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Verso un'altra fiamma



Accademia di Romania 12 luglio 2013 “VERSO UN’ALTRA FIAMMA dall’opera di Panaìt Istrati con Vlad Scolari, Alice Protto e Federico Branca Bonelli, adattamento e regia di Vlad Scolari Wasabi Produzioni, Milano. E’ il racconto di un viaggio tra diari, cronache e disillusioni nell’Unione Sovietica del 1927. Panait Istrati, scrittore, giornalista e socialista romeno emigrato in Francia, affronta un viaggio lungo tutta l’Unione che lo condurrà ad un progressivo “crollo della fede”, all’abbandono di ogni ideologia politica e anche all’emarginazione da parte di tutti i compagni e gli amici. Istrati è un oppositore, un uomo mosso da un congenito sentimento di giustizia che oltrepassa il valore dell’ideale; egli difende i poveri, gli operai, gli “sconfitti” dalle fauci dei tiranni, lotta per la libertà d’espressione in un’epoca in cui viene duramente soffocata. “Non possiamo più dire il nostro pensiero nei nostri tempi? No, non possiamo più”. Passionale e irascibile, profondo e sincero, il “Gor’kij dei Balcani” ci trascina in un racconto téte à téte mostrandoci il tremendo destino di chi si oppone all’ingiustizia e alla tirannide. I testi di Istrati da cui è stato tratto lo spettacolo (Spovedanie pentru invinsi, Catre o alta flacara, Povestirile lui Adrian Zografi, Cum am devenit Scriitor) sono inediti in Italia e sono stati prima tradotti dalla lingua romena e francese per essere, infine, solo un punto di partenza per la creazione del testo teatrale scritto a stretto contatto con la composizione di una drammaturgia sonora da eseguirsi dal vivo che ci immerge in uno studio radiofonico, dove si sta registrando un radiodramma sull’odissea dell’autore. Wasabi Produzioni nasce a Milano nel 2012 con il fine di raccogliere sotto un unico tetto le proprie esperienze artistiche, musicali e teatrali. Wasabi ha realizzato: “Verso un’altra fiamma” che ha debuttato a Genova al Teatro della Tosse nel Novembre 2011; “Iona” di Marin Sorescu, che ha debuttato al Teatro Elfo Puccini di Milano nel Febbraio 2012 con l’attore Marco Bonadei (Premio UBU under30 2011). Questi lavori fanno parte di un progetto teatrale di approfondimento sulla cultura romena ed europea da parte dell’attore e regista Vlad Scolari e del musicista e compositore Federico Branca che assieme ricercano una dimensione che sia al contempo visuale, fonica e testuale. Ultimamente il gruppo, assieme alla drammaturga Laura Tassi si sta orientando all’approfondimento del rapporto tra musica parola e azione, ricercando atmosfere musicali elettroniche ed indagando su quello che è per noi un tema urgente e fondamentale: la fame, il cibo, il nutrimento.
luglio 18, 2013
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Impressioni



L’archivio, Roma 15 Giugno 2013 “IMPRESSIONI” Roberto MARINO pianoforte. Musiche di Claude Debussy e di Roberto Marino. “Una polaroid delle piccole e grandi cose della vita”.
giugno 28, 2013
 

La protesta - una fiaba italiana



Teatro Argot Studio 7 GIUGNO 2013 La ballata dei Lenna in “La protesta - una fiaba italiana” gruppo di lavoro condotto da Michele Santeramo con Nicola Di Chio, Paola Di Mitri, Miriam Fieno. Siamo in Italia. In uno dei tanti uffici del turismo sparsi nella penisola. Anche oggi nessun avvenimento particolare. Due giovani impiegate portano avanti il proprio lavoro come ogni giorno, sottovalutando, però, gli strani atteggiamenti del loro superiore. Tutto si ricompone ai loro occhi quando scoprono, accuratamente riposta nei rispettivi armadietti, una lettera di licenziamento. Le due impiegate si convincono, in quel momento, che la perdita del lavoro comporta la rinuncia della propria identità e allora decidono di reagire. Senza troppi giri di parole mettono su la loro protesta, che non prevede nessun tipo di compromesso poiché la protesta comincia dove il compromesso finisce.
giugno 28, 2013
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M O L O C H



Recensione dello spettacolo su Pensieri di Cartapesta

Teatro Tordinona 14 Giugno 2013 “M O L O C H” regia Roberto Risica, con: Alessandra Angelucci, Sabrina Broso, Massimiliano Frateschi, Teodora Grano, Alessandro Lanza, Roberto Risica. Scene Selena Garau, costumi Oncut Studio, musiche Angela Bruni. C'è una frattura che ha a che fare soprattutto con il nostro mondo, una distanza spietata tra il sentire e il vivere, tra il dentro e il fuori. Ma è una sofferenza inespressa, un’implosione silente, un dolore che non trova sfogo, che si espande dentro. Il disorientamento è diffuso come un rito comune. Eppure la nostra tragedia è declassata ad una rassegnazione malinconica, una serenità posticcia che nasconda il malessere quotidiano di un conflitto impari e feroce. Il nostro è un disagio privato, muto, segreto. Come animale ferito, la nostra richiesta d’aiuto è senza parole. E a forza di contenerci siamo diventati il contrario di un urlo. Io credo ancora nella forza della poesia, nel riscatto della grazia, nella potenza disarmante della delicatezza, come atto di resistenza e di salvazione. Credo nella necessità di indagare la propria fragilità, tratto imprescindibile del nostro essere umani, instabili e precari. Credo nella necessità di proteggerla, la nostra fragilità, di considerarla rifugio, ricettacolo, enclave dalla brutalità, caldo ventre di madre, riparo dalla ferocia del mondo. E come Artaud auspico un teatro capace di tradurre ciò che la vita dimentica, dissimula, o è incapace ad esprimere. Moloch è un’esortazione all’ascolto, un incitamento a non reprimere la propria vulnerabilità, a rivendicarla. Essere friabili, come a dire essere umani. Per contrapporsi all’abisso, per guarire l’urlo di questo mondo dolente e disperato, per prendersi cura del suo vagito straziante e della nostra sete d’aria e luce. Per concederci finalmente un’esplosione di gioia. “Il male ci mette alla prova e insieme ci dà l'occasione di guarire.” Alda Merini
giugno 28, 2013
 

Gabbiano ovvero "Dell’Amar per Noia"



Teatro Argot Studio 16 Giugno 2013 “GabbiaNo Ovvero “Dell’Amar per Noia” Farsaccia tragicomico-familiare su gente in Vacanza da Anton Cechov un dis-adattamento di Woody Neri, con Woody Neri, Massimo Boncompagni, Liliana Laera, Stefana Medri, Mimmo Padrone, Gioia Salvatori, Marta Pizzigallo, Loris Dogana. “GabbiaNo” è una riscrittura de “Il Gabbiano” di Anton Cechov. Tutto ruota intorno a una piscina gonfiabile, reminescenza di fanciullesche vacanze da cortile. Un luogo che tutti descrivono come incantevole, ma che appare più come uno scantinato industriale, un rifugio antiatomico, una prigione (una Gabbia, appunto), dove i detenuti/personaggi trascorrono la loro personale ora d’aria, la loro vacanza, girando in tondo, a vuoto, nell’impossibilità mentale e fisica di evadere. Confinati in questo non-luogo, essi divorano passioni, gelosie, amori; ma tutto ha il sentore dello svago: anche il dolore è inflitto per noia. Condannati a una vita che si limita all’esistere, l’unica possibilità di trovarsi un senso è elevare l’inutile a essenziale, la chiacchiera a filosofia, l’infatuazione ad amore, il ridicolo a tragedia. E soprattutto, viceversa. Konstantin (o ci che ne rimane) è un disadattato, imprigionato in una farsa di periferia circondato da un teatrino che non condivide, da persone che non lo vedono, o meglio non lo leggono, lo inchiodano a una quotidianità che lo uccide lentamente, ingabbiato più degli altri è imprigionato, poiché della propria Gabbia sembra l’unico ad avvertire le strette sbarre. Una Gabbia. Una vasca per pesci. Uno spazio finito, reso curvo dai rintocchi della noia. Nessuna via d’uscita. Solo un rincorrersi inutile in un girotondo che sa di trenino da villaggio vacanze, dove ognuno è preda inseguitrice. Lo chiamano “Amore”. L’Assenza stessa, questa è l’unica cosa viva. L’mpasse, l’imbarazzo, il malessere. L’umorismo è tragedia in vacanza. Risate di barzellette a un funerale.
giugno 28, 2013
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Diario Insentimentale

Vedi risultati Nassa Teatrale  

Teatro Studio Uno 12 Giugno 2013 “DIARIO INSENTIMENTALE” di N. Gender. Voce AMBRA QUARANTA. Movimento scenico CHIARA GAMBERINI, suoni GIUSEPPE RAFFAELE, luci MARIA MUCCI. Il cinismo estetico/erotico si contrappone a pagine di una contraria e sfrenata passione sentimentalistica, una educazione al sentimento impossibile a realizzarsi se non nella scrittura. Le passioni carnali sempre eccessive; è il troppo vivere, il troppo desiderare, il troppo morirsi. Un testo violento e struggente, ora porno post modernista, ora epistolare ottocentesco. Elenchi, incontri, consumi sessuali di una società dove anche il corpo è merce scaduta. Ma anche un frasario amoroso pieno di poesia. Il protagonista vive in parallelo tra la sessualità senza pensiero, l'ingordigia per la carne e la sensualità romantica dove il pensiero è tutto. Una vita sospesa continuamente tra sesso e amore. Un reading teatrale dove la parola fredda e distante diventa partecipata, sentita, per poi vomitare tutta l’emozione trattenuta.
giugno 28, 2013
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Sono Morta Anche Io



TEATRO TORDINONA 7 - 12 MAGGIO 2013 “SONO MORTA ANCHE IO” Testamento turchino di una Fetocchia d'eccezione (Morte seconda) una produzione ATTO NOMADE. di e con Marzia Ercolani. “Tutto l’amore che si era conquistato con tanta fatica a prezzo di rinunciare ad esprimere se stesso non riguardava affatto l’individuo che era in realtà. L’ammirazione per la sua bellezza e per le sue brillanti prestazioni era tributata alla bellezza e alle prestazioni, non al bambino reale”Alice Miller “Il seme che siamo è l’unico valore di fede. Se tutti fossimo credenti, non ci sarebbero più croci.” Si nasce strappando le viscere segrete della propria madre oppure ancor prima? Prima di avere occhi, naso, bocca e gambe, ancor prima di essere generati, scolpiti, pronti ad assumere il proprio ruolo? Non si può tirar su un bambino. Non è un edificio. Piuttosto è come un albero. Si può preparare il terreno, annaffiarlo, controllare che il sole raggiunga la pianta per poi lasciare che la natura faccia il suo corso. L’educazione sociale invece crea giardini labirinto e uccide voracemente foreste. Come riconoscere, ritrovare e proteggere il seme originario così come era prima che venisse piantato, eco lontana del primo vagito? Forse svegliandomi nei sogni, ripercorrendo a ritroso antichi respiri intravedo dall’altra parte dello specchio un riflesso. In un pianeta del prima, del mai, del sempre, in un luogo dell’altrove, nel tempo immobile delle fiabe, appare un'anima lunare sospesa in solitaria non morte. In acque poetiche ritrovo gli esseri della favola di Italia, abbraccio l’eroe iniziatico delle infanzie dei nonni e dei padri di questo bel paese, carezzo il seme con le mani di Turchina stanca di eterno e di verginità, tocco quella buffa bambola che ero nella mia infanzia, deposta sulla sedia dalla bambina per bene disciplinata al quarto comandamento. In un tempo appeso, in un mondo rovesciato, accolgo le voci intime, il copione sotterraneo, ultraterreno, sacro di profano, il sussurro di una reliquia che non muore mai, di una personale Fetocchia, legnosa lotta per difendere l’essenza selvaggia, perché ogni seme possa fiorire e dare frutti saporiti, non divenire quell’albero morto che è la croce.
giugno 27, 2013
 

Pass/ages



Pass/ages al Teatro Argot Studio di Roma
REDAZIONE 6 GIUGNO 2013

Compagnia Teatrincorso a Argot Off
Rassegna di Drammaturgia Contemporanea

Compagnia Teatrincorso
PASS/AGES

Roma / Teatro Argot Studio
martedì 11 e mercoledì 12 giugno, ore 21.00

regia e drammaturgia Elena R. Marino
con Silvia Furlan
coprodotto da Teatrincorso e da Provincia Autonoma di Trento all’interno del progetto biennale ‘RITI di PASSAGGIO/This is the box’ in collaborazione con Centrale Fies per la residenza artistica con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto Comune di Trento, C.U.C. Trento

Dopo il debutto a Trento a marzo scorso, approda a Roma per la Rassegna Argot Off, in due serate – 11e 12 giugno - PASS/AGES, tappa di RITI DI PASSAGGIO/This is the box, progetto biennale della Compagnia trentina Teatrincorso. Il progetto RITI DI PASSAGGIO/This is the box, coprodotto dalla Provincia Autonoma di Trento, prevede la produzione di uno spettacolo originale (con debutto nel dicembre 2013) intorno alle tematiche del vissuto temporale e della codifica sociale e politica delle età dell’essere umano e del cittadino, con particolare attenzione all’invecchiamento. Cosa fa di un essere umano un essere corrispondente al tempo che sta vivendo? La sua età? I suoi pensieri? I riti di passaggio che lo hanno disseminato di senso nuovo e diverso ad ogni ulteriore fase della vita? Esistono ancora e quali sono i riti di passaggio nella società contemporanea? E’ questo il fulcro del lavoro che la Compagnia Teatrincorso svolge e rivolge a un pubblico trasversale, ma soprattutto alla parte attiva della popolazione, con l’obiettivo di esploraregli stereotipi legati alla differenza tra uomo e donna nell’ambito delle diverse età biologiche. Spettacolo, ma anche incontri e collaborazioni con istituzioni quali il Museo delle Scienze di Trento, le Cooperative Sociali, l’Assessorato alle Pari Opportunità, le Università: ognuno di questi soggetti apporta il proprio contributo per avviare un network permanente di discussione e di proposte sociali e politiche concrete. Al progetto RITI DI PASSAGGIO lavorano sia maestranze che artisti nel campo teatrale, performativo visivo, di animazione digitale.

PASS/AGES indaga il passaggio di testimone tra vecchio e giovane, scruta il dramma dell’io fra consumismo e egocentrismo, ma anche solo come necessità di salvarsi dal naufragio, di trovare spazi nel muro temporale e generazionale. In scena un’attrice che si muove tra luoghi comuni sull’età quali ostacoli a un sereno e costruttivo passaggio attraverso le fasi naturali della vita. Un testo franto, multifaccia, che mostra un individuo forzatamente e continuamente spostato tra ruoli e significati del sé, un testo privo di personaggio e al tempo stesso intessuto di personaggi incarnazione di un desiderio, varianti di pensiero. Dignità umana a scadenza, invisibilità programmata, manipolazione costante del senso d’identità a fini utilitaristici e commerciali. E’ soprattutto la donna a trovarsi sotto il tiro della doppia discriminazione sessista e dell’età.E soprattutto la donna – in particolare in Italia – dopo una certa età, diventa invisibileper i media, o si trasforma inbersaglio di atteggiamenti denigratori e umilianti. Pass/ages è uno spettacolo dedicato a questo tema, che coinvolge certo i “vecchi”, ma anche i giovani, manipolati e usati come vessillo per un ricambio generazionale che in realtà non avviene o se avviene istiga a uno sterile odio tra generazioni a beneficio dei ‘ sempre potenti’.
giugno 27, 2013
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Anna Cappelli, uno studio



Ambra Teatro alla Garbatella 2 MAGGIO 2013 Fondazione Salerno Contemporanea Teatro Stabile di Innovazione presenta “ANNA CAPPELLI, UNO STUDIO” di Annibale Ruccello, con Maria Paiato, scene Francesco Ghisu, costumi Gianluca Falaschi, luci Carmine Pierri, trucco Vincenzo Cucchiara, foto di scena Pepe Russo, aiuto regia Sandra Conti, regia Pierpaolo Sepe. Anni Sessanta. Impiegata al Comune di Latina, ma originaria di Orvieto, Anna Cappelli è una provinciale insoddisfatta e in guerra col mondo: è rancorosa con i genitori, ai quali non perdona di aver ceduto la sua stanza nella casa di Orvieto alla più giovane sorella Giuliana; odia la signora Tavernini, nel cui appartamento Anna vive in subaffitto sopportando gatti maleodoranti; e non lega con le colleghe d’ufficio, snob e pettegole. È una vita fatta di cene solitarie e di domeniche al cinema, quella di Anna Cappelli. Ma un giorno le si avvicina il ragionier Tonino Scarpa, proprietario di un appartamento con dodici stanze. Anna sfiderà il mondo andando a vivere a casa del compagno, e da quel momento difenderà il suo nuovo status sociale con le unghie e con i denti, letteralmente. " Il testo è insidioso e pieno di trabocchetti. Il delirio naturalistico e minimale, ambientato in una miserabile Italietta degli anni Sessanta, a una lettura poco attenta può sembrare scarsamente dotato di una vena originaria limpida e necessaria; ma a uno sguardo più accorto non sfugge la mostruosa e depravata sottocultura piccolo-borghese che invade ogni respiro del dramma, incarnandosi in una donnina in apparenza docile e insignificante. L’intelligenza dell’autore sta nel nascondere, dietro la follia della normalità, un processo culturale drammatico che ha vissuto il nostro Paese: la protagonista del dramma porta in sé la miseria degli anni in cui divenne importante avere piuttosto che essere. Il principio del possesso, che ancora guida le nostre vite, si affermò ingoiando tradizioni culturali nobili e preziose. Fu in quegli anni che Pasolini urlò il dolore di chi avvertiva il pericolo che la sua stessa opera potesse perdere forza poetica e politica a causa di una dispersione drammatica di senso e di una tentazione di immoralità capitalistica. Fu in quegli anni che perdemmo l’onore. Fu in quegli anni che nacquero i cannibali, i padri della cultura odierna. Il nostro studio segna un primo approccio a questo dramma complesso e dal significato profondo e doloroso. È l’oscuro scrutare di Ruccello che cercheremo di restituire con adesione intellettuale ed emotiva. È come se ci trovassimo al cospetto di un noir in cui l’assassino è l’affermarsi di principi capaci di alterare le nostre nature, le nostre coscienze, le nostre azioni, i nostri destini e trasformarci in merda." [Pierpaolo Sepe]
giugno 26, 2013
 

Monkey sì, monkey no



Angelo Mai Altrove 7 giugno 2013 “monkey sì, monkey no” (sulla variazione di Monkey see, Monkey do) di Muna Mussie, con Giorgia Del Don e Muriel Del Don, con la collaborazione di Gian Luca Mattei. Uno spazio differente, nuove circostanze possono modificare il senso di un lavoro e portarlo Altrove? Con Angelo Mai Italia Tropici, Monkey see, Monkey do, tenta di ripercorre la sua struttura interna e rideterminarla mediante il dialogo con il contesto ospitante. Di solito ci si guarda allo specchio in solitudine. Vorrei guardarmi allo specchio in moltitudine. Monkey see, Monkey do, dà forma ad una fusione fra pubblico e scena, riflettendo sull’immagine e il suo potenziale. Una diatriba tra parola e immagine, a partire dalla dimensione conturbante del ‘doppio’. Monkey see, Monkey do parla di persona-corpo – inteso come complesso organizzato da elementi concreti – e di persona-politica – intesa come complesso organizzato da elementi astratti. Si rivolge a uno spettatore che condivida con le artiste/artefici una volontà di significazione del gesto più minimo: ‘occhi diaframma che si allenano a contemplare, a contenere un di più, un di meno che sprigiona visioni attraverso tensioni psicofisiche tra corpi; corpo carne, corpo suono, corpo plastico.’ Protagoniste sono figure identiche che agiscono come ‘prototipo’, in funzione di una messa a fuoco di quella avventura fantastica e controversa che ognuno esperisce di fronte alla propria immagine.
giugno 26, 2013
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Amnesia anterograda



Angelo Mai Altrove 7 giugno 2013 “Amnesia anterograda” (Lola dances) Con: Lola Kola, Edith Piaf, Elio Castellana, La bambola di Pechino, Igino Dodde, John Lennon, Yoko Ono. “Salve, ho 19 anni, e assumo XANAX da gennaio per problemi d’ansia e attachi di panico. Da qualche tempo ho iniziato a notare difficoltà nel concentrarmi e immagazzinare nuove informazioni; ad esempio mi capita di chiedere titubante qualcosa ad un amico che mi aveva già risposto; scordarmi cosa dovevo fare poco prima di farlo; dimenticare dove ho messo qualcosa o dove mi trovo. Cosa mi consiglia?”
giugno 26, 2013
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I pupa



Teatro Il Vascello 5 giugno 2013 “I pupa” di Alessandro Formica, testo vincitore della seconda edizione del Premio “Monologo e non solo” dedicato a Claudia Poggiani, organizzato dall’Associazione Culturale Golosa-Mente con la collaborazione del Teatro Il Vascello. Per ricordare Claudia Poggiani, attrice, scrittrice e sceneggiatrice di raffinato “sense of humor”, scomparsa nel 2002, l’associazione ha indetto due anni fa un premio di scrittura creativa brillante legato alla figura di Claudia. I suoi monologhi nascevano da esperienze di vita reali: il racconto si snodava in un’alternanza di toni vibranti e a volte sferzanti che passavano con estrema facilità dall’ironia al sarcasmo ad una velata drammaticità. Il risultato era sempre incredibilmente “brillante”. E con un testo brillante si chiude la seconda edizione del premio. Il testo di Alessandro Formica, interpretato da Sara Pantaleo, Rossella Celati e Rachele Minelli, per la regia dello stesso Formica e la consulenza artistica di Rosario Galli, racconta di tre donne, tre stereotipi femminili che si ritrovano nel medesimo luogo misterioso, sul medesimo “scaffale”, in attesa dell'arrivo e della considerazione di un tale che sembra essere l’unico in grado di esaudire il loro sogno comune di un cambiamento di vita. Tra alterchi comici, confessioni e rivelazioni intime, il tempo sembra non avere mai fine finché qualcosa di inaspettato effettivamente accade; qualcosa che darà una risposta alle loro inquietudini ma farà anche luce sulla loro vera condizione esistenziale. Il testo è stato valutato e scelto da una giuria composta da: Tiziana Merlino (Presidente dell’Associazione culturale Golosa-Mente) Franca Valeri (Presidente della giuria), Valeria Ciangottini, Rosario Galli, Bruno Maccallini, Loredana Martinez, Isabella Mezza, Manuela Kustermann, Paola Pascolini, Marina Zanchi.
giugno 26, 2013
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