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Sono morta anch'io 

Teatro dell’Orologio 20 Maggio 2016
Atto Nomade Teatro di Roma
Sono morta anch'io
scritto, diretto e interpretato da Marzia Ercolani
aiuto regia Luigi Acunzo
assistenti alla regia Mirko Miri, Giorgia Paccione, Elena Tenga
training danza Alessandra Cristiani
training clown Fiora Blasi
scenografia Carola Rossini
luci e fonica Giorgio Carugno
grafica Nicoletta Colarusso, Flavia Mascoli
fotografi di scena Matteo Nardone, Carlotta Tucciarone
Il mio naso ti cerca, si allunga. Tanto più grande è la distanza da te, tanto più cresce per sniffarti il cuore
Sono nata strappando le viscere di mia madre oppure ancor prima? Come riconoscere il seme originario? Nei sogni forse. Dall’altra parte dello specchio. Nel tempo immobile delle fiabe, accolgo il sussurro di una voce interiore, di una Fetocchia. Bambola, bambina, donna. Un luogo onirico, una stanza dell'anima. Quel pezzo di legno che grida “ahi” mentre viene scolpito, mi ha coinvolta in un sogno collodiano.  Del famoso testo una sola frase, “Sono morta anche io”, prima battuta della bambina dai capelli turchini. La mia riflessione coinvolge l'educazione come forma di potere, la cultura di matrice cattolica, la realtà gerontocratica italiana, il paese dei balocchi, ossia il Teatro, il gioco, uccisi dalla società, Lucignolo, il cui vero nome è Romeo, fool shakespeariano, emblema dell’artista indipendente reietto.  Rifletto sui padri che non sanno nuotare, sulle madri giudicanti, sul mondo artistico non riconosciuto, sulla scuola che non appassiona, sulla coscienza interiore che ripete all'inconscio le volontà del sistema. Quel burattino deposto sulla sedia cosa direbbe se potesse risvegliarsi? La drammaturgia procede per finestre poetico oniriche, non segue una logica narrativa. Un viaggio verso l’origine di se stessi, verso quell’istinto sgambettante, credulone, giocoso che viene dimenticato.
Se tutti ne avessimo cura, saremmo adulti più veri.
Testo selezionato Quaderni di scena 2012 nuova drammaturgia contemporanea Teatro Argentina  Marzia Ercolani: attrice, autrice, regista. Diplomata in recitazione al Centro Internazionale La Cometa. Spe-cializzata con numerosi pedagoghi, conduce laboratori. Per anni membro della compagnia “Triangolo Scale-no Teatro”. Nell’organizzazione delle prime tre edizioni del Festival Teatri di Vetro. Fonda Atto Nomade Teatro. Come drammaturga, interprete e regista: “Sono morta anche io - testamento turchino di una fetocchia d’eccezione” (testo selezionato da Quaderni di scena 2012 nuova drammaturgia contemporanea, Teatro Ar-gentina), “Munne - ‘O munno differente”, “Altrove”. Scrive sceneggiature, pubblica racconti per La Fornace. Raccolte poetiche: Diversamente Abile (ed. Jocker), Ore illegali (Ed. Alterego). In scena con il musicista Stefano Scarfone ne “I colori maturano la notte - confessioni di una diversa Alda Merini”.
maggio 28, 2016
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Inossidabile miele

Teatro dell’Orologio 19 Maggio 2016
Teatro dei Naviganti di Messina 
Inossidabile miele 
scritto, diretto e interpretato da Domenico Cucinotta
collaborazione artistica Sumako Koseki
tecnico luci e audio Mariapia Rizzo
Di questo amore voglio parlare danzando
Ho voluto raccontare, attraverso il linguaggio del corpo e la lingua dei segni, ciò che le parole a volte non dicono, se non quando si compongono in poesia. Ho voluto dire di Michele Cucinotta Oteri, poeta, e del suo bisogno d'amore. Cercavo come raccontare la "muta” voce di un poeta. Sentivo che il linguaggio doveva essere fisico, corpo traspirante, come la materia della parola poetica, lanciata e donata al caso. Lo spettacolo contiene una ispirazione: la traduzione, attraverso il linguaggio dei segni, della canzone "The man i love" di Gershwin, eseguita nello spettacolo "Nelken" di Pina Bausch. La mia ricerca doveva consistere nel reinventare i segni, scomporli, come cercare di dire e non dire, per scelta o per impossibilità. Il tema di "The man i love" ricorre più volte. E’ un pensiero dolce e ossessivo. Cresce l'urgenza di comporre un discorso, sia pure di segni, che bisogna comprendere con amore. All'interno della struttura si sviluppa l'improvvisazione che ricerca continuamente la forma e la sua mancanza. 
Il Teatro dei Naviganti è un gruppo di ricerca e sperimentazione teatrale. Negli anni l’attenzione del gruppo si è rivolta sempre di più allo studio dell’azione come risultato della esatta corrispondenza e contemporaneità tra l’azione fisica/vocale ed i moti dell’interiorità, in uno sviluppo di improvvisazione strutturata che porti all’atto scenico contingente. Naturale un approfondimento delle tecniche della danza.
maggio 28, 2016
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Radio P - 8° Puntata - Sabato 28 maggio

Sabato 28 maggio ore 17.30
Open Poetry

RADIO P 
"La nave dei Folli"

tramontata è la luna

di e con

Giovanni Greco, Gianluca Riggi, Maria Cristina Zerbino

e la partecipazione straordinaria di


Flavio Ciancio 





Sono le 17.30 e va in onda l'ennesima puntata di RadioP - Tramontata è la Luna, storico programma condotto da Vainamonen, ZorbaG, e HonzaC. Da Venerdì 8 Aprile in via sperimentale on line connettendosi al seguente link : htpp://www.e-performance.tv/p/live.html o sul canale you tube di e-performancetv. Potete anche venirci a trovare dal vivo al Teatro Tordinona - Sala Strasberg (la prenotazione è obbligatoria) Il numero per intervenire in diretta è il 0039 328.2783807 (attivo solo il venerdì dalle 17.00 alle 19.00)

Torna dopo tre anni “RadioP”, la Radio della Poesia e della Pazzia, la Radio della Passione e della Paura. Sono trascorsi tre anni di silenzio, tre anni in cui il mondo, l’Europa, l’Italia, sono cambiati, si sono succeduti nuovi presidenti e nuovi ministri, nuovi arrivi e nuove partenze, ma tutto è rimasto tremendamente uguale, anzi quella realtà profeticamente annunciata dai tre conduttori radiofonici è ora sempre più attuale e vicina. Questa è l’ultima ora: allo scoccare della mezzanotte, insieme con la chiusura del programma, chiuderà per sempre anche la radio. Gli spettatori spiano i tre conduttori sempre più inquieti che, come tutte le notti da più di dieci anni, portano avanti il programma con le sue rubriche, i suoi approfondimenti, i suoi giochi e non sanno, o forse sì, di essere visti, loro che sono abituati ad essere sempre e soltanto ascoltati e ad ignorare gli inquietanti segnali che giungono dall’esterno.

La messa in scena ripropone dal vivo uno studio radiofonico dove i tre conduttori giocano, vivono, si vedono morire lentamente, in una società che non li vuole, che non sa che farsene della Poesia e che riesce ad alimentare solo ed esclusivamente Paura. Un viaggio all’interno della poesia classica e contemporanea, un viaggio all’interno del mito, attraverso il gioco, e la leggerezza iniziale, i tre protagonisti conducono gli spettatori e/o radioascoltatori nella violenza non dichiarata e non vista del nostro presente.

Il mondo esterno sta per irrompere violentemente nello storico studio da un momento all’altro. Fino a qui tutto bene!
maggio 27, 2016
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La tana

Teatro dell’Orologio 19 Maggio 2016
Compagnia ZiBa di Prato 
La tana 
drammaturgia collettiva Laura Belli, Lorenzo Torracchi e Marco Cupellari
regia Marco Cupellari
con Laura Belli, Lorenzo Torracchi
tecnico luci Chiara Nardi
Morire è tremendo, ma l'idea di morire senza aver vissuto è insopportabile
Entrare nella Tana è immergersi in un mondo altro e familiare allo stesso tempo; due esseri si sono scavati il loro nido, comodo e chiuso, vi si sono accoccolati e rotolati e, un indefinito tempo dopo, lo spettatore li trova lì, cristallizzati, un po' ammuffiti. 
Attraverso lo strato di muffa e terra, riesce ancora a intravedere gli esseri umani che furono, quasi familiari appunto, ma ormai diventati altro: due grotteschi personaggi, che, come topi, vivono nella loro tana: ballano, mangiano, giocano, dormono, guardano peppa pig.
E fuori? Cosa succede? É un fuori visto, parlato, raccontato, ma non più vissuto. É sempre lì, presente nella sua assenza; dalla finestra ne arrivano gli echi: una festa di paese, piovono rane, si instaura una dittatura, qualcuno si sposa, il parlamento salta in aria. 
Il fuori bussa, domanda, ma loro non sanno o non vogliono rispondere. La domanda, però, resta, bussa, anche da dentro, e, per non sentirla, bisogna fare; qualcosa, qualunque cosa. Ignorarla, tamponarla anche a costo di... 
Fondata nel 2012, è una compagnia fieramente ibrida, felicemente instabile e fermamente mobile, che dialoga con il teatro di ricerca come con il teatro popolare e di strada, mescolando i linguaggi a suo piacimento e a piacimento, si spera, del pubblico. Nel 2014-15 arriva la prima produzione di ricerca e drammaturgia contemporanea: LA TANA, che raccoglie consensi in diverse realtà italiane e riceve i riconoscimenti nazionali: 
Selezione Premio Cassino OFF 2016 
Premio Incroci Teatrali 2015 
Menzione speciale Premio Museo Cervi 2015 
Premio Docenti Giovani Realtà del Teatro 2014 
Premio del Pubblico Anna Pancirolli 2014
maggio 26, 2016
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Le tre vecchie

Teatro dell’Orologio 20 Maggio 2016
Teatro C.A.S.T. di Ascoli 
Le tre vecchie 
di Alessandro Jodorowsky
regia Alessandro Marinelli
con Rossana Candellori, Elisa Maestri, Romana Romandini, Silvia Maria Speri
aiuro regia Valter Finocchi
scene, luci e effetti video Pietro Cardarelli
costumi Marilena Cincipirini
maschere Anna Sances
scnotecnica Tommaso Tosti
L'unica verità è la verità dell'illusione
Le vecchie contesse De Felice, nobili gemelle decadute, sono affette da un grave disturbo psichico: rimuovono sistematicamente il loro misterioso passato, lo distorcono, s’imbellettano come fanciulle in fiore nella speranza di attrarre spasimanti che le salvino dalla miseria e che le rendano madri, senza alcun pensiero alla sterilità anagrafica in cui sono ormai confinate. 
Paradossalmente, ora che la vecchiaia le ha ormai divorate, nei loro corpi appassiti rinverdiscono le tensioni sessuali della giovinezza, la loro carne risente la morsa d’un piacere malato, consumato anni addietro in modo aberrante, nel perimetro angusto delle mura domestiche. 
Osservandole, mi tornano alla memoria le parole con cui Pirandello descriveva il sentimento del contrario: “Vorremmo ridere, ma il riso non ci viene alle labbra schietto e facile; sentiamo che qualcosa ce lo turba e ce l’ostacola”. E infatti, mentre l’intreccio procede in costante bilico tra la pochade e il GrandGuignol, avvertiamo il peso d’un dolore insopportabile. Avvertiamo l’abisso.
Ed è appunto l’abisso ciò che più m’interessa indagare, l’orrore da cui origina una devianza, la genesi d’un comportamento non allineato. Perché oggi - come ieri - ciò che è diverso è spesso demonizzato. Invece, prima d’ogni altra cosa, ciò che è diverso dovrebbe essere compreso.
Il Teatro C.A.S.T. nasce ad Ascoli Piceno nel 2002. I suoi membriprovengono dalle arti performative e dalle arti visive. Obiettivo della compagnia è la ricerca di nuove forme espressive capaci di coniugare tradizione ed estetica contemporanea. Ha all’attivo diverse produzioni tra cui Favola d’ombra di Alessandro Marinelli, Metamorphosesda Ovidio, Malamore – monologhi del ‘900, Fremito da “L’innesto” di Luigi Pirandello, La Favola del Figlio Cambiato di Luigi Pirandello, Illusion di Alessandro Marinelli, Le Tre Vecchie da Alejandro Jodorowsky, Zio Vanja di Anton ?echov, La contessina Julie di August Strinberg.
maggio 26, 2016
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Anamnesi 

Teatro dell’Orologio 16 Maggio 2016
Teatro della Caduta di Torino 
Anamnesi 
di e con Marco Bianchini
cast tecnico Fabio Bonfanti
Quello che non ti uccide, ti fa fare un monologo
Un monologo che, partendo dalla narrazione di fatti autobiografici, affronta i molteplici aspetti della malattia, attraverso impressioni, ricordi e digressioni più o meno serie. Dalle corsie di un pronto soccorso di provincia al giardino dell’ Eden, passando per la Parigi di fine ‘800 e approdando infine in un reparto di rianimazione.
Il risultato è un monologo in bilico tra comicità e inquietudine, in cui l’esperienza della malattia è diventata il pretesto per un discorso più ampio che approda ad una riflessione sulla fragilità umana, sul rapporto dell’uomo con le malattie e sui cambiamenti che provocano nella vita delle persone.
Marco Bianchini Si è formato all’Ecole Philippe Gaulier di Parigi. Dal 2005 collabora con il Teatro della Caduta di Torino che ha prodotto quattro suoi monologhi. Ha curato la regia di “Madama Bovary” (finalista Premio Scenario 2011) e di “Leopardi Shock”, interpretati da Lorena Senestro.
maggio 26, 2016
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M:DEA 

Teatro dell’Orologio 18 Maggio 2016
Testacciolab di Roma 
M:DEA 
di Matilde D'Accardi e Vittoria Faro
diretto e interpretato da Vittoria Faro
sound design Vittoria Faro
visual/light design e scenografia Antonia Pizzola
costumi Nuccia Quintini
E’ necessario che muoiano e se così deve essere io li ucciderò, io che li ho messi al mondo Medea non è la figura mostruosa di madre vendicativa e assassina alla quale la letteratura l’ha condannata, ma la vittima di un destino avverso che la costringe a uccidere i figli per sottrarli al suo persecutore e renderli immortali.
Come una madre profuga che abbandonasse i figli al mare per dare loro, pur nel rischio di perderli, la speranza di un destino diverso. 
Medea è la sacerdotessa contemporanea di un rituale senza tempo, una sorta di Via Dolorosa a cui è condannata per l’eternità: rivivere ogni tragico passaggio del sacrificio in un loop ciclico fino al sacrificio estremo, necessario, nella catarsi della poesis, per il suo stesso superamento. 
Nel costante dialogo fra la protagonista che alterna recitazione live, mimica e danza performativa e la Voice Off che ne rappresenta la più intima conflittualità, si racconta una Medea affranta, pietosa e dilaniata dal conflitto interiore ma anche ribelle, austera e determinata contro i suoi persecutori.  In cinque diversi quadri scenici Medea ripercorre la sua vicenda tragica per flashback slegati dalla consequenzialità temporale degli eventi, come riemergono dalla memoria di una donna disperata e, nel contempo, determinata alla ricerca di una risoluzione catartica alla sua tragedia. 
Vincitore Premio Ignazio Buttitta 2015 
Vittoria Faro, attrice e regista, è responsabile del settore teatro di TestaccioLab. Nel 2012 vince il Premio Siae e la borsa di studio Andrea Biondo di Palermo come migliore attrice siciliana, diplomandosi anche con il massimo dei voti all'Accademia Nazionale D'Arte Drammatica Silvio D'Amico.
maggio 26, 2016
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Riccardo e Lucia

Teatro dell’Orologio 16 Maggio 2016
Teatrificio 22 di Roma
Riccardo e Lucia
di Claudia Lerro (testo originale liberamente ispirato al diario privato di Riccardo Lerro)
regia Claudia Lerro
con Ivana Lotito, Pio Stellaccio
aiuto regia Simona Oppedisano
scenografia Vincenzo Mascoli
costumi Tiziana Basili
Ma voi, lo sapete cos'è l'amore?
Mentre il pubblico si accomoda sulle poltrone, una donna sola sul palco aspetta che finalmente si faccia silenzio. “Finalmente”, dopo una vita di dolore, di assenze, di promesse tradite ma anche di risate, di meraviglia, d’amore. Perché la vita è così. Un susseguirsi ininterrotto di buio e luce, di primavere ed inverni.
Quella donna lì, che attende immobile l’inizio dello spettacolo e la fine della vita, è Lucia: mia nonna. E questa è la storia sua e del suo eterno amore: Riccardo, mio nonno.
Ad intrecciarsi alla storia d’amore, la passione politica di Riccardo, le cui parole proiettano nell’oggi le tracce d’incoerenza politica già riconoscibili nel passato post-bellico.
La messa in scena è semplice, come la storia raccontata. A momenti quotidiani, si alternano i momenti onirici della scrittura e quelli musicali, quasi da film muto, del tempo che passa.
Una scelta ragionata, quella della semplicità, che vuole superare la “decostruzione provocatoria” della nostra contemporaneità per ripescare quello che mi sembra oggi la più grande delle provocazioni: IO CREDO. Nell’amore. Nella semplicità. Nella giustizia sociale. Riccardo e Lucia, ora, non sono più solo i miei nonni, ma gli interpreti di una storia universale e senza tempo in cui ciascuno può riconoscere tracce di se stesso.
VINCITORE “Salviamo i talenti”- Attilio Corsini 2013/2014 – Teatro Vittoria, Roma Teatrificio 22 ha all'attivo diverse produzioni teatrali tra cui: Riccardo e Lucia, Nei Cieli Bambini, La Guerra dei Grandi, Il Piccolo Principe e Il gioco degli angeli. Quest'ultimo ha ricevuto un premio da parte di Roma Capitale per l'alto livello della performance artistica nell'ambito del mese della cultura serba a Roma.
maggio 25, 2016
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Vania

Teatro dell’Orologio 12 Maggio 2016
Òyes di Milano
Vania
di drammaturgia collettiva
regia Stefano Cordella
con Francesca Gemma, Vanessa Korn, Umberto Terruso, Fabio Zulli
disegno luci Marcello Falco
costumi e realizzazione scene Stefania Corretti e Maria Barbara De Marco
organizzazione Giulia Telli
Fa più paura una vita immobile o il cambiamento?
Vania racconta le paure, le frustrazioni e il senso di vuoto dei nostri tempi attraverso una drammaturgia originale costruita a partire dai temi e dai personaggi principali di “Zio Vanja”, uno dei capolavori di Anton Cechov.
La vicenda si svolge in un paesino di provincia e ruota attorno alla figura del Professore, tenuto in vita da un respiratore artificiale. Non vedremo mai il Professore ma le tragicomiche conseguenze che la sua condizione produce sul resto della “famiglia”: la giovane moglie Elena, il fratello Ivan, la figlia Sonia, il Dottore. Come in “Zio Vanja” anche i nostri personaggi sentono di non vivere la vita che vorrebbero. Ma la spinta al cambiamento deve fare i conti con la paura di invecchiare, le rigidità, i sensi di colpa, il timore di non essere all'altezza.
Vincitore premio "Giovani realtà del teatro 2015" indetto dall'Accademia Nico Pepe di Udine  Òyes nasce dall’ incontro di nove ex-allievi dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano. Grazie alla condivisione di un linguaggio, una formazione e una necessità comune, cerchiamo di fare un teatro per come lo vorremmo vedere, portando avanti una realtà in cui ci identifichiamo, che riconosciamo. Il desiderio che ci spinge è quello di fare teatro per il pubblico, per la gente, con strumenti chiari, concreti e semplici raccontando storie che diano spunti di riflessione a chi le ascolta. Òyes debutta con lo spettacolo Effetto Lucifero, che vince il premio Giovani Realtà del Teatro 2010 e il cui testo è finalista al Premio Riccione- Tondelli nell'edizione 2011. Lo spettacolo, con il sostegno del Teatro Filodrammatici di Milano, è inserito nella stagione 2011-2012 ed è tra i finalisti del festival playFestival (organizzato da Atir e Piccolo Teatro di Milano). Le altre produzioni della compagnia sono: Assenti per sempre (vincitore del premio Borsa di lavoro Alfonso Marietti, ed. 2009), Luminescienz - la setta (stagione 2012-2013 del Teatro Filodrammatici), Anton- scherzo in un atto (menzione speciale al premio Borsa di lavoro Alfonso Marietti, ed. 2013), Va tutto bene che debutta in anteprima nazionale nel Giugno 2014, chiudendo la collaborazione triennale con il Teatro Filodrammatici di Milano, Vania (vincitore del premio Giovani Realtà del Teatro 2015). Nel 2015 con il progetto T.R.E. Òyes vince il bando fUNDER 35-il fondo per l’impresa culturale giovanile.
maggio 25, 2016
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L’uomo dal fiore in bocca


maggio 24, 2016
 

Molotov

Teatro Tordinona 22 Maggio 2016
Molotov
Scritto da
Rosamaria Aquino
Con
Mariateresa Pascale
Regia
Francesca Romana Miceli Picardi
Aiuto Regia
Gaia De Grecis
Luci e audio
Lara Panizzi
Con la partecipazione di
Francesca Annunziato
Sinossi
Cosa hanno in comune l'inchiesta giornalistica su una piazza, un'indagine su una molotov abbandonata davanti alla Questura e le intromissioni della politica e dei poteri forti sulla libertà di stampa?
Tutto questo e molto altro è
"Molotov": storia liberamente ispirata a una e più vicende realmente accadute, come dimostrano i verbali giudiziari che intervallano il racconto.
E' l'estate del 2012 quando Margherita, una giornalista, viene indagata dalla Digos. Prima per un procurato allarme al Comune di cui scrive cronache quotidiane, poi per una molotov indirizzata alla stessa Questura. In pochi giorni, Margherita, da "indagatrice" della realtà circostante si ritrova indagata a sua volta, con tanto di prelievo di impronte, interrogatori e analisi del Dna.
Un vortice che cambia la sua vita e inevitabilmente anche la sua visione delle cose. 

Note di Regia
Di Francesca R. Miceli Picardi
Quando eravamo bambini, la maestra tracciava una linea.
Da un lato c'erano i buoni, dall'altro i cattivi.
Bisognava scegliere da che parte stare.
La protagonista di "Molotov" sceglie di stare dalla parte della verità e ne paga le conseguenze.
La verità e la pochezza solitamente non si incontrano, nemmeno su una lavagna divisa in due da una linea.
La pochezza veste di nero e ha la voce roca. Non compie gesti eclatanti. Trama sottobanco. La verità al contrario urla.
Anche se troppe volte è un urlo muto. Inascoltato.
Ho cercato invece di dare voce a Margherita, perché si continui a scegliere di sapere e non di tacere. Di lottare e non di bassare il capo.
Di conoscere la storia di una Donna che non è solo la protagonista di un testo Teatrale.
L'Italia è un cantiere che non verrà mai terminato.
Le vere molotov sono le verità che vengono celate.
maggio 24, 2016
 

Kiron Cafe

Teatro Parioli Peppino De Filippo, 13 maggio 2016
KIRON CAFE’ – la commedia del Centauro e altre storie
spettacolo per danza, musica, teatro interpretato da un affiatato ensemble di danzatori, attori e cantanti di pregiatissimo livello: Giuseppe Bersani, Carlotta Bruni, Marta Cirello, Eugenio Dura, Tiziana D’Angelo, Luna Marongiu, Rosa Merlino, Mario Brancaccio e Sebastiano Tringali accompagnati dalla musica dal vivo di Marcello Fiorini e Antonio Pellegrino.
Lo spettacolo  si ispira alle opere di Ovidio, Dante e Omero attraverso il mito e affronta il tema dei profughi non solo come migrazioni geografiche ma anche come rischio per le identità culturali del Mediterraneo. La vicenda si svolge in un caffè sperduto negli altopiani dell’Anatolia, tenuto da due improbabili gestori: Il Centauro Kirone e Prometeo, accomunati da una generosità “mitica”verso dei e semidei, il primo e uomini, il secondo.
Il caffè Kiron – dice Aurelio Gatti, regista e coreografo dello spettacolo – abbiamo immaginato sia un luogo/spazio che si trova in una striscia di confine tra Europa ,Asia e Mediterraneo, frontiera tra occidente e povertà, tra mondi senza transito ….  Turchia e Bulgaria (come racconta il mito) , ma anche  Grecia e Macedonia  … Luogo di passaggio di  una marcia ininterrotta,  di profughi-migranti (oramai la distinzione tra chi scappa per guerra o per fame, o per tutte e due è fuori luogo…) che arrivano da lontano. Accanto a “ignoti”ridotti a fuggiaschi della propria terra e della propria storia,   anche Aiace,  Achille, Aristeo, Asclepio,  Enea, Eracle, Fenice, Giasone, – tanti e più sono gli allievi del Centauro Kirone, anch’essi profughi ed eredi “dismessi” da una civiltà millenaria come quella del Mediterraneo.
Una riflessione “altra” sul tema della migrazione, questione  culturale  prim’ancora  che economica o sociale,  e che attraverso la scena restituisce umanità ad un ambito molte volte ridotto e concluso nella cronaca e al contesto. Una produzione realizzata da  T.T.R. in collaborazione con MDA Produzioni.
maggio 19, 2016
 
 
Support : MarXoB
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