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Kiron Cafe

Teatro Parioli Peppino De Filippo, 13 maggio 2016
KIRON CAFE’ – la commedia del Centauro e altre storie
spettacolo per danza, musica, teatro interpretato da un affiatato ensemble di danzatori, attori e cantanti di pregiatissimo livello: Giuseppe Bersani, Carlotta Bruni, Marta Cirello, Eugenio Dura, Tiziana D’Angelo, Luna Marongiu, Rosa Merlino, Mario Brancaccio e Sebastiano Tringali accompagnati dalla musica dal vivo di Marcello Fiorini e Antonio Pellegrino.
Lo spettacolo  si ispira alle opere di Ovidio, Dante e Omero attraverso il mito e affronta il tema dei profughi non solo come migrazioni geografiche ma anche come rischio per le identità culturali del Mediterraneo. La vicenda si svolge in un caffè sperduto negli altopiani dell’Anatolia, tenuto da due improbabili gestori: Il Centauro Kirone e Prometeo, accomunati da una generosità “mitica”verso dei e semidei, il primo e uomini, il secondo.
Il caffè Kiron – dice Aurelio Gatti, regista e coreografo dello spettacolo – abbiamo immaginato sia un luogo/spazio che si trova in una striscia di confine tra Europa ,Asia e Mediterraneo, frontiera tra occidente e povertà, tra mondi senza transito ….  Turchia e Bulgaria (come racconta il mito) , ma anche  Grecia e Macedonia  … Luogo di passaggio di  una marcia ininterrotta,  di profughi-migranti (oramai la distinzione tra chi scappa per guerra o per fame, o per tutte e due è fuori luogo…) che arrivano da lontano. Accanto a “ignoti”ridotti a fuggiaschi della propria terra e della propria storia,   anche Aiace,  Achille, Aristeo, Asclepio,  Enea, Eracle, Fenice, Giasone, – tanti e più sono gli allievi del Centauro Kirone, anch’essi profughi ed eredi “dismessi” da una civiltà millenaria come quella del Mediterraneo.
Una riflessione “altra” sul tema della migrazione, questione  culturale  prim’ancora  che economica o sociale,  e che attraverso la scena restituisce umanità ad un ambito molte volte ridotto e concluso nella cronaca e al contesto. Una produzione realizzata da  T.T.R. in collaborazione con MDA Produzioni.
maggio 19, 2016
 

Nord-nordovest

Teatro dell’Orologio 8 Maggio 2016
NORD-NORDOVEST
Meridiano Zero
Regia: Marco Sanna
con: Felice Montervino, Marco Sanna, Marialuisa Usai, Francesca Ventriglia.
Scene e costumi: Sabrina Cuccu
Luci: Valerio Contini
Ambienti sonori: Luca Spanu
Foto di scena: Alec Cani
Produzione Sardegna Teatro
“...Se si possono insegnare tecniche della tradizione, al di là del contesto che le contiene e le determina, è perché la tradizione è morta e la possibilità di apprenderle non è che il certificato dell’avvenuta sepoltura.
La tradizione, morta nella quotidianità del contemporaneo ma di cui si conserva memoria, ci obbliga a una elaborazione del lutto conseguente la perdita che è oggi il solo spazio che la tradizione pu permettersi. Non è detto che sia male.”
G.L.Ferretti
Nord-NordOvest inizia da qui, da un concetto che ti gira nella testa da qualche tempo, dalla posizione che occupi nel mondo e di conseguenza dentro le cose dell'arte. Inizia dalle parole di chi ha influenzato il tuo modo di essere e di stare nel mondo e quindi nell'arte.
Nasce, questo lavoro, dalla volontà di raccontare uno stato di attesa, quello in cui si aspetta di essere dimenticati. Si parte da un dato di fatto: la morte della tradizione.
La tradizione è morta ma viene continuamente chiamata in causa, in una sorta di accanimento terapeutico, impedendogli di morire davvero. Ogni volta che ci si allontana dal conosciuto, si ha immediatamente bisogno di tornare indietro, raccogliere le forze, consolarsi, per poi di nuovo allontanarsi, e così siamo legati ad un eterno elastico, che regge l'impossibile, che non riesce a spezzarsi.

io non ci sto!
E pensi che questo cambierà le cose?
No le cose cambiano a prescindere.
Cosa vuol dire non riuscire a morire? Vuol dire attraversare molto più tempo di quel che ci è dato vivere, vuol dire non rispettare i tempi e le stagioni, togliersi fuori incautamente dalla legge di natura. Le cose diventano così qualcosa di estremamente lontano e diverso, rispetto a ci che erano quando quando sono nate, la stessa differenza che passa tra Cristo e chi oggi si fa detentore della sua parola.
Ci che dovrebbe essere fluire del sangue, continuità di gesto, di pensiero, di azione, diventa un astratto ricordo, un abito da mettere o cambiare a seconda dell'occasione, una citazione da fare quando si è a corto di argomenti.
Tradizione è un concetto metastorico e dinamico, una forza ordinatrice in funzione di principi trascendenti. Una forza che agisce lungo le generazioni, attraverso istituzioni, leggi e ordinamenti. Insomma qualcosa con cui ti trovi a fare i conti pur non sapendo più bene dove ne sia l'origine. Qualcosa che permane nonostante l'incedere del tempo e dei fatti. qualcosa che ti trovi addosso, in segni, modi di pensare e di agire, che si voglia o no, malgrado tutto.
Sulla scena quattro entità (personaggi?) che incarnano la tradizione e il suo divenire. Condividono lo stesso spazio. Vivono li da sempre e aspettano di non esserci più. Ogni loro parola trasuda di un passato in cui la loro esistenza e il loro ruolo nel mondo avevano ancora un senso. S'interrogano su cosa sia successo nel frattempo, sulle colpe che hanno avuto e hanno tutt'ora, ammazzano il tempo, in attesa. Ogni tentativo di rompere gli schemi risulta inutile, non fa altro che aggiungere parole e gesti su un modello obsoleto, senza cambiarne la sostanza.

senza questa maledetta memoria sarebbe finita qui
nessuno potrebbe più ricordarci
saremo finalmente liberi
Intorno a un grande tavolo i quattro consumano il loro pasto, un brodo insapore, una minestra riscaldata che li tiene in vita loro malgrado. I tempi si allungano, diventano estenuanti, il loro conversare si fa a tratti collerico, altre volte oscuro quasi ci sia un codice interno da rispettare, che lascia estraneo ogni possibile spettatore.
Tutto intorno è decadenza. Lo spazio che li contiene allo stesso tempo li respinge, asettico, in netto contrasto con gli arredi e gli abiti d'annata.
Questo è il luogo della muffa, la scatola da cui tutti fuggono e nessuno se ne va, che scricchiola e non crolla, che fa acqua da tutte le parti.
Una frase di troppo, una disquisizione sul cibo e la sua preparazione, fa si che il rituale del pasto si spezzi. E' così d'altronde che finiscono in tragedia molte cene di Natale.
Inizia un gioco al massacro, dove ognuno sarà costretto a recitare la propria parte davanti agli altri. Nel salotto trasformato in una piccola platea i quattro improvvisano un sadico teatrino, un gioco dei mimi, ma non ci sono da indovinare i titoli di film famosi, no, la posta in gioco è la propria identità.

Chi sono?
Un guerriero
uno zoppo.
Uno spettro.
Quattro scene, quattro personaggi, che recitano la loro parte, prendendo in prestito da un misterioso repertorio, cercando di stupire e commuovere, provando insomma a definirsi in qualche maniera, facendo indovinare alla platea chi sono, da dove vengono, cosa sono capaci di fare. Il risultato è un disperato affannarsi intorno a parole e gesti che non aggiungeranno nulla alla comprensione del loro presente, ma anzi getterà nuove ombre sul loro passato rendendo più incerto il loro futuro.

Tu quando dici amen che cosa intendi?
Non lo so, magari tutto ci che ti ho detto. O niente, quasi niente, il più delle volte, solo lasciarmi le cose alle spalle. Fosse possibile.

La loro è una ricerca disperata e impossibile - che si risolve in vuota retorica - della parola vera che si ponga fuori dalla persona in una cristallina purezza - e questa purezza è il difetto della vita, il desiderio continuo di non bastarsi. La fine li trova impreparati davanti alla loro immagine riflessa in un grande specchio, che ha guardato la scena fino a quel momento. Neanche la loro immagine gli risponde più, e il riflesso nello specchio prende vita propria anticipa i gesti o si prende gioco di loro.
Lo specchio diventa tubo catodico, da dove la raffigurazione distorta dei quattro irrompe coloratissima a portare il nuovo verbo, il vento nuovo, che soffia da Nord-NordOvest e al quale bisogna adeguarsi per non morire, per continuare a trascinarsi in un'idea di vita lontanissima dalle loro vere aspirazioni.
L'elaborazione del lutto non avviene fino a quando non c'è l'accettazione, solo allora si pu riprendere a camminare e scegliere strade nuove. Fino ad allora si continuerà a vivere nel passato, a rispettare vecchi modelli, incapaci di crearne di nuovi, per troppo rispetto, per mancanza d'iniziativa, per superstizione.
Ci hanno detto che non pu esserci futuro senza conoscere il passato, per questo continuiamo a ripeterci, nei secoli. Per questo è ormai la nostra situazione storica ad essere metafora del teatro e non il contrario.
maggio 18, 2016
 

Stendhal comedy

Nuovo Cinema Palazzo 11 maggio 2016
STENDHAL COMEDY
“Non sono un comico. Il comico è quello che schiaccia la buccia di banana, inciampa e la gente ride.
Io no. Io sono la banana.” – Stendhal Comedy
sproloquio teatrale sulla ricerca di se stessi di e con Davide Grillo
Ad accompagnarlo, incursioni di Giuseppe Brigante e Ivan Talarico
Stendhal Comedy è uno spettacolo sulla ricerca di se stessi.
Ogni persona che intraprende questa ricerca, nel tentativo di caratterizzarsi, segue vie diverse: dalle più superficiali alle più sofisticate. Tutte comiche.
La prima parte dello spettacolo, sul genere stand-up, le ripercorre tutte fino a scontrarsi inevitabilmente con il concetto di sé, sul quale infine vengono poste quattro domande. Così si passa dall’interrogativo su sé stessi a quello sugli altri, sul mondo e, in ultimo, su Dio.
Il tutto a partire da un’insignificante dato biografico della vita di Stendhal.
La seconda parte è una sorpresa..
Scrive Davide Grillo:
“Stendhal Comedy è il primo spettacolo che ho scritto ed è uno spettacolo di poche pretese. Tre in tutto.
La prima vorrebbe essere quella di intrattenere.
La seconda, quella di far ridere, almeno un po’.
La terza pretesa è quella di raccontare, attraverso le prime due, le varie vie che si prendono pur di somigliare ad un ipotetico, assolutamente arbitrario e pluripregiudicato Sé. 
Uno sproloquio sull’io, tanto per cambiare.
Un monologo sull’io e le sue vacanze.
Una ermeneutica del soggetto in versione cabaret.
Si ecco, scusate, è una pretesa troppo grande e non credo di esserci riuscito…
Vi dico invece cosa mi sarebbe piaciuto fare:
Mi interessava indagare a partire dai luoghi, le forme, le teorie, le fedi, comportamenti, mode, orientamenti, orietta berti etc, tutto il festoso itinerario possibile che questo nostro contorno ci offre, avvalendoci del quale promette – dopo una lunga sequenza della durata indefinita di un anno o di una vita – finalmente giungere all’obiettivo al tempo più vago e ambito nella storia della coscienza occidentale: arrivare a conoscere se stessi.
E, una volta arrivati, non trovare nessuno.
Nessuno a parte noi che, tuttavia, ci siamo.
Ci siamo quasi insomma.”
Davide Grillo
maggio 18, 2016
 

RADIO P - 7° Puntata Venerdì 20 maggio

Venerdì 20 maggio ore 17.30
Open Poetry

RADIO P 
"PULSANDO FRA DUE VITE"

tramontata è la luna

di e con

Giovanni Greco, Gianluca Riggi, Maria Cristina Zerbino

e la partecipazione straordinaria di


Flavio Ciancio 





Sono le 17.30 e va in onda l'ennesima puntata di RadioP - Tramontata è la Luna, storico programma condotto da Vainamonen, ZorbaG, e HonzaC. Da Venerdì 8 Aprile in via sperimentale on line connettendosi al seguente link : htpp://www.e-performance.tv/p/live.html o sul canale you tube di e-performancetv. Potete anche venirci a trovare dal vivo al Teatro Tordinona - Sala Strasberg (la prenotazione è obbligatoria) Il numero per intervenire in diretta è il 0039 328.2783807 (attivo solo il venerdì dalle 17.00 alle 19.00)

Torna dopo tre anni “RadioP”, la Radio della Poesia e della Pazzia, la Radio della Passione e della Paura. Sono trascorsi tre anni di silenzio, tre anni in cui il mondo, l’Europa, l’Italia, sono cambiati, si sono succeduti nuovi presidenti e nuovi ministri, nuovi arrivi e nuove partenze, ma tutto è rimasto tremendamente uguale, anzi quella realtà profeticamente annunciata dai tre conduttori radiofonici è ora sempre più attuale e vicina. Questa è l’ultima ora: allo scoccare della mezzanotte, insieme con la chiusura del programma, chiuderà per sempre anche la radio. Gli spettatori spiano i tre conduttori sempre più inquieti che, come tutte le notti da più di dieci anni, portano avanti il programma con le sue rubriche, i suoi approfondimenti, i suoi giochi e non sanno, o forse sì, di essere visti, loro che sono abituati ad essere sempre e soltanto ascoltati e ad ignorare gli inquietanti segnali che giungono dall’esterno.

La messa in scena ripropone dal vivo uno studio radiofonico dove i tre conduttori giocano, vivono, si vedono morire lentamente, in una società che non li vuole, che non sa che farsene della Poesia e che riesce ad alimentare solo ed esclusivamente Paura. Un viaggio all’interno della poesia classica e contemporanea, un viaggio all’interno del mito, attraverso il gioco, e la leggerezza iniziale, i tre protagonisti conducono gli spettatori e/o radioascoltatori nella violenza non dichiarata e non vista del nostro presente.

Il mondo esterno sta per irrompere violentemente nello storico studio da un momento all’altro. Fino a qui tutto bene!
maggio 18, 2016
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Tra le orecchie e lo stupore

Nuovo Cinema Palazzo7 maggio 2016
Tra le orecchie e lo stupore
Di e con Ivan Talarico, ad accompagnarlo, incursioni di Davide Grillo, Arianna Dell’Arti e Carlo De Ruggieri. Accompagnato dalla sua orchestra di 35 elementi immaginati, Ivan Talarico suona le canzoni che non lo hanno reso famoso. Sono canzoni leggere, come nuvole in un cielo di pioggia. Tra una canzone e l’altra poesie e brevi pensieri raccontano di mondi talmente strampalati che potrebbero essere il nostro. Si parla d’amore, come se non si potesse parlare d’altro.

“Vorrei tu fossi una pianta per poterti piantare,
vorrei fossi un’ascia per poterti lasciare,
vorrei fossi una molla per poterti mollare
ed infine una corda per poterti scordare.”
maggio 17, 2016
 

Pilade

Teatro Vascello 27 Aprile 2016
PILADE
di Pier Paolo Pasolini
regia e drammaturgia Daniele Salvo
musiche Marco Podda
actor coach Melania Giglio
costumi Nika Campisi, Claudia Montanari
assistente alla regia Alessandro Gorgoni
si ringrazia Fabiana di Marco per la cortese collaborazione
Produzione La Fabbrica dell'Attore Teatro Vascello
Personaggi e interpreti
PILADE: Elio D'Alessandro
ORESTE: Marco Imparato
ELETTRA: Selene Gandini
ATENA: Silvia Pietta
SERVA DI ELETTRA / CORIFEA: Elena Aimone
CONTADINO / VECCHIO: Simone Ciampi
RAGAZZO: Michele Costabile
MESSAGGERO: Francesca Mària
SOLDATO: Simone Bobini 
DONNA: Claudia Benassi
STRANIERO: Piero Grant
EUMENIDI: Elena Aimone, Sara Aprile, Claudia Benassi, Paola Giglio, Melania Fiore, Francesca Mària  CORO: Elena Aimone, Sara Aprile, Claudia Benassi, Simone Ciampi, Michele Costabile, Melania Fiore, Paola Giglio, Piero Grant, Francesca Mària, Sara Pallini
Pilade, l'obbediente, il silenzioso, il discreto, il timido Pilade, nato per essere amico, è la figura di un "diverso", dotato di una grazia cristallina. Ostinatamente e senza farsi distrarre dalle mille sirene del nuovo tempo, rincorre una luce come un santo. Oggi Piladeè irrimediabilmente solo e assediato da Atena, la dea che "non conosce il ventre materno né le perversioni che nascono dalla nostalgia" e trova unico rifugio possibile nella Poesia. Incontra la sorella di Oreste, Elettra, e conosce un desiderio indicibile, mai provato prima, disperato e incontenibile, come una macchia di petrolio su un cuore puro. Oreste, l'amico fidato, parla ora il linguaggio della nuova società, un linguaggio incomprensibile, vuoto, che ottunde la mente. La piazza di Argo si prepara a divenire città del futuro, illuminata dalla luce di Atena, la dea della ragione. Nel paese natale altri giovani cantano altre canzoni, incomprensibili per chi non è al passo con i tempi. Nel pensiero di Oreste il movimento della nuova vita è verso il progresso, il potere, la luce di un futuro accecante e promettente, mentre nella prospettiva di Pilade "la più grande attrazione di ognuno di noi è verso il passato, perché è l'unica cosa che noi conosciamo ed amiamo veramente: è il ventre di nostra madre la nostra meta". Oreste difenderà quindi a oltranza la ragione, il progresso e il dominio della città da parte della sola classe borghese, mentre Pilade tenterà di ricondurre Oreste ai valori legati al passato. Ma il sogno utopico di una conciliazione tra il vecchio mondo e quello nuovo, regolato da altre regole e altri valori, la speranza di trovare un punto d'incontro tra ragione e pulsioni irrazionali, tra noi e i nostri avi, fallisce miseramente: la democrazia dell'Aeropago emargina il diverso mentre Oreste diviene lentamente ed inesorabilmente un uomo di potere. Pilade si ostina, con la forza della dolcezza, dell'amore e della caparbietà, a restare fedele al vecchio mondo, a non tradire gli antichi ideali. E' una storia di devozione, dedizione, ingenuità perduta, disperata dolcezza, fedeltà assoluta, ricerca ostinata della verità, assoluta lealtà, amore maschile. E per questo Pilade rimarrà per sempre solo.
Siamo fermamente convinti che la profonda crisi del nostro mondo culturale sia determinata soprattutto da un'assenza di idee, di necessità, di onestà e rigore intellettuale, di vera competenza in aggiunta a reali problemi di ordine economico. In questi tempi di profonda crisi spirituale e culturale, di consensi predeterminati, di lobby di potere spietate, un gruppo di giovani artisti vuole percorrere una nuova via fondata su Necessità, Rispetto, Dedizione, Umiltà, Analisi e Ricerca serrata. Per il gruppo de "I sognatori", ho pensato ad un lavoro laboratoriale sul Pilade di Pier Paolo Pasolini, nel quarantennale della sua morte. E' profondamente necessario per un interprete che affronti oggi un testo di Pasolini lavorare al raggiungimento di temperature emotive altissime, compromettere la voce e il corpo per raggiungere livelli emotivi davvero perturbanti. Attraverso questo lavoro sulla recitazione, il pensiero e il corpo di Pasolini possono giungere con forza sino ai nostri giorni ma attenzione, l'attualizzazione non è esteriorizzata nei costumi o nelle scene, ma celata nell'interpretazione e nel lavoro sulla recitazione: una recitazione colma di segreti, obliqua e antiretorica. Lo spettacolo che vedrete questa sera è dunque il risultato di questo lavoro laboratoriale, un tentativo di avvicinarsi umilmente al meraviglioso testo di Pier Paolo Pasolini. Daniele Salvo
maggio 16, 2016
 

Uomini di cartapesta

Teatro India 30 aprile 2016
Uomini di cartapesta
Incontro con la Compagnia
Interviene la prof. Bruna Bianchi
coordina Attilio Scarpellini
Bruna Bianchi, professoressa di Storia Contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha dedicato molti anni alla ricerca sull’esperienza bellica di soldati e ufficiali durante la prima guerra mondiale, confluiti nel testo La follia e la fuga. Nevrosi di guerra, diserzione e disobbedienza nell’esercito italiano 1915-1918.
Il testo è divenuto uno dei principali riferimenti storici e bibliografici dello spettacolo Friendly Feuer (una polifonia europea) del collettivo Isola Teatro
“In tutto il volume, al contrario, la protesta morale dei combattenti è in primo piano.” Bruna Bianchi “La mia vita e gravemente perseguitata di martiri e croci perpetue e di supplizi Il mio povero cuore purga sempre di continuo (..)” Cartella clinica di un soldato internato in manicomio. “E’ interesse evidente di noi specialisti quello di non compromettere la nostra serietà contribuendo a formare uomini di cartapesta; è compito imprescindibile quello di preparare una generazione forte, senza nervi.” Sante De Sanctis, L’isterismo di guerra. Tutti testi tratti da Bruna Bianchi, La follia e la fuga. Nevrosi di guerra, diserzione e disobbedienza nell’esercito italiano 1915-1918. Bruna Bianchi, professoressa di Storia Contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha dedicato molti anni alla ricerca sull’esperienza bellica di soldati e ufficiali durante la prima guerra mondiale, confluiti nel testo La follia e la fuga. Nevrosi di guerra, diserzione e disobbedienza nell’esercito italiano 1915-1918. Per la ricchezza delle fonti citate, per lo sguardo concreto a cause e conseguenze di diserzione e nevrosi di guerra, per la prospettiva europea in cui viene collocata la vicenda italiana pur nella sua feroce specificità, per l’accostamento fra fuga e follia in uno stesso rifiuto profondo e radicale della guerra - ancorché solitario, disperato, violentemente represso e taciuto, - per tutti questi motivi e per la passione che dal testo traspare a ridare voce e senso a queste vite di carta che le istituzioni hanno rinchiuso nelle buste d’archivio, il testo della Bianchi è divenuto uno dei principali riferimenti storici e bibliografici dello spettacolo Friendly Feuer (una polifonia europea) del collettivo Isola Teatro, che presentiamo il 28-39-30 aprile al Teatro India, all’interno del progetto Guerre/Conflitti/Terrorisimi del Teatro di Roma. Come noi, altri artisti, tra cui il collettivo di scrittori Wu Ming nel loro reading concerto Schegge di Shrapnel, hanno preso ispirazione da questo testo per un lavoro artistico che rifiuta di festeggiare il centenario della prima guerra moderna. L’esperienza umana e professionale della prof. Bianchi, nell’aprire lettere mai giunte a destinazione, nel ricomporre nomi e storie con rispettoso rigore, ha nutrito il nostro tentativo di relazionarci con una storia che pur dopo cento anni resta spinosa e scomoda. Ne parliamo con Bruna Bianchi per condividere con il pubblico romano la bellezza e la necessità del suo percorso. Coordina Attilio Scarpellini, intellettuale, saggista e critico, che con la sua raccolta di scritti sul dopo undici settembre, L’angelo rovesciato, ha condiviso domande e riflessioni sul rapporto fra l’arte e la storia.
maggio 14, 2016
 

Friendly Feuer

Teatro India, 30 aprile 2016
FRIENDLY FEUER
una polifonia europea
regia e drammaturgia Marta Gilmore
sulla base di una scrittura  collettiva
con Eva Allenbach, Tony Allotta, Armando Iovino, Marta Gilmore, Vincenzo Nappi
grafiche Dora Ciccone, Mauro MIlone
video promozionale Marco Bonfante
trailer Andrea Gallo
Produzione Isola Teatro
con il sostegno di Centro Didattico Musicale, Roma; Crowdarts
Sotto l'Alto Patrocinio di Istituto Svizzero, Roma
Nell’anno di un centenario che mediaticamente celebra un eccidio quasi dimenticato, facciamo capolino sui campi della Grande Guerra. “Non passa lo straniero” si cantava quando il nemico risiedeva entro i confini di Schengen. Oggi sono altri i cimiteri dei morti senza nome e per loro non suona la fanfara. Disertare, impazzire, sottrarsi, come il fragile atto di chi si arrende. Oggi come allora il fuoco amico ti toglie il lustro di una fine gloriosa. Resta il silenzio, frammenti di discorsi, di lingue, e di esseri umani. Resta un corpo ritto, le mani alzate, che tenta di percorrere lo spazio che lo divide dalla parte avversa. Sparate al disertore. Friendly Feuer è uno spettacolo/performance sulla relazione fra l’Europa di oggi e quella di cento anni fa, quando esplose il primo conflitto mondiale. Le vicende individuali di diserzione, nevrosi di guerra e suicidio vengono giustapposte, per contrasto, assonanza o dissonanza, ad un presente precario e feroce. Mentre concetti quali nemico, straniero, codardia, coraggio e patria, vengono coniugati al passato, come al presente, senza fornire risposte esaustive, ma lambendo argomenti complessi per immagini, frammenti, evocazioni.
maggio 14, 2016
 

Serata Kurt Weill


Teatro Tordinona 30 Aprile 2016

SERATA KURT WEILL da Berlino a Broadway

Da un’idea di Carlo Reali con Valentina Martino Ghiglia, Nadia Perciabosco, Carlo Reali e l’accompagnamento musicale di Emiliano Begni e Antilena Nicolizas, coordinamento Bruno Alessandro
maggio 12, 2016
 

Tentativi

Teatro Tordinona 7 maggio 2016 
 TENTATIVI 
e qualche conquista 
 di Maria Antonietta Bertoli 
Regia Di Carlo Lizzani 
 Se sapessi esprimermi liberamente con qualsiasi tecnica oggi farei una scultura a mezzo busto di me che lecco un cono gelato da tre gusti. Di soja. Valla a esprimere la soja col bronzo. Forse col marmo. Di Carrara. Una cosa neoclassica, ufficiale. E la intitolerei “Tentativi”. E questa è la penna di Maria Antonietta Bertoli che scrive un monologo su misura per Carlo Lizzani, conosciuto ai più come l’interprete del regista in RUMORI FUORI SCENA, lo storico spettacolo cult del Teatro Vittoria. Ma lui non dice mai niente di sé, da anni. Trattasi di attore che vuole rimanere anonimo come uno sponsor che non vuole essere visto. Maria Antonietta Bertoli
maggio 12, 2016
 

Radio P - 2° Puntata - 9 novembre


maggio 12, 2016
 

RADIO P - 6° Puntata Venerdì 13 maggio

Venerdì 13 maggio ore 17.30
Open Poetry

RADIO P 
"Questo è l'occhio bello, questo è suo fratello"

tramontata è la luna

di e con

Giovanni Greco, Gianluca Riggi, Maria Cristina Zerbino

e la partecipazione straordinaria di


Flavio Ciancio 





Sono le 17.30 e va in onda l'ennesima puntata di RadioP - Tramontata è la Luna, storico programma condotto da Vainamonen, ZorbaG, e HonzaC. Da Venerdì 8 Aprile in via sperimentale on line connettendosi al seguente link : htpp://www.e-performance.tv/p/live.html o sul canale you tube di e-performancetv. Potete anche venirci a trovare dal vivo al Teatro Tordinona - Sala Strasberg (la prenotazione è obbligatoria) Il numero per intervenire in diretta è il 0039 328.2783807 (attivo solo il venerdì dalle 17.00 alle 19.00)

Torna dopo tre anni “RadioP”, la Radio della Poesia e della Pazzia, la Radio della Passione e della Paura. Sono trascorsi tre anni di silenzio, tre anni in cui il mondo, l’Europa, l’Italia, sono cambiati, si sono succeduti nuovi presidenti e nuovi ministri, nuovi arrivi e nuove partenze, ma tutto è rimasto tremendamente uguale, anzi quella realtà profeticamente annunciata dai tre conduttori radiofonici è ora sempre più attuale e vicina. Questa è l’ultima ora: allo scoccare della mezzanotte, insieme con la chiusura del programma, chiuderà per sempre anche la radio. Gli spettatori spiano i tre conduttori sempre più inquieti che, come tutte le notti da più di dieci anni, portano avanti il programma con le sue rubriche, i suoi approfondimenti, i suoi giochi e non sanno, o forse sì, di essere visti, loro che sono abituati ad essere sempre e soltanto ascoltati e ad ignorare gli inquietanti segnali che giungono dall’esterno.

La messa in scena ripropone dal vivo uno studio radiofonico dove i tre conduttori giocano, vivono, si vedono morire lentamente, in una società che non li vuole, che non sa che farsene della Poesia e che riesce ad alimentare solo ed esclusivamente Paura. Un viaggio all’interno della poesia classica e contemporanea, un viaggio all’interno del mito, attraverso il gioco, e la leggerezza iniziale, i tre protagonisti conducono gli spettatori e/o radioascoltatori nella violenza non dichiarata e non vista del nostro presente.

Il mondo esterno sta per irrompere violentemente nello storico studio da un momento all’altro. Fino a qui tutto bene!
maggio 11, 2016
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