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Delitto a Villa Ada



Libreria Ready Cavour 21 febbraio 2013 Chiara Valerio e Mario Desiati presentano il nuovo romanzo di Giorgio Manacorda “Delitto a Villa Ada” letture di Ivan Festa. “Considerate i poeti, almeno i poeti, una specie protetta, come si fa con gli aironi, gli stambecchi o i lupi. A me però mi sa che i poeti sono più lupi che aironi o stambecchi” “Manacorda usa le parole come un chimico, con una precisione che aumenta di pagina in pagina”. A Villa Ada viene ritrovato il cadavere di un famoso poeta che viveva nel parco romano come un barbone. Conduce le indagini un commissario giovane e colto, poeta egli stesso, che non riesce però a venire a capo dell’ingarbugliata faccenda e rinuncia all’incarico consegnando la pratica nelle mani del Questore di Roma. Fra i tanti misteri che affiorano dagli interrogatori dei personaggi che frequentano la villa, uno campeggia insoluto e decisivo: la macchina da scrivere d’oro appartenuta al poeta ucciso. Un oggetto magico che, come la lampada di Aladino, farebbe scrivere a chi la usa grandi poesie. Si tratta di un movente plausibile? Forse, ma che fine ha fatto?… Una fiaba noir sulla poesia, sui poeti, sui tormenti della creatività, sulle invidie che possono portare a gesti estremi anche esseri tra i più distanti dalla realtà, i più astratti e sognanti, persi dietro i propri desideri di gloria.
25.2.13
 

La Guerra di Klamm - Klamms Krieg



Teatro Valle Occupato mercoledì 20 febbraio 2013 “La Guerra di Klamm - Klamms Krieg” di Kai Hensel traduzione Umberto Gandini regia e scena Filippo Dini con Antonio Zavatteri luci Sandro Sussi. Un attore, una cattedra, una sedia. L’insegnante Klamm, troppo vecchio per ricominciare da capo, troppo giovane per la pensione anticipata, si trova di fronte a una classe (il pubblico) che gli ha dichiarato una guerra di mutismo. L’accusa è di aver provocato il suicidio di uno studente con un voto negativo che ha portato alla bocciatura del ragazzo. Ma Klamm non accetta di essere messo sotto processo. Si difende con un astio che mal cela la sua crisi esistenziale, destinata a evidenziarsi nel corso di un monologo sempre più carico di tensione drammatica. La guerra di Klamm è un dramma attraversato da momenti di forte comicità. Un testo sulla scuola, sugli adulti mal equipaggiati nel rapporto con gli adolescenti, ma anche soprattutto un raffinato studio sui rapporti di forza, sulla violenza del silenzio contro quella della parola.
25.2.13
 

Oscillazioni



Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica

TEATRO BELLI dal 12 al 24 febbraio 2013 Giordano De Plano in “OSCILLAZIONI” di Vitaliano Trevisan uno spettacolo di Giuseppe Marini. “Ho sempre pensato di essere quel tipo di uomo che una mattina si alza, fa colazione, si fa una bella doccia, si sbarba, si mette il vestito migliore, pulisce il fucile, scarica il fucile su moglie e figli e quindi si uccide. Non senza prima aver fatto fuori anche il cane.” La storia vede un ragazzo tra i quaranta e i cinquant’anni che, in occasione del compleanno del figlio, traccia un bilancio della sua esperienza di marito e padre. “Entrambe le figure - racconta l'autore Trevisan - hanno la cifra dell'assenza. Un figlio generato da un matrimonio che egli voleva sterile e dunque l’abbandono di un progetto di vita portato a compimento, ai suoi occhi, in modo fraudolento. Da qui l’ulteriore abbandono anche dell'idea che un rapporto uomo-donna possa essere ancora possibile, a meno che non si tratti di un onesto rapporto “mercenario”, come quelli da lui intrattenuti nel corso degli ultimi anni. Ma qualcosa non funziona più...". “Un teatro del corpo, esposto e in fibrillante, sterile ostensione – racconta il regista Giuseppe Marini - generatore di una parola promiscuamente deiettata, “schizzata”, spezzata e in sincopante autocombustione, intrisa di umori, sperma, sudore e che tra i suoni acidi di un inquietante notturno elettro-statico, si disfa proprio nel suo farsi”.
22.2.13
 

1863-1992 DI GIOVANNI IN OLTRE



FORTE FANFULLA Giov 14, ven 15, sab 16 febbraio 2013 nell'ambito del Festival PARABOLE FRA I SANPIETRINI “da Roma in fuori” “1863-1992 DI GIOVANNI IN OLTRE Storia d'Italia e di persone da Giovanni Corrao a Giovanni Falcone” di Hilario Halubras con Marco Gobetti. Spettacolo in corso di pubblica e infinibile creazione, da un copione nato durante le prime venti prove su strada de "La vera storia di Hilario Halubras" (estate 2010 - con la co-direzione di Thuline Andreoni e Fabiana Ricca e il suono di Baldo).Uno strano personaggio evoca una vicenda che, correndo sul filo di tre attimi e tre vite, unisce indissolubilmente il XIX secolo e l’evento dell’Unità d’Italia, all’Italia del XX secolo e oltre. La stranezza del personaggio che evoca questa vicenda, deriva innanzitutto dal fatto che conosce storie di ogni tempo. Lo strano personaggio che evoca questa vicenda, conosce sì storie di ogni tempo: ma anche quelle non ancora accadute. Si lancia con forza a evocare la vita di Giovanni Falcone, tutta quanta, fino a un viaggio in macchina e a un’esplosione, poco prima di una galleria. Vuole assolutamente arrivare a ciò che di questa infinita vicenda non è ancora accaduto: ciò che può accadere solo se si viene a sapere. Lo strano personaggio finirà per rispondere alla domanda, anche a costo di svelare il segreto della sua identità: evocare l’incredibile vicenda di un uomo dell’800 che grazie a un passerotto diventa un uomo del 900 e oltre, era davvero l’unico mezzo che aveva per farlo.

link: www.marcogobetti.org/
21.2.13
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La sovranità appartiene al pop




Teatro Tordinona 15-16-17 febbraio 2013 “LA SOVRANITÀ APPARTIENE AL POP” compagnia Schegge di Cotone scritto e diretto da Emanuele di Giacomo con Elisa Capo ed Ottavia Leoni. Una presentatrice “resistente” che a tutti i costi cerca di salvare il salvabile e una valletta superficiale il cui unico obiettivo è finire lo spettacolo in tempo per poter presenziare a una serata in discoteca. Le due showgirl cercano di mettere in piedi un improbabile show a tema che fa il verso alla celebre trasmissione televisiva “Affari tuoi”. Il tema della puntata è la Costituzione della Repubblica Italiana. La scarsità dei fondi a disposizione, la mancanza dello staff, l’inadeguatezza della valletta renderanno quest’impresa tutt’altro che semplice. Ogni pacco e ogni concorrente partono da un diverso articolo e danno il via a un susseguirsi di situazioni comiche e surreali. Uno spettacolo di teatro civile che riporta al centro della riflessione la Carta fondante della nostra convivenza e il bisogno di ritrovare un insieme di regole condivise per riuscire a pensare a un futuro. Lo spettacolo vede un coinvolgimento diretto del pubblico, perché se nelle nostre teste ha iniziato a suonare un campanello d’allarme sulla democrazia, i diritti e in generale la vita politica di un Paese abituato a galleggiare sull’emergenza, forse è arrivato anche il momento di renderci conto che di questa condizione siamo responsabili tutti e tutti siamo chiamati, nella finzione teatrale così come nella vita reale, a fare qualcosa per cambiare la rotta, a impegnarsi attivamente per ripristinare, anche se simbolicamente e per una sera soltanto, il senso più profondo dei 139 articoli che costituiscono il fondamento dello Stato Italiano.
18.2.13
 

Reading - Il respiro in Bachmann – Passioni



Forum Austriaco di Cultura Roma 14 febbraio 2013 Reading - Il respiro in Bachmann – Passioni Regia e drammaturgia di Maria Inversi con Marco Quaglia e Claudio Curti Gialdino al pianoforte. Musiche di: Franz Schubert: Improvviso, Claude Debussy: Clair de lune, Franz Liszt: Sogno d’amore, Johannes Brahms: Intermezzo, Hans Werner Henze: Frammento, Nicola Valente: Passione, Frédéric Chopin: Valzer. «… E dentro un cortile tagliato dalla luce come in un caravaggesco senza neri, Longhi, la Banti, con Gadda e Bassani…scendono alla fermata dell'autobus, con i saluti di Contini e quelli del Tombra di Spitzer. E, insieme, la Bachmann, Uwe Johnson, Enzensberger…e un gruppo di angeli londinesi e di fotografi americani con gli occhi rossi dei nevrotici, …» Pier Paolo Pasolini, Poesie in forma di rosa, 1964 Solo chi ha fiducia nell'altro e urgenza del dirsi e darsi può rappresentarsi come nuda/o. La generosità spirituale e umana che traspira dalla corrispondenza ci consente di tangere anche la qualità intellettuale ove arte, visione filosofica, estetica ed etica del valore delle relazioni si respirano anche in poche frasi. La Bachmann si rivela attraverso le sue parole e quelle degli altri tra gioia, tristezza, forza e fragilità. L'inconosciuta Bachmann attraverso gli epistolari tra lei e altri artisti con cui condivise passione affetto, acerbità, ricerca di riconoscimento, certezze, ma anche, tentativi di costruire relazioni etiche e, attraverso cui, ha espresso la sua necessità di essere nel mondo con identità libera di pensare e agire. Generosa e caparbia, fu esigente con se stessa e con chi entrò in contatto con lei. La Bachmann visse un'epoca in cui gli eventi storici furono particolarmente drammatici per tutta l'Europa: nazismo, fascismo, stalinismo, guerra fredda e, infine, le rivoluzioni del sessantotto, fatti in tutta la loro complessità, che la spinsero in una forma di inquietudine da cui, unitamente alle delusioni sentimentali, la vide in Via Bocca di Leone e in Via Giulia, stanca, sola e sofferente. Nell'intervista che Maria Inversi fece a suo tempo a Maria Teofili, governante della Bachmann, la stessa dichiarò che il giorno in cui la sigaretta provocò bruciature sul suo viso e parte del corpo la Bachmann, alla domanda: signora, ma lei non piange? La Bachmann rispose: non sono questi i dolori che fanno piangere. Morì quattro giorni dopo. Ciò che noi vogliamo ricordare con questa serata è però la bellezza, la gioia dello sguardo che vede la natura fremere e appassionarci. Vogliamo raccontare la potenza dell'amore, i desideri, i sogni attraverso parole che si scalfiscono nella mente, diciamo anche nello spirito per la loro unicità di scrittura, ma anche per la particolarità delle relazioni: grandi tra grandi di cui riconosciamo altezze e fragilità. La corrispondenza tra Celan e Bachmann ha toni, andamenti e forme completamente diverse dalla corrispondenza che ebbe con Henze, giocosa, divertente e tenera. Nel suo “Diario di Guerra” la Bachmann riporta parte della corrispondenza avuta con Jack Hamesh ove emerge la grande nostalgia che tale soldato, ebreo, provò verso Ingeborg e la sua famiglia e, nonostante la sua giovane età, riuscì a comprendere, fin da subito, la grande necessità della Bachmann a concedersi spazi di grande solitudine. Il reading è una sintesi della corrispondenza finora mai rappresentata che nella drammaturgia mette in scena parole e musica nel tentativo di restituire identità, diversità e atmosfere.

Organizzazione & Info:
Forum Austriaco di Cultura Roma, tel: 06 3608371

link: www.austriacult.roma.it
17.2.13
 

Teatro Lo Spazio - Il muro



Teatro Lo Spazio dal 22 Gennaio al 10 Febbraio 2013 “IL MURO" piccola opera rock ispirata a THE WALL dei Pink Floyd scritto e diretto da Angelo Longoni (Cendic) con Ettore Bassi & Eleonora Ivone, musica dal vivo suonata dai SOUND ECLIPSE: Stefano Cacace, vocals, Marco Zanni, guitars, Emanuele Puzzilli, drums, Emiliano Zanni, keys & synt, Andrea Agates, bass. Quanti sono i muri che ci separano dagli altri, che ci rinchiudono, che ci isolano impedendoci di essere visti e sentiti? E quanti sono i muri che abbiamo dentro, quelli che ci siamo creati e che rappresentano limiti e frontiere invalicabili? Per non parlare dei muri che crea il contesto sociale, il mondo economico e lavorativo, i muri che ci impone la crisi finanziaria, la disoccupazione o addirittura la malattia. Sono innumerevoli i simboli che l’idea di muro richiama: ostacolo, impedimento, scudo, freno, divisione, blocco, chiusura, ostruzione, argine, trincea, prigione, limite, pregiudizio… e tanti altri ancora. La valenza che il muro porta con sé è non solo sinonimo di segregazione e sopraffazione, ma anche di sospensione di contatto con il mondo. Sono stati moltissimi i contributi artistici e narrativi nella storia della letteratura, della pittura, della fotografia, della musica e del cinema ad utilizzare questo simbolo. Il più famoso e più popolare è sicuramente “The Wall” l'undicesimo album della mitica band inglese dei Pink Floyd, un doppio concept album pubblicato nel 1979 al quale ha fatto seguito il film nel 1982. La forza evocativa delle musiche e dei testi dei Pink Floyd, la loro valenza simbolica e universale, fa da base, oggi, ad una nuova ispirazione per una storia legata al presente e ai tempi che stiamo vivendo. A distanza di oltre trent’anni dall’uscita di “The Wall” i muri intorno e dentro all’uomo e alla donna del nuovo millennio sono aumentati e i loro effetti sono decisamente più evidenti. “IL MURO” è una storia pensata per il teatro, uno spettacolo musicale che si può definire come “piccola opera rock”. Le canzoni del celebre gruppo britannico fanno da contenitore e da base poetica per raccontare la vita di un uomo, di una donna e del loro amore messo a dura prova da tutti i muri presenti nella società e nelle loro menti. “IL MURO” è uno spettacolo emotivo e romantico, divertente e arrabbiato, pieno di speranza. Una storia d’amore che ha bisogno, per sopravvivere, di abbattere tutti i muri con i quali ognuno di noi ha a che fare quotidianamente. In una scenografia, che rappresenta simbolicamente l’interno di un appartamento qualsiasi, i musicisti si mischieranno ai personaggi sostenendoli e accompagnandoli nel loro viaggio sentimentale, mettendo a loro disposizione le musiche e le canzoni dei Pink Floyd che gli attori riutilizzeranno in parte restituendole in forma di drammaturgia nei loro dialoghi.
13.2.13
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Non sparisco dalla terra



Casa delle Culture 2 dicembre 2012 Deposito dei Segni in collaborazione con ISM Italia presentano “NON SPARISCO DALLA TERRA” Ideazione Cam Lecce e Jörg Grünert con Cam Lecce, Michelangelo Del Conte,Jörg Grünert, allestimento Jörg Grünert, musiche: Michelangelo Del Conte, scelta dei testi: Wasim Dahmash. Reading di poesie e narrativa arabo-palestinese. La poesia e la narrativa palestinese rappresentano un frammento della vasta letteratura araba. Sono una scrittura fortemente permeata dalla presenza del dramma storico, civile e politico del popolo palestinese. Si potrebbe dire che quasi siano stati i poeti i primi ad accorgersi del conflitto che si stava delineando con l’arrivo dei coloni sionisti al seguito delle truppe di occupazione. Una scrittura di impegno civile in cui i temi dell’amore, dell’esilio, della resistenza, della lotta all’oppressione, contro la persecuzione e la prigionia, per il diritto alla vita e per la difesa della propria identità si intrecciano a sentimenti e memoria, paesaggi interiori di un presente minaccioso ancora esistente, ben restituiti da grandi capacità stilistiche suggestive ed originali. Autori delle poesie e racconti presentati nel reading sono: Ibrahim Tuqan, Fadwa Tuqan, Rashid Husayn, Samih al-Qasim, Samira Azzam, Ibrahim Nasralla, Mahmud Darwish. La scelta dei brani che ripercorre un arco temporale che va dagli anni 30 del '900 fino agli anni 2000 è stata curata del docente universitario, saggista e traduttore Wasim Dahmash.
link; http://www.casadelleculture.net
13.2.13
 

Prima del vulcano



Recensione dello spettacolo su Pensieri di Cartapesta

Teatro Tordinona 7-8-9 febbraio 2013 “PRIMA DEL VULCANO” Di e con Luca Di Giovanni (manuale di sopravvivenza per un giovane orfano). Testo Lorenzo Alunni e Luca Di Giovanni. Regia e drammaturgia Luca Di Giovanni, Interpretato da Luca Di Giovanni, Musiche originali Augusto PalloccaSPETTACOLO VINCITORE DI SERATA DEL BANDO INGIUSTO 2011. "Lui siede accanto a suo fratello Luca. Luca è piccolo, ha otto anni, ma non ha paura. Guarda di sotto, non allaccia la cintura, ride e parla in continuazione. Lui lo guarda con tenerezza, ma qualcosa gli brucia in petto. Non riesce a nascondere la preoccupazione, o più semplicemente non riesce a respirare. Il primo volo non si dimentica mai. Tutto fa più effetto, la prima volta. Prima di vederlo dall’alto avrebbe voluto scalarlo partendo dal basso. Ma il vulcano è lì, mastica i suoi ricordi e li risputa sotto forma di fumo. Luca lo saluta con la mano, come a volerlo accarezzare da lontano. Lui sa quanto sarà lontano, il vulcano, quando avranno bisogno di lui. Questa crudele confessione di inadeguatezza nasce dal tentativo di aggrapparsi al nocciolo esistenziale delle opere dello scrittore americano Dave Eggers. Su tutto campeggia l’horror vacui, la paura e la disperata voglia di crescere, la vertigine di chi non si sente mai all’altezza. Il grido strozzato di un giovane che deve farsi uomo. Aldilà di ogni retorica e aldiquà di ogni giovanilismo, questa ennesima epopea di emigranti diventa uno specchio della difficoltà di diventare adulti in quest’epoca in cui prendersi le proprie responsabilità sembra essere sempre più difficile e traumatico. La morte dei genitori, freudianamente parlando, risulta ai giorni d’oggi sempre più necessaria per spiccare il volo. Il protagonista è un giovane di provincia che, persi improvvisamente entrambi i genitori, si trova a doversi occupare del fratello Luca di otto anni e a fare i conti con la necessaria dimensione epica del quotidiano in una metropoli caotica e indifferente come Roma. Il tragicomico racconto del povero ragazzo, più che mai solo nella sua disperata ricerca di celebrità, dà vita ad un racconto crudo e beffardo, intimamente esplosivo."
11.2.13
 

Sedia sediola



Teatro Nino Manfredi dal 6 al 18 novembre 2012 “SEDIA SEDIOLA” regia Claudio BOCCACCINI, con: Nathalie CALDONAZZO, Felice DELLA CORTE, Teresa DI GENNARO, Ludovica BEI e per la prima volta in scena il piccolo Gabriele CAPPARUCCI. Due genitori ancora giovani che si sono separati ma che forse si amano ancora, forse. La nuova fiamma di lui, forse troppo giovane ed esuberante, forse. Una domestica tuttofare forse troppo invadente, forse. E poi c’è lui , il bambino forse troppo maturo per la sua età, forse. Una girandola irresistibile di situazioni divertenti e paradossali, una baraonda comica di equivoci verbali e sentimentali il cui epicentro è animato da un bambino che combatte con il suo essere troppo piccolo per esserne coinvolto e troppo grande per rimanerne fuori. “Sedia sediola” titolo che prende spunto da una vecchia filastrocca per bambini, scritta da Rosario Galli lo stesso autore della fortunata serie “ UOMINI SULL’ORLO DI UNA CRISI….”, è una commedia dolce tenera fresca e divertente sul tema molto attuale di come i bambini riescano a comprendere e penetrare i sentimenti umani forse meglio degli adulti, forse.
10.2.13
 

SoprailCielodiSanbasilio



FORTE FANFULLA 8 Febbraio 2013 20ChiaviTeatro in “SoprailCielodiSanbasilio” Storie di bambini che si fanno ragazzi, calciatori volanti, storie di immigrati di e con Ferdinando Vaselli regia Valentina Esposito. Soprailcielodisanbasilio è un luogo popolato di ragazzini con lingue mozze, paolorossi jugoslavi, professoresse nane e urlanti, parenti calabresi, zingari silenziosi, calciatori che volano sopra il cielo di S. Basilio che lanciano palloni che bucano reti, bambini razzisti, solitari autodistruttivi, geniali e diabolici. L’idea di questo spettacolo nasce da una serie di laboratori teatrali realizzati nelle scuole elementari e medie nell’ambito del progetto "La cultura degli altri". Lo spettacolo "Soprailcielodisanbasilio" è nato dallo stimolo ricevuto da questi incontri e si è espresso nel desiderio di raccontare la storia di una generazione (la cosiddetta “seconda generazione”) nata e cresciuta in Italia in bilico tra tradizione e perdita di identità, tra voglia di sentirsi accettati e consapevolezza di sentirsi diversi. Registrando bambini e maestri, il risultato è stato il racconto di un anno di scuola nella periferia romana, dal primo giorno alla promozione al passaggio alle scuole superiori, visto attraverso lo sguardo di un ragazzino figlio di migranti bosniaci. Insieme a lui un gruppo di bambini attraversano la città come se fosse un luogo di echi di storie della tradizione popolare fatto di personaggi caricaturali, comici e tragici allo stesso tempo, eccessivi come sono i bambini.
10.2.13
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L'odore del mondo



TEATRO ARGOT STUDIO 13 – 18 Novembre 2012 “L’ODORE DEL MONDO” Liberamente ispirato all’articolo “Fuga da Est” di Concita de Gregorio di e con Gisella Szaniszlò. Regia Jacopo Maria Bicocche. Produzione Compagnia dei Demoni, Distribuzione Off Rome. L’odore del mondo è uno spettacolo che racconta della vita di Irina, una bambina Moldava, della sua famiglia, di un avvenimento che all’età di dodici anni sconvolge la sua vita. Irina è una bambina bella. Sua nonna le ha sempre detto: ”sei bela come prima stella di sera!”. Dopo il giorno del suo dodicesimo compleanno, Irina intraprenderà un viaggio che la farà diventare adulta e che la costringerà a riconsiderare la scala delle sue priorità. La bellezza, che da bambina era stata per lei un vanto e motivo di gioia, ad un certo punto della sua vita diverrà una zavorra e in essa dovrà smettere di riconoscersi per ritrovare la libertà perduta e tornare a essere padrona del suo destino. Il racconto parte dal ricordo di un odore, quello della zuppa che la Nonna le cucinava nei giorni di festa e si chiude con la descrizione della ricetta proprio di quella zuppa. La narrazione si sviluppa attraverso tre fasi che Irina vive, che corrispondono ai tre momenti scenici attraverso cui si evolve lo spettacolo e che rappresentano, anche, tre fasi fondamentali della vita di una donna: la fanciullezza, l’età della fertilità e quella della Consapevolezza. Il paradigma di un viaggio che noi tutti compiamo, affrontando le esperienze della vita alla ricerca di noi stessi.
9.2.13
 
 
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