Ultimi Video

L'opera da tre soldi

SIDECAR – sale multimediali d’arti performative 28 Gennaio 2015
L’Opera da Tre Soldi
di Bertold Brecht
con Veronica Milaneschi, Gabriele Sisci, Francesca Romana Scartozzi, Michele Bevilacqua, Michele Brotugno, Claudia D’Amico, Mariangela Imbrenda, Max Caprara
musiche Carmine Ioanna Scene Chiara Paramatti
regia Massimiliano Caprara
Brecht è il meno assimilabile degli autori occidentali degli ultimi cento anni. il suo carattere anti borghese, anti militaresco il suo fraternizzare continuo con qualunque causa si ponesse contro l’idea di potere, ne fanno un personaggio evitato pur se teatralmente inevitabile ( ed anche non banalizabile, direi). Meglio quindi evitarlo: da qui le poche messe in scena , (spesso comunque riletture) di testi come, appunto, l’opera da tre soldi , rifacimento di un’opera di due secoli esatti anteriore e già a suo tempo decisamente polemica, the Beggar’s Opera di John Gay, che nelle mani di Brecht diventa un manifesto anti sistema ante litteram, in cui si afferma che il potere in quanto espressione del governo borghese e capitalista è sempre una espressione criminale e ha bisogno di strutturarsi attorno all’illegalità se non direttamente alla malavita. Con questo assunto e battute come “cos’è la rapina di una banca in confronto alla sua fondazione...?!” è ben superfluo sottolineare l’inscalfibile attualità di questo testo e l’ intatta prorompenza del suo autore._]
9.2.15
 

Il sogno di Freud

Teatro Antigone 23 gennaio 2015
 IL SOGNO DI FREUD
Scritto, diretto ed interpretato da Fulvio Maura e Tiziano Storti
Siamo nella Vienna del 1938, occupata dai Nazisti. Il dottor Freud viene incalzato dai controlli tedeschi, sempre più ravvicinati e pressanti. Precisamente ci troviamo in Bergasse 19, in quello che per quasi mezzo secolo è stato lo studio del fondatore della psicanalisi. Studio che, di lì a poco, Freud sarà costretto a lasciare. E’ una sera di sofferenza e di attesa per lo psicanalista viennese: la figlia Anna si trova negli uffici della Gestapo per essere interrogata.
Ed è in questa cornice, storica e personale, che avviene il dialogo senza tempo, tra un uomo che tenta con la sua mente di sondare gli abissi umani senza mai ricorrere al trascendente, Freud appunto, e un “misterioso visitatore” che sembra incarnare le ragioni della passione per dare un senso al mistero di cui è fatta la vita umana.
La vita di Freud diventa il punto di vista da cui partire per affrontare temi universali, si parte dal particolare di una singola esperienza per arrivare all'assoluto dell'esistenza.
Questo dialogo così schietto, così intellettualmente vivo metterà a dura prova le certezze di una delle menti più geniali della storia. Il sogno di Freud: quando la Storia e le vicissitudini personali di un uomo si incrociano, aprendo uno squarcio su un viaggio che appartiene a tutti, un viaggio che mette a nudo mente e cuore.
2.2.15
 

Uscita di emergenza

Teatro della Cometa 22 gennaio 2015
 USCITA DI EMERGENZA
di Manlio Santanelli
regia Enrico Maria Lamanna
Con Vittorio Viviani, Gino Auriuso
Due vite si incontrano e scontrano, in bilico fra precarietà, ricordi, sospetti: due amici/nemici rinchiusi nella loro casa pericolante, in una Napoli asfissiata dal bradisismo, dove i colori del mare e del sole sono soffocati dal grigiore delle mura domestiche. È la storia di Pacebbene e Cirillo, i due protagonisti della commedia che indaga nell'animo umano, sempre con la grazia e l'ironia spesso amara.
2.2.15
 

Shylock

Teatro del Lido di Ostia 27 Gennaio 2015
SHYLOCK
di Gareth Armstrong
traduzione e adattamento Francesca Montanino
regia e con Mauro Parrinello
voce off Federico Giani
scene e costumi Chiara Piccardo
disegno luci Paolo Meglio
segretaria di produzione Patrizia Farina
con il sostegno di Fabbrica delle Candele (Forlì), Spazio47 (Aprilia)
un ringraziamento speciale a Luca Valentino
Il coltello affilato, gli occhi iniettati di sangue, il naso adunco e una parrucca rossiccia che gli da un aspetto diabolico. Oppure, una semplice tunica nera e un portamento nobile ed elegante. Nel primo caso, il ‘villain’ rivendica la sua libbra di carne suscitando le risa e lo scherno del pubblico, nel secondo la sua pietà. Comunque sia, si tratta sempre di uno dei personaggi immortali partoriti dal genio di Shakespeare: Shylock. Ma chi era veramente l’ebreo del Mercante di Venezia? Un uomo solo, senza amici, un padre abbandonato e pieno di rabbia. Un personaggio controverso, capace di dividere la storia, che in alcuni casi ne ha fatto un baluardo dell’antisemitismo, mentre in altri l’esempio prediletto per vivaci discussioni sulla questione ebraica. Come è possibile, dopo tanto parlare, rappresentare, riscrivere e riadattare questa icona del teatro, confrontarsi ancora con Shylock? Nel suo monologo del 1998 – straordinario successo di pubblico a Edimburgo, e poi un decennio di repliche in tutto il mondo – Gareth Armstrong opera una scelta semplice e allo stesso tempo esilarante: fare uscire Shylock di scena. A parlare di lui, e non solo di lui, è qualcuno che in pochi ricorderanno: Tubal, quell’ebreo ‘della stessa tribù’ di Shylock a cui Shakespeare dedica nel Mercante non più di otto battute. A lui il compito di ripercorrere la fitta trama del Mercante di Venezia, nel tentativo di riabilitare la figura di Shylock, di rivelare, con incredibile ironia, l’uomo dietro il personaggio, vacillante sotto il peso di un mito troppo grande per lui. Con questo ‘a tu per tu’ con il pubblico, in questo ‘one-man show su Shylock’, Tubal si prende il suo momento di gloria, la sua occasione fin troppo cercata. Un’opportunità per riscrivere la tanto nota storia dal suo punto di vista.
Shylock è uno spettacolo che offre allo spettatore l’opportunità di una visione insolita del Mercante di Venezia. Un punto di vista originale, obliquo, che colloca il racconto ‘fuori’, ‘dietro’, ‘di lato’ a ciò che avviene in scena, moltiplicandone le possibilità di interpretazione. Tra situazioni esilaranti, travestimenti, incursioni e rimandi, Shylock è un Mercante di Venezia come non l’avete mai visto.
2.2.15
 

Sui discorsi

Factory Pelanda · MACRO Testaccio · Roma 20 gennaio 2015
IN MEDIA RES/NEL MEZZO DELLE COSE
un progetto di ANGELO MAI
presenta
sui DISCORSI
master class su regia, scrittura e pratica scenica
a cura di FANNY & ALEXANDER
con Luigi De Angelis e Marco Cavalcoli
Fanny & Alexander sta indagando da alcuni anni, attraverso un lavoro sulla forma discorso, il rapporto tra singolo e comunità, tra individuo e gruppo sociale. Cosa significa pubblico? Cosa è comune? Quand’è che un gruppo raccolto attorno a un individuo può dirsi comunità?
A partire dalle forme primarie tradizionali del discorso pubblico declinato nei suoi vari ambiti sociali, discorso politico, pedagogico, religioso, economico, sindacale, giuridico e militare, e a partire anche dalla ferita di un rapporto ormai quasi interrotto tra singolo e comunità, sei attori (Sonia Bergamasco, Marco Cavalcoli, Fabrizio Gifuni, Lorenzo Gleijeses, Chiara Lagani, Francesca Mazza) coi loro colori bandiera (il senzacolore grigio, il prescrittivo giallo, il celestiale celeste, il femminile rosa, il viola di diritto, il verde denaro e il rosso pericolo) danno diverse provvisorie risposte a queste irte domande.
Dall’autunno 2014 Fanny & Alexander, in vista di un debutto nell’inverno 2015, inizia un’indagine preliminare sul tema dell’economia che confluirà nel Discorso Verde. L’attore Marco Cavalcoli incarnerà la figura di un “mediattore” economico, un fuoriclasse della vendita, della trattativa, dell’utopia liberista, utilizzando tutte le armi possibili dell’avanspettacolo e della retorica finanziaria.
2.2.15
 

Festival dei Nuovi Tragici

Teatro Lo Spazio 21 GENNAIO 2015
 FESTIVAL DEI NUOVI TRAGICI
Monologhi comici scritti e diretti da Pietro de Silva
Disgraziati, sfortunati, al centro di disavventure incredibili: accorate, esilaranti confessioni di personaggi in cerca di conforto nei monologhi scritti e diretti da Pietro de Silva, portati in scena dagli attori che partecipano al Festival nazionale dei Nuovi tragici. Storie ai confini della realtà.
Questa storica rassegna si tenne a Roma dal 1990 al 2003 e i monologhi furono interpretati da circa ottanta attori, fra i quali ricordiamo Enrico Brignano, Flavio Insinna, Neri Marcorè, Valerio Aprea, Massimiliano Bruno, Paola Cortellesi, Francesco Pannofino, Paola Minaccioni ecc Gli attori e i rispettivi monologhi, che si alterneranno sul palco (cinque per sera) in questa rinnovata edizione saranno:
Luca Attadia "La gita "
Margherita Frisone "Ho visto la madonna"
Francesca Paolozzi "L’alibi"
Ylenia Assogna Pilo "Maga"
Jacopo Zonca "Dio c'è"
Filippo Paglino "383838"
Marco Patania "Ritorno al 1890" Alessio D’amico "Ballerino inutile"
Francesco Paolo Albamonte "Stimmate"
Chiara Ricchizzi "Io sono maria (perdente) "
2.2.15
 

Madame Misère

Teatro Studio Uno 23 gennaio 2015
 Madame Misère
spettacolo scritto e interpretato da Maria Luisa Usai e Irene Maiorino.
Madame Misère è una drammaturgia originale che si in inserisce nel più ampio progetto "Dittico su una povertà da fiaba" indagine di scrittura e messa in scena che vuole approfondire la tematica della miseria umana, artistica e materiale.
Una mendicante e una prostituta si incontrano su una strada desolata. Yasmina cerca l'oro nel Tevere, Mezzanotte cerca l'amore sulla Casilina. Impegnate ognuna nella propria attività, improvvisamente si scoprono costrette a condividere lo stesso spazio. In una Roma indefinita e accecante, le due donne, dopo un primo scrutarsi e conoscersi in un duello da marciapiede, decidono di farsi compagnia a vicenda e di intraprendere un viaggio che le porterà lontano. Forse. Attese interminabili, tentennamenti, false partenze e acceleramenti per giungere infine alla meta, dove avrà luogo il primo tuffo in un mare sconosciuto. Quello che nella vita è un breve tragitto, diventa in teatro un percorso metaforico che porta dalla solitudine alla condivisione, dal rumore del traffico alla calma dal mare, alla scoperta del nuovo e inesplorato.
2.2.15
 

Il Gabbiano

Teatro Vascello 25 gennaio 2015
 IL GABBIANO
di Anton Cechov
regia Fabiana Iacozzilli
con Simone Barraco, Jacopo Maria Bicocchi, Elisa Bongiovanni, Luigi Di Pietro, Francesca Farcomeni, Guglielmo Guidi, Anna, Mallamaci, Ramona Nardò, Benjamin Stender, Paolo Zuccari
collaborazione artistica Matteo Latino
regista assistente Marta Meneghetti
aiuto regia Giada Parlanti
assistente alla regia Gabriele Paupini
scene Matteo Zenardi
disegno luci Hossein Taheri
costumi Gianmaria Sposito
Il dramma si svolge in una tenuta estiva in riva a un lago. Protagonista della vicenda è Kostya, figlio della famosa attrice Arkadina, che è appena giunta nella tenuta con il suo amante, Trigorin, un noto romanziere, per una breve vacanza. Kostya, innamorato di Nina, che sogna il teatro e la gloria, decide di scrivere drammi allo scopo di attirarsi le sue grazie e di diventare famoso come scrittore. Ma quando prova a rappresentare una sua opera, sua madre fa fallire la rappresentazione, trovandola ridicola e incomprensibile. Testimone di questo fallimento, Nina si allontana da Kostya e si infatua di Trigorin, che seguirà a Mosca. Diventata attrice, conoscerà tuttavia amarezze e delusioni. Abbandonata da Trigorin, continuerà a rifiutarsi a Kostya, che finirà per suicidarsi.
Il percorso di Kostya è l'avvincente storia di un fallimento, un fallimento artistico ed umano.
Tutto ha inizio con l'interruzione del suo spettacolo, momento in cui, in un solo istante, scivola nel vuoto della solitudine e tutti lo abbandonano proprio come accade nella vita.
La sua solitudine, da questo momento in poi, è di struggente bellezza ed il suo continuo dialogo con la vita e con la morte, alla ricerca di un senso, è raggelante.
Non sa come andare avanti, per continuare a vivere vorrebbe uccidere l'amore che prova per Nina ed invece finisce per "baciare la terra dove ha camminato la sua amata". È completamente vinto dalle passioni, odia quello che scrive e si uccide perché sa di non aver raggiunto nulla nella vita: essere uno scrittore geniale ed avere accanto a sè l'amore della madre e di Nina.
E noi lo capiamo, lo capiamo profondamente, perché in fondo non è proprio l'amore l'unica cosa al mondo per cui valga la pena di vivere?
31.1.15
 

Ficcasoldi

Teatro Tordinona 22 Gennaio 2015
 FICCASOLDI
di Rosario Mastrota
con Dalila Cozzolino, Andrea Cappadona e Gianni Spezzano
In scena Dalila Cozzolino, Andrea Cappadona e Gianni Spezzano a raccontarci la storia di Ettorino, un barista, che ha accolto nel suo bar diverse slot machines: in tempo di crisi fare solo caffè non è molto retributivo. Qualcuno ritorna spesso, qualcuno è di casa. Un uomo senza nome, un Ficcasoldi, vive la deteriorante ascesa della ludopatia, l’erosione dell’autocontrollo, l’impossibilità di venirne fuori, ficcando la sua vita, pezzo dopo pezzo, nella macchinetta infernale. L’ebbrezza del gioco apparirà più fragile dell’altra malattia celata nel bar: un’organizzazione malavitosa gestisce quel business, trasformando le slot in casseforti di denaro da riciclare. È dalla realtà che parte questa storia. Parte da un pomeriggio di fine giugno, affacciati alla finestra per un incontro casuale, vediamo una ditta di traslochi che impacchettava libri in scatole di cartone.
Focalizziamo meglio l’attenzione e vediamo che gli operai vanno e vengono da quella che prima era una libreria, la mitica libreria di filosofia. I proprietari in un angolo, a testa bassa, consegnano le chiavi ad un rossiccio signore, l’unico sorridente. Fino all’ultimo libro respirammo quella condanna, poi il camion partì e ne arrivò un altro, lucido, splendente.
Scesero degli operai in nero, scaricavano slot machines. L’insegna verde “libreria” venne staccata con rapida facilità da due ometti calvi, altri due, capelloni, attaccarono la nuova mastodontica insegna rosso e nera, la scritta cancellò la nostra speranza: Las Vegas era nostra dirimpettaia. All’inaugurazione, la stessa sera, c’era una moltitudine di gente, ci apparvero tutti uguali, fotocopiati. I nuovi clienti. Era la sesta sala slot del quartiere, la centesima della città. I conti in Italia decidemmo di non farli, sarebbero stati fantasmagorici.
La difficoltà maggiore quando si cade nel vortice del gioco da dipendenza è uscirne, è quasi sempre impossibile. Esistono delle possibilità, dei gruppi di ascolto, alcune forze di volontà, ma mai definitive. Pertanto l’obiettivo primario di questo progetto muove dal mostrare una fenomenologia dilaniante che schiavizza chi ci si intrappola. Di seguito far luce sulla gravitazione della criminalità organizzata in questo “gioco” e la sua intoccabilità. Ficcasoldi, fa parte di un progetto più ampio che la Compagnia Ragli sta portando avanti da tre anni.
Un processo di smitizzazione della ‘ndrangheta. Smitizzare vuol dire rimpicciolire l’ego spettacolare dei malviventi, chiunque essi siano. Pare che l’Italia operi esattamente il processo opposto: esalta la fama del cattivo. Gli show e l’esaltazione dell’efferatezza di boss quali Riina, casalesi o maglianesi, allontana ogni speranza. Noi proviamo a partire da un’altra visione dell’eroe. Per noi l’eroe è lievemente più debole. Soffre e vive il male. Oppure ci abita dentro e non lo sa, quindi non lo sa neanche combattere. I deboli, come Carletta, la scema del paese che denuncia un rapimento famoso in L’Italia s’è desta o il panettiere innamorato che uccide per la sua donna due usurai che gli chiedono il pizzo e viene arrestato, in Panenostro, o ancora il patto di amicizia e novità amorosa che due figli omosessuali di boss stipulano rompendo le sacre regole della ‘ndrangheta in Salve Reggina!, si animano nel meccanismo teatrale, inventato e semplice: combattere la piaga è innato, basta solo sapere di poterlo fare. Il nostro secondo obiettivo è questo: reagire.
26.1.15
 

Troilo e Cressida

Casa delle Culture 17 gennaio 2015
 TROILO E CRESSIDA
Storia tragicomica di eroi e di buffoni
di Alessandro Paschitto (ri)scritto pensando al “Troilo e Cressida” di W.Shakespeare regia: Mario Autore, Eduardo Di Pietro con: Mario Autore, Annalisa Direttore, Martina Di Leva, Michele Iazzetta, Cecilia Lupoli, Alessandro Paschitto elaborazioni musicali: Mario Autore
L’idea alla base dell’allestimento si riferisce all’elaborazione rituale del materiale primario adoperato sia nel “Troilo e Cressida” di Shakespeare che nella riscrittura qui utilizzata, vale a dire il mito. Il racconto della guerra di Troia ha un valore fondante per la civiltà occidentale e, più in generale, la mitologia greca offre un sistema di ordinamento e strutturazione del mondo straordinariamente articolato. Così l’azione scenica prende dichiaratamente vita dalla fonte di trasmissione culturale più diffusa ed efficiente alternativa all’oralità, la pagina scritta. La carta è stata ed è un tramite vitale per i più differenti tipi di narrazione, compresa quella mitologica e la drammaturgia: qui si fa humus e materia generatrice di figure teatrali, sparsa ai piedi degli attori a continuo sostegno dei corpi e delle azioni. Con essa l’inchiostro, sostanza scrivente, persegue questa medesima suggestione, a rendere inoltre le persone in scena supporti espressivi in analogia con i fogli impiegati, arricchendo la comunicazione attorale. Infine l’elemento rituale catartico per antonomasia, l’acqua, che si fa portatrice delle istanze di purificazione, di cancellazione in opposizione all’inchiostro, come due forze, una costruttiva e una distruttiva, due energie da cui si genera il conflitto, la vita e la sua negazione.
26.1.15
 

Dall'alto di una fredda torre

Teatro Argot Studio 14 GENNAIO 2015
 DALL'ALTO DI UNA FREDDA TORRE
di Filippo Gili
regia Francesco Frangipane
con Massimiliano Benvenuto, Ermanno De Biagi, Michela Martini,
Aglaia Mora, Matteo Quinzi, Barbara Ronchi
scenografia Francesco Ghisu
cortumi Sabrina Beretta
musica Jonis Bascir
luci Giuseppe Filipponio
si ringrazia Laura Fronzi, Serena Franco, Paolo Meglio, Lorenzo Cicconi Massi, Matteo Nardone, Carrozzerie n.o.t
Dopo la felice esperienza di Prima di andar via, si è deciso di continuare questo intenso percorso drammaturgico e teatrale con un nuovo progetto Dall’alto di una fredda torre. Una seconda tappa in cui si vogliono affrontare le stesse tematiche, ovvero la vita e la morte, il destino e il libero arbitrio, partendo da uno stesso contesto, la famiglia, ma addentrandosi per sentieri fin qui inesplorati.
Se in Prima di andar via la morte viene vista come possibilità di salvezza e il protagonista la invoca in nome della libertà e della volontà di poter essere artefice del proprio destino, assumendosi la responsabilità degli effetti devastanti che questa scelta provocherà nelle dinamiche sociali, ora in Dall’alto di una fredda torre l'attenzione si sposta sull’angoscioso dilemma se sia giusto o no incidere sul destino degli altri, se sia lecito sostituirsi al fato, ponendo i protagonisti di fronte alla facoltà/responsabilità di dover decidere se far Vivere e/o far Morire un uomo, facendosi carico di tutta la questione morale e sociale che ne consegue. Anche in questo caso quindi si vogliono affrontare grandi temi universali, focalizzandoli in un contesto più piccolo, La famiglia.
Un microcosmo che ci permette, proprio grazie alla riconoscibilità di situazioni familiari quotidiane, di predisporre il pubblico ad un meccanismo automatico d’immedesimazione e di catarsi.
Tutto ciò facilitato da un’idea di allestimento che continua a tenere il pubblico dentro la scena, che accompagna lo spettatore per mano dentro la storia stessa e lo induce a condividere le emozioni dei personaggi, tanto da farsi carico delle domande e dei dilemmi che travolgono i protagonisti.
26.1.15
 

Chi ama brucia

Teatro Tordinona 16 Gennaio 2015 Ortika presenta
CHI AMA BRUCIA
Discorsi al limite della Frontiera
Ideazione e regia Alice Conti
Testo Chiara Zingariello
Drammaturgia Alice Conti e Chiara Zingariello
Disegno luce, audio, scene e grafica Alice Colla
Musiche Elia Pedrotti
Costumi Eleonora Duse
Assistenza scene Giuseppe Cipriano
Assistenza produzione Valeria Zecchinato
Assistenza video Giuseppe Glielmi
Riprese video Luigi Zoner
in scena Alice ContI
Da qui. Da un paesaggio che ci battezza. Dalla città fantasma dentro la città reale. Dal C.I.E. - Centro di Identificazione ed Espulsione per stranieri; in Italia mezzo milione di persone vi sono passibili di internamento fino a 18mesi. I clandestini, una categoria che questo luogo serve a creare e che non esiste se non in relazione a questo luogo. Il Campo crea e rinomina attraverso le sbarre i corpi delle persone che confina; c'è un destino nell'assegnazione di uno spazio. La Crocerossina in uniforme d'accoglienza ci guida dentro il suo campo da gioco, danza paternalista i turni, canta chiusa in ufficio, dalla radio le voci dei prigionieri. Un viaggio dentro il Campo, le sue regole e il suo linguaggio orwelliano, dentro uno sguardo ravvicinato e miope sull'altro. Il Campo introduce nello spazio civile della città un'eccezione inquietante e antica: le persone vi sono recluse non per qualcosa che hanno fatto ma per qualcosa che sono.
26.1.15
 

Alba

Teatro Studio Uno 15 Gennaio 2015
 ALBA
di Maria Teresa Berardelli
con Daniele Natali e Aurora Peres
regia Maria Teresa Berardelli
aiuto regia Camilla Brison
Lui, Lei. Un bar. Il primo incontro, la prima alba. E poi la fine.
Lui, Lei. Un bar, lo stesso bar. S’incontrano, ci riprovano. Poi di nuovo la fine.
Lui, Lei. Una storia. Sono loro a raccontarla. La agiscono e la narrano, dialogando apertamente con il pubblico. Entrano ed escono dalla storia per capirla, accettarla, superarla.
Lui, Lei. Ancora quel bar. La terza alba.
La bellezza di essere lì, insieme. Nient’altro.
Lui e lei. Sono i protagonisti di una vicenda che li riguarda fin dal primo riconoscimento di superficie, li accompagna attraverso una scoperta reciproca, crescente, li abbandona in un’assenza imprevista, quasi sempre illacrimata quanto vera e intensa come sono soltanto gli addii.
26.1.15
 

Didone

Teatro Stanze Segrete 13 GENNAIO 2015
Anadunè presenta "DIDONE"
Di Giuseppe Manfridi Con Marina Guadagno e Fabrizio Pucci Regia di Fabrizio Pucci
Ovidio cerca Didone nell`Ade, le parla e permette alla regina suicida di ripercorrere il suo dramma di amore e di abbandono con Enea. Ma la Didone che Ovidio incontra nel regno dei morti non è una pallida ombra, né una donna placata dal trapasso, che vede la vita e le passioni con il distacco di chi vive una nuova dimensione... Didone resta una figura di carne e sangue, la cui passione non si è spenta con la morte, e che vive la sua tragedia con immutato furore e con immutato amore per l`uomo che l`ha abbandonata... Una figura che rimane a metà tra il mondo dei vivi e quello dei morti, "...metà qui e metà lì..."
20.1.15
 

Antropolaroid

Teatro dell’Orologio 9 Gennaio 2015
 ANTROPOLAROID
di e con Tindaro Granata
scene e costumi Margherita Baldoni, Guido Buganza
rielaborazioni musicali Daniele D’angelo
suoni e luci Matteo Crespi
Inquietante, cupo, doloroso, ma insieme anche buffo e comico, lo spettacolo di Tindaro Granata racconta di figure familiari, attraversando le generazioni e le epoche. Sullo sfondo c’è sempre la Sicilia, da cui il protagonista si allontana con il proposito di andare a Roma, diventare attore, e fare del cinema. Lo spettacolo racconta di figure familiari, attraversando le generazioni e le epoche. Sullo sfondo c’è sempre la Sicilia, da cui il protagonista si allontana con il proposito di andare a Roma, diventare attore, e fare del cinema. Tindaro Granata passa attraverso i decenni in molteplici ruoli, ad ogni età, maschio e femmina, tra giochi, balli, lavoro, relazioni familiari, paure, brevi passaggi ogni volta a comporre dialoghi, legami, situazioni, lui solo e tanti: davvero magnifico. Ciò che caratterizza “Antropolaroid” sta nell’utilizzo di una tecnica, antica, come quella del “cunto”, che viene scomposta e il meccanismo del racconto viene sostituito dalla messa in scena dei dialoghi tra i personaggi del racconto. Non vengono narrati i fatti, ma i personaggi parlano tra di loro e danno vita alla storia.
TRAMA: Francesco Granata nel settembre del 1925 si impicca perché scopre di avere un tumore incurabile. La moglie incinta, sola, si reca spesso al cimitero per bestemmiare sulla tomba del marito. Il figlio Tindaro Granata, nel 1948 viene implicato in un omicidio di mafia, ordinato da un noto mafioso di Patti. Maria Casella nel 44 si innamora di Tindaro che incontra a una serata di ballo organizzata da suo padre per presentargli il suo futuro sposo, un ufficiale tedesco. La giovane si oppone al matrimonio, scappa con Tindaro, facendo la “fuitina”. Teodoro Granata nasce l’anno dopo. Diventato adulto, Teodoro emigra in Svizzera. Tornato in Sicilia sposa Antonietta Lembo e con l’aiuto del Signor Badalamenti apre una falegnameria. Tindaro Granata nasce nel settembre del 78. Adulto, parte per il servizio militare, si imbarca per due anni sulla nave Spica, e qui incontra il nipote del boss del suo paese di origine, Patti. Il giovane Tino (nipote del boss) dopo che il padre viene indagato per delitti di mafia si confida con Tindaro. Ma questo è il giorno in cui Tindaro parte per Roma, vuole diventare un attore. Tino si suicida, impiccandosi.
20.1.15
 

XXX Pasolini

Teatro Tordinona 14 Gennaio 2015
XXX PASOLINI
drammaturgia / regia / scena Fabio M. Franceschelli
interpretazione: Francesca La Scala, Carlotta Piraino, Alessandro Margari, Alessandro Porcu, Matteo Davide
video Riccardo Palladino
produzione Ass. Cult. amnesiA vivacE - Ass. Cult. Figli di Hamm
SPETTACOLO FINALISTA AL PREMIO DANTE CAPPELLETTI 2011
Un omaggio a Pasolini, ma anche un “furto” a Pasolini. Qualcuno diceva che i maestri vanno copiati, ma se pur non si volesse aderire a tale massima, se pur si volesse evitare un consapevole ladrocinio dei prodotti artistici e intellettuali di Pasolini, dovremmo comunque fare i conti su un immaginario contemporaneo che di forme, idee, questioni, sensibilità derivate dall’immensa produzione pasoliniana è incredibilmente costituito.
Oggi parlare di contemporaneo è anche e sempre – volenti o meno - parlare di Pasolini. È quindi il mio immaginario ”pasoliniano” che dà vita a XXX PASOLINI, cibatosi principalmente di Petrolio, ma anche di Salò, Teorema (e teoremi), Ragazzi di Vita, Lettere Luterane. XXX PASOLINI parte da Petrolio per dimenticarlo subito, parte da Pasolini per poi metterlo in secondo piano, nell’intenzione di non “sporcarlo”, di non fraintenderlo, di non tradirlo. XXX PASOLINI pone, invece, me stesso in primo piano. Me stesso significa molte cose: il mio gusto, capacità e limiti di autore e regista teatrale; la mia conoscenza di Pasolini uomo e dell’arte pasoliniana (teatro, narrativa, poesia, saggistica, giornalismo, cinema). Una produzione sconfinata e una altrettanto sconfinata presenza pubblica (anche suo malgrado), rendono “tragicamente” parziale ogni mio tentativo di profonda conoscenza. Resta, appunto, il mio immaginario, limitato rispetto al “reale” ma comunque a sua volta reale, esempio (tra i tanti) di come questo artista unico venga elaborato e vissuto e “rifratto” più di trentacinque anni dopo la sua morte. Infine, la bulimia produttiva di Pasolini non può che essere segno di una personalità - o identità – multiforme, scissa, frantumata, contraddittoria.
Qualunque discorso su Pasolini deve partire da ciò, deve saper abbandonare «l’ossessione dell’identità» e accettare che «la dissociazione è ordine».
20.1.15
 
 
Support : MarXoB
Copyright © 2011. e-performance.tv - All Rights Reserved
Template Created by MarXoB | Published by e-performance.tv
powered by Blogger