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PACCOTTIGLIA!

LO SPETTACOLO: PACCOTTIGLIA!
"Dicono sia un pacco! Ma è solo semplice Paccottiglia di circo non-contemporaneo."
Uno spettacolo clownesco in cui il mondo del Circo rivive in chiave parodistica grazie e a due autentici cialtroni: Frank Duro e Gustavo Leumann. Rifiutati dal “Nouveau Cirque” e radiati dal circo classico, ai due eccentrici figuri non resta che creare il proprio circo: il Circo Pacco.
Nel tentativo di allestire il loro spettacolo cercano con ogni mezzo di guadagnarsi il centro della scena e accattivarsi il pubblico. A costo di prevaricarsi l’uno con l’altro si sfidano a colpi di numeri al limite della cialtroneria tra piogge di pop-corn, magia comica, sequenze di giocoleria e acrobatica eccentrica. Ogni tentativo di stupire il pubblico cade nel fallimento e in un continuo gioco clown.

LA COMPAGNIA
La compagnia Circo Pacco è formata da Alessandro Galletti e Francesco Garuti.
I due giovani artisti si diplomano alla Performing Art University di Torino, presso l’Atelier di Teatro Fisico di Philip Radice. La visual comedy, il non verbale e il teatro fisico, tipici dell’approccio lecoquiano, caratterizzano il linguaggio espressivo della compagnia che fa rivivere le figure clownesche archetipe del Bianco e dell’Augusto con giochi e conflitti conditi da magia comica, slap-stick, improvvisazione, giocoleria e acrobatica eccentrica.
Con lo spettacolo Paccottiglia hanno girato le maggiori piazze italiane, i festival internazionali di teatro di strada e partecipato al progetto Zelig Street.

"MILANO CLOWN FESTIVAL Premio del Pubblico."
"PREMIO MAGNOBERTA Premio Compagnia Emergente."
18.3.16
 

Signorinette

Teatro Tordinona 16 marzo 2016
SIGNORINETTE
Le donne si guardino dal lasciar tracce di rossetto sulle schede
di e con: TIZIANA AVARISTA
CARMEN GIARDINA
ANNA MARIA LOLIVA
FEDERICA MARCHETTINI
regia: NUCCIO SIANO
L' AVVENTURA DEL PRIMO VOTO ALLE DONNE IN ITALIA
“Stringiamo le schede come biglietti d’amore. Nelle lunghe file davanti ai seggi, le conversazioni che nascono tra uomo e donna hanno un tono diverso, alla pari”
È il 2 giugno del '46. Il popolo italiano è chiamato alle urne per scegliere fra Monarchia e Repubblica ed eleggere i membri dell’Assemblea costituente: per la prima volta, 12 milioni di donne italiane possono votare e essere elette. Su 556 deputati eletti, 21 sono donne. Quattro di loro entrano nella Commissione incaricata di scrivere la Carta Costituzionale: la democristiana Maria Federici, la socialista Lina Merlin e le comuniste Teresa Noce e Nilde Jotti.
Uno spettacolo coinvolgente e appassionato, con testimonianze, foto, canzoni e film dell’epoca, che raccontano cosa accadde nel momento del fatidico primo voto alle donne. Signorinette è un viaggio nella memoria personale e collettiva. La loro avventura. La nostra storia.
18.3.16
 

Dionysus


Teatro Vascello 6 marzo 2016
DIONYSUS
il Dio nato due volte
da Le Baccanti di Euripide
regia Daniele Salvo
Dioniso Daniele Salvo
Agave Manuela Kustermann
Cadmo Paolo Bessegato
Tiresia Paolo Lorimer
Penteo Ivan Alovisio
Una guardia / Primo Messaggero Simone Ciampi
Secondo Messaggero Melania Giglio
Le Baccanti (o.a.)
Elena Aimone, Giulia Galiani, Annamaria Ghirardelli, Melania Giglio, Elena Polic Greco, Francesca Mària, Silvia Pietta, Alessandra Salamida
scene Michele Ciacciofera
costumi e maschere Daniele Gelsi
Musiche Marco Podda – Light designer Valerio Geroldi
Riproduzione anatomica Crea Fx effetti speciali di trucco
videoproiezioni Aqua-micans group
assistente alla regia Alessandro Gorgoni
prodotto da:
Centro di Produzione Teatrale La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello - Roma
Centro di Produzione Teatrale TIEFFE teatro - Teatro Menotti - Milano
Teatrul de Stat Constanta (Romania)
si ringrazia:
Lorella Borrelli
Ruggero Cecchi
Accademia Belle Arti di Roma
"Le Baccanti" rappresentano una finestra sull'irrazionale, su un mondo antico di reale libertà espressiva, di possessione dionisiaca, una riflessione sul senso del divino nelle nostre vite e su ciò che, nella nostra quotidianità, viene rimosso. La parola antica è un grido proveniente da un altro tempo, un appello alla riflessione, al risveglio dei sensi,un'esortazione a guardarci dentro in altri modi.
Nel frenetico vivere odierno noi affidiamo gli ultimi scampoli di irrazionalità e presenza fisica ai momenti dell'eros, della malattia, del sonno. Le Baccanti, invece, agiscono in stato di automatismo mentale, di sonno perenne, sono in qualche modo "agite" dal Dio, Dioniso opera attraverso di loro, attraverso i loro corpi e le loro voci, li trasforma e ne fa strumento di ebbrezza, sensualità, stordimento, morte, dolcezza infinita, ambiguità demoniaca.
Il Dio in qualche modo si fa corpo e plasma le loro voci. La febbre del nostro tempo ci porta a vivere in una realtà anestetizzata, un mondo fittizio in cui l'emozione è bandita, al servizio di un intellettualismo sterile e desolante. I nostri occhi sono quotidianamente accecati da immagini provenienti dai media. La legge del mercato non perdona: si vendono cadaveri, posizioni sociali, incarichi pubblici, armi, sesso, infanzia, organi. Restiamo indifferenti. La dimensione borghese soffoca i nostri migliori istinti, la nostra sensibilità (che brutta parola oggi, considerata quasi scandalosa), la nostra sincerità e si porta via ogni forma di creatività, ogni volo. La nostra dimensione irrazionale viene completamente annientata.
Il senso dell'affermazione dell'Io divora i nostri giorni. L'arte è svuotata della sua dimensione spirituale. I media, persuasori occulti, agiscono sui nostri cuori e sulle nostre menti addomesticando anche gli spiriti più ribelli, sigillando gli occhi più attenti. La dimensione spirituale è irrimediabilmente perduta. Il senso del tragico è ormai sconosciuto. Il corpo viene cancellato. Siamo ormai definitivamente trasformati in consumatori e, nel medesimo istante, in prodotti, sconvolti da una guerra mediatica senza precedenti nella storia. Illusi della nostra unicità, della nostra peculiarità, in realtà pensiamo tutti nello stesso modo, pronunciamo le stesse parole, abbiamo tutti le stesse esigenze, le stesse speranze, le stesse ansie, la stessa quotidianità fabbricata in serie. Ci illudiamo di essere liberi.
"Abbiamo bisogno di invocare ancora Dionysus
dagli alti clamori, che grida evoé, Protogono, dalla duplice natura,
generato tre volte, signore Bacchico,
selvaggio, indicibile, arcano, con due corna, due forme,
coperto di edera, dall'aspetto di toro, marziale, Evio, santo,
che mangia carne cruda, Trieterico,che produce grappoli,
dal manto di germogli, Eubuleo, dai molti consigli,
generato dalle unioni indicibili di Zeus e Persefone,
demone immortale"
Note di regia
Abbiamo deciso di creare uno spettacolo che indaghi nel profondo il mistero di Dioniso,
assaporandone l'essenza più pura, abbandonandoci alla vertigine delle Baccanti di Euripide, lasciandoci ipnotizzare dal dio dell' Irrazionale, dal dio del Mistero, dal dio del Teatro.
La prima domanda: dov'è Dioniso oggi? Dove si cela?
Da circa 25 anni continuo il lavoro sulla vocalità e sul suono nelle sue più diverse forme, in stretta collaborazione con il Dottor Marco Podda, medico foniatra e compositore.
Questo lavoro passa da tecniche foniatriche sofisticate, dall'analisi e riproduzione di canti etnici del mondo, dalle tecniche riabilitative e rieducative del linguaggio, dallo studio dell'espressione sonora nel periodo prenatale, nel parto e nei primi anni di vita, dall'analisi dei suoni prodotti nelle sedute di trance regressiva e nelle danze tribali, dall'indagine sugli effetti delle frequenze sonore sul cervello umano (Psicoacustica).
Nel Dionysus si è mirato ad un lavoro sul suono estremo, perturbante, utilizzando suoni privatissimi, poco utilizzati nel quotidiano ed altamente significanti, suoni di false corde, falsetti estremi, stimbrati, sgranati e vocalità ipercinetiche non usuali.  Si tenta quindi di utilizzare il mezzo vocale in modo non convenzionale, non solamente al servizio del linguaggio (soprattutto nei cori).
Ma attenzione però: penso ad una recitazione non stilistica, senza elementi esibiti o innaturali. Questo lavoro sul suono non è fine a stesso, non ha intenti dimostrativi, anzi è celato all'interno della struttura linguistica.  Penso ad una recitazione senza tracce di elementi borghesi: le parole di Euripide sono radicate nel corpo e celate nella "macchina attoriale" più antica. Gli stati emotivi sono soprattutto stati vocali e fisici. Il coro, qui,  agisce in stato di trance perenne, come i protagonisti di "Cuore di vetro" di Werner Herzogh. Le Baccanti non comunicano solo attraverso il linguaggio ed i suoi significanti, ma attraverso un lavoro teso alla ricerca di una vocalità antica e di una fortissima emotività. L'emotività: ecco il punto focale di questo lavoro. Dal mio punto di vista, è proprio la tanto vituperata emotività il veicolo che rende possibile ancora oggi la fruizione del tragico e della catarsi. E' profondamente necessario per un interprete della tragedia greca, lavorare al raggiungimento di temperature emotive elevatissime, compromettere la voce ed il corpo per raggiungere degli stati davvero perturbanti. Non troverete quindi in questo lavoro elementi spettacolari esibiti, soluzioni visive bizzarre o avanguardistiche tese a stupire l'uditorio.
Credo fermamente che l'elemento della "ricerca" teatrale contemporanea sia da celare  all'interno di una struttura apparentemente lineare dello spettacolo, senza compiacimenti o citazioni visive e sonore del teatro di ricerca anni '70 - '80.  Nel mio lavoro, seguendo l'esempio di molti artisti europei contemporanei,  miro invece a ricostruire una possibile via ad un teatro di interpretazione, ad un teatro di attori/interpreti, che sappiano avvicinarsi con umiltà ad un testo, che lo possano decodificare e che possano indagare e ricostruire i meccanismi compositivi e di scrittura di quel testo, senza sovrapporre soluzioni gratuite od arbitrarie a buon mercato e soprattutto senza mettersi in competizione con l'autore.
Tutto ciò che vedrete dunque, parte dal testo e ritorna al testo, passando per una percezione visiva e sonora contemporanea. Non troverete sovrapposizioni intellettualistiche, esibizioni tecnologiche o meravigliose "idee del regista". Abbiamo deciso di creare uno spettacolo complesso, perturbante ed emozionante partendo da Euripide e ritornando ad Euripide.
Spero saremo in grado di raggiungere i nostri obiettivi.
Daniele  Salvo

 Trama
Dioniso, dio del vino, del teatro e del piacere fisico e mentale, era nato dall'unione tra Zeus e Semele, donna mortale. Tuttavia le sorelle della donna e il nipote Penteo (re di Tebe) per invidia sparsero la voce che Dioniso in realtà non era nato da Zeus, ma da una relazione tra Semele e un uomo mortale, e che la storia del rapporto con Zeus era solo uno stratagemma per mascherare la "scappatella". In sostanza, quindi, essi negavano la natura divina di Dioniso, considerandolo un comune mortale. Nel prologo della tragedia, Dioniso afferma di essere sceso tra gli uomini per convincere tutta Tebe di essere un dio e non un uomo. A tale scopo per prima cosa ha indotto un germe di follia in tutte le donne tebane, che sono dunque fuggite sul monte Citerone a celebrare riti in onore di Dioniso stesso (diventando quindi Baccanti, ossia donne che celebrano i riti di Bacco, altro nome di Dioniso). Questo fatto però non convince Penteo: egli rifiuta strenuamente di riconoscere un dio in Dioniso, e lo considera solo una sorta di demone che ha ideato una trappola per adescare le donne. Invano Cadmo (nonno di Penteo) e Tiresia (indovino cieco) tentano di dissuaderlo e di fargli riconoscere Dioniso come un dio. Il re di Tebe fa allora arrestare lo stesso Dioniso (che si lascia catturare volutamente) per imprigionarlo, il dio però scatena un terremoto che gli permette di liberarsi immediatamente. Nel frattempo dal monte Citerone giungono notizie inquietanti: le donne che compiono i riti sono in grado di far sgorgare vino, latte e miele dalla roccia, e in un momento di furore dionisiaco si sono avventate su una mandria di mucche, squartandole vive con forza sovrumana. Hanno poi invaso alcuni villaggi, devastando tutto, rapendo bambini e mettendo in fuga la popolazione. Dioniso, parlando con Penteo, riesce allora a convincerlo a mascherarsi da donna per poter spiare di nascosto le Baccanti. Una volta che i due sono giunti sul Citerone, però, il dio aizza le Baccanti contro Penteo. Esse sradicano l'albero sul quale il re si era nascosto, si avventano su di lui e lo fanno letteralmente a pezzi. Non solo, ma la prima ad infierire su Penteo, spezzandogli un braccio, è sua madre Agave. Questi fatti vengono narrati a Cadmo da un messaggero che è tornato a Tebe dopo aver assistito alla scena. Poco dopo arriva anche Agave, munita di un bastone sulla cui sommità è attaccata la testa di Penteo che lei, nel suo delirio di Baccante, crede essere una testa di leone. Cadmo, sconvolto di fronte a quello spettacolo, riesce pian piano a far rinsavire Agave, che infine si accorge con orrore di ciò che ha fatto. A quel punto riappare Dioniso ex machina, che spiega di aver architettato questo piano per punire chi non credeva nella sua natura divina, e condanna Cadmo e Agave a essere esiliati in terre lontane. Con l'immagine di Cadmo e Agave che, commossi, si dicono addio, si conclude la vicenda.
14.3.16
 

L'ultima volta che mi sono suicidato

Nuovo Cinema Palazzo 5 Marzo 2016
L'ULTIMA VOLTA CHE MI SONO SUICIDATO
un reading di Claudio Morici
Roma, 2089. Un anziano rimpiange i vecchi tempi, quando bastava poco per divertirsi: "ce davi uno smartphone, un social network... Oggi questi che c'hanno?". Suo nipote Robertino, infatti, è il tipico adolescente del 2089 ossessionato dalla telepatia, che si teletrasporta anche a tavola. Quando gli chiede un consiglio su come sedurre una penta-sessuale, il nonno non lascia speranze: "I giovani d'oggi c'hanno avuto troppo, per questo so' così strani".
L'ultima volta che mi sono suicidato è un reading corale. Attraverso messaggi in segreteria telepatica, outing di sessualità 3.0 e obsoleti video su Youtube, scopriamo un assurdo mondo futuro, non poi così lontano dal nostro. Dove l'amore è diverso, ma sempre drammaticamente incomprensibile.


CLAUDIO MORICI
Scrittore, ha pubblicato 5 romanzi tra cui "La terra vista dalla Luna" (Bompiani, 2009), "L’uomo d’argento" (E/O, 2012) e "Confessioni di uno spammer" (E/O, 2015).
Nel 2015 è andato in scena con il suo primo monologo "Francesca Sana Subito".
Servizio su RAI5: https://m.youtube.com/watch?v=4eamRWAxsIM
Da tre anni scrive e performa reading come "La prima volta che non ti ho amato".
Trailer: https://m.youtube.com/watch?v=1TtcheOVlGQ
Ha pubblicato racconti su Il Manifesto, Nuovi Argomenti, Internazionale, MinimaetMoralia
14.3.16
 

La donna alata

Teatro Due 13 Febbraio 2016
FEDERICA RESTANI
in
LA DONNA ALATA
liberamente ispirato al romanzo “Notti al Circo” di Angela Carter
Regia Raffaele La Tagliata
Un’intensa ed appassionata performance liberamente ispirata al romanzo cult della più stravagante e visionaria scrittrice inglese, uno degli emblemi della letteratura femminile del nostro secolo: Angela Carter. E’ l’anno del Signore 1899! Mentre il XIX secolo, con il suo carico di drammi e conquiste, ormai non è che un mozzicone semispento in procinto di essere schiacciato nel posacenere della storia, un nome è sulla bocca di tutti, dalle duchesse ai venditori ambulanti: Fevvers, la donna alata, l’attrazione di tutte le Capitali d’Europa, la più grande trapezista del suo tempo, in grado di librarsi nell’aria con le sue strabilianti ali che travalicano l’umano ed eseguire al rallentatore un fantomatico triplo salto mortale.
5.3.16
 

Lourdes

Teatro Orologio 20 febbraio 2016
CAPOTRAVE
LOURDES
libero adattamento dall'omonimo libro di Rosa Matteucci (Adelphi, 1998)
adattamento e regia Luca Ricci
collaborazione alla scrittura scenica Andrea Cosentino
con Andrea Cosentino
musiche originali eseguite dal vivo da Danila Massimi
coproduzione Kilowatt Festival - Pierfrancesco Pisani / Infinito srl
con il sostengo di Regione Toscana - Federgat / I Teatri del Sacro
residenza creativa Teatro dell'Orologio
All'interno della programmazione di Dominio Pubblico, rassegna della scena contemporanea, va in scena al Teatro dell'Orologio lo spettacolo Lourdes, ultimo lavoro della compagnia CapoTrave, in collaborazione con Andrea Cosentino, co-prodotto da Pierfrancesco Pisani e Kilowatt Festival. Lo spettacolo, dopo una residenza creativa al Teatro dell'Orologio, conquista la quarta edizione de I Teatri del Sacro, a giugno 2015.
Liberamente adattato dall'omonimo romanzo d'esordio di Rosa Matteucci (Adelphi, 1998), lo spettacolo diretto da Luca Ricci dà vita a un divertente carnevale di personaggi, ciascuno con le proprie aspettative e speranze, tutti in viaggio verso Lourdes, tutti in attesa di un miracolo.
Il linguaggio misto di aulico e dialettale, i numerosi coprotagonisti o anche piccole apparizioni, coralmente disegnano un'umanità così disperata da sconfinare nella più grande comicità. E' una sorta di mistero buffo contemporaneo, decisamente connotato in senso grottesco che, nell'interpretazione di Andrea Cosentino, si apre a una spettacolarizzazione al contempo popolare e virtuosistica. Lo spettacolo traccia una strada sghemba e irregolare verso quello che è tutti gli effetti un abbandono alla fede e dunque una conversione.
CapoTrave è una compagnia teatrale fondata nel 2003, e dal 2009 ha sede a Sansepolcro (Ar). Nel corso della sua attività decennale ha ideato e organizzato Kilowatt: l'energia della scena contemporanea (Premio Ubu 2010), uno dei più importanti festival italiani dedicato ai nuovi linguaggi della scena contemporanea.

www.capotrave.com
5.3.16
 

Doppio Taglio

TEATRO DUE 27 Febbraio 2016
DOPPIO TAGLIO
Testo di Cristina Gamberi | Adattamento di Marina Senesi | Regia di Lucia Vasini | Musiche originali di Tanita Tikaram | Voci fuori campo di Filippo Solibello e Marco Ardemagni
Con il patrocinio di Pari Opportunità RAI
DOPPIO TAGLIO è uno spettacolo che affronta il tema della violenza contro le donne, distinguendosi per la scelta di uno sguardo trasversale: non il racconto della vittima, né quello di un testimone, tanto meno del carnefice, ma la rivelazione di alcuni curiosi meccanismi attraverso i quali il racconto dei media plasma e distorce la nostra percezione del fatto, trasformando anche la più sincera condanna in un'arma, appunto, a “doppio taglio". La narratrice si chiede, e ci chiede: “Una donna che si vede socialmente rappresentata così è incentivata alla denuncia? Perché mai dovrebbe fidarsi se sa che noi non stiamo dalla sua parte? Se, come nella maggior parte dei casi, l'immagine proposta dai media ritrae la vittima in soggettiva, cioè come se l'aggressore fosse di fronte a lei, noi lettori, comprese noi donne che ci dichiariamo impegnate e sensibili, che altro stiamo facendo se non guardare la vittima dalla stessa visuale del suo aggressore?”
Marina Senesi è un'attrice-autrice che si è sempre distinta per la capacità di fondere in un'unica cifra la forza dell'impegno e il gioco dell'ironia. Cristina Gamberi è dottore di ricerca in Studi di Genere all'Università di Napoli Federico II e con il Progetto Alice è ideatrice di percorsi formativi nelle scuole sull'educazione al genere. Dal loro incontro è nata l'idea di riadattare per il palcoscenico una ricerca accademica della Gamberi, decostruendo l'impianto lessicale e iconografico degli articoli diffusi su stampa e web, per interpretare il 'taglio' comunicativo che i media applicano (più o meno involontariamente) nel descrivere l'uccisione di una donna per mano del proprio uomo. Tutto questo, elaborato in una narrazione semplice ed immediata, capace di interessare e sorprendere. DOPPIO TAGLIO ha anche l’importante contributo della cantautrice inglese/malese Tanita Tikaram, che regala allo spettacolo lo splendido inedito intitolato "My Enemy", e delle voci fuori campo di Filippo Solibello e Marco Ardemagni (gli inconfondibili conduttori del programma mattutino cult di Radio2 Rai: Caterpillar AM).

NOTE DI REGIA
Quando Marina mi ha coinvolto in questo progetto ho immediatamente detto di sì per l'entusiasmo e la sincerità che la contraddistingue in ogni viaggio all'interno del teatro civile. Quando una sera dopo le prove mi ha telefonato a casa per dirmi: “Andiamo a Londra domani, a incontrare Tanita Tikaram?”, ho detto subito di sì senza pensare a nient'altro se non alla voce magica di questa grande musicista. L'incontro con Tanita è stato veloce, giusto il tempo della colazione nel centro della città. Ma in quelle due ore il tempo si è dilatato come succede durante i veri incontri... E allora le note di regia vorrei fossero proprio le parole di Tanita, formulate in un divertente italiano, attraverso una domanda diretta a Marina mentre velocemente raggiungevamo la metropolitana per il ritorno a Milano: “Marina, io non credo che il tuo racconto urli aggressivo, vero?” Ci siamo guardate e intese: “No, no!” abbiamo risposto in coro.
Lucia Vasini
5.3.16
 

Interno 3

Teatro Tordnona 28 febbraio 2016
INTERNO 3
Con: Cristina Cubeddu, Alessandro Eramo, Tiziano Floreani, Alessandra Latini, Armando Puccio e Paola Tripodo
Spettacolo di Cristina Cubeddu
Regia Massimo Ivan Falsetta
Camilla e Johnny condividono un appartamento nel centro di Roma all’interno 3, di recente si è unito a loro un compagno del liceo Manuel. La loro casa rispecchia la loro vita: frenetica, disordinata e costantemente in subbuglio nonostante i tentativi di Luisa, l’impicciona domestica, ormai una di famiglia, che cerca di tenere in ordine la casa e le loro vite.
I tre amici sono alla ricerca del vero amore: Camilla è intrappolata in una relazione ormai al capolinea, Manuel è segretamente innamorato proprio di lei ma è incapace di rivelarle i propri sentimenti, infine Johnny è disperatamente alla ricerca della sua anima gemella.
A complicare ancora di più le loro vite ci penserà il padrone di casa, Gianni, cacciato dalla moglie dopo l’ennesima scappatella, che diventerà il quarto inquilino della casa, sempre pronto ad intromettersi nelle discussioni con le sue bizzarre teorie e i suoi interventi senza senso.
Ciliegina sulla torta sarà infine l’arrivo di Stella, sfrontata PR, loro amica fin dai tempi del liceo. Senza alcun preavviso proporrà ai ragazzi di aiutarla nei preparativi del suo imminente e quanto mai inaspettato matrimonio….
Tra malintesi equivoci, gelosie e tante risate i protagonisti arriveranno a scoprire lati del proprio carattere che non conoscevano e verità inaspettate.
Con grande piacere ‘Interno 3’ ha deciso di dare spazio ed evidenza alla Fondazione Alessandra Bisceglia W Ale Onlus (per lo studio e la cura delle patologie vascolari).
Insieme possiamo sostenere la loro attività e regalare un sorriso!
3.3.16
 

L'ora accanto

Teatro Due 14 febbraio 2016
L'ORA ACCANTO (capitolo III)
di Filippo Gili
con Massimiliano Benvenuto, Silvia Benvenuto, Ermanno De Biagi, Vincenzo De Michele, Michela Martini, Vanessa Scalera
regia Francesco Frangipane
scene Francesco Ghisu
costumi Cristian Spadoni
luci Giuseppe Filipponio
musiche originali Roberto Angelini
assistente alla regia Giorgia Ferrara
assistente scenografo Lorena Curti
un progetto Uffici Teatrali
una produzione Progetto Goldstein
in collaborazione con Argot Studio
residenza produttiva Teatro dell'Orologio, Carrozzerie N.O.T.
Lo spettacolo vuole esplorare l’ultraterreno, la morte come dato di fatto che si riaffaccia alla vita, anche se per un’ora soltanto, in una tempesta di emozioni forti che vanno dalla incredulità, alla felicità, alla rabbia, fino alla più totale disperazione per l’ennesimo e ultimo addio.
25.2.16
 

Biografia della peste

Teatro dell’Orologio 4 Febbraio 2016
BIOGRAFIA DELLA PESTE
di e con Francesco d’Amore e Luciana Maniaci
regia Roberto Tarasco
produzione Maniaci d'Amore, Nidodiragno
SINOSSI
Un ragazzo viene investito da un'auto. Torna a casa per informare la madre di essere morto ma lei non ci crede. Intanto lo scandalo si diffonde nel paese in cui morire non è concesso. Una riflessione sull'individuo e sulla comunità, sul coraggio e la follia.
25.2.16
 

Le brugole Diario di una donna

Teatro Due 12 febbraio 2016
LE BRUGOLE - DIARIO DI UNA DONNA DIVERSAMENTE ETERO
DALL'11 AL 14 FEBBRAIO
Marioletta Bideri per BIS TREMILA presenta
DIARIO DI UNA DONNA DIVERSAMENTE ETERO
Annagaia Marchioro e Roberta Lidia De Stefano
Regia Paola Galassi
Da un’idea coraggiosa ed irriverente di Giovanna Donini, giornalista e autrice televisiva, nasce la rubrica “Diversamente Etero” che ha spopolato (e spopola) sul web e viene pubblicato da Vanity Fair. Lo spettacolo interpretato dalle Brugole (Annagaia Marchioro e Roberta Lidia De Stefano) con la regia di Paola Galassi è tratto da questa rubrica e racconta le vicende tragicomiche (più comiche che tragiche) di donne che a amano le donne. Ma anche di donne che amano gli uomini, che per quanto siano in via di estinzione, esistono tutt'oggi e noi scegliamo di non escludere nessuno. Sulla scena le attrici si alternano in personaggi esilaranti, che vengono intervistati e messi alla berlina o semplicemente fatti esistere. Ognuno di loro porta una storia e un vissuto privato che cerca un senso. Dalla sentinella in piedi, che non riconosce nessun diritto alle coppie di fatto, alla scoppiata di fatto che non riconosce proprio nessuno. La specialista del sesso arriva per chiare al pubblico alcune domande fondamentali sull'orgasmo e sull'amore tra due donne, mentre la traslocatrice invade la scena di scatoloni e di ricordi. Uno spettacolo interattivo, dove al pubblico viene chiesto di partecipare, inviando messaggi e mettendosi in gioco in prima persona. Perché il teatro é fatto dai vivi e per i vivi e per i molti che decidono di uscire, ridere, riflettere, e conoscere con mano. “Diario di una donna diversamente etero” é il secondo capitolo di una saga iniziata con "Metafisica dell'amore" spettacolo vincitore del Festival di Asti per la nuova drammaturgia. Uno spettacolo che nasce dall’intreccio di storie vissute in prima persona e da altre storie scoperte attraverso un'indagine svolta all'interno del mondo omosessuale. Più in generale, un’indagine per dar voce all'amore degli anni 2000.
Uno spettacolo di racconti, situazioni e cabaret sulla vita e sull’amore. Uno spettacolo senza veli né fronzoli né foruncoli sulla testa, uno spettacolo ad altissimo rischio d’innamoramento. Come fanno l’amore due donne? Guardate lo spettacolo.
24.2.16
 

Donne

Teatro Tordinona 16 Febbraio 2016
Donne
Testo e Regia di Simone Schinocca
Con Valentina Aicardi e Silvia Freda

Universo femminile specchio e anima della nostra società, femminilità vissuta nascosta nel tempo e nella storia. Donne che hanno combattuto guerre, fatto rivoluzioni, che sono state mamme, lavoratrici, eroine, campionesse e casalinghe. Azioni troppo spesso dimenticate.
Durante la resistenza più di 35.000 donne hanno ufficialmente preso parte a scontri armati, e ancora più alto il numero di donne che fecero parte della resistenza non armata, rischiando la vita per fare staffette, distribuire stampa clandestina, ospitare e assistere partigiani.  Il Novecento viene chiamato il secolo delle donne, e questo spettacolo è un viaggio attraverso il XX secolo italiano, concentrandosi su un percorso di emancipazione, celebrando vittorie – come il suffragio universale del 1946 che estese il voto anche alle donne. Si materializzano così in scena ragazze che stringono le schede come biglietti d’amore, signore con sgabelli pieghevoli sotto al braccio, per il timore di stancarsi nelle lunghe file davanti ai seggi e con conversazioni politiche fra uomo e donna che hanno il sapore della “parità”.
Si riconoscono poi le sconfitte di una società che si è mostrata ancora troppo immatura per riconoscere la dovuta dignità all’universo femminile. Nonostante il boom economico, esiste ancora in un certo periodo di tempo, la divisione tra donna mistificata come moglie e serva della casa e donna oggetto profano del piacere. Dono invece di un tradizionale moralismo che sembra giustificato da mitologie trascendentali (Pandora e il vaso che contiene tutti i mali del mondo) è la visione della femminilità come sibillina e ammaliatrice.
Lo spettacolo racconta delle persone che si sono opposte a questi pregiudizi, ma anche delle norme che invece li hanno rafforzati, giustificando a volte comportamenti degradanti. Questo viaggio, che usa l’ironia come strumento di rappresentazione, s’incupisce quando affronta il tema della violenza. Violente sono le norme che davano ai tribunali il potere di decidere il grado dello stupro tramite aberranti spiegazioni scientifiche, volte a misurare se il rapporto era completo o un “semplice” atto di libidine, senza minimamente considerare i danni psicologici subiti dalla persona offesa. Oppure leggi come l’articolo 544 del Codice penale che permetteva allo stupratore di non scontare alcuna pena grazie alla promessa di sposare la propria vittima. In questo contesto viene narrata la storia di Franca Viola, ragazza siciliana diciassettenne rapita e violentata da un corteggiatore respinto, che denuncia il proprio carnefice e respinge le nozze riparatrici. La storia di Franca non si legge nei libri di storia, ma ha contribuito a denunciare la condizione femminile e quindi a migliorare la vita delle donne in una società ancora maschilista.
L’opera alterna piccole vicende che vedono singole protagoniste a situazioni condivise. Come la vita delle immigrate che lasciano il paese di origine per seguire i propri uomini e rammendare non più gli indumenti del contadino sporchi di terra, ma le tute dell’operaio. Ma anche delle lavoratrici che subiscono condizioni estenuanti e che hanno lottato per ottenere una vita più dignitosa: le “gelsominaie” calabresi, ricercate poco più che bambine per le loro dita capaci di cogliere questi fiori delicati, materia prima per l’industria dei profumi. Piccole donne pagate un tanto al peso dei fiori che raccoglievano che partivano da casa alle tre del mattino per terminare la raccolta entro le nove; oppure le braccianti meridionali che con il “poscia” – una sorta di grembiule a sacco – arrivavano a raccogliere 15 chili di olive in un solo trasporto. Lo stesso poscia che, in provincia di Lecce, le donne bruciarono in piazza perché definito strumento di tortura; o anche le mondine del vercellese e del novarese, per intere giornate con l’acqua fino alle ginocchia, a piedi nudi e con la schiena curva per togliere le erbacce che disturbavano la crescita delle piantine di riso. Le mondine sono state le prime donne a lottare per un giornata lavorativa di sole otto ore, perché oltre la condizione diventava insostenibile.
Donne è quindi uno spettacolo che diventa racconto di piccole e grandi storie, si trasforma in partecipazione per i traguardi raggiunti, le lotte e i sacrifici sopportati, terminando con il gioco delle “prime donne”: ovvero tutte le donne che sono riuscite ad abbattere un pregiudizio infondato.
Da Alfonsina Strada prima e unica donna a gareggiare con gli uomini nel Giro d’Italia ad Alessandra Germi la prima donna pubblico ministero, da Angela Gasparini prima donna vigile a Roma a Lella Lombardi, la prima pilota di Formula Uno, da Tina Anselmi prima donna ministro, a Nilde Iotti prima donna presidente della Camera dei Deputati – ufficio che conservò per 13 anni, guadagnandosi il rispetto di tutti i partiti. 
24.2.16
 
 
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