Acqua di colonia - (13/03/17)


CANALE:
Teatro India 2 marzo 2017
Acqua di colonia
testo, regia, interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano
ogni sera lo spettacolo ospita in scena un ospite che
non conosce lo spettacolo Aicha Cisse (28 febbraio)
Sara Gomida (1 marzo), Barny Muheddin H. (2 marzo)
consulenza Igiaba Scego
voce del bambino Unicef Sandro Lombardi
scene e costumi Alessandra Muschella, Daniela De Blasio
luci Omar Scala
produzione Romaeuropa Festival, Teatro della Tosse, Accademia degli Artefatti
con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio
Si ringrazia il Teatro di Roma
L’Africa. Un mondo indistinto, generalizzato, lontano. Luogo comune in cui racchiudere le nostre ampie dosi di pregiudizio e di paura prescindendo dalle specificità di ogni sua terra, nazione, popolo. Somalia, Libia, Eritrea, Etiopia sono solo nomi astratti, non paesi reali, e comunque “noi” con “loro” non abbiamo nulla a che spartire. Anche gli africani sono tutti uguali, e lo sono le masse indistinte di profughi, di migranti che ogni mattina incrociamo per strada, sull’autobus o in stazione. Così è stato il colonialismo nostrano: una storia bicentenaria di abusi e prevaricazioni che oggi va solo rimossa, ricacciata sotto il tappeto e dimenticata. Lavata via come un cattivo odore da una bella passata di acqua di colonia.
Teatro India 2 marzo 2017
Acqua di colonia
testo, regia, interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano
ogni sera lo spettacolo ospita in scena un ospite che
non conosce lo spettacolo Aicha Cisse (28 febbraio)
Sara Gomida (1 marzo), Barny Muheddin H. (2 marzo)
consulenza Igiaba Scego
voce del bambino Unicef Sandro Lombardi
scene e costumi Alessandra Muschella, Daniela De Blasio
luci Omar Scala
produzione Romaeuropa Festival, Teatro della Tosse, Accademia degli Artefatti
con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio
Si ringrazia il Teatro di Roma
L’Africa. Un mondo indistinto, generalizzato, lontano. Luogo comune in cui racchiudere le nostre ampie dosi di pregiudizio e di paura prescindendo dalle specificità di ogni sua terra, nazione, popolo. Somalia, Libia, Eritrea, Etiopia sono solo nomi astratti, non paesi reali, e comunque “noi” con “loro” non abbiamo nulla a che spartire. Anche gli africani sono tutti uguali, e lo sono le masse indistinte di profughi, di migranti che ogni mattina incrociamo per strada, sull’autobus o in stazione. Così è stato il colonialismo nostrano: una storia bicentenaria di abusi e prevaricazioni che oggi va solo rimossa, ricacciata sotto il tappeto e dimenticata. Lavata via come un cattivo odore da una bella passata di acqua di colonia.
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