elefantessa, che ci condurrà nell'affascinante quanto talvolta triste mondo psicologico di un elefantino tolto dai suoi affetti e dal suo habitat. la tragedia della separazione dalla madre si trasforma poi in un incontro fortunato con un uomo buono che l’accompagnerà per tutta la vita per ritrovarsi poi in un magico happy end dove i buoni vincono e i cattivi perdono. La messa in scena colorata e allegra in contrasto col racconto ci catapulterà attraverso parole musica e canzoni in un mondo quasi circense fatto di favola e realtà
Ballerina è tratto dal racconto 'Tutti mi chiamano ballerina' pubblicato nel 1975 nella raccolta 'Racconti bestiali' di Patricia Highsmith una riflessione sulla diversità e sulla difficoltà a tutti i livelli di amare attraverso il linguaggio della scrittrice ideatrice del personaggio di Ripley considerata a tutti gli effetti una delle maggiori scrittrici del nostro novecento.
14.11.14
 

Garbage girls

Teatro Vascello 11 novembre 2014
 GARBAGE GIRLS
regia e coreografia Francesca La Cava
musiche originali Federico e Lorenzo Fiume [Resiliens]
interpreti Corinna Anastasio, Francesca La Cava, Angela Valeria Russo
collaborazione artistica Corinna Anastasio
scene e disegno luci Stefano Pirandello
costumi Francesca La Cava
video Luca Antonetti, Giovanni Sfarra
produzione Gruppo e-Motion in coproduzione Società Aquilana dei Concerti "B. Barattelli" Residenza Artisti per il Matta nell'ambito del progetto Corpografie realizzata con il contributo del Ministero per I Beni e le Attività Culturali, della Regione Abruzzo e del Comune di L'Aquila GARBAGE GIRLS è un viaggio poetico tra i rifiuti, tra immanente e trascendente, tra coloro che sono costretti a vivere "nella desolazione, testimoni della crudeltà della vita e dei suoi mille misteri". E' la storia poetica di donne che si "muovono" come se la strada fosse "il teatro della vita" fatto di scenografie e suoni che riproducono il vero attraverso il falso, il reale attraverso il sogno, la crudezza attraverso la poesia. La creazione si muove alla ricerca di espressioni vitali, di movimenti naturali, di dialoghi gestuali che stendono la storia nella quale gli interpreti si lasciano costruire addosso e costruiscono una serie di situazioni che giocano tra il reale, il grottesco e il trascendentale, riscoprendo gli spazi nascosti della mente. Disagio, marginalità e devianza caratterizzano il conflitto di queste donne alla ricerca della loro identità, superando le barriere sociali imposte dalla collettività.
13.11.14
 

Sfide improvvise - Improvvisazione teatrale

(ac)Cenni di (con)TemORAneo FESTIVAL DI CULTURA CONTEMPORANEA
 Antiche Scuderie di Castel di Piero Piazza Castello, San Michele in Teverina (VT)
1 AGOSTO 2014
Il collettivo Teatroanimazione presenta
“SFIDE IMPROVVISE. Improvvisazione teatrale”
Attivo fin dagli anni ’70, il Collettivo Teatro Animazione ha gestito per 25 anni il Laboratorio Teatro Orvieto, ed attualmente continua ad operare nel campo della ricerca, della produzione, della formazione e del sociale, per adulti e per ragazzi. Quello proposto nell’ambito di (ac)Cenni di (con)TempORAneo 2014 è uno spettacolo che si muove su schemi liberi, dove la fantasia e lo spunto del momento determinano i confini delle storie, inedite e senza alcun canovaccio, che la maestria dei professionisti impegnati sul palco saprà trasformare in divertimento puro per gli spettatori.
12.11.14
 

Riccardo III

Teatro dell’Orologio 11 Novembre 21014
 Riccardo III
da William Shakespeare
di e con Michele Sinisi
scritto con Francesco Asselta
direzione tecnica Alessandro Grasso
suoni Claudio Kougla
assistenza alle scene Daniele Geniale
segreteria Lidia Bucci
produzione Fondazione Pontedera Teatro e Teatro Minimo
Il testo di Shakespeare si apre con un monologo di Riccardo che vale la bellezza dell’intera opera e che condensa tutta la vicenda. La narrazione che ne segue apre all’aspetto più profondo, all’animo del personaggio e di chi gli sta intorno, degli altri personaggi, ahimè di noi. Riccardo annuncia cosa farà, il perché, e con la sua “teatralità”, la sua deformità, alimenta in segreto il desiderio di conoscerlo. Il posticcio e la finzione, l’artificio che induce a credere, in questo personaggio sembrano trovare una delle occasioni più emblematiche e la magia del teatro diventa una grande bugia.
Il lavoro è costruito sul monologo inziale di Riccardo e su cosa serve per realizzare i personaggi, per farli vivere agli occhi dello spettatore.
Lui diventa cattivo perché la vita gli ha tolto tanto. La cattiveria con cui invade la storia non è comodamente assoluta ma è generata dalla vita vissuta sotto il cielo, con le aspettative che questa tradisce, i sogni che non ci permette di realizzare. Le sottrazioni dell’animo di Riccardo si somatizzano e le ferite mostrano una diversa evoluzione della bellezza. C’è una forte nostalgia in quell’inizio perché niente è più doloroso della coscienza di ciò che non sarà più. Lo spettacolo non racconta una storia, la fa vedere e il testo ha un ruolo musicale, da sentire più volte fino a comprenderlo sulla scena più di quanto il foglio non possa fare.
12.11.14
 

Come un bambino abbandonato nello specchio dell’armadio

Teatro Furio Camillo 31 Ottobre 2014
Come un bambino abbandonato nello specchio dell’armadio
Ideazione, coreografia e regia: Patrizia Cavola – Ivan Truol
Con: Valeria Baresi, Giorgio Iacono, Valeria Loprieno, Cristina Meloro, Sabrina Rigoni.
Musiche Originali: Epsilon Indi
Costumi: Medea Labate
Scene: Giulia Trefiletti
Luci: Danila Blasi
Promozione e Ufficio Stampa: Benedetta Boggio 369gradi
Produzione: Atacama
Con il contributo di MIBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo -Dipartimento Dello Spettacolo _Residenze: La Scatola Dell’Arte
“L’ho fatto! Ho tolto il lenzuolo dall’armadio e mi sono guardato allo specchio. Ho stretto i pugni, ho preso un gran respiro, ho aperto gli occhi e MI SONO GUARDATO! Era come se mi vedessi per la prima volta. Non ero davvero io quello li dentro. Era il mio corpo, ma non ero io. Non era neppure un amico. Mi ripetevo: Sei me? Sei tu, me? Io sono te? Siamo noi?
E’ vero che la mia immagine riflessa mi è apparsa come un bambino abbandonato nello specchio dell’armadio. Questa sensazione è assolutamente vera. Facendo cadere il lenzuolo, sapevo benissimo chi avrei visto, ma è stata comunque una sorpresa, come se quel ragazzino fosse stato abbandonato lì ben prima della mia nascita. Sono rimasto a lungo a guardarlo.”
10.11.14
 

Quietly

Teatro Belli 29 ottobre 2014 Primo studio per
 QUIETLY
di Owen McCafferty
traduzione Natalia di Giammarco
adattamento, messa in scena e interpreti Marco Foschi e Paolo Mazzarelli
disegno luci Luigi Biondi
produzione EMMEA' TEATRO
QUIETLY si svolge tutto in un pub di Belfast, nell'Irlanda del nord, e racconta il primo incontro tra due uomini che, in un passato molto lontano che risale alla loro adolescenza, sono stati protagonisti di uno dei mille episodi di violenza legati alla questione irlandese. A fare da testimone a questo loro incontro, un barista polacco, impegnato a guardare una partita di calcio. Se è vero che la questione irlandese è non solo presente ma centrale in tutta la vicenda, è vero anche che in QUIETLY quelli che si incontrano in quel pub sono - in fondo - solo due uomini, due uomini che come tanti altri sono stati messi dalla storia e dal destino sulle opposte barricate di un conflitto, due uomini che si ritrovano le rispettive esistenze segnate indelebilmente da qualcosa che esisteva prima della loro nascita, prima della loro libertà di scelta, prima della loro storia. Due uomini che per poter continuare a vivere non più segnati dal passato, hanno bisogno di un confronto, e che questo sia testimoniato anche solo dalla presenza di un terzo, un testimone qualsiasi, il quale si auspica faccia tesoro dell'insegnamento e dell'esperienza altrui. Ma la storia, sia quella generale che quella privata, è irripetibile e allo stesso modo inevitabile: ogni generazione ricomincia da capo di nuovo l'esperienza del conflitto, del trauma, dell'elaborazione, come se ciò non fosse mai avvenuto prima. Condizione e destino dell'esistenza umana. Ecco perché, nelle semplici scelte di interpretazione e di messa in scena, abbiamo cercato di dare spazio al carattere “assoluto” dell'incontro fra i due, giocando a creare dei cortocircuiti che, pur parlando del conflitto irlandese e delle sue specifiche questioni, possano rimandare a ogni altro conflitto che affligge e divide gli uomini e le donne del nostro dannato presente.
Abbiamo ambientato la pièce, quindi, non esattamente in un pub irlandese, ma nel retro di un pub, in un luogo indefinito, abbandonato da anni - forse proprio da quando una bomba vi è esplosa - e quasi fuori dalla storia. La storia è lì a lato, presente e vicina, ma comunque altrove. E' nel pub, che intuiamo dietro una tenda e da cui tutto giunge, la voce del barista polacco e dei clienti, le urla dei ragazzini, e la telecronaca della partita di calcio, in arabo come molte delle telecronache del calcio contemporaneo pescate in streaming da chissà dove. Voci e suoni che rimandano pur senza volerlo ad altri mondi, ad altri conflitti, ad altri uomini che cercano un senso ad una storia che senza chiedere loro il permesso li ha messi l'uno contro l'altro per sempre.
10.11.14
 
 
Support : MarXoB
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