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Donne senza censura

Teatro Studio Uno 3 dicembre 2013 “DONNE SENZA CENSURA”
Ispirato a tutto ciò che ha significato qualcosa, uno spettacolo di e con
Patrizia Schiavo, Silvia Grassi e Flavia Pinti
..."D'ora in poi racconto solo di pompini malriusciti, eiaculazioni precoci. Culi grossi, culi mosci e culattoni! Racconto di donne grasse con la cellulite, di donne sfatte e insoddisfatte, di viagra, di amanti ridicoli, improbabili... storie piccanti con personaggi imbarazzanti!..."
Questa la dichiarazione d'intenti di un'artista che si racconta in toni provocatori, radicali o malinconici, esponendo la propria identità multipla: dialoga ora con il pubblico, ora con un intervistatore più immaginario che reale, ora con le zone più oscure di sé.
Stupida, scandalistica o arrabbiata, espande il proprio bisogno d'amore attraverso la presenza di altre due attrici: due personaggi femminili che sembra aver creato affinché vivano le esperienze scabrose al posto suo.
Due donne in conflitto con la propria immagine e i propri chili di troppo che mentre si preparano per quello che sembrerebbe l'incontro della loro vita, passano in rassegna con leggerezza, ironia e un certo gusto per l'eccesso i fallimenti amorosi precedenti.
Ognuna fa da specchio e da contrappeso all'altra e in un vicendevole scambio di contenuti, al di fuori di ogni vittimismo o moralismo, si espongono senza censura.
14.12.13
 

Beckett tra noi le prigionie (in)visibili della società contemporanea

Casa dei Teatri dal 7 novembre 2013 “Beckett tra noi le prigionie (in)visibili della società contemporanea”
Partecipano:
Minako Okamuro, docente presso l'Università di Waseda a Tokyo
Dario Evola, docente di Estetica presso l'Accademia di Belle Arti a Roma
Yosuke Taki, curatore della mostra
Modera Paolo Ruffini
Prendendo spunto da una delle sezioni della mostra si parlerà delle ultime e più vicine interpretazioni delle opere di Beckett, in cui si abbandona il concetto di Teatro dell'assurdo per evidenziare situazioni e stati d'animo comuni a tutti noi e presenti nella dimensione della nostra quotidianità.
In particolare verrà analizzato l'allestimento di Finale di partita del regista giapponese Makoto Sato. In programma alla la mostra percorre i cambiamenti e gli elementi costanti nell’approccio alle opere di Samuel Beckett, invitando i visitatori a riflettere sulla capacità del teatro di osservare da un’angolazione straordinaria la realtà del proprio tempo dalla metà del Novecento al nuovo millennio.
Tutta l’opera di Samuel Beckett può essere considerata il racconto di “un’umanità inconsapevolmente imprigionata” e la dimensione di costrizione fisica e mentale caratterizza il lavoro del drammaturgo irlandese.
Sono passati 60 anni dalla prima mondiale di Aspettando Godot (Parigi, Théatre de Babylon, 5 gennaio 1953), e da allora, questa e altre opere di Beckett hanno rappresentato una feconda fonte ispiratrice per la creazione scenica, sia per l’orizzonte della tradizione teatrale che per i linguaggi della sperimentazione, sino a toccare l’immaginario popolare, anche televisivo.
Soprattutto dagli anni Novanta, dopo la morte del drammaturgo, le sue opere hanno oltrepassato i confini del teatro dell’assurdo e del metafisico, rivelandosi capaci di stimolare sensibilità che guardassero all’umano nella complessità del presente della Storia.
13.12.13
 

La cantatrice calva

Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica
Recensione dello spettacolo su Gufetto.it

Casa delle Culture 30 Novembre 2013 “LA CANTATRICE CALVA” COMPAGNIA GINEPRO NANNELLI di Eugène Ionesco, con: signor Smith Marco Carlaccini, signora Smith Patrizia D’Orsi, signor Martin Claudio Capecelatro, signora Martin Sara Poledrelli, Mary la cameriera Xhilda Lapardhaja, Il Pompiere Ludovico Nolfi, interventi sonori Claudio Rovagna scena Antonio Belardi costumi Antonella D’Orsi Massimo, disegno luci Giuseppe Romanelli Interprete vicario in prova Paolo Parnasi, comunicazione Olga Carlaccini aiuto regia Valentina Casadei foto di scena Pino Le Pera, regia Marco Carlaccini.
La pièce - definita dall'autore anticommedia - è il primo esempio di un genere teatrale allora ai suoi albori, il teatro dell'assurdo, in cui la vicenda subisce uno straniamento tramite l'utilizzo esasperato di frasi fatte, dialoghi contrastanti, luoghi comuni.
Si rappresenta, bonariamente, nel chiuso di un salotto borghese, la parodia di una ipotetica società priva di contenuti e indaffarata quasi esclusivamente nell'esibizione di luoghi comuni. Fra amnesie, incongruità, contraddizioni, reticenze, due strampalate coppie, un pompiere e una cameriera si intrattengono scambiandosi aneddoti e frasi fatte- scivolando sempre più in un'aggressiva, ambigua e dissonante disarticolazione del linguaggio fino alla feroce e parossistica reciproca aggressione verbale.
Interno borghese inglese, con poltrone inglesi. Serata inglese. Il signor Smith, inglese, nella sua poltrona e nelle sue pantofole inglesi, fuma la sua pipa inglese e legge un giornale inglese accanto a un fuoco inglese.
13.12.13
 

Lo Strano Mondo di Lorenz

Teatro La Fonderia delle Arti 1 dicembre 2013 “Lo Strano Mondo di Lorenz”
a cura dalla Compagnia QFC (nata nel 2008 e composta da improvvisatori professionisti) in collaborazione con l’associazione Verbavolant. CAST: Susanna Cantelmo, Alessandro Cassoni, Deborah Fedrigucci, Daniele Marcori, Giorgio Rosa, Tiziano Storti, Mariadele Attanasio, Gianluca Budini.
Lo spettacolo, totalmente improvvisato, si ispira alla teoria del caos e al celebre ‘effetto farfalla’ teorizzato da Edward Lorenz nel 1963 e riassumibile nell’affermazione ‘un battito d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas’, ovvero che un solo, piccolissimo, innocuo, innocente gesto o avvenimento può cambiare il corso del destino, della storia, della vita, per sempre. Uno ‘sliding doors’ dell’esistenza, come nel celebre film inglese del 1998.La struttura narrativa dello spettacolo è ispirata alla raffinata drammaturgia cinematografica degli ultimi anni che ha portato sul grande schermo il concetto di effetto farfalla come America Oggi di Altman, Match Point di Allen, Amores Perros di Iñárritu e per l’appunto Sliding Doors.
Il battito d’ali nello ‘Strano mondo di Lorenz’, il quale darà il via agli avvenimenti che a cascata ne deriveranno, sarà dato dal pubblico in sala: uno spunto che darà il la alle storie dei sei personaggi in scena, che modificherà il loro destino, che modificherà le loro vite. Vite che si intrecceranno, si sfioreranno, si contamineranno creando nuove infinite possibilità e nuovi bivi. L’imprevedibile evoluzione di questi personaggi e delle loro storie avverrà in un susseguirsi di ritmi e di mescolanze di stili diversi che farà ridere e terrà incollato alla sedia lo spettatore.
11.12.13
 

Simon Mago

Teatro Td IX TORDINONA 1 dicembre 2013 “Simon Mago”
 Ispirata dall’omonimo testo di Jean-Claude Carrière
Interpretazione di: Manuela Fiscarelli, Mario Migliucci, Anna Redi, Adriano Saleri
Musiche dal vivo di Giovanni D’Ancicco
Regia di Anna Redi
C’era una volta un uomo che si chiamava Simone e che una dozzina di volte al giorno proclamava di essere la manifestazione della Potenza di Dio. I suoi occhi luccicavano anche nell’ombra. La folla lo seguiva, i suoi discepoli lo assistevano fedelmente, il cielo per lui non aveva segreti. Tutto procedeva bene fino a quando negli stessi villaggi un uomo di nome Gesù, con i suoi miracoli, gli rubò la scena. Chi era mai questo rivale misterioso? Una storia antica che, con leggerezza e semplicità, risveglierà domande di sempre che fin da quando siamo piccoli stanno sospese tra la terra e il cielo.
11.12.13
 

Il reading con le canzoni

Forte Fanfulla il 7 novembre 2013 “IL READING CON LE CANZONI DENTRO” Di e con Claudio Morici e Ivan Talarico. Lo spettacolo: Claudio Morici legge i suoi “Racconti da camera”. Ivan Talarico canta le sue “Canzoni a colori per animi sbiaditi”. I due perfomer si intrecciano, alternano e sovrappongono, in uno spettacolo che affronta innamoramenti grotteschi, telefonate inutili, personaggi impossibili alla ricerca di affetto e sanità mentale, liste della spesa, inverni nei giardini, corpi che s’arricciano e baci blu.
11.12.13
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Mantra of Technological Age

Chiesa Battista Evangelica Roma 29 Novembre 2013 “Mantra of Technological Age” Entropia e Mauro Tiberi Debora Longini Per sintetizzatori analogici, voci e contrabbasso spaziale. Line up: Debora Longini: voce Dr.Lops, Amptek Alex Marenga: analog synths yamaha cs 5, korg ms20, theremin Mauro Tiberi: contrabbasso e voce Le rifrazioni acustiche dell’architettura sacra ospitano il connubio fra il canto armonico e diplofonico e la sintesi analogica, dopo il successo di San Giorgio al Velabro, viene riproposto lo spettacolo in cui vocalità primordiali e suoni elettronici si fondono.
5.12.13
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Ziguli



Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica

Castello Pasquini , Castiglioncello 30 giugno 2013 “ZIGULÌ” dal libro di Massimiliano Verga, con Francesco Colella, disegno sonoro Giuseppe D’Amato, scenografia Salvo Ingala, aiuto regia Leonardo Maddalena, adattamento e regia Francesco Lagi. Vincitore Premio In-Box 2013 Un diario intimo che racconta il rapporto denso e accidentato fra un padre e un figlio disabile. L’azione si svolge in uno spazio domestico notturno, un luogo che non è più una casa ma è il campo di battaglia dove si svolge la loro lotta quotidiana. Il tempo che il padre e il figlio vivono ogni giorno, scandito da relazioni e impegni, passato tra strutture per la fisioterapia e assistenti sociali, adesso è lontano. Il figlio rimane sempre invisibile, in scena c’è solo il padre con la sua fragilità di fronte alla disabilità del figlio. La paura e il desiderio della morte. La camicia che si sporca sempre, che prima di uscire è sempre da cambiare e che comunque sempre rimane sporca. E poi le testate, le spinte, i morsi, i graffi tra gli abbracci e le esplosioni di risate. E, qualche volta, i baci. Perché in questa storia, che è soprattutto una storia d’amore, tutto accade disordinatamente, senza nessun galateo sentimentale. Teatrodilina è un gruppo di persone con esperienze artistiche diverse che si sono unite per condividere una pratica e un’idea di teatro. Dal suono al video, dall’arte contemporanea alla scrittura, dal cinema alla musica. Alla base del nostro lavoro c’è la voglia di inventare spettacoli restituendo frammenti dei nostri percorsi e andando alla ricerca di un’identità. Fare teatro, per noi, è il gesto più contemporaneo e potenzialmente dirompente. Il nostro metodo è artigianale ma anche un po’ mistico. Dal 2010 a oggi abbiamo messo in scena: L’asino d’oro, dal romanzo di Apuleio; L’amore il vento e la fine del mondo, basato su tre testi della Bibbia (Qoèlet, Cantico dei Cantici e Apocalisse); Zigulì, dal libro di Massimiliano Verga. Ora stiamo lavorando per mettere in scena Anime Morte di Gogol. In-Box è una rete di teatri, festival e soggetti istituzionali che ricerca, seleziona e promuove le eccellenze teatrali emergenti nella scena contemporanea attraverso l’acquisto di repliche a cachet di spettacoli già prodotti. Si cerca così di supplire a una mancanza cronica del sistema teatrale italiano: la possibilità per le compagnie di far circuitare i propri spettacoli. Dare spazio al “repertorio”, distogliendo l’attenzione dalla ricerca spasmodica d’inediti e debutti, fornisce agli artisti lo spazio fisico e mentale per far respirare il proprio lavoro, farlo crescere, metterne alla prova senso e solidità.
4.12.13
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Finché morte non ci separi

Teatro Valle 25 novembre 2013 “FINCHE’ MORTE NON CI SEPARI”
Testo di Francesco Olivieri
 Con Monica Scattini accompagnata dalla violoncellista Julia Kent
Finché morte non ci separi è la storia di due donne che vengono ammazzate dai loro rispettivi compagni. È una denuncia contro il femminicidio scritta da un uomo che si è messo nei panni delle vittime. Due donne all’apparenza molte diverse, una che rispecchia tutti i luoghi comuni della donna maltrattata e spesso uccisa, l’altra che elude ogni luogo comune e che nonostante viva una vita agiata e ripiena di affetto finisce come l’altra. Con ironia e allo stesso tempo con toni tragici entrambe narrano da morte la loro condizione fino al momento dell’uccisione. Il messaggio che vuole dare l’autore è: cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. Un invito alla riflessione e al porsi delle domande serie su come affrontare questo dramma che sempre più spesso si manifesta sul territorio nazionale.
Finché morte non ci separi, verrà portato in scena il 25 novembre, in diversi teatri italiani, In occasione della giornata contro la violenza sulle donne.
Il progetto nasce da un fortunato incontro dell’autore con una delle interpreti che, sensibile al tema, sposa l’idea di creare una rete di artisti italiani che contemporaneamente si esibiranno nella stessa giornata creando una rete di denuncia amplificata a livello nazionale. Ogni luogo di rappresentazione sarà collegato da una diretta web che permetterà di seguire l’evento in e da ogni città italiana. Il femminicidio è la forma di violenza più diffusa, senza confini di ambiente, religione, cultura e nazionalità. Sono centinaia le donne che ogni anno vengono uccise ed una donna su tre subisce violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita ed è anche per questo che la denuncia non deve e non avrà confini. Il progetto coinvolge Istituzioni e Associazioni sul territorio Nazionale.
Artiste e artisti internazionali hanno già confermato la loro adesione come testimonial dell’evento. A dimostrazione di come sia, quella contro il femminicidio, una lotta comune e non di genere.
3.12.13
 

Colpo di scena... ahi!

Teatro Due 27 novembre 2013 I Diversamente Comici presentano “Colpo di scena…ahi!” Sit-com-cabaret nella Città dei sordi con Giuditta Cambieri, Francesco D’Amico e gli attori sordi e udenti della Città dei sordi, assistente regia e realizzazione filmati Julien Bruchon Giuditta Cambieri e Francesco D’Amico, in arte “I DIVERSAMENTE COMICI”, stanno vivendo da 4 anni una meravigliosa avventura artistica e umana. Lui è sordo, lei udente. Insieme sono ideatori e protagonisti di una nuova forma di spettacolo, un cabaret dai più definito rivoluzionario che rompe le “barriere” della comunicazione tra il mondo dei sordi e quello degli udenti. Dopo i successi allo Zelig di Milano con il progetto “Diversamente Zelig”, la tournée in tutta Italia con gli spettacoli“Recital” e “Se mi ami fammi un segno…ho finito le pile!”, il tutto esaurito a Roma al Teatro Due Teatro stabile d’essainella rassegna Sguardi S-velati con il progetto “La città dei sordi”, i Diversamente Comici presentano il loro nuovo spettacolo “Colpo di scena…ahi!”. Lo spettacolo è un ulteriore passo avanti nella ricerca del loro personale linguaggio comico che unisce voce, LIS (lingua dei segni italiana), mimica del corpo e musica. In Colpo di scena…ahi! Giuditta e Francesco racconteranno come la vita, per una coppia di “diversi” come loro, sia sempre piena di colpi di scena. Le cose più strane e paradossali accadono quando si convive quotidianamente con il problema della comunicazione e la differenza tra due culture diverse, quella dei sordi e quella degli udenti. I due protagonisti sul palco e sullo schermo metteranno in scena con autoironia frammenti di vita reale. Coadiuvati da un gruppo di attori sordi e udenti, che reciteranno nei contributi filmati, accompagneranno il pubblico di sordi e udenti in un’ esperienza esilarante oltre la barriera del suono.
3.12.13
 

Buca di sabbia

Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica

Teatro dei Conciatori dal 16 novembre 2013 “BUCA DI SABBIA”
di Micha Walczak,
regia di Gabriele Linari,
con Sabrina Todaro e Tony Allotta;
movimento scenico Elisabetta di Fonzo.
Una messa in scena divertente ma anche cruda e diretta sulla non comunicazione...Nel fosso si va consumando il gioco più complesso di tutti, un gioco di intese e contese, un gioco in cui regole e confini sono fatti per essere infranti. Un bimbo e una bimba in una fossa si dividono lo spazio complesso di una guerra il cui fine è unirsi per sempre o per sempre dividersi.
Il fosso dei giochi è per noi una camera dove sezionare un rapporto di coppia, dal primo incontro alle conseguenze estreme del conoscersi, per capire che, forse, l'unico vero confine non è tra uomo e donna ma tra condivisione e solitudine…
2.12.13
 

Just intonation

Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica 

Angelo Mai Altrove Occupato 19 Novembre 2013 Masque teatro in “Just intonation”
 ideazione e regia: Lorenzo Bazzocchi
con: Eleonora Sedioli
physical computing, suono e luci: Lorenzo Bazzocchi
elettronica: Matteo Gatti
co-produzione: Mood Indigo
produzione: Masque teatro
Il lavoro trae la sua origine da due polarità solo apparentemente distanti: da una parte l’interesse manifestato da Kafka per la pura intensa materia sonora, in un costante rapporto con la sua abolizione, dall’altra l’affezione di La monte Young per un suono concepito come atomizzato, evento singolare con vita a se stante, indipendente dall'esistenza umana.
Quello che veramente conta non è ciò che il suono rappresenta, ma la sua intensità fisiologica: "One must get inside the sound", sostiene Young, bisogna letteralmente entrare nel flusso armonico dei suoni.
La prima via ci ha portato ad attraversare Deleuze per ascoltare Kafka, la seconda ci ha condotto nei meandri concettuali del corpo sonoro e delle questioni legate al temperamento equabile. Just intonation sposa la filosofia di La Monte Young, lavorando sul nascondimento e sulla rarefazione, lanciando la figura sulla via di quel tono “primordiale”, quel basso continuo che sembra riportare ad eventi sonori lontani nel tempo: il fischio del vento oppure il ronzio continuo prodotto dai trasformatori dei cavi elettrici dell'alta tensione.
Al centro della vicenda stanno due destini: quello dello strumento e quello della figura.
Resta il corpo e il movimento che rende impercettibile la forma.
Il segreto opera nella più grande visibilità, data dalla moltiplicazione delle figure astratte e animali che creano l’effetto di un nascondimento.
Il corpo-donna diviene segreto senza nascondere niente, a forza di innocenza e precisione, persino a costo di una spaventosa tecnicità. Just intonation ci pone di fronte ad una figura che si rende impercettibile per eccesso di trasparenza. La ricerca del rapporto tra suono e movimento nasce dalla necessità di mettere a punto un sistema di autogenerazione del suono, di produzione di masse sonore complesse, formate da glissandi, di frequenza ed intensità, le sole ad interessare musicalmente Kafka. Al centro dell’azione rimane la relazione tra il performer e il disklavier, pianoforte della Yamaha in grado di essere pilotato in remoto.
Masque da anni si dedica allo sviluppo di interfacce per il controllo di apparecchiature elettromeccaniche, in questo caso sono stati sviluppati specifici algoritmi per il controllo del pianoforte, messi successivamente in diretta connessione ai movimenti del performer tramite un sistema di video-tracking. Suddiviso lo spazio d’azione in regioni, ad ognuna è assegnato un parametro per la generazione del suono. Al volto le frequenze, alle spalle le intensità, alle gambe la durata delle note. Just intonation è dunque un lavoro di decifrazione. “È' il pianista che non suona che fa nascere il suono dal fatto stesso di non suonare, la cui musicalità è diffusa in tutto il corpo nella misura in cui non emette musica”. Just intonation è corpo sonoro. Ci si allontana dalla orizzontalità melodica, in favore dell'armonia e di lunghi periodi di silenzio.
2.12.13
 

Van Gogh

Teatro Vascello 27 novembre 2013 - h21,00 MDA PRODUZIONI DANZA-PETRILLO DANZA “VAN GOGH” physical performance with adaptable installation da un'idea del Dott. Renzo Ovidi Coreografia Loris Petrillo
 Drammaturgia Massimiliano Burini
Interprete Nicola Simone Cisternino
musiche: diepenbrock, handel , ibsen , wagner , bach
disegno luci : Loris Petrillo
Ispirato da un'idea del Medico Chirurgo Dott. Renzo Ovidi, secondo il quale Vincent Van Gogh, notoriamente considerato un pittore pazzo morto suicida, in realtà non era quel folle che la storia ci ha presentato bensì un uomo affetto da sindrome carenziale affettiva di probabile origine familiare, Loris Petrillo crea la sua nuova opera utilizzando la coreografia non come mezzo descrittivo, ma conferendole una funzione espressiva istintiva in grado di suscitare emozioni.
Così come Van Gogh non narra attraverso la pittura fatti o descrive luoghi, ma è interessato piuttosto al significato di ciò che rappresenta, Loris Petrillo elude dal racconto biografico del personaggio per creare lui stesso opere corografiche a Van Gogh dedicate.
Dall'acquisizione incrociata della lettura specificatamente clinica del Dott. Ovidi da una parte, e quella poetica e teatrale del Regista Drammaturgo Massimiliano Burini dall'altra, Petrillo rielabora un'idea personale del caso, che sviscera attraverso la fisicità dell'unico performer in scena in una sequenza di quadri coreografici e teatrali. In un ordine temporale casuale, ma incastonati secondo l'istinto creativo di chi li ha realizzati, ciascuno dei quadri rievoca un sentimento o uno stato patologico del Pittore: la sindrome depressiva generata dal forte bisogno di affetto; la ricerca di comunicazione con suo fratello Theo; la vocazione alla professione di predicatore; l'angoscia e l'inquietudine che trasformano egli stesso in un corvo; l'entusiasmo del periodo luminoso e bucolico ad Arles; lo scompenso morale che lo conduce in una strada tortuosa fatta di crolli, collassi e cadute morali; l'autolesionismo come incapacità di subliminare la propria sofferenza; la totale crisi personale che lo condurrà alla scelta estrema di morire.
La scena è neutra, come una tela incontaminata che va via via riempiendosi di elementi, immagini, azioni e sguardi che rievocano tutta la natura del personaggio secondo la lettura personale del coreografo Loris Petrillo.
2.12.13
 

Il custode

Teatro Lo Spazio 24 NOVEMBRE 2013 “Il Custode” Di Antonio Lauro. Regia di Paolo Triestino. Con Paolo Triestino. Il custode entra e sputa in faccia ai Bronzi di Riace, bellissimi, nella sala del Museo Nazionale di Reggio Calabria desolatamente deserta. E poi un rancore assurdo: l’ultima personale resa dei conti tra il custode e le statue mute, mentre il mare fuori dalle vetrate non sopporta di rimanere escluso e fa sentire la sua voce prepotente. Nella storia Reggio Calabria è lo sfondo e insieme lo specchio di sogni e malesseri dell’anima, il Sud dell’anima. IL CUSTODE è scritto in dialetto reggino per restituire espressioni ed accenti altrimenti inesprimibili ed è al suo quarto allestimento. Con IL CUSTODE Paolo Triestino è entrato nella terna dei finalisti come miglior attore nella sezione monologhi della stagione 2002|2003 al premio GLI OLIMPICI organizzato dall’ETI e dal Teatro Stabile del Veneto.
2.12.13
 

Incontro con Zachar Prilepin

Al Teatro Tordinona 23 Novembre 2013 INCONTRO CON ZACHAR PRILEPIN con Gian Maria Cervo, direttore artistico del festival «Quartieri dell’Arte».Sara Cavosi, Laura Grimaldi, Fabio Marson, Antea Moro: allievi del Corso di Sceneggiatura del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma che hanno lavorato sul testo dell’autore russo. Quartieri dell’Arte riparte da Zachar Prilepin. Veterano della guerra di Cecenia, dove era arruolato nei corpi speciali russi, giornalista e scrittore Prilepin è considerato uno dei maggiori oppositori di Putin nonché il miglior prosatore della Russia, per la sua lingua innovativa ed evocatrice. Una vita da romanzo: pugile, guardia privata, amico di Anna Politkovskaja. Oggi è un attivista del movimento politico ‘The other Russia’, una coalizione di partiti, organizzazioni umanitarie e attivisti che si battono per la democrazia. Il suo libro ‘Grech’ (Il peccato) è stato giudicato dalla critica internazionale il miglior romanzo degli ultimi dieci anni. Proprio ‘Il peccato’ diventa la risorsa per un testo polivocale realizzato da un team di giovanissimi drammaturghi, in equilibrio tra drammatico e postdrammatico, messo in scena da Fabrizio Parenti, specialista della drammaturgia di linguaggio. Dieci storie ispirate alla vita di Prilepin prima che diventasse scrittore di successo. Zachar ragazzino, alle prese con i primi turbamenti erotici. Zachar che vive alla giornata. Zachar che cambia mille mestieri, scarica camion e scrive poesie. Zachar becchino e buttafuori. Zachar innamorato. Zachar padre. Zachar sergente in Cecenia. Zachar che trabocca d’amore per la vita, ma vive nel pensiero della morte, nell’idea che per sconfiggere la ripugnante, vergognosa paura della morte occorra sfidarla, andarle incontro, farne una scelta consapevole. Zachar ossessionato dalla paura dell’umiliazione. Zachar umiliato. Rifratta nelle tessere di un mosaico emerge la personalità di un eroe scisso, che ha fatto della virilità un epos, pur cogliendone l’intima fragilità, e finirà schiacciato sotto il peso di una visione acuta e tragica dei destini della Russia post-socialista.
2.12.13
 

L'ora del caffè

Teatro Tordinona 21 Novembre 2013 “L’ORA DEL CAFFÈ”
 liberamente tratto da “Otello” di William Shakespeare
di e con Daria Mariotti e Linda Sessa
musiche originali a cura di Giovanni De Giorgi
Due donne…
Un incontro…
Un furto innocente…
Una richiesta d’aiuto…
Un confronto.
E se fossero Desdemona ed Emilia, le due protagoniste femminili dell’Otello, a raccontarci con le loro parole questa storia, cosa ci farebbero scoprire?
Donne all’oscuro di quanto avviene “fuori“ dalla loro casa,
all’oscuro degli intrighi organizzati dai propri mariti,
donne trascurate, maltrattate e che hanno paura.
L’ora del caffè è il rito quotidiano durante il quale due donne cercano di capire cosa è normale accettare in un rapporto di coppia.
30.11.13
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