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GENTILI RISORSE


Teatro Tordinona 5 Maggio 2019
Apulia a.t.c. presenta
“GENTILI RISORSE”
di Gabriella Olivieri
con Stefania Benincaso e Gabriele Vincenzo Casale
Regia di Gabriella Olivieri
Voce Off Monica De Romita
Scenografia, luci e grafica Giulia Vitulli Comunicazione e promozione Up2Lab Ufficio stampa Rocchina Ceglia
Il testo è stato vincitore, nel 2013, del Premio Fersen alla Drammaturgia e del Premio speciale Francesco De Lemene del concorso Lago Gerundo della città di Paullo. L’input del progetto arriva all’autrice da una mail di risposta automatica, ricevuta dopo invio di un curriculum per una posizione lavorativa. La mail iniziava proprio con “Gentile risorsa”. Ne è scaturita, così, una profonda riflessione su cosa voglia dire realmente scrivere un curriculum, sul valore delle informazioni che esso contiene, su quanto un essere umano possa riuscire a mantenere una tridimensionalità o quanto rischi di appiattirsi lentamente diventando una “risorsa” che sfoggia numeri. Scrivere un curriculum significa entrare in un meccanismo che potrebbe non restituirgli mai il suo spessore, perduto in quei dati che lo rappresentano solo in minuscola parte. Lo spettacolo si snoda in un non-spazio e in un non-luogo dove si avvicendano personaggi e maschere diverse, le cui storie ruotano attorno a un unico grande tema: il proprio curriculum vitae, ossia la propria collocazione tra le persone, prima ancora che nel mondo del lavoro. In un’atmosfera perennemente borderline, tra l’onirico e il realistico, si ritrovano situazioni che hanno come perno fondamentale la ricerca da parte di un’intera generazione del proprio posto nel mondo, che sembra, sempre e comunque, inafferrabile. Lo spettacolo è costituito non da una storia, ma da highlights, non da veri e propri personaggi, ma da maschere bidimensionali, che non raccontano una vicenda strutturata, ma danno impulsi elettrici, emozioni e rovesciano sensazioni. È una torre di Babele, un caos di situazioni simili a quelle che quasi tutte le persone tra i 25 e 35 anni, oggi in Italia, si sono trovate almeno una volta ad affrontare. Situazioni deformate, rese grottesche, surreali, ma tanto vicine alla diffusa sofferenza di questa generazione.
Note di regia
Stefania Benincaso e Gabriele Casale si alternano nell’indossare, metaforicamente, le varie maschere presenti nel testo. All’inizio dello spettacolo veniamo catapultati di fronte ad un surreale colloquio di lavoro che avviene per errore, tra due persone sbagliate, che non si sono scelte e che non sanno comunicare tra loro. In scena una giovane donna impacciata e socialmente disadattata e un uomo d’azienda, l’una stralunata, allegra, curiosa, l’altro serioso, cupo, saccente: lei liquida, lui solido. Tutta l’energia è basata sulla forza del dialogo grottesco e sardonico. Il tempo viene scandito da una voce off che incalza continuamente i protagonisti, li condiziona, li giudica. Andando avanti, i personaggi si mescolano l’uno con l’altro, i passaggi sono più veloci, più fluidi e vogliono rappresentare una stagione della vita diversa, i trent’anni, quelli dei tentativi di relazione, quelli della prima stanchezza, quelli in cui la liquidità inizia a diventare un peso sempre più difficile da sopportare. Quando la dissoluzione diventa assoluta, i due interpreti si ricompongono per l’ultimo quadro che, in una struttura circolare, riprende quello iniziale: il figlio dell’elegante selezionatore della prima scena fa un colloquio di lavoro con la stessa strampalata e buffa ragazza dell’incipit, ormai cresciuta, e diventata consapevole, professionista, perfida… solida. Ben più cinica di chi l’ha preceduta, nella logica per cui un aguzzino che è stato vittima per lungo tempo è doppiamente più spietato.
7.5.19
 

NON C'È POSTO PER TRE

Teatro Tordinona 28 Febbraio 2019
NON C'È POSTO PER TRE
di Vito De Girolamo e Carlo Loiudice
con Vito De Girolamo, Claudia Lerro e Carlo Loiudice
Compagnia DeLoi
Gianni, uno scrittore in cerca di un editore che voglia pubblicare il suo ultimo romanzo, maniaco della pulizia e dell’ordine, divide, a Roma, un appartamento in affitto con Alfredo, aspirante cantante lirico, costretto a vestirsi da papero per animare feste di bambini per potersi pagare gli studi di canto.
Il consolidato menage domestico dei due viene stravolto dall’arrivo di Sara, un’affascinante backpacker, una viaggiatrice con zaino in spalla e sacco a pelo, arrivata a Roma per incontrare, per la prima volta, l’amore della sua vita conosciuto su Tinder! A causa di un equivoco, Sara si piazza per tre giorni in casa di Gianni e Alfredo occupando dapprima il divano e poi spodestandoli della loro camera da letto.
Se tra Alfredo e Sara è subito intensa, tra Gianni e l’ospite non gradita è subito odio. Incomprensioni, situazioni comiche e grottesche, esilaranti colpi di scena fanno di “Non c’è posto per tre” uno spettacolo che garantirà agli spettatori un pieno di risate.
5.5.19
 

THE PRUDES



Teatro Off/Off 26 aprile 2019
THE PRUDES
di Anthony Neilson con Carlotta Proietti Gianluigi Fogacci regia Gianluigi Fogacci
scene e costumi Susanna Proietti aiuto regia Maria Stella Taccone musiche originali Giovanni Mancini
Chi sono i Prude? James si presenta al pubblico come James Prudes, ma subito viene corretto da Jessica che tiene a rettificare che loro non sono sposati e che quindi loro non sono i Prudes come recita il titolo, parola che in inglese significa puritani, moralisti, di morigerati costumi, che hanno in odio scandalizzare…
Tuttavia questa strana coppia si presenta sul palcoscenico di un teatro pieno di spettatori per inscenare o vivere, non ci è dato sapere, il loro dramma di coppia, come una seduta terapeutica collettiva. Al centro di questo dramma il calo di desiderio di James che non riesce più ad avere rapporti con la sua amata Jessica da molto tempo e che se fallirà anche questa ultima chance, cioè consumare un rapporto davanti ad una platea, nel più puro spirito esibizionistico, sarà abbandonato da Jessica che non intende passare il resto della sua vita senza sesso. Ecco che l’ironia del titolo si affaccia prepotentemente non appena al pubblico verrà spiegata la situazione, ma come si può facilmente prevedere l’espediente scelto non darà i frutti sperati. Ecco che inizia allora un gioco al massacro, dove emergono vecchie ruggini, cose non dette che feriscono, giochi di travestimenti e colpi di scena che fanno via via dubitare di chi siano veramente queste persone o personaggi. E se fossero due attori che cercano nuove ispirazioni attraverso un anomalo materiale drammaturgico, guidati da un’invisibile regia? E che ruolo ha il pubblico che viene continuamente coinvolto, come se i personaggi sul palco cercassero di tirare a sé le sue simpatie e un giudizio favorevole, come in una moderna e borghese agorà? IL gioco teatrale o meta teatrale che dir si voglia si fa sempre più sofisticato, esplora anche i meandri linguistici che caratterizzano le due differenti personalità, fino a farci pensare che sia proprio questo il motivo del calo del desiderio, e il finale invero farsesco non ci deve trarre in inganno sulla durezza dello scontro e sulla profondità della riflessione sulle problematiche di coppia.
2.5.19
 

STRINGIMI CHE FA FREUD



Teatro degli Audaci 28 Aprile 2019
STRINGIMI CHE FA FREUD
di Alessandra Merico
con Alessandra Merico, Alessandro Salvatori, Vanina Marini, Patrizio Cigliano Regia Vanessa Gasbarri
Oscar e Letizia, dopo qualche anno dal matrimonio, cercano di avere un figlio e, dopo svariati tentativi, decidono di rivolgersi a Gabriel, un sessuologo amico di famiglia che cerca di aiutare la coppia facendole esplorare le diverse sfaccettature della sessualità alla ricerca di una gravidanza tanto desiderata e della felicità coniugale. Oscar ha una mentalità un pò chiusa, viene dalla provincia ed è più restio ai cambiamenti, Letizia è più curiosa ed è disposta a sperimentare qualsiasi cosa pur di riuscire a rimanere incinta. Ma la loro vita coniugale sarà stravolta dall’arrivo di Ambra, una ragazza simpatica e molto spregiudicata, amica di infanzia di Oscar, che, dopo essersi lasciata con la sua compagna, chiederà ospitalità alla coppia. La convivenza tra i tre, difficilmente gestita dall’aiuto di Gabriel, sarà fonte di equivoci, malintesi, molte complicazioni e risate che porteranno però i protagonisti a capire meglio sé stessi e i loro rapporti. Uomini e donne alle prese con le loro fantasie sessuali: una commedia ironica in cui, con leggerezza, si affrontano paure e desideri di ognuno, mentre l’imbarazzo cade col sorriso e riesce facilmente ad essere superato proprio perché dichiarato.
1.5.19
 

AVALANCHE



Teatro India, 14 aprile 2019
AVALANCHE
di Marco D'Agostin
con Marco D’Agostin, Teresa Silva
suono Pablo Esbert Lilienfeld luci Abigail Fowler movement coach Marta Ciappina vocal coach Melanie Pappenheim direzione tecnica Paolo Tizianel cura e promozione Marco Villari
coprodotto da Rencontres Choréographiques Internationales de Seine-Saint-Denis, VAN Marche Teatro, CCN de Nantes con il supporto di O Espaco do Tempo, Centrale Fies, PACT Zollverein, CSC/OperaEstate FestivalTanzhaus Zurich, Sala Hiroshima, ResiDance XL Una creazione che, oltre ad essere la testimonianza di un giovane autore già alla ribalta della scena internazionale, offre la possibilità di riflettere sull’ossessione tutta contemporanea dell’accumulo, dell’archivio, dell’elenco di cose e fatti che amplifica a dismisura la percezione del corpo come custode della memoria.
In Avalanche i due esseri umani protagonisti vengono osservati da un occhio ciclopico come antiche polveri conservate in un blocco di ghiaccio. Sono Atlanti che camminano all’alba di un nuovo pianeta, dopo essersi caricati sulle spalle la loro millenaria tristezza. Tutto quello che non è sopravvissuto agisce, invisibile, su tutto ciò che invece è rimasto e che viene rievocato come regola, collezione, elenco di possibilità. La danza si pone in una costante tensione verso l’infinito dell’enumerazione, alla ricerca accanita di un esito, di una risoluzione, interrogando la questione del limite e dunque, in ultima istanza, della fine. Gli occhi socchiusi, come a proteggere lo sguardo dalla luce accecante di un colore mai visto, afferrano l’abbaglio di un’estrema possibilità: una terra di sabbia e semi sulla quale qualcuno imparerà nuovamente a muoversi, dopo che anche l’ultimo archivio sarà andato distrutto.
22.4.19
 

Alla ricerca del tempo perduto



Off/Off Theatre, 12 aprile 2019
Alla ricerca del tempo perduto
Di Marcel Proust, testo e interpretazione Duccio Camerini, regia Pino Di Buduo Spazio scenico, disegno luci e video Stefano Di Buduo. Teatro Potlach – La Casa dei Racconti
Duccio Camerini presenta per la prima volta l’adattamento teatrale dell’intera opera di Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto (À la recherche du temps perdu), vestendo gli abiti dell’autore e dei personaggi che gli ruotano intorno, immerso in scenografie digitali firmate dal video designer Stefano Di Buduo e diretto da Pino Di Buduo. Duccio Camerini e Pino di Buduo prendono il più lungo libro mai scritto (composto da 7 libri: La strada di Swann, All’ombra delle fanciulle in fiore, I Guermantes, Sodoma e Gomorra, La prigioniera, La fuggitiva, Il tempo ritrovato) e ne traggono un racconto fulminante, un viaggio dell’io, una storia che è anche un’enciclopedia di storie, un punto di vista su com’è fatto – e come dovrebbe essere fatto - il mondo. L’educazione esistenziale, sentimentale e sessuale di un ragazzo che si scoprirà scrittore, resa in un racconto sugli uomini e sul tempo, che poi è la malattia che li perseguita. Uno dei più grandi esperimenti letterari di sempre viene così messo in scena non come un bozzetto della “belle epoque”, lussi ed eccessi, bensì come il percorso di un’anima, la cui ironia, violenza, tenerezza, ci riguardano profondamente. Perché la “Recherche” è un grande romanzo-provocazione di fine millennio, che affonda in un’epoca di transizione, sfuggente e inafferrabile proprio come la nostra, adesso.
Nota di regia
La ricerca del Teatro Potlach sulla “memoria”, partito con "Le città invisibili" di Italo Calvino, va avanti da tanti anni. Quando Duccio Camerini mi ha chiesto di lavorare insieme su “Alla ricerca del tempo perduto”, ho detto subito istintivamente sì. Perché si? Con Proust si affronta un lavoro pieno di stimoli profondi, che spinge oltre i propri limiti e fa abbattere margini che il tempo aveva scrupolosamente edificati. A me interessa quando un autore, un'opera letteraria, un pensiero ci entra così dentro, ci trascina nella tempesta, distruggendo e costringendo a ricostruire, facendoci scoprire nuovi approdi. Di conseguenza ho scelto un setup digitale per creare un ambiente visivo con il quale Proust può dialogare, un partner virtuale che crea resistenze, associazioni, equivalenze, contrazioni e dilatazioni, spazi temporali, e che permetta allo spettatore di immergersi nella situazione dove ogni quadro è spazio e ricordo che riemerge. Marcel/Proust entra ed esce dalla sua stanza, non trova pace, vive in una specie di dormiveglia esistenziale, sente la fine avvicinarsi e vuole scrivere, scrivere, scrivere. Un viaggio nella memoria e nell’immaginazione, nel tempo e nello spazio e nel nostro futuro.
16.4.19
 

OPHELEIA

Teatro Palladium 6 Aprile 2019
OPHELEIA
Ofelia aiuta Ofelia danza e coreografia Alessandra Cristiani azione Sabrina Cristiani musica Iva Bittova, Claudio Moneta luci Gianni Staropoli produzione Lios Non c’è la pretesa di ricostruire il personaggio shakespeariano, di addentrarsi nella nota trama della tragedia. La figura di Ofelia è un ingresso al vertiginoso silenzio dell’umano. Non si tratta dell’ofelico, non si espone alla maniera di Ofelia. Non è una presa di posizione, quanto un cedere all’evidenza di una natura data universalmente, che si aggrappa alla percezione di sé come unica realtà con la quale dialogare. Ofelia è la creatura invisibile, circondata da occhi che non sono disposti a “vederla”. Lei stessa è “cieca” e impropria per un acuto dolore del mondo. È una debolezza. È una sospensione temporale, oppure un ingorgo emotivo. È un corpo rubato. Non sono attratta dal cliché che la celebra, ma forse la nasconde, quanto da quel deposito umano che dal fondo inesorabilmente la invoca. Opheleia è una visione, un’iniziazione al sacrificio. Quell’eco fa riemergere un accordo antico. Opheleia è uno specchio in cui riflettersi. È Ofelia che aiuta Ofelia; è un luogo carnale in cui abitarsi. Si insinua sotto pelle l’enormità di un destino o di un destinarsi a…
9.4.19
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WOP

Teatro Lo Spazio 31 MARZO 2019
WOP
Quando gli italiani erano WithOutPassport
Spettacolo scritto diretto e interpretato da: Oriana Fiumicino
Musiche di: Roberto Pentassuglia
Percussioni e Sand artist Donatello Pentassuglia
Genere: Teatro di narrazione

Sinossi: Il testo si ispira alla vera storia di Maria Petrucci, emigrata da un generico sud d’Italia in America, nei primi anni del ‘900. Lo spettacolo racconta del viaggio stremante che milioni di italiani hanno affrontato per raggiungere l'America. La voce narrante è quella di Maria, che guida lo spettatore prima su una nave carica di povera gente ricca solo di sogni e aspettative per un futuro migliore, poi a New York terra di transito per chi come lei ha già un biglietto e un posto di lavoro in Colorado. Maria infatti, insieme al marito Tommaso, si trasferiscono a Ludlow, dove l’uomo lavora come minatore per la Colorado Fuel and Iron di proprietà di Rockefeller Jr. La protagonista racconta la dura vita nelle miniere, le difficili condizioni economiche e lo sfruttamento degli emigranti. Gli italiani sono letteralmente taglieggiati dalla società mineraria che impone loro bassi salari, nessun risarcimento in caso di infortunio o di morte, nessuna assistenza sanitaria in caso di malattia provocata dallo stesso lavoro in miniera. In particolare la voce narrante racconta quello che viene comunemente definito “il massacro di Ludlow” e di cui Maria Petrucci è stata tragicamente protagonista. Nell’aprile del 1914, a seguito di un grande sciopero durato nove mesi e che aveva l’obiettivo di migliorare le precarie condizioni di oltre 11.000 lavoratori in tutto lo stato del Colorado, le guardie, assoldate dal magnate americano Rockfeller Jr., aprono il fuoco nella tendopoli di Ludlow dove vivevano centinaia di minatori con le loro famiglie. Nel massacro persero la vita 26 persone di cui 11 erano bambini, tra quest'ultimi anche i tre figli di Maria a e Tommaso Petrucci, rimasti soffocati in una buca in cui avevano trovato rifugio. Informazioni: La durata è di circa 50'. La narrazione si avvale delle musiche originali eseguite dal vivo dal chitarrista Roberto Pentassuglia.
7.4.19
 

Settimo cielo

Teatro India, 27 marzo 2019
SETTIMO CIELO
di Caryl Churchill
traduzione Riccardo Duranti
regia Giorgina Pi
con Michele Baronio, Marco Cavalcoli, Sylvia De Fanti, Tania Garribba
Aurora Peres, Xhulio Petushi, Marco Spiga
scene Giorgina Pi
costumi Gianluca Falaschi
musica, ambiente sonoro Collettivo Angelo Mai
luci Andrea Gallo
un progetto di Bluemotion
produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale, 369gradi, in collaborazione con Angelo Mai

Un esempio di teatro felicemente “resistente”, con alle spalle un Premio Ubu, la realtà romana dell’Angelo Mai ritorna in scena, reduce dal grande successo di critica e pubblico della scorsa stagione, con Settimo cielo, capolavoro del 1979 della drammaturga inglese Caryl Churchill, per la regia di Giorgia Pi, Un viaggio tra le politiche del sesso vissuto da un gruppo familiare, prima catapultato nell’Africa coloniale di fine Ottocento, poi nella Londra swinging della rivoluzione sessuale in piena ribellione punk anni Settanta (una traversata temporale di solo 25 anni). Mai rappresentata prima in Italia, la commedia conserva il sapore di certe ambientazioni di Derek Jarman; l’impeto del movimento delle donne e degli omosessuali di quegli anni in Inghilterra, con Margaret Tatcher che proprio nel 1979 diventa Primo Ministro; il fervore della ricerca di nuove forme in sostituzione dell’immagine stereotipa della coppia e della famiglia, per rappresentarne le istanze più aggiornate. Infatti, i personaggi vivono un tentativo di ridefinizione delle proprie identità, provano a superare i ruoli che gli sono stati assegnati, in un continuo parallelo tra oppressione coloniale e sessuale. Immerso in una dimensione queer e punk, Settimo Cielo deborda tra continenti e secoli: «essere quello che si vuole essere, non quello che si può. È il divenire postumano che modifica luoghi e relazioni», riflette la regista Giorgina Pi.
7.4.19
 

Messico e nuvole

Teatro Lo Spazio 22 MARZO 2019
MESSICO E NUVOLE
Con Caterina Casini
Musiche a cura di Sonia Maurer
Questo è il racconto di un Messico passionale, generoso, sensuale e drammatico, surreale e inquieto, narrato dopo aver conosciuto i suoi artisti, pittrici e pittori, poeti, fotografe e cineasti, seguendo il filo costruito dai meravigliosi scatti fotografici realizzati negli anni ‘30 e ‘60 da Henri Cartier Bresson.
Diceva Cartier Bresson: “Non è la mera fotografia che mi interessa. Quel che voglio è catturare quel minuto, parte della realtà”. Seguendo questa metodologia , e attraversando gli autori messicani, il realismo magico sudamericano ma anche la crudezza de “Las Muertas”, racconto di Jorge Ibargüengoitia, da cui nasce la parte più dura dello spettacolo (il personaggio di una prostituta che vive tra Messico e Texas) si costruisce questo pazzle, che è immagine d’insieme e nel contempo attimo per attimo, particolare storia, particolare emozione, per dare al pubblico una sensazione profonda di una terra altra e così immaginifica.
La forza che il Messico esprime, la libertà dei suoi personaggi, e in primo piano delle donne tra cui Frida Khalo e Tina Modotti, di vivere in pieno la propria umanità nell’ironia nello splendore e nel dolore, la creatività che sa innalzarsi a grandissima arte senza perdere la sua radice fantastica e popolare, sono i segni fondamentali del dipinto che Caterina Casini realizza evocando per il pubblico memorie e fantasie.
Narrazione nata per la mostra su Cartier Bresson “Mexican notebooks” a Sansepolcro nel 2008, presso Palazzo Pichi Sforza, poi presentato per il ciclo “Letteratura del delirio” al Teatro Alla Misericordia di Sansepolcro (2014-2016), al Teatro Cometa Off di Roma, al Fringe Festival di Roma. A marzo 2019 a Teatri d’Imbarco di Firenze, e dal 20 al 23 marzo a Teatro Lo Spazio di Roma.
3.4.19
 

Truman Capote

Off/Off Theatre 17 marzo 2019
Florian Metateatro Centro di Produzione Teatrale
TRUMAN CAPOTE
di Massimo Sgorbani
con
Gianluca Ferrato
regia
Emanuele Gamba
Il lato oscuro di un’America che altri – prima, insieme e dopo di lui – hanno esplorato.
La paura dello sconosciuto che minaccia la tua famiglia e la tua proprietà. La paura (e insieme l’attrazione) che suscita il “diverso”, ma anche la paura che lo stesso diverso prova sentendosi tale e tentando di essere accettato, salvo scoprirsi in extremis “tollerato” (come diceva Pasolini) solo ipocritamente, e riappropriandosi dell’unica identità che, a ben vedere, gli è stata realmente concessa: quella di intruso, di presenza minacciosa.
3.4.19
 

Il figlio della tempesta

TEATRO BIBLIOTECA QUARTICCIOLO 28 febbraio 2019 Prosa, Concerto
Il FIGLIO DELLA TEMPESTA
Musiche, parole e immagini dalla Fortezza
concerto spettacolo per i trent’anni della Compagnia della Fortezza
di e con Andrea Salvadori e Armando Punzo | regia Armando Punzo
produzione Studio Funambulo | Carte Blanche/Compagnia della Fortezza | con il sostegno di Idealcoop Coperativa Sociale e Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra

“…se si vuole comprendere i segreti dell’Universo bisogna pensare in termini di Energia, Vibrazioni e Frequenze…” Nikola Tesla “Il Figlio della Tempesta” non un semplice concerto, ma un progetto musicale-performativo che rielabora l’intero universo iconografico, sonoro ed emozionale della Compagnia della Fortezza. Attraverso uno studio sui caratteri dell’energia e delle frequenze della creazione, Andrea Salvadori, drammaturgo musicale della compagnia, intesse una drammaturgia composita e suggestiva, fatta di musica e immagini insieme con Armando Punzo, regista Architetto dell’Impossibile ed alcuni degli attori della Fortezza. Per la prima volta insieme in questa rete fatta di parole, presenze e musica Punzo, Salvadori e gli attori detenuti vanno al cuore della ricerca musicale e performativa, creando un concerto spettacolo che celebra i 30 anni della Fortezza
“Il Figlio della Tempesta” è dunque un progetto molto speciale, che, proprio in occasione dei trent’anni della Compagnia della Fortezza, porterà in scena l’indissolubile rapporto tra parole e suono che si crea ogni volta che uno dei più eclettici compositori per la scena italiani e uno dei registi più visionari lavorano insieme, dentro il carcere di Volterra, quando le note della musica riempiono lo spazio, entrano nelle vene e nel cuore, riverberano con le parole e le visioni artistiche si concretizzano nei corpi degli attori. “Il Figlio della Tempesta” è un susseguirsi incalzante di musiche, parole e immagini per un allestimento speciale, pensato come un affascinante viaggio nella storia della Compagnia della Fortezza e che qui attinge.
Andrea Salvadori è compositore, musicista, sound designer e produttore discografico. Concepisce il lavoro in termini di opera d’arte totale, innestando e inscrivendo la sua ricerca sul suono e sulla musica all’interno della drammaturgia di opere complesse, intervenendo così nel disegno dello spazio e della testualità, oltre che in quello sonoro, con l’obiettivo di costruire delle vere e proprie atmosfere, mondi sonori e visivi dal segno fortemente immaginifico. L’inclinazione all’autorialità e all’eclettismo e la sua propensione alla scrittura per immagini lo hanno condotto quasi “naturalmente” al teatro – in particolar modo a quello di Armando Punzo .
19.3.19
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