*jeug- - (05/05/14)


CANALE:

"jeug" Anna Bragagnolo, la Ragazza Pioggia, la Giumenta scrittura: Simone Derai, Anna Bragagnolo, Eloisa Bressan disegno della scena e suono: Simone Derai costumi: Serena Bussolaro training: Francesca Marchetto / Centro Equestre PratoVerde cura e assistenza: Marco Menegoni Foto di scena: Giulio Favotto, Moreno Callegari Spettacolo finalista premio EXTRA 2008. La nostra domatrice di cavalli testimonia la lotta interiore nell'incontro con il naturale. Propone un incontro con l'animale storicamente nuovo -o almeno nuovo per il nostro tempo-: non ricorre alla violenza, pur comprendendo intimamente i contrasti della selva. L'agonia umana, di cui il mito è metafora, è rappresentata qui per ciò che è: il confronto con sè stessi, con l'altro, con la bestia e con il divino primordiale. L'idea teatrale a cui siamo interessati giace tutta nelle pieghe di questo incontro, nel dialogo non verbale che esso sottende. La presenza animale, di per sè elemento non originale nella ricerca teatrale, è qui vista come una presenza attiva all'interno del dialogo, capace di determinarlo, di scriverlo, che non subisce l'imposizione scenica umana, o che la subisce al pari di quanto la controparte umana subisce l'inaspettato animale. L'approccio all'animale segue una sequenza originale e perfezionabile. Ma se la sequenza è nota, non sono note le risposte animali.E' nella relazione tra i due attori, che si dipana agli occhi del pubblico ogni volta nuova - con esiti sempre diversi di innamoramento, di esclusione, di scontro, di attrazione, di rifiuto, il senso teatrale cercato.

"jeug" Anna Bragagnolo, la Ragazza Pioggia, la Giumenta scrittura: Simone Derai, Anna Bragagnolo, Eloisa Bressan disegno della scena e suono: Simone Derai costumi: Serena Bussolaro training: Francesca Marchetto / Centro Equestre PratoVerde cura e assistenza: Marco Menegoni Foto di scena: Giulio Favotto, Moreno Callegari Spettacolo finalista premio EXTRA 2008. La nostra domatrice di cavalli testimonia la lotta interiore nell'incontro con il naturale. Propone un incontro con l'animale storicamente nuovo -o almeno nuovo per il nostro tempo-: non ricorre alla violenza, pur comprendendo intimamente i contrasti della selva. L'agonia umana, di cui il mito è metafora, è rappresentata qui per ciò che è: il confronto con sè stessi, con l'altro, con la bestia e con il divino primordiale. L'idea teatrale a cui siamo interessati giace tutta nelle pieghe di questo incontro, nel dialogo non verbale che esso sottende. La presenza animale, di per sè elemento non originale nella ricerca teatrale, è qui vista come una presenza attiva all'interno del dialogo, capace di determinarlo, di scriverlo, che non subisce l'imposizione scenica umana, o che la subisce al pari di quanto la controparte umana subisce l'inaspettato animale. L'approccio all'animale segue una sequenza originale e perfezionabile. Ma se la sequenza è nota, non sono note le risposte animali.E' nella relazione tra i due attori, che si dipana agli occhi del pubblico ogni volta nuova - con esiti sempre diversi di innamoramento, di esclusione, di scontro, di attrazione, di rifiuto, il senso teatrale cercato.
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