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Schegge d'Autore presentazione


Il Sindacato Nazionale Autonomo degli Autori Drammatici e Radio Televisivi fondato nel 1945 PRESENTA “SCHEGGE D’AUTORE” IL FESTIVAL DELLA DRAMMATURGIA ITALIANA
Il Festival, organizzato dal Sindacato Nazionale Autori Drammatici (SNAD) e dedicato ai nuovi autori teatrali italiani, propone una selezione di opere divise in tre sezioni: CORTI TEATRALI, MONOLOGHI e ATTI UNICI.
A cura di Renato Giordano
APRE E CHIUDE IL CONTEST IL CORTO INEDITO FUORI CONCORSO DEDICATO ALL’EROINA “CATARINA LANZ”, DI RENATO GIORDANO
2-9 Ottobre, Teatro Tordinona, Roma. Al via la XIII edizione di “Schegge d’Autore”, il Festival che propone una selezione di talentuosi autori teatrali e si configura come l’unico contest dedicato alla nuova drammaturgia italiana. L’atteso appuntamento torna dal 2 al 9 ottobre al Teatro Tordinona di Roma, sotto la Direzione Artistica di Renato Giordano. SCHEGGE D’AUTORE si configura come un immancabile appuntamento annuale nel panorama italiano, dedicato alle nuove tendenze della scrittura teatrale. Un Festival coinvolgente, ma anche un osservatorio sulla vitalità del teatro e le sue continue evoluzioni. Ideato da Renato Giordano, direttore artistico fin dalla prima edizione, il “Festival della Drammaturgia italiana contemporanea” SCHEGGE D’AUTORE è il solo esistente nel nostro paese. In tredici anni di festival sono andati in scena circa 600 nuovi testi di Autori italiani. Un evento unico, dove la scrittura drammaturgica è protagonista, in un paese in cui per i nuovi autori è sempre più difficile andare in scena. Lo storico Teatro Tordinona punta i riflettori sui nuovi drammaturghi italiani in una intensa settimana di rappresentazioni. Il Festival si apre mercoledì 2 ottobre, alle ore 21, presentando in anteprima assoluta un corto teatrale fuori concorso dal titolo “Catarina Lanz”, scritto e diretto da Renato Giordano. Per la prima volta un testo teatrale ripercorre le gesta di un personaggio storico come Catarina Lanz, l’eroina tirolese che armata di un solo forcone bloccò l’avanzata delle truppe napoleoniche che stavano invadendo la Val Pusteria, infondendo coraggio agli schutzen per respingere gli invasori. Il festival “Schegge d’autore” presenterà una selezione di 15 autori teatrali provenienti dalle varie regioni d’Italia e non solo, che porteranno in scena e in replica le loro opere.
14.10.13
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Eco



La Pelanda 11 settembre 2013 “Eco” è «un paesaggio in cui convivono diversi dispositivi di percezione», al confine tra la performance e l’installazione, creato dal gruppo di ricerca artistica Opera. Apre squarci sul tema del movimento, del riflesso e della percezione.
Cura della visione e regia: Vincenzo Schino
Performer: Marta Bichisao
Video: Gaetano Liberti
Scenotecnica: Emiliano Austeri
Suono: Federico Ortica
Realizzazione marionetta: Gigi Ottolino
Cura del progetto: Marco Betti
Produzione: Opera e Teatro di Roma Entriamo in un ambiente buio, dal quale emerge uno specchio d’acqua. Sulla superficie, si affaccendano volti videoproiettati. Come se persone accanto a noi si sporgessero oltre il bordo, cosa che noi spettatori non osiamo fare. Ognuno di essi sosta, si contempla e si scopre. Qualcuno, intimidito, sembra non riconoscersi nell’immagine che vede; qualcun altro è orgoglioso di ciò che lo specchio rimanda. Ma che un’immagine è per forza un simulacro ce lo ricorda una goccia d’acqua che, seguendo il suo corso di caduta, increspa la superficie e segna il tempo con il suono dell’impatto.
Mentre i volti continuano ad apparire, si illumina un’altra porzione di ambiente, questa volta in alto. Ciò che vediamo è un corpo stilizzato, primordiale, semplici linee di ferro intrecciate tra loro. L’oggetto, sospeso nell’aria, è attaccato a dei fili e sembra essere mosso dall’alto, come una marionetta. I movimenti si susseguono con ritmo diverso, accompagnati dalla musica. A volte esplodono e sembra che il corpo voglia liberarsi dei fili per nuotare in mare aperto. Quelle che vediamo sono le nostre possibilità di movimento e interazione con lo spazio.
Qualche spettatore si avvicina alla struttura sottostante la marionetta: delle porte accostate circolarmente che delimitano un ambiente interno, visibile attraverso gli spioncini. La descrizione di Eco recitava: «il tempo di sosta e il punto di vista saranno scelti liberamente da ogni visitatore che attraversa lo spazio». Non esiste un unico modo di esperire l’installazione, ogni spettatore è rimandato a se stesso; eppure quella che si forma immediatamente è una micro comunità nella quale ognuno si avvale dei suggerimenti e dei segnali mandati dagli altri.
Guardo anch’io dallo spioncino e vedo delle ombre che sembrano passarmi davanti. Poco dopo, l’ambiente delimitato dalle porte si illumina. Guardo di nuovo dentro: c’è una persona stesa, e ci rendiamo conto che i fili della marionetta sono legati a lei. Dunque il corpo reale e quello artefatto si muovono specularmente, l’uno dipendente dall’altro, l’uno eco, appendice dell’altro. L’interpretazione del rapporto tra i due può essere molteplice, ma indubbiamente sussiste una simbiosi, una ricerca, fino ad arrivare al punto in cui la mano di carne ed ossa e quella di ferro si sfiorano.
La struttura delle porte e la marionetta piombano nel buio. La luce ora è di nuovo sullo specchio d’acqua, dove però non appaiono più i volti, ma il fondale di sabbia. Forse ora sarebbe il turno dello spettatore di sporgersi oltre il bordo, ma la performance è finita, e uno dopo l’altro usciamo dalla stanza.
10.10.13
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Ex Amleto



Teatro Lo Spazio 4 Ottobre 2013 “Ex Amleto” di William Shakespeare scritto e diretto da Roberto Herlitzka. Un "one man show" di un grande attore, che si misura con uno dei più classici testi teatrali. Herlitzka - Amleto è solo davanti a se stesso come attore, mentre nello specchio rappresentativo in cui si riflette, la morte e il teatro adescano la disperazione di dire, dire ancora prima che tutto il resto sia silenzio. Amleto è solo, i suoi interlocutori restano invisibili fisicamente per materializzarsi nella voce e nel corpo di Herlitzka. Amleto è solo, i suoi interlocutori restano invisibili fisicamente per materializzarsi nella voce e nel corpo di Herlitzka. Amleto padre, la regina, Re Claudio, il becchino, giocano un sabba infinito nell’interpretazione di un unico spirito, perché le anime di Amleto sono infinite, almeno quante sono le anime del capolavoro di Shakespeare. Quando anni fa Eimuntas Nekrošius fece interpretare l’Amleto a una rockstar lituana, voleva sottolineare come l’età anagrafica del Principe di Danimarca fosse quella di un giovane, e che spesso in teatro era erroneamente interpretato da anziani capocomici o mattatori della scena giunti ormai all’apice della carriera. Roberto Herlitzka, classe 1937, ribalta questa prospettiva e scrive un monologo sull’Amleto, quasi per prendersi una rivincita, non avendo, paradossalmente, mai interpretato il personaggio shakespeariano in cinquant’anni di onorata carriera sui palcoscenici. Già il titolo sta a indicare una condizione postuma, l’impossibilità, per raggiunti limiti d’età di calcare veramente le gesta del Principe di Elsinore. Ma Herlitzka compie anche una ricerca di quelli che sono gli elementi di senilità nell’animo del pur giovane Amleto, già temprato, e messo alla prova, dalla vita. Ex Amleto è un gioco teatrale che vede un grande protagonista del teatro classico in un contesto da teatro di ricerca, mettendo insieme così tradizione e avanguardia, a sottolineare come le distinzioni tra categorie siano in realtà fasulle. Il teatro è teatro e basta. Herlitzka calca, e riempie da solo la scena, da grandissimo mattatore, reggendo un lunghissimo monologo, di oltre un’ora e mezza, e rendendolo con grande intensità. In luogo dei grandi spazi e delle scenografie sontuose, lo spettacolo è messo in scena in uno spazio vuoto, per una piccola platea di un teatro raccolto. La scenografia consta semplicemente di una sedia e di un teschio appoggiato per terra, secondo i dettami del teatro povero grotowskiano. A parte le sottolineature con l’uso di luci colorate, per i momenti topici come l’”essere o non essere”, tutto si basa sulla capacità di suggestione dell’attore. Sono evocati gli altri personaggi dell’opera e gli oggetti. Persino la spada del duello finale non c’è, almeno fisicamente, sulla scena. E gli oggetti possono assumere varie sembianze, un cerchio di legno con un’impugnatura, vuoto al suo interno, può diventare una grande lente d’ingrandimento o uno specchio. Ex Amleto è una decostruzione del testo shakespeariano, un’operazione su di esso, al pari di quelle fatte da Heiner Müller o Carmelo Bene. E’ un’opera cerebrale, un flusso di coscienza ininterrotto, incentrato sulla follia. In questo contesto assume grande importanza il discorso metateatrale, già presente nell’opera del Bardo con la recita inscenata da Amleto per smascherare il re. Ma è anche uno spettacolo dove ha grande spazio l’ironia. Herlitzka si diverte a giocare sui cliché dell’iconografia di Amleto, lasciando il teschio di Yorick appoggiato a terra per tutto il tempo dello spettacolo, o con la battuta «Rosencrantz e Guildenstern non sono morti».
10.10.13
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Svogliateo



30 LUGLIO 2013

"SVOGLIATEO" di Duccio Raffaelli Prendete un ragazzo qualunque, toglietegli di dosso il battesimo e mettetegli il beneficio del dubbio. Risultato...
7.10.13
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Asintoti



Teatro Due 15 settembre 2013 “Asintoti”
Coreografia e regia: Salvatore Romania e Laura Odierna
Danzatori: Salvatore Romania, Claudia Bertuccelli, Valeria Ferrante
Compagnia: Petranura Danza
«Il termine asintoti è un aggettivo», questo l’incipit delle note di regia fornite a noi spettatori, come per introdurci in un linguaggio espressivo rarefatto e annunciarci danze dalle forme allusive, come è ogni aggettivo in un discorso. Dunque, il discorso di Salvatore Romania, Claudia Bertuccelli e Valeria Ferrante, i tre danzatori di Asintoti, inizia intervallando movimenti e parole, danza e recitazione. All’accendersi delle luci, i tre ballerini si muovono con gesti più mimici che danzati, in quell’eclettico connubio che la danza contemporanea e la sperimentazione dei singoli artisti sa offrire: la scissione tra musica e parola, tra recitazione e danza, diventa sempre più inconsistente. In Asintoti, abbiamo inizialmente a che fare, appunto, con dei mimi, poi con dei ballerini e, improvvisamente, con degli attori. Quando Salvatore Romania prende la parola, noi capiamo che gli artisti sul palco, oltre che ballare, intendono raccontarci una storia: quella di una coppia scoppiata. In realtà, sarà molto di più. Per ogni coppia che scoppia, ci sono degli asintoti. Aggettivi, arricchimenti di un discorso, che hanno il potere, però, di deciderne le sorti. Un discorso prende una direzione quando contiene aggettivi, perché essi lo caratterizzano. Senza, sarebbero solo punti fermi. Immaginiamo una coppia fatta di due esseri fermi: non può scoppiare, perché i due punti non tendono a raggiungersi e intersecarsi. Ogni coppia umana, di qualsiasi categoria e natura, è tale perché cerca di comunicare, di avvicinarsi, fino a fondersi. Cerca di farlo, ma l’intersezione tra sistemi aperti, che noi tutti siamo, tende a sforare, a raggiungersi e poi oltrepassarsi, senza mai fondersi stabilmente. È un horror vacui, è malattia degli affetti: ci si affanna per corrersi incontro ma non si sfocia che nel vuoto. Il terrore di quel vuoto ci fa continuare a correre, a cercare una soluzione che non esiste, ma alla quale non vogliamo rinunciare. Siamo asintoti, tendiamo verso un comune infinito, ma restiamo linee in movimento, che non raggiungono né l’infinito, né altre linee, né captano la bellezza del linguaggio rarefatto che esprimono: il non fondersi mai, il tendere all’infinito senza poterlo raggiungere e temendo anche la stessa possibilità di raggiungerlo, diventa il disequilibrio più rassicurante per l’umanità, perché ci permette di restare in movimento. Difatti, quando la musica finisce e le luci si spengono, i tre ballerini stanno ancora affannosamente danzando, sempre più svelti: tre linee che si rincorrono, vogliono intrecciarsi, asintoti senza destinazione, uomini in disequilibrio.
7.10.13
 

Sarah Jane Morris e Tony Remy



Radisson Blu Es Hotel di Roma 16 settembre 2013 “Sarah Jane Morris e Tony Remy” L'esibizione fa parte della manifestazione 'Jazz on Top' che ospita, nel noto albergo di via Turati, sedici concerti di jazz metropolitano. Sarah Jane Morris, che si ispira al suo idolo Billie Holiday, sara' accompagnata dalla chitarra e dalla voce di Tony Remy e dal violoncello di Enrico Melozzi, special guest della serata.
Sarah-Jane Morris, una delle più raffinate e meno formali cantanti degli ultimi anni, sempre in bilico tra ossequio alla tradizione e desiderio di esplorare nuovi territori musicali, celebra il concetto di libertà usando il linguaggio che le è più congeniale, quello della musica, accostando ritmi jazz, rock e africani. Un grande nome della musica mondiale che, fin dai tempi in cui era corista nei Communards di Jimmy Sommerville, ha saputo imporsi con uno stile sofisticato e con produzioni importanti che nel tempo hanno spaziato dal pop al blues, fino al jazz. Da sempre ispirata dal suo idolo Billie Holiday, i suoi lavori sono stati spesso frutto dell’amicizia e della collaborazione con Marc Ribot e della passione per alcuni grandi interpreti del passato come John Lennon, Leonard Cohen e Marvin Gaye.
Sarah Jane dice: "Tony ed io ci siamo incontrati quando durante la metà degli anni 80 ero solita cantare con Ian Shaw e lui suonava la chitarra nella band, Ci è voluto tutto questo tempo perchè entrambi fossimo liberi allo stesso momento per poter lavorare di nuovo insieme."
7.10.13
 

Mio figlio era come un padre per me



Incontro con la compagnia



Teatro Remondini, Bassano del Grappa VI 28 Agosto 2013
“MIO FIGLIO ERA COME UN PADRE PER ME”
 di e con: Marta Dalla Via & Diego Dalla Via,
aiuto-regia: Veronica Schiavone,
partitura fisica: Annalisa Ferlini,
scene: Diego Dalla Via,
costumi: Marta Dalla Via.
“La prima generazione ha lavorato. La seconda ha risparmiato. La terza ha sfondato. Poi noi”. C’è una bella casa, simbolo di una vita agiata ma non agita. Ci sono due figli che pianificano di far fuori i genitori. Per diventare loro finalmente i padroni. Non della casa, padroni delle loro vite. Niente armi, niente sangue. Un omicidio due punto zero. Un atto terroristico, nascosto tra le smagliature del quotidiano vivere borghese.
5.10.13
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Treno fermo a Katzelmacher



Incontro con la compagnia



CSC Garage Nardini Bassano del Grappa 29.08.2013 “TRENO FERMO A KATZELMACHER” No (Dance First. Think Later) ideazione Dario Aita, coreografie Elena Gigliotti, interpreti: Diletta Acquaviva, Emmanuele Aita, Giuseppe Amato, Lucio De Francesco, Damien Escudier, Marcella Favilla, Flavio Furno, Melania Genna, Elena Gigliotti, Giovanni Serratore. Costumi Giovanna Stinga, consulenza e realizzazione scene Paola Castrignanò, consulenza tecnica audio/video Ludovico Bessegato. Venti occhi. 10 teste. 9 cafoni, e uno straniero. 4 tasci, 4 zendraglie, e un marruchino. Si riconoscono sul loro sempr’eterno, sempr’arrugginito marciapiede. bar. Sotto casa. Non hanno una città, la vivono. In modo parassitario, ma non lo sanno. E per l’esattezza, questo ammasso di case in cui sono nati, si estende orrendo da Adelfia Capurso Casarano Manduria Torre Paese Rione Terra Afragola Filadelfia Sant’Elia Cetraro Verbicaro Maida San Vito sullo Jonio Santa Flavia San Cipirello Castellana Sicula Petralia Soprana Roccamena Partanna Campobello di Mazara eccetera eccetera a: nuova destinazione. Purché: si abballi. E il cuore mantenga il bum-bum dignitoso di sempre, aspettando sulla ferrovia che non c’è il treno che porterà all’euforia. Il trenoFERMO. Alla discoteca. 9 ragazzi, in una città indefinita con stazione e binari annessi, sconnessi e connessi con il loro linguaggio – di scunciglie, parolacce, bestemmie, e amore – 9 ragazzi, trenofermo a-Katzelmacher quindi, incontrano un marocchino. Che parla francesismi int’ o rione. E nel rondò di sfottimenti, violenza, e tradimenti, si muovono questi avanzi di città, partoriti a muscoli, calcio, carne, karaoke, sangue, balli e katzelmacher. La trama è facilissima nei fatti, incomprensibile nei motivi che la mandano avanti (e indietro). Storia di motorini, poste, amori, ragazze madri, legnate, bastunate, sogni. Perché anche al confine con la desolazione totale dell’essere, c’hanno diritto pure loro, ai sogni. Sogni facili. Nelle camerette con poster di neomelodici. E quando meno poi ce lo aspettiamo, si scoprono i volti, sotto i caschi sporchi, e hanno occhi grandi, tutti, belli e grandi, e scrivono poesie che non conoscono e non immaginano di avere dentro. Il sud. Il sud che è niente. Che siamo noi. Per davvero. E parliamo al plurale. E ci siamo scelti. Venti occhi. 10 teste. 9 teste brutte. E una marocchina. Tutto attraverso i suoi occhi. Occhi sporchi di terra straniera. Che hanno paura e fanno paura. Che aspettano ’o sule e trovano ’u sangu. E l’amuri. Un amuri diverso come lui. L’amuri che ci rende uguali.
5.10.13
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La guerra è finita



30 LUGLIO 2013

LA GUERRA E' FINITA
Scritto e interpretato da Daniele Scattina
Un racconto di guerra, un racconto su quello che c’era e quello che rimane nelle vite, nei cuori e nelle coscienze degli uomini. Un racconto disegnato su una tela attraverso immagini viste in televisione, seguendo frammenti di poesia che parlano di libertà e costrizione, di vittime e di potenti, di gente senza volto e senza nome. Un racconto di potenza e fragilità, distruzione e costruzione, violenza e vita, guerra e amore, qualcosa di illogico, di incomprensibile, ma spesso forse più vero di tutto ciò che dovrebbe sembrare logico e sensato.
30.9.13
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Sulla Terra leggere



29 LUGLIO 2013

SULLA TERRA LEGGERE
di e con Antonio Careddu
Un uomo tutte le notti va al porto, guarda il mare e schiaccia le formiche. Oltre il mare, dice, c’è casa sua. Il nostro mondo ormai si è fatto piccolissimo, tutto è vicino e a portata di mano e tutto quindi diventa indifferenziato e indifferente. Testimone di questa indifferenza, il protagonista senza nome del racconto non conosce un posto in cui riconoscere la propria origine, un posto dove desiderare di tornare. Una formica di passaggio, raccontandogli una leggenda, lo renderà consapevole della sua condizione di sradicato e gli permetterà di scegliere.
30.9.13
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Eveline



Teatro Td IX Tordinona Roma 24 settembre 2013 “EVELINE”
di Francesca Venturi
Compagnia Uno Punto Zero
con: Giulia Menici, Domenico Marretta, Giacomo Maria Sannibale, Daniele Scaglia
Regia di Francesca Venturi
Aiuto regia: Giulia Costa
Coreografie: Micaela de Luca
Responsabile tecnico: Valerio Pignalosa Conti
“Perché scappi?” Accadono cose che sono come domande,
passa una vita, oppure anni, e poi la vita risponde.
La storia di Eveline racconta un intreccio di vite, di segreti e di risposte.
Musiche originali ed atmosfere surreali,
vi accompagneranno in una fuga senza ritorno.
Uno spettacolo affascinante, talvolta ironico,
talvolta crudo e pungente,
vi travolgerà come un'ondata di ricordi. E tu perché scappi?
30.9.13
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Game Over



Teatro Due 20 Settembre 2013 “GAME OVER”
Concept, coreografia e regia: Susan Kempster
Autori/interpreti: Susan Kempster/ Marta Cinicolo, Vincenzo Capasso, Claudio Malangone
Musiche: A.A V.V.
Disegno luci: Francesco Ferrigno
Responsabile organizzativo: Maria Teresa Scarpa
Produzione: Borderline Danza, MIBAC, Regione Campania
A volte le cose vanno troppo oltre e qualcuno finisce per farsi male. Questo accade quando finisce il gioco. Game Over tratta di sottile crudeltà, di ingiustizia e di gelosia, per la necessità di voler essere in gioco, di adattarsi, di voler essere amato. É un aspetto ambiguo della natura umana. Un inizio apparentemente innocuo, divertente che si trasforma in sinistro per i tre personaggi che giocano la loro parte in questo tragicomico dramma di vita.
26.9.13
 
 
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